Gabriele D’Annunzio: biografia e opere principali

Gabriele D’Annunzio: biografia essenziale e opere principali per orientarsi nello studio della letteratura italiana.

Antonio Garofano Antonio Garofano 8 min di lettura

ORIENTAMENTO PER LO STUDIO

Profilo cronologico e opere nel catalogo

Nascitadato non documentatoMortedato non documentato
LaboratorioAllenati su analisi, commento e scrittura argomentativa.Vai alle esercitazioni →

Gabriele D’Annunzio (1863-1938) è il principale esponente dell’Estetismo e del Decadentismo italiano: poeta, romanziere, drammaturgo e uomo d’azione. Le opere principali sono i romanzi Il piacere e Le vergini delle rocce, la raccolta poetica Alcyone (terzo libro delle Laudi), la tragedia La figlia di Iorio e la prosa autobiografica Notturno. La sua figura pubblica, amplificata dalla stampa e dalla politica, ebbe un rilievo eccezionale nella cultura italiana tra Otto e Novecento.

Una vita come opera d’arte

L’esordio e gli anni romani

Nacque a Pescara il 12 marzo 1863. Ancora studente al collegio Cicognini di Prato pubblicò, nel 1879, la raccolta Primo vere, che ebbe subito attenzione dalla critica. Nel 1881 si trasferì a Roma, dove si fece conoscere come poeta e giornalista: lavorò per quotidiani e riviste, frequentando ambienti mondani e culturali della capitale, e costruì con cura la propria immagine di esteta raffinato.

Il superuomo e la politica

Negli anni Novanta scoprì il pensiero di Nietzsche e lo reinterpretò nella figura del superuomo, l’individuo eccezionale destinato a dominare la massa. Fu eletto deputato nel 1897. La relazione con l’attrice Eleonora Duse segnò la sua attività teatrale. Nel 1910, sommerso dai debiti, si trasferì in Francia, dove rimase fino al 1915.

La guerra, Fiume e il Vittoriale

Tornato in Italia, fu tra i più accesi interventisti e partecipò attivamente alla prima guerra mondiale: nel 1916 perse l’occhio destro in un incidente aereo e nel 1918 guidò il volo su Vienna, lanciando volantini sulla città. Nel 1919 occupò con i suoi legionari la città di Fiume, che tenne per oltre un anno. Dopo l’impresa di Fiume si ritirò al Vittoriale degli Italiani, a Gardone Riviera sul Garda, dove morì il 1° marzo 1938.

Poetica: estetismo, superomismo, panismo

  • Estetismo: la vita deve essere vissuta come un’opera d’arte; la bellezza è il valore supremo.
  • Superomismo: l’eroe dannunziano si pone al di sopra della morale comune e aspira al dominio.
  • Panismo: nelle poesie di Alcyone l’io si fonde con la natura fino a identificarsi con essa.
  • Musicalità: la parola è scelta per il suono, con un lessico prezioso e ricercato.

I titoli da sapere

Il piacere (1889)

Primo grande romanzo, ambientato nella Roma aristocratica. Il protagonista, Andrea Sperelli, conte ed esteta, vive diviso tra due donne, la sensuale Elena Muti e la spirituale Maria Ferres, e finisce solo e sconfitto. Il romanzo mostra fascino e crisi dell’estetismo. Scheda su Il piacere.

Le vergini delle rocce (1895)

Il protagonista, Claudio Cantelmo, cerca tra tre sorelle di una nobile famiglia borbonica la donna da cui generare il futuro re di Roma: è il romanzo più esplicitamente superomistico. Scheda su Le vergini delle rocce.

Alcyone (1903)

Terzo libro delle Laudi del cielo, del mare, della terra e degli eroi, racconta idealmente un’estate in Versilia, dall’inizio alla fine della stagione. Contiene alcune delle poesie più celebri della letteratura italiana, come La pioggia nel pineto, La sera fiesolana, Meriggio, I pastori. Scheda su Alcyone.

La figlia di Iorio (1904)

Tragedia pastorale ambientata in un Abruzzo arcaico e primitivo: Aligi, destinato a sposare un’altra donna, protegge Mila di Codra, figlia di un mago, perseguitata dai mietitori. La vicenda si chiude con il sacrificio di Mila. Scheda su La figlia di Iorio.

Notturno (1921)

Scritto durante la convalescenza seguita all’incidente del 1916, quando il poeta doveva restare immobile e bendato, su migliaia di strisce di carta. È una prosa frammentaria e lirica, fatta di ricordi e sensazioni, molto diversa dalle opere precedenti. Scheda su Notturno.

D’Annunzio e Pascoli

I due poeti rappresentano le due anime del Decadentismo italiano: D’Annunzio l’esteta e il superuomo che vive in pubblico, Pascoli il poeta del nido e delle piccole cose. Vedi il Decadentismo italiano: D’Annunzio e Pascoli a confronto e la scheda su il Decadentismo in letteratura.

La fortuna, in salita e in discesa

In vita d’Annunzio è un personaggio prima ancora che un libro: il vate, l’impresa di Fiume nel 1919, il Vittoriale. Dopo la guerra, e dopo il fascismo che di quel mito si era servito, la statua è diventata imbarazzante. Per un po’ si è fatto finta che contasse solo la biografia scandalosa. La lettura che oggi si regge è un’altra. Restano Il piacere, dove l’estetismo è già una trappola e non solo una festa, Alcyone, e il Notturno, scritto quasi alla cieca dopo l’incidente all’occhio. Chi lo ha studiato sul serio ha separato il monumento politico dalla prosa. Non per assolverlo. Per vedere che cosa, nei libri, non coincide con la posa.

Il confronto con Pascoli, che è l’altra faccia italiana del Decadentismo, sta in una pagina a parte. L’indice del secondo Ottocento li tiene vicini apposta.

Andrea Sperelli, o la vita come opera d’arte

Nel secondo capitolo del Piacere il narratore riassume l’educazione che il protagonista ha ricevuto dal padre. Tra i precetti ce n’è uno che è diventato la formula dell’estetismo: «Bisogna fare la propria vita, come si fa un’opera d’arte». Andrea Sperelli, giovane aristocratico romano, poeta e collezionista, vive seguendo questa regola. Ogni gesto, ogni amore, ogni stanza della sua casa deve essere bello, raffinato, eccezionale. La morale comune non conta; conta lo stile.

Ma il romanzo non è una semplice celebrazione. Sperelli è diviso tra due donne, Elena Muti, sensuale e fatale, e Maria Ferres, spirituale e malinconica. Finisce per confonderle, fino a chiamare Maria con il nome di Elena in un momento d’intimità, e la perde. L’ultima scena lo mostra mentre segue i facchini che portano via i mobili di Maria, venduti all’asta: un uomo che ha trasformato la vita in collezione, e si ritrova solo tra gli oggetti. D’Annunzio, che a Sperelli somiglia molto, lo guarda con fascinazione e insieme con una certa crudeltà. È per questo che la critica parla dell’estetismo nel Piacere come di una trappola.

La pioggia nel pineto, da vicino

La lirica più studiata di Alcyone comincia con un imperativo: «Taci. Su le soglie / del bosco non odo / parole che dici / umane». Il poeta e la donna, Ermione, camminano in una pineta della Versilia sotto un temporale estivo. Le parole umane tacciono; parlano le gocce sulle foglie, che il poeta descrive con una precisione quasi musicale, distinguendo il suono della pioggia sui pini, sui mirti, sulle ginestre. Poi entrano in scena le voci degli animali, la cicala, la rana. A poco a poco i due si trasformano: il volto di Ermione diventa verde come una foglia, i capelli profumano come ginestre, i due sembrano diventare piante.

È il panismo nella sua forma più pura: la fusione dell’uomo con la natura, fino a perdere i confini dell’io. Il testo va letto ad alta voce, perché il suo vero contenuto è il suono. Versi brevissimi, rime interne, ripetizioni, allitterazioni: d’Annunzio usa la lingua come uno strumento musicale. Molti studenti la trovano artificiosa, ed è un’obiezione da discutere, non da respingere: l’artificio, qui, è dichiarato, ed è il punto.

Il vate e la politica

Non si capisce d’Annunzio senza la sua dimensione pubblica. Deputato nel 1897, prima a destra e poi, con un gesto teatrale, passato a sinistra, fuggito in Francia per i debiti nel 1910, tornato in Italia nel 1915 per sostenere l’intervento in guerra con discorsi infiammati, è un uomo che usa la parola come azione. In guerra compie imprese spettacolari: il volo su Vienna del 1918, durante il quale gli aerei lanciano volantini sulla città, e la «beffa di Buccari», un’incursione navale nel golfo del Quarnaro.

Nel 1919, con un gruppo di legionari, occupa la città di Fiume, che i trattati di pace non avevano assegnato all’Italia, e la governa per oltre un anno, fino al «Natale di sangue» del 1920, quando l’esercito italiano lo costringe ad andarsene. A Fiume sperimenta riti, discorsi dal balcone, saluti, slogan, che il fascismo riprenderà. Il rapporto con Mussolini fu però ambiguo: il regime lo onorò e insieme lo tenne lontano dalla politica attiva, chiuso nel Vittoriale fino alla morte, nel 1938. Distinguere lo scrittore dal personaggio, senza fingere che il personaggio non sia esistito, è il lavoro che la scuola chiede oggi.

Domande frequenti

Qual è l’opera più importante di D’Annunzio?

Per la scuola i testi centrali sono Il piacere, per l’estetismo, e Alcyone, per la poesia; La pioggia nel pineto è la lirica più studiata.

Che cos’è il Vittoriale?

È la villa-museo di Gardone Riviera dove D’Annunzio visse gli ultimi anni e che trasformò in un monumento alla propria vita e alle imprese italiane.

Che cos’è il panismo?

È la fusione dell’io con la natura, tipica di Alcyone: nella Pioggia nel pineto il poeta e la donna amata sembrano trasformarsi in elementi vegetali sotto la pioggia.

Per orientarti tra romanzi, Laudi e tragedie seguendo le date, usa l’elenco delle opere di D’Annunzio in ordine cronologico.

Ripassare D’Annunzio

La sua attività si sviluppò attraverso luoghi, collaborazioni e condizioni storiche diverse. Segui l’ordine cronologico: estetismo (Il piacere), superomismo (Le vergini delle rocce), panismo (Alcyone), fase notturna (Notturno). Collega ogni fase a un momento della biografia.

Aggiornato il
Condividi: