Chi arriva a Istituzioni di storia greca dal liceo classico pensa di partire avvantaggiato. In parte è vero: Maratona, Pericle e Alessandro li hai già incontrati. Ma l’esame chiede un’altra cosa. Ti chiede di sapere come funzionava una città greca, chi votava, chi sorteggiava, chi pagava le triremi, e soprattutto da quali fonti ricaviamo tutto questo.
Il corso si sostiene di solito nella triennale di Lettere, spesso al secondo o al terzo anno, e vale tra 6 e 9 crediti. Il programma tipico è doppio: una parte istituzionale, che copre la storia greca dall’età micenea alla conquista romana, e una parte su fonti, cioè la lettura di passi di storici, epigrafi e testi politici. La prova è orale quasi ovunque.
| Esame | Istituzioni di storia greca |
|---|---|
| Corsi di laurea | Lettere (L-10), spesso anche Beni culturali e Filosofia |
| Crediti | di solito 6-9 CFU |
| SSD | STAN-01/A (ex L-ANT/02) |
| Prova | orale, talvolta con una prova scritta sulle fonti |
Programmi, docenti e appelli variano da ateneo ad ateneo: fa fede il sito della tua università.
Come usare questi appunti
Li ho scritti come una lezione lunga, seguendo l’ordine cronologico, con una pausa sulle istituzioni di Sparta e di Atene, che sono il cuore dell’esame. Le date sono quelle accettate dalla manualistica; quando una data è convenzionale o discussa lo trovi scritto. Tieni accanto un atlante storico: la storia greca senza carte geografiche non si capisce, e i docenti se ne accorgono subito.
Un’abitudine che ti consiglio: per ogni evento chiediti “chi me lo racconta?”. Erodoto, Tucidide, un’iscrizione, Plutarco cinque secoli dopo? La risposta cambia il peso di quello che sai.
Le fonti della storia greca
Storici e altri autori
La storia greca la conosciamo prima di tutto attraverso gli storici greci. Erodoto di Alicarnasso (V secolo a.C.) scrive le Storie in nove libri, centrate sul conflitto tra Greci e Persiani; il proemio dichiara lo scopo di non lasciare che le imprese degli uomini svaniscano col tempo. Cicerone lo chiamerà “pater historiae”. Erodoto raccoglie racconti orali, visita luoghi, confronta versioni, e spesso le riporta tutte senza scegliere.
Tucidide di Atene racconta la guerra del Peloponneso, a cui partecipò come stratego (fu esiliato dopo la perdita di Anfipoli nel 424). La sua opera si interrompe nel 411. Nel cosiddetto capitolo metodologico (I, 22) distingue tra i discorsi, che riporta secondo ciò che ciascuno avrebbe dovuto dire nella situazione, e i fatti, che dice di aver verificato con la massima accuratezza possibile. Definisce la propria opera un “possesso per sempre” (ktema es aiei). È la frase da saper citare.
Senofonte riprende il racconto con le Elleniche, dal 411 fino alla battaglia di Mantinea del 362. È meno profondo di Tucidide e dichiaratamente filospartano, ma è insostituibile per il IV secolo. Per l’età di Alessandro la fonte principale è l’Anabasi di Alessandro di Arriano (II secolo d.C.), che lavorava su autori contemporanei del re, oggi perduti, come Tolemeo e Aristobulo. Poi c’è Diodoro Siculo (I secolo a.C.), con la sua Biblioteca storica, utile perché conserva materiale da storici perduti, ma da usare con prudenza. E c’è Plutarco (I-II secolo d.C.), le cui Vite parallele (Licurgo, Solone, Temistocle, Pericle, Alcibiade…) sono biografie morali, non storia nel senso tucidideo.
La Costituzione degli Ateniesi
Un testo a parte. L’Athenaion Politeia è un trattato della scuola di Aristotele, recuperato da un papiro acquisito dal British Museum e pubblicato nel 1891. Si divide in due parti: una storia costituzionale di Atene fino alla fine del V secolo, e una descrizione delle istituzioni ateniesi del tempo dell’autore, cioè gli anni Trenta-Venti del IV secolo. L’attribuzione ad Aristotele in persona è discussa; si parla spesso di opera della scuola. Non confonderla con la Costituzione degli Ateniesi dello Pseudo-Senofonte, il cosiddetto “Vecchio Oligarca”, un breve pamphlet antidemocratico del V secolo, la cui datazione precisa è dibattuta.
Epigrafi, monete, archeologia
Le iscrizioni sono documenti prodotti dalle città stesse: decreti, liste di tributi, trattati, dediche. Le liste dei tributi della lega delio-attica, per esempio, ci dicono quanto versavano le città alleate (in realtà registrano la quota offerta ad Atena, un sessantesimo). La raccolta di riferimento sono le Inscriptiones Graecae (IG). Per lo studente esistono antologie con traduzione, e a lezione è probabile che ti facciano leggere qualche decreto. Se vuoi lavorare sul metodo, trovi gli appunti di Epigrafia greca.
Poi la numismatica, che dice molto su economia e propaganda, e l’archeologia, decisiva per i secoli senza scrittura. Tutta l’età oscura la ricostruiamo grazie agli scavi, non ai libri.
Cosa ti chiedono all’orale (le fonti)
Che differenza c’è tra il metodo di Erodoto e quello di Tucidide? Erodoto raccoglie tradizioni orali e spesso riferisce versioni diverse dello stesso fatto, lasciando al lettore il giudizio; il suo orizzonte è ampio, etnografico, e il tema è lo scontro tra Greci e Persiani. Tucidide sceglie un tema contemporaneo, la guerra del Peloponneso, e dichiara in I, 22 un metodo più selettivo: ha verificato i fatti e ha ricostruito i discorsi secondo verosimiglianza. Vuole che l’opera sia un “possesso per sempre”, utile a capire eventi futuri simili. È un confronto che va fatto senza caricature: anche Erodoto critica le fonti, ma lo fa in modo diverso.
Che cos’è l’Athenaion Politeia e perché conta? È un trattato della scuola aristotelica, noto da un papiro pubblicato nel 1891. Contiene una storia costituzionale di Atene e una descrizione delle istituzioni del IV secolo: magistrature, consiglio, tribunali. Gran parte di quello che sappiamo sul funzionamento concreto della democrazia ateniese viene da qui.
L’età micenea e i secoli oscuri
I regni micenei
Tra il XVI e il XIII secolo a.C. circa la Grecia continentale è dominata da centri palaziali: Micene, Pilo, Tirinto, Tebe. Sono società governate da un sovrano, il wanax, con un’amministrazione centralizzata che registra beni, personale, offerte. Lo sappiamo dalle tavolette in Lineare B, decifrate nel 1952 da Michael Ventris, con la collaborazione di John Chadwick: la lingua è una forma arcaica di greco. Le tavolette sono documenti contabili, non letteratura. Ci sono termini che ritroviamo poi trasformati: basileus nei testi micenei indica un funzionario locale, non un re, ed è un bell’esempio di come le parole cambino senso.
Intorno al 1200 a.C. il sistema palaziale crolla. Le cause sono dibattute: invasioni (la vecchia teoria dell’invasione dorica), crisi interne, terremoti, crisi sistemica di tutto il Mediterraneo orientale. Oggi si tende a pensare a una concatenazione di fattori. All’orale non devi scegliere la causa giusta. Devi mostrare di sapere che il problema è aperto.
Il medioevo ellenico
Dopo il crollo vengono i cosiddetti secoli oscuri (circa XI-IX secolo). La scrittura scompare, la popolazione cala, gli insediamenti si riducono. Ma non è un vuoto. A Lefkandi, in Eubea, è stato scavato un grande edificio del X secolo con sepolture ricche, segno che esistevano élite e contatti con il Vicino Oriente. In questi secoli avviene la migrazione greca verso le coste dell’Asia Minore (Eoli, Ioni, Dori), che i Greci stessi raccontavano in forma mitica.
Il mondo dei poemi omerici è un problema storico a sé. Moses Finley, nel suo Il mondo di Odisseo, sostenne che la società descritta nei poemi rispecchia sostanzialmente quella dei secoli X-IX, non quella micenea. Altri studiosi la collocano più tardi, nell’VIII secolo, all’epoca della composizione. È un dibattito classico, e ti conviene saperlo raccontare.
Cosa ti chiedono all’orale (età micenea)
Che cosa ci dicono le tavolette in Lineare B? Sono registrazioni amministrative dei palazzi micenei, decifrate da Ventris nel 1952: dimostrano che la lingua era greco. Ci mostrano un’economia centralizzata, con un sovrano detto wanax e funzionari, tra cui i basileis, che sono figure locali subordinate. Non contengono narrazioni o leggi, solo inventari e registrazioni, quindi le usiamo per ricostruire strutture, non eventi.
Perché si parla di “secoli oscuri” e quanto è giusta l’espressione? Perché dopo il crollo dei palazzi scompare la scrittura e le fonti sono solo archeologiche. Ma scavi come Lefkandi mostrano che esistevano gerarchie sociali e scambi a lunga distanza. L’espressione resta utile per indicare la mancanza di fonti scritte, non un’assenza di civiltà.
La nascita della polis e l’età arcaica
Che cos’è una polis
La polis è la città-stato greca: un centro urbano con il suo territorio (chora), una comunità di cittadini che si governa da sé, culti comuni, leggi proprie. Ricordati sempre che la polis è prima di tutto un insieme di persone. Le fonti greche dicono “gli Ateniesi”, non “Atene”, quando parlano di chi fa la guerra o firma un trattato. Aristotele, nella Politica, definisce l’uomo un animale politico, cioè un essere fatto per vivere nella polis.
La formazione della polis si colloca nell’VIII secolo. In quel secolo si concentrano fenomeni che vanno studiati insieme: la crescita demografica, l’adozione dell’alfabeto di origine fenicia, la nascita dei grandi santuari panellenici (Olimpia, Delfi), la tradizione che fissa al 776 a.C. la prima Olimpiade. Quella data è convenzionale, calcolata dagli antichi, ma è diventata il punto di partenza della cronologia greca.
Accanto alle poleis esistevano gli ethne, popoli organizzati in forma meno urbana, come Etoli o Tessali. Non dimenticarli: buona parte della Grecia non viveva in poleis del tipo di Atene.
La colonizzazione
Tra la metà dell’VIII e il VI secolo i Greci fondano città su tutte le coste del Mediterraneo e del Mar Nero. Le cause sono diverse: fame di terra, commercio, conflitti interni. Una colonia (apoikia) era una città nuova e indipendente, guidata da un fondatore, l’ecista, legata alla madrepatria da vincoli religiosi e affettivi, non da dipendenza politica. Prima della partenza si consultava di solito l’oracolo di Delfi.
Per l’Italia ti servono almeno queste fondazioni: Pitecusa (Ischia) e Cuma, gli insediamenti più antichi dell’Occidente, legati agli Eubei; Siracusa, fondata da Corinto, per tradizione nel 733; Taranto, unica colonia di Sparta; Sibari e Crotone, achee. Le date delle fondazioni dipendono in gran parte da Tucidide (libro VI) e dalla ceramica trovata negli scavi. A Pitecusa è stata trovata la cosiddetta coppa di Nestore, con una delle più antiche iscrizioni greche in alfabeto, che allude alla coppa omerica.
Opliti e tiranni
Nel VII secolo si diffonde la falange oplitica: fanti armati pesantemente, con scudo rotondo (hoplon, almeno secondo una diffusa etimologia) che combattono in formazione serrata. Il combattente oplita doveva comprarsi l’armatura, quindi apparteneva a un ceto medio di piccoli proprietari. Un tempo si pensava che la “riforma oplitica” avesse provocato direttamente l’allargamento dei diritti politici. Oggi questa connessione è molto discussa e tanti studiosi la vedono come un processo lungo, non una rivoluzione.
Il VII e il VI secolo sono anche l’età dei tiranni. In greco tyrannos è chi prende il potere fuori dalle regole tradizionali, non necessariamente un governante crudele. Esempi da sapere: Cipselo e il figlio Periandro a Corinto; Policrate a Samo; Pisistrato ad Atene. Spesso i tiranni nascono dalle lotte tra famiglie aristocratiche e cercano consenso nel popolo, con opere pubbliche e culti cittadini. Paradossalmente, indebolendo l’aristocrazia, preparano il terreno a forme di governo più larghe.
Anche i legislatori sono figure arcaiche: Zaleuco a Locri, Caronda a Catania, Dracone e Solone ad Atene. La scrittura delle leggi sottraeva la giustizia all’arbitrio dei nobili. Una delle più antiche leggi greche iscritte su pietra viene da Dreros, a Creta (VII secolo): stabilisce limiti all’iterazione di una magistratura.
Cosa ti chiedono all’orale (età arcaica)
Che rapporto c’era tra colonia e madrepatria? La colonia era una polis autonoma, con proprie istituzioni, non una dipendenza. Restavano vincoli religiosi e simbolici: culti comuni, l’onore all’ecista, talvolta il fuoco sacro portato dalla madrepatria. In alcuni casi i rapporti potevano diventare ostili: Tucidide ricorda il conflitto tra Corinto e la sua colonia Corcira, che è tra le cause della guerra del Peloponneso.
Chi erano i tiranni e perché li consideriamo un fenomeno di transizione? Erano uomini, spesso aristocratici, che prendevano il potere con la forza o il favore popolare, fuori dalle regole costituzionali. Cipselo a Corinto e Pisistrato ad Atene ne sono esempi. Governando contro le grandi famiglie rivali e promuovendo opere pubbliche e feste, rafforzarono l’identità cittadina. La loro caduta lasciò spazio a nuovi ordinamenti, come quello di Clistene ad Atene.
Sparta: istituzioni e società
La costituzione detta di Licurgo
Sparta è la grande alternativa ad Atene, e all’esame le due città vanno sempre confrontate. La tradizione attribuisce l’ordinamento spartano al legislatore Licurgo, figura che già gli antichi faticavano a collocare nel tempo; molti studiosi ne dubitano l’esistenza storica. Il testo chiave è la cosiddetta Grande Rhetra, conservata da Plutarco nella Vita di Licurgo (cap. 6): prescrive di fondare culti, dividere il popolo in tribù e obe, istituire un consiglio di trenta membri compresi i re, e riunire l’assemblea a intervalli regolari. Una clausola aggiuntiva, attribuita ai re Teopompo e Polidoro, permette ai capi di sciogliere l’assemblea se il popolo “sceglie storto”.
Gli organi
- Due re, delle famiglie degli Agiadi e degli Euripontidi: comandanti dell’esercito e capi religiosi.
- La gerusia: 28 anziani sopra i sessant’anni, eletti a vita, più i due re. Prepara le proposte e giudica nei processi gravi.
- L’apella (termine usato dagli studiosi; le fonti parlano spesso di ekklesia): l’assemblea degli Spartiati, che approvava per acclamazione. Aristotele trovava infantile questo metodo.
- Cinque efori, eletti ogni anno: controllano i re, l’educazione, la disciplina. Col tempo diventano il vero centro del potere.
Gli antichi descrivevano Sparta come una costituzione mista, in cui convivono elementi monarchici (i re), aristocratici (la gerusia) e democratici (gli efori e l’assemblea). È un’idea che arriva fino a Polibio.
La società spartana
Gli Spartiati (gli “Uguali”, homoioi) erano i cittadini a pieno titolo: soldati di professione, mantenuti da un lotto di terra lavorato dagli iloti, popolazioni sottomesse, in particolare i Messeni conquistati nelle guerre messeniche (VIII-VII secolo). Gli iloti erano molti più degli Spartiati, e la paura di una rivolta segna tutta la politica di Sparta. Ogni anno gli efori dichiaravano guerra agli iloti, rendendo lecito ucciderli: lo riferisce Plutarco, citando Aristotele. I perieci (“quelli che abitano intorno”) erano liberi, vivevano in comunità proprie, combattevano nell’esercito, ma non avevano diritti politici a Sparta.
Per restare Spartiata bisognava superare l’agoge, l’educazione collettiva cominciata a sette anni, e contribuire ai pasti comuni, i syssitia. Chi non riusciva a versare la sua quota perdeva lo status. Ecco perché il numero dei cittadini crollò tra V e IV secolo: Aristotele parla di oliganthropia, scarsità di uomini. A Leuttra, nel 371, Sparta perse la battaglia, ma soprattutto perse uomini che non poteva più sostituire.
Il miraggio spartano
Ultimo punto, e qui ti giochi la lode. Gran parte di ciò che sappiamo su Sparta viene da autori non spartani (Senofonte, Plutarco, Aristotele), spesso ammiratori o critici, e da un’immagine idealizzata costruita già nell’antichità. François Ollier chiamò questo fenomeno le mirage spartiate, il miraggio spartano. Quando parli di Sparta, ricorda che stai guardando un’immagine riflessa.
Cosa ti chiedono all’orale (Sparta)
Descrivi gli organi della costituzione spartana. Due re di due famiglie, con funzioni militari e religiose; una gerusia di 28 anziani sopra i sessant’anni più i re; un’assemblea di Spartiati che votava per acclamazione; cinque efori annuali con ampi poteri di controllo. La fonte principale è la Grande Rhetra trasmessa da Plutarco nella Vita di Licurgo. Gli antichi la consideravano una costituzione mista.
Perché il numero degli Spartiati diminuì? Lo status di cittadino dipendeva dal possesso di un lotto di terra e dalla capacità di contribuire ai syssitia. Concentrazione della proprietà, perdite in guerra e un sistema chiuso, che non integrava nuovi cittadini, portarono alla oliganthropia di cui parla Aristotele. Leuttra (371) e la perdita della Messenia, poco dopo, resero la crisi irreversibile.
Atene arcaica: da Dracone a Clistene
Dracone e Solone
Nell’Atene del VII secolo governano gli aristocratici, gli Eupatridi, attraverso gli arconti e il consiglio dell’Areopago, formato da ex arconti. Nel 621/620 (data tradizionale) Dracone mette per iscritto le leggi; la sua legge sull’omicidio, che distingue tra omicidio volontario e involontario, fu ripubblicata alla fine del V secolo ed è conservata in parte su pietra. La leggendaria severità delle altre sue leggi ci ha dato l’aggettivo “draconiano”.
Nel 594/593 Solone è arconte con l’incarico di risolvere una crisi gravissima: molti contadini erano caduti in schiavitù per debiti. Le sue misure da sapere:
- la seisachtheia, lo “scuotimento dei pesi”, che cancella i debiti garantiti sulla persona e libera chi era stato ridotto in schiavitù;
- la divisione dei cittadini in quattro classi censitarie in base al reddito agricolo: pentacosiomedimni, cavalieri (hippeis), zeugiti, teti. Le cariche più alte sono riservate alle classi superiori;
- l’apertura dell’assemblea e, secondo l’Athenaion Politeia, del tribunale popolare (Eliea) anche ai teti;
- il diritto per chiunque di intentare un’azione a favore di chi ha subito un torto.
Solone stesso racconta la sua opera nei versi, che sono una fonte eccezionale. In un frammento dice di aver dato al popolo il privilegio che basta, senza togliere né aggiungere onore. Si presenta come chi sta in mezzo, con lo scudo alzato davanti a entrambe le parti. Il riferimento è il frammento 5 West.
I Pisistratidi
Dopo Solone le lotte riprendono. Pisistrato prende il potere più volte a partire dal 561/560 e lo tiene stabilmente dal 546 fino alla morte (528/527). Con lui Atene cresce: grandi opere pubbliche, sviluppo delle Panatenee e delle Dionisie, una politica di sostegno ai piccoli contadini. Gli succedono i figli Ippia e Ipparco. Nel 514 Ipparco viene ucciso da Armodio e Aristogitone, poi celebrati come tirannicidi. Tucidide (VI, 54-59) ci tiene a precisare che il tiranno era Ippia, non Ipparco, e che il movente era privato. Ippia è cacciato nel 510 con l’aiuto di Sparta.
Clistene
La riforma di Clistene, del 508/507, è la data di nascita convenzionale della democrazia ateniese. Erodoto (VI, 131) dice che Clistene “istituì le tribù e la democrazia”. Ecco il meccanismo, che devi saper spiegare anche con un disegno:
- l’Attica è divisa in circa 140 demi (villaggi e quartieri), unità di base della cittadinanza;
- i demi sono raggruppati in 30 trittie, dieci per ciascuna delle tre zone (città, costa, interno);
- ogni nuova tribù (sono dieci, sostituiscono le quattro tribù tradizionali) comprende tre trittie, una per zona.
Il risultato è che ogni tribù mescola cittadini di zone diverse, spezzando le clientele locali delle grandi famiglie. Su questa base si forma la boulè dei Cinquecento, cinquanta membri per tribù. Il cittadino da ora si identifica col nome del demo (il “demotico”): “Pericle figlio di Santippo, del demo di Colargo”.
All’età di Clistene la tradizione attribuisce anche l’ostracismo: ogni anno l’assemblea poteva decidere di votare per allontanare un cittadino per dieci anni, senza perdita dei beni. Si scriveva il nome su un coccio (ostrakon); serviva un quorum di 6000 voti, anche se le fonti non concordano su come andasse calcolato. Il primo ostracismo sicuro è del 487. Migliaia di ostraka sono stati ritrovati nell’agorà e nel Ceramico, molti con il nome di Temistocle.
Cosa ti chiedono all’orale (Atene arcaica)
Spiega le riforme di Solone. Arconte nel 594/593, Solone abolisce la schiavitù per debiti con la seisachtheia e divide i cittadini in quattro classi in base al reddito: pentacosiomedimni, cavalieri, zeugiti e teti. L’accesso alle cariche dipende dalla ricchezza, non più dalla nascita. Ai teti dà l’accesso all’assemblea e al tribunale popolare. La sua posizione di mediatore la conosciamo dai suoi stessi versi.
Come funzionava la riforma tribale di Clistene? L’Attica viene divisa in demi, raggruppati in trenta trittie distribuite tra città, costa e interno; ognuna delle dieci nuove tribù riunisce una trittia per zona. Così le tribù mescolano cittadini di aree diverse e indeboliscono il potere locale delle famiglie aristocratiche. La boulè diventa di cinquecento membri, cinquanta per tribù, e il demo diventa il registro di base della cittadinanza.
Le guerre persiane
La rivolta ionica e Maratona
Nel VI secolo le città greche dell’Asia Minore finiscono sotto il dominio persiano. Nel 499 si ribellano, guidate da Mileto e da Aristagora; Atene ed Eretria mandano navi. La rivolta è soffocata e Mileto distrutta nel 494. Erodoto racconta che quando il tragediografo Frinico mise in scena la presa di Mileto, gli Ateniesi lo multarono per aver ricordato loro mali di casa.
Nel 490 una spedizione persiana sbarca a Maratona. Gli Ateniesi, con gli alleati di Platea e il comando di Milziade (uno dei dieci strateghi), vincono. Il mito della corsa del messaggero è posteriore; Erodoto parla invece di Fidippide inviato a Sparta a chiedere aiuto.
Temistocle e la flotta
Tra la prima e la seconda guerra persiana succede un fatto decisivo. Ad Atene, nel 483/482, si scopre un ricco filone d’argento al Laurio. Temistocle convince gli Ateniesi a usare quel denaro per costruire una flotta di triremi. Le conseguenze vanno oltre la guerra: chi rema sulle triremi sono i teti, i cittadini più poveri, che da questo momento diventano indispensabili alla città. Aristotele ne trarrà conclusioni politiche precise.
Salamina e Platea
Nel 480 Serse conduce una grande invasione. Le città che resistono si riuniscono in una lega guidata da Sparta. Ricorda la sequenza: alle Termopili Leonida e i suoi trecento Spartiati, con altri alleati, resistono e muoiono; negli stessi giorni la flotta greca combatte all’Artemisio. I Persiani prendono Atene, evacuata, e la saccheggiano. A Salamina, nel settembre del 480, la flotta greca, su piano di Temistocle, sconfigge quella persiana negli stretti. Eschilo, che probabilmente combatté contro i Persiani, mette in scena la battaglia nei Persiani (472). L’anno dopo, nel 479, la vittoria di terra a Platea e quella di Micale, in Asia Minore, chiudono l’invasione.
Cosa ti chiedono all’orale (guerre persiane)
Perché la decisione di costruire la flotta ebbe effetti politici? Con l’argento del Laurio, su proposta di Temistocle, Atene costruì le triremi che vinsero a Salamina. Le navi erano spinte dai rematori, reclutati soprattutto tra i teti, la classe più povera. Il loro ruolo militare rese più forte la loro posizione politica, e molti antichi, a partire dall’Athenaion Politeia, collegano la potenza navale alla democrazia radicale.
Racconta lo svolgimento della seconda guerra persiana. Nel 480 Serse invade la Grecia; la lega ellenica guidata da Sparta tenta di fermarlo alle Termopili e all’Artemisio. Dopo la caduta delle Termopili Atene viene evacuata e saccheggiata. La flotta greca vince a Salamina e nel 479 le vittorie di Platea e Micale costringono i Persiani a ritirarsi. La fonte principale è Erodoto, libri VII-IX.
La democrazia ateniese del V secolo
Efialte e Pericle
Dopo le guerre persiane Atene è a capo della lega delio-attica, fondata nel 478/477 con sede del tesoro a Delo. Il tributo (phoros) fu fissato in origine da Aristide. Nel 454 il tesoro viene trasferito ad Atene. Da quel momento la lega è chiaramente uno strumento del dominio ateniese, e gli studiosi parlano di impero.
Nel 462/461 Efialte toglie all’Areopago gran parte dei suoi poteri politici, lasciandogli soprattutto la giurisdizione sui delitti di sangue. Efialte viene ucciso poco dopo. È l’ombra su cui si alza Pericle, rieletto stratego quasi ogni anno fino alla morte (429). A lui si attribuisce l’introduzione del misthos, l’indennità per chi faceva il giudice nei tribunali, poi estesa ad altre funzioni. E a lui si deve la legge del 451/450 sulla cittadinanza: era cittadino solo chi aveva padre e madre ateniesi.
Tucidide (II, 65) dice che sotto Pericle Atene era “a parole una democrazia, di fatto il governo del primo cittadino”. Il discorso funebre (epitaphios) che gli attribuisce nel libro II (35-46) è il testo più famoso sull’ideale democratico: Atene come scuola della Grecia. Va letto per intero e va letto come costruzione di Tucidide.
Le istituzioni: come funzionavano davvero
Questa è la parte che il docente aspetta. Imparala bene, con i numeri.
- Ekklesia. L’assemblea dei cittadini maschi adulti. Si riuniva sulla Pnice. Nel IV secolo, secondo l’Athenaion Politeia, si tenevano quaranta assemblee ordinarie l’anno, quattro per pritania. Ogni cittadino poteva prendere la parola (isegoria). Votava per alzata di mano.
- Boulè. Cinquecento consiglieri, cinquanta per tribù, sorteggiati ogni anno tra i cittadini sopra i trent’anni; non si poteva servire più di due volte nella vita. Preparava i decreti per l’assemblea (il probouleuma) e controllava l’amministrazione.
- Pritania. L’anno amministrativo era diviso in dieci periodi; in ognuno i cinquanta consiglieri di una tribù erano di turno, i pritani. Ogni giorno si sorteggiava tra loro un presidente, l’epistates, che per ventiquattr’ore teneva i sigilli e le chiavi dei templi con il tesoro.
- Arconti. Nove magistrati più un segretario. Dal 487/486 sono sorteggiati da una lista di candidati preselezionati. Da allora perdono peso politico.
- Strateghi. Dieci, eletti ogni anno, rieleggibili senza limiti. Sono le cariche militari e, di fatto, politiche più importanti. Pericle è stratego, non arconte.
- Tribunali. I giudici popolari erano 6000 cittadini sorteggiati ogni anno, distribuiti in giurie molto numerose. Non c’erano giudici professionisti né avvocati pubblici: chi accusava e chi si difendeva parlava di persona, spesso con discorsi scritti da logografi come Lisia.
Il sorteggio non era un ripiego. Per gli Ateniesi era il metodo democratico per eccellenza, mentre l’elezione era considerata aristocratica, perché premia i più noti. Lo dice anche Aristotele nella Politica. Le cariche tecniche, come gli strateghi o i finanzieri, restavano elettive.
C’erano poi strumenti di controllo: la dokimasia, un esame preliminare di chi entrava in carica; il rendiconto finale (euthyna); e la graphe paranomon, l’accusa contro chi aveva proposto un decreto illegale, che dalla fine del V secolo sostituisce in pratica l’ostracismo.
Chi era escluso
Non idealizzare. Erano esclusi le donne, gli schiavi (molto numerosi) e gli stranieri residenti, i meteci, che pagavano una tassa speciale (metoikion) e servivano nell’esercito. Era una democrazia diretta, ma di una minoranza della popolazione. Il dibattito sulla sua natura è aperto da oltre un secolo: Moses Finley ha contrapposto democrazia degli antichi e dei moderni; Mogens Herman Hansen ha ricostruito nel dettaglio la democrazia del IV secolo; in Italia Domenico Musti, con Demokratía. Origini di un’idea, ha studiato la storia del concetto.
Cosa ti chiedono all’orale (democrazia ateniese)
Come funzionava la boulè dei Cinquecento? Era composta da cinquanta consiglieri per ciascuna delle dieci tribù clisteniche, sorteggiati ogni anno tra i cittadini sopra i trent’anni, con un massimo di due mandati nella vita. Preparava i decreti da sottoporre all’assemblea e sorvegliava magistrati e finanze. Ogni tribù era di turno per un decimo dell’anno, come pritania, e ogni giorno si sorteggiava un epistates che presiedeva.
Perché ad Atene il sorteggio era considerato più democratico dell’elezione? Perché metteva tutti i cittadini sullo stesso piano, mentre l’elezione favoriva chi era già noto o ricco. Aristotele nella Politica lo dice chiaramente. Gli Ateniesi però eleggevano le cariche che richiedevano competenza, come i dieci strateghi. La combinazione tra sorteggio per la maggior parte delle cariche ed elezione per poche funzioni tecniche è un tratto essenziale del sistema.
La guerra del Peloponneso
Cause e prima fase
Tucidide (I, 23) distingue i motivi dichiarati della guerra dalla causa più vera, che secondo lui era la crescita della potenza ateniese e la paura che questa provocava a Sparta. I motivi immediati sono la questione di Corcira (435-433), quella di Potidea (432) e il decreto megarese, che escludeva i Megaresi dai porti dell’impero.
La guerra comincia nel 431. La prima fase, detta guerra archidamica dal re spartano Archidamo, dura fino al 421. La strategia di Pericle era chiudere la popolazione dentro le mura, collegate al Pireo dalle Lunghe Mura, e affidarsi alla flotta. Nel 430 scoppia la peste, descritta da Tucidide nel libro II con precisione quasi clinica; Pericle muore nel 429. Seguono Cleone e il successo di Pilo-Sfacteria (425), dove si arrendono degli Spartiati, cosa che sconvolse i Greci. Nel 422 Cleone e lo spartano Brasida muoiono ad Anfipoli. Nel 421 si firma la pace di Nicia.
Melo, la Sicilia e la fine
Il dialogo dei Meli (Tucidide V, 84-116), del 416, è tra i testi più letti: gli Ateniesi dicono agli abitanti di Melo che il giusto vale tra pari, mentre i forti fanno quello che possono e i deboli subiscono. Melo viene distrutta.
Nel 415 Atene manda una grande spedizione in Sicilia, sostenuta da Alcibiade, che però viene richiamato per lo scandalo delle erme e passa a Sparta. La spedizione finisce nel 413 con la disfatta davanti a Siracusa. Nel 411 ad Atene un colpo di stato oligarchico instaura il governo dei Quattrocento, che dura pochi mesi. La guerra continua nell’Egeo, con la Persia ormai alleata di Sparta. Nel 406 gli Ateniesi vincono alle Arginuse, ma condannano a morte gli strateghi che non avevano raccolto i naufraghi. Nel 405 Lisandro distrugge la flotta ateniese a Egospotami. Atene si arrende nel 404.
I Trenta
Dopo la resa Sparta appoggia un governo oligarchico, i Trenta, tra cui Crizia. Sono anni di esecuzioni e confische. Nel 403 i democratici guidati da Trasibulo, partiti da File, rovesciano i Trenta, e viene proclamata un’amnistia, uno dei primi esempi noti di riconciliazione politica. È nella democrazia restaurata che nel 399 Socrate viene processato e condannato.
Cosa ti chiedono all’orale (guerra del Peloponneso)
Qual è secondo Tucidide la causa della guerra? In I, 23 Tucidide distingue i motivi ufficiali, le controversie su Corcira e Potidea, dalla causa più vera, mai dichiarata: la crescita della potenza ateniese che spaventava Sparta e la costrinse alla guerra. È una distinzione tra cause profonde e occasioni che ha avuto una lunga fortuna, e il passo va saputo citare.
Perché la spedizione in Sicilia fu decisiva? Atene, nel 415, impegnò in Sicilia una grande flotta e un esercito, con l’obiettivo di colpire Siracusa. Il richiamo di Alcibiade e i ritardi portarono alla disfatta del 413, raccontata da Tucidide nel libro VII. Le perdite di uomini e navi indebolirono Atene, gli alleati cominciarono a defezionare e la Persia finanziò la flotta spartana. Due anni dopo ci fu il colpo di stato dei Quattrocento.
Il IV secolo: egemonie e Macedonia
Sparta, Tebe, Atene
Il IV secolo è il secolo delle egemonie che si alternano. Sparta, vincitrice, governa con armostri e decarchie e si scontra con una coalizione di Tebe, Atene, Corinto e Argo nella guerra corinzia (395-386). La guerra si chiude con la pace del Re (o di Antalcida), nel 386: il re persiano riprende le città dell’Asia Minore e garantisce l’autonomia delle altre. È la prima “pace comune” (koine eirene).
Atene fonda nel 378/377 la seconda lega ateniese, con un decreto, quello di Aristotele (un omonimo del filosofo), conservato su pietra, che promette agli alleati di non ripetere gli abusi del V secolo. Tebe, guidata da Epaminonda e Pelopida, sconfigge Sparta a Leuttra nel 371 e invade il Peloponneso, liberando la Messenia. Ma la morte di Epaminonda a Mantinea (362) chiude anche l’egemonia tebana. Senofonte finisce le Elleniche proprio qui, notando che dopo la battaglia ci fu in Grecia più confusione di prima.
Filippo II
Filippo II diventa re di Macedonia nel 359. Riorganizza l’esercito con la falange armata di sarisse, la lunga lancia macedone, e prende le città greche del Nord. Ad Atene si scontrano due linee: quella di Demostene, che nelle Filippiche e nelle Olintiache chiama alla resistenza, e quella di chi, come Eschine, Isocrate e Focione con accenti diversi, cerca l’accordo. Isocrate, nel Filippo (346), invitava il re a guidare i Greci contro la Persia.
Nel 338 Filippo sconfigge Ateniesi e Tebani a Cheronea. L’anno dopo riunisce i Greci nella lega di Corinto e progetta la guerra contro la Persia. Viene assassinato nel 336.
Cosa ti chiedono all’orale (IV secolo)
Che cos’è la pace del Re? È la pace del 386 che chiude la guerra corinzia, negoziata dallo spartano Antalcida con il re persiano. Le città d’Asia tornano alla Persia e tutte le altre sono dichiarate autonome, il che serve a Sparta per sciogliere leghe rivali come quella beotica. È la prima pace comune, e mostra quanto la Persia fosse diventata arbitro della politica greca.
Perché Cheronea segna una svolta? Nel 338 Filippo II vince Ateniesi e Tebani e diventa padrone della Grecia. Con la lega di Corinto, l’anno dopo, le poleis restano formalmente autonome ma sono subordinate al re macedone. Le città continueranno a esistere e ad avere istituzioni, ma la loro libertà in politica estera è finita.
Alessandro Magno e l’ellenismo
La spedizione
Alessandro sale al trono nel 336, a vent’anni. Nel 335 distrugge Tebe ribelle. Nel 334 passa in Asia. Le tre battaglie contro i Persiani vanno sapute in ordine: Granico (334), Isso (333), Gaugamela (331). Nel frattempo prende Tiro dopo un lungo assedio, entra in Egitto, fonda Alessandria (331) e visita l’oracolo di Ammone a Siwa. Dopo Gaugamela conquista Babilonia, Susa, Persepoli, che viene incendiata. Prosegue fino all’India; sull’Ifasi i soldati si rifiutano di andare oltre. Torna a Babilonia, dove muore nel 323.
Il problema storico più interessante è la sua politica verso i Persiani: l’adozione di elementi del cerimoniale persiano, la proskynesis, le nozze di Susa del 324 tra macedoni e donne persiane. Una vecchia interpretazione, legata a W.W. Tarn, parlava di un progetto di fratellanza universale; oggi la maggior parte degli studiosi la considera un’idealizzazione e legge quelle scelte come politica di governo di un impero.
I regni ellenistici
Dopo la morte di Alessandro i suoi generali, i diadochi, si contendono l’impero. Con la battaglia di Ipso (301) tramonta il sogno di riunificarlo. Si formano tre grandi regni: i Tolemei in Egitto, i Seleucidi in Asia, gli Antigonidi in Macedonia; più tardi si aggiunge il regno degli Attalidi di Pergamo. Il concetto di “ellenismo” in senso storico lo dobbiamo a Johann Gustav Droysen, nell’Ottocento.
Le poleis non spariscono affatto: continuano ad avere assemblee, magistrati, decreti, e i sovrani trattano con loro. Nascono anche le grandi confederazioni, la lega etolica e la lega achea, con istituzioni federali. Polibio, che era acheo, ne è il testimone principale.
La conquista romana
Roma entra nel mondo greco con le guerre macedoniche. Nel 196 Tito Quinzio Flaminino proclama ai giochi istmici la libertà dei Greci. Nel 168, a Pidna, Lucio Emilio Paolo vince Perseo e mette fine al regno macedone. Nel 146 Corinto viene distrutta da Lucio Mummio, lo stesso anno di Cartagine. Polibio, deportato a Roma come ostaggio, scrive le sue Storie proprio per spiegare ai Greci come Roma abbia conquistato il mondo in poco più di cinquant’anni. L’ultimo regno ellenistico, l’Egitto di Cleopatra VII, cade dopo Azio (31) e la presa di Alessandria (30).
Cosa ti chiedono all’orale (ellenismo)
Che cosa si intende per età ellenistica? Il periodo che va dalla morte di Alessandro (323) alla conquista romana dell’Egitto (30). Il termine fu reso corrente da Droysen nell’Ottocento. È l’epoca dei grandi regni dei Tolemei, dei Seleucidi e degli Antigonidi, delle grandi leghe federali e della diffusione della cultura greca nel Mediterraneo orientale, con Alessandria come centro culturale.
Le poleis scompaiono nell’ellenismo? No. Perdono la piena indipendenza in politica estera, ma continuano a governarsi con assemblee, consigli e magistrati, come mostrano migliaia di iscrizioni. I re le trattano con benefici e privilegi in cambio di fedeltà. Le leghe etolica e achea mostrano anzi forme nuove di organizzazione politica.
Società ed economia: cose da non trascurare
Cittadini, schiavi, donne
La cittadinanza greca è un privilegio che si eredita. Lo schiavo era proprietà; a Atene gli schiavi lavoravano in casa, nei campi, nelle botteghe e in condizioni terribili nelle miniere del Laurio. La giustificazione teorica più nota è quella di Aristotele, che nel libro I della Politica parla di schiavi per natura. Le donne ateniesi erano escluse dalla politica e giuridicamente sottoposte a un tutore (kyrios), ma avevano un ruolo nei culti cittadini; a Sparta godevano di maggiore libertà economica, a detta di Aristotele, che se ne lamentava.
Le liturgie
Ad Atene i cittadini più ricchi finanziavano direttamente spese pubbliche: la trierarchia (allestire e comandare una trireme per un anno) e la coregia (finanziare un coro per le feste teatrali) sono le liturgie più note. Era un dovere e insieme un modo per guadagnare prestigio. Chi riteneva che un altro, più ricco, dovesse assumersi la liturgia poteva proporgli l’antidosis, lo scambio dei patrimoni. Pensaci: è un sistema fiscale fondato sull’onore.
Un dibattito: economia antica e moderna
Ultimo dibattito, che serve anche per altri esami. Da una parte i “primitivisti”, che vedono l’economia antica come qualcosa di diverso dalla nostra, inserita nei rapporti sociali e con poche logiche di mercato; il testo di riferimento è L’economia degli antichi di Moses Finley (1973). Dall’altra i “modernisti”, che parlano di commercio, investimenti e mercati. Il dibattito è più sfumato oggi, ma conoscerne i termini ti fa fare bella figura.
Cosa ti chiedono all’orale (società ed economia)
Che cos’erano le liturgie? Erano prestazioni pubbliche imposte ai cittadini più ricchi ad Atene: le più note sono la trierarchia, cioè l’allestimento di una trireme, e la coregia, il finanziamento di un coro. Il sistema permetteva alla città di finanziare flotta e feste senza un’imposta regolare sui patrimoni e dava prestigio a chi spendeva. L’antidosis permetteva di contestare l’obbligo proponendo lo scambio dei beni.
Chi erano i meteci? Erano stranieri residenti stabilmente ad Atene, liberi ma senza diritti politici. Dovevano avere un patrono cittadino, pagavano una tassa speciale, il metoikion, e prestavano servizio militare. Molti erano attivi nel commercio e nell’artigianato; Lisia, figlio di un siracusano, era un meteco.
Fonti e approfondimenti
Manuali
- Domenico Musti, Storia greca. Linee di sviluppo dall’età micenea all’età romana, Laterza.
- Cinzia Bearzot, Manuale di storia greca, il Mulino.
- Marco Bettalli, Anna Lucia D’Agata, Anna Magnetto, Storia greca, Carocci.
Studi
- Moses I. Finley, Il mondo di Odisseo; La democrazia degli antichi e dei moderni; L’economia degli antichi e dei moderni.
- Mogens Herman Hansen, La democrazia ateniese nel IV secolo a.C., LED.
- Domenico Musti, Demokratía. Origini di un’idea, Laterza.
Fonti in traduzione
- Erodoto, Storie; Tucidide, La guerra del Peloponneso; Senofonte, Elleniche: in edizioni con testo a fronte (BUR, Mondadori).
- Aristotele, La costituzione degli Ateniesi; Plutarco, Vite (Licurgo, Solone, Pericle) nelle edizioni BUR con testo a fronte.
Se hai dubbi su un nome o una carica, torna alle fonti: in questa materia vale sempre la pena di controllare un passo in più. Per gli storici come autori letterari vedi anche gli appunti di Letteratura greca; per il seguito romano, quelli di Istituzioni di storia romana.