De senectute di Cicerone

Attraverso Catone il Censore, Cicerone affronta paure e pregiudizi legati alla vecchiaia. L’argomento è condotto con esempi, memoria storica e riflessione.

Antonio Garofano Antonio Garofano 5 min di lettura

Il De senectute (o Cato Maior de senectute) è il dialogo in cui Cicerone, nel 44 a.C., difende la vecchiaia dalle accuse che di solito le vengono rivolte. Il protagonista è Catone il Censore, ormai ottantaquattrenne, che nel 150 a.C. spiega ai giovani Scipione Emiliano e Lelio come si possa invecchiare con serenità e dignità. Cicerone confuta quattro motivi per cui la vecchiaia sembra infelice e conclude con una riflessione sull’immortalità dell’anima. Qui trovi la struttura del dialogo, gli argomenti, gli esempi, i temi e il legame con il De amicitia.

Dati essenziali

  • Autore: Marco Tullio Cicerone, che all’epoca aveva circa sessantadue anni.
  • Genere: dialogo filosofico.
  • Composizione: 44 a.C., probabilmente nei primi mesi dell’anno.
  • Dedicatario: Tito Pomponio Attico, anche lui vicino alla vecchiaia.
  • Data fittizia: 150 a.C., un anno prima della morte di Catone.
  • Personaggi: Catone il Censore, Scipione Emiliano, Gaio Lelio.

La cornice

Nella dedica Cicerone dice di aver scritto il libro per alleviare a sé e ad Attico il peso della vecchiaia, già presente o imminente. Sceglie come portavoce Catone, figura autorevole per esperienza e longevità, anche se lo rende più colto e più incline alla filosofia greca di quanto fosse il Catone storico, noto per la sua diffidenza verso i Greci. I due giovani ammirano il vecchio e gli chiedono come faccia a sopportare così bene l’età.

I quattro argomenti contro la vecchiaia e le risposte

1. La vecchiaia allontana dall’attività

Non è vero: i vecchi non fanno le cose dei giovani, ma ne fanno di più importanti con il consiglio, l’autorità e il giudizio. Il pilota di una nave non si arrampica sugli alberi, ma sta al timone. Catone cita Quinto Fabio Massimo, che da vecchio riconquistò Taranto, e Appio Claudio, che, cieco e anziano, convinse il senato a rifiutare la pace con Pirro. Ricorda anche di essersi messo a studiare il greco in età avanzata.

2. La vecchiaia indebolisce il corpo

Le forze diminuiscono, ma bisogna usare quelle che si hanno, senza rimpiangere quelle perdute. Con l’esercizio e la moderazione si conserva anche il vigore fisico, e soprattutto quello della mente: la memoria si indebolisce solo se non la si esercita. Sofocle scrisse tragedie fino a tardissima età e, accusato dai figli di non essere più capace di amministrare i beni, lesse ai giudici l’Edipo a Colono, che stava componendo, e fu assolto.

3. La vecchiaia priva dei piaceri

È un dono, risponde Catone: libera dalla tirannia dei piaceri del corpo, che sono all’origine di molti delitti. Restano piaceri migliori: i banchetti moderati con gli amici, la conversazione, lo studio e soprattutto l’agricoltura, alla quale Catone dedica un lungo elogio, parlando delle viti, degli innesti e della bellezza della campagna.

4. La vecchiaia è vicina alla morte

La morte può arrivare a qualunque età, e per i giovani è più contraria alla natura. Per il vecchio è come la maturazione di un frutto. Inoltre, o la morte annulla ogni sensazione, e allora non è da temere, o conduce l’anima a una vita migliore. Catone espone le dottrine di Pitagora e di Platone sull’immortalità dell’anima, e conclude dicendo di sperare di rivedere il figlio morto e i grandi uomini del passato. Anche se si sbagliasse, preferirebbe non essere privato di questo errore.

Temi

  • La vecchiaia come età della saggezza: autorità, esperienza, consiglio.
  • La coerenza della vita: una vecchiaia serena è il frutto di una vita vissuta bene.
  • La natura: seguire la natura significa accettare ogni età per ciò che offre.
  • L’immortalità dell’anima: tema consolatorio che chiude il dialogo.

Stile

Lo stile è piano, elegante e ricco di esempi storici romani. Il discorso di Catone è quasi un monologo, con pochi interventi dei giovani. Cicerone usa immagini efficaci, come quella della vita paragonata a un’opera teatrale, in cui l’ultimo atto non deve essere recitato peggio degli altri.

Il dittico con il De amicitia

Scritti a poca distanza e dedicati entrambi ad Attico, il De senectute e il De amicitia hanno la stessa struttura: un grande romano del passato parla a interlocutori più giovani. In tutti e due c’è Lelio, e in tutti e due il tema morale è legato alla memoria dei maiores. Il De officiis, scritto qualche mese dopo, completa la riflessione etica di quell’anno.

Come studiarlo

Ricorda i quattro argomenti e, per ciascuno, un esempio: Appio Claudio, Sofocle, l’agricoltura, l’immortalità dell’anima. Per confrontare l’uso del tempo in Seneca vedi il De brevitate vitae e la versione della prima lettera a Lucilio.

Contesto: un anno difficile

Cicerone scrive dopo la morte dell’amata figlia Tullia (45 a.C.) e in un momento di esclusione dalla politica, sotto la dittatura di Cesare. La filosofia diventa per lui un rifugio e un modo per continuare a servire Roma, offrendo ai concittadini una riflessione in latino su temi fino ad allora trattati soprattutto in greco.

Domande frequenti

Chi parla nel De senectute?

Catone il Censore, a ottantaquattro anni, con i giovani Scipione Emiliano e Lelio.

Quali sono le quattro accuse alla vecchiaia?

Allontana dall’attività, indebolisce il corpo, priva dei piaceri, è vicina alla morte.

Come si conclude il dialogo?

Con la speranza nell’immortalità dell’anima e nel ricongiungimento con i grandi del passato.

Per lo studio

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