Il greco è la lingua indoeuropea con la documentazione continua più lunga: dalle tavolette in lineare B del XIV-XIII secolo a.C. fino al greco che si parla oggi ad Atene e a Cipro, sono più di tremila anni. In questo arco di tempo il greco ha avuto dialetti molto diversi, lingue letterarie legate ai generi poetici, una lingua comune (la koinè) che si è diffusa in tutto il Mediterraneo orientale, una lunga fase bizantina e una “questione della lingua” moderna risolta solo nel 1976. La storia della lingua greca segue questa evoluzione nei suoni, nelle forme, nella sintassi e nel lessico.
L’esame si trova nei corsi di Lettere classiche, Scienze dell’antichità e Linguistica, e vale di solito tra 6 e 12 crediti. Il programma comprende in genere un manuale, una scelta di testi dialettali ed epigrafici, passi di autori letterari analizzati dal punto di vista linguistico e talvolta una parte di grammatica storica. All’orale ti chiedono di spiegare i fenomeni, di collocarli nel tempo e nello spazio e di riconoscerli in un testo.
| Esame | Storia della lingua greca |
|---|---|
| Corsi di laurea | Lettere classiche, Filologia e Scienze dell’antichità, Linguistica |
| Crediti | di solito 6-12 CFU |
| SSD | HELL-01/B (ex L-FIL-LET/02, Lingua e letteratura greca) |
| Prova | orale, con lettura e commento linguistico di testi |
Programmi, docenti e appelli variano da ateneo ad ateneo: fa fede il sito della tua università.
Come usare questi appunti
L’ordine è cronologico: preistoria e miceneo, dialetti del primo millennio, lingue letterarie, attico, koinè, greco medievale e moderno. Per ogni fase trovi i tratti principali con esempi. Ti consiglio di preparare una tabella dei dialetti, con le isoglosse principali (il trattamento di ā lunga, l’esito di -ti, le forme dell’infinito, l’articolo, i pronomi) e un esempio per ciascuna: all’orale è la domanda più frequente.
Tieni presente due idee di fondo dell’esame. La prima: il greco antico non è una lingua unica, ma un insieme di dialetti, e la lingua che studi a scuola (l’attico) è uno di essi. La seconda: in Grecia la lingua letteraria dipende dal genere, non dalla provenienza dell’autore. Un poeta beota come Pindaro scrive in una lingua di base dorica, un ateniese come Eschilo usa tratti dorici nei cori della tragedia.
Le origini
Il greco tra le lingue indoeuropee
Il greco appartiene alla famiglia indoeuropea, e il confronto con le lingue sorelle permette di ricostruirne la preistoria. Alcuni esempi di corrispondenze regolari: greco phérō, sanscrito bhárāmi, latino ferō, gotico baíran; greco patḗr, latino pater, sanscrito pitár-. Tra i tratti che distinguono il greco dalle altre lingue indoeuropee ci sono:
- il passaggio di s iniziale davanti a vocale ad aspirazione: heptá contro latino septem; hēmi- contro semi-;
- la caduta di s intervocalica: genitivo *génes-os > généos > attico génous;
- l’evoluzione delle aspirate sonore indoeuropee in sorde aspirate: *bh > ph, *dh > th, *gh > kh;
- la scomparsa delle labiovelari nel primo millennio, con esiti diversi secondo la vocale seguente (labiali, dentali o velari);
- la conservazione di un sistema verbale ricco, con aoristo, perfetto, ottativo e diatesi media.
Il protogreco e i Greci in Grecia
La lingua comune da cui derivano i dialetti, il protogreco, non è attestata ma ricostruita. Non sappiamo con certezza quando i parlanti di greco siano arrivati nella penisola balcanica: le ipotesi variano tra il 2200 e il 1900 a.C. circa, in relazione ai cambiamenti culturali del Bronzo medio. In Grecia si parlavano lingue precedenti, non indoeuropee o comunque non greche, che hanno lasciato tracce nella toponomastica e nel lessico: i suffissi -nth- (Kórinthos, labýrinthos, hyákinthos) e -ss- (Parnassós, thálassa) sono considerati prestiti da questo sostrato pre-greco.
Il miceneo
La lineare B
La più antica forma di greco documentata è il miceneo, scritto in una scrittura sillabica detta lineare B su tavolette d’argilla trovate a Cnosso (Creta), Pilo, Micene, Tebe e in altri centri. Le tavolette sono documenti amministrativi dei palazzi, conservati perché cotti accidentalmente negli incendi che li distrussero intorno al 1200 a.C. Contengono inventari, elenchi di personale, di bestiame, di offerte agli dèi, di armi e carri.
La lineare B fu decifrata nel 1952 da Michael Ventris, un architetto inglese, con la collaborazione del filologo John Chadwick. Ventris, che inizialmente pensava a una lingua etrusca o pre-greca, si convinse che fosse greco quando riconobbe nomi di luoghi cretesi come Amniso e Cnosso. La conferma venne da una tavoletta di Pilo con disegni di tripodi accompagnati dalla parola ti-ri-po-de, “tripodi”. La decifrazione spostò indietro di cinque secoli la storia della lingua greca.
Caratteri della scrittura
La lineare B è un sillabario di circa novanta segni, più ideogrammi e segni numerici. È poco adatta al greco: non distingue tra l e r, tra sorde, sonore e aspirate (salvo le dentali), non indica le consonanti finali né molte consonanti in gruppo. Così pa-te può valere patḗr, e ko-wo vale korwos, “ragazzo” (attico koûros). La scrittura deriva probabilmente dalla lineare A minoica, ancora non decifrata, usata per una lingua non greca.
Caratteri della lingua
Il miceneo conserva tratti arcaici che il greco successivo ha perso:
- le labiovelari, scritte con segni appositi: qa-si-re-u = gʷasileus (poi basileús), che a Pilo indicava un funzionario locale e non il re, chiamato invece wa-na-ka (wanax, poi ánax);
- il digamma (w): wo-i-ko = woikos (attico oîkos);
- un genitivo singolare in -o-jo (-oio), come in Omero;
- un caso strumentale distinto, almeno in parte.
Molti nomi di divinità appaiono già nelle tavolette: Zeus, Era, Poseidone, Ermes, Atena (nella forma a-ta-na-po-ti-ni-ja, “Signora di Atana”), e perfino Dioniso. Il miceneo è vicino ai dialetti che nel primo millennio chiameremo arcado-ciprioti.
Il crollo dei palazzi
Con la fine del mondo miceneo, intorno al 1200 a.C., la scrittura scompare. Per circa quattro secoli i Greci non scrivono, finché nell’VIII secolo adottano l’alfabeto fenicio. In questo periodo, tradizionalmente chiamato “secoli bui”, si forma la distribuzione dei dialetti che troviamo nel primo millennio, e si sviluppa la poesia epica orale che confluirà nei poemi omerici.
L’alfabeto
Dall’alfabeto fenicio a quello greco
Nell’VIII secolo a.C., probabilmente nell’ambito dei commerci con i Fenici, i Greci adottano l’alfabeto consonantico fenicio, adattandolo. L’innovazione decisiva è l’uso di alcuni segni fenici, che indicavano consonanti assenti in greco, per notare le vocali: aleph diventa alfa, he diventa epsilon, yod diventa iota, ayin diventa omicron. Per la prima volta nella storia un sistema di scrittura nota in modo sistematico sia consonanti sia vocali. Erodoto, nel libro V, chiama le lettere phoinikḗia, “fenicie”, e ne attribuisce l’introduzione a Cadmo.
Gli alfabeti epicorici
Fino al V-IV secolo non esiste un unico alfabeto greco: ogni regione ha il proprio (alfabeti epicorici). Gli studiosi li dividono, secondo la classificazione di Adolf Kirchhoff, per colore: alfabeti “verdi” (Creta, Thera), senza segni per ph, kh, ps; alfabeti “rossi” o occidentali (Eubea, Beozia), in cui il segno X vale ks; alfabeti “azzurri” o orientali (Ionia, Corinto, Atene), in cui X vale kh. L’alfabeto latino deriva da un alfabeto occidentale, probabilmente euboico, attraverso gli Etruschi: per questo in latino X vale ks.
La riforma di Atene
Nel 403-402 a.C., sotto l’arcontato di Euclide, Atene adotta ufficialmente l’alfabeto ionico di Mileto, con eta (Η) per la ē lunga aperta, omega (Ω) per la ō lunga aperta, e i segni Ξ e Ψ per ks e ps. Prima di allora le iscrizioni ateniesi scrivevano E per e, ē ed ei, O per o, ō e ou, e usavano H per l’aspirazione. La riforma è importante anche per la filologia: i testi dei poeti e degli storici scritti prima del 403 sono stati traslitterati nel nuovo alfabeto, con possibili errori di interpretazione. L’alfabeto ionico si diffonde poi in tutto il mondo greco ed è quello che usiamo ancora oggi.
Cosa ti chiedono all’orale (origini, miceneo, alfabeto)
Quali tratti distinguono il greco dalle altre lingue indoeuropee? Tra gli altri: s iniziale che diventa aspirazione (heptá e septem), caduta di s intervocalica, aspirate sonore indoeuropee divenute sorde aspirate.
Chi decifrò la lineare B e come? Michael Ventris nel 1952, con John Chadwick; riconobbe nomi di luoghi cretesi e la conferma venne dalla tavoletta dei tripodi di Pilo (ti-ri-po-de).
Quali tratti arcaici conserva il miceneo? Le labiovelari (qa-si-re-u), il digamma (wo-i-ko), il genitivo in -oio.
Qual è la grande innovazione dell’alfabeto greco? La notazione sistematica delle vocali, ottenuta riutilizzando segni fenici per consonanti assenti in greco.
Che cosa accadde ad Atene nel 403-402 a.C.? Fu adottato ufficialmente l’alfabeto ionico di Mileto, con eta, omega, xi e psi.
I dialetti
L’unità e la varietà
Nel primo millennio i Greci parlano molti dialetti, ma hanno coscienza di appartenere a una stessa comunità linguistica. Lo dice Erodoto, nel libro VIII, quando gli Ateniesi rispondono agli Spartani che temono un loro accordo con i Persiani: sarebbe vergognoso tradire
τὸ Ἑλληνικὸν ἐὸν ὅμαιμόν τε καὶ ὁμόγλωσσον καὶ θεῶν ἱδρύματά τε κοινὰ καὶ θυσίαι ἤθεά τε ὁμότροπα (Hdt. VIII 144, 2)
cioè la grecità, fatta di uno stesso sangue e di una stessa lingua, di santuari e sacrifici comuni e di costumi simili. La lingua comune (homóglōsson) è uno dei criteri dell’identità greca, anche se nella realtà si articolava in dialetti molto diversi, al punto che un ateniese poteva faticare a capire un cretese.
La classificazione
La classificazione più diffusa divide i dialetti in quattro o cinque gruppi:
- ionico-attico: l’attico (Atene e l’Attica) e lo ionico (Ionia d’Asia, Eubea, Cicladi, colonie);
- arcado-cipriota: l’arcadico, nel centro del Peloponneso, e il cipriota, a Cipro, isolati geograficamente ma molto vicini tra loro e al miceneo;
- eolico: il lesbio (Lesbo e la costa d’Asia), il tessalico, il beotico;
- dorico: Sparta e la Laconia, Argo, Corinto, Megara, Creta, Rodi, le colonie di Sicilia e Magna Grecia (Siracusa, Taranto);
- greco nord-occidentale: Focide, Locride, Elide, Etolia, Epiro, spesso unito al dorico in un unico gruppo “occidentale”.
La distribuzione geografica, con l’arcadico chiuso tra popolazioni doriche e il cipriota lontano nel Mediterraneo orientale, si spiega con le migrazioni successive al crollo miceneo, in particolare con l’arrivo dei Dori nel Peloponneso, che la tradizione antica chiamava “ritorno degli Eraclidi”.
Le isoglosse principali
Alcuni tratti permettono di riconoscere i dialetti a colpo d’occhio:
- ā lunga: conservata in tutti i dialetti tranne lo ionico-attico, dove passa a ē (dorico mā́tēr, attico mḗtēr). L’attico conserva ā dopo e, i, r (khṓrā, ma ionico khṓrē).
- -ti: conservato nel dorico e nell’eolico, passa a -si nello ionico-attico e nell’arcado-cipriota (dorico phāti, attico phēsi; dorico didōti, attico didōsi).
- Infinito atematico: -nai nello ionico-attico (eînai), -men o -menai nel dorico e nell’eolico (êmen, émmenai).
- Articolo plurale: hoi, hai nello ionico-attico; toí, taí nel dorico.
- Pronome di prima persona plurale: attico hēmeîs, dorico hāmés, eolico ámmes.
- Ottativo e modi: particolarità come la particella modale ka nel dorico e ke nell’eolico, contro án dello ionico-attico.
- Psilosi: assenza di aspirazione iniziale, tipica dello ionico d’Asia e del lesbio.
Lo ionico e l’attico
Lo ionico è il dialetto della prima prosa (Ecateo, Erodoto, i trattati ippocratici) e di parte della lirica giambica (Archiloco, Ipponatte). Ha ē anche dopo e, i, r, le contrazioni spesso non eseguite (poiéei contro attico poieî), la psilosi, le forme kôs e kóte invece di pôs e póte in alcune varietà. L’attico, dialetto di Atene, ha caratteristiche proprie: -tt- dove lo ionico ha -ss- (thálatta, prâttō contro thálassa, prḗssō), -rr- dove lo ionico ha -rs- (thárros contro thársos), contrazioni sistematiche, il duale ancora vivo in età classica. Con il prestigio politico e culturale di Atene nel V e IV secolo, l’attico diventa la lingua della prosa per eccellenza.
Le fonti dei dialetti
I dialetti si conoscono soprattutto dalle iscrizioni: leggi, decreti, dediche, epitaffi, cataloghi. La più famosa è la Legge di Gortina, a Creta (V secolo a.C.), un lungo codice di diritto familiare e patrimoniale inciso in bustrofedico su un muro, in dialetto cretese. I testi letterari sono meno affidabili, perché i copisti hanno spesso “normalizzato” le forme dialettali verso l’attico o la koinè. Per questo il lavoro sui dialetti richiede di conoscere l’epigrafia, e le grandi raccolte di iscrizioni (Inscriptiones Graecae) e di testi dialettali (come quella di Eduard Schwyzer) sono strumenti indispensabili.
Le lingue letterarie
La lingua omerica
La lingua dei poemi omerici è una lingua d’arte (in tedesco Kunstsprache), che non è mai stata parlata da nessuno. È di base ionica, ma contiene numerosi eolismi (ámmes, infiniti in -menai, dativi plurali in -essi), arcaismi che risalgono all’età micenea (il genitivo in -oio, tracce del digamma che spiegano molte irregolarità metriche) e qualche atticismo dovuto alla trasmissione ateniese. Questa mescolanza si spiega con la tecnica della poesia orale, studiata da Milman Parry negli anni Venti e Trenta del Novecento: gli aedi componevano usando formule fisse adattate all’esametro, accumulate in secoli di tradizione, e conservavano le forme più antiche quando erano metricamente utili, accanto a quelle più recenti.
L’ipotesi più diffusa è che la tradizione epica sia passata da una fase eolica a una fase ionica, conservando le formule eoliche che non avevano equivalenti ionici metricamente equivalenti. Il digamma, scomparso nello ionico già nell’età di Omero, spiega perché in molti versi una vocale finale non si elide davanti a parole come ánax o oîkos: un tempo cominciavano con w.
I generi e i dialetti
In Grecia ogni genere letterario ha il suo dialetto, indipendentemente dall’origine dell’autore:
- l’epica e l’elegia usano la lingua omerica, a base ionica;
- il giambo usa lo ionico;
- la lirica monodica di Saffo e Alceo usa il lesbio, il loro dialetto nativo;
- la lirica corale (Alcmane, Stesicoro, Simonide, Pindaro, Bacchilide) usa una lingua a coloritura dorica, con ā conservata e altri tratti dorici, mescolati con forme epiche;
- la tragedia usa l’attico nelle parti dialogate, con una patina dorica nei cori;
- la commedia usa l’attico parlato, con imitazioni parodiche di altri dialetti (lo spartano della Lisistrata, il megarese e il beotico degli Acarnesi);
- la prosa nasce in ionico (Erodoto, Ippocrate) e poi passa all’attico (Tucidide, gli oratori, Platone).
È il principio che gli studiosi chiamano legame tra genere e dialetto. Ti permette di spiegare, per esempio, perché Pindaro, beota, e Bacchilide, di Ceo, scrivano entrambi in una lingua di coloritura dorica, o perché Ippocrate, di Cos (un’isola dorica), scriva in ionico.
La prosa attica
Nel V secolo l’attico diventa la lingua della prosa letteraria. Tucidide scrive in un attico antico, con tratti arcaici o ionici (-ss- invece di -tt-), e con una sintassi concentrata e spesso difficile. Gli oratori, Lisia, Isocrate, Demostene, fissano un attico più regolare, che diventa il modello della prosa. Platone usa un attico vivace, vicino alla lingua colta della conversazione. Anche Aristotele, macedone di formazione, scrive in un attico che già anticipa alcuni tratti della koinè.
Cosa ti chiedono all’orale (dialetti e lingue letterarie)
Quali sono i principali gruppi dialettali? Ionico-attico, arcado-cipriota, eolico, dorico e greco nord-occidentale (spesso uniti in un gruppo occidentale).
Come riconosci un testo dorico? Dall’ā lunga conservata (mā́tēr), dalla desinenza -ti (didōti), dall’articolo toí/taí, dalla particella ka.
Perché la lingua omerica è una Kunstsprache? Perché mescola ionico, eolismi e arcaismi micenei in una lingua mai parlata, prodotta dalla tecnica formulare della poesia orale studiata da Milman Parry.
Che cos’è il legame tra genere e dialetto? Il principio per cui il dialetto di un’opera dipende dal genere letterario e non dall’origine dell’autore: lirica corale in dorico, giambo in ionico, tragedia in attico con cori dorici.
Che differenze ci sono tra attico e ionico? L’attico ha -tt- (thálatta) dove lo ionico ha -ss-, ā dopo e, i, r, contrazioni sistematiche; lo ionico ha ē ovunque e spesso psilosi.
La koinè
La nascita di una lingua comune
Tra il IV e il III secolo a.C., con l’egemonia macedone e le conquiste di Alessandro, si afferma una lingua comune, la koinḕ diálektos. È basata sull’attico, la lingua di prestigio già adottata dalla corte macedone, ma con elementi ionici (per esempio -ss- invece di -tt-: thálassa, non thálatta) e con la perdita dei tratti più particolari dell’attico (come -rr- e il duale). La koinè diventa la lingua dell’amministrazione, del commercio, della cultura in tutti i regni ellenistici, dall’Egitto alla Siria, dall’Anatolia alla Battriana. Sostituisce progressivamente i dialetti locali, che sopravvivono a lungo solo in alcune aree e nell’epigrafia ufficiale. L’unica eccezione notevole di continuità è lo zaconico, parlato ancora oggi in pochi villaggi del Peloponneso orientale, che conserva tratti del laconico antico.
Le varietà della koinè
Anche la koinè ha registri diversi. C’è una koinè letteraria, usata da Polibio, Diodoro, Plutarco, più vicina all’attico; una koinè delle cancellerie e dei documenti ufficiali; una koinè parlata, che conosciamo soprattutto dai papiri greci d’Egitto: lettere private, contratti, ricevute, petizioni, esercizi scolastici. I papiri sono per il greco ciò che i graffiti e le tavolette sono per il latino volgare: documenti di prima mano della lingua di tutti i giorni, con errori di grafia che rivelano la pronuncia reale. Puoi approfondire negli appunti di Papirologia.
La Bibbia greca
Due testi fondamentali sono scritti in koinè. La Septuaginta (o dei Settanta) è la traduzione greca della Bibbia ebraica, realizzata ad Alessandria a partire dal III secolo a.C. per le comunità ebraiche di lingua greca; secondo la leggenda raccontata nella Lettera di Aristea, fu opera di settantadue traduttori. Contiene molti ebraismi lessicali e sintattici. Il Nuovo Testamento, scritto nel I secolo d.C., usa una koinè di livello diverso secondo gli autori: semplice e paratattica in Marco, più curata in Luca e nella Lettera agli Ebrei, vivace e argomentativa in Paolo. Per secoli questa lingua fu considerata un “greco biblico” speciale; i papiri, studiati da Adolf Deissmann all’inizio del Novecento, hanno mostrato che era la lingua comune del tempo.
I mutamenti fonetici
Nella koinè si producono mutamenti fonetici che portano verso il greco moderno:
- l’iotacismo: ei, ē, i, poi oi e y confluiscono progressivamente in /i/; per questo nei papiri troviamo continui scambi di grafia tra ei e i;
- la monottongazione di ai in /e/ e di ou in /u/;
- la perdita della quantità vocalica: la distinzione tra vocali lunghe e brevi scompare, e con essa la base della metrica classica;
- il passaggio dall’accento musicale (di altezza) all’accento dinamico (di intensità); la poesia comincia a fondarsi sull’accento, come negli inni bizantini;
- la trasformazione delle aspirate ph, th, kh in fricative /f/, /θ/, /x/, e delle sonore b, d, g in fricative /v/, /ð/, /ɣ/;
- la caduta dell’aspirazione iniziale (lo spirito aspro diventa un segno grafico senza valore fonetico).
Gli accenti e gli spiriti che usi quando scrivi il greco antico furono introdotti dai grammatici alessandrini, tradizionalmente da Aristofane di Bisanzio intorno al 200 a.C., proprio per aiutare chi non era madrelingua o non conosceva più la pronuncia antica a leggere correttamente i testi classici.
I mutamenti morfologici e sintattici
Nella koinè il duale scompare; l’ottativo si riduce fino quasi a sparire, sostituito dal congiuntivo; il dativo si indebolisce e viene sostituito da costruzioni con preposizioni (eis con l’accusativo) o dal genitivo; l’infinito cede alle subordinate introdotte da hína, che nel greco moderno diventerà na; i verbi in -mi tendono a diventare verbi in -ō (deiknýō invece di deíknymi); il perfetto si confonde con l’aoristo. Il lessico accoglie prestiti dal latino (soprattutto nell’esercito e nell’amministrazione: kentyríōn, legeṓn, praitṓrion), dall’ebraico e dall’aramaico, dall’egiziano.
L’atticismo
La reazione
Dal I secolo a.C. e soprattutto nel II secolo d.C., nell’età della cosiddetta Seconda Sofistica, si sviluppa un movimento culturale, l’atticismo, che vuole tornare alla lingua degli scrittori attici del V e IV secolo e condanna la koinè come lingua corrotta. Retori come Elio Aristide e scrittori come Luciano scrivono in un attico studiato sui libri; i lessicografi atticisti, come Frinico e Meride, compilano elenchi di parole e forme da usare e da evitare, nella forma “si dice così, non così”. Sono documenti preziosi, perché le forme condannate ci rivelano l’uso reale del tempo, come l’Appendix Probi per il latino.
La diglossia
L’atticismo crea una situazione destinata a durare quasi duemila anni: la diglossia, cioè la coesistenza di una lingua alta, scritta, imitazione dell’attico classico, e di una lingua parlata, che evolve liberamente. Tutta la storia del greco successivo, bizantino e moderno, sarà segnata da questa tensione.
Il greco bizantino
La lingua dell’impero
Con la fondazione di Costantinopoli (330) e la divisione dell’impero, il greco diventa progressivamente la lingua dell’impero d’Oriente. Giustiniano scrive ancora le sue leggi in latino, ma le Novellae sono già in greco, e dal VII secolo, sotto Eraclio, il greco è la lingua ufficiale. La letteratura bizantina usa per lo più una lingua dotta, atticizzante, lontana dal parlato: la scrivono storici come Procopio, Michele Psello, Anna Comnena, teologi, retori. Accanto a essa c’è una lingua di livello medio, usata nelle vite dei santi, nelle cronache popolari (come quella di Giovanni Malala, VI secolo) e nella liturgia.
Il volgare
Dal XII secolo compaiono testi in una lingua vicina al parlato: i poemi prodromici, satire attribuite a Teodoro Prodromo, il poema epico di Digenis Akritas, i romanzi cavallereschi in versi del XIII-XIV secolo, la Cronaca di Morea. In questi testi trovi già molti tratti del greco moderno: il futuro con thélō na (poi tha), la scomparsa del dativo, nuovi pronomi, articoli e forme verbali, numerosi prestiti dall’italiano, dal francese, dal turco. Il verso politico, un verso accentuativo di quindici sillabe, diventa il metro della poesia popolare.
La pronuncia del greco in Occidente
Quando i dotti bizantini arrivarono in Italia nel Quattrocento, come Manuele Crisolora, Giorgio Gemisto Pletone e Bessarione, insegnarono il greco con la pronuncia del loro tempo, già con iotacismo e fricative. Nel 1528 Erasmo da Rotterdam, nel dialogo De recta Latini Graecique sermonis pronuntiatione, propose una pronuncia ricostruita del greco antico, fondata sulla grafia e sulle testimonianze antiche. Nacquero così due tradizioni: la pronuncia erasmiana, usata ancora oggi nelle scuole italiane e in gran parte d’Europa, e quella reuchliniana (dal nome dell’umanista Johannes Reuchlin), cioè la pronuncia bizantina e moderna, usata in Grecia. Nessuna delle due corrisponde esattamente alla pronuncia attica del V secolo, che gli studiosi ricostruiscono con l’aiuto delle iscrizioni, delle trascrizioni in altre lingue e delle testimonianze dei grammatici.
Il greco moderno
Dopo la caduta di Costantinopoli
Dopo il 1453 la maggior parte dei territori di lingua greca passa sotto il dominio ottomano; le isole Ionie, Creta (fino al 1669) e altre aree restano a lungo sotto Venezia. In questo periodo la lingua parlata continua a evolvere e accoglie molti prestiti turchi e italiani. A Creta, sotto Venezia, fiorisce tra Cinque e Seicento una letteratura in dialetto cretese, il cui capolavoro è l’Erotokritos di Vitsentzos Kornaros, un poema in versi politici molto amato ancora oggi. La Chiesa ortodossa conserva invece la lingua dotta e liturgica.
La questione della lingua
Con il risveglio nazionale tra Sette e Ottocento e l’indipendenza della Grecia (1830), si pone il problema di quale lingua debba avere il nuovo Stato. Le posizioni sono tre: tornare all’attico antico, come vorrebbero gli arcaisti; adottare la lingua parlata, la dhimotikí (demotico); oppure creare una via di mezzo. Quest’ultima è la proposta di Adamantios Korais, intellettuale attivo a Parigi, che vuole “purificare” la lingua parlata dai prestiti stranieri e dalle forme considerate volgari, avvicinandola al greco antico. Nasce così la katharévousa, la lingua “purificata”, che diventa la lingua ufficiale dello Stato, della scuola, dell’amministrazione, della stampa.
La battaglia per il demotico
Alla fine dell’Ottocento si sviluppa il movimento demoticista. Nel 1888 Ioannis Psycharis pubblica Il mio viaggio (To taxídi mou), un libro scritto in demotico e diventato il manifesto del movimento. La questione esce dall’ambito letterario: nel 1901 la pubblicazione di una traduzione dei Vangeli in demotico provoca disordini ad Atene con alcuni morti (gli Evangeliaká), e nel 1903 accade qualcosa di simile per una traduzione dell’Orestea di Eschilo (gli Orestiaká). Per tutto il Novecento la scelta tra le due lingue ha un significato politico: il demotico è associato alle forze progressiste, la katharévousa a quelle conservatrici; la dittatura dei colonnelli (1967-1974) impone la katharévousa nella scuola.
La soluzione del 1976
Dopo la caduta della dittatura, una legge del 1976 stabilisce che la lingua ufficiale della Grecia è il neogreco comune (koiní neoellinikí), cioè il demotico arricchito da elementi dotti. Nel 1982 viene introdotto il sistema monotonico, che sostituisce i tre accenti e i due spiriti della tradizione con un solo accento grafico. Così si chiude una diglossia durata, con alterne vicende, dall’atticismo del II secolo d.C. Oggi il neogreco conserva molti elementi colti, soprattutto nel lessico tecnico e intellettuale, ma la sua grammatica è quella della lingua parlata.
I dialetti moderni
Anche il greco moderno ha dialetti: il cipriota, il cretese, il pontico (parlato dalle comunità del Mar Nero, molte delle quali emigrarono in Grecia dopo il 1923), lo zaconico, e il griko o grecanico, parlato ancora in alcuni paesi del Salento e della Calabria meridionale. L’origine del griko è discussa: secondo Gerhard Rohlfs continua direttamente il greco della Magna Grecia antica, secondo altri studiosi deriva dalla colonizzazione bizantina. È un tema che può interessarti se studi in Italia, perché collega la storia della lingua greca alla storia linguistica del nostro paese.
Temi trasversali
Continuità e mutamento
Il greco è un caso unico di continuità: un parlante di neogreco riconosce molte parole di Omero o di Platone, anche se con significati e pronunce diversi. Questa continuità ha alimentato in Grecia un’ideologia della lingua come prova dell’identità nazionale, ma lo storico della lingua deve evitare due errori opposti: pensare che il greco moderno sia “lo stesso” del greco antico, o pensare che sia una lingua del tutto diversa. Il greco moderno è il risultato di un’evoluzione continua, documentata in ogni fase.
Il greco nelle altre lingue
Il lessico greco vive in tutte le lingue europee, attraverso il latino e poi attraverso la terminologia scientifica moderna. Parole come filosofia, democrazia, teatro, poesia arrivano dal latino che le aveva prese in prestito dal greco; parole come telefono, biologia, psicologia, cinema sono neologismi moderni costruiti con elementi greci. In italiano sono numerosi anche i prestiti antichi di area bizantina, soprattutto nel lessico marinaro e commerciale del Mezzogiorno e di Venezia.
Il verbo dall’antico al moderno
Seguire il verbo attraverso i secoli è uno dei modi migliori per capire la storia del greco. Il greco antico eredita dall’indoeuropeo un sistema fondato sull’aspetto, più che sul tempo: il tema del presente indica un’azione in svolgimento, il tema dell’aoristo un’azione considerata nel suo insieme, il tema del perfetto uno stato risultante. Accanto all’aspetto ci sono quattro modi finiti (indicativo, congiuntivo, ottativo, imperativo) e tre diatesi (attiva, media, passiva).
Nel corso dei secoli il sistema si semplifica e si ricompone. Il perfetto sintetico si confonde con l’aoristo già nella koinè e scompare; il greco moderno ricostruisce un perfetto analitico con l’ausiliare écho (“avere”), come le lingue romanze. L’ottativo scompare. Il futuro sintetico antico (lýsō) viene sostituito da perifrasi: prima thélō più infinito, poi thélō na più congiuntivo, infine la particella tha, che ancora oggi forma il futuro (tha gráfo, “scriverò”). L’infinito scompare quasi del tutto, sostituito da na più verbo finito: dove il greco antico diceva “voglio scrivere” con l’infinito, il moderno dice “voglio che scriva”. L’opposizione aspettuale tra presente e aoristo, invece, sopravvive intatta: il neogreco distingue ancora na gráfo (scrivere in modo continuato) e na grápso (scrivere una volta). È un bell’esempio di continuità profonda sotto il cambiamento delle forme.
L’accento
Anche l’accento ha una storia. Nel greco antico era un accento musicale, basato sull’altezza della voce: l’acuto indicava un innalzamento, il circonflesso un innalzamento seguito da un abbassamento sulla stessa vocale lunga. La sua posizione era regolata dalla legge del trisillabismo: l’accento non poteva risalire oltre la terzultima sillaba, né oltre la penultima se l’ultima era lunga. Le testimonianze dei grammatici e alcuni frammenti musicali antichi con notazione, come gli inni delfici, permettono di ricostruirne il funzionamento. Tra l’età ellenistica e la tarda antichità l’accento diventa dinamico, basato sull’intensità, e la quantità delle vocali scompare. La posizione dell’accento, però, resta in gran parte la stessa: il neogreco ánthropos ha l’accento dove lo aveva l’antico ánthrōpos. Per questo il sistema monotonico ha potuto conservare un solo segno, che indica la sillaba tonica.
Greco e latino a contatto
Il contatto tra greco e latino è stato lungo e reciproco. Nella parte orientale dell’impero il latino era la lingua dell’esercito, del diritto e dell’alta amministrazione, e il greco ne ha assorbito centinaia di parole: termini militari (kástron da castrum, phossâton da fossatum), giuridici, amministrativi, della vita quotidiana (spítion, da cui il neogreco spíti, “casa”, deriva dal latino hospitium). I Bizantini, del resto, chiamavano sé stessi Rhōmaîoi, “Romani”, e la parola romiós ha indicato a lungo il greco comune. Nella direzione opposta, il latino aveva preso dal greco il lessico della cultura, della filosofia, della retorica, della medicina, dell’architettura e poi del cristianesimo. Le iscrizioni bilingui, i glossari greco-latini tardoantichi e i manuali di conversazione per imparare l’altra lingua (gli Hermeneumata) sono fonti preziose su questo bilinguismo. Per l’orale è un ottimo tema di collegamento, perché ti permette di mostrare che le due lingue classiche vanno studiate insieme.
Gli studi
Le grandi sintesi
Lo studio storico del greco nasce con la linguistica comparativa dell’Ottocento. Tra le opere fondamentali ricorda: la Griechische Grammatik di Eduard Schwyzer (1939-1953), monumentale grammatica storica; l’Aperçu d’une histoire de la langue grecque di Antoine Meillet (1913), che ha fissato l’idea del legame tra genere letterario e dialetto; la Grammaire homérique e il Dictionnaire étymologique de la langue grecque di Pierre Chantraine; The Greek Language di Leonard R. Palmer (1980). Per la storia dall’antichità a oggi, il libro di riferimento è Greek: A History of the Language and its Speakers di Geoffrey Horrocks. In italiano esiste una buona tradizione di manuali, tra cui quelli di Albio Cesare Cassio.
Gli strumenti digitali
Oggi lo studio della lingua greca si avvale del Thesaurus Linguae Graecae, una banca dati che contiene quasi tutti i testi greci dall’antichità alla caduta di Bisanzio, delle banche dati epigrafiche del Packard Humanities Institute e dei papiri (papyri.info). Puoi cercare tutte le occorrenze di una parola o di una forma in pochi secondi, cosa impensabile per i filologi dell’Ottocento.
Come preparare l’esame
Il programma tipo
Il programma comprende di solito un manuale di storia della lingua greca, un’antologia di testi dialettali ed epigrafici (la Legge di Gortina, iscrizioni doriche, beotiche, lesbie), passi di autori letterari analizzati linguisticamente (Omero, Saffo, Pindaro, Erodoto, la commedia) e testi di koinè (papiri, Nuovo Testamento). Nei corsi più ampi trovi anche una parte su miceneo e lineare B, o sul greco bizantino e moderno.
Un piano in sei settimane
- Settimana 1: indoeuropeo e greco, fonetica storica di base, sostrato.
- Settimana 2: miceneo e lineare B, alfabeto e riforma del 403.
- Settimana 3: dialetti e isoglosse; lettura di iscrizioni dialettali.
- Settimana 4: lingua omerica, lingue letterarie, prosa attica.
- Settimana 5: koinè, papiri, Bibbia greca, atticismo.
- Settimana 6: greco bizantino e moderno, questione della lingua; ripasso con la tabella dei dialetti.
Errori da evitare
Non dire che Omero scriveva in “ionico”: la lingua omerica è una lingua d’arte mista. Non confondere la koinè con l’attico, né il greco bizantino dotto con quello parlato. Non presentare la pronuncia erasmiana come “la pronuncia antica”: è una ricostruzione scolastica. Non dimenticare le date essenziali: 1952 (decifrazione della lineare B), 403-402 a.C. (riforma dell’alfabeto ad Atene), 1976 (fine della questione della lingua).
Commentare un testo
Davanti a un testo dialettale procedi così: individua il dialetto attraverso le isoglosse (ā o ē, -ti o -si, articolo, infinito); segnala i tratti fonetici e morfologici; colloca il testo nel tempo e nel genere. Davanti a un testo letterario, chiediti se la lingua corrisponde al dialetto dell’autore o al genere. Davanti a un papiro, cerca gli errori di grafia che rivelano la pronuncia (scambi tra ei e i, tra ai ed e, tra o e ō).
Un consiglio finale per l’orale: per ogni fenomeno prepara una piccola catena di esempi che attraversi le epoche. Per esempio, la parola “acqua”: antico hýdōr, poi, nel greco medievale, nerón (abbreviazione di nearòn hýdōr, “acqua fresca”), fino al neogreco neró. Oppure “pesce”: antico ichthýs, poi opsárion (in origine “companatico”, ciò che si mangiava con il pane), fino al neogreco psári. Catene come queste mostrano in pochi secondi il mutamento fonetico, il mutamento di significato e la continuità della lingua, e sono molto apprezzate da chi ti interroga. Lo stesso vale per la sintassi: segui, per esempio, la scomparsa dell’infinito dalla koinè ai testi bizantini fino al na moderno.
Cosa ti chiedono all’orale (koinè, bizantino, moderno)
Che cos’è la koinè? La lingua comune dell’età ellenistica e romana, a base attica con elementi ionici, diffusa in tutto il Mediterraneo orientale; ne derivano tutte le varietà del greco moderno, tranne in parte lo zaconico.
Che cos’è l’iotacismo? La confluenza di più vocali e dittonghi (ei, ē, i, poi oi e y) nel suono /i/.
Che cosa volevano gli atticisti? Tornare alla lingua degli scrittori attici del V-IV secolo; i loro lessici, come quello di Frinico, documentano per contrasto l’uso reale.
Che differenza c’è tra pronuncia erasmiana e reuchliniana? La prima è la ricostruzione proposta da Erasmo nel 1528, usata nelle scuole; la seconda è la pronuncia bizantina e moderna, usata in Grecia.
Come si è chiusa la questione della lingua in Grecia? Con la legge del 1976 che ha adottato il neogreco comune, a base demotica, e con l’introduzione del sistema monotonico nel 1982.
Glossario rapido
- Isoglossa: linea che separa aree con un tratto linguistico diverso.
- Digamma: lettera che indicava il suono /w/, presto scomparsa in ionico-attico.
- Labiovelari: consonanti come /kʷ/, conservate in miceneo e poi trasformate.
- Psilosi: perdita dell’aspirazione iniziale.
- Kunstsprache: lingua d’arte, mai parlata, come quella omerica.
- Koinè: lingua comune ellenistica.
- Iotacismo: confluenza di più vocali nel suono /i/.
- Diglossia: coesistenza di una varietà alta e di una bassa con funzioni diverse.
- Katharévousa / dhimotikí: lingua purificata e lingua popolare del greco moderno.
Fonti e approfondimenti
Manuali e studi
- Antoine Meillet, Lineamenti di storia della lingua greca, Einaudi.
- Leonard R. Palmer, The Greek Language, Faber and Faber.
- Geoffrey Horrocks, Greek: A History of the Language and its Speakers, Wiley-Blackwell.
- Albio Cesare Cassio (a cura di), Storia delle lingue letterarie greche, Le Monnier Università.
- John Chadwick, Il deciframento della lineare B, Einaudi.
Testi citati
Il passo di Erodoto (VIII 144, 2) è riportato secondo il testo greco del Perseus Digital Library. Le forme micenee e dialettali sono quelle registrate nei manuali citati; gli altri passi sono resi in parafrasi.
Per approfondire trovi gli appunti di Storia della lingua latina, Grammatica greca e latina, Glottologia, Letteratura greca, Musica e metrica greca, Papirologia e Storia bizantina.