De officiis di Cicerone

Cicerone discute i doveri dell’uomo impegnato nella vita pubblica. Il testo cerca un equilibrio tra onesto, utile, relazioni sociali e responsabilità verso.

Antonio Garofano Antonio Garofano 5 min di lettura

Il De officiis (I doveri) è l’ultima opera filosofica di Cicerone, scritta nell’autunno del 44 a.C. e dedicata al figlio Marco, che studiava filosofia ad Atene. In tre libri affronta una domanda molto concreta: come deve comportarsi un uomo onesto nella vita pubblica e privata? Il primo libro tratta dell’onesto, il secondo dell’utile, il terzo del conflitto apparente fra i due, con la tesi che nulla può essere davvero utile se non è onesto. Qui trovi il contenuto dei tre libri, gli esempi più famosi, come quello di Attilio Regolo, i concetti chiave e l’enorme fortuna dell’opera.

Dati essenziali

  • Autore: Marco Tullio Cicerone.
  • Genere: trattato filosofico in forma di lettera al figlio, non di dialogo.
  • Data: autunno del 44 a.C., dopo la morte di Cesare e durante lo scontro con Antonio.
  • Libri: tre.
  • Fonte principale: il filosofo stoico Panezio di Rodi, per i primi due libri; per il terzo Cicerone procede in modo più personale.
  • Destinatario: il figlio Marco, allievo ad Atene del peripatetico Cratippo.

Il contenuto

Libro I: l’onesto e le quattro virtù

Cicerone definisce il dovere (officium) come l’azione conveniente, che si può giustificare razionalmente. L’onesto deriva da quattro fonti, le virtù cardinali: la sapienza, cioè la ricerca della verità; la giustizia, con la beneficenza; la fortezza o grandezza d’animo; la temperanza, collegata al decoro. La giustizia impone di non nuocere a nessuno, se non si è provocati, e di usare le cose comuni come comuni e le private come private; il suo fondamento è la fides, la lealtà verso la parola data, da rispettare perfino con i nemici e in guerra. La grandezza d’animo si esprime nel disprezzo delle cose esterne e nell’impegno per imprese utili alla comunità. Il decoro riguarda la coerenza fra carattere, ruolo sociale e comportamento.

Libro II: l’utile

Il secondo libro esamina ciò che è utile, in particolare come ottenere il favore e la fiducia degli altri, che sono i veri strumenti del successo politico. Meglio essere amati che temuti: la paura è un pessimo custode del potere, e Cicerone lo mostra con esempi di tiranni finiti male, con allusione evidente a Cesare. Discute la liberalità, distinguendo fra donazioni sprecate in spettacoli e benefici utili alla comunità, e il dovere di chi governa di non impoverire i cittadini.

Libro III: onesto contro utile

Il terzo libro affronta il caso in cui l’utile sembra contrastare con l’onesto. Per Cicerone il conflitto è solo apparente: ciò che è disonesto non è mai davvero utile. Seguono casi discussi dai filosofi, come quello del mercante di grano che arriva a Rodi durante una carestia e sa che altre navi stanno per arrivare: deve dirlo ai compratori? Oppure l’anello di Gige, che rende invisibili: il saggio si comporterebbe onestamente anche se nessuno potesse vederlo. L’esempio più celebre è Attilio Regolo, prigioniero dei Cartaginesi, che, mandato a Roma a trattare lo scambio dei prigionieri, consigliò al senato di rifiutare e tornò a Cartagine per mantenere il giuramento, sapendo di andare incontro alla morte.

Concetti chiave

  • Officium: il dovere, l’azione appropriata.
  • Honestum: il moralmente bello, fondato sulla virtù.
  • Utile: ciò che reca vantaggio.
  • Decorum: il comportamento adatto alla persona e alla situazione.
  • Fides: la lealtà, fondamento della giustizia e della società.

Temi

  • La morale per la vita pubblica: l’opera è pensata per un giovane della classe dirigente.
  • La comunità umana: gli uomini sono nati gli uni per gli altri.
  • La polemica contro la tirannide: Cesare è presentato come esempio di chi ha sacrificato l’onesto al potere.
  • Il modello romano: gli esempi della storia di Roma mostrano la virtù in azione.

Stile

La forma di lettera al figlio rende il tono diretto e paterno. Cicerone alterna definizioni teoriche, esempi storici e casi pratici, con uno stile chiaro e meno solenne rispetto alle orazioni.

Contesto

Cicerone scrive nei mesi in cui compone le Filippiche contro Antonio; l’anno dopo sarà ucciso nelle proscrizioni. Il De officiis è quindi anche il suo testamento morale e politico. Per il suo ruolo nella crisi della Repubblica vedi In Catilinam e Pro Archia.

La fortuna

Sant’Ambrogio scrisse un De officiis per il clero ispirandosi a Cicerone. L’opera fu tra i testi più letti del Medioevo e dell’Umanesimo, e fu uno dei primi libri classici stampati, nel 1465. Per secoli è stata la base dell’educazione morale europea.

Come studiarlo

Memorizza le quattro virtù, la tesi del terzo libro e tre esempi: il mercante di Rodi, l’anello di Gige, Regolo. Per altre riflessioni morali di Cicerone vedi il De amicitia e il De senectute; per il confronto greco, la Etica Nicomachea.

Perché una lettera al figlio

Marco, a quanto risulta da alcune lettere, non era uno studente modello ad Atene. Scegliendo di rivolgersi a lui, Cicerone unisce la preoccupazione del padre a quella del politico che vuole formare una nuova generazione di cittadini onesti, dopo la crisi delle guerre civili.

Domande frequenti

A chi è dedicato il De officiis?

Al figlio di Cicerone, Marco, che studiava filosofia ad Atene.

Qual è la tesi del terzo libro?

Che il conflitto tra onesto e utile è solo apparente: nulla di disonesto è veramente utile.

Perché si cita Attilio Regolo?

Perché tornò a Cartagine per rispettare il giuramento, pur sapendo che sarebbe stato ucciso.

Per lo studio

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