L’esame di Storia greca, quando è distinto da quello di Istituzioni, ha un taglio preciso: non ti chiede soltanto di sapere che cosa è successo, ma di dimostrare che sai come lo sappiamo. Il racconto dei fatti, dall’età micenea alla conquista romana, con le istituzioni di Sparta e di Atene, lo trovi già negli appunti di Istituzioni di storia greca. Qui non lo ripeto. Questi appunti lavorano sull’altra metà dell’esame: le fonti come problema, la cronologia, i grandi dibattiti storiografici, gli storici moderni che hanno costruito il modo in cui oggi pensiamo la Grecia antica.
È la parte che fa la differenza all’orale. Quando il docente ti chiede di Maratona, ti sta chiedendo anche perché crediamo a Erodoto. Quando ti chiede dell’impero ateniese, si aspetta che tu sappia che cosa sono le liste dei tributi. Se impari a ragionare così, ti accorgerai che anche il manuale diventa più facile da ricordare, perché ogni fatto ha un perché.
Se studi anche la storia di Roma, il percorso parallelo è negli appunti di Storia romana, costruiti con lo stesso metodo.
| Esame | Storia greca |
|---|---|
| Corsi di laurea | Lettere (L-10), Storia (L-42), Beni culturali (L-1); magistrali LM-15, LM-84 |
| Crediti | in genere 6-12 CFU |
| SSD | STAN-01/A (ex L-ANT/02) |
| Prova | orale, spesso con lettura e commento di fonti in traduzione; in alcuni atenei test scritto sulla cronologia |
Programmi, docenti e appelli variano da ateneo ad ateneo: fa fede il sito della tua università.
Il mestiere dello storico dell’antichità
Poche fonti, tutte di parte
La prima cosa da capire è la scarsità. Per interi secoli della storia greca abbiamo pochissimo, e quel poco viene quasi sempre da Atene, da autori appartenenti a una élite colta, spesso scritto molto dopo i fatti. Per l’età arcaica dipendiamo da Erodoto, che scrive nel V secolo, da poeti come Solone e Tirteo, da notizie tarde raccolte da Plutarco, Diodoro, Pausania. Di Sparta non abbiamo quasi nessuna fonte spartana: la vediamo attraverso gli occhi di ateniesi ammirati o ostili.
Questo significa che ogni affermazione del manuale è il risultato di una ricostruzione. All’orale, quando ti chiedono un evento, prova sempre ad aggiungere una frase sulla fonte principale: “lo sappiamo soprattutto da Tucidide”, “la tradizione è tarda e risale a Plutarco”. È il modo più semplice per mostrare maturità.
Le categorie delle fonti
Le fonti si dividono di solito in quattro grandi gruppi, ognuno con i suoi problemi.
- Le fonti letterarie: storici, oratori, filosofi, poeti, biografi. Ci danno racconti e interpretazioni, ma passano per una lunga tradizione manoscritta e riflettono il punto di vista dell’autore.
- Le fonti epigrafiche: testi incisi su pietra, bronzo, ceramica. Sono documenti diretti, spesso ufficiali, ma frammentari e difficili da datare.
- Le fonti numismatiche: le monete, che raccontano economia, propaganda, rapporti fra città.
- Le fonti archeologiche: tutto ciò che emerge dagli scavi, dalle necropoli agli insediamenti. Non parlano da sole, ma sono le uniche per i periodi senza scrittura.
A queste si aggiungono i papiri, che per l’Egitto ellenistico sono la fonte principale e che ci hanno restituito anche testi letterari perduti, come la Costituzione degli Ateniesi attribuita ad Aristotele, pubblicata da Frederic Kenyon nel 1891 da un papiro del British Museum.
Leggere una fonte letteraria: tre domande
Davanti a un passo di uno storico antico, impara a porti sempre tre domande.
Chi scrive, e quando? Erodoto scrive circa cinquant’anni dopo le guerre persiane, Plutarco più di cinque secoli dopo Solone. La distanza cronologica non rende automaticamente falsa una notizia, ma ti obbliga a chiederti da dove l’autore l’ha presa.
Da quali fonti dipende? Plutarco cita spesso i suoi predecessori, e questo ci permette di ricostruire autori perduti. Diodoro Siculo, per il V e il IV secolo, segue in larga parte Eforo di Cuma, uno storico del IV secolo di cui abbiamo solo frammenti. La ricerca delle fonti di un autore, la Quellenforschung della filologia tedesca dell’Ottocento, è ancora uno strumento fondamentale.
Che cosa vuole dimostrare? Ogni autore ha uno scopo. Senofonte, nelle Elleniche, è filospartano e tace alcuni successi tebani. Il cosiddetto Vecchio Oligarca, l’autore anonimo della Costituzione degli Ateniesi tramandata fra le opere di Senofonte, descrive la democrazia da avversario, ma proprio per questo ne coglie la coerenza interna.
I frammenti degli storici perduti
Gran parte della storiografia greca è perduta. Ne conosciamo i resti attraverso citazioni di autori successivi, raccolte in una grande opera iniziata da Felix Jacoby nel 1923, Die Fragmente der griechischen Historiker, abbreviata FGrHist. Quando trovi in un manuale un rimando come “FGrHist 70” (è il numero di Eforo), sai che si tratta di questa raccolta. È utile sapere che un frammento è spesso una parafrasi, non una citazione esatta, e che porta con sé le scelte di chi lo ha citato.
Cosa ti chiedono all’orale (fonti)
Perché le fonti per Sparta sono un problema? Perché sono quasi tutte esterne e non contemporanee: Erodoto, Tucidide, Senofonte, Aristotele, Plutarco. Molte sono influenzate dall’idealizzazione di Sparta, il cosiddetto “miraggio spartano”, e Plutarco scrive in età romana su una Sparta ormai trasformata.
Che cosa sono i FGrHist? La raccolta dei frammenti degli storici greci perduti avviata da Felix Jacoby. Serve a conoscere autori come Ecateo, Ellanico, Eforo, Teopompo, di cui abbiamo solo citazioni indirette.
Da dove viene la Costituzione degli Ateniesi aristotelica? Da un papiro acquisito dal British Museum e pubblicato da Kenyon nel 1891. È fondamentale per la storia delle istituzioni ateniesi.
Epigrafi, monete, papiri: lavorare sui documenti
Che cosa ci dice un’iscrizione
Le iscrizioni sono la fonte più vicina ai fatti, perché sono state prodotte nel momento stesso in cui le decisioni venivano prese. Un decreto ateniese ha una struttura riconoscibile: la formula iniziale “è parso bene al consiglio e al popolo”, il nome della tribù che aveva la pritania, del segretario, del presidente, del proponente, e poi il contenuto. Da questa struttura possiamo ricavare molto, anche quando la pietra è spezzata: chi proponeva le leggi, come funzionava il consiglio, in quale anno siamo.
Le grandi raccolte sono le Inscriptiones Graecae, abbreviate IG, iniziate nell’Ottocento, e per uno studente il volume di Russell Meiggs e David Lewis, A Selection of Greek Historical Inscriptions to the End of the Fifth Century BC, che raccoglie i testi più importanti con commento. Il Supplementum Epigraphicum Graecum, SEG, aggiorna ogni anno le nuove scoperte.
Tre casi da conoscere
Le liste dei tributi ateniesi. Dal 454/3 a.C., quando il tesoro della lega delio-attica fu trasferito da Delo ad Atene, un sessantesimo del tributo pagato dagli alleati veniva offerto ad Atena, e le quote venivano registrate su grandi stele. Ricomposte e pubblicate in quattro volumi da Meritt, Wade-Gery e McGregor fra il 1939 e il 1953, sono la base per studiare la struttura dell’impero ateniese: quali città pagavano, quanto, quando si ribellavano.
Il decreto di Temistocle. Nel 1959 fu trovata a Trezene un’iscrizione del III secolo a.C. che riporta il decreto con cui, secondo il testo, Temistocle propose di evacuare Atene e affidarsi alla flotta prima di Salamina. Pubblicato da Michael Jameson nel 1960, il documento ha diviso gli studiosi: alcuni lo considerano la copia di un originale autentico, altri una ricostruzione patriottica del IV secolo. È un ottimo esempio di come anche un documento epigrafico vada discusso, non solo letto.
La grande iscrizione di Gortina. A Creta un primo frammento era noto dal 1857, ma fu nel 1884 che Federico Halbherr, poi con Ernst Fabricius, recuperò gran parte di un lungo testo di leggi del V secolo a.C. su diritto di famiglia, eredità, schiavi, adulterio. È la più ampia raccolta di leggi greche conservata e mostra una società molto diversa da quella ateniese.
Gli ostraka
Un caso affascinante di fonte materiale sono gli ostraka, i cocci su cui gli Ateniesi scrivevano il nome del cittadino da esiliare con l’ostracismo. Ne sono stati trovati migliaia, soprattutto nell’agorà e nel Ceramico. In un pozzo sulle pendici settentrionali dell’acropoli ne sono emersi 191, quasi tutti con il nome di Temistocle, scritti secondo Oscar Broneer, che li trovò nel 1937, da appena quattordici mani: forse preparati in anticipo da avversari politici e distribuiti agli elettori. Plutarco racconta un aneddoto simile su Aristide, e qui la fonte archeologica e quella letteraria si illuminano a vicenda.
Le monete
Le prime monete compaiono in Lidia, nell’Asia Minore, verso la fine del VII secolo a.C., in elettro, una lega naturale di oro e argento. Le città greche adottano rapidamente lo strumento. Le civette di Atene, in argento delle miniere del Laurio, diventano nel V secolo una moneta di scambio in tutto l’Egeo. Le monete servono allo storico per tre ragioni: indicano i rapporti economici, attraverso i ripostigli trovati lontano dalla città d’origine; esprimono identità e propaganda, attraverso i simboli; aiutano a datare gli strati archeologici.
I papiri dell’Egitto ellenistico
Per l’età ellenistica il quadro cambia, perché l’Egitto tolemaico ci ha lasciato migliaia di papiri documentari: contratti, lettere, ricevute, petizioni. L’archivio di Zenone, amministratore di una grande tenuta nel Fayum nel III secolo a.C., è uno dei casi più ricchi: ci mostra da vicino il funzionamento dell’economia agricola e dell’amministrazione dei Tolemei. Nessuna altra parte del mondo greco è documentata così nel dettaglio, e questo crea un rischio: generalizzare all’intero ellenismo ciò che vale per l’Egitto.
Cosa ti chiedono all’orale (documenti)
Perché le liste dei tributi sono così importanti? Perché sono documenti ufficiali, anno per anno, che ci permettono di misurare l’impero ateniese senza passare solo per Tucidide: numero degli alleati, entità del tributo, assenze che possono indicare rivolte o esenzioni.
Il decreto di Temistocle è autentico? È discusso. L’iscrizione è del III secolo a.C., quindi molto posteriore a Salamina. Alcuni la ritengono la copia di un decreto reale, altri una ricostruzione posteriore. La risposta migliore all’esame è presentare entrambe le posizioni e gli argomenti, per esempio il confronto con il racconto di Erodoto.
Che cosa ci insegnano gli ostraka di Temistocle? Che l’ostracismo poteva essere preparato da gruppi organizzati, e che le fonti materiali possono confermare o correggere gli aneddoti letterari.
La cronologia: come si datano i fatti antichi
I Greci non avevano un calendario comune. Ogni città contava gli anni a modo suo, e lo storico moderno deve tradurre tutto nel nostro sistema prima e dopo Cristo. Conoscere questi meccanismi ti evita di stupirti quando trovi date come “454/3 a.C.”.
Ad Atene l’anno prendeva il nome dall’arconte eponimo, e cominciava d’estate. Per questo un anno ateniese si estende su due dei nostri, e lo si scrive con la barra. A Sparta si usavano gli efori eponimi, in altre città sacerdoti o magistrati diversi. Per mettere insieme queste liste, già gli storici antichi cercarono un sistema comune: lo storico Timeo di Tauromenio, fra IV e III secolo, contribuì a diffondere il computo per Olimpiadi, i periodi di quattro anni a partire dalla prima Olimpiade, che la tradizione fissava al 776 a.C. Eratostene di Cirene, nel III secolo, costruì una cronografia che fissava le grandi date della storia greca.
Un documento particolare è il Marmor Parium, la cronaca di Paro, un’iscrizione del 264/3 a.C. che elenca eventi dalla mitica età di Cecrope fino al tempo della sua redazione, con il numero di anni trascorsi da ciascuno. È utile perché mostra come i Greci stessi costruivano la propria cronologia, mescolando mito e storia senza soluzione di continuità.
Per i periodi senza scrittura la cronologia è archeologica. Si basa sugli stili della ceramica, che cambiano in modo riconoscibile, sulle connessioni con l’Egitto e il Vicino Oriente, che hanno cronologie più solide, e sui metodi scientifici come il radiocarbonio e la dendrocronologia. Le date dell’età del bronzo e dei secoli bui sono quindi approssimative, e spesso discusse.
Cosa ti chiedono all’orale (cronologia)
Perché si scrive 431/0 a.C.? Perché l’anno ateniese, legato all’arconte eponimo, cominciava d’estate e copriva quindi parte di due anni del nostro calendario.
Che cos’è il Marmor Parium? Una cronaca epigrafica del 264/3 a.C. trovata a Paro, che data eventi mitici e storici contando gli anni a ritroso dal momento della redazione.
I grandi dibattiti: l’età del bronzo e i secoli bui
La decifrazione della Lineare B
Fino alla metà del Novecento non si sapeva quale lingua si nascondesse nelle tavolette di argilla trovate a Cnosso da Arthur Evans e a Pilo da Carl Blegen, che vi iniziò gli scavi nel 1939. Nel 1952 un architetto inglese, Michael Ventris, dimostrò che la Lineare B era una scrittura sillabica usata per scrivere una forma antica di greco. Con il filologo John Chadwick pubblicò nel 1953 l’articolo che presentava la decifrazione, e qualche anno dopo il volume Documents in Mycenaean Greek (1956).
La scoperta ebbe due conseguenze. La prima: il greco era parlato nell’Egeo già nel II millennio, molto prima di quanto molti credessero. La seconda: le tavolette non contenevano poesia né storia, ma inventari, registrazioni di razioni, tributi, personale. Mostrano palazzi con un’amministrazione centralizzata, un re chiamato wanax, funzionari, artigiani specializzati. Un mondo molto diverso da quello dei poemi omerici, e questo è il punto che ti conviene sottolineare all’orale.
Il crollo dei palazzi
Intorno al 1200 a.C. i palazzi micenei furono distrutti o abbandonati, nel quadro di una crisi che colpì tutto il Mediterraneo orientale: l’impero ittita cadde, città come Ugarit furono distrutte, l’Egitto dovette respingere i cosiddetti Popoli del mare. Le spiegazioni proposte sono molte: invasioni, terremoti, carestie e cambiamenti climatici, rivolte interne, crisi delle reti commerciali. La tradizione greca parlava di un “ritorno degli Eraclidi” e di un’invasione dorica, ma l’archeologia non conferma un’ondata migratoria netta. Oggi molti studiosi preferiscono pensare a una combinazione di fattori in un sistema fragile, che crollò a catena.
All’esame non devi scegliere una causa: devi saper spiegare perché nessuna basta da sola, e da quali tipi di fonti vengono gli indizi.
I secoli bui sono davvero bui?
Il periodo fra il 1100 e l’800 a.C. circa è stato chiamato a lungo “medioevo ellenico”: la scrittura scompare, la popolazione cala, gli insediamenti si riducono. Ma le scoperte archeologiche hanno sfumato questa immagine. A Lefkandi, in Eubea, è emerso un grande edificio absidato della metà del X secolo a.C., con la sepoltura di un uomo cremato e di una donna con ricchi gioielli, accompagnati da cavalli. Il ritrovamento ha mostrato che anche in quel periodo esistevano élite ricche e contatti con il Vicino Oriente.
Il dibattito oggi non è se i secoli bui siano stati un periodo di crisi, perché lo furono, ma quanto fosse profonda la rottura con il mondo miceneo e quanto rapida la ripresa.
Omero è una fonte storica?
È una delle domande più classiche. I poemi omerici raccontano una guerra dell’età del bronzo, ma sono stati composti probabilmente fra VIII e VII secolo, dopo una lunga tradizione orale. Contengono elementi di epoche diverse: oggetti micenei come l’elmo di zanne di cinghiale, usi più recenti come la cremazione, istituzioni che non corrispondono a nessuna società reale ma sono un amalgama poetico.
Moses Finley, in Il mondo di Odisseo (1954), sostenne che la società descritta dai poemi era sostanzialmente coerente e corrispondeva al mondo del X-IX secolo, cioè ai secoli bui. Altri studiosi, come Ian Morris, l’hanno collocata più vicino all’età di composizione, nell’VIII secolo. Altri ancora negano che si possa parlare di una società omerica unitaria. La risposta migliore all’orale è presentare queste posizioni e mostrare che il problema è metodologico: come si usa un testo poetico come documento.
Cosa ti chiedono all’orale (età del bronzo e secoli bui)
Che cosa ha cambiato la decifrazione della Lineare B? Ha dimostrato che i Micenei parlavano greco e ha rivelato la natura amministrativa dei palazzi, molto diversa dal mondo eroico di Omero.
Perché Lefkandi è importante? Perché un ricco edificio funerario del X secolo dimostra che nei secoli bui esistevano élite con risorse e contatti esterni, e invita a non esagerare l’idea di un vuoto.
Si può usare Omero come fonte storica? Con cautela. I poemi mescolano elementi di epoche diverse; la questione è a quale periodo corrisponda la società che descrivono, se ne descrivono una coerente. Le posizioni principali sono quelle di Finley (secoli bui) e di chi la avvicina all’VIII secolo.
I grandi dibattiti dell’età arcaica
Come nasce la polis
Per la nascita della polis non c’è un evento fondativo, e le fonti letterarie non ci aiutano. Gli storici lavorano su indizi archeologici: la crescita demografica dell’VIII secolo, che Anthony Snodgrass ha ricostruito attraverso il numero delle sepolture in Attica; la costruzione dei primi grandi templi, che segnano un centro religioso comune; la definizione di un territorio, con santuari ai confini; le prime leggi scritte.
Un documento chiave è la legge di Dreros, a Creta, del VII secolo a.C., incisa sulla pietra di un tempio: stabilisce che chi ha ricoperto la carica di kosmos, la magistratura suprema, non possa ricoprirla di nuovo prima di dieci anni. È una delle più antiche leggi costituzionali greche conservate, e mostra una comunità che vuole limitare il potere dei suoi magistrati.
Il dibattito riguarda soprattutto le cause. Alcuni insistono sulla crescita della popolazione e sulla pressione sulla terra, altri sulla dimensione religiosa e sui santuari, altri sul ruolo dei guerrieri. Un libro da conoscere è Archaic Greece. The Age of Experiment di Snodgrass (1980), che ha impostato molte di queste domande.
La “rivoluzione oplitica”
Un vecchio modello sosteneva che l’introduzione della falange oplitica, nel VII secolo, avesse prodotto un cambiamento politico: i cittadini abbastanza ricchi da armarsi come opliti avrebbero reclamato diritti, appoggiando i tiranni contro le aristocrazie. Questo modello è stato molto discusso. Snodgrass, già in un articolo del 1965, mostrò che l’armamento oplitico si diffuse gradualmente, pezzo per pezzo, e non in un momento preciso. Studiosi più recenti, come Hans van Wees, hanno sostenuto che la falange compatta si sia formata solo tardi, forse fra VI e V secolo, e che per lungo tempo gli eserciti fossero più eterogenei.
È un buon esempio di come una spiegazione elegante sia stata messa in crisi dal ritorno alle fonti: vasi, armi trovate nei santuari, versi di Tirteo.
La colonizzazione: parola moderna, fenomeno antico
Parliamo di “colonizzazione greca”, ma la parola è moderna e porta con sé l’idea del colonialismo europeo. Le fondazioni greche fra VIII e VI secolo, in Italia meridionale, Sicilia, Mar Nero, erano città indipendenti, non dipendenti dalla madrepatria. La tradizione antica raccontava fondazioni ordinate, con a capo un fondatore, l’ecista, su indicazione dell’oracolo di Delfi. Molti storici oggi pensano che il processo fosse più graduale e disordinato: prima contatti commerciali e piccoli gruppi, poi la costruzione di comunità organizzate, con racconti di fondazione elaborati anche più tardi.
Un altro tema è il rapporto con le popolazioni locali: commercio, matrimoni misti, conflitti. Pitecusa, nell’isola d’Ischia, fondata da Euboici nell’VIII secolo, è un caso esemplare di insediamento commerciale con presenze greche, fenicie e indigene.
Tiranno: una parola che cambia significato
Anche il concetto di tirannide è un problema storiografico. La parola τύραννος, probabilmente di origine non greca, compare per la prima volta in un frammento di Archiloco, e in età arcaica non ha necessariamente un senso negativo: indica un potere personale ottenuto fuori dalle regole tradizionali. Molti tiranni del VII e VI secolo, come Cipselo e Periandro a Corinto o Pisistrato ad Atene, promossero opere pubbliche, culti cittadini, commercio. Il giudizio negativo che conosciamo si forma soprattutto nel V secolo, quando la democrazia ateniese costruisce la propria identità in opposizione al tiranno, e nella filosofia del IV secolo, che fa del tiranno il modello dell’uomo ingiusto.
Di conseguenza le fonti che parlano dei tiranni arcaici, scritte quasi tutte più tardi, tendono a colorarli con aneddoti di crudeltà ricorrenti. All’orale puoi far notare questo meccanismo: lo stesso tipo di racconto, come quello delle spighe più alte tagliate per consigliare di eliminare i cittadini più eminenti, è attribuito a tiranni diversi. In Erodoto è Trasibulo di Mileto a consigliare così Periandro di Corinto; in Aristotele, nella Politica, i ruoli sono invertiti, ed è Periandro a dare il consiglio a Trasibulo. Lo stesso gesto, con i papaveri al posto delle spighe, lo racconta Livio di Tarquinio il Superbo. Quando un aneddoto migra da un personaggio all’altro, lo storico ha buone ragioni per considerarlo un motivo narrativo più che un fatto.
Cosa ti chiedono all’orale (età arcaica)
Che cos’è la legge di Dreros e perché è importante? Una legge cretese del VII secolo che vieta di ripetere la carica di kosmos prima di dieci anni. Mostra una comunità che stabilisce regole scritte per limitare il potere dei magistrati, un segno della nascita delle istituzioni cittadine.
Che cosa si intende con “rivoluzione oplitica” e perché è criticata? L’idea che la diffusione della falange abbia dato potere politico ai piccoli proprietari armati. È criticata perché l’armamento si diffuse lentamente e la falange compatta potrebbe essere più tarda, quindi il legame diretto con i cambiamenti politici è difficile da dimostrare.
Perché “colonizzazione” è un termine discusso? Perché evoca il colonialismo moderno, mentre le fondazioni greche erano poleis autonome, e il processo fu probabilmente più graduale di quanto racconti la tradizione.
I grandi dibattiti dell’età classica
Possiamo fidarci di Erodoto?
Cicerone, nel De legibus, chiama Erodoto “padre della storia”, ma aggiunge che nella sua opera ci sono innumerevoli favole. Questa doppia fama lo accompagna da sempre. Erodoto dichiara nel proemio di voler evitare che le imprese degli uomini svaniscano con il tempo e di voler spiegare per quale causa Greci e barbari si fecero guerra. Il suo metodo si basa su ciò che ha visto, su ciò che ha sentito e sul proprio giudizio, e spesso riporta versioni diverse dello stesso fatto senza scegliere, dichiarando di dover riferire ciò che si racconta, ma di non essere obbligato a crederci.
Nel Novecento il dibattito si è fatto acceso. Detlev Fehling, in un libro del 1971, sostenne che molte delle fonti citate da Erodoto fossero inventate, e che il suo racconto seguisse convenzioni letterarie più che un’indagine reale. Altri studiosi hanno risposto mostrando che molte informazioni erodotee sono confermate dall’archeologia e dai documenti orientali, per esempio sulla Persia achemenide. Oggi la posizione più diffusa è intermedia: Erodoto è un ricercatore vero, che lavora però con le tradizioni orali e le forme narrative del suo tempo.
Un caso concreto sono i numeri. Erodoto attribuisce all’esercito di Serse, con il seguito, più di cinque milioni di persone: una cifra impossibile, che nessuno studioso accetta. Il problema non riguarda solo Erodoto: i numeri degli eserciti antichi sono sempre da verificare con criteri logistici, come la possibilità di nutrire e abbeverare le truppe.
Le guerre persiane e l’invenzione del “barbaro”
Le guerre persiane non sono solo un evento militare: sono anche il momento in cui i Greci costruiscono un’immagine di sé in contrapposizione ai Persiani. La parola βάρβαρος, che in origine indicava semplicemente chi parlava una lingua incomprensibile, acquista nel V secolo una connotazione di inferiorità: il barbaro è servo di un re, mentre il greco è libero e obbedisce solo alla legge. Edith Hall, nel libro Inventing the Barbarian (1989), ha mostrato come la tragedia ateniese, a partire dai Persiani di Eschilo del 472, abbia contribuito in modo decisivo a costruire questa opposizione.
Per lo storico la conseguenza è importante: la nostra immagine della Persia achemenide viene in gran parte da fonti greche interessate a presentarla come il loro opposto. I documenti persiani, come le iscrizioni reali di Dario e le tavolette amministrative di Persepoli, mostrano un impero efficiente e tollerante verso i culti locali, molto diverso dal dispotismo descritto dalla propaganda greca.
L’impero ateniese era popolare?
La lega delio-attica nasce nel 478/7 come alleanza contro la Persia, ma nel corso del V secolo diventa uno strumento del dominio di Atene: il tesoro è trasferito ad Atene, le ribellioni sono represse, gli alleati devono portare in città alcune cause giudiziarie. Tucidide presenta l’impero come odiato dagli alleati, ed è la tesi che domina la tradizione.
Nel 1954 Geoffrey de Ste. Croix, in un articolo sulla rivista Historia, rovesciò la questione: l’impero era odiato dalle élite oligarchiche delle città alleate, ma spesso popolare fra le classi inferiori, che Atene proteggeva sostenendo regimi democratici. Come prova portava i casi in cui il popolo di una città alleata non appoggiò le rivolte decise dai notabili. La tesi ha suscitato molte risposte, e oggi si tende a distinguere caso per caso. È un dibattito ottimo da portare all’orale, perché mostra come la stessa fonte, Tucidide, possa essere letta contro se stessa.
Come funzionava davvero la democrazia
Le istituzioni ateniesi le conosci già dal manuale: assemblea, consiglio dei Cinquecento, tribunali popolari, sorteggio delle cariche. Il dibattito storiografico riguarda altro. Mogens Herman Hansen, in La democrazia ateniese nel IV secolo a.C. (ed. originale 1991), ha ricostruito con grande precisione il funzionamento delle istituzioni nel IV secolo, l’epoca per cui le fonti sono più ricche grazie agli oratori, e ha mostrato quanto fosse elevata la partecipazione dei cittadini. Josiah Ober, in Mass and Elite in Democratic Athens (1989), ha studiato invece il rapporto fra il popolo e i leader colti e ricchi, mostrando come gli oratori dovessero adattare il proprio discorso ai valori della massa.
Una questione specifica è quella del salario per le cariche, il misthos, introdotto da Pericle per i giudici popolari. Per gli avversari antichi della democrazia, come Platone e Aristotele, era una forma di corruzione; per gli storici moderni fu lo strumento che permise anche ai cittadini poveri di partecipare. Nel IV secolo fu introdotto anche un compenso per la partecipazione all’assemblea.
Il IV secolo: crisi della polis?
Per molto tempo il IV secolo è stato raccontato come l’epoca del declino: le città si indeboliscono in guerre continue, i mercenari sostituiscono gli eserciti di cittadini, la Macedonia prende il sopravvento. Questa lettura dipende in parte dalle fonti stesse, come Demostene e Isocrate, che parlano di crisi per scopi politici. Gli storici recenti hanno ridimensionato l’idea: la polis non muore con Cheronea, ma continua a essere la forma fondamentale della vita politica anche in età ellenistica, pur dentro regni più grandi. Atene stessa, nel IV secolo, vive una fase di grande vitalità istituzionale e finanziaria.
Cosa ti chiedono all’orale (età classica)
Qual è la tesi di de Ste. Croix sull’impero ateniese? Che il dominio di Atene era malvisto soprattutto dalle oligarchie delle città alleate, mentre il popolo spesso lo preferiva, perché Atene sosteneva i regimi democratici. La tesi rilegge Tucidide utilizzando i suoi stessi racconti.
Che cosa ha sostenuto Fehling su Erodoto? Che molte delle sue citazioni di fonti erano inventate per convenzione letteraria. È una tesi minoritaria, ma ha costretto gli studiosi a riesaminare il metodo di Erodoto.
Il IV secolo è un’epoca di crisi? Lo è per alcuni aspetti, ma l’idea di un declino generale della polis dipende molto dalle fonti contemporanee e oggi è considerata eccessiva.
Alessandro e l’ellenismo: problemi di fonti e di parole
Quale Alessandro?
Non abbiamo nessuna storia di Alessandro scritta da un contemporaneo. Le opere dei compagni della spedizione, come Tolomeo, il futuro re d’Egitto, e Aristobulo, sono perdute. Le conosciamo soprattutto attraverso l’Anabasi di Alessandro di Arriano, scritta nel II secolo d.C., che dichiara di basarsi proprio su Tolomeo e Aristobulo. Accanto a questa tradizione c’è la cosiddetta “vulgata”, che risalirebbe in buona parte a Clitarco, uno storico più incline al romanzesco, e che troviamo in Diodoro (libro XVII), Curzio Rufo e Giustino. Plutarco scrive una biografia che attinge a entrambe.
Le due tradizioni danno immagini diverse: più militare e favorevole quella di Arriano, più attenta agli eccessi e alla degenerazione quella della vulgata. Anche gli storici moderni si sono divisi. William Tarn, a metà Novecento, vedeva in Alessandro un sognatore dell’unità del genere umano; Ernst Badian, pochi anni dopo, ne descrisse il lato spietato e paranoico. All’orale non devi sapere quale Alessandro sia “vero”: devi saper spiegare da dove nascono le immagini.
L’invenzione dell'”ellenismo”
Il termine “ellenismo” per indicare il periodo che va dalla morte di Alessandro, nel 323, alla battaglia di Azio, nel 31 a.C., è moderno. Lo rese celebre Johann Gustav Droysen, con la sua Storia dell’ellenismo pubblicata a partire dal 1836. Per Droysen era l’epoca della fusione fra cultura greca e orientale, che avrebbe preparato la diffusione del cristianesimo. Oggi si discute molto di questa idea di “fusione”: i regni ellenistici erano governati da un’élite greco-macedone, e i rapporti con le popolazioni locali variavano molto da regione a regione. Gli studi sui papiri e sui documenti in lingue locali, come il demotico in Egitto o il cuneiforme in Babilonia, hanno mostrato società più complesse, in cui le tradizioni locali convivevano con l’amministrazione greca.
Una fonte da conoscere è Polibio, lo storico di Megalopoli che nel II secolo a.C. visse a Roma come ostaggio e raccontò l’ascesa romana nel Mediterraneo. Per la storia greca è importante perché descrive l’ultima fase dell’indipendenza delle città greche e la loro integrazione nel mondo romano: qui il percorso si collega direttamente agli appunti di Storia romana.
Cosa ti chiedono all’orale (Alessandro ed ellenismo)
Quali sono le principali fonti su Alessandro? Arriano, che segue Tolomeo e Aristobulo, e la vulgata derivata da Clitarco, conservata da Diodoro, Curzio Rufo e Giustino; poi Plutarco. Nessuna è contemporanea.
Chi ha coniato il concetto moderno di ellenismo? Droysen, nell’Ottocento, che lo intendeva come fusione fra Grecia e Oriente. L’idea è oggi molto discussa.
Gli storici moderni che devi saper nominare
All’orale capita spesso la domanda “chi ha sostenuto questa tesi?”. Non serve una storia della storiografia completa, ma alcuni nomi tornano di continuo e ti conviene sapere che cosa hanno rappresentato.
George Grote, banchiere e politico liberale inglese, pubblicò fra il 1846 e il 1856 una History of Greece in dodici volumi. Fu il primo a presentare la democrazia ateniese in modo favorevole, contro una tradizione che la considerava un governo della plebe disordinata, e a separare con decisione il mito dalla storia.
Johann Gustav Droysen, oltre all’ellenismo, scrisse una biografia di Alessandro (1833) che ne faceva un artefice di unità politica, con evidenti riflessi del dibattito sull’unificazione tedesca. È un esempio perfetto di come il presente dello storico influenzi la sua lettura del passato.
Karl Julius Beloch, tedesco che insegnò a Roma per gran parte della vita, applicò alla storia antica i metodi della statistica e della demografia, con lavori sulla popolazione del mondo greco-romano. Gaetano De Sanctis, suo allievo, è una figura centrale della scuola italiana: scrisse una storia di Atene arcaica, Atthís (1898), e nel 1931 fu uno dei pochissimi professori universitari che rifiutarono il giuramento di fedeltà al fascismo, perdendo la cattedra.
Arnaldo Momigliano, allievo di De Sanctis, costretto a lasciare l’Italia dalle leggi razziali del 1938, insegnò a lungo a Londra. I suoi studi sulla storia della storiografia, dall’antichità all’età moderna, sono un riferimento: ci hanno insegnato a chiederci come gli storici, antichi e moderni, abbiano costruito le loro immagini del passato.
Moses Finley, americano trasferito a Cambridge dopo essere stato coinvolto nelle indagini maccartiste, ha rinnovato lo studio dell’economia e della società antica con L’economia degli antichi (1973) e con studi sulla schiavitù e sulla democrazia. Il suo approccio, che usa concetti della sociologia e insiste sulla diversità del mondo antico, ha diviso gli studiosi ma ha cambiato le domande.
Jean-Pierre Vernant, con Le origini del pensiero greco (1962), ha legato la nascita della filosofia e del pensiero razionale alla nascita della polis, allo spazio pubblico e alla discussione politica. Con Pierre Vidal-Naquet ha aperto lo studio antropologico della Grecia antica, dal mito alla tragedia.
Cosa ti chiedono all’orale (storiografia moderna)
Perché Grote è importante? Perché ha rivalutato la democrazia ateniese, leggendola alla luce del liberalismo inglese dell’Ottocento, e ha distinto in modo netto la Grecia del mito da quella storica.
Chi era De Sanctis? Lo storico italiano dell’antichità, allievo di Beloch, autore di Atthís e di una grande storia dei Romani, che rifiutò il giuramento fascista nel 1931. Fu maestro di Momigliano.
Che cosa lega la nascita del pensiero razionale alla polis, secondo Vernant? Lo spazio pubblico della città, in cui le decisioni si prendono discutendo in modo aperto, avrebbe favorito una forma di pensiero fondata sull’argomentazione e sulla critica.
Esercizio: commentare una fonte
Molti docenti, all’orale, ti danno un passo di una fonte in traduzione e ti chiedono di commentarlo. È la prova più temuta, ma segue uno schema preciso. Prendiamo come esempio Tucidide, I, 23, dove lo storico distingue le cause della guerra del Peloponneso.
Primo passo: identifica la fonte. Chi è l’autore, quando scrive, che tipo di opera è. Tucidide è un ateniese contemporaneo dei fatti, stratego nel 424, poi esiliato; scrive una storia della guerra mentre la guerra è ancora in corso e dopo la sua conclusione.
Secondo passo: colloca il passo. Siamo alla fine dell’introduzione metodologica del primo libro, subito prima del racconto degli eventi che portarono alla guerra.
Terzo passo: spiega il contenuto. Tucidide distingue le accuse e le controversie dichiarate, cioè gli episodi di Corcira e Potidea, dalla causa che considera più vera ma meno dichiarata: la crescita della potenza di Atene, che spaventava gli Spartani e li costrinse alla guerra.
Quarto passo: valuta. Questa distinzione è un contributo metodologico importante, ma è anche un’interpretazione. Alcuni studiosi hanno insistito sul peso delle questioni immediate, come il decreto contro Megara, che Tucidide tende a minimizzare. De Ste. Croix, nel libro The Origins of the Peloponnesian War (1972), discusse a lungo proprio questa questione.
Quinto passo: collega. Il passo si lega al dibattito sul potere ateniese e sull’impero, e alla riflessione di Tucidide sulla natura umana e sulla necessità.
Se segui questo schema, anche davanti a una fonte che non hai mai letto riesci a dire qualcosa di sensato: chi parla, dove siamo, che cosa dice, quanto è affidabile, a che cosa serve.
Come prepararti
Prepara l’esame su due livelli. Il primo è il racconto: studia sul manuale gli eventi principali, con una tabella cronologica che costruisci da te. Gli appunti di Istituzioni di storia greca sono pensati proprio per questa parte.
Il secondo livello sono le fonti e i problemi. Per ogni periodo, chiediti: da dove vengono le informazioni? Qual è il dibattito principale? Quali storici moderni hanno preso posizione? Leggi in traduzione almeno qualche capitolo di Erodoto, il primo libro e l’Epitafio di Tucidide, alcune pagine della Costituzione degli Ateniesi e delle Vite di Plutarco. Avere letto le fonti, anche solo in parte, si nota subito all’orale.
Infine, allenati con le carte geografiche. Una domanda su Salamina o sulla spedizione in Sicilia diventa molto più semplice se sai indicare i luoghi. Lo stesso vale per le date: non serve impararne centinaia, ma una trentina di date sicure, dalla prima Olimpiade alla battaglia di Pidna, ti danno l’ossatura su cui appoggiare tutto il resto, comprese le discussioni sulle fonti.
Esami collegati
Il quadro dei fatti e delle istituzioni è negli appunti di Istituzioni di storia greca. Il seguito naturale, con lo stesso approccio per problemi, è Storia romana; le istituzioni di Roma sono negli appunti di Istituzioni di storia romana. Per leggere le fonti in lingua originale ti servono Lingua e letteratura greca II, dove Tucidide è letto da vicino, e gli appunti di Letteratura greca. Tutti gli altri esami sono nell’indice degli esami.
Fonti e approfondimenti
- Domenico Musti, Storia greca. Linee di sviluppo dall’età micenea all’età romana, Laterza.
- Moses I. Finley, Il mondo di Odisseo, Laterza (ed. orig. 1954).
- Anthony Snodgrass, Archaic Greece. The Age of Experiment, Dent, 1980.
- G.E.M. de Ste. Croix, The Origins of the Peloponnesian War, Duckworth, 1972.
- Mogens Herman Hansen, La democrazia ateniese nel IV secolo a.C., LED (ed. orig. 1991).
- Russell Meiggs, David Lewis, A Selection of Greek Historical Inscriptions to the End of the Fifth Century BC, Oxford.
- Jean-Pierre Vernant, Le origini del pensiero greco, Editori Riuniti (ed. orig. 1962).
- Arnaldo Momigliano, Le radici classiche della storiografia moderna, Sansoni.
- Fonti in traduzione: Erodoto e Tucidide nelle edizioni BUR con testo a fronte; Aristotele, Costituzione degli Ateniesi, Mondadori o BUR; Plutarco, Vite parallele, BUR.