Rime e Satire di Ariosto: la scheda di approfondimento
Il video offre una presentazione rapida di due opere di Ludovico Ariosto meno note dell’Orlando furioso, ma preziose per conoscere l’uomo e lo scrittore. Questa scheda riprende l’argomento in forma scritta, con i dati essenziali e alcune indicazioni di studio.
Ariosto oltre il Furioso
Ariosto, nato a Reggio Emilia nel 1474 e morto a Ferrara nel 1533, trascorre gran parte della vita al servizio degli Este, prima del cardinale Ippolito, poi del duca Alfonso. La sua attività letteraria è ampia: oltre al poema cavalleresco scrive commedie, liriche in latino e in volgare e un gruppo di componimenti satirici. Rime e Satire mostrano due volti diversi. Nelle prime l’autore si misura con la tradizione lirica petrarchesca, allora dominante nelle corti; nelle seconde parla di sé, della propria condizione di letterato cortigiano, dei desideri e delle insofferenze quotidiane, con un tono colloquiale e ironico che anticipa per certi aspetti la prosa moderna.
Le Rime
Le Rime raccolgono sonetti, canzoni, madrigali e capitoli in terza rima composti in momenti diversi della vita. Non furono ordinate dall’autore in un canzoniere organico e vennero pubblicate dopo la sua morte. Il modello è Petrarca, secondo il gusto che Pietro Bembo stava codificando proprio in quegli anni, ma Ariosto lo interpreta con una sensibilità più concreta e sensuale: l’amore è spesso esperienza vissuta, non solo contemplazione ideale, e la donna appare meno lontana e angelicata. Molte liriche sono state collegate alla lunga relazione con Alessandra Benucci, che Ariosto sposò segretamente. Accanto alle rime in volgare, l’autore compose in gioventù anche carmi latini, secondo la tradizione umanistica.
Per lo studio scolastico le Rime sono utili soprattutto come termine di confronto: mostrano come il petrarchismo cinquecentesco non fosse soltanto imitazione, ma anche adattamento personale di un linguaggio comune.
Le Satire
Le Satire sono sette componimenti in terzine dantesche, scritti tra il 1517 e la metà degli anni Venti del Cinquecento e pubblicati postumi. Hanno forma di lettere in versi, indirizzate a parenti e amici, e il loro modello dichiarato sono i Sermones di Orazio, con il loro tono discorsivo e la riflessione morale sulla vita quotidiana.
Il punto di partenza è biografico. Nella prima satira Ariosto spiega perché ha rifiutato di seguire il cardinale Ippolito d’Este in Ungheria nel 1517: preferisce la propria libertà, i propri studi e la vita tranquilla a Ferrara ai vantaggi materiali del servizio. Un’altra satira nasce dal periodo in cui fu governatore della Garfagnana, per conto del duca Alfonso, fra il 1522 e il 1525: una regione aspra e difficile da amministrare, lontana dagli affetti e dalla vita letteraria. In altre si parla di matrimonio, di carriera ecclesiastica, dell’educazione del figlio Virginio, per la quale Ariosto chiede consiglio a Pietro Bembo.
I temi delle Satire
- Libertà e servitù: il rapporto con il signore è vissuto come vincolo che sottrae tempo agli studi; l’intellettuale rivendica il diritto a una vita misurata.
- Critica della corte: ambizione, adulazione, avidità di benefici sono osservate con ironia, senza toni apocalittici.
- Saggezza del limite: il desiderio di accontentarsi, lontano dall’ansia di accumulare ricchezze e onori, riprende un motivo oraziano.
- Autoritratto: Ariosto parla di sé con franchezza, tra difetti e abitudini domestiche: è uno dei primi ritratti di scrittore «in pantofole» della letteratura italiana.
Lingua e stile
Lo stile delle Satire è volutamente medio. Ariosto usa un lessico quotidiano, con proverbi, battute, piccoli aneddoti e apologhi, cioè brevi racconti allegorici con una morale. La terzina, che in Dante serve a una materia altissima, diventa qui il metro di una conversazione familiare: il periodo scorre da una strofa all’altra, le pause cadono dove le metterebbe un parlante, il ritmo alterna riflessione e scherzo. Proprio questa naturalezza, frutto di un lavoro attento, rende le Satire un modello per la satira regolare in volgare del Cinquecento.
Il contesto: il letterato a corte
Per comprendere le lamentele di Ariosto occorre ricordare come funzionava il mecenatismo. Il signore garantiva al letterato uno stipendio, benefici ecclesiastici e prestigio, ma chiedeva in cambio servizi concreti: missioni diplomatiche, incarichi amministrativi, presenza costante. Ariosto svolse per gli Este anche ambascerie delicate, per esempio presso il papa. Le Satire mostrano quanto questo scambio potesse pesare a chi desiderava soprattutto tempo per scrivere, e quanto fosse difficile sottrarvisi senza perdere la protezione necessaria per vivere.
Leggere anche solo la prima satira, accanto al proemio del Furioso dedicato proprio a Ippolito, permette di cogliere la distanza tra l’omaggio ufficiale e il giudizio privato.
Perché studiarle
Le Satire permettono di capire meglio il Furioso. L’ironia con cui il narratore del poema commenta le follie dei personaggi è la stessa con cui l’autore delle Satire osserva le ambizioni umane, compresa la propria. Inoltre offrono un documento prezioso sulla condizione dell’intellettuale nelle corti del Rinascimento, tema che si può collegare alla pagina su corti, politica e poema cavalleresco e al Cortegiano di Castiglione. Per completare il quadro vedi anche le commedie di Ariosto, il video Orlando furioso in 3 minuti e l’esercitazione sul primo canto.
Domande di verifica
- Quale metro usa Ariosto nelle Satire e quale modello classico segue?
- Perché il rifiuto di seguire Ippolito in Ungheria è significativo?
- In che cosa le Rime si allontanano dal modello petrarchesco?
- Quale rapporto c’è tra l’ironia delle Satire e quella del Furioso?
Ariosto rapido
Anche se avete solo tre minuti per ripassare, tenete distinte la trama e l’ironia del narratore. Portate un esempio preciso, una digressione o la pazzia di Orlando: funziona molto meglio di un elenco di opere.
Join the discussion
Ask questions, share your stack, or drop feedback for the next article.