Il partigiano Johnny di Beppe Fenoglio

Il partigiano Johnny di Beppe Fenoglio: analisi di trama, temi, lingua e tecniche, con guida alla lettura e suggerimenti utili per studenti e docenti.

Antonio Garofano Antonio Garofano 6 min di lettura

Il partigiano Johnny è il grande romanzo della Resistenza di Beppe Fenoglio, pubblicato postumo da Einaudi nel 1968. Racconta la guerra partigiana di uno studente di Alba nelle Langhe, tra il settembre 1943 e la primavera del 1945. Il libro è rimasto incompiuto ed è famoso anche per la sua lingua, piena di parole inglesi e di invenzioni.

Collegamenti utili: il neorealismo, la narrativa del secondo Novecento.

Scheda dell’opera

AutoreBeppe Fenoglio
ComposizioneTra il 1956 e il 1959 circa, in più redazioni
Prima edizioneTorino, Einaudi, 1968, a cura di Lorenzo Mondo; edizioni critiche successive
GenereRomanzo
AmbientazioneAlba e le Langhe, dal settembre 1943 alla primavera del 1945
StrutturaCapitoli senza titolo; il testo varia secondo le edizioni
Dove leggerlaEinaudi (diritti dell’editore); in biblioteca tramite il catalogo SBN

Trama

Johnny, studente di letteratura inglese, è tornato ad Alba dopo l’8 settembre 1943, fuggendo da Roma. La famiglia lo nasconde in una villa in collina. Lui però non sopporta di restare fermo e decide di unirsi ai partigiani.

Entra prima in una formazione garibaldina, i «rossi», comunisti, ma non si trova bene tra loro. Passa allora agli «azzurri», i badogliani, più vicini al suo modo di pensare. Partecipa alla presa di Alba nell’ottobre 1944 e alla sua perdita poche settimane dopo. Arriva l’inverno, durissimo: il proclama del generale Alexander invita i partigiani a sciogliersi, e Johnny resta quasi solo, nascosto tra le colline. In primavera torna a combattere. Il romanzo si chiude con una battaglia in cui Johnny si alza per sparare; l’ultima riga dice soltanto che due mesi dopo la guerra era finita.

Le tappe della storia

Il partigiano Johnny non è diviso in parti dall’autore, ma la storia segue tappe chiare. Ecco il riassunto per momenti.

Il ritorno e la scelta

Dopo l’8 settembre Johnny torna ad Alba e la famiglia lo nasconde in una villa sulla collina. Vede passare i tedeschi e i fascisti, sente parlare dei primi partigiani. Non sopporta di restare fermo e decide di salire in collina.

Con i rossi

Johnny si unisce a una banda garibaldina. Ne ammira il coraggio, ma non sopporta la disciplina politica e certi metodi. Partecipa ad alcune azioni e assiste a scontri durissimi.

Con gli azzurri

Passa ai badogliani, gli «azzurri», guidati da Nord. Qui si sente più a suo agio. Partecipa alla vita delle bande: marce, imboscate, rapporti con i contadini.

Alba liberata e perduta

Nell’ottobre 1944 i partigiani occupano Alba. La città resta libera ventitré giorni, poi i fascisti la riprendono. Johnny vive la sconfitta come un segno della fragilità del movimento.

L’inverno

Il proclama del generale Alexander invita i partigiani a sospendere la lotta per l’inverno. Le bande si sciolgono, i rastrellamenti aumentano. Johnny resta quasi solo tra le colline, nascosto, malato, affamato. È la parte più lunga e intensa del romanzo.

La primavera e l’ultima battaglia

Con la primavera i partigiani si riorganizzano. Johnny torna a combattere. Durante uno scontro si alza per sparare: qui il romanzo si interrompe. L’ultima frase dice soltanto che due mesi dopo la guerra era finita.

Personaggi

  • Johnny. Lo studente diventato partigiano. Ama l’Inghilterra e la sua lingua, è colto, orgoglioso, solitario. Combatte per una scelta morale, non politica.
  • Nord. Il comandante degli azzurri, figura carismatica che Johnny rispetta.
  • Tito e Ettore. Compagni di Johnny, partigiani semplici, che condividono con lui la fatica e il freddo.
  • I rossi. I garibaldini, comunisti: Johnny ne riconosce il coraggio ma non ne condivide la disciplina ideologica.
  • La famiglia. Il padre e la madre di Johnny, che lo vorrebbero al sicuro e che lo vedono partire.

Stile e lingua

La cosa più sorprendente è la lingua. Fenoglio mescola italiano e inglese, a volte nella stessa frase. Usa parole inglesi quando l’italiano non gli sembra abbastanza preciso, inventa termini nuovi, deforma la sintassi. Alcune parti del romanzo erano state scritte prima in inglese e poi tradotte.

Il risultato è una prosa epica, solenne e insieme molto fisica: la pioggia, il fango, la fame, il freddo sono descritti con una precisione quasi corporea. Lontano dal neorealismo cronachistico, il libro ha il tono di una grande epica moderna.

Contesto

Fenoglio nasce ad Alba nel 1922. Studia lettere a Torino, è chiamato alle armi nel 1943 e dopo l’armistizio torna a casa. Si unisce ai partigiani, prima ai garibaldini e poi ai badogliani, proprio come Johnny. Dopo la guerra lavora in un’azienda vinicola di Alba e scrive in silenzio. Muore a Torino nel 1963, a quarantun anni. Il partigiano Johnny viene ricostruito dai suoi manoscritti e pubblicato da Einaudi nel 1968.

Perché leggerla

Perché racconta la Resistenza senza retorica. Johnny non è un eroe perfetto: ha paura, freddo, dubbi, e combatte per una scelta personale. Il libro mostra la guerra partigiana nella sua concretezza, la vita nelle cascine, le marce nel fango. Ed è un’esperienza linguistica unica: non c’è un altro romanzo italiano scritto così.

Domande frequenti

Il partigiano Johnny è autobiografico?

In gran parte sì. Fenoglio è stato partigiano nelle Langhe, prima con i garibaldini e poi con i badogliani, come il suo protagonista.

Perché ci sono parole inglesi?

Fenoglio amava la lingua e la letteratura inglese, e in parte scriveva prima in inglese. L’inglese gli permetteva una precisione e un’epica che l’italiano non gli dava.

Johnny muore?

Il finale resta aperto. Johnny si alza per sparare durante una battaglia; il testo si chiude dicendo che due mesi dopo la guerra era finita.

Di che anno è «Il partigiano Johnny»?

Nel 1968, cinque anni dopo la morte di Fenoglio, da Einaudi.

Vedi anche: Una questione privata · Primavera di bellezza · I ventitré giorni della città di Alba · tutte le opere italiane

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