Pirandello: a quale corrente letteraria appartiene

Antonio Garofano Antonio Garofano 5 min di lettura

«A quale corrente appartiene Pirandello?» è una delle domande che all’orale mettono più in difficoltà, perché la risposta onesta è: a nessuna in modo esclusivo. Pirandello attraversa il Verismo, condivide molti temi del Decadentismo europeo, anticipa l’esistenzialismo e rivoluziona il teatro del Novecento, ma non si riconosce in nessun gruppo e non firma nessun manifesto letterario. Detto questo, una risposta ordinata si può dare. Proviamo a costruirla un pezzo alla volta.

La risposta breve

Nei manuali Pirandello è collocato di solito nel Decadentismo in senso ampio, cioè nella cultura della crisi che attraversa l’Europa tra fine Ottocento e primo Novecento, accanto a Svevo. La sua poetica personale si chiama umorismo, e la sua visione del mondo è un relativismo radicale: non esiste una verità oggettiva né un’identità stabile. Se all’esame vi chiedono la corrente, dite questo, e poi spiegate perché l’etichetta non basta.

Gli inizi: vicino al Verismo

Pirandello nasce ad Agrigento nel 1867 e si forma in un ambiente dove il modello dominante è quello di Verga e Capuana. Capuana, siciliano come lui, lo incoraggia a scrivere narrativa. I primi romanzi, L’esclusa (scritto nel 1893, pubblicato nel 1901) e Il turno (1902), hanno ambienti siciliani e personaggi della piccola borghesia di provincia, e molte novelle poi raccolte nelle Novelle per un anno sembrano a prima vista novelle veriste.

Già lì, però, qualcosa non torna. Nell’Esclusa Marta Ajala viene cacciata di casa per un adulterio che non ha commesso, e riaccolta quando l’adulterio lo commette davvero: la «realtà» dei fatti conta meno di ciò che la gente crede. È un paradosso che il Verismo, fondato sull’osservazione oggettiva, non potrebbe permettersi. Per il confronto vedi Verismo: spiegazione e le opere di Verga in ordine cronologico.

Il distacco: l’umorismo

Il testo da conoscere è il saggio L’umorismo (1908). Pirandello distingue il comico, che nasce dall’«avvertimento del contrario», dall’umorismo, che nasce dal «sentimento del contrario». L’esempio è diventato famoso: una vecchia signora con i capelli tinti e il viso truccato in modo goffo fa ridere, ed è il comico; ma se riflettiamo che forse si trucca per trattenere l’amore di un marito più giovane, la risata si trasforma in compassione, ed è l’umorismo. Il compito dello scrittore non è descrivere la realtà dall’esterno, ma scomporla e mostrare la contraddizione che sta sotto ogni apparenza.

Questa idea porta Pirandello lontano dal Verismo e lo avvicina alla sensibilità del Decadentismo: la crisi del soggetto, la frattura tra vita e forma, la sfiducia nella ragione come strumento di conoscenza.

Perché si parla di Decadentismo (e perché non basta)

Ci sono buone ragioni per mettere Pirandello in quell’area. I suoi personaggi sono uomini in crisi, spesso «inetti» come quelli di Svevo, incapaci di riconoscersi nei ruoli che la società impone: è il caso di Mattia Pascal, che si finge morto per rinascere e scopre di non poter vivere fuori dalla «forma», e di Vitangelo Moscarda in Uno, nessuno e centomila, che si accorge che ognuno lo vede in modo diverso. Su questo tema c’è un confronto dedicato: l’inetto da Svevo a Pirandello.

Ma Pirandello è lontanissimo dall’estetismo di D’Annunzio e dal simbolismo di Pascoli. Non cerca la bellezza né il mistero: smonta, ragiona, ironizza. La sua lingua è volutamente antiletteraria, vicina al parlato. E non crede che l’arte possa salvare nessuno. Per questo molti critici preferiscono parlare di lui come di un autore della crisi del Novecento, insieme a Svevo, Kafka e Proust, più che come di un decadente in senso stretto.

Il teatro: oltre ogni corrente

Dove Pirandello è davvero senza etichette è il teatro. Negli anni Dieci viene accostato al «teatro del grottesco» di Luigi Chiarelli (La maschera e il volto, 1916), che metteva in ridicolo le convenzioni borghesi; ma con Sei personaggi in cerca d’autore (1921) e Enrico IV (1922) inventa il metateatro: il teatro che parla di sé, rompe la quarta parete e porta in scena il conflitto tra personaggio e attore. È un’esperienza che influenzerà tutto il teatro europeo successivo, fino a Beckett e Ionesco. La trattazione completa è in Il teatro di Pirandello.

E il fascismo?

A volte la domanda sulla «corrente» nasconde una domanda politica. Pirandello aderì al Partito fascista nel 1924, subito dopo il delitto Matteotti, e firmò nel 1925 il Manifesto degli intellettuali fascisti di Giovanni Gentile. Il regime sostenne il suo Teatro d’Arte di Roma. Ma la sua opera non ha nulla di propagandistico, e il rapporto con il potere fu presto freddo. Nel 1934 ricevette il premio Nobel per la letteratura; morì a Roma nel 1936.

Come rispondere all’orale

Una risposta che funziona, in quattro passaggi: Pirandello parte da un ambiente verista (Capuana, la Sicilia, la novella); se ne allontana con la poetica dell’umorismo (1908); condivide con il Decadentismo e con Svevo la crisi dell’identità e il tema dell’inetto; con il teatro dei Sei personaggi supera ogni corrente e anticipa il teatro contemporaneo. Se avete tempo, citate un esempio per ogni passaggio, e la commissione vedrà che avete capito invece di ripetere un’etichetta. Per un ripasso veloce dell’autore vedi Pirandello in breve: mappa concettuale, per l’approfondimento la biografia di Pirandello e Pirandello spiegato.

Domande frequenti

Pirandello è verista o decadente?
Parte da modelli veristi ma se ne allontana presto; viene collocato nel Decadentismo in senso ampio, anche se la sua poetica dell’umorismo lo rende un caso a sé.

Che cos’è il relativismo di Pirandello?
L’idea che non esista una verità unica: ognuno vede la realtà, e gli altri, dal proprio punto di vista, e nessuna versione è più vera delle altre. È il tema di Così è (se vi pare) (1917).

Pirandello era futurista?
No. Ebbe rapporti con molti intellettuali del tempo, ma la sua poetica non ha nulla del culto futurista della velocità e della macchina.

Per lo studio

Una tesi in una frase e un esempio dal testo: senza questi due punti la scheda non prepara all’orale. Evitate elenchi di etichette senza prova.

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Argomenti: pirandello
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