Catone il censore: chi era, opere e mos maiorum

Catone il Censore fu politico, generale e scrittore romano, difensore del mos maiorum e autore del De agri cultura, simbolo della sobrietà repubblicana.

Antonio Garofano Antonio Garofano 9 min di lettura

ORIENTAMENTO PER LO STUDIO

Profilo cronologico e opere nel catalogo

Nascita234 a.C.Morte149 a.C.PeriodoRepubblica romana: tradizione, agricoltura e moralità civica
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Catone il Censore è l’uomo a cui la tradizione attribuisce il celebre «Carthago delenda est», ripetuto in senato alla fine di ogni discorso. Ma è anche il primo grande prosatore latino, l’autore delle Origines e del De agri cultura, e il difensore più ostinato dei costumi degli antenati contro le mode greche.

Chi era Catone il Censore? Fu un politico, generale e scrittore romano, noto per la difesa del mos maiorum e per il suo ideale di sobrietà repubblicana.

Catone il Censore in breve

Marco Porcio Catone nasce a Tuscolo nel 234 a.C. da una famiglia plebea di proprietari terrieri e muore nel 149 a.C. È un homo novus: combatte nella seconda guerra punica, diventa console nel 195 a.C. e censore nel 184 a.C., carica da cui deriva il soprannome. Da censore colpisce il lusso e i costumi ritenuti corrotti, e si oppone all’influenza della cultura greca e al circolo degli Scipioni. Negli ultimi anni sostiene in senato la distruzione di Cartagine (celebre la formula, tramandata dalla tradizione, Carthago delenda est). In letteratura è il fondatore della prosa latina: il De agri cultura è la più antica opera in prosa latina giunta completa, le Origines sono la prima opera storica scritta in latino. A lui si attribuisce il precetto rem tene, verba sequentur («possiedi l’argomento, le parole seguiranno»).

Una carriera da homo novus

Catone non veniva da una famiglia senatoria, e questo spiega molto del suo carattere. Cresce in campagna, nella tenuta paterna in Sabina, e a diciassette anni è già soldato nella guerra contro Annibale. Combatte a Taranto sotto Quinto Fabio Massimo, il «Temporeggiatore», che diventa per lui un modello di prudenza e di austerità. Da lì comincia una carriera rapidissima per un uomo nuovo: questore nel 204 a.C., al seguito di Scipione in Sicilia e in Africa, con cui si scontra subito per le spese che giudica eccessive; pretore in Sardegna nel 198, dove conosce il poeta Ennio e lo porta con sé a Roma; console nel 195, in Spagna.

Nello stesso anno del consolato si batte, senza successo, contro l’abrogazione della lex Oppia, la legge che limitava il lusso delle donne romane. Tito Livio gli fa pronunciare un lungo discorso contro le matrone che manifestavano nel foro: è un testo ricostruito dallo storico, ma rende bene l’immagine che Roma conservò di lui.

La censura del 184 a.C.

La censura, ottenuta insieme a Lucio Valerio Flacco, è il momento che gli dà il soprannome. Catone la esercita con una durezza rimasta proverbiale. Espelle dal senato Lucio Quinzio Flaminino, fratello di un console famoso, per un delitto commesso durante una cena; colpisce con tasse altissime i gioielli, le vesti e gli schiavi di lusso; controlla gli appalti pubblici. Negli stessi anni guida l’attacco politico contro gli Scipioni, accusati di aver gestito male il denaro della guerra contro Antioco, e contribuisce al ritiro di Scipione l’Africano dalla vita pubblica.

Roma contro la Grecia

Il bersaglio costante di Catone è l’influenza greca, che negli anni delle conquiste in Oriente entra a Roma con i libri, i maestri, i medici e le abitudini di lusso. Per lui la cultura greca rende gli uomini chiacchieroni e molli. Quando nel 155 a.C. arriva a Roma un’ambasceria di filosofi ateniesi, tra cui Carneade, che affascina i giovani con le sue lezioni, Catone chiede al senato di rimandarli a casa il prima possibile. Eppure il quadro non è così semplice: Catone conosceva il greco, lo studiò anche da vecchio, e le sue opere mostrano di aver letto gli autori che combatteva. Il suo era un rifiuto politico più che un’ignoranza.

Negli ultimi anni la sua ossessione diventa Cartagine. Dopo un’ambasceria in Africa nel 153 a.C., convinto che la città rinata fosse ancora un pericolo, avrebbe chiuso ogni intervento in senato chiedendone la distruzione. Plutarco racconta che un giorno lasciò cadere dalla toga dei fichi freschi, e ricordò ai senatori che li aveva colti a tre giorni di navigazione da Roma. La formula latina che tutti conosciamo, Carthago delenda est, è però una versione posteriore: le fonti antiche riportano il concetto, non quelle parole esatte. Catone muore nel 149 a.C., all’inizio della terza guerra punica; Cartagine sarà distrutta tre anni dopo.

Le opere

De agri cultura

È l’unica opera di Catone giunta per intero, e la più antica opera in prosa latina che possediamo completa. Scritta intorno al 160 a.C., è un manuale pratico per il proprietario di una fattoria di medie dimensioni: come scegliere il terreno, come organizzare il lavoro degli schiavi, come produrre olio e vino, perfino ricette e rimedi. La prefazione contiene il manifesto morale dell’autore: quando gli antenati volevano lodare un uomo onesto, lo chiamavano «buon agricoltore e buon colono» (bonum agricolam bonumque colonum). La terra è una scuola di virtù, il commercio e l’usura no.

Origines

Le Origines, in sette libri, sono la prima opera storica scritta in latino; prima di Catone gli storici romani scrivevano in greco. Raccontavano la fondazione di Roma e delle città italiche, poi le guerre puniche fino agli anni dell’autore. Ne restano solo frammenti, ma sappiamo una cosa curiosa: Catone non nominava i generali, per non attribuire a un singolo i meriti del popolo romano. Plinio il Vecchio racconta che l’unico nome ricordato era quello di Surus, un elefante dell’esercito cartaginese.

Le orazioni e i precetti

Cicerone conosceva oltre centocinquanta orazioni di Catone; oggi ne restano frammenti. Ai precetti per il figlio Marco appartengono le due definizioni più famose: l’oratore è vir bonus dicendi peritus, un uomo onesto esperto nel parlare, e la regola rem tene, verba sequentur. Per Catone l’eloquenza non è arte di ornamenti, è competenza unita a onestà.

Che cosa ci ha lasciato

Catone è diventato il simbolo della Roma antica, severa e contadina, che resiste alla modernità. Cicerone lo sceglie come protagonista del Cato Maior de senectute, dove lo presenta come un vecchio saggio e sereno, molto più amabile di quello storico. Il suo pronipote, Catone l’Uticense, porterà lo stesso nome nella lotta contro Cesare. Per lo studio conviene ricordare tre cose: l’homo novus che arriva alla censura, il nemico della cultura greca e di Cartagine, il fondatore della prosa latina. Per un altro autore della Roma del II secolo a.C., polemico quanto lui con i costumi del tempo, c’è la scheda su Lucilio; per un confronto con un altro autore di prosa morale, quella su Seneca.

Fonte di consultazione: Marco Porcio Catone.

Per approfondire la letteratura latina, consulta anche il catalogo delle opere letterarie.

Catone il Censore: chi era, in una risposta d’orale

«Catone il Censore» e «chi era Catone» sono query da verifica di latino o di storia romana. La risposta utile tiene insieme tre livelli. Politico: Marco Porcio Catone (234-149 a.C.), homo novus di Tuscolo, console nel 195, censore nel 184, nemico dichiarato del lusso “alla greca” e della sopravvivenza di Cartagine. Letterario: autore del De agri cultura (il più antico testo in prosa latina conservato per intero) e delle Origines, storia di Roma e d’Italia di cui restano frammenti. Morale: modello di severitas, citato per secoli come esempio di costume antico, anche quando gli storici moderni ne ridimensionano il mito.

Se vi chiedono le opere, non inventate titoli: De agri cultura è sicuro; le Origines le conoscete per frammenti e testimonianze; i discorsi sono perduti ma celebri nella tradizione. Il motto sulla distruzione di Cartagine riassume una linea politica, non un trattato.

Per il contesto della prosa arcaica e dell’età repubblicana, utili anche le schede su autori latini del sito e il confronto con l’epica arcaica.

Domande frequenti

Chi era Catone il Censore?

Marco Porcio Catone, nato a Tuscolo nel 234 a.C. e morto nel 149 a.C. Fu soldato, console nel 195 e censore nel 184, da cui il soprannome. È il simbolo del romano severo, attaccato ai costumi antichi e diffidente verso il lusso e la cultura greca.

Quali opere ha scritto Catone?

Il De agri cultura, l’unica opera arrivata intera, un manuale pratico su come gestire una fattoria. Poi le Origines, la prima storia di Roma scritta in latino, di cui restano frammenti. Ci sono arrivati anche pezzi di orazioni e di precetti per il figlio.

Perché si chiama il Censore?

Perché nel 184 a.C. fu eletto censore, la carica che controllava il censimento e i costumi dei cittadini. La esercitò con tanta durezza, espellendo senatori e tassando il lusso, che il titolo gli rimase addosso.

Che cosa vuol dire «Carthago delenda est»?

«Cartagine deve essere distrutta». Secondo la tradizione Catone chiudeva così ogni discorso in Senato, qualunque fosse l’argomento. Morì nel 149, poco dopo l’inizio della terza guerra punica, e non vide la fine di Cartagine nel 146.

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