Con D’Annunzio il problema non è trovare le opere, è orientarsi tra le tante. Nato a Pescara nel 1863 e morto a Gardone Riviera nel 1938, in quasi sessant’anni ha pubblicato poesie, romanzi, novelle, tragedie, prose di memoria, e ha perfino firmato le didascalie di un film. Qui le trovate in ordine cronologico, raggruppate per stagioni, perché seguendo le date si vede bene come cambia la sua poetica: estetismo, superuomo, panismo, e alla fine la prosa notturna. La vita, Fiume e il Vittoriale sono raccontati nella biografia di D’Annunzio.
I titoli da sapere comunque
Se avete dieci minuti prima della verifica, partite da qui. I romanzi sono Il piacere (1889), Giovanni Episcopo e L’innocente (1892), Il trionfo della morte (1894), Le vergini delle rocce (1895), Il fuoco (1900) e Forse che sì forse che no (1910). Per la poesia bastano Primo vere, Canto novo, il Poema paradisiaco e le Laudi, soprattutto Alcyone (1903). A teatro il titolo da ricordare è La figlia di Iorio (1904). Tra le prose di memoria, Notturno (1921) e il Libro segreto (1935).
Un ragazzo che vuole farsi notare (1879-1886)
D’Annunzio esordisce a sedici anni, quando è ancora al collegio Cicognini di Prato, con Primo vere (1879), versi che imitano le Odi barbare di Carducci. Tre anni dopo, nel 1882, escono insieme Canto novo, liriche solari e sensuali piene di paesaggio abruzzese, e Terra vergine, novelle di un Abruzzo primitivo e violento che devono parecchio al Verismo. Nel frattempo si è trasferito a Roma (1881), dove fa il cronista mondano e impara presto che anche lo scandalo è pubblicità: l’Intermezzo di rime (1883) fa discutere per l’erotismo esplicito. Seguono le novelle del Libro delle vergini (1884) e di San Pantaleone (1886), poi confluite nelle Novelle della Pescara, e i versi preziosi, di gusto preraffaellita, di Isaotta Guttadauro (1886), ripubblicati nel 1890 come L’Isottèo e La Chimera.
L’esteta e la parentesi della «bontà» (1889-1893)
Con Il piacere (1889) arriva il romanzo-manifesto dell’estetismo italiano. Andrea Sperelli vuole fare «la propria vita, come si fa un’opera d’arte», e si divide tra la sensuale Elena Muti e la spirituale Maria Ferres (il testo integrale è sul sito). Subito dopo D’Annunzio legge i russi e prova un registro diverso, quello che i manuali chiamano fase «della bontà»: Giovanni Episcopo (1892) è la confessione di un impiegato umiliato, scritta con Dostoevskij in mente, e nell’Innocente (1892) Tullio Hermil lascia morire il bambino nato dal tradimento della moglie. In poesia escono le Elegie romane (1892), il Poema paradisiaco (1893), con i suoi giardini e i suoi ritorni malinconici che piaceranno molto ai crepuscolari, e le Odi navali (1893), primo assaggio di poesia nazionalista.
Nietzsche, la Duse, le Laudi (1894-1904)
È il decennio più produttivo. Dalla lettura di Nietzsche nasce il mito del superuomo, l’individuo eccezionale destinato a dominare la massa; dall’incontro con Eleonora Duse nascono le tragedie.
| Quando | Che cosa | Perché conta |
|---|---|---|
| 1894 | Il trionfo della morte | Giorgio Aurispa non riesce a diventare superuomo e si getta in mare trascinando con sé l’amante Ippolita. |
| 1895 | Le vergini delle rocce | Claudio Cantelmo cerca fra tre principesse la madre del futuro re di Roma: è il romanzo più apertamente superomistico (testo integrale). |
| 1897-1899 | Sogno d’un mattino di primavera, La città morta, La Gioconda | Le prime tragedie, quasi tutte pensate per la Duse. |
| 1900 | Il fuoco | A Venezia, la storia di Stelio Effrena e della Foscarina: dietro c’è, appena velata, la relazione con la Duse. |
| 1901 | Francesca da Rimini | Paolo e Francesca riletti in chiave decadente. |
| 1902 | Novelle della Pescara | La raccolta definitiva dei racconti abruzzesi. |
| 1903 | Maia, Elettra, Alcyone | I primi tre libri delle Laudi del cielo, del mare, della terra e degli eroi, usciti tra la fine del 1903 e il 1904. Maia racconta il viaggio in Grecia, Elettra raccoglie poesie civili, Alcyone è il diario di un’estate in Versilia, quello della Pioggia nel pineto e della Sera fiesolana (testo integrale). |
| 1904 | La figlia di Iorio | «Tragedia pastorale» nell’Abruzzo arcaico, di solito considerata il suo capolavoro teatrale. |
Dalla Francia alla guerra (1905-1921)
Le tragedie continuano: La fiaccola sotto il moggio (1905), un dramma familiare in un castello abruzzese; Più che l’amore (1906), con un Corrado Brando che si mette sopra la legge morale; La nave (1908), sulle origini di Venezia, dal tono nazionalista. Nel 1910 esce Forse che sì forse che no, il primo romanzo italiano sull’aviazione, con Paolo Tarsis e la sfida del volo. Inseguito dai creditori, D’Annunzio si rifugia in Francia e lì scrive in francese Le Martyre de saint Sébastien (1911), con musiche di Debussy. Del 1912 è Merope, quarto libro delle Laudi, con le canzoni sulla guerra di Libia; del 1914 le didascalie di Cabiria, il film di Giovanni Pastrone. La Leda senza cigno, racconto lungo uscito prima a puntate, arriva in volume nel 1916.
Poi c’è Notturno, pubblicato nel 1921 ma composto nel 1916, quando dopo un incidente aereo e la ferita a un occhio D’Annunzio fu costretto a restare immobile al buio. Scriveva su migliaia di strisce di carta, qualche riga per striscia. Ne viene una prosa frammentaria e lirica che non somiglia a nulla di ciò che aveva fatto prima (testo integrale).
Gli anni del Vittoriale (1922-1938)
Ritirato nella villa di Gardone Riviera, D’Annunzio scrive soprattutto di sé. Escono Le faville del maglio (1924-28), prose di ricordo, e nel 1935 un libro dal titolo chilometrico, Cento e cento e cento e cento pagine del libro segreto di Gabriele d’Annunzio tentato di morire, per tutti il Libro segreto: memorie e pensieri sulla morte, l’ultima opera pubblicata in vita. Muore al Vittoriale il 1° marzo 1938. Dopo la sua morte esce il quinto libro delle Laudi, Asterope, con i Canti della guerra latina.
Un autore che cambia pelle
Si vede soprattutto che D’Annunzio cambia pelle di continuo, ma sempre per restare al centro della scena. Il vitalismo dei vent’anni lascia il posto all’estetismo di Sperelli, poi alla breve stagione della «bontà», poi ai superuomini degli anni Novanta. In Alcyone l’io si scioglie nella natura, ed è quello che si chiama panismo («immersi / noi siam nello spirto / silvestre», si legge nella Pioggia nel pineto), e alla fine resta la voce sommessa del Notturno. Per il confronto con Pascoli leggete Pascoli e D’Annunzio: due forme del Decadentismo; il contesto è nella pagina sul Decadentismo e in quella sulle correnti letterarie italiane in ordine cronologico.
Domande frequenti
Qual è il primo romanzo di D’Annunzio?
Il piacere, del 1889.
Che cosa sono le Laudi?
Il ciclo Laudi del cielo, del mare, della terra e degli eroi: Maia, Elettra, Alcyone, Merope e, postumo, Asterope. A scuola si studia soprattutto Alcyone.
Qual è l’ultima opera pubblicata in vita?
Il Libro segreto, nel 1935.
Bibliografia essenziale
- Voce D’Annunzio, Gabriele, Dizionario Biografico degli Italiani, Treccani.
- Voce Gabriele D’Annunzio, Enciclopedia Treccani.
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