Seta di Baricco: riassunto, personaggi e finale spiegato

Hervé Joncour, il Giappone e la lettera che cambia tutto: trama completa e finale chiarito in 5 minuti. Leggi il riassunto.

Antonio Garofano Antonio Garofano 5 min di lettura

Seta esce nel 1996 ed è un romanzo brevissimo, poco più di cento pagine, diviso in sessantacinque capitoli spesso lunghi poche righe. Alessandro Baricco lo ha definito non un romanzo né un racconto, ma una storia da ascoltare, quasi una musica bianca. È uno dei libri italiani più tradotti degli ultimi decenni.

Riassunto di Seta

Siamo nel 1861. Hervé Joncour vive a Lavilledieu, una cittadina del sud della Francia che vive della lavorazione della seta. Un’epidemia, la pebrina, sta distruggendo gli allevamenti europei di bachi. Baldabiou, l’uomo che ha portato in paese l’industria della seta, convince Hervé a partire per il Giappone, l’unico paese dove le uova dei bachi sono ancora sane, ma che all’epoca è chiuso agli stranieri.

Hervé attraversa l’Europa e l’Asia e arriva in un villaggio di montagna. Lì tratta con Hara Kei, un signore potente e misterioso. Al suo fianco c’è una giovane donna che non ha gli occhi a mandorla. Tra lei e Hervé non c’è dialogo, solo sguardi. Lei beve dalla sua tazza di tè, gli lascia un biglietto. Hervé torna in Francia con le uova, ma non riesce a dimenticarla.

Fa altri tre viaggi. Ogni volta riceve dalla ragazza un segno: un biglietto scritto in giapponese, un incontro, una notte. Il biglietto, tradotto da Madame Blanche, una signora giapponese che vive a Nîmes, dice: tornate, o morirò. Ma il Giappone sta precipitando nella guerra civile, il villaggio di Hara Kei viene distrutto, e nell’ultimo viaggio Hervé non trova più nessuno.

Tornato a casa, Hervé vive accanto alla moglie Hélène, discreta e paziente. Un giorno riceve una lunga lettera in giapponese, firmata in modo da sembrare della ragazza: è una lettera d’amore e d’addio, piena di sensualità. Dopo la morte di Hélène, Hervé scopre la verità. La lettera l’aveva scritta la moglie, facendola tradurre da Madame Blanche. Hélène sapeva tutto, e aveva voluto donargli la donna che lui desiderava, sapendo di non poterlo essere lei stessa.

L’amore che non si dice

Seta è un romanzo sull’amore impossibile, ma anche, e forse soprattutto, sull’amore silenzioso di Hélène. La ragazza giapponese è un sogno, un’assenza; la moglie è la presenza vera, che Hervé non ha saputo vedere. Il colpo di scena finale rovescia il senso dell’intera storia.

Lo stile

La scrittura è essenziale, ripetitiva, cadenzata. Le formule tornano identiche a ogni viaggio, come i ritornelli di una canzone: l’elenco delle tappe, i gesti dell’arrivo, il silenzio. Questa ripetizione dà al libro un ritmo ipnotico e lo avvicina a una fiaba. I dialoghi sono pochi, le descrizioni brevissime.

I quattro viaggi, uno per uno

Conviene fissare bene la struttura, perché il libro è costruito come una serie di ritorni. Il primo viaggio è quello della scoperta: Hervé arriva al villaggio, tratta con Hara Kei, vede la ragazza per la prima volta. Lei prende la tazza di tè di lui e beve. È un gesto minimo, ma è l’inizio di tutto.

Il secondo viaggio aggiunge il biglietto: un foglio con pochi ideogrammi, messo nella sua mano di nascosto, che Hervé porta a casa senza poterlo leggere. Il terzo porta la notte d’amore, che però non è con la ragazza: nella stanza di Hervé entra con lei un’altra giovane, orientale, ed è con questa che lui passa la notte. Il mattino dopo la ragazza è sparita. Il quarto viaggio è quello della fine: il Giappone è in guerra, Hervé attraversa un paese devastato, trova il villaggio bruciato e Hara Kei che lo fa allontanare. Torna senza uova, e la sua vita cambia.

Ogni viaggio è raccontato con le stesse frasi. L’itinerario si ripete quasi identico, dalla Francia all’Europa centrale, poi la steppa russa, gli Urali, il lago Bajkal che la gente del posto chiama il mare, il fiume Amur, fino alla nave dei contrabbandieri che lo porta in Giappone. Il lettore impara a riconoscere quella litania, e proprio per questo si accorge di ogni piccola variazione.

Hélène, la protagonista nascosta

Alla prima lettura si pensa che il centro del libro sia la ragazza giapponese. Alla seconda ci si accorge che è Hélène. È lei che aspetta, che accompagna il marito, che non fa domande. Ed è lei che compie l’atto più generoso di tutto il romanzo: scrive la lettera che lui sogna di ricevere, sapendo che non sarà mai rivolta a lei.

Un buon esercizio per lo studio è rileggere le pagine su Hélène dopo aver scoperto il finale. Molti dettagli che sembravano neutri, come il suo silenzio o la sua attenzione per i desideri del marito, acquistano un altro peso. Il colpo di scena non è un trucco: è stato preparato con cura.

La seta come simbolo

Il titolo non indica solo la merce. La seta è leggera, preziosa, quasi impalpabile, e così è tutta la storia: un amore senza parole, fatto di sguardi e di assenze. Alla fine Hervé guarda la propria vita come uno spettacolo lieve e inspiegabile, e l’aggettivo lieve è la chiave di tutto il libro. Nel 2007 il regista François Girard ne ha tratto un film, Silk, che ha reso la storia nota anche fuori dall’Italia.

Collegamenti

Per un altro romanzo dell’autore, più ampio e complesso, leggi la scheda su Oceano mare. Il tema del viaggio verso l’Oriente si può collegare al Milione di Marco Polo e alle Città invisibili di Calvino.

Per orientarti tra autori e opere del secolo apri l’indice del Novecento e di oggi.

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