Uno, nessuno e centomila di Pirandello: gli 8 libri e il testo

Antonio Garofano Antonio Garofano

Uno, nessuno e centomila di Luigi Pirandello

Uno, nessuno e centomila è l’ultimo romanzo di Pirandello, uscito nel 1926 dopo una lunga gestazione. Comincia con una battuta: la moglie Dida fa notare a Vitangelo Moscarda che il suo naso pende verso destra. Lui non se n’era mai accorto. Da quel momento capisce che gli altri vedono un uomo che lui non conosce, anzi centomila uomini diversi, uno per ogni persona che lo guarda. Il romanzo riprende temi già presenti nel Fu Mattia Pascal; il resto dell’opera è nella pagina su Luigi Pirandello.

Il romanzo racconta i tentativi di Moscarda di distruggere queste immagini: sfratta un povero e poi gli regala una casa, vuole chiudere la banca ereditata dal padre, litiga con la moglie, che se ne va. Tutti lo credono pazzo. Il narratore parla di continuo con il lettore, lo provoca, lo coinvolge nei suoi ragionamenti: per questo il libro è insieme un racconto e un saggio.

Qui trovi la guida generale e gli otto libri. Ogni libro ha il riassunto, i punti da ricordare, i personaggi, il testo integrale di Pirandello diviso nei suoi capitoli, un commento, un passo analizzato da vicino e alcune domande per il ripasso.

Autore Luigi Pirandello (1867-1936)
Genere romanzo in prima persona, con forte componente saggistica
Pubblicazione «La Fiera Letteraria», 1925-1926; in volume 1926
Ambientazione Richieri, città immaginaria di provincia
Struttura 8 libri divisi in brevi capitoli
Composizione Dal 1909 circa al 1925
Narratore Vitangelo Moscarda, in prima persona

Gli otto libri in breve

  • Libro primo: Il naso che pende e la scoperta che gli altri vedono un Moscarda che lui non conosce.
  • Libro secondo: “Ci sono io e ci siete voi”: la realtà è nella forma che ci danno gli altri; il Gengè di Dida.
  • Libro terzo: Le “pazzie per forza” e la scoperta di essere visto come un usuraio.
  • Libro quarto: Lo sfratto di Marco di Dio e poi il regalo di una casa: tutti gridano “pazzo”.
  • Libro quinto: L’annuncio di voler liquidare la banca e lo scontro con Dida che difende il suo Gengè.
  • Libro sesto: Dida se ne va di casa con Quantorzo; il suocero viene a parlargli e fugge gridando «pazzo».
  • Libro settimo: Anna Rosa racconta del piano per farlo interdire e poi gli spara.
  • Libro ottavo: Moscarda dona i beni a un ospizio, ci va a vivere e si scioglie nella natura, senza più un nome.

Gli 8 libri

I personaggi

Vitangelo Moscarda è il narratore, ricco erede di una banca fondata dal padre, che vive di rendita senza lavorare. La moglie lo chiama Gengè.

Dida è la moglie, graziosa e superficiale, affezionata al suo Gengè. Firbo e Quantorzo sono i soci che gestiscono la banca. Marco di Dio e la moglie Diamante sono i poveracci che vivono in una catapecchia dei Moscarda.

Anna Rosa è l’amica di Dida, orfana e inquieta, che si lascia affascinare dai discorsi di Moscarda e poi gli spara. Monsignor Partanna, il vescovo, e il canonico Sclepis accompagnano la scelta finale. C’è anche Bibì, la cagnolina di Dida.

I temi

L’identità frantumata. Ognuno di noi è uno per sé, centomila per gli altri, e quindi nessuno. Non esiste un io unico e stabile.

Vita e forma. La vita è un flusso continuo; i nomi, i ruoli, le case, le istituzioni sono forme che cercano di fermarla. «La vita non conclude».

La pazzia. Chi esce dalle forme che gli altri gli hanno dato viene considerato pazzo. La società si difende con l’interdizione.

La rinuncia. Il finale propone una liberazione radicale: niente nome, niente beni, nessuno specchio, solo la natura.

Lo stile

Il romanzo è scritto in prima persona da Moscarda, che si rivolge spesso al lettore con il «voi», con domande, obiezioni immaginarie, scuse ironiche. I capitoli sono brevi e hanno titoli vivaci. Le pagine narrative si alternano a pagine di ragionamento, e la comicità delle situazioni rende sopportabile la profondità delle idee. È la forma più matura dell’umorismo pirandelliano.

I luoghi

Richieri è una città di provincia inventata, con il Corso di Porta Vecchia, le straducole a sdrucciolo, la banca dei Moscarda, lo studio del notaio Stampa in via del Crocefisso, la Badìa Grande dove vive Anna Rosa, il Palazzo Vescovile. Fuori città ci sono la campagna, le cave, i boschi di castagni, e l’ospizio dove Moscarda finisce i suoi giorni.

Domande frequenti

Di che cosa parla Uno, nessuno e centomila?

Di Vitangelo Moscarda, un uomo benestante di Richieri che, dopo che la moglie gli fa notare che il naso gli pende verso destra, scopre di essere per gli altri centomila persone diverse e per sé nessuno. Prova a distruggere le immagini che gli altri hanno di lui con gesti che tutti giudicano folli, finché dona i suoi beni e va a vivere in un ospizio, senza più un nome.

Quando è stato pubblicato?

A puntate sulla rivista «La Fiera Letteraria» tra il 1925 e il 1926, poi in volume nel 1926. È l’ultimo romanzo di Pirandello.

Come è diviso il romanzo?

In otto libri, ognuno diviso in brevi capitoli con un titolo, come «Mia moglie e il mio naso» o «Moltiplicazione e sottrazione».

Chi è Gengè?

È il nomignolo con cui la moglie Dida chiama Vitangelo, e insieme il marito che lei si è costruita in testa: un uomo bonario e un po’ sciocco. Moscarda non si riconosce in lui e cerca di distruggerlo.

Che cosa significa il titolo?

Moscarda crede di essere uno; scopre di essere centomila, perché ognuno lo vede a modo suo; e quindi di non essere nessuno. Alla fine sceglie proprio di essere nessuno, per vivere libero da ogni forma.