Carlo Goldoni: vita, opere più importanti e riforma

Carlo Goldoni: biografia essenziale e opere principali per orientarsi nello studio della letteratura italiana.

Antonio Garofano Antonio Garofano 10 min di lettura

ORIENTAMENTO PER LO STUDIO

Profilo cronologico e opere nel catalogo

Nascita1707Morte1793
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Opere collegate

Nelle sue memorie Goldoni racconta che a quattordici anni scappò da Rimini, dove studiava, imbarcandosi con una compagnia di comici diretta a Chioggia. Da vecchio gli piaceva romanzare, quindi prendiamo l’aneddoto con un po’ di cautela. Dice però una cosa vera: per lui il teatro è stato prima una passione e solo dopo un mestiere.

Nato a Venezia il 25 febbraio 1707, figlio del medico Giulio, si laurea in legge a Padova nel 1731 e fa l’avvocato a Venezia e a Pisa prima di scegliere definitivamente il palcoscenico. Da lì cambia la commedia italiana. Al posto delle maschere e dell’improvvisazione della commedia dell’arte mette testi scritti per intero e personaggi presi dalla vita, studiati, come dice lui, su due «libri», il Mondo e il Teatro. Se dovete scegliere i titoli, partite da Il servitore di due padroni, La bottega del caffè e La locandiera; poi Il campiello, I rusteghi, la Trilogia della villeggiatura e Le baruffe chiozzotte. Dal 1762 vive a Parigi, dove scrive in francese le Memorie e dove muore il 6 febbraio 1793.

Da Venezia a Parigi

Infanzia, studi e prime fughe (1707-1731)

La passione per il teatro nasce presto: da bambino Goldoni gioca con un teatrino di marionette e ancora ragazzo, secondo il racconto delle Memorie, abbozza già una piccola commedia. Studia a Perugia e poi a Rimini; è da lì che nel 1721 parte la fuga sulla barca dei comici raccontata all’inizio, e a Chioggia lo aspetta la madre. Avviato agli studi di legge, entra nel prestigioso Collegio Ghislieri di Pavia, ma ne viene espulso nel 1725 per una satira contro alcune famiglie della città. Dopo anni di spostamenti tra il Veneto e il Friuli, nel 1731 si laurea in legge a Padova.

L’avvocato e i primi lavori teatrali (1732-1747)

Esercita la professione a Venezia, ma continua a scrivere per il teatro: tragedie, intermezzi e libretti per melodrammi. Nel 1734 il suo Belisario ha successo al teatro San Samuele, con la compagnia di Giuseppe Imer; nel 1736 sposa a Genova Nicoletta Connio, che gli resterà accanto tutta la vita. Nel 1738 con Momolo cortesan scrive per la prima volta per intero la parte del protagonista, lasciando le altre all’improvvisazione: è il primo passo della riforma. Nel 1743 La donna di garbo è la sua prima commedia interamente scritta. Per alcuni anni, dal 1744 al 1748, fa l’avvocato a Pisa, dove scrive per il celebre attore Antonio Sacchi, l’Arlecchino del tempo, il canovaccio del Servitore di due padroni (1745).

Al teatro Sant’Angelo con Medebach (1748-1753)

Nel 1748 abbandona l’avvocatura e firma un contratto con il capocomico Girolamo Medebach per il teatro Sant’Angelo di Venezia: diventa così uno scrittore di teatro di professione. Per la stagione 1750-1751 promette al pubblico sedici commedie nuove e mantiene la promessa: tra queste Il teatro comico, che è il manifesto della riforma, La bottega del caffè, Il bugiardo e La Pamela. Nello stesso anno avvia la stampa delle sue commedie presso l’editore Bettinelli, con una prefazione in cui espone la sua poetica. Nel 1753 va in scena La locandiera.

Al teatro San Luca e i capolavori (1753-1762)

Dal 1753 lavora per il teatro San Luca dei nobili Vendramin. Sono gli anni della piena maturità: le commedie in dialetto veneziano come Il campiello (1756), I rusteghi (1760), La casa nova (1760) e Sior Todero brontolon (1762); la Trilogia della villeggiatura (1761), sulla borghesia che imita i nobili e si rovina; Le baruffe chiozzotte (1762), corale ritratto del popolo dei pescatori di Chioggia. Deve però difendersi dagli attacchi dei rivali: l’abate Pietro Chiari, autore di commedie romanzesche, e soprattutto il conte Carlo Gozzi, che lo accusa di portare in scena la volgarità e di tradire la tradizione delle maschere, e gli contrappone le sue fiabe teatrali, come L’amore delle tre melarance (1761).

Gli anni di Parigi (1762-1793)

Nel 1762 accetta l’invito della Comédie-Italienne di Parigi e lascia Venezia, salutandola con Una delle ultime sere di carnovale. A Parigi gli attori italiani chiedono però canovacci con le maschere, e la riforma non può proseguire. Dal 1765 insegna italiano alle figlie del re Luigi XV a Versailles e ottiene una pensione di corte. Nel 1771 scrive in francese Le Bourru bienfaisant («Il burbero benefico»), rappresentato con successo alla Comédie-Française. Tra il 1784 e il 1787 scrive, sempre in francese, le Mémoires, autobiografia e storia del suo teatro. La Rivoluzione gli toglie la pensione regia; muore povero a Parigi il 6 febbraio 1793. Il giorno dopo la Convenzione nazionale, su proposta del poeta Marie-Joseph Chénier, gli restituisce la pensione, assegnata poi alla vedova.

La riforma del teatro di Goldoni

Il punto di partenza: la commedia dell’arte

Nel primo Settecento la scena comica italiana era dominata dalla commedia dell’arte: le compagnie recitavano su un canovaccio, cioè una trama essenziale, e gli attori improvvisavano dialoghi e lazzi; i personaggi erano maschere fisse (Arlecchino, Pantalone, Brighella, il Dottore), con lo stesso costume e lo stesso carattere in ogni commedia. Goldoni riconosce il talento degli attori, ma giudica quel teatro ripetitivo, spesso volgare e lontano dalla realtà.

I due libri: Mondo e Teatro

Nella prefazione all’edizione Bettinelli (1750) Goldoni scrive: «I due libri su’ quali ho più meditato, e di cui non mi pentirò mai d’essermi servito, furono il Mondo e il Teatro». Detto in parole nostre: il Mondo, che gli mostra i caratteri e i comportamenti degli uomini, e il Teatro, che gli insegna come rappresentarli in scena in modo efficace. La commedia deve essere imitazione della realtà, non repertorio di trovate.

Una riforma graduale

  • Dal canovaccio al copione: progressivamente tutte le battute vengono scritte, e l’attore deve imparare la parte.
  • Dalla maschera al carattere: i personaggi diventano individui con una psicologia e un’evoluzione; le maschere spariscono o si trasformano (il Pantalone goldoniano è un mercante onesto e concreto).
  • Ambienti reali: botteghe, case, campielli, locande di Venezia e della terraferma, con le loro gerarchie sociali.
  • Finalità morale: correggere i vizi facendo ridere, secondo l’antico principio della commedia, ma senza prediche.

La riforma non fu imposta d’un colpo: Goldoni procedette per tentativi, tenendo conto del pubblico, degli attori e degli impresari, come racconta in Il teatro comico. Per il contesto culturale vedi Illuminismo italiano: Goldoni, Parini e Alfieri e la pagina sull’Illuminismo.

Sette titoli per conoscerlo

Goldoni scrisse oltre un centinaio di commedie, oltre a tragicommedie, libretti per musica e testi in francese. L’elenco completo per anno è nella pagina Opere di Goldoni in ordine cronologico; qui le più studiate.

Il servitore di due padroni (1745)

Nata come canovaccio per Sacchi e scritta per intero solo nel 1753, è la commedia di Truffaldino, servo affamato che per guadagnare di più si mette al servizio di due padroni contemporaneamente, creando una serie di equivoci. È ancora vicina alla commedia dell’arte, ma i personaggi hanno già motivazioni realistiche. Scheda: Il servitore di due padroni.

La bottega del caffè (1750)

In un campiello veneziano, intorno alla bottega di Ridolfo, si muovono il maldicente Don Marzio, il giocatore Eugenio e altri personaggi: una commedia d’ambiente che mostra la nuova socialità borghese del caffè.

La locandiera (1753)

Mirandolina, padrona di una locanda a Firenze, corteggiata dal Marchese di Forlipopoli e dal Conte d’Albafiorita, decide di far innamorare il Cavaliere di Ripafratta, che disprezza le donne; dopo esserci riuscita sposa il cameriere Fabrizio, come il padre le aveva raccomandato. È il ritratto di una donna intelligente e indipendente e, insieme, di una società in cui la borghesia attiva prevale sulla nobiltà decaduta. Scheda: La locandiera; testo in La locandiera, testo integrale.

I rusteghi (1760)

Quattro mercanti veneziani, autoritari e ostili a ogni novità, vogliono combinare il matrimonio dei figli senza lasciare che i due giovani si vedano; le donne di casa, con l’aiuto della brillante Felicita, li aggirano. Commedia in dialetto, ironica e affettuosa verso un mondo patriarcale al tramonto. Scheda: I rusteghi.

Trilogia della villeggiatura (1761)

Le smanie per la villeggiatura, Le avventure della villeggiatura e Il ritorno dalla villeggiatura mettono in scena borghesi che si indebitano pur di imitare il lusso dei nobili nelle vacanze in campagna. È una delle opere più amare e moderne di Goldoni.

Le baruffe chiozzotte (1762)

Nel borgo di pescatori di Chioggia una lite tra donne, nata da un regalo e da qualche pettegolezzo, coinvolge tutta la comunità fino all’intervento di Isidoro, il giovane coadiutore del cancelliere criminale, che riporta la pace con una serie di matrimoni. Dietro Isidoro c’è un pezzo di autobiografia: da giovane Goldoni aveva fatto proprio quel lavoro a Chioggia. Il dialetto chioggiotto e la coralità ne fanno un capolavoro di realismo popolare. Scheda: Le baruffe chiozzotte; testo in Le baruffe chiozzotte, testo integrale.

Mémoires (1784-1787)

Autobiografia in tre parti, scritta in francese: racconta l’infanzia, la carriera e la storia della riforma, offrendo un ritratto sorridente e un po’ idealizzato di sé. Scheda: Memorie.

Lingua, personaggi e stile

Goldoni scrive in italiano e in veneziano, spesso nella stessa commedia: il dialetto non è un effetto comico, ma la lingua naturale dei personaggi popolari e borghesi, e nelle commedie della maturità diventa strumento di un realismo vivissimo. L’italiano, invece, è una lingua di conversazione, semplice e talvolta poco elegante, che i critici dell’Ottocento gli rimproveravano ma che risponde all’esigenza di naturalezza della scena.

Al centro del suo teatro c’è la borghesia mercantile, laboriosa e onesta, contrapposta da un lato ai nobili oziosi e spiantati, dall’altro alla saggezza concreta del popolo. Le figure femminili sono spesso le più vive e intelligenti, da Mirandolina alle donne dei Rusteghi. Lo sguardo è comico ma non feroce: Goldoni osserva i difetti con indulgenza e fiducia nella ragionevolezza umana, in sintonia con lo spirito dell’Illuminismo.

Goldoni dopo Goldoni

Ammirato già in vita da Voltaire, Goldoni fu a lungo considerato soprattutto un autore piacevole. Nel Novecento la critica e la regia ne hanno riscoperto la profondità e la malinconia: celebri gli allestimenti di Giorgio Strehler al Piccolo Teatro di Milano, dalla lunga storia dell’Arlecchino servitore di due padroni (dal 1947) al Campiello e alle Baruffe chiozzotte, e quelli di Luchino Visconti (La locandiera, 1952). Oggi è tra gli autori teatrali italiani più rappresentati nel mondo, insieme a Pirandello, la cui rivoluzione della scena è raccontata in Il teatro di Pirandello.

Per l’interrogazione, in poche righe

Veneziano, figlio di un medico, nato nel 1707. Studi irregolari, qualche fuga, la laurea in legge a Padova nel 1731 e un po’ di avvocatura tra Venezia e Pisa, scrivendo intanto per le compagnie. La svolta arriva nel 1748, quando diventa autore stipendiato della compagnia Medebach al Sant’Angelo. Nella stagione 1750-51 promette e consegna sedici commedie nuove, fra cui Il teatro comico e La bottega del caffè; nel 1753 scrive La locandiera. Al San Luca arrivano i capolavori della maturità, Il campiello, I rusteghi, la Trilogia della villeggiatura, Le baruffe chiozzotte. Stanco degli attacchi di Chiari e di Gozzi, nel 1762 parte per Parigi: lavora per la Comédie-Italienne, insegna italiano a corte, scrive in francese le Mémoires e muore nel 1793. Se vi chiedono che cosa ha cambiato, rispondete che ha tolto al teatro le maschere e l’improvvisazione e ci ha messo personaggi veri, presi dal «Mondo» e costruiti con le regole del «Teatro».

Domande che vi faranno

In che cosa consiste la riforma di Goldoni?
Nel sostituire la commedia dell’arte, basata su canovacci, improvvisazione e maschere fisse, con commedie interamente scritte, personaggi realistici e ambienti tratti dalla vita quotidiana.

Che cosa sono il «Mondo» e il «Teatro»?
Sono i due «libri» su cui Goldoni dice di aver studiato: il Mondo gli fornisce i caratteri da rappresentare, il Teatro le tecniche per portarli in scena.

Chi erano i rivali di Goldoni?
L’abate Pietro Chiari e il conte Carlo Gozzi, che difendeva la tradizione delle maschere e gli contrappose le fiabe teatrali.

Perché Goldoni andò a Parigi?
Nel 1762 fu chiamato dalla Comédie-Italienne; anche le polemiche veneziane e le difficoltà con gli impresari lo spinsero a partire. Rimase in Francia fino alla morte.

In che lingua scriveva Goldoni?
In italiano e in dialetto veneziano (e chioggiotto nelle Baruffe); negli anni parigini anche in francese.

Bibliografia essenziale

Opere principali di Carlo Goldoni: vita, opere più importanti e riforma

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