Pluto è l’ultima commedia conservata di Aristofane, rappresentata nel 388 a.C.: il contadino ateniese Cremilo, onesto ma povero, incontra Pluto, il dio della ricchezza, cieco e per questo incapace di distinguere i buoni dai malvagi; lo porta al santuario di Asclepio, dove il dio riacquista la vista, e da quel momento la ricchezza va solo agli onesti. La commedia affronta il tema della giustizia nella distribuzione dei beni ed è considerata il principale esempio della commedia di mezzo, con un coro ridotto e una satira meno legata all’attualità politica. Fu molto letta nel Medioevo e nel Rinascimento.
Dati essenziali
- Autore: Aristofane.
- Rappresentazione: 388 a.C.; esisteva anche una versione precedente del 408 a.C., perduta.
- Genere: commedia di mezzo (Mese).
- Coro: contadini vicini di Cremilo, con interventi limitati.
- Personaggio centrale: Pluto, il dio della ricchezza, figlio di Demetra nel mito.
Trama
L’oracolo e il vecchio cieco
Cremilo, preoccupato per il futuro del figlio, ha chiesto all’oracolo di Delfi se sia meglio crescerlo onesto o disonesto, visto che i disonesti prosperano. Apollo gli ha risposto di seguire il primo uomo che avrebbe incontrato uscendo dal tempio. Cremilo e il suo servo Carione seguono così un vecchio cieco, sporco e malandato, che si rivela Pluto: Zeus lo ha accecato perché non potesse premiare solo i giusti.
Il progetto di Cremilo
Cremilo decide di far guarire il dio. Pluto teme la vendetta di Zeus, ma Cremilo lo convince che la ricchezza è più potente dello stesso Zeus: tutti gli uomini, e perfino gli dèi, agiscono per denaro. Il coro dei contadini accoglie la notizia con gioia, e l’amico Blepsidemo, dapprima sospettoso, si unisce al progetto.
L’agone con Penia
Improvvisamente compare Penia, la Povertà, figura spaventosa che rivendica i propri meriti: è lei, sostiene, a spingere gli uomini a lavorare, a imparare mestieri, a produrre beni. Se tutti fossero ricchi, nessuno lavorerebbe più, e anche la ricchezza perderebbe valore. Distingue inoltre la povertà, che vive del proprio lavoro, dalla miseria di chi non ha nulla. Cremilo non sa rispondere agli argomenti, ma la caccia comunque.
La guarigione e le conseguenze
Carione racconta, con un lungo resoconto comico, la notte trascorsa nel santuario di Asclepio, dove il dio, aiutato da due serpenti sacri, ha restituito la vista a Pluto. Da allora i giusti diventano ricchi e i malvagi poveri. Nella seconda parte sfilano i personaggi colpiti dal cambiamento: un uomo giusto ringrazia il dio, un delatore rimasto senza lavoro protesta, una vecchia ricca abbandonata dal giovane amante si lamenta. Arriva perfino Ermes: gli uomini non offrono più sacrifici agli dèi, perché non ne hanno bisogno, e il dio, affamato, chiede di lavorare al servizio di Cremilo. Un sacerdote di Zeus fa lo stesso. La commedia si chiude con la processione che accompagna Pluto all’Acropoli, dove sarà custodito nel tesoro della città.
Personaggi
- Cremilo: contadino onesto e concreto, animato da un’idea di giustizia semplice.
- Carione: servo astuto e irriverente, il personaggio comico più vivace; anticipa il servo della Commedia Nuova.
- Pluto: il dio della ricchezza, timoroso e mite.
- Penia: la Povertà personificata, oratrice razionale e inquietante.
- Ermes: il dio affamato che cambia padrone.
Temi
- La giustizia distributiva: perché i malvagi sono ricchi e i giusti poveri?
- Il potere del denaro: tutto, anche la religione, dipende dalla ricchezza.
- Povertà e lavoro: Penia offre un punto di vista economico serio che la commedia non confuta.
- La critica della religione tradizionale: gli dèi sono dipendenti dai sacrifici degli uomini.
- Il sogno di una società giusta: un’utopia comica che non affronta le cause reali dei problemi.
Contesto
All’inizio del IV secolo Atene viveva una grave crisi economica dopo la sconfitta nella guerra del Peloponneso. La distanza tra ricchi e poveri era aumentata e molti cittadini vivevano in condizioni difficili. In questo clima la domanda di Cremilo, perché i disonesti prosperano, era molto concreta. La commedia riflette anche l’interesse per il culto di Asclepio, il dio guaritore, diffuso ad Atene dalla fine del V secolo.
Stile e struttura
Nel Pluto il coro ha un ruolo molto ridotto: nei manoscritti al posto di molti canti compare solo l’indicazione «del coro», segno che gli intermezzi non erano più composti dall’autore o non erano legati all’azione. Non c’è parabasi, e la satira personale è quasi assente. L’azione è più unitaria e centrata su personaggi tipici, come il servo astuto: sono le caratteristiche che porteranno alla Commedia Nuova di Menandro.
La fortuna del Pluto
Proprio per il linguaggio semplice e il tema morale universale, il Pluto fu una delle commedie più lette e copiate a Bisanzio e poi nelle scuole umanistiche, spesso come primo testo di Aristofane studiato dagli allievi di greco. Nel Rinascimento fu tradotto e rappresentato in diverse lingue europee.
Domande frequenti
Perché Pluto è cieco?
Perché Zeus lo ha accecato, impedendogli di distinguere i giusti dai malvagi e di dare la ricchezza solo ai buoni.
Chi è Penia?
La Povertà personificata, che difende il proprio ruolo come stimolo al lavoro e all’ingegno umano.
Perché il Pluto è importante per la storia della commedia?
Perché è l’esempio principale della commedia di mezzo, con coro ridotto e senza parabasi.
Per lo studio
- Analizza gli argomenti di Penia nell’agone con Cremilo.
- Individua le differenze strutturali rispetto alle commedie del V secolo, come le Nuvole.
- Confronta l’utopia del Pluto con quella delle Ecclesiazuse.
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