Illuminismo italiano

Antonio Garofano Antonio Garofano

Quando a lezione arrivo al Settecento, comincio sempre da una frase di Cesare Beccaria. Nell’introduzione a Dei delitti e delle pene (1764) scrive che le leggi dovrebbero mirare alla «massima felicità divisa nel maggior numero». In quelle poche parole c’è quasi tutto l’Illuminismo italiano: la fiducia nella ragione, l’idea che il sapere debba servire a qualcosa, la convinzione che le istituzioni si possano cambiare.

Attenzione però a non immaginarlo come un movimento compatto. È piuttosto una costellazione di esperienze diverse: filosofi, giuristi, letterati, riformatori e giornalisti che, ciascuno nel proprio campo, ripensano il rapporto fra sapere, società e istituzioni. Le lettere acquistano una funzione di pubblica utilità, legata alle riforme civili, all’amministrazione e alla giustizia, e il giornalismo culturale diventa lo strumento per far circolare e discutere le idee. Le date e le etichette servono a orientarsi, ma vanno usate con elasticità: tra riforme locali e influenze europee i confini sono sempre mobili.

Un’Italia divisa, una cultura in movimento

Il primo dato da tenere presente è politico. Nel Settecento la penisola è un mosaico di regni, repubbliche e domini stranieri, e ognuno di questi contesti apre o chiude spazi alla cultura in modo diverso. Nelle città nascono circoli, accademie e salotti in cui scienziati, giuristi e letterati discutono di fisco, di diritto penale, di amministrazione. Le idee arrivano e ripartono attraverso giornali, opuscoli e traduzioni: si forma così una sfera pubblica più ampia di quella dei secoli precedenti.

Il riformismo lavora su più piani contemporaneamente. Si propongono nuove leggi e una diversa organizzazione dello Stato, si criticano i privilegi, si promuovono l’istruzione e le scienze utili. Teoria e pratica amministrativa si alimentano a vicenda, e cresce la convinzione che una ragione autonoma possa guidare il miglioramento della società. Nella realtà, però, i risultati cambiano molto da luogo a luogo, a seconda delle resistenze politiche che le riforme incontrano.

Scrivere per farsi capire

I generi del periodo sono molti: il saggio, la satira morale, il periodico, il teatro, l’autobiografia. Quello che li accomuna è una ricerca di chiarezza. La lingua deve rendere accessibili idee scientifiche e giuridiche a lettori nuovi, senza per questo rinunciare all’eleganza. È una scelta che nasce direttamente dall’idea della letteratura come servizio pubblico.

Il teatro si apre ai costumi sociali e alla vita di tutti i giorni; i periodici diventano luoghi di discussione civile. Le poetiche oscillano fra l’impegno morale e il piacere estetico, ma restano pratiche: di un’opera si chiede anche se sia capace di incidere sul dibattito.

Sei autori, sei strade

Per capire il secolo conviene guardare da vicino alcune figure, molto diverse fra loro:

Vico è il filosofo della storia: si interroga sull’origine delle istituzioni umane. Beccaria è il giurista riformatore, con un obiettivo concreto e dichiarato. Goldoni porta in scena i costumi sociali e cerca una rappresentazione verosimile della vita borghese. Parini sceglie la poesia civile e fa la satira dell’aristocrazia oziosa, rivolgendosi con finta deferenza al suo «Giovin Signore».

Poi ci sono due personaggi che stanno un po’ ai margini dello schema. Casanova racconta la società del suo tempo attraverso la propria vita, in chiave narrativa e autobiografica. Alfieri, invece, costruisce una tragedia intensa, tutta giocata sulla libertà e sulla coscienza individuale, e per questo guarda già verso il Romanticismo. Se mettete insieme questi percorsi vedete convivere teoria filosofica, azione politica e comunicazione; il filo comune resta la tensione verso il miglioramento civile.

Le opere da conoscere

  • Scienza nuova di Vico: una riflessione storica e filosofica sulle origini delle istituzioni e sul modo in cui conosciamo la storia. Serve per capire come l’epoca pensa il rapporto fra storia e ragione.
  • I drammi per musica: è il nome del melodramma settecentesco, e aiuta a vedere come testo, musica e scena lavorino insieme.
  • La locandiera di Goldoni: una commedia vivacissima sui rapporti sociali e sui costumi, esempio perfetto di comicità realistica e di riforma del teatro.
  • Il servitore di due padroni, sempre di Goldoni: nasce dal mondo della commedia dell’arte e lo rielabora, mostrando bene il passaggio dalla tradizione al teatro nuovo.
  • Il giorno di Parini: un poemetto che mette alla berlina vizi e abitudini dei nobili, e che lega strettamente poesia e funzione morale.
  • Dei delitti e delle pene di Beccaria: denuncia la tortura e le pene arbitrarie e propone principi di riforma. È un testo chiave nella storia del diritto penale.
  • Il Caffè, il periodico milanese dei fratelli Verri: la prova di quanto il giornalismo potesse diffondere idee riformatrici e creare un’opinione pubblica critica.
  • La Vita di Alfieri e, con un respiro diverso, i ricordi di Casanova: due autobiografie che raccontano la mobilità sociale, le relazioni e la cultura mondana del secolo da punti di vista opposti.

Cinque chiavi di lettura

Quando leggete un testo di questo periodo, provate a farlo passare attraverso cinque domande.

La prima riguarda l’autonomia della ragione: l’autore giustifica le sue proposte con argomenti razionali o con il peso della tradizione? La seconda è la pubblica utilità: a che cosa serve questo testo, quale riforma o quale forma di istruzione vuole promuovere? Terza, le riforme civili: seguite i temi concreti (diritto penale, scuola, amministrazione) e vedrete come la teoria scende nella pratica. Quarta, il giornalismo: periodici e pamphlet sono i luoghi in cui le idee circolano e si forma l’opinione pubblica. Infine, il rapporto fra sapere e potere: scienza, storia e diritto non vivono separati dagli interessi politici.

Un metodo per studiarlo

Il consiglio che do sempre è di non studiare gli autori uno alla volta, chiusi nel loro scaffale. Mettete a confronto testi di natura diversa: un trattato giuridico, un saggio filosofico, una commedia, un articolo di giornale. Chiedetevi chi è il destinatario, quale uso pubblico della ragione fa l’autore, quali ostacoli incontra la riforma che propone. Accostare le pagine di Beccaria a una scena di Goldoni, per esempio, vi fa vedere come la stessa idea di società giusta passi dalla teoria al palcoscenico. Uno schema comparativo, costruito sui contenuti del vostro programma, vi aiuterà a tenere insieme idee, contesti locali e figure.

Per approfondire

Se volete un quadro d’insieme affidabile, che tenga insieme storia e cultura, partite da una buona voce enciclopedica. Una risorsa seria e accessibile è quella della
Treccani.

Illuminismo

Ragione e riforma: un testo (teatro, saggio, giornale) mostra meglio della definizione che cosa sia «lumi» in letteratura.

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