Fedone di Platone

Ambientato nelle ultime ore di Socrate, il dialogo intreccia il racconto della morte del filosofo con argomenti sull’anima, sulla conoscenza e sull’esercizio.

Antonio Garofano Antonio Garofano 5 min di lettura

Il Fedone è il dialogo di Platone che racconta l’ultimo giorno di vita di Socrate, trascorso in carcere a discutere con gli amici dell’immortalità dell’anima, fino al momento in cui beve la cicuta. Il racconto è affidato a Fedone, uno dei presenti, che lo riferisce a Echecrate nella città di Fliunte. Socrate spiega perché il filosofo non teme la morte, anzi vi si prepara per tutta la vita, e presenta una serie di prove dell’immortalità dell’anima, legate alla teoria delle idee. La scena finale della morte è una delle pagine più celebri della letteratura antica. Qui trovi la cornice, gli argomenti, le obiezioni, il mito finale e i concetti chiave.

Dati essenziali

  • Autore: Platone.
  • Genere: dialogo filosofico raccontato, della maturità dell’autore.
  • Narratore: Fedone di Elide, allievo di Socrate.
  • Interlocutori principali: Socrate, Simmia e Cebete, due giovani tebani legati alla tradizione pitagorica; presente anche Critone.
  • Ambientazione: il carcere di Atene, nel 399 a.C.
  • Nota: Platone dice di non essere stato presente, perché malato.

La cornice

All’alba gli amici entrano nel carcere. Santippe, la moglie di Socrate, viene riaccompagnata a casa in lacrime. Socrate, appena liberato dalle catene, osserva come piacere e dolore siano legati. Racconta di aver messo in versi alcune favole di Esopo e composto un inno ad Apollo, per obbedire a un sogno che da tempo lo invitava a “fare musica”.

Il filosofo e la morte

Socrate spiega che il vero filosofo desidera morire, anche se non deve togliersi la vita. La filosofia infatti è esercizio di morte: cerca di separare l’anima dal corpo, che con i suoi bisogni e le sue passioni ostacola la conoscenza della verità. La morte è proprio questa separazione. Per chi ha vissuto filosofando, dunque, la morte è un compimento.

Le prove dell’immortalità

1. L’argomento dei contrari

In natura ogni cosa nasce dal suo contrario: il sonno dalla veglia, la veglia dal sonno. Allo stesso modo i vivi nascono dai morti e i morti dai vivi; le anime devono quindi esistere da qualche parte dopo la morte.

2. L’argomento della reminiscenza

Conoscere è ricordare. Vedendo due legni uguali pensiamo all’Uguale in sé, che non abbiamo mai visto con i sensi. Dunque l’anima ha conosciuto le idee prima di nascere, e quindi esisteva prima del corpo.

3. L’argomento dell’affinità

L’anima è simile a ciò che è divino, invisibile, immutabile; il corpo a ciò che è mortale e mutevole. È naturale che l’anima non si dissolva come il corpo.

Le obiezioni di Simmia e Cebete

Simmia obietta che l’anima potrebbe essere come l’armonia di una lira, che scompare quando lo strumento si rompe. Cebete teme che l’anima, pur sopravvivendo a molti corpi, possa infine consumarsi, come un tessitore che ha logorato molti mantelli e muore prima dell’ultimo. I presenti si scoraggiano. Socrate avverte di non diventare “misologi”, cioè nemici dei ragionamenti, solo perché un argomento sembra fallire.

La seconda navigazione

Prima di rispondere a Cebete, Socrate racconta la sua formazione: deluso dai filosofi della natura, anche da Anassagora, intraprese una “seconda navigazione”, cercando la verità nei concetti e nelle idee.

4. L’argomento finale

Le cose partecipano delle idee e non possono accogliere l’idea contraria a quella che portano con sé. L’anima porta sempre con sé la vita; dunque non può accogliere la morte, ed è immortale.

Il mito finale

Socrate descrive la vera terra, molto più grande e bella di quella che conosciamo, e il destino delle anime dopo la morte: i malvagi sono puniti nei fiumi sotterranei, i giusti abitano luoghi luminosi, i filosofi vivono liberi dal corpo. Aggiunge che credere a una cosa simile è un rischio che vale la pena di correre.

La morte di Socrate

Socrate fa il bagno, saluta i figli e le donne di casa, beve la cicuta con serenità e rimprovera gli amici che piangono. Mentre il veleno sale, ricorda a Critone che devono un gallo ad Asclepio. Fedone conclude che quello fu l’uomo migliore, più saggio e più giusto che avessero conosciuto.

Concetti chiave

  • Anima e corpo: il corpo come ostacolo alla conoscenza.
  • Idee: realtà eterne che l’anima conosce.
  • Reminiscenza: conoscere è ricordare.
  • Filosofia come preparazione alla morte.

Come studiarlo

Memorizza le quattro prove e le due obiezioni, poi la scena finale. Collegalo all’Apologia e al Critone, con cui forma il ciclo della morte di Socrate, e al De senectute di Cicerone, che ne riprende gli argomenti.

Il gallo ad Asclepio: un’interpretazione discussa

Ad Asclepio, dio della medicina, si offriva un gallo come ringraziamento per una guarigione. Le ultime parole di Socrate sono state lette in molti modi: come un semplice scrupolo religioso, come l’idea che la morte sia la guarigione dalla malattia della vita nel corpo, oppure come un ringraziamento per la guarigione di qualcun altro. Nietzsche vi vide un segno del pessimismo socratico verso la vita. Nessuna interpretazione è certa, ma proprio questa ambiguità ha reso la frase celebre.

Domande frequenti

Chi racconta il Fedone?

Fedone di Elide, allievo di Socrate, che riferisce l’ultimo giorno del maestro a Echecrate.

Quali sono le prove dell’immortalità?

L’argomento dei contrari, la reminiscenza, l’affinità dell’anima con le idee e l’argomento finale basato sulle idee.

Quali sono le ultime parole di Socrate?

Ricorda a Critone che devono un gallo ad Asclepio e gli chiede di non dimenticarlo.

Per lo studio

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