L’inetto da Svevo a Pirandello: spiegazione

Antonio Garofano Antonio Garofano 10 min di lettura

Inetto è un termine usato nella critica letteraria per indicare un personaggio incapace di agire con decisione, di adattarsi alla realtà o di dare continuità ai propri progetti. Nel primo Novecento questa figura esprime la crisi dell’individuo: non un eroe eccezionale, ma un soggetto diviso, esitante e spesso autoironico.

La figura dell’inetto in Svevo

Nei romanzi di Italo Svevo l’inetto è soprattutto un anti-eroe borghese. Alfonso Nitti in Una vita ed Emilio Brentani in Senilità sono bloccati da indecisione e autoinganno; Zeno Cosini, protagonista della Coscienza di Zeno, trasforma invece la propria incapacità in racconto e autoanalisi.

La malattia e l’“ultima sigaretta” non sono soltanto abitudini personali: mostrano un continuo rinvio. Zeno comprende molte cose di sé, ma la consapevolezza non produce automaticamente un cambiamento. L’ironia rende il personaggio insieme comico, lucido e inaffidabile.

Pirandello: maschera, identità e crisi dell’io

In Pirandello è più prudente parlare di crisi dell’identità, forme sociali e maschere piuttosto che sovrapporre semplicemente la sua poetica all’inettitudine sveviana. Il fu Mattia Pascal mostra l’impossibilità di vivere davvero fuori dai ruoli; Enrico IV mette in scena una maschera assunta come rifugio e poi trasformata in prigione.

Svevo e Pirandello a confronto

DomandaSvevoPirandello
Qual è la crisi?L’incapacità di agire e l’autoanalisi dell’uomo comune.La frattura fra vita, forma e identità sociale.
Come reagisce il personaggio?Rinvia, razionalizza, racconta e si autoassolve.Indossa, subisce o cerca di spezzare una maschera.
Opera utileLa coscienza di Zeno.Il fu Mattia Pascal ed Enrico IV.

Per l’interrogazione

Non limitarti a definire l’inetto come “pigro” o “debole”. Spiega il suo rapporto con la modernità: l’azione diventa difficile perché il soggetto si osserva, dubita e scopre di non possedere un’identità stabile. Per un confronto tematico, consulta anche Svevo e Pirandello: il vizio come alibi.

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