Istituzioni di storia romana: appunti di studio

Appunti di Istituzioni di storia romana: re, repubblica, magistrature, comizi, crisi, principato, tardo impero. Con domande d’orale e risposte.

Antonio Garofano Antonio Garofano

Mille anni, da una capanna sul Palatino a un impero che va dalla Scozia all’Eufrate. Detto così sembra impossibile da studiare in un semestre, e infatti il trucco è un altro: non inseguire tutti gli eventi, ma capire le istituzioni che li reggono. Consoli, senato, comizi, province, principe. Se sai come funzionano, gli eventi si mettono in fila quasi da soli.

Istituzioni di storia romana si sostiene in genere nella triennale di Lettere, ma la trovi anche nei corsi di Beni culturali e di Storia. Vale di solito tra 6 e 9 crediti. Il programma copre la storia di Roma dalle origini al V secolo d.C., con un’attenzione particolare all’ordinamento della repubblica e al principato. L’esame è orale; in qualche corso c’è un test scritto prima.

Esame Istituzioni di storia romana
Corsi di laurea Lettere (L-10), Beni culturali, Storia
Crediti di solito 6-9 CFU
SSD STAN-01/B (ex L-ANT/03)
Prova orale; in alcuni corsi un test scritto preliminare

Programmi, docenti e appelli variano da ateneo ad ateneo: fa fede il sito della tua università.

Come usare questi appunti

Ti propongo un percorso in due tempi. Prima la cronologia, divisa per età. Poi, dentro ogni età, il funzionamento delle istituzioni. Le date più antiche (fondazione, re, prime leggi) sono quelle della tradizione: le uso perché sono quelle che trovi nei manuali, ma ti dico ogni volta quando sono convenzionali.

Un consiglio pratico che do a tutti: costruisciti una tabella delle magistrature con quattro colonne (numero, durata, poteri, chi le elegge). Mezz’ora di lavoro, e all’orale non sbagli più.

Le fonti

Per l’età arcaica e repubblicana le fonti principali sono tarde. Tito Livio, in età augustea, scrive Ab urbe condita in 142 libri, di cui ci restano 35 (I-X e XXI-XLV) e i riassunti, le Periochae. Lo stesso Livio, nella prefazione al libro VI, ammette che per i secoli più antichi le notizie sono oscure, anche perché molti documenti andarono distrutti nell’incendio gallico. Dionigi di Alicarnasso, greco contemporaneo di Livio, scrive le Antichità romane.

Polibio è diverso: greco del II secolo a.C., portato a Roma come ostaggio dopo Pidna (168), vede la repubblica dall’interno. Nel libro VI delle Storie la descrive come una costituzione mista, in cui i consoli rappresentano l’elemento monarchico, il senato quello aristocratico e il popolo quello democratico. Questa lettura ha avuto una fortuna enorme, da Machiavelli in poi.

Per la tarda repubblica abbiamo testimoni diretti: le orazioni e le lettere di Cicerone, i Commentarii di Cesare, le monografie di Sallustio (De Catilinae coniuratione, Bellum Iugurthinum). Per l’impero, Tacito (Annales e Historiae), Svetonio (Vite dei Cesari, da Cesare a Domiziano), Cassio Dione (in greco, III secolo), la raccolta tarda dell’Historia Augusta, di autore e datazione molto discussi, e Ammiano Marcellino per il IV secolo.

E poi le iscrizioni, raccolte nel Corpus Inscriptionum Latinarum (CIL), avviato da Theodor Mommsen. Il documento epigrafico più importante per il principato sono le Res gestae divi Augusti, il resoconto che Augusto stesso scrisse delle sue imprese, conservato soprattutto dalla copia di Ancyra (Ankara), il cosiddetto Monumentum Ancyranum.

Cosa ti chiedono all’orale (le fonti)

Quali problemi pongono le fonti per la Roma arcaica? Gli autori che raccontano i primi secoli, come Livio e Dionigi di Alicarnasso, scrivono in età augustea, cioè secoli dopo i fatti. Usavano annalisti precedenti, liste di magistrati e tradizioni familiari, spesso abbellite. Livio stesso riconosce che le notizie anteriori all’incendio gallico sono incerte. Per questo l’archeologia ha un peso decisivo nello studio della Roma dei re.

Come descrive Polibio la costituzione romana? Nel libro VI la presenta come una costituzione mista: i consoli sono l’elemento monarchico, il senato quello aristocratico, il popolo quello democratico. Ogni parte limita le altre, e questo equilibrio spiegherebbe per lui la stabilità e la forza di Roma. È un’interpretazione da storico greco che applica categorie della filosofia politica greca, e va presentata come tale.

Roma dei re

Fondazione e tradizione

La data tradizionale della fondazione, il 21 aprile 753 a.C., è quella calcolata da Varrone nel I secolo a.C. Altri antichi proponevano date diverse. La tradizione conta sette re: Romolo, Numa Pompilio, Tullo Ostilio, Anco Marzio, Tarquinio Prisco, Servio Tullio, Tarquinio il Superbo. Gli ultimi tre sono collegati all’influenza etrusca. Sette re per quasi due secoli e mezzo sono pochi, e gli studiosi pensano che la lista sia stata ricostruita.

L’archeologia mostra villaggi sul Palatino e sugli altri colli già dal X-IX secolo, e una vera trasformazione urbana nel VII-VI secolo, con la bonifica del Foro e i primi edifici pubblici. Andrea Carandini ha sostenuto, sulla base degli scavi sul Palatino, che una fondazione intorno alla metà dell’VIII secolo abbia un fondo storico. Molti altri studiosi sono più cauti. Sappi presentare entrambe le posizioni.

Istituzioni regie

Il re (rex) aveva poteri militari, religiosi e giudiziari. Era affiancato dal senato, consiglio dei capi delle famiglie, i patres. Il popolo era diviso in tre tribù e trenta curie; i comitia curiata erano la più antica assemblea. Alla morte di un re si apriva l’interregnum, durante il quale i senatori a turno reggevano lo stato.

A Servio Tullio la tradizione attribuisce due riforme. La prima è la divisione dei cittadini in tribù territoriali. La seconda, più importante, è l’ordinamento centuriato: i cittadini erano distribuiti in classi in base al patrimonio, e ogni classe in centurie. Nella forma descritta da Dionigi di Alicarnasso le centurie erano 193 (il computo di Livio, I, 43, dà un totale leggermente diverso), e la prima classe con i cavalieri ne aveva 98, cioè la maggioranza assoluta. Tieni a mente il meccanismo, perché sarà la base dei comitia centuriata repubblicani: si votava per centuria, non per testa, e chi era più ricco contava di più. Che l’ordinamento nella forma descritta risalga davvero al VI secolo è molto dubbio; probabilmente si è sviluppato per tappe.

Cosa ti chiedono all’orale (età regia)

Che cos’è l’ordinamento centuriato? È l’organizzazione dei cittadini in classi di censo e in centurie, attribuita dalla tradizione a Servio Tullio. Nella forma tramandata da Dionigi le centurie erano 193 e votavano come unità; la prima classe e i cavalieri insieme raggiungevano la maggioranza. Il sistema aveva origine militare, perché ognuno si armava a proprie spese, e divenne la base dei comizi centuriati della repubblica, che eleggevano i magistrati maggiori.

Quanto possiamo fidarci della tradizione sui sette re? Poco nei dettagli, di più nelle linee generali. La lista di sette re per circa due secoli e mezzo è probabilmente una ricostruzione, ma l’archeologia conferma la formazione urbana nel VII-VI secolo e una forte presenza etrusca, coerente con la tradizione sui Tarquini. Gli studiosi discutono sull’attendibilità della data del 753.

La repubblica: ordinamento e magistrature

Dalla monarchia alla repubblica

Secondo la tradizione, nel 509 a.C. Tarquinio il Superbo fu cacciato e il potere passò a due magistrati annuali. Erano chiamati in origine forse praetores, poi consoli. Il principio della repubblica è tutto qui: le magistrature sono annuali (annualità) e collegiali (collegialità). Ogni magistrato poteva bloccare l’atto di un collega di pari grado o inferiore con l’intercessio.

Imperium e potestas

Distinzione che devi padroneggiare. L’imperium è il potere di comando militare e di coercizione, proprio di consoli, pretori e dittatori. I suoi simboli sono i littori con i fasci. La potestas è il potere generico di ogni magistrato di esercitare le sue funzioni. Dentro la città, il pomerio, l’imperium era limitato, e il cittadino poteva appellarsi al popolo contro una condanna capitale (provocatio ad populum).

Le magistrature

  • Consoli: due, annuali, con imperium. Comandavano gli eserciti e presiedevano senato e comizi. Davano il nome all’anno.
  • Pretori: dal 367 un pretore per la giurisdizione; dal 242 un secondo, il pretore peregrino, per le controversie con stranieri. Il numero crebbe con le province.
  • Censori: due, eletti ogni cinque anni per un mandato di diciotto mesi, istituiti secondo la tradizione nel 443. Facevano il censimento, assegnavano i cittadini alle classi e alle tribù e redigevano la lista dei senatori (lectio senatus), potendo escludere chi era indegno.
  • Edili: curuli e plebei, curavano mercati, strade, giochi.
  • Questori: magistrati finanziari, la prima tappa della carriera.
  • Dittatore: magistrato straordinario, nominato da un console in caso di grave pericolo, con poteri pieni per sei mesi al massimo; era affiancato da un magister equitum. Il caso classico, forse leggendario, è Cincinnato.

L’ordine delle cariche era il cursus honorum: questura, (edilità), pretura, consolato. La lex Villia annalis del 180 fissò età minime e intervalli; Silla ne irrigidì le regole.

Il senato

Il senato non era formalmente un organo legislativo. Dava pareri, i senatus consulta, che però i magistrati seguivano quasi sempre. Gestiva la politica estera, le finanze, l’assegnazione delle province. In caso di crisi poteva emanare il cosiddetto senatus consultum ultimum, con cui invitava i consoli a provvedere perché lo stato non subisse danno; fu usato per la prima volta contro Gaio Gracco nel 121. La sua legittimità era contestata, e il caso di Catilina nel 63 lo mostra bene.

Le assemblee

  • Comitia centuriata: eleggevano consoli, pretori, censori; votavano le leggi e la guerra; giudicavano le cause capitali. Votazione per centurie, con forte peso dei ricchi.
  • Comitia tributa: organizzati per tribù territoriali (35 dal 241), eleggevano i magistrati minori e votavano leggi.
  • Concilium plebis: assemblea della sola plebe, presieduta dai tribuni; eleggeva tribuni ed edili plebei e votava i plebisciti.
  • Comitia curiata: ridotti a una funzione formale, come il conferimento dell’imperium tramite la lex curiata.

Un punto che spiazza sempre: nelle assemblee romane non si discuteva. Il dibattito avveniva nelle contiones, riunioni informali convocate da un magistrato; poi si votava, senza emendamenti, sì o no.

Cosa ti chiedono all’orale (ordinamento repubblicano)

Che differenza c’è tra imperium e potestas? La potestas è il potere che ogni magistrato ha di esercitare la sua carica, emanare editti, convocare. L’imperium è un potere superiore, di comando militare e di coercizione, che spetta solo a consoli, pretori e dittatori, ed è simboleggiato dai fasci dei littori. Dentro il pomerio l’imperium incontrava limiti, come la provocatio ad populum.

Come funzionavano i comizi centuriati? I cittadini votavano per centurie, distribuite in classi di censo; ogni centuria esprimeva un voto. Le centurie dei cavalieri e della prima classe votavano per prime e insieme avevano la maggioranza, per cui spesso le classi inferiori non venivano neppure chiamate. Erano i comizi che eleggevano i magistrati con imperium e i censori, e decidevano sulla guerra.

Il conflitto tra patrizi e plebei

Le tappe

Per circa due secoli la storia interna di Roma è dominata dal conflitto tra patrizi, gruppo chiuso di famiglie con il monopolio delle cariche e dei sacerdozi, e plebei. Attenzione: la plebe non è “i poveri”. C’erano plebei ricchi, che volevano accedere alle cariche, e plebei poveri, che chiedevano terre e la fine della schiavitù per debiti. Le tappe da sapere:

  • 494: prima secessione della plebe, sul Monte Sacro secondo la versione più nota (altri antichi indicavano l’Aventino). Nascono i tribuni della plebe, protetti dalla sacrosanctitas: chi li toccava poteva essere ucciso impunemente. Il loro potere era l’aiuto ai plebei (ius auxilii) e, col tempo, il veto su qualunque atto di magistrati (intercessio).
  • 451-450: i decemviri redigono le Leggi delle XII Tavole, primo codice scritto di Roma. Ci sono giunte solo in frammenti citati da autori successivi. Cicerone racconta che da ragazzo le imparava a memoria.
  • 445: la lex Canuleia permette i matrimoni tra patrizi e plebei.
  • 367: le leggi Licinie Sestie, secondo la tradizione, stabiliscono che uno dei due consoli possa essere plebeo. Il primo console plebeo è L. Sestio Laterano (366).
  • 326 (o 313): la lex Poetelia Papiria abolisce il nexum, la schiavitù per debiti.
  • 287: la lex Hortensia rende i plebisciti vincolanti per tutto il popolo. Gli storici la considerano la conclusione del conflitto.

La nobilitas

Il risultato non è la vittoria della plebe povera. È la formazione di una nuova classe dirigente, la nobilitas, patrizio-plebea, formata dalle famiglie che avevano avuto consoli. Chi arrivava al consolato senza antenati consolari era un homo novus: Catone il Censore, Mario, Cicerone. Lo stesso Cicerone ci tiene a ricordarlo.

Cosa ti chiedono all’orale (patrizi e plebei)

Chi erano i tribuni della plebe e che poteri avevano? Nacquero dopo la prima secessione della plebe, nel 494 secondo la tradizione. Erano inviolabili (sacrosancti), potevano intervenire in aiuto di un plebeo contro un magistrato e, con il tempo, porre il veto su qualsiasi atto. Presiedevano il concilium plebis. Nella tarda repubblica, con i Gracchi e Clodio, il tribunato diventa uno strumento politico formidabile.

Perché la lex Hortensia del 287 è considerata la fine del conflitto degli ordini? Perché rese obbligatori per tutti i cittadini i plebisciti, cioè le decisioni dell’assemblea della plebe. Dopo l’accesso dei plebei al consolato nel 367 e alle altre cariche, la plebe aveva ormai pari dignità politica. Da allora la classe dirigente è la nobilitas patrizio-plebea, e il conflitto si sposta su altri piani.

L’espansione: Italia e Mediterraneo

La conquista dell’Italia

Tra il V e il III secolo Roma conquista l’Italia. Vince la lega latina (lo scioglimento è del 338), combatte tre guerre contro i Sanniti (la più dura delle quali porta all’umiliazione delle Forche Caudine nel 321) e infine affronta Taranto e Pirro, re dell’Epiro, che vince a Eraclea (280) e ad Ascoli Satriano (279) con perdite gravissime. Da qui l’espressione “vittoria di Pirro”. Nel 275, a Benevento, Pirro si ritira. Nel 272 Taranto cade.

Il punto istituzionale è come Roma organizza l’Italia. Non la annette in modo uniforme, ma crea un sistema di statuti diversi:

  • cittadini romani pieni e colonie romane;
  • municipi, comunità incorporate con la cittadinanza, a volte sine suffragio (senza diritto di voto);
  • colonie latine, con il diritto latino (ius Latii);
  • alleati (socii), legati da trattati, che fornivano soldati ma non pagavano tributi.

Questo mosaico è uno dei segreti della tenuta di Roma: Annibale contava sulla ribellione degli alleati, e gran parte di loro rimase fedele.

Le guerre puniche

  • Prima guerra punica (264-241): scoppia per Messina, si combatte in Sicilia e sul mare. Roma costruisce una flotta e vince alle Egadi nel 241. La Sicilia diventa la prima provincia; dopo il 238 Roma prende anche Sardegna e Corsica.
  • Seconda guerra punica (218-201): Annibale parte dalla Spagna, attraversa le Alpi e vince alla Trebbia (218), al Trasimeno (217) e a Canne (216). Roma resiste con la strategia di Quinto Fabio Massimo, il Temporeggiatore. Publio Cornelio Scipione porta la guerra in Spagna e poi in Africa, e vince a Zama nel 202.
  • Terza guerra punica (149-146): Cartagine viene distrutta nel 146, e nasce la provincia d’Africa. Lo stesso anno Corinto è distrutta e la Grecia passa sotto il controllo romano.

Le province

La provincia in origine è l’ambito di competenza di un magistrato con imperium; poi diventa il territorio governato. I governatori erano pretori o, sempre più spesso, ex magistrati con imperium prorogato, i proconsoli e propretori. Le province pagavano tributi, e gli abusi dei governatori portarono nel 149 alla creazione di un tribunale permanente sulle concussioni, la quaestio de repetundis. Il processo contro Verre, governatore di Sicilia, nel 70, con le Verrine di Cicerone, è il caso che tutti conoscono.

Cosa ti chiedono all’orale (espansione)

Come era organizzata l’Italia romana prima della guerra sociale? In un sistema di statuti diversi: cittadini romani e colonie romane, municipi con cittadinanza piena o senza voto, colonie latine con diritti intermedi, e alleati legati da trattati, che fornivano truppe. Il sistema legava le comunità a Roma con interessi diversi e spiega la tenuta durante l’invasione di Annibale. La disuguaglianza tra cittadini e alleati porterà però alla guerra sociale del 91-88.

Che cos’era una provincia? In origine il termine indica la sfera di competenza di un magistrato; poi il territorio fuori dall’Italia governato da un magistrato o promagistrato romano. La prima provincia è la Sicilia, dopo la prima guerra punica. Le province pagavano tributi, e gli abusi dei governatori portarono all’istituzione della quaestio de repetundis nel 149.

La crisi della repubblica

I Gracchi

Le conquiste cambiano Roma. Arrivano schiavi e ricchezze, si formano grandi proprietà, e i piccoli contadini, che erano la base dell’esercito, si impoveriscono. Il problema centrale è l’ager publicus, la terra pubblica occupata dai ricchi oltre i limiti di legge.

Tiberio Sempronio Gracco, tribuno nel 133, propone una legge agraria che limita l’occupazione dell’ager publicus e redistribuisce la terra in eccesso ai cittadini poveri. Per farla passare fa destituire dall’assemblea il collega Ottavio che aveva posto il veto, cosa senza precedenti. Viene ucciso insieme a molti seguaci da un gruppo di senatori guidati dal pontefice massimo Scipione Nasica. Suo fratello Gaio Gracco, tribuno nel 123 e nel 122, porta un programma più ampio: distribuzioni di grano a prezzo politico, colonie, tribunali affidati ai cavalieri, la proposta di cittadinanza agli alleati. Muore nel 121, dopo il primo senatus consultum ultimum.

Dalla crisi graccana nasce la distinzione tra optimates e populares. Non pensarli come partiti: sono due metodi politici, uno che si appoggia al senato, l’altro alle assemblee e ai tribuni.

Mario e Silla

Gaio Mario, homo novus, console nel 107 per la guerra contro Giugurta, arruola anche i capite censi, i nullatenenti. È una data simbolica: l’esercito comincia a legarsi al generale che lo paga e gli promette terre. Mario è console per cinque anni di fila (104-100) per affrontare Cimbri e Teutoni.

Nel 91 l’uccisione del tribuno Livio Druso, che voleva dare la cittadinanza agli alleati, fa scoppiare la guerra sociale (91-88). Roma vince sul campo ma concede la cittadinanza: la lex Iulia del 90 e la lex Plautia Papiria dell’89. Alla fine l’Italia a sud del Po è tutta romana.

Lucio Cornelio Silla marcia su Roma con il suo esercito nell’88, un fatto mai accaduto. Dopo la guerra contro Mitridate e una guerra civile, nell’82 diventa dittatore “per scrivere le leggi e riordinare lo stato”, senza limite di tempo. Pubblica le liste di proscrizione. Rafforza il senato, ridimensiona il tribunato, regola il cursus honorum, riorganizza i tribunali permanenti. Nel 79 si ritira. Morirà l’anno dopo.

Pompeo, Cesare, Ottaviano

Gli anni 70-50 sono quelli dei grandi comandi straordinari. Pompeo riceve con la lex Gabinia (67) un comando contro i pirati e con la lex Manilia (66) quello contro Mitridate, sostenuta da Cicerone nell’orazione Pro lege Manilia (o De imperio Cn. Pompei). Nel 63 Cicerone, console, reprime la congiura di Catilina.

Nel 60 Pompeo, Crasso e Cesare stringono un accordo privato, che chiamiamo primo triumvirato: attenzione, non è una magistratura. Cesare, console nel 59, ottiene il governo delle Gallie e le conquista tra il 58 e il 50. Morto Crasso a Carre (53), lo scontro tra Cesare e Pompeo si apre nel gennaio del 49, quando Cesare passa il Rubicone. Vince a Farsalo (48). Diventa dittatore più volte e, all’inizio del 44, dittatore a vita. Viene ucciso alle idi di marzo del 44.

Il secondo triumvirato, tra Antonio, Ottaviano e Lepido, è invece una magistratura vera, istituita con la lex Titia del 43, con poteri costituenti. Seguono le proscrizioni, in cui muore Cicerone (43), Filippi (42), la rottura tra Antonio e Ottaviano e la battaglia di Azio (31). Nel 30 Antonio e Cleopatra si uccidono ad Alessandria e l’Egitto diventa romano.

Per il dibattito storiografico ti basta un nome, ma va conosciuto: Ronald Syme, La rivoluzione romana (1939). Syme legge la fine della repubblica come la vittoria di un capopartito e della sua fazione, studiando reti di famiglie e clientele (il metodo prosopografico).

Cosa ti chiedono all’orale (crisi della repubblica)

Quale era il programma di Tiberio Gracco? Tribuno nel 133, Tiberio propose una legge agraria che limitava l’occupazione dell’ager publicus e redistribuiva il terreno eccedente in piccoli lotti ai cittadini poveri, anche per ricostituire la base di reclutamento dell’esercito. Fece deporre il collega Ottavio che si opponeva, scavalcando la prassi, e fu ucciso con i suoi seguaci. La sua morte segna l’inizio della violenza politica a Roma.

Perché la riforma militare di Mario è considerata un punto di svolta? Nel 107 Mario arruola volontari anche tra i nullatenenti. I soldati, che non avevano terra a cui tornare, si legavano al comandante da cui attendevano bottino e assegnazioni. Si forma così un esercito più fedele al generale che allo stato, condizione che rende possibili la marcia di Silla su Roma e le guerre civili successive.

Il principato di Augusto

La costruzione del potere

Il 13 gennaio del 27 a.C. Ottaviano dichiara di restituire lo stato al senato e al popolo; il 16 gennaio riceve il nome di Augustus. Ottiene il comando di molte province con eserciti, governate tramite legati. Nel 23 rinuncia al consolato, che aveva tenuto ogni anno, e riceve la tribunicia potestas a vita e un imperium proconsulare superiore a quello degli altri governatori (maius). Nel 12 a.C. diventa pontefice massimo, nel 2 a.C. pater patriae. Muore a Nola nel 14 d.C.

Il principio è nelle sue stesse parole, nelle Res gestae (34): dopo quel momento egli fu superiore a tutti per auctoritas, ma non ebbe più potere (potestas) dei colleghi in ogni magistratura. È propaganda, certo, ma è anche la chiave del sistema. Il principe non è un re; è il primo cittadino che accumula poteri repubblicani separati e un prestigio senza pari.

Le istituzioni del principato

  • Le province vengono divise: quelle pacificate, governate da proconsoli scelti dal senato, e quelle con eserciti, governate da legati del principe. L’Egitto ha uno statuto speciale, con un prefetto di rango equestre.
  • Nascono nuove figure: il prefetto del pretorio, al comando della guardia; il prefetto dell’annona; il prefetto dei vigili; il praefectus urbi.
  • Il ceto equestre viene integrato nell’amministrazione, accanto ai senatori.
  • L’esercito diventa permanente e professionale; Augusto istituisce l’aerarium militare per pagare i congedi.

Il problema irrisolto del sistema è la successione. Non essendoci una monarchia formale, Augusto ricorre all’adozione e all’associazione al potere di eredi designati, che gli premuoiono in gran parte. Alla fine tocca a Tiberio.

Cosa ti chiedono all’orale (Augusto)

Su quali poteri si fondava il principato di Augusto? Su una combinazione di poteri repubblicani: un imperium proconsolare sulle province con eserciti, poi reso superiore a quello degli altri governatori, la tribunicia potestas a vita dal 23 a.C., il pontificato massimo dal 12 a.C. A questi si aggiungeva un’enorme auctoritas, che nelle Res gestae lui stesso indica come fondamento della sua posizione. Formalmente la repubblica sopravviveva, di fatto il potere era nelle mani del principe.

Che cosa sono le Res gestae divi Augusti? È il resoconto delle sue imprese scritto da Augusto e destinato a essere inciso davanti al suo mausoleo a Roma. Lo conosciamo soprattutto dalla copia di Ancyra, in latino e greco. Elenca onori, spese, conquiste e il ristabilimento dello stato: è una fonte di propaganda, preziosa proprio perché ci mostra come il principe voleva essere ricordato.

L’alto impero

Dinastie

  • Giulio-Claudi (14-68): Tiberio, Caligola, Claudio, Nerone. Con Claudio cresce il peso dei liberti nella cancelleria imperiale. Nerone si uccide nel 68.
  • Il 69 è l’anno dei quattro imperatori: Galba, Otone, Vitellio, Vespasiano. Tacito, nelle Historiae (I, 4), scrive che allora fu svelato un segreto dell’impero: si poteva fare un principe altrove che a Roma.
  • Flavi (69-96): Vespasiano, Tito, Domiziano. Dei poteri conferiti a Vespasiano ci resta parte del testo, la cosiddetta lex de imperio Vespasiani, su una tavola di bronzo conservata ai Musei Capitolini.
  • Gli imperatori adottivi e gli Antonini (96-192): Nerva, Traiano, Adriano, Antonino Pio, Marco Aurelio, Commodo. Con Traiano l’impero raggiunge la massima estensione (conquista della Dacia, 106). Adriano consolida i confini.
  • Severi (193-235): Settimio Severo, Caracalla, Elagabalo, Severo Alessandro. Nel 212 la constitutio Antoniniana di Caracalla estende la cittadinanza romana a quasi tutti gli abitanti liberi dell’impero.

Città e amministrazione

L’impero è una rete di città. I municipi e le colonie hanno magistrati locali, i duoviri, un consiglio, i decurioni, e una vita pubblica intensa. Le leggi municipali spagnole, come la lex Irnitana di età flavia, ce ne mostrano il funzionamento nei dettagli. Le élite locali, attraverso le cariche, ottenevano la cittadinanza romana, e questo era uno dei principali canali di integrazione.

Cosa ti chiedono all’orale (alto impero)

Che cosa fu la constitutio Antoniniana? È il provvedimento del 212 d.C. con cui Caracalla concesse la cittadinanza romana a quasi tutti gli abitanti liberi dell’impero. Lo conosciamo da autori come Cassio Dione e da un papiro. Cassio Dione sostiene che lo scopo fosse anche fiscale, per allargare la base di alcune tasse sui cittadini. Segna la fine della distinzione tra cittadini e provinciali come principio dell’ordinamento.

Perché il 69 è un anno decisivo? Dopo la morte di Nerone si succedono Galba, Otone, Vitellio e Vespasiano, ognuno sostenuto da eserciti diversi. Tacito scrive che si rivelò il segreto dell’impero: il principe poteva essere creato fuori Roma, cioè dagli eserciti provinciali. Con Vespasiano nasce la dinastia flavia, e la lex de imperio Vespasiani ci mostra come venivano conferiti formalmente i poteri al principe.

Crisi del III secolo e tardo impero

L’anarchia militare

Dopo la morte di Severo Alessandro (235) e fino al 284 si succedono moltissimi imperatori, quasi tutti acclamati dagli eserciti e quasi tutti morti di morte violenta. Pressione sui confini (Goti, Alamanni, Persiani sasanidi), crisi monetaria, peste. L’imperatore Valeriano viene catturato dai Persiani nel 260. Per qualche anno si separano un impero delle Gallie e il regno di Palmira, ricomposti da Aureliano, che costruisce anche le mura di Roma che portano il suo nome.

Diocleziano e Costantino

Diocleziano (284-305) riorganizza lo stato. Nel 293 istituisce la tetrarchia: due Augusti e due Cesari. Moltiplica le province, le raggruppa in diocesi, separa carriere civili e militari, riforma il fisco. Nel 301 emana l’editto sui prezzi massimi. Dal 303 lancia la più grande persecuzione contro i cristiani.

Costantino vince Massenzio a ponte Milvio nel 312. Nel 313 gli accordi di Milano con Licinio garantiscono la libertà di culto ai cristiani. Nel 325 convoca il concilio di Nicea; nel 330 inaugura Costantinopoli. Introduce il solidus, moneta d’oro che durerà per secoli.

Con Teodosio, l’editto di Tessalonica (380) fa del cristianesimo niceno la religione dell’impero. Alla sua morte, nel 395, l’impero è diviso tra i figli Arcadio (Oriente) e Onorio (Occidente). In Occidente seguono il sacco di Roma dei Visigoti di Alarico (410) e la deposizione di Romolo Augustolo da parte di Odoacre (476), data convenzionale della fine dell’impero d’Occidente.

Un dibattito sulla fine

Declino o trasformazione? Edward Gibbon, nel Settecento, scrisse di Decline and Fall. Dagli anni Settanta del Novecento, con Peter Brown, si è affermata la nozione di tarda antichità come epoca di trasformazione e creatività. Più di recente studiosi come Bryan Ward-Perkins hanno rivalutato la crisi materiale dell’Occidente. Non devi scegliere, ma devi sapere che questa discussione esiste.

Cosa ti chiedono all’orale (tardo impero)

Che cos’è la tetrarchia? Il sistema di governo istituito da Diocleziano nel 293: due Augusti, ciascuno affiancato da un Cesare designato a succedergli. Serviva a dividere il peso della difesa dei confini e a regolare la successione. Accanto alla tetrarchia Diocleziano riorganizzò province e diocesi e separò l’amministrazione civile da quella militare. Il meccanismo di successione fallì già dopo la sua abdicazione nel 305.

Perché il 476 è una data convenzionale? Perché la deposizione di Romolo Augustolo da parte di Odoacre fu vissuta da molti contemporanei come un episodio fra tanti: Odoacre mandò le insegne imperiali a Costantinopoli e governò in nome dell’imperatore d’Oriente. La data divenne simbolica più tardi. Il dibattito tra declino e trasformazione, da Gibbon a Peter Brown, nasce proprio dalla difficoltà di fissare un momento preciso.

Religione, sacerdozi e diritto: due pilastri dell’ordinamento

La religione pubblica

A Roma la religione è un affare di stato. Non c’è una casta sacerdotale separata: i sacerdoti sono membri della stessa élite che ricopre le magistrature. Cesare era pontefice massimo dal 63, e nessuno lo trovava strano. I collegi più importanti sono i pontefici, guidati dal pontifex maximus, che sorvegliano il calendario e il diritto sacro; gli àuguri, che interpretano i segni degli dèi; i quindecimviri sacris faciundis, custodi dei Libri Sibillini; le Vestali, sei sacerdotesse che custodiscono il fuoco sacro.

Il nesso con le istituzioni è strettissimo. Nessuna assemblea poteva riunirsi e nessuna battaglia cominciare senza prendere gli auspicia. Un magistrato che dichiarava di osservare il cielo (servare de caelo) poteva bloccare un’assemblea. Nel 59 il collega di Cesare nel consolato, Bibulo, si chiuse in casa dichiarando di osservare il cielo per invalidare tutti gli atti di Cesare. Non ci riuscì, ma il caso ti mostra come la religione fosse anche uno strumento politico.

Il diritto

Il diritto romano nasce come sapere dei pontefici e si laicizza nel corso della repubblica. Il pretore, all’inizio dell’anno, pubblicava un editto con i principi che avrebbe seguito: è da questa pratica che nasce gran parte del diritto privato romano. Nella tarda repubblica e nel principato si afferma la figura del giurista, consultato da privati e magistrati. Sotto Adriano l’editto del pretore viene fissato in forma definitiva dal giurista Salvio Giuliano.

Il punto di arrivo, che sta già oltre il nostro corso, è il Corpus iuris civilis di Giustiniano, nel VI secolo, con il Digesto che raccoglie le opinioni dei giuristi classici. Per uno storico è una miniera, perché conserva frammenti di diritto di epoche molto diverse.

Cosa ti chiedono all’orale (religione e diritto)

Che rapporto c’era tra sacerdozi e magistrature? Strettissimo. I sacerdoti romani appartenevano alla stessa élite politica e potevano ricoprire contemporaneamente le magistrature: Cesare fu pontefice massimo dal 63. Gli auspici erano necessari per assemblee e campagne militari, e un magistrato poteva sospendere un’assemblea annunciando segni sfavorevoli, come fece Bibulo nel 59.

Che cos’era l’editto del pretore? Il programma con cui il pretore annunciava, all’inizio della sua carica, i criteri e i rimedi giudiziari che avrebbe applicato. Ripreso e aggiornato da un pretore all’altro, divenne una fonte del diritto e permise di adattare le norme a nuove situazioni. Sotto Adriano fu fissato in una forma stabile dal giurista Salvio Giuliano.

Fonti e approfondimenti

Manuali

  • Giovanni Geraci, Arnaldo Marcone, Storia romana. Editio maior, Mondadori Università (edizioni precedenti presso Le Monnier).
  • Giovannella Cresci Marrone, Francesca Rohr Vio, Lorenzo Calvelli, Roma antica. Storia e documenti, il Mulino.
  • Mario Pani, Elisabetta Todisco, Storia romana. Dalle origini alla tarda antichità, Carocci.

Studi

  • Ronald Syme, La rivoluzione romana, Einaudi.
  • Peter Brown, Il mondo tardo antico. Da Marco Aurelio a Maometto, Einaudi.
  • Bryan Ward-Perkins, La caduta di Roma e la fine della civiltà, Laterza.

Fonti in traduzione

  • Polibio, Storie, libro VI; Livio, Storia di Roma dalla fondazione; Tacito, Annali; Svetonio, Vite dei Cesari: tutti disponibili in BUR con testo a fronte.
  • Augusto, Res gestae, in edizioni commentate con testo a fronte.

Per il lato greco del Mediterraneo, prima della conquista romana, ti rimando agli appunti di Istituzioni di storia greca; per Livio, Tacito e gli altri come scrittori, a quelli di Letteratura latina.

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Author

Antonio Garofano

Insegno letteratura italiana e latina e ho creato Aula di Letteratura per dare una mano agli studenti che preparano un'interrogazione o la maturità: spiegazioni chiare, parafrasi, analisi e riassunti dei testi che si studiano davvero a scuola, da Francesco d'Assisi a Montale. Mi appassiona l'intelligenza artificiale e da tempo provo a capire come usarla bene nello studio dei classici: come un supporto per orientarsi, ripassare e farsi domande, mai come scorciatoia al posto della lettura. I testi vanno letti, con calma, magari ad alta voce. Il resto viene dopo, e qui cerco di renderlo un po' più semplice.

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