Nel 1896 due giovani studiosi di Oxford cominciarono a scavare le discariche di una città egiziana dimenticata, Ossirinco. Trovarono pezzi di carta antica a tonnellate: ricevute, contratti, lettere di figli ai genitori, esercizi di scuola, e in mezzo frammenti di poeti che nessuno leggeva da quindici secoli. Più di cento anni dopo, quel materiale non è ancora stato pubblicato tutto. La papirologia è la disciplina che studia questi testi: come leggerli, come ricostruirli, che cosa ci dicono del mondo antico.
L’esame si sostiene in Filologia classica, in Lettere classiche e in Storia antica. Il programma comprende di solito la storia delle scoperte, il papiro come materiale e come libro, i papiri letterari e il loro contributo alla conoscenza della letteratura greca e latina, i papiri documentari e la storia dell’Egitto greco-romano, le convenzioni di edizione. All’orale ti chiedono spesso di leggere e commentare un papiro edito, quindi la parte tecnica conta quanto quella storica.
| Esame | Papirologia |
|---|---|
| Corsi di laurea | Filologia classica, Lettere classiche, Storia antica, Archeologia |
| Crediti | di solito 6-12 CFU |
| SSD | ex L-ANT/05 (Papirologia) |
| Prova | orale, spesso con lettura e commento di un papiro edito |
Programmi, docenti e appelli variano da ateneo ad ateneo: fa fede il sito della tua università.
Come usare questi appunti
Comincio dalla definizione e dal materiale. Poi racconto le grandi scoperte, perché la storia della papirologia è anche una storia di scavi e di casi fortunati. Poi divido tra papiri letterari e papiri documentari. Chiudo con gli strumenti del mestiere: segni critici, sigle, banche dati, tecniche nuove come l’imaging multispettrale e lo srotolamento virtuale.
Ti consiglio di tenere aperta una banca dati di papiri mentre studi. Cerca i papiri che trovi citati, guarda le immagini, leggi l’edizione. Vedere un frammento vero, con i suoi buchi e le sue parole spezzate, vale più di dieci pagine di manuale.
Che cos’è la papirologia
L’oggetto
La papirologia studia i testi scritti su papiro e, per estensione, su altri materiali usati per scrivere nell’antichità in modo simile: ostraka (cocci di ceramica), tavolette di legno e cerate, pergamena, lino delle mummie. Per lingue si occupa soprattutto del greco, ma anche del latino, del demotico, del copto, dell’aramaico, dell’arabo. L’arco cronologico va dalla fine del IV secolo a.C. all’VIII secolo d.C. circa, cioè dalla conquista dell’Egitto da parte di Alessandro Magno ai primi secoli della dominazione araba.
Due campi
Si distinguono tradizionalmente due grandi settori.
- La papirologia letteraria studia i testi letterari, cioè copie di opere di autori, scientifici, religiosi o scolastici. Il suo contributo principale è la scoperta di testi perduti e la conoscenza della tradizione antica di testi noti.
- La papirologia documentaria studia i documenti della vita pratica: contratti, ricevute, registri fiscali, petizioni, lettere private. È una fonte insostituibile per la storia economica, sociale, amministrativa e giuridica dell’Egitto tolemaico, romano e bizantino.
Perché quasi tutto viene dall’Egitto
Il papiro è un materiale vegetale che si deteriora con l’umidità. Si è conservato quasi solo dove il clima è secco: soprattutto in Egitto, al di sopra del livello raggiunto dalle piene del Nilo, nelle sabbie del deserto ai margini delle zone coltivate. Altri ritrovamenti vengono da zone aride del Vicino Oriente, come il deserto di Giuda e Dura Europos sull’Eufrate. Fanno eccezione i papiri di Ercolano, conservati perché carbonizzati dall’eruzione del Vesuvio.
Cosa ti chiedono all’orale (definizione)
Che cosa studia la papirologia? Studia i testi scritti su papiro e su supporti affini, come ostraka, tavolette e pergamene, provenienti soprattutto dall’Egitto tra la fine del IV secolo a.C. e l’VIII secolo d.C. Si divide in papirologia letteraria, che studia copie di opere di autori e ha restituito molti testi perduti, e papirologia documentaria, che studia i documenti della vita pratica ed è una fonte fondamentale per la storia dell’Egitto greco-romano.
Perché i papiri provengono quasi tutti dall’Egitto? Perché il papiro è un materiale organico che si conserva solo in climi molto secchi. In Egitto i papiri si sono salvati nelle sabbie ai margini delle zone coltivate, fuori dalla portata delle piene del Nilo e dell’umidità. Le eccezioni sono poche: zone aride del Vicino Oriente e i papiri carbonizzati di Ercolano.
Il papiro come materiale e come libro
La fabbricazione
Il papiro si ricavava dal fusto di una pianta palustre, il Cyperus papyrus, che cresceva abbondante nel delta del Nilo. La descrizione più famosa della lavorazione è quella di Plinio il Vecchio nel libro XIII della Naturalis historia. Il midollo veniva tagliato in strisce sottili, disposte su due strati perpendicolari, pressate e battute finché la linfa le univa; poi i fogli (in greco kollemata) venivano levigati e incollati in serie per formare un rotolo. Un rotolo standard era formato da una ventina di fogli.
Il lato con le fibre orizzontali si chiama recto, quello con le fibre verticali verso. Di solito si scriveva prima sul recto, nel senso delle fibre. Molti rotoli, una volta esaurita la loro funzione, venivano riutilizzati scrivendo sul verso: per questo si trovano spesso testi letterari sul verso di documenti, o viceversa, e il testo più antico permette di datare quello più recente.
Il rotolo e il codice
Il libro antico è il rotolo: il testo è disposto in colonne, che il lettore srotola orizzontalmente. Dal I secolo d.C. compare il codice, il libro a pagine, che tra II e IV secolo sostituisce progressivamente il rotolo. I papiri d’Egitto sono la prova principale di questo passaggio: contando le percentuali di rotoli e codici datati nei diversi secoli si vede bene il cambiamento, e si vede che i cristiani adottarono il codice molto prima dei pagani.
Lettori e libri
I papiri letterari ci dicono anche che cosa si leggeva nella provincia egiziana. Omero è di gran lunga l’autore più rappresentato, seguito da Demostene, Euripide, Esiodo, Menandro. È lo specchio della scuola e della cultura media. Molti frammenti portano segni di lettura: accenti, correzioni, varianti in margine, annotazioni. Altri sono esercizi scolastici, con errori di ortografia, che ci mostrano come si imparava a scrivere.
Cosa ti chiedono all’orale (materiale)
Come si fabbricava il papiro? Secondo la descrizione di Plinio il Vecchio nel libro XIII della Naturalis historia, si tagliava il midollo della pianta in strisce sottili, che si disponevano in due strati perpendicolari e si pressavano finché aderivano. I fogli così ottenuti venivano levigati e incollati per formare un rotolo, in genere di una ventina di fogli.
Che cosa ci dicono i papiri sul passaggio dal rotolo al codice? Permettono di misurarlo statisticamente: tra II e IV secolo d.C. la percentuale di codici cresce fino a superare quella dei rotoli. Mostrano inoltre che i testi cristiani sono scritti su codice in proporzione molto più alta e molto prima dei testi pagani, il che fa pensare a una scelta consapevole delle comunità cristiane.
La storia delle scoperte
Ercolano
La prima grande scoperta avviene in Italia. Nel 1752, durante gli scavi borbonici a Ercolano, in una grande villa che poi verrà chiamata Villa dei Papiri, si trovano centinaia di rotoli carbonizzati dall’eruzione del 79 d.C. All’inizio vengono scambiati per pezzi di carbone. Il padre Antonio Piaggio, un religioso genovese, costruisce una macchina per svolgerli lentamente, con fili di seta e pesi. Molti rotoli si distruggono, ma parecchi vengono aperti.
Si scopre che la biblioteca contiene soprattutto opere di filosofia epicurea, in particolare di Filodemo di Gadara, filosofo e poeta greco del I secolo a.C., e libri del Peri physeos (Sulla natura) di Epicuro. Ci sono anche alcuni rotoli latini, tra cui frammenti di un poema sulla battaglia di Azio. La villa è spesso attribuita alla famiglia di Lucio Calpurnio Pisone Cesonino, suocero di Cesare, protettore di Filodemo, ma l’attribuzione non è certa.
I papiri di Ercolano sono conservati a Napoli, nell’Officina dei Papiri della Biblioteca Nazionale. Nel 1969 Marcello Gigante fondò il Centro internazionale per lo studio dei papiri ercolanesi, che pubblica la rivista Cronache Ercolanesi.
I primi papiri egiziani
Il primo papiro greco d’Egitto arrivato in Europa con una storia nota è la cosiddetta Charta Borgiana, acquistata da un mercante nel 1778 e passata al cardinale Stefano Borgia: un elenco di lavoratori delle dighe del II secolo d.C. Secondo il racconto tradizionale, i venditori ne avevano bruciati decine di altri per godersi l’aroma del fumo. Nei decenni successivi i papiri arrivano a piccoli gruppi, comprati da viaggiatori e consoli.
La svolta arriva negli anni Settanta dell’Ottocento, quando dal Fayyum, l’oasi a sud-ovest del Cairo, cominciano ad arrivare sul mercato antiquario migliaia di papiri, scoperti dai contadini che scavavano gli antichi insediamenti per usarne la terra come fertilizzante (sebakh).
Ossirinco
Nel 1896-1897 Bernard Grenfell e Arthur Hunt, per conto dell’Egypt Exploration Fund, cominciano gli scavi a Ossirinco (Oxyrhynchus, oggi el-Bahnasa), capoluogo di un distretto del Medio Egitto. Le discariche della città, sotto la sabbia, contengono quantità enormi di papiri gettati via come carta straccia. Nel primo anno trovano, tra le altre cose, un frammento di detti di Gesù (i Logia) e un frammento di Saffo.
La serie degli Oxyrhynchus Papyri, iniziata nel 1898, conta oggi più di ottanta volumi, ed è ancora in corso. È la più importante raccolta di papiri del mondo.
L’Italia
In Italia la papirologia ha una grande tradizione. A Firenze Girolamo Vitelli avvia nei primi del Novecento l’acquisto e la pubblicazione di papiri, nella serie dei Papiri della Società Italiana (PSI), e fonda una scuola. Con lui lavora Medea Norsa, che dopo di lui guiderà l’Istituto. L’Istituto Papirologico che porta il nome di Vitelli è ancora oggi uno dei centri principali. A Milano Achille Vogliano scava a Tebtynis e a Narmuthis negli anni Trenta.
Cosa ti chiedono all’orale (scoperte)
Che cosa contiene la biblioteca della Villa dei Papiri? Soprattutto testi di filosofia epicurea, in particolare opere di Filodemo di Gadara, filosofo del I secolo a.C., e libri del trattato Sulla natura di Epicuro, oltre ad alcuni testi latini. I rotoli, carbonizzati dall’eruzione del 79 d.C., furono scoperti nel 1752. La villa è attribuita, senza certezza, alla famiglia di Calpurnio Pisone, protettore di Filodemo.
Perché Ossirinco è così importante? Perché le discariche di questa città del Medio Egitto, scavate da Grenfell e Hunt dal 1896-1897, hanno restituito una quantità enorme di papiri, documentari e letterari. La serie degli Oxyrhynchus Papyri, iniziata nel 1898, conta più di ottanta volumi ed è ancora in corso. Vi si sono trovati frammenti di autori perduti e documenti di ogni genere.
I papiri letterari: testi ritrovati
Quello che abbiamo recuperato
La papirologia ha cambiato la nostra conoscenza della letteratura greca. Molti autori che conoscevamo solo per titoli o per citazioni sono riemersi, almeno in parte. Ecco i casi da sapere.
- Bacchilide: un papiro acquistato dal British Museum e pubblicato da Frederic Kenyon nel 1897 restituisce gran parte dei suoi epinici e ditirambi.
- La Costituzione degli Ateniesi attribuita ad Aristotele, pubblicata da Kenyon nel 1891 da un papiro del British Museum.
- I Mimiambi di Eroda, scene di vita quotidiana in coliambi, pubblicati anch’essi nel 1891.
- Menandro: fino al Novecento lo conoscevamo quasi solo per frammenti. Un codice del Cairo, pubblicato nel 1907, restituisce ampie parti di diverse commedie. Il Dyskolos (Il misantropo), quasi completo, viene pubblicato nel 1958 da un papiro della collezione Bodmer di Ginevra.
- I Persiani di Timoteo di Mileto, da un papiro del IV secolo a.C. trovato ad Abusir, tra i più antichi libri greci conservati.
- Ampi frammenti di Saffo, Alceo, Pindaro, Callimaco (in particolare degli Aitia), Sofocle (il dramma satiresco Ichneutai, I cercatori di tracce), Euripide (parti dell’Ipsipile).
Le scoperte recenti
Le scoperte non si sono fermate.
- Nel 2001 è stato pubblicato un papiro di una collezione milanese, il cosiddetto P.Mil.Vogl. VIII 309, con più di cento epigrammi di Posidippo di Pella, poeta del III secolo a.C., quasi tutti sconosciuti: è il più antico libro di epigrammi conservato.
- Nel 2004 Martin West ha pubblicato, combinando un papiro di Colonia con un papiro di Ossirinco già noto, il cosiddetto “carme della vecchiaia” di Saffo, quasi completo.
- Nel 2005 un papiro di Ossirinco ha restituito un’ampia elegia di Archiloco sulla spedizione achea in Misia e sull’eroe Telefo.
- Nel 2014 sono stati annunciati nuovi frammenti di Saffo, tra cui il “carme dei fratelli”. La loro provenienza è stata poi oggetto di forti dubbi e di un’inchiesta sul commercio illecito di papiri, che ha coinvolto anche altre collezioni.
L’ultimo caso è importante per l’orale perché solleva una questione etica che i docenti amano discutere: da dove vengono i papiri che compaiono sul mercato, e con quali garanzie si possono pubblicare.
I papiri e la critica del testo
I papiri di autori già noti attraverso i manoscritti medievali sono importanti in un altro modo. Sono copie di mille anni più antiche dei manoscritti bizantini, e permettono di vedere com’era il testo prima della tradizione medievale. Per Omero, per esempio, i papiri tolemaici mostrano versioni “eccentriche”, con versi in più o in meno rispetto al testo standard, che scompaiono dopo il lavoro dei filologi alessandrini. È una prova concreta dell’efficacia del loro lavoro di normalizzazione.
Cosa ti chiedono all’orale (papiri letterari)
Quali opere ci sono state restituite dai papiri? Tra le più importanti: gli epinici e i ditirambi di Bacchilide, pubblicati nel 1897; la Costituzione degli Ateniesi attribuita ad Aristotele e i Mimiambi di Eroda, nel 1891; ampie parti di Menandro, tra cui il Dyskolos quasi completo pubblicato nel 1958; i Persiani di Timoteo; molti frammenti di Saffo, Alceo, Pindaro, Callimaco; gli epigrammi di Posidippo, pubblicati nel 2001.
Che cosa ci dicono i papiri omerici tolemaici? Mostrano un testo omerico più fluido di quello dei manoscritti medievali, con versi aggiunti o assenti rispetto alla vulgata: sono i cosiddetti papiri “eccentrici”. Dopo il II secolo a.C. queste varianti scompaiono quasi del tutto, segno dell’influenza del lavoro dei filologi alessandrini nel fissare un testo standard.
I papiri documentari
La vita quotidiana di un paese antico
I papiri documentari sono molto più numerosi di quelli letterari. Riguardano tutti gli aspetti della vita: amministrazione, fisco, catasto, giustizia, esercito, commercio, matrimoni, divorzi, adozioni, testamenti, compravendite di schiavi, scuola, religione, lettere private. Non esiste nessun’altra regione del mondo antico di cui possiamo seguire la vita quotidiana con un dettaglio simile.
I tipi di documento
I principali tipi che incontrerai nei programmi sono:
- i contratti privati, come vendite, prestiti, affitti, contratti di lavoro e di matrimonio, spesso stesi da uffici notarili;
- le petizioni alle autorità, in cui un privato denuncia un torto e chiede giustizia;
- i documenti fiscali: ricevute di tasse, registri, censimenti (in età romana un censimento ogni quattordici anni, con dichiarazioni casa per casa);
- le lettere private, che ci danno la voce di persone comuni, con le loro preoccupazioni, i saluti, le richieste di denaro;
- gli atti ufficiali dell’amministrazione, editti dei prefetti, verbali di processi.
Gli archivi
Il valore dei documenti aumenta molto quando appartengono allo stesso archivio, cioè quando sono stati prodotti o raccolti da una stessa persona o ufficio. L’esempio più famoso è l’archivio di Zenone, amministratore della grande tenuta di Apollonio, ministro delle finanze di Tolomeo II, a Filadelfia nel Fayyum, nel III secolo a.C. Comprende circa duemila documenti, e ci permette di seguire per anni la gestione di un’azienda agricola ellenistica.
Fuori dall’Egitto, un caso celebre è l’archivio di Babatha, una donna ebrea del II secolo d.C., i cui documenti in greco, aramaico e nabateo furono ritrovati in una grotta presso il Mar Morto, dove probabilmente si era rifugiata durante la rivolta di Bar Kokhba.
Lingue e società
L’Egitto greco-romano era una società multilingue. I documenti greci convivono con quelli in demotico, la fase tarda della lingua egiziana, poi con il copto, che scrive l’egiziano con un alfabeto derivato dal greco. In età romana compaiono documenti in latino, soprattutto militari. Dopo la conquista araba del 641-642 d.C., i documenti greci continuano per qualche decennio accanto a quelli arabi, poi scompaiono. Studiare questi passaggi significa studiare la storia di una società attraverso le sue lingue.
Cosa ti chiedono all’orale (papiri documentari)
Che cos’è l’archivio di Zenone? È un insieme di circa duemila documenti del III secolo a.C., appartenuti a Zenone, amministratore della grande tenuta concessa ad Apollonio, ministro delle finanze di Tolomeo II, a Filadelfia nel Fayyum. Lettere, conti, contratti e memoranda permettono di ricostruire in grande dettaglio la gestione di un’azienda agricola e la vita economica dell’Egitto tolemaico.
Perché è importante studiare i documenti come archivi? Perché un documento isolato dice poco, mentre un gruppo di documenti prodotti o raccolti dalla stessa persona o ufficio permette di seguire vicende, rapporti e attività nel tempo. Il contesto archivistico permette anche di datare meglio i documenti e di interpretarli correttamente.
I papiri latini e cristiani
Il latino nei papiri
I papiri latini sono pochi rispetto a quelli greci, ma importanti. Comprendono documenti militari, testi giuridici, esercizi di scuola e alcuni testi letterari. Il più famoso è il papiro di Gallo, trovato a Qasr Ibrim, nella Nubia egiziana, e pubblicato nel 1979, con alcuni versi elegiaci attribuiti a Cornelio Gallo, il poeta amico di Virgilio, di cui prima conoscevamo un solo verso. È uno dei più antichi manoscritti latini letterari che possediamo. Per la scrittura latina dei papiri sono importanti anche le tavolette di Vindolanda, in Britannia.
I papiri cristiani
I papiri hanno restituito anche le più antiche copie dei testi cristiani. Il frammento più famoso è un piccolo pezzo del Vangelo di Giovanni conservato a Manchester (P.Ryl. 457, noto come P52), datato su base paleografica alla prima metà del II secolo, anche se la datazione è discussa. Altri papiri, come quelli delle collezioni Chester Beatty e Bodmer, conservano ampie parti dei Vangeli, delle lettere di Paolo e dell’Antico Testamento in greco.
A Nag Hammadi, in Alto Egitto, nel 1945 fu trovata una biblioteca di codici in copto con testi gnostici, tra cui il Vangelo di Tommaso, di cui alcuni frammenti greci erano già noti proprio dai papiri di Ossirinco: sono i Logia trovati da Grenfell e Hunt.
Cosa ti chiedono all’orale (latini e cristiani)
Che cos’è il papiro di Gallo? È un papiro latino trovato a Qasr Ibrim, nella Nubia egiziana, e pubblicato nel 1979, con alcuni versi elegiaci attribuiti a Cornelio Gallo, il poeta elegiaco amico di Virgilio, di cui prima si conosceva un solo verso. È uno dei più antichi testimoni della poesia latina.
Perché i papiri cristiani sono importanti? Perché sono le copie più antiche dei testi del Nuovo Testamento e di altri testi cristiani, alcune risalenti forse al II secolo. Permettono di studiare la forma più antica del testo e l’uso precoce del codice nelle comunità cristiane. Il frammento P52 del Vangelo di Giovanni è tra i più antichi, anche se la sua datazione è discussa.
Il quadro storico: l’Egitto greco-romano
Tolemaico
Per leggere i documenti devi sapere in che mondo sono stati scritti. Dopo la morte di Alessandro Magno, nel 323 a.C., l’Egitto passa a uno dei suoi generali, Tolomeo, che diventa re nel 305 a.C. e fonda la dinastia dei Tolomei, terminata con Cleopatra VII nel 30 a.C. La capitale è Alessandria, città greca affacciata sul Mediterraneo, sede del Museo e della Biblioteca.
Il regno tolemaico è una monarchia con un’amministrazione molto centralizzata e minuziosa, che registra tutto per esigenze fiscali. Il paese è diviso in distretti, i nomi, ciascuno con un capoluogo e funzionari propri. I Greci sono una minoranza privilegiata, soprattutto soldati, funzionari e coloni, a cui vengono assegnati appezzamenti di terra (i kleroi, da cui il termine cleruchi). La lingua dell’amministrazione è il greco, ma la popolazione egiziana continua a usare l’egiziano, e i templi conservano un ruolo importante.
Romano
Con la vittoria di Ottaviano su Antonio e Cleopatra, nel 30 a.C., l’Egitto diventa provincia romana, con uno statuto particolare: è governato da un prefetto di rango equestre, nominato direttamente dall’imperatore, e ai senatori è vietato entrarvi senza permesso. È il granaio di Roma, e il grano egiziano nutre la capitale.
L’amministrazione romana conserva molte strutture tolemaiche ma le riorganizza. Le élite delle città greche, le metropoleis dei nomi, acquistano più peso; nel 200 d.C. circa Settimio Severo concede loro consigli cittadini (le boulai). Nel 212 d.C. la Constitutio Antoniniana di Caracalla estende la cittadinanza romana a quasi tutti gli abitanti liberi dell’impero, e da quel momento nei documenti compare di continuo il nome Aurelio, preso dai nuovi cittadini in onore dell’imperatore. Un papiro di Giessen conserva un testo che molti studiosi identificano con l’editto stesso.
Bizantino e arabo
Dalla fine del III secolo, con le riforme di Diocleziano, l’Egitto è diviso in più province e il suo sistema fiscale cambia. Il cristianesimo si diffonde rapidamente, e nascono le prime forme di monachesimo, con figure come Antonio e Pacomio. Nei documenti tardi compaiono grandi proprietà fondiarie, come quella della famiglia degli Apioni a Ossirinco, e un ruolo crescente della Chiesa.
La conquista araba, completata nel 641-642 d.C., non interrompe subito l’uso del greco: per alcuni decenni l’amministrazione continua a usarlo, accanto al copto e all’arabo, che diventa lingua ufficiale dell’amministrazione all’inizio dell’VIII secolo. Con la scomparsa del greco dai documenti si chiude, per convenzione, l’età della papirologia greca.
Cosa ti chiedono all’orale (quadro storico)
Che cosa cambia nell’Egitto con la conquista romana? Dal 30 a.C. l’Egitto diventa provincia romana con uno statuto speciale, governato da un prefetto equestre nominato dall’imperatore, con divieto di ingresso per i senatori senza autorizzazione. Resta il granaio di Roma. L’amministrazione tolemaica viene conservata e riorganizzata, le élite cittadine acquistano peso e nel 212 d.C. la Constitutio Antoniniana estende la cittadinanza romana alla quasi totalità degli abitanti liberi.
Perché nei documenti dopo il 212 d.C. compare spesso il nome Aurelio? Perché la Constitutio Antoniniana di Caracalla, il cui nome ufficiale era Marco Aurelio Antonino, concesse la cittadinanza romana a quasi tutti i liberi dell’impero, e i nuovi cittadini presero il gentilizio Aurelius. È un indizio utile anche per datare un documento.
Ostraka, tavolette e altri supporti
Gli ostraka
Il papiro costava, e per molti usi quotidiani si scriveva su supporti più economici. Il più diffuso è l’ostrakon, un coccio di vaso rotto o una scheggia di calcare, su cui si scriveva con inchiostro. Gli ostraka servono per ricevute fiscali, brevi lettere, conti, esercizi di scuola. Si conservano anche in condizioni in cui il papiro andrebbe distrutto, e sono numerosissimi in Alto Egitto, per esempio a Tebe, e nei siti del deserto orientale, come i forti e le stazioni lungo le strade verso il Mar Rosso.
Non confonderli con gli ostraka dell’ostracismo ateniese, che sono cocci con il nome di un cittadino da esiliare: il supporto è lo stesso, il contesto completamente diverso.
Le tavolette
Si scriveva anche su tavolette di legno, scritte con inchiostro o coperte di cera e incise con uno stilo. Le tavolette cerate erano usate a scuola, per i conti, per documenti che poi venivano sigillati, come i testamenti romani. Nei siti egiziani se ne trovano molte, spesso legate insieme a formare piccoli quaderni, i polittici.
La pergamena e altri materiali
Nella tarda antichità compare anche la pergamena, soprattutto per i codici. Si trovano poi testi scritti su lino, come il famoso Liber linteus etrusco di Zagabria, riutilizzato per avvolgere una mummia, e iscrizioni su vari oggetti. La papirologia, in senso largo, studia tutti questi testi quando sono scritti con inchiostro e appartengono al mondo greco-romano d’Egitto e del Vicino Oriente.
Il cartonnage
Un caso particolare è il cartonnage: in età tolemaica, per confezionare maschere e involucri delle mummie, si usava una specie di cartapesta fatta di papiri riciclati, incollati e coperti di gesso. Sciogliendo il cartonnage si recuperano documenti e talvolta testi letterari. È così che sono stati trovati molti papiri tolemaici. Il procedimento distrugge però l’oggetto archeologico, e oggi è oggetto di dibattito, soprattutto quando la provenienza del cartonnage non è documentata.
Cosa ti chiedono all’orale (supporti)
Che cos’è un ostrakon e a che cosa serviva? È un coccio di ceramica o una scheggia di calcare usato come supporto economico per scrivere con inchiostro. Serviva per ricevute fiscali, brevi lettere, conti ed esercizi scolastici. È molto frequente nei siti dell’Alto Egitto e del deserto orientale, e si conserva bene anche dove il papiro si sarebbe distrutto.
Che cos’è il cartonnage e perché è discusso? È un materiale simile alla cartapesta, fatto di papiri riciclati incollati e coperti di gesso, usato in età tolemaica per maschere e involucri di mummie. Sciogliendolo si recuperano papiri, a volte importanti. Il procedimento però distrugge un oggetto archeologico ed è discusso soprattutto quando la provenienza del pezzo non è documentata o è sospetta.
Leggere una lettera privata
La struttura
Le lettere private sono i documenti che gli studenti amano di più, perché ci fanno sentire la voce di persone comuni. Hanno una struttura fissa, che conviene conoscere perché ti aiuta a leggerle anche quando sono lacunose.
- Il prescritto: “Tizio a Caio, salute” (in greco con la formula chairein).
- La formula di salute: l’augurio che il destinatario stia bene, spesso con la notizia che anche il mittente sta bene, e a volte con il ricordo delle preghiere fatte per lui davanti agli dei.
- Il corpo della lettera, con notizie, richieste, rimproveri.
- I saluti finali a familiari e amici, spesso lunghi elenchi di nomi.
- La formula di congedo, come “stai bene” (errōso), e a volte la data.
- Sul verso, l’indirizzo: il nome del destinatario e talvolta il luogo.
Che cosa ci dicono
In queste lettere trovi soldati che chiedono ai genitori vestiti e denaro, figli che rassicurano le madri, mogli che si lamentano dei mariti lontani, commercianti che discutono di prezzi. Un esempio celebre, da Ossirinco, è la lettera di un ragazzo che rimprovera il padre di non averlo portato con sé ad Alessandria e minaccia di non mangiare più. Sono testi brevi, con errori di ortografia e una lingua vicina al parlato, e per questo preziosi anche per la storia del greco.
La lingua dei papiri
La lingua dei documenti è la koinè, il greco comune dell’età ellenistica e romana. I papiri mostrano mutamenti che il greco letterario nasconde: la confusione tra vocali e dittonghi che hanno cominciato a pronunciarsi allo stesso modo (per esempio ει e ι), la scomparsa progressiva del dativo e dell’ottativo, l’uso di parole latine nell’esercito e nell’amministrazione. Sono la fonte principale per la storia del greco parlato tra Alessandro e Bisanzio.
Quando leggi un documento, quindi, non correggere subito gli “errori”. Un’ortografia sbagliata può dirti come quella persona pronunciava le parole, quale era il suo livello di istruzione, se il greco era la sua prima lingua o se pensava in egiziano. Spesso le edizioni riportano in apparato la forma normalizzata accanto a quella del papiro, proprio per conservare questa informazione. Impara a leggere quell’apparato: è lì che il documento ti racconta chi l’ha scritto.
Cosa ti chiedono all’orale (lettere)
Qual è la struttura di una lettera privata su papiro? Si apre con il prescritto, nella forma “Tizio a Caio, salute”, seguito da una formula di augurio per la salute del destinatario. Poi viene il corpo con notizie e richieste, quindi i saluti a familiari e amici e la formula di congedo, a volte con la data. Sul verso si trova l’indirizzo. Conoscere questo schema aiuta a integrare le lacune.
Perché i papiri sono importanti per la storia della lingua greca? Perché documentano la koinè effettivamente scritta da persone di diversa istruzione, con errori ortografici che rivelano i mutamenti della pronuncia, come la confusione tra vocali e dittonghi, e fenomeni morfologici e sintattici, come il declino del dativo e dell’ottativo. Mostrano il greco reale tra età ellenistica e bizantina.
Etica e provenienza
Il problema del mercato
Molti papiri sono arrivati nelle collezioni attraverso il mercato antiquario, spesso senza documentazione sul luogo di ritrovamento. In passato questo era considerato normale. Oggi la situazione è cambiata: la Convenzione UNESCO del 1970 sui beni culturali ha posto limiti al commercio di oggetti esportati illegalmente, e molte riviste e istituzioni chiedono di documentare la provenienza prima di pubblicare un papiro.
Casi recenti
Negli ultimi anni alcuni casi hanno avuto grande eco. Il cosiddetto “papiro di Artemidoro”, acquistato da una fondazione italiana e presentato come un testo geografico del I secolo a.C. con disegni, è stato oggetto di un’accesa polemica sulla sua autenticità, sostenuta da alcuni studiosi e negata da altri, tra cui Luciano Canfora. Le vicende legate ai nuovi frammenti di Saffo e a papiri venduti a collezioni private hanno portato alla luce casi di frammenti sottratti a collezioni pubbliche e venduti illegalmente.
Che cosa devi saperne
Per l’orale ti basta sapere che il papirologo oggi deve porsi, accanto alle domande filologiche, anche quelle sulla provenienza e sulla legalità dei materiali che studia. Un testo pubblicato senza contesto perde informazioni preziose sul luogo e sull’ambiente in cui era usato, e rischia di incoraggiare il saccheggio dei siti archeologici.
Cosa ti chiedono all’orale (etica)
Perché la provenienza di un papiro è importante? Per ragioni scientifiche, perché il luogo di ritrovamento e il contesto archeologico aiutano a interpretare e datare il testo, e per ragioni etiche e legali, perché papiri di provenienza sconosciuta possono essere frutto di scavi clandestini o di furti. Dopo la Convenzione UNESCO del 1970 molte istituzioni chiedono di documentare la provenienza prima della pubblicazione.
Che cos’è la polemica sul papiro di Artemidoro? È un dibattito sull’autenticità di un papiro acquistato da una fondazione italiana e presentato come un testo geografico antico con disegni, attribuito al geografo Artemidoro di Efeso. Alcuni studiosi ne hanno sostenuto l’autenticità, altri, tra cui Luciano Canfora, l’hanno considerato un falso moderno. Il caso è diventato un esempio delle difficoltà di valutare materiali privi di contesto.
Come si edita un papiro
Le fasi del lavoro
L’edizione di un papiro segue alcune fasi. Prima la conservazione: il papiro va pulito, appiattito, a volte staccato da altri frammenti o dal cartonnage, il cartone fatto di papiri riciclati con cui si confezionavano maschere e involucri di mummie. Poi la lettura, lettera per lettera, spesso su lacune e scritture sbiadite. Poi la trascrizione con i segni critici, la ricostruzione delle lacune, quando possibile, l’identificazione del testo, se letterario, o del tipo di documento, e infine la traduzione e il commento.
I segni di Leida
Per trascrivere un papiro si usano convenzioni comuni, fissate nel 1931 a Leida e note come sistema di Leida. Devi conoscerle bene, perché all’orale ti faranno leggere un’edizione.
- [ ] lacuna nel supporto; il testo tra parentesi quadre è integrato dall’editore.
- ( ) scioglimento di un’abbreviazione.
- < > lettere omesse dallo scriba e aggiunte dall’editore.
- { } lettere scritte per errore dallo scriba ed eliminate dall’editore.
- ⟦ ⟧ lettere cancellate dallo scriba.
- ` ´ lettere aggiunte dallo scriba sopra la riga.
- Un punto sotto la lettera indica una lettera di lettura incerta.
- I punti sulla riga, nelle lacune, indicano il numero approssimativo di lettere mancanti.
Datare un papiro
Un papiro documentario si data spesso con precisione grazie alle formule di datazione: in età tolemaica con l’anno di regno del sovrano e il mese del calendario macedone o egiziano, in età romana con l’anno di regno dell’imperatore, in età bizantina con l’indizione e i consolati. Un papiro letterario, che non porta date, si data invece soprattutto su base paleografica, per confronto con scritture datate, e con gli indizi del contesto, per esempio un documento datato sull’altro lato.
Cosa ti chiedono all’orale (edizione)
Che cosa indicano le parentesi quadre e tonde nel sistema di Leida? Le parentesi quadre indicano una lacuna del supporto: il testo racchiuso è integrato dall’editore. Le parentesi tonde indicano lo scioglimento di un’abbreviazione presente nel papiro. Altre convenzioni distinguono le lettere omesse dallo scriba, tra parentesi uncinate, quelle superflue da eliminare, tra graffe, e quelle cancellate dallo scriba, tra doppie quadre.
Come si data un papiro letterario? Siccome di solito non porta date, si data soprattutto con criteri paleografici, confrontando la scrittura con quella di papiri datati. Aiutano anche il contesto archeologico e la presenza, sull’altro lato, di un documento datato: se il testo letterario è scritto sul verso di un documento, è posteriore a esso.
Strumenti e tecniche nuove
Sigle e repertori
Ogni collezione di papiri ha una sigla, e ogni papiro edito si cita con la sigla della serie, il volume e il numero: P.Oxy. per gli Oxyrhynchus Papyri, PSI per i papiri della Società Italiana, BGU per quelli dei musei di Berlino, P.Lond. per quelli di Londra, P.Herc. per quelli di Ercolano. Le sigle sono raccolte nella Checklist of Editions of Greek, Latin, Demotic and Coptic Papyri, Ostraca and Tablets, oggi consultabile online.
Altri strumenti fondamentali sono il Sammelbuch, che ripubblica documenti editi in sedi disperse, e la Berichtigungsliste, che registra le correzioni proposte alle edizioni.
Le banche dati
Oggi il lavoro si fa in gran parte online.
- Papyri.info riunisce testi, metadati e immagini di decine di migliaia di papiri documentari, e permette ricerche nel testo greco.
- Trismegistos assegna un numero identificativo unico a ogni testo e raccoglie dati su persone, luoghi e archivi.
- Per i papiri letterari si usano il catalogo Mertens-Pack, curato a Liegi, e la Leuven Database of Ancient Books.
Imaging e srotolamento virtuale
Le tecnologie hanno cambiato la lettura. L’imaging multispettrale, che fotografa il papiro con luci di diverse lunghezze d’onda, rende leggibile l’inchiostro su papiri anneriti, come quelli di Ercolano. Per i rotoli ercolanesi ancora chiusi si usa la tomografia: si scansiona il rotolo senza aprirlo e si ricostruiscono virtualmente gli strati.
Nel 2023 un concorso internazionale, la Vesuvius Challenge, ha premiato i primi risultati di questo metodo applicato con l’apprendimento automatico: in ottobre è stata letta la prima parola in un rotolo chiuso, porphyras, “porpora”, e all’inizio del 2024 è stato premiato un gruppo che aveva reso leggibili diverse colonne di un testo, probabilmente di Filodemo. È un caso in cui la tecnologia permette di leggere testi che nessuno vedeva da duemila anni.
Cosa ti chiedono all’orale (strumenti)
Come si cita un papiro edito? Con la sigla della serie in cui è pubblicato, il numero del volume e quello del papiro: per esempio P.Oxy. seguito da volume e numero per gli Oxyrhynchus Papyri, PSI per i papiri della Società Italiana, BGU per quelli berlinesi. Le sigle sono codificate nella Checklist of Editions, consultabile online.
Che cos’è la Vesuvius Challenge? È un concorso internazionale lanciato per leggere i rotoli di Ercolano ancora chiusi, grazie alla tomografia e all’apprendimento automatico, che individuano l’inchiostro negli strati scansionati senza aprire il rotolo. Nell’ottobre 2023 è stata letta la prima parola, porphyras, “porpora”, e nel 2024 sono state rese leggibili diverse colonne di un testo filosofico, probabilmente di Filodemo.
Fonti e approfondimenti
Manuali
- Eric G. Turner, Greek Papyri. An Introduction, Clarendon Press, 1968; trad. it. Papiri greci, a cura di Manfredo Manfredi, Carocci.
- Orsolina Montevecchi, La papirologia, Vita e Pensiero.
- Mario Capasso, Introduzione alla papirologia, Il Mulino.
- Roger S. Bagnall (a cura di), The Oxford Handbook of Papyrology, Oxford University Press, 2009.
Banche dati
- Papyri.info; Trismegistos; Checklist of Editions of Greek, Latin, Demotic and Coptic Papyri, Ostraca and Tablets (online).
Per la scrittura dei papiri e dei manoscritti vedi gli appunti di Paleografia greca; per i testi, quelli di Letteratura greca. Gli altri esami sono nell’indice degli esami.