Storia medievale è uno degli esami più frequentati di Lettere, e uno dei più sottovalutati. Mille anni di storia, dall’Atlantico a Costantinopoli, con nomi di re che si somigliano tutti e istituzioni che cambiano nome da una regione all’altra. Il rischio è studiarlo come un elenco di battaglie e di dinastie. In realtà i docenti chiedono soprattutto di capire strutture e processi: come si esercitava il potere senza uno stato, come funzionava una signoria, perché nascono i comuni, che cosa cambia con la peste.
Questi appunti seguono l’ordine cronologico, ma per ogni periodo mettono in evidenza i problemi e i dibattiti che all’orale fanno la differenza. In fondo trovi una sezione sulle fonti medievali e una sugli storici da conoscere.
| Esame | Storia medievale |
|---|---|
| Corsi di laurea | Lettere (L-10), Storia (L-42), Beni culturali (L-1), Filosofia (L-5); magistrali LM-84, LM-14 |
| Crediti | in genere 6-12 CFU |
| SSD | HIST-01/A (ex M-STO/01) |
| Prova | orale, spesso con lettura di fonti e di un saggio monografico; in alcuni atenei test scritto preliminare |
Programmi, docenti e appelli variano da ateneo ad ateneo: fa fede il sito della tua università.
Che cosa intendiamo per Medioevo
Una parola inventata dopo
L’idea di un'”età di mezzo” fra l’antichità e la rinascita degli studi classici nasce fra gli umanisti del Quattrocento, che si consideravano gli eredi diretti di Roma e vedevano nei secoli precedenti un periodo di barbarie. Il termine si afferma nel Seicento, anche grazie a manuali come quello di Christoph Cellarius, che divise la storia in antica, media e nuova. Il giudizio negativo è stato poi rovesciato dal Romanticismo, che vide nel Medioevo l’origine delle nazioni europee.
Le date convenzionali sono il 476, deposizione di Romolo Augustolo, e il 1492, scoperta dell’America; altri preferiscono il 1453, caduta di Costantinopoli. Sono date di comodo: nessuno, nel 476, pensò che fosse finito un mondo. Molti storici oggi parlano di un “lungo” tardoantico, fino al VII-VIII secolo, e distinguono un alto Medioevo, fino al Mille circa, da un basso Medioevo, con un pieno Medioevo nei secoli XI-XIII.
Il problema dello stato
Una difficoltà concettuale da affrontare subito: per gran parte del Medioevo non esiste lo stato nel senso moderno, cioè un potere pubblico che ha il monopolio della forza, una burocrazia, un territorio con confini chiari. Il potere è frammentato fra re, signori, vescovi, monasteri, città, e si fonda su rapporti personali, fedeltà, possesso della terra. Giovanni Tabacco, uno dei maggiori medievisti italiani, ha insistito su questo punto: per capire il Medioevo bisogna studiare le forme concrete di esercizio del potere, senza proiettare categorie moderne.
Cosa ti chiedono all’orale (introduzione)
Da dove viene il termine Medioevo? Dagli umanisti, che consideravano i secoli fra la fine di Roma e la loro epoca come un’età intermedia di decadenza. Il termine si diffonde nel Seicento con la tripartizione della storia.
Perché il 476 è una data convenzionale? Perché la deposizione di Romolo Augustolo non fu percepita come una svolta dai contemporanei: in Occidente governava già da tempo un comandante barbaro, e l’impero continuava in Oriente.
La fine del mondo romano e i regni romano-barbarici
Invasioni o migrazioni?
I popoli germanici entrano nell’impero nel corso del IV e V secolo: Goti, Vandali, Franchi, Burgundi, Sassoni. La storiografia tedesca parla di Völkerwanderung, migrazione di popoli; quella italiana e francese di invasioni barbariche. La scelta della parola non è neutra. Gli studi recenti, a partire dalla scuola di Vienna di Herwig Wolfram e Walter Pohl, hanno mostrato che questi popoli non erano gruppi etnici compatti e antichi, ma aggregazioni politiche e militari che si formavano intorno a un nucleo di tradizioni e a una dinastia, un processo chiamato etnogenesi.
Il rapporto con l’impero fu spesso di integrazione: molti gruppi entrarono come federati, ricevendo terre o una parte delle imposte in cambio del servizio militare. Il sacco di Roma dei Visigoti di Alarico nel 410 colpì i contemporanei, ed è all’origine della Città di Dio di Agostino, ma non segnò la fine del sistema.
I regni
Nei regni romano-barbarici una minoranza militare germanica governa una maggioranza romana, che conserva le proprie leggi e la propria organizzazione ecclesiastica. In Italia l’ostrogoto Teodorico, re dal 493 al 526, cercò una convivenza fra Goti, che detenevano le armi, e Romani, che amministravano, con collaboratori come Cassiodoro e Boezio. Le differenze religiose pesavano: molti Germani erano ariani, cioè seguivano una dottrina che negava la piena divinità del Figlio, condannata dal concilio di Nicea.
Il caso dei Franchi è diverso. Clodoveo, alla fine del V secolo, si convertì direttamente al cattolicesimo, e questo facilitò l’alleanza con l’aristocrazia gallo-romana e con i vescovi. La data tradizionale del battesimo è il 496, ma è discussa.
Giustiniano e l’Italia
L’imperatore d’Oriente Giustiniano, fra il 535 e il 553, riconquistò l’Italia dopo una lunga guerra contro gli Ostrogoti, che devastò la penisola più delle invasioni precedenti. Il suo regno è ricordato soprattutto per il Corpus iuris civilis, la grande raccolta del diritto romano che, riscoperta a Bologna nell’XI secolo, sarà la base della cultura giuridica europea. Nel 568, pochi anni dopo la riconquista, i Longobardi, con a capo Alboino, entrarono in Italia.
I Longobardi e la divisione dell’Italia
I Longobardi non conquistarono mai tutta la penisola. Restarono ai Bizantini l’Esarcato di Ravenna, Roma, Napoli, la Sicilia, la Puglia meridionale e la Calabria, mentre i Longobardi si insediarono nella pianura padana, in Toscana e nei ducati di Spoleto e Benevento. Questa divisione è all’origine della frammentazione politica dell’Italia per molti secoli. L’editto di Rotari del 643 mise per iscritto in latino le consuetudini longobarde. Con il tempo i Longobardi si convertirono al cattolicesimo e si integrarono con la popolazione romana.
Cosa ti chiedono all’orale (regni romano-barbarici)
Che cosa si intende per etnogenesi? Il processo con cui un popolo barbarico si forma come gruppo politico intorno a una dinastia e a un nucleo di tradizioni, accogliendo persone di origini diverse. Il concetto, sviluppato dalla scuola di Vienna, ha sostituito l’idea di popoli compatti e immutabili.
Perché la conversione di Clodoveo è importante? Perché, scegliendo il cattolicesimo e non l’arianesimo, i Franchi si allearono con la Chiesa e con l’aristocrazia gallo-romana, ponendo le basi della loro egemonia.
Quali conseguenze ebbe l’arrivo dei Longobardi? La divisione dell’Italia fra territori longobardi e bizantini, destinata a durare a lungo, e una forte rottura con le strutture romane nelle zone conquistate.
L’Islam, Bisanzio e la tesi di Pirenne
L’espansione islamica
Dopo la morte di Maometto, nel 632, gli Arabi conquistarono in pochi decenni la Siria, l’Egitto, la Persia sasanide, l’Africa settentrionale, e nel 711 entrarono nella penisola iberica. L’avanzata in Gallia fu fermata, secondo la tradizione, da Carlo Martello a Poitiers nel 732, anche se oggi si ridimensiona la portata di quella battaglia. Il califfato omayyade, con capitale a Damasco, fu sostituito nel 750 dagli Abbasidi, che spostarono il centro a Baghdad; in Spagna sopravvisse un emirato omayyade, poi califfato, con capitale Cordova.
L’Islam non è solo un nemico esterno della storia europea: è una civiltà con cui l’Occidente scambia merci, conoscenze, testi. Le traduzioni dall’arabo di opere di filosofia, medicina, astronomia, realizzate in Spagna e in Sicilia nei secoli XII e XIII, porteranno in Occidente buona parte di Aristotele e la scienza greca e araba.
Maometto e Carlomagno
Henri Pirenne, storico belga, propose una tesi diventata celebre nel libro postumo Maometto e Carlomagno (1937): l’unità del Mediterraneo, e quindi del mondo antico, non fu spezzata dalle invasioni germaniche, che avevano conservato le strutture romane, ma dall’espansione araba, che avrebbe chiuso il Mediterraneo ai commerci occidentali. Di conseguenza il baricentro dell’Europa si sarebbe spostato a nord, verso il mondo franco, e l’impero di Carlomagno sarebbe stato il prodotto di questa chiusura. La frase che riassume la tesi è che senza Maometto Carlomagno sarebbe inconcepibile.
La tesi è stata discussa per decenni. L’archeologia ha mostrato che il declino dei commerci mediterranei era cominciato prima della conquista araba, già nel VI secolo, e che gli scambi non cessarono mai del tutto. Michael McCormick, in Origins of the European Economy (2001), ha documentato una ripresa dei contatti fra Occidente e mondo islamico proprio in età carolingia, anche attraverso il commercio di schiavi. Ma il merito di Pirenne resta: ha posto il problema della continuità fra antichità e Medioevo in termini economici e mediterranei.
Bisanzio, l’impero che continua
Nei manuali occidentali Bisanzio rischia di comparire solo di sfuggita, ma per tutto il Medioevo l’impero romano d’Oriente fu la potenza più ricca e organizzata del Mediterraneo cristiano. I suoi abitanti si chiamavano Romani, e il termine “bizantino” è un’invenzione degli eruditi moderni. Costantinopoli conservava un’amministrazione centralizzata, una tassazione regolare, un esercito pagato, una moneta d’oro stabile, il solido, che circolò per secoli come moneta di riferimento.
Nel VII secolo l’impero perse le province più ricche, Siria ed Egitto, a vantaggio degli Arabi, e si riorganizzò in circoscrizioni militari, i temi. Nei secoli VIII e IX lo attraversò la crisi dell’iconoclasmo, la lotta contro il culto delle immagini sacre, che pesò anche sui rapporti con Roma. Nel 1054 lo scambio di scomuniche fra il legato papale e il patriarca di Costantinopoli segnò, almeno simbolicamente, la separazione fra Chiesa latina e Chiesa greca. Per l’Italia Bisanzio fu a lungo una presenza diretta: Ravenna, Venezia nelle sue origini, il Mezzogiorno fino alla conquista normanna dell’XI secolo.
Cosa ti chiedono all’orale (Pirenne)
Qual è la tesi di Pirenne? Che la vera rottura fra mondo antico e Medioevo fu causata dall’espansione araba del VII secolo, che chiuse il Mediterraneo e spostò il centro dell’Europa a nord, rendendo possibile l’impero carolingio.
Perché è stata criticata? Perché il declino dei traffici era iniziato prima, e perché gli scambi con il mondo islamico non si interruppero. Resta però un punto di partenza obbligato per il dibattito sulla continuità.
I Carolingi
Dalla dinastia merovingia all’impero
Nel regno franco il potere passò progressivamente dai re merovingi ai maestri di palazzo della famiglia dei Pipinidi. Nel 751 Pipino il Breve depose l’ultimo merovingio e fu consacrato re, con l’approvazione del papa. In cambio intervenne in Italia contro i Longobardi e cedette al papa i territori conquistati: è l’origine del dominio temporale dei papi.
Suo figlio Carlo, poi detto Magno, conquistò il regno longobardo nel 774, combatté a lungo contro i Sassoni, imponendo loro la conversione, e contro gli Avari. La notte di Natale dell’800 papa Leone III lo incoronò imperatore a Roma. Il biografo Eginardo racconta che Carlo disse che non sarebbe entrato in chiesa se avesse saputo delle intenzioni del papa: un passo molto discusso, che forse esprime il fastidio per il ruolo del pontefice o la preoccupazione per la reazione di Bisanzio.
Come si governava un impero senza stato
L’impero carolingio era diviso in contee, affidate a conti scelti fra l’aristocrazia, spesso franca, controllati da inviati del sovrano, i missi dominici, che viaggiavano in coppia, un laico e un ecclesiastico. Le decisioni del re venivano diffuse attraverso i capitolari, testi normativi divisi in capitoli. Il sistema si basava sulla fedeltà personale: il re legava a sé l’aristocrazia con giuramenti e con la concessione di terre.
La cosiddetta rinascita carolingia fu una riforma culturale ed ecclesiastica: si curarono la correttezza del latino e dei testi liturgici, si fondarono scuole presso monasteri e cattedrali, si copiarono moltissimi manoscritti in una nuova scrittura chiara, la minuscola carolina. Buona parte dei classici latini che leggiamo ci è arrivata grazie a copie carolinge. Alla corte operarono intellettuali come Alcuino di York e Paolo Diacono.
La divisione e le nuove invasioni
Dopo Ludovico il Pio, figlio di Carlo, l’impero fu diviso tra i suoi figli con il trattato di Verdun dell’843. I giuramenti di Strasburgo, dell’842, pronunciati da Ludovico il Germanico e Carlo il Calvo davanti ai rispettivi eserciti, sono un documento celebre anche per la storia delle lingue, perché contengono uno dei primi testi in una lingua romanza e in una lingua germanica.
Fra IX e X secolo l’Europa fu colpita da nuove incursioni: Normanni dal nord, Saraceni dal Mediterraneo, Ungari dall’est. La difficoltà di difendersi da attacchi rapidi favorì la crescita dei poteri locali, che sapevano rispondere meglio di un re lontano.
Cosa ti chiedono all’orale (Carolingi)
Che cosa erano i missi dominici? Inviati del sovrano, di solito un laico e un ecclesiastico, che ispezionavano le contee, trasmettevano gli ordini e controllavano l’operato dei conti.
Che cos’è la rinascita carolingia? Una riforma della cultura e della Chiesa promossa da Carlo Magno: correzione dei testi, scuole, copia di manoscritti nella minuscola carolina. Ha avuto un ruolo decisivo nella trasmissione dei classici.
Perché i giuramenti di Strasburgo sono importanti? Sul piano politico, sanciscono l’alleanza fra due nipoti di Carlo Magno contro il fratello Lotario; sul piano linguistico, sono tra i primi testi conservati in volgare romanzo e in volgare germanico.
Il feudalesimo: una parola da maneggiare con cura
Il modello classico
Il manuale tradizionale descrive il feudalesimo come una piramide: il re concede un beneficio, il feudo, a un vassallo che gli presta omaggio e giura fedeltà; il vassallo a sua volta ha vassalli propri. François-Louis Ganshof, in Che cos’è il feudalesimo? (1944), definì con precisione il rapporto vassallatico-beneficiario: un legame personale, la vassallità, unito a un legame reale, il beneficio. Marc Bloch, in La società feudale (1939-1940), allargò invece il concetto a un intero tipo di società, con i suoi legami di dipendenza, la sua economia e la sua mentalità.
La critica
Nel 1974 Elizabeth Brown pubblicò un articolo dal titolo eloquente, The Tyranny of a Construct, sostenendo che il concetto di feudalesimo era una costruzione dei giuristi e degli storici moderni, che costringeva realtà diverse in uno schema unico. Susan Reynolds, in Fiefs and Vassals (1994), andò oltre: studiando le fonti, mostrò che il feudo come istituzione giuridica definita si afferma solo dal XII secolo, con il lavoro dei giuristi, come i Libri feudorum elaborati in Lombardia, e che per l’alto Medioevo è fuorviante parlare di piramide feudale.
Oggi molti medievisti evitano la parola feudalesimo per l’alto Medioevo e preferiscono parlare di clientele, fedeltà, beneficio, signoria. All’orale è una scelta che fa buona impressione, se sai spiegare perché.
La signoria
Più utile del feudo, per capire i secoli X-XII, è il concetto di signoria. Gli storici distinguono la signoria fondiaria, cioè il potere del proprietario sui contadini che lavorano le sue terre, dalla signoria territoriale o di banno, cioè il potere di comandare, giudicare, imporre tributi su tutti gli abitanti di un territorio, anche non dipendenti dalla terra. Questa seconda forma si diffonde quando i poteri pubblici si frammentano e i signori locali si appropriano delle prerogative che erano del re.
L’incastellamento
Pierre Toubert, studiando il Lazio nel suo libro del 1973, descrisse il processo detto incastellamento: fra X e XI secolo la popolazione rurale fu concentrata in villaggi fortificati sulle alture, i castelli, per iniziativa dei signori. Il castello non era solo una fortezza, ma il centro di un nuovo ordinamento del territorio, dell’economia e del potere. Il modello è stato poi verificato e sfumato in altre regioni italiane, dove i tempi e le forme sono diversi.
Cosa ti chiedono all’orale (feudalesimo e signoria)
Qual è la critica di Susan Reynolds al feudalesimo? Che il feudo come istituto giuridico preciso nasce solo dal XII secolo, con i giuristi, e che proiettare la piramide feudale sull’alto Medioevo deforma le fonti.
Che differenza c’è fra signoria fondiaria e signoria di banno? La prima riguarda il potere del proprietario sui contadini delle sue terre; la seconda è un potere di comando, giustizia e prelievo su tutti gli abitanti di un territorio.
Che cos’è l’incastellamento? Il processo, studiato da Toubert per il Lazio, con cui fra X e XI secolo la popolazione fu raggruppata in villaggi fortificati, centri del potere signorile.
Impero e papato
Gli Ottoni e l’impero germanico
Nel 962 il re di Germania Ottone I, che nel 955 aveva sconfitto gli Ungari a Lechfeld, fu incoronato imperatore a Roma. Nasce così l’impero che sarà poi detto Sacro Romano Impero, legato al regno di Germania e, almeno in teoria, al regno d’Italia. Gli Ottoni governarono affidando ampi poteri ai vescovi, che non potevano trasmettere le cariche ai figli e quindi restavano più fedeli al sovrano. Ma questo sistema rendeva decisiva la scelta dei vescovi, e proprio su questo punto scoppierà il conflitto con il papato.
La riforma della Chiesa
Nell’XI secolo un movimento di riforma, nato anche nei monasteri come Cluny, fondato nel 910, combatté due mali: la simonia, cioè la compravendita delle cariche ecclesiastiche, e il concubinato del clero, detto nicolaismo. Con papa Gregorio VII la riforma diventò un programma politico. Il Dictatus papae, un elenco di proposizioni registrato nel 1075, afferma fra l’altro che solo il papa può deporre i vescovi e che può deporre anche gli imperatori.
Lo scontro con l’imperatore Enrico IV, la cosiddetta lotta per le investiture, portò alla scomunica dell’imperatore e all’episodio di Canossa del 1077, quando Enrico attese tre giorni davanti al castello della contessa Matilde per ottenere il perdono del papa. La questione fu risolta con il concordato di Worms del 1122, che distingueva l’investitura spirituale, riservata alla Chiesa, da quella temporale, sui beni e i diritti legati alla carica.
Gli storici discutono il nome stesso del fenomeno. “Riforma gregoriana” è un’espressione coniata da Augustin Fliche nel Novecento, e mette al centro un solo papa; molti preferiscono oggi parlare di riforma della Chiesa dell’XI secolo, per comprendere anche le spinte venute dal basso, come il movimento milanese della Pataria.
Innocenzo III e Federico II
Il papato raggiunse il culmine del suo potere politico con Innocenzo III, papa dal 1198 al 1216. Intervenne nelle successioni dei regni, fece dei re d’Inghilterra e d’Aragona dei vassalli della Santa Sede, convocò il IV concilio lateranense del 1215, che fissò fra l’altro l’obbligo della confessione annuale e definì la dottrina della transustanziazione.
Federico II di Svevia, nipote di Federico Barbarossa e, per parte di madre, erede dei re normanni di Sicilia, fu imperatore dal 1220. Nel regno di Sicilia costruì un apparato amministrativo centralizzato, con le Costituzioni di Melfi del 1231, e fondò nel 1224 l’università di Napoli, la prima creata da un sovrano. Il conflitto con i papi fu durissimo: scomunicato più volte, fu dichiarato deposto dal concilio di Lione del 1245. Alla sua corte fiorì la scuola poetica siciliana, la prima lirica d’arte in volgare italiano.
Cosa ti chiedono all’orale (impero e papato)
Che cosa si decise al concordato di Worms? Si distinsero l’investitura spirituale, con anello e pastorale, spettante alla Chiesa, e quella temporale, con lo scettro, sui beni e i diritti legati alla carica, spettante al sovrano.
Perché l’espressione “riforma gregoriana” è discussa? Perché attribuisce a un solo papa un movimento più ampio, iniziato prima di lui e sostenuto anche da forze laiche e popolari.
La crescita dei secoli XI-XIII
Più uomini, più terra
Fra il Mille e il Trecento la popolazione europea crebbe in modo notevole; le stime sono incerte, ma molti storici parlano di un raddoppio o quasi. Le cause sono discusse: un clima più mite, il cosiddetto optimum climatico medievale, la fine delle incursioni, le innovazioni agricole come l’aratro pesante, il collare rigido per il cavallo, la rotazione triennale. Si dissodarono foreste e paludi, si fondarono villaggi nuovi, e nell’Europa orientale si sviluppò una colonizzazione tedesca verso est.
Le crociate
Nel 1095, al concilio di Clermont, papa Urbano II invitò i cavalieri a soccorrere i cristiani d’Oriente e a liberare Gerusalemme, promettendo la remissione dei peccati. La prima crociata conquistò Gerusalemme nel 1099 e fondò gli stati crociati in Siria e Palestina. Gerusalemme fu ripresa dal Saladino nel 1187; la quarta crociata, nel 1204, finì con il sacco di Costantinopoli; l’ultima roccaforte crociata, Acri, cadde nel 1291.
Il dibattito storiografico riguarda le motivazioni: devozione religiosa, ricerca di terre e di ricchezze per i cadetti delle famiglie nobili, interessi commerciali delle città marinare. Jonathan Riley-Smith ha insistito sulla dimensione penitenziale e religiosa, contro le letture puramente economiche. Il termine stesso “crociata” è tardo: i contemporanei parlavano di pellegrinaggio, di passaggio, di via di Gerusalemme.
Città, mercanti, università
Nei secoli XII e XIII le città crescono in tutta Europa, e soprattutto in Italia e nelle Fiandre. Le fiere della Champagne diventano il punto d’incontro fra mercanti italiani e fiamminghi. Nascono strumenti nuovi: la lettera di cambio, le compagnie commerciali, la partita doppia nella contabilità. Firenze conia nel 1252 il fiorino d’oro, che diventa una moneta internazionale.
Le università nascono come corporazioni di studenti o di maestri: Bologna, legata allo studio del diritto romano, è tradizionalmente considerata la più antica, con la data simbolica del 1088; Parigi si sviluppa intorno alla teologia, Oxford e poi Padova, nata nel 1222 da una migrazione di studenti e maestri bolognesi. La scolastica, il metodo di insegnamento e di ricerca fondato sulla discussione delle autorità, ha i suoi maggiori rappresentanti in Tommaso d’Aquino e Bonaventura.
I comuni italiani
Il comune è una delle grandi originalità della storia italiana. Fra la fine dell’XI e l’inizio del XII secolo, in molte città del Centro-Nord, gruppi di cittadini, spesso piccoli nobili, giudici, notai, mercanti, si organizzano per governare la città, eleggendo magistrati detti consoli. A Pisa i consoli compaiono in una carta sarda degli anni 1080-1085, la cui autenticità è però discussa, a Milano nel 1097, a Genova nel 1099.
Il comune non nasce da una rivolta contro l’impero o contro il vescovo, come pensava la storiografia ottocentesca, ma spesso dall’interno del sistema di potere vescovile, e solo gradualmente si appropria dei diritti pubblici. Lo scontro con l’impero esplode con Federico Barbarossa, che nella dieta di Roncaglia del 1158 rivendicò le regalie, cioè i diritti sovrani esercitati dalle città. La Lega lombarda sconfisse l’imperatore a Legnano nel 1176, e la pace di Costanza del 1183 riconobbe ai comuni l’esercizio dei poteri pubblici in cambio del riconoscimento formale della sovranità imperiale.
All’inizio del Duecento molti comuni affidano il governo a un podestà, un magistrato forestiero che resta in carica per un periodo breve e dovrebbe garantire l’imparzialità fra le fazioni. Poi, nel corso del secolo, si affermano i governi di popolo, espressione delle corporazioni di mestiere e dei ceti mercantili, in contrasto con le famiglie aristocratiche, i magnati. A Firenze gli Ordinamenti di giustizia di Giano della Bella, del 1293, escludono i magnati dalle cariche principali.
Il Mezzogiorno normanno
Mentre al Centro-Nord nascevano i comuni, il Mezzogiorno prese un’altra strada. Nell’XI secolo cavalieri normanni, arrivati come mercenari al servizio dei principi longobardi e dei Bizantini, conquistarono progressivamente l’Italia meridionale; Roberto il Guiscardo ottenne dal papa l’investitura della Puglia e della Calabria nel 1059, e suo fratello Ruggero strappò la Sicilia agli emiri musulmani, con la presa di Palermo nel 1072. Nel 1130 Ruggero II, figlio di quest’ultimo, fu incoronato re di Sicilia a Palermo.
Il regno normanno fu una costruzione politica originale: unì istituzioni di tradizione franca, bizantina e araba, con una corte plurilingue e un’amministrazione molto efficiente per l’epoca. Le chiese di Palermo, Monreale e Cefalù mostrano questa fusione anche nell’arte. Il regno passò poi agli Svevi con il matrimonio fra Costanza d’Altavilla ed Enrico VI, padre di Federico II. Una parte della storiografia ha visto nella forza della monarchia meridionale una delle cause della debolezza delle autonomie cittadine al Sud, un tema che tocca anche il dibattito sulle origini del divario fra Nord e Sud.
Il dibattito sul comune
La storiografia sul comune ha avuto molte stagioni. Gioacchino Volpe, all’inizio del Novecento, studiò le basi sociali e le lotte di classe del comune. Più di recente Jean-Claude Maire Vigueur, in Cavalieri e cittadini (2004), ha mostrato il peso della militia, cioè dei cittadini che combattevano a cavallo, nel governo dei comuni consolari e podestarili. Altri studiosi insistono sulla cultura giuridica e notarile e sulla produzione documentaria come elemento costitutivo della cittadinanza.
Cosa ti chiedono all’orale (comuni e crescita)
Come nasce il comune? Da associazioni di cittadini che, fra fine XI e inizio XII secolo, eleggono consoli e assumono gradualmente funzioni di governo, spesso in collaborazione o in concorrenza con il vescovo, senza una rottura netta con i poteri precedenti.
Che cosa stabilì la pace di Costanza? Riconobbe ai comuni della Lega lombarda il diritto di esercitare i poteri pubblici e di eleggere i propri magistrati, in cambio del giuramento di fedeltà e del riconoscimento della sovranità imperiale.
Perché nasce il podestà? Per garantire un governo più imparziale in città divise dalle fazioni, affidandolo a un forestiero esperto di diritto e di amministrazione, per un periodo breve.
Le monarchie e la crisi del papato universale
Inghilterra e Francia
Mentre l’impero si indeboliva, in Inghilterra e in Francia si rafforzavano monarchie capaci di costruire un’amministrazione stabile. In Inghilterra, dopo la conquista normanna del 1066, i re disponevano di un controllo del territorio senza paragoni, come mostra il Domesday Book del 1086, un censimento delle terre e delle risorse del regno. Nel 1215 i baroni imposero al re Giovanni Senzaterra la Magna Charta, che limitava l’arbitrio regio in materia di imposte e di giustizia: un documento feudale, nato per proteggere i privilegi dei baroni, che la tradizione successiva ha trasformato in un simbolo delle libertà costituzionali.
In Francia i Capetingi, partiti da un piccolo dominio intorno a Parigi, estesero gradualmente il loro potere. La vittoria di Filippo II Augusto a Bouvines, nel 1214, contro una coalizione che comprendeva l’imperatore Ottone IV, consolidò la monarchia. Con Filippo IV il Bello, alla fine del Duecento, il conflitto con il papato tornò al centro.
Bonifacio VIII, Avignone, lo scisma
Papa Bonifacio VIII si scontrò con Filippo il Bello sulla tassazione del clero e sulla giurisdizione regia. Nella bolla Unam sanctam del 1302 affermò la superiorità del potere spirituale su quello temporale. L’anno dopo, ad Anagni, uomini del re e la famiglia romana dei Colonna lo catturarono e lo umiliarono; Bonifacio morì poco dopo. Dante, che lo detestava, lo colloca in anticipo all’Inferno, ma condanna anche l’oltraggio di Anagni.
Dal 1309 i papi risiedettero ad Avignone, sotto una forte influenza francese, fino al ritorno a Roma con Gregorio XI nel 1377. L’anno successivo, nel 1378, l’elezione contestata di Urbano VI provocò il Grande scisma d’Occidente: per decenni ci furono due papi, poi addirittura tre, finché il concilio di Costanza, nel 1417, elesse Martino V. Durante lo scisma si sviluppò il conciliarismo, la dottrina secondo cui il concilio è superiore al papa.
Cosa ti chiedono all’orale (monarchie e papato)
Che cos’è la Magna Charta? Il documento imposto nel 1215 dai baroni a Giovanni Senzaterra per limitare il potere del re in materia di imposte e di giustizia. Nato come garanzia di privilegi feudali, è diventato in seguito un simbolo delle libertà costituzionali inglesi.
Perché lo schiaffo di Anagni è considerato una svolta? Perché mostra che il papato non può più imporsi alle monarchie nazionali, che dispongono ormai di strumenti politici, giuridici e militari propri.
La crisi del Trecento
La peste nera
Nel 1347 la peste, arrivata dall’Asia attraverso le rotte commerciali, raggiunse i porti del Mediterraneo; secondo una tradizione molto citata, il contagio partì dalla colonia genovese di Caffa, in Crimea, assediata dai Mongoli. Fra il 1347 e il 1351 l’epidemia si diffuse in quasi tutta Europa, uccidendo, secondo le stime più comuni, fra un terzo e la metà della popolazione. Boccaccio, nell’introduzione al Decameron, ne ha lasciato la descrizione più celebre, ambientata a Firenze nel 1348. La peste tornò poi a ondate per secoli.
Le conseguenze sono discusse, ma alcune sono evidenti: la scarsità di manodopera fece salire i salari e mise in difficoltà i proprietari, che risposero con leggi per bloccare i salari; molti villaggi furono abbandonati; si diffusero nuove forme di religiosità, come i flagellanti, e la persecuzione di capri espiatori, in particolare gli ebrei, accusati di avvelenare i pozzi.
Crisi o riorganizzazione?
La crisi era cominciata prima della peste. All’inizio del Trecento l’Europa conobbe carestie gravi, come quella del 1315-1317 nel Nord, e molti storici pensano che la popolazione avesse superato le risorse disponibili. Il dibattito sul Trecento oppone chi insiste sul crollo e chi vede, soprattutto dopo la peste, una riorganizzazione: salari più alti, maggiori consumi per chi sopravviveva, specializzazione delle campagne, nuovi equilibri fra città e territori.
Il Trecento è anche il secolo delle rivolte: la Jacquerie dei contadini francesi nel 1358, il tumulto dei Ciompi, i salariati della lana di Firenze, nel 1378, la grande rivolta contadina inglese del 1381. Erano movimenti diversi, ma tutti legati alle tensioni sociali ed economiche della crisi.
La guerra dei Cent’anni
Fra il 1337 e il 1453 Inghilterra e Francia combatterono una lunga serie di guerre per la successione al trono francese e per il controllo dei territori inglesi sul continente. La guerra cambiò il modo di combattere, con il ruolo crescente degli arcieri e poi dell’artiglieria, e rafforzò, alla fine, le monarchie, che dovettero creare imposte permanenti ed eserciti stabili. La figura di Giovanna d’Arco, bruciata come eretica a Rouen nel 1431, appartiene a questa guerra.
L’Italia delle signorie
In Italia, nel corso del Trecento, molti comuni passano sotto il governo di un signore: i Visconti a Milano, gli Scaligeri a Verona, gli Estensi a Ferrara. La signoria nasce spesso con il consenso di una parte della città, stanca dei conflitti fra fazioni, e si consolida con titoli imperiali o papali, come il vicariato o il ducato: Gian Galeazzo Visconti ottenne il titolo di duca di Milano nel 1395. Firenze e Venezia restano repubbliche, ma governate da oligarchie sempre più ristrette.
Nel 1453 gli Ottomani conquistarono Costantinopoli, ponendo fine all’impero bizantino. L’anno successivo la pace di Lodi stabilì in Italia un equilibrio fra i principali stati che durò fino alla discesa di Carlo VIII nel 1494. Qui comincia il territorio degli appunti di Storia moderna.
Cosa ti chiedono all’orale (Trecento)
Quali furono le conseguenze della peste nera? Un calo demografico drastico, l’aumento dei salari per la scarsità di manodopera, l’abbandono di villaggi, tensioni sociali, nuove forme di religiosità e persecuzioni contro gli ebrei.
Il Trecento fu solo crisi? No: accanto al calo demografico e alle rivolte, molti storici vedono una riorganizzazione dell’economia e della società, con nuovi equilibri e, per alcuni ceti, migliori condizioni di vita.
Come nasce la signoria? Dall’affidamento del potere a un solo uomo, spesso con il consenso di una parte della città, poi legittimato da titoli imperiali o papali.
Le fonti medievali
Documenti e cronache
Le fonti medievali si dividono in due grandi gruppi. I documenti sono gli atti prodotti per scopi pratici: diplomi di re e imperatori, bolle papali, contratti notarili, testamenti, statuti cittadini, registri fiscali. La disciplina che li studia è la diplomatica, nata nel Seicento con Jean Mabillon, che nel 1681 pubblicò il De re diplomatica per stabilire criteri con cui distinguere i documenti autentici dai falsi. La paleografia studia invece le scritture.
Le fonti narrative sono le cronache, gli annali, le vite dei santi, le storie. Vanno lette, come le fonti antiche, chiedendosi chi scrive e per chi: un cronista monastico, un notaio comunale come i fratelli Villani a Firenze, un biografo di corte come Eginardo.
Il caso della Donazione di Costantino
Un esempio celebre di critica delle fonti è la Donazione di Costantino, un documento falso, probabilmente dell’VIII o IX secolo, in cui l’imperatore Costantino avrebbe concesso a papa Silvestro il dominio su Roma e sull’Occidente. Nel 1440 l’umanista Lorenzo Valla ne dimostrò la falsità con argomenti linguistici e storici: il latino del testo non era quello del IV secolo, e i riferimenti erano anacronistici. È spesso considerato l’atto di nascita della moderna critica filologica dei documenti.
Cosa ti chiedono all’orale (fonti)
Che cos’è la diplomatica? La disciplina che studia i documenti, la loro forma, la loro produzione e la loro autenticità. Fu fondata da Mabillon con il De re diplomatica del 1681.
Come dimostrò Valla la falsità della Donazione di Costantino? Con argomenti linguistici e storici, mostrando che il latino e i contenuti del documento non potevano risalire all’età di Costantino.
Esercizio: commentare il Dictatus papae
Supponiamo che all’orale ti diano alcune proposizioni del Dictatus papae: che la Chiesa romana è stata fondata dal solo Signore; che solo il pontefice romano può essere detto universale; che solo lui può deporre o reintegrare i vescovi; che gli è lecito deporre gli imperatori; che non può essere giudicato da nessuno; che può sciogliere i sudditi dal giuramento di fedeltà verso i malvagi.
Identifica la fonte: è un elenco di ventisette proposizioni inserito nel registro delle lettere di Gregorio VII, nel 1075. Non è una legge né una bolla, e la sua funzione esatta è discussa: forse un indice di argomenti per una raccolta canonistica, forse un programma.
Colloca il testo: siamo all’inizio della lotta per le investiture, poco prima della rottura con Enrico IV.
Spiega il contenuto: le proposizioni affermano il primato assoluto del papa nella Chiesa e la sua superiorità sui poteri laici, fino alla possibilità di deporre l’imperatore.
Valuta e collega: si tratta di una rivendicazione teorica radicale, che rovescia il modello ottoniano in cui l’imperatore controllava le nomine ecclesiastiche, e che troverà un’applicazione concreta nella scomunica e deposizione di Enrico IV del 1076. Puoi chiudere collegandolo alla Unam sanctam di Bonifacio VIII, che due secoli dopo riprende queste idee in un contesto politico ormai diverso.
Gli storici da conoscere
Marc Bloch e Lucien Febvre fondarono nel 1929 la rivista Annales, che rinnovò la storiografia europea, mettendo al centro le strutture economiche e sociali, le mentalità, il lungo periodo. Bloch, autore anche de I re taumaturghi (1924), sulla credenza nel potere dei re di guarire le scrofole, fu fucilato dai nazisti nel 1944 come membro della Resistenza.
Georges Duby studiò la società feudale, l’economia rurale e l’immaginario, come nel libro Lo specchio del feudalesimo (titolo originale Les trois ordres ou l’imaginaire du féodalisme, 1978), dedicato alla teoria dei tre ordini: chi prega, chi combatte, chi lavora. Jacques Le Goff ha scritto su intellettuali, mercanti, tempo, purgatorio, e ha reso il Medioevo accessibile a un vasto pubblico.
Fra gli italiani, Giovanni Tabacco ha studiato le strutture del potere nell’Italia medievale, Cinzio Violante la società milanese e la Pataria, Girolamo Arnaldi le istituzioni e la cultura dell’alto Medioevo.
Come prepararti
Studia con il manuale e con un atlante storico aperto: senza le carte, i regni e le conquiste si confondono. Costruisci una linea del tempo con poche date sicure, una per ogni grande passaggio: 476, 568, 800, 962, 1077, 1122, 1176, 1215, 1302, 1348, 1378, 1453. Poi, per ogni periodo, fissa un problema storiografico e un nome di storico.
Molti corsi chiedono anche un saggio monografico. Leggilo con attenzione all’introduzione, dove l’autore dichiara la sua tesi e la discute rispetto alla storiografia precedente: all’orale ti chiederanno proprio questo. Prepara anche due o tre esempi tratti dal libro, con pagine o capitoli precisi, da usare per sostenere le tue risposte.
Esami collegati
Il periodo precedente è negli appunti di Storia romana, quello successivo in Storia moderna. Per la letteratura dello stesso periodo vedi Letteratura italiana dalle origini al ‘500 e Letteratura latina medievale; per le lingue nate in questi secoli, Filologia e linguistica romanza e Storia della lingua italiana. Tutti gli altri esami sono nell’indice degli esami.
Fonti e approfondimenti
- Giuseppe Sergi, Renato Bordone, Dieci secoli di medioevo, Einaudi.
- Giovanni Tabacco, Egemonie sociali e strutture del potere nel medioevo italiano, Einaudi.
- Marc Bloch, La società feudale, Einaudi (ed. orig. 1939-1940).
- Henri Pirenne, Maometto e Carlomagno, Laterza (ed. orig. 1937).
- Susan Reynolds, Fiefs and Vassals. The Medieval Evidence Reinterpreted, Oxford, 1994.
- Pierre Toubert, Les structures du Latium médiéval, École française de Rome, 1973.
- Jean-Claude Maire Vigueur, Cavalieri e cittadini. Guerra, conflitti e società nell’Italia comunale, il Mulino, 2004.
- Fonti in traduzione: Eginardo, Vita di Carlo Magno; Boccaccio, introduzione al Decameron; Lorenzo Valla, La falsa donazione di Costantino, BUR.