Ecclesiazuse di Aristofane

Ecclesiazuse di Aristofane: trama, utopia politica, assemblea delle donne e analisi della commedia greca.

Antonio Garofano Antonio Garofano 5 min di lettura

Ecclesiazuse («Le donne all’assemblea») è una commedia tarda di Aristofane, rappresentata probabilmente nel 392 o 391 a.C., in cui le donne ateniesi, guidate da Prassagora, si travestono da uomini, occupano l’assemblea popolare e votano il passaggio del governo alle donne; il nuovo regime introduce la comunione dei beni e dei rapporti sessuali, con esiti comici e paradossali. È una commedia utopica che fa pensare alla città ideale descritta da Platone nella Repubblica, e che mostra il passaggio dalla commedia antica a quella di mezzo.

Dati essenziali

  • Autore: Aristofane.
  • Rappresentazione: intorno al 392-391 a.C.; festa e premio non sono noti con certezza.
  • Genere: commedia di transizione tra commedia antica e commedia di mezzo.
  • Coro: donne travestite da contadini, con un ruolo ridotto rispetto alle commedie precedenti.
  • Protagonista: Prassagora, il cui nome significa «colei che agisce nell’assemblea».

Trama

Il complotto all’alba

Prima dell’alba Prassagora esce di casa con gli abiti del marito, Blepiro, e si rivolge alla lucerna, sua complice, in un prologo che parodia il linguaggio tragico. Le altre donne arrivano con barbe finte, bastoni e mantelli maschili, dopo aver lasciato crescere i peli e aver preso il sole per sembrare uomini. Prassagora fa una prova generale del discorso da pronunciare all’assemblea: le donne sbagliano di continuo, giurando per le dee o rivolgendosi al pubblico come «donne».

La presa dell’assemblea

Le donne raggiungono la Pnice e votano. Il marito Blepiro, rimasto senza vestiti e costretto a indossare quelli della moglie, viene informato da un vicino, Cremete, di quanto è accaduto: un giovane pallido e dalla bella parola ha convinto l’assemblea che le donne sono migliori amministratrici, conservatrici e prudenti, e che il governo deve essere affidato a loro.

Il nuovo ordinamento

Prassagora spiega il suo programma al marito: tutti i beni diventano comuni, terre, denaro e case; nessuno sarà più ricco o povero; i pasti saranno collettivi; le donne e gli uomini saranno a disposizione di tutti, ma con una regola: chi vuole unirsi a una giovane o a un giovane deve prima soddisfare una persona più anziana e meno bella. I figli saranno di tutti, e ciascuno considererà padri tutti gli anziani. Scompariranno tribunali e processi.

Le conseguenze

Nella seconda parte si vedono gli effetti della riforma. Un cittadino consegna diligentemente i suoi beni, un altro cerca di evitare di farlo ma vuole partecipare ai banchetti comuni. In una scena famosa, un giovane che vuole raggiungere la ragazza amata è conteso da tre vecchie sempre più brutte, che lo trascinano via secondo la nuova legge. La commedia si chiude con l’invito al banchetto collettivo.

Personaggi

  • Prassagora: donna intelligente e oratrice abilissima, ideatrice della rivoluzione.
  • Blepiro: il marito, figura comica e passiva.
  • Cremete: il cittadino che racconta l’assemblea e obbedisce alla legge.
  • Le tre vecchie, la ragazza e il giovane: protagonisti della scena finale sulla nuova legge dell’amore.

Temi

  • L’utopia comunistica: l’abolizione della proprietà privata e della famiglia tradizionale.
  • Il governo delle donne: le donne come amministratrici della casa diventano amministratrici della città.
  • La crisi della democrazia ateniese: assemblee manipolabili e cittadini interessati solo al compenso.
  • Il limite dell’utopia: la legge applicata in modo meccanico produce situazioni assurde.

Contesto

Dopo la sconfitta nella guerra del Peloponneso (404 a.C.) e il breve regime dei Trenta Tiranni, Atene era impoverita. All’inizio del IV secolo la città partecipava alla guerra di Corinto e discuteva di nuove tasse. Per incentivare la partecipazione, era stato introdotto un compenso per chi andava all’assemblea: la commedia ironizza sui cittadini che corrono alla Pnice solo per il gettone. Il confronto con il libro V della Repubblica di Platone, dove si propone la comunione di beni, donne e figli per i guardiani, è molto discusso: non sappiamo se uno dei due autori conoscesse le idee dell’altro, o se entrambi riprendessero idee che circolavano ad Atene.

Stile e struttura

Rispetto alle commedie del V secolo, le Ecclesiazuse mostrano un coro meno presente e l’assenza della parabasi; gli attacchi personali ai politici sono meno numerosi. È un segno dell’evoluzione verso la commedia di mezzo e poi verso la Commedia Nuova di Menandro. Resta però la vivacità dell’invenzione e della lingua: nel finale compare la parola più lunga della letteratura greca, un piatto immaginario di oltre settanta sillabe che elenca decine di ingredienti.

Un’utopia seria o una parodia?

Gli studiosi discutono se Aristofane volesse ridicolizzare le idee di uguaglianza economica che circolavano ad Atene o se guardasse con simpatia al sogno di una città senza poveri. La commedia sembra fare entrambe le cose: il discorso di Prassagora è brillante e convincente, ma le scene finali mostrano i paradossi della sua applicazione.

Domande frequenti

Che cosa significa Ecclesiazuse?

«Le donne che partecipano all’assemblea» (ekklesia), cioè le donne che si impadroniscono dell’assemblea.

Che cosa propone Prassagora?

La comunione dei beni, dei pasti e dei rapporti amorosi, con l’abolizione della proprietà privata e dei tribunali.

Che rapporto c’è con la Repubblica di Platone?

Entrambe le opere immaginano una comunione di beni e di famiglie; il rapporto diretto tra i due testi è discusso.

Per lo studio

  • Analizza il programma di Prassagora e le sue conseguenze comiche.
  • Confronta le donne delle Ecclesiazuse con quelle della Lisistrata.
  • Osserva le caratteristiche della commedia di mezzo anche nel Pluto.
Aggiornato il
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