Notturno di Gabriele D’Annunzio

Scheda di analisi di Notturno: contesto, struttura, temi, stile e strumenti per lo studio.

Antonio Garofano Antonio Garofano 5 min di lettura

Il Notturno è il libro che Gabriele d’Annunzio scrive al buio. Nel 1916, dopo un incidente aereo, è costretto a letto con gli occhi bendati, e scrive su strisce di carta, a matita, senza vedere. Ne esce una prosa fatta di ricordi, lutti e visioni, tra le più moderne che abbia scritto.

Collegamenti: biografia di d’Annunzio, Alcyone, La figlia di Iorio, le opere in ordine cronologico.

Scheda dell’opera

AutoreGabriele d’Annunzio
Composizione1916, a Venezia, nella Casetta Rossa sul Canal Grande
Prima edizioneMilano, Treves, 1921
GenereProsa lirica, diario, memoria
StrutturaTre parti chiamate «offerte», più un’Annotazione dell’autore
Incipit«Ho gli occhi bendati.»
Dove leggerlaQui, nel testo integrale da Wikisource

Notturno di Gabriele D’Annunzio: la trama passo per passo

Il Notturno non ha una trama, ma ha un percorso: dal buio dei primi giorni al pensiero del ritorno. Ecco che cosa trovate nelle tre offerte.

Prima offerta

D’Annunzio descrive la sua condizione: bendato, sdraiato, al buio, scrive su strisce di carta. Poi il pensiero va a Giuseppe Miraglia, l’amico aviatore morto, alla veglia accanto al suo corpo, al funerale. Il lutto e la cecità si sovrappongono.

Seconda offerta

È il cuore del libro. Ritornano i voli di guerra, i compagni caduti, le notti di Venezia sotto i bombardamenti. Accanto alla guerra emergono i ricordi dell’infanzia, la casa di Pescara, la madre. Il poeta sente il proprio corpo ferito e la città attraverso i suoni.

Terza offerta

Le immagini si fanno più quiete. La guarigione è lenta, ma il pensiero torna all’azione e al volo. Il libro si chiude con l’Annotazione, in cui l’autore racconta la nascita dei cartigli.

Contenuto

Una trama non c’è. C’è un uomo immobile, sdraiato nella stanza buia, che pensa, ricorda, sogna. Nel gennaio 1916 l’idrovolante su cui volava fece un ammaraggio brusco e d’Annunzio batté il capo: l’occhio destro era perduto, e per salvare l’altro i medici gli imposero mesi di buio e di immobilità. Lui non smise di scrivere. Su sottili strisce di carta, i cartigli, tracciava poche righe ciascuna, guidandosi con le dita. La figlia Renata lo assisteva e lo aiutò a trascriverle.

Prima offerta

Il libro si apre sul presente: le bende, il letto, il modo di scrivere al buio. Subito arriva il ricordo di Giuseppe Miraglia, l’aviatore amico, morto in volo pochi giorni prima, e la veglia funebre accanto al suo corpo.

Seconda offerta

È la parte più lunga. I ricordi della guerra, dei voli su Trieste e sul Carso, dei compagni morti, si mescolano a quelli dell’infanzia e della madre. Venezia, fuori dalla finestra, si sente più che si vede: le campane, l’acqua, le voci.

Terza offerta

Il convalescente comincia a pensare al ritorno all’azione. Le visioni si fanno più rade, il tono più calmo. Nell’Annotazione finale d’Annunzio spiega come è nato il libro e quanti cartigli ha riempito.

Temi

  • La cecità: perdere la vista spinge a usare gli altri sensi. Il libro è pieno di suoni, odori, sensazioni del corpo.
  • La morte: quella di Miraglia, quella dei soldati, quella che il poeta sente vicina.
  • La memoria: l’infanzia in Abruzzo, la madre, le persone amate.
  • La guerra: vista non come impresa ma come lutto e attesa.
  • La scrittura: scrivere diventa l’unico modo di restare vivo.

Stile e lingua

Frasi brevi, spesso una sola riga per paragrafo, come i cartigli da cui nascono. Ci sono ancora le parole preziose di d’Annunzio, ma il tono è più raccolto, quasi sottovoce. Il risultato è una prosa a frammenti, molto vicina alla poesia, che anticipa la prosa d’arte del Novecento.

Contesto

D’Annunzio ha cinquantatré anni, è volontario in guerra e vive a Venezia. Il libro viene scritto nel 1916 ma esce solo nel 1921, dopo la guerra e dopo l’impresa di Fiume. È il d’Annunzio notturno, appunto, lontano dalla figura pubblica del poeta soldato.

Perché leggerla

Perché mostra uno scrittore famoso in un momento di debolezza vera. Leggete le prime pagine: un uomo che non vede cerca un modo per continuare a scrivere. È un’esperienza che si capisce anche senza conoscere tutto d’Annunzio.

Domande frequenti

Perché si chiama Notturno?

Perché è scritto al buio, con gli occhi bendati, durante una lunga convalescenza.

Quando è stato scritto e quando è uscito?

Scritto nel 1916 a Venezia, pubblicato da Treves nel 1921.

Che cosa sono i cartigli?

Strisce di carta su cui d’Annunzio scriveva poche righe a matita, senza vedere.

Chi era Giuseppe Miraglia?

Un aviatore amico del poeta, morto in un incidente di volo. Il suo ricordo apre il libro.

Vedi anche: Pascoli e d’Annunzio · tutte le opere italiane

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