Abulia · Pronuncia: /abuˈliːa/ · Sillabazione: a-bu-lì-a
Abulia è un sostantivo femminile che indica la mancanza o la grave diminuzione della volontà: l’incapacità di prendere decisioni, di iniziare un’azione o di portarla a termine. Nato come termine della medicina e della psicologia, è entrato nella lingua comune e nella critica letteraria, dove descrive personaggi paralizzati dall’indecisione, incapaci di trasformare i pensieri in azioni. Se studiate la letteratura italiana del Novecento, vi servirà spesso: l’abulia è una delle chiavi per leggere la crisi dell’individuo moderno.
Significato
Tenete distinti due usi.
- Uso specialistico: in psichiatria e neurologia l’abulia è un sintomo che consiste in una marcata riduzione dell’iniziativa e della motivazione. In questo senso non va confusa con la pigrizia: non dipende da una scelta, ma da una condizione clinica.
- Uso comune e letterario: per estensione, abulia indica uno stato di inerzia, di apatia, di mancanza di energia morale. Si dice, per esempio, che un personaggio vive nell’abulia quando si lascia trascinare dagli eventi senza reagire.
- Categoria: sostantivo femminile
- Pronuncia: a-bu-lì-a, con l’accento sulla i
- Aggettivo derivato: abulico (abulica, abulici, abuliche)
- Registro: tecnico e colto
Etimologia
La parola deriva dal greco aboulía, composto dell’alfa privativo a- e di boulḗ, «volontà, decisione, consiglio». Letteralmente significa dunque «mancanza di volontà». Il termine fu ripreso nel lessico medico e psicologico dell’Ottocento e da lì passò alla lingua comune. Dalla stessa radice greca viene bulé, il consiglio dei cittadini nelle città greche, per esempio ad Atene: l’organo in cui si deliberava. Ecco perché l’abulia è, alla lettera, l’assenza di deliberazione.
Abulia nella letteratura del Novecento
Nel primo Novecento la narrativa europea mette al centro personaggi che non riescono ad agire: la volontà si inceppa, la coscienza analizza ogni possibilità ma non sceglie. In Italia questa figura prende il nome critico di inetto. I protagonisti dei romanzi di Italo Svevo, da Alfonso Nitti di Una vita a Emilio Brentani di Senilità fino a Zeno Cosini, sono uomini che rimandano le decisioni, si illudono, si osservano vivere. Per approfondire c’è la pagina sulla figura dell’inetto da Svevo a Pirandello.
Un caso esemplare è Gli indifferenti di Alberto Moravia (1929). Il giovane Michele vede con lucidità l’ipocrisia della propria famiglia borghese, ma non riesce a provare sentimenti autentici né a compiere gesti decisivi: anche quando tenta di ribellarsi, il suo atto fallisce. La critica ha spesso descritto la sua condizione proprio in termini di abulia e di indifferenza morale. Lo stesso tema ritorna, in forma diversa, nella Noia.
Abulia, apatia, accidia, ignavia
Alcune parole descrivono stati vicini all’abulia, ma con sfumature diverse:
- Apatia: mancanza di emozioni e di interesse; riguarda soprattutto la sfera affettiva.
- Accidia: nella tradizione cristiana, vizio capitale che consiste nella tristezza e nell’indolenza verso il bene; ha una forte connotazione morale. C’è una scheda anche su acedia.
- Ignavia: mancanza di coraggio e di iniziativa, spesso colpevole; è il peccato degli ignavi danteschi. Anche qui c’è una scheda: ignavia.
- Abulia: incapacità di volere e di decidere; è il termine più neutro e più legato alla psicologia.
Esempi d’uso
- «Dopo la delusione, cadde in una sorta di abulia: passava le giornate senza riuscire a decidere nulla.»
- «Il protagonista del romanzo è un giovane abulico, spettatore della propria vita.»
- «I medici descrissero l’abulia come uno dei sintomi della malattia.»
Sinonimi e contrari
Sinonimi: inerzia, apatia, indolenza, svogliatezza, passività, inazione. Contrari: volontà, determinazione, risolutezza, iniziativa, energia, intraprendenza. Per un aggettivo di segno opposto guardate alacre, che indica prontezza ed energia nell’agire.
Come usarla in un tema o all’orale
All’orale questa parola vi fa fare bella figura con i personaggi del romanzo novecentesco, ma usatela con precisione: descrive l’incapacità di volere, non semplicemente la pigrizia o la tristezza. In un collegamento interdisciplinare può fare da ponte tra letteratura, filosofia e psicologia: la crisi della volontà nel primo Novecento si lega alla scoperta dell’inconscio e alla riflessione sulla frammentazione dell’io. Spunti in questa direzione li trovate nel percorso identità, maschera e crisi dell’io.
L’abulia nella letteratura europea
Il personaggio incapace di agire ha una lunga storia anche fuori d’Italia. Amleto, nella tragedia di Shakespeare, è spesso letto come il prototipo dell’uomo che pensa troppo e rimanda l’azione, anche se la sua esitazione ha motivi complessi. Nel romanzo russo dell’Ottocento, l’Oblomov di Ivan Gončarov (1859) racconta un nobile che trascorre gran parte del tempo disteso, incapace di affrontare anche le decisioni più semplici; dal suo nome è nato il termine «oblomovismo», usato per indicare un’inerzia quasi patologica. Nel Novecento la crisi della volontà diventa un tema centrale della narrativa europea, da Kafka a Musil. Mettete questi personaggi accanto agli inetti italiani e avrete un buon percorso sulla crisi dell’individuo moderno.
Esercizio
Scegliete tra abulia, apatia e ignavia: 1) «Davanti alle ingiustizie rimase in silenzio per ___, temendo le conseguenze»; 2) «Da mesi viveva in uno stato di ___: non riusciva a decidere nemmeno che cosa fare la sera»; 3) «Guardava il film con totale ___, senza provare alcuna emozione». Soluzioni: ignavia, abulia, apatia.
Domande frequenti
Abulia è una malattia?
In medicina è un sintomo di diverse condizioni; nella lingua comune indica più genericamente una mancanza di volontà.
Qual è l’aggettivo di abulia?
Abulico, che descrive una persona priva di volontà o di iniziativa.
Chi sono i personaggi abulici della letteratura italiana?
Tra gli esempi più citati ci sono gli inetti di Svevo e Michele degli Indifferenti di Moravia.
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