Storia dell’arte moderna: appunti per l’esame

Appunti di Storia dell’arte moderna dal Quattrocento al Settecento: prospettiva, Rinascimento, Manierismo, Caravaggio, Barocco, Rococò. Con domande.

Antonio Garofano Antonio Garofano

Il periodo che gli storici dell’arte chiamano “moderno” va, più o meno, dall’inizio del Quattrocento alla fine del Settecento: da Brunelleschi e Masaccio a Canova. In questi quattro secoli nascono la prospettiva, il ritratto moderno, la pittura a olio su tela, l’idea di artista come genio, l’accademia, il museo, la storia dell’arte stessa. Sono i secoli di Leonardo, Michelangelo e Raffaello, di Tiziano e Caravaggio, di Bernini e Borromini, di Rubens e Rembrandt. Studiarli bene significa avere in mano la grammatica di gran parte dell’arte occidentale.

L’esame di Storia dell’arte moderna si trova nei corsi di Lettere, Beni culturali, Storia dell’arte e Scienze dell’antichità, e vale tra 6 e 12 crediti. Il programma comprende un manuale, spesso un saggio monografico, e un elenco di opere da saper riconoscere e commentare. All’orale il docente ti mostra immagini e ti chiede di identificarle (autore, titolo, data, luogo) e di analizzarle: tecnica, composizione, iconografia, contesto, committenza.

Esame Storia dell’arte moderna
Corsi di laurea Lettere, Beni culturali, Storia dell’arte, Scienze dell’antichità
Crediti di solito 6-12 CFU
SSD ARTE-01/B (ex L-ART/02)
Prova orale, con riconoscimento e commento di opere

Programmi, docenti e appelli variano da ateneo ad ateneo: fa fede il sito della tua università.

Come usare questi appunti

Ho seguito l’ordine cronologico, dividendo il materiale per secoli e, dentro ogni secolo, per centri artistici, perché l’arte italiana moderna è fatta di città: Firenze, Roma, Venezia, Milano, Napoli, Bologna. Per ogni artista trovi le opere che compaiono più spesso nei programmi, con il luogo dove si trovano oggi. Alla fine trovi un metodo per commentare un’opera all’orale.

Due consigli pratici. Il primo: studia sempre con le immagini davanti, e con immagini di buona qualità. I siti dei grandi musei (Uffizi, Musei Vaticani, Louvre, National Gallery, Prado) offrono riproduzioni ad alta risoluzione. Il secondo: costruisci schede brevi per ogni opera (autore, titolo, data, tecnica, dimensioni approssimative, luogo, committente, soggetto, due o tre osservazioni), e ripassale come carte. Il riconoscimento delle opere è la parte dell’esame che si prepara meglio con la ripetizione.

Il Quattrocento a Firenze

Il concorso del 1401

Convenzionalmente il Rinascimento comincia a Firenze con il concorso del 1401 per la seconda porta del Battistero. I concorrenti dovevano realizzare una formella in bronzo con il Sacrificio di Isacco. Le due formelle superstiti, di Filippo Brunelleschi e di Lorenzo Ghiberti, sono oggi al Museo del Bargello. Vinse Ghiberti, che realizzò la porta nord e poi la porta est, quella che Michelangelo, secondo la tradizione riportata da Vasari, avrebbe chiamato Porta del Paradiso (1425-1452), con dieci grandi formelle in cui la prospettiva crea spazi profondi.

Brunelleschi e la prospettiva

Brunelleschi, sconfitto nel concorso, si dedicò all’architettura. Sua è la cupola di Santa Maria del Fiore (1420-1436), una sfida tecnica straordinaria, costruita senza centine con una doppia calotta e mattoni disposti a spina di pesce. Sue anche lo Spedale degli Innocenti, con il portico di archi su colonne, e le basiliche di San Lorenzo e Santo Spirito, costruite secondo un sistema di proporzioni modulari. A Brunelleschi si attribuisce la scoperta, o meglio la sistematizzazione, della prospettiva lineare centrica, dimostrata con due tavolette perdute che raffiguravano il Battistero e piazza della Signoria.

Alberti e il De pictura

Il primo a descrivere per iscritto il metodo prospettico fu Leon Battista Alberti, nel trattato De pictura (1435 la redazione latina, 1436 quella volgare, dedicata a Brunelleschi). Alberti descrive così l’inizio del lavoro del pittore:

Principio, dove io debbo dipingere scrivo uno quadrangolo di retti angoli quanto grande io voglio, el quale reputo essere una finestra aperta per donde io miri quello che quivi sarà dipinto (De pictura, I 19)

L’idea del quadro come finestra aperta sul mondo è uno dei fondamenti della pittura occidentale fino all’Ottocento. Alberti fu anche architetto: sua la facciata di Santa Maria Novella a Firenze, il Tempio Malatestiano a Rimini, la chiesa di Sant’Andrea a Mantova.

Donatello

Donatello è lo scultore che rinnova più profondamente la scultura. Nel San Giorgio per Orsanmichele (circa 1415-1417, originale al Bargello) introduce, nel rilievo alla base, lo stiacciato, un rilievo bassissimo che crea profondità prospettica. Il David in bronzo (Bargello), probabilmente degli anni Quaranta, è il primo nudo maschile a tutto tondo dall’antichità. A Padova realizza il monumento equestre al Gattamelata (1447-1453), modello di tutti i monumenti equestri successivi. Le opere tarde, come la Maddalena lignea (Museo dell’Opera del Duomo), hanno un’espressività drammatica.

Masaccio

In pittura la rivoluzione è di Masaccio, morto a soli ventisette anni. La Trinità di Santa Maria Novella (circa 1426-1428) è il primo dipinto costruito con una prospettiva rigorosa, con un’architettura dipinta che sembra sfondare la parete. Gli affreschi della Cappella Brancacci in Santa Maria del Carmine, realizzati con Masolino (e completati decenni dopo da Filippino Lippi), mostrano figure solide, illuminate da una luce unitaria: il Tributo e la Cacciata dei progenitori sono tra le immagini più importanti della storia della pittura.

La seconda metà del secolo

Dopo i fondatori, Firenze vede una straordinaria fioritura. Beato Angelico affresca le celle del convento di San Marco. Paolo Uccello sperimenta la prospettiva nelle tre tavole della Battaglia di San Romano (oggi divise tra Uffizi, National Gallery e Louvre). Filippo Lippi e poi Sandro Botticelli sviluppano una linea elegante e sinuosa: di Botticelli sono la Primavera e la Nascita di Venere (Uffizi), legate alla cultura neoplatonica della cerchia dei Medici. Domenico Ghirlandaio affresca la cappella Tornabuoni in Santa Maria Novella, con scene sacre ambientate nella Firenze del tempo.

Piero della Francesca

Fuori Firenze, ma formato lì, Piero della Francesca unisce prospettiva matematica e luce chiara. Le sue opere principali sono il ciclo della Leggenda della Vera Croce nella chiesa di San Francesco ad Arezzo, la Flagellazione (Galleria nazionale delle Marche, Urbino), enigmatica nell’iconografia, il Doppio ritratto dei duchi di Urbino (Uffizi), la Pala di Brera (Milano). Piero scrisse anche un trattato di prospettiva, il De prospectiva pingendi.

Il Quattrocento fuori da Firenze

Le corti

Il Rinascimento si diffonde attraverso le corti. A Urbino Federico da Montefeltro costruisce il Palazzo ducale, con lo studiolo intarsiato. A Mantova, alla corte dei Gonzaga, Andrea Mantegna dipinge la Camera degli Sposi nel Castello di San Giorgio (1465-1474), con un oculo illusionistico sul soffitto che apre la stanza al cielo; suo anche il Cristo morto (Brera), con lo scorcio vertiginoso del corpo. A Ferrara, con gli Este, lavorano Cosmè Tura e Francesco del Cossa, autore con altri degli affreschi del Salone dei Mesi a Palazzo Schifanoia.

Venezia

A Venezia il Rinascimento arriva con un linguaggio proprio, attento al colore e alla luce. Antonello da Messina, che conosceva la pittura fiamminga, porta in Italia la padronanza della tecnica a olio; a Venezia lavora nel 1475-1476. Giovanni Bellini sviluppa una pittura di luce calda e paesaggi atmosferici: la Pala di San Giobbe (Gallerie dell’Accademia) e la Pala di San Zaccaria (nella chiesa omonima) sono esempi della “sacra conversazione”, la Madonna con santi riuniti in uno spazio unitario. Vittore Carpaccio racconta storie sacre ambientate in una Venezia festosa, come nel ciclo di Sant’Orsola.

La pittura fiamminga

Per capire il Quattrocento italiano bisogna conoscere i fiamminghi. Jan van Eyck porta a perfezione la tecnica a olio, con una resa minuziosa della luce e delle superfici: il Polittico dell’Agnello mistico di Gand (completato nel 1432) e il Ritratto dei coniugi Arnolfini (1434, National Gallery) sono le opere più note. Rogier van der Weyden e Hugo van der Goes sono altri nomi importanti; il Trittico Portinari di Hugo, arrivato a Firenze intorno al 1483 (oggi agli Uffizi), impressionò profondamente i pittori fiorentini.

Cosa ti chiedono all’orale (Quattrocento)

Perché la Trinità di Masaccio è così importante? Perché è il primo dipinto costruito con una prospettiva lineare rigorosa: l’architettura dipinta sembra aprire la parete, e le figure sono collocate in uno spazio misurabile e coerente.

Che cosa dice Alberti nel De pictura? Descrive per la prima volta il metodo della prospettiva centrica; il quadro è come una finestra aperta attraverso cui si guarda la scena dipinta.

Che cos’è lo stiacciato? Una tecnica di rilievo bassissimo, introdotta da Donatello, che crea effetti di profondità prospettica con minime variazioni di spessore.

Che cos’è una sacra conversazione? Una pala d’altare con la Madonna e il Bambino circondati da santi in un unico spazio unitario, invece che in scomparti separati come nei polittici gotici.

Che cosa porta Antonello da Messina a Venezia? La padronanza della pittura a olio di tradizione fiamminga, unita alla costruzione spaziale italiana.

Il Rinascimento maturo

Leonardo

Leonardo da Vinci (1452-1519), formatosi nella bottega di Verrocchio a Firenze, è il pittore, scienziato e ingegnere che incarna l’ideale universale del Rinascimento. Le opere principali da conoscere: l’Annunciazione (Uffizi), l’Adorazione dei Magi incompiuta (Uffizi), la Vergine delle rocce, in due versioni (Louvre e National Gallery), l’Ultima cena nel refettorio di Santa Maria delle Grazie a Milano (1494-1498), dipinta con una tecnica sperimentale che si è rovinata presto, la Gioconda (Louvre), la Sant’Anna, la Vergine e il Bambino con l’agnellino (Louvre). Leonardo introduce lo sfumato, il passaggio graduale tra luce e ombra senza contorni netti, e la prospettiva aerea, per cui le cose lontane appaiono più azzurrine e indistinte. I suoi quaderni contengono studi di anatomia, ottica, idraulica, macchine.

Michelangelo

Michelangelo Buonarroti (1475-1564) si considerava prima di tutto scultore. Le opere giovanili sono la Pietà in San Pietro (1498-1499) e il David (1501-1504, Galleria dell’Accademia di Firenze), simbolo della Repubblica fiorentina. Tra il 1508 e il 1512 affresca la volta della Cappella Sistina per Giulio II, con le storie della Genesi, i profeti e le sibille. Lavora alla tomba di Giulio II, un progetto ridimensionato più volte (il Mosè è in San Pietro in Vincoli), e alla Sagrestia Nuova di San Lorenzo, con le tombe medicee. Tra il 1536 e il 1541 dipinge il Giudizio universale sulla parete d’altare della Sistina, con una visione drammatica e affollata. Negli ultimi anni è architetto della basilica di San Pietro, per cui progetta la cupola, e ridisegna la piazza del Campidoglio.

Raffaello

Raffaello Sanzio (1483-1520), formato a Urbino e nella bottega del Perugino, unisce la grazia del maestro con le novità di Leonardo e Michelangelo. A Firenze dipinge Madonne (la Madonna del cardellino, Uffizi) e ritratti. A Roma, dal 1508, affresca per Giulio II e Leone X le Stanze vaticane: nella Stanza della Segnatura si trovano la Scuola di Atene, con i filosofi antichi in un’architettura classica, e la Disputa del Sacramento. Sono suoi anche la Madonna Sistina (Dresda), il Ritratto di Baldassarre Castiglione (Louvre) e la Trasfigurazione (Pinacoteca vaticana), lasciata quasi compiuta alla morte. Raffaello diresse una bottega numerosa e fu anche architetto e studioso delle antichità di Roma.

Bramante e l’architettura

Donato Bramante, attivo a Milano e poi a Roma, è l’architetto del Rinascimento maturo. A Roma costruisce il Tempietto di San Pietro in Montorio (iniziato intorno al 1502), un piccolo edificio circolare che rievoca i templi antichi, e nel 1506 avvia il progetto della nuova basilica di San Pietro, a pianta centrale, poi modificato dai successori fino a Michelangelo e a Carlo Maderno.

Venezia: Giorgione e Tiziano

Il Rinascimento veneziano ha due protagonisti. Giorgione, morto giovane nel 1510, è autore di poche opere certe, misteriose e poetiche: la Tempesta (Gallerie dell’Accademia), dal soggetto ancora discusso, e la Pala di Castelfranco. Tiziano Vecellio, attivo per quasi settant’anni, domina la pittura veneziana del Cinquecento. Opere fondamentali: l’Assunta ai Frari (1516-1518), la Pala Pesaro nella stessa chiesa, con una composizione asimmetrica innovativa, la Venere di Urbino (Uffizi), i ritratti di Carlo V e di Paolo III, la Pietà tarda (Gallerie dell’Accademia), dipinta con una pennellata sempre più libera e materica. La pittura veneziana privilegia il colore, mentre quella fiorentina e romana privilegia il disegno: è il dibattito tra colore e disegno che attraversa la teoria dell’arte del Cinquecento.

Il Manierismo

Una “maniera”

Con il termine Manierismo si indica l’arte che, tra gli anni Venti e la fine del Cinquecento, rielabora i modelli dei grandi maestri in modo intellettuale e artificioso: figure allungate, pose complicate, colori acidi, spazi ambigui. Il termine deriva dalla “maniera”, parola che Vasari usava in senso positivo per lo stile; solo più tardi ha assunto un senso negativo, oggi superato dalla critica. Le date e i confini del Manierismo sono molto discussi.

Firenze e Roma

A Firenze i primi protagonisti sono Pontormo (la Deposizione della cappella Capponi in Santa Felicita, con colori chiari e figure sospese) e Rosso Fiorentino (la Deposizione di Volterra). Agnolo Bronzino è il pittore di corte di Cosimo I de’ Medici, autore di ritratti freddi ed eleganti e dell’Allegoria del trionfo di Venere (National Gallery). Parmigianino, a Parma, dipinge la Madonna dal collo lungo (Uffizi). Giulio Romano, allievo di Raffaello, costruisce e decora a Mantova il Palazzo Te, con la Sala dei Giganti, dove le pareti sembrano crollare addosso allo spettatore.

Il sacco di Roma e la Controriforma

Il sacco di Roma del 1527, da parte delle truppe imperiali, disperde gli artisti e chiude una stagione. Pochi decenni dopo, il Concilio di Trento (1545-1563) stabilisce che le immagini sacre devono essere chiare, decorose e utili alla devozione. Il Giudizio di Michelangelo viene in parte censurato: Daniele da Volterra copre alcuni nudi, guadagnandosi il soprannome di “Braghettone”. Il trattato del cardinale Gabriele Paleotti, Discorso intorno alle immagini sacre e profane (1582), è il testo teorico di riferimento per l’arte della Controriforma.

La scultura dopo Michelangelo

Nella seconda metà del Cinquecento la scultura fiorentina vive un momento felice sotto i Medici. Benvenuto Cellini, orafo e scultore, realizza per Francesco I di Francia la celebre Saliera in oro (Vienna, Kunsthistorisches Museum) e per Cosimo I il Perseo in bronzo della Loggia dei Lanzi (1545-1554); la sua Vita, un’autobiografia vivacissima, è anche un documento prezioso sulla tecnica della fusione. Giambologna, fiammingo trapiantato a Firenze, crea il Ratto delle Sabine (Loggia dei Lanzi, 1582), un gruppo a spirale che invita a girare intorno all’opera e che è stato definito l’esempio perfetto della figura serpentinata manierista. Sono opere da collegare con il dibattito, molto vivo nel Cinquecento, sul primato tra pittura e scultura, il cosiddetto paragone delle arti, su cui Benedetto Varchi interrogò nel 1547 artisti come Michelangelo, Bronzino e Pontormo.

Vasari e la storia dell’arte

Giorgio Vasari, pittore e architetto (suoi gli Uffizi, costruiti come uffici amministrativi per Cosimo I), è soprattutto l’autore delle Vite de’ più eccellenti pittori, scultori e architettori (1550, seconda edizione ampliata 1568), considerate l’atto di nascita della storia dell’arte. Vasari racconta l’arte italiana come un progresso in tre età, da Cimabue e Giotto fino al culmine di Michelangelo. Le Vite sono una fonte indispensabile, ma vanno lette con spirito critico: Vasari ha le sue preferenze (Firenze, il disegno) e a volte riporta aneddoti leggendari.

Venezia nel secondo Cinquecento

A Venezia, nella seconda metà del secolo, lavorano Tintoretto, con una pittura drammatica e veloce e luci improvvise (il ciclo della Scuola Grande di San Rocco), e Paolo Veronese, autore di grandi scene festose. Il suo Convito in casa di Levi (Gallerie dell’Accademia) era nato come Ultima cena; convocato dall’Inquisizione nel 1573 per i dettagli considerati indecorosi, Veronese risolse il problema cambiando il titolo. In architettura Andrea Palladio costruisce ville in terraferma (la Rotonda a Vicenza), palazzi, la Basilica di Vicenza, le chiese veneziane di San Giorgio Maggiore e del Redentore, e scrive i Quattro libri dell’architettura (1570), che avranno un’enorme influenza in Inghilterra e negli Stati Uniti.

Cosa ti chiedono all’orale (Cinquecento)

Che cos’è lo sfumato leonardesco? Il passaggio graduale tra luce e ombra, senza contorni netti, che dà alle figure morbidezza e un’atmosfera avvolgente; è evidente nella Gioconda.

Che cosa rappresenta la Scuola di Atene? I filosofi dell’antichità riuniti in un’architettura classica, con al centro Platone e Aristotele; è nella Stanza della Segnatura in Vaticano, dipinta da Raffaello.

Che cosa si intende per dibattito tra colore e disegno? La contrapposizione, nella teoria del Cinquecento, tra la tradizione fiorentina e romana, fondata sul disegno, e quella veneziana, fondata sul colore e sulla stesura pittorica.

Che cos’è il Manierismo? L’arte che, dagli anni Venti del Cinquecento, rielabora i modelli dei grandi maestri in modo intellettuale e artificioso, con figure allungate, pose complesse, spazi ambigui e colori insoliti.

Perché le Vite di Vasari sono importanti? Perché sono considerate la prima storia dell’arte moderna: raccontano l’arte italiana come un progresso da Cimabue e Giotto a Michelangelo, e sono una fonte essenziale anche se da usare con spirito critico.

Il Seicento: naturalismo e classicismo

Caravaggio

Alla fine del Cinquecento, a Roma, due proposte rinnovano la pittura. La prima è quella di Michelangelo Merisi da Caravaggio (1571-1610). Le opere giovanili, come il Bacchino malato e il Bacco (Uffizi), il Canestro di frutta (Pinacoteca Ambrosiana), mostrano un’osservazione diretta del vero. La svolta arriva con le tele della cappella Contarelli in San Luigi dei Francesi (1599-1600): la Vocazione di san Matteo, con la luce che entra da destra e illumina i personaggi seduti a un tavolo, e il Martirio di san Matteo. Seguono le tele della cappella Cerasi in Santa Maria del Popolo (Conversione di san Paolo e Crocifissione di san Pietro), la Morte della Vergine (Louvre), rifiutata dai committenti perché la Madonna sembrava una donna morta comune. Dopo l’omicidio di Ranuccio Tomassoni nel 1606, Caravaggio fugge: a Napoli dipinge le Sette opere di Misericordia (Pio Monte della Misericordia), a Malta la Decollazione del Battista. Muore a Porto Ercole nel 1610.

La pittura di Caravaggio si caratterizza per il naturalismo (modelli presi dalla strada, dettagli veri, anche umili), e per il chiaroscuro violento, con figure che emergono dal buio colpite da una luce radente. I suoi seguaci, in Italia e in Europa, sono detti caravaggeschi: tra loro Orazio e Artemisia Gentileschi, Bartolomeo Manfredi, il francese Valentin de Boulogne, gli olandesi della scuola di Utrecht, lo spagnolo Jusepe de Ribera a Napoli.

I Carracci

La seconda proposta viene da Bologna, dai Carracci: Ludovico e i cugini Annibale e Agostino, che fondano un’accademia (detta “degli Incamminati”) basata sullo studio dal vero e dei grandi maestri. Annibale Carracci, chiamato a Roma, affresca la Galleria di Palazzo Farnese (1597-1601 circa), con gli amori degli dèi, un ciclo che unisce naturalezza e classicismo e che sarà il modello della grande decorazione barocca. Dalla scuola dei Carracci escono Guido Reni, Domenichino, il Guercino, Francesco Albani: è il filone del classicismo seicentesco.

Artemisia Gentileschi

Una figura che oggi compare in quasi tutti i programmi è Artemisia Gentileschi, figlia di Orazio, una delle prime donne pittrici a raggiungere fama europea. Le sue versioni di Giuditta che decapita Oloferne (Napoli, Capodimonte, e Firenze, Uffizi) sono tra le opere più potenti del caravaggismo. La sua biografia, segnata da uno stupro e da un processo pubblico nel 1612, ha attirato l’attenzione della critica femminista, ma oggi si tende a studiarla soprattutto per la qualità della sua pittura e per la sua capacità imprenditoriale tra Roma, Firenze, Venezia, Londra e Napoli.

Il Barocco

Roma barocca

Il Barocco è l’arte che si afferma a Roma dagli anni Venti del Seicento, sostenuta dai papi e dagli ordini religiosi della Controriforma. È un’arte che vuole stupire, coinvolgere, persuadere: movimento, teatralità, unione delle arti, illusionismo. Il termine “barocco” ha un’origine incerta e fu usato a lungo in senso negativo, come sinonimo di bizzarro e stravagante.

Bernini

Gian Lorenzo Bernini (1598-1680) è il protagonista del Barocco romano. Da giovane realizza per il cardinale Scipione Borghese i gruppi scultorei della Galleria Borghese: Enea, Anchise e Ascanio, il Ratto di Proserpina, l’Apollo e Dafne, il David, colto nel momento del lancio. Per San Pietro realizza il baldacchino in bronzo sopra l’altare papale (1624-1633), la Cattedra di san Pietro e il colonnato della piazza (1656-1667), due braccia che accolgono i fedeli. Nella cappella Cornaro in Santa Maria della Vittoria crea l’Estasi di santa Teresa (1647-1652), dove scultura, architettura, luce e pittura si fondono in uno spettacolo unico, con i membri della famiglia Cornaro scolpiti nei palchi laterali come spettatori. In piazza Navona realizza la Fontana dei Quattro Fiumi.

Borromini

Il grande rivale di Bernini è Francesco Borromini (1599-1667), architetto di straordinaria inventiva geometrica. La chiesa di San Carlo alle Quattro Fontane (San Carlino), piccolissima, ha una pianta complessa e una facciata ondulata. Sant’Ivo alla Sapienza ha una pianta a stella a sei punte e una lanterna a spirale. Borromini rinnova anche la basilica di San Giovanni in Laterano e costruisce l’Oratorio dei Filippini. Il suo stile, più inquieto e intellettuale di quello di Bernini, avrà grande influenza nell’Italia settentrionale e nell’Europa centrale.

Pietro da Cortona e la decorazione

Pietro da Cortona, pittore e architetto, affresca la volta del salone di Palazzo Barberini con il Trionfo della Divina Provvidenza (1633-1639), un’immensa composizione illusionistica che sembra aprire il soffitto. Il gesuita Andrea Pozzo porta questo illusionismo all’estremo nella volta di Sant’Ignazio a Roma (1691-1694), dove una finta architettura si apre verso il cielo, perfettamente leggibile solo da un punto preciso segnato sul pavimento.

Il Barocco in Europa

Il Seicento è un secolo europeo. In Fiandra Pieter Paul Rubens, che aveva studiato in Italia, crea una pittura sontuosa e dinamica: le pale della cattedrale di Anversa, il ciclo di Maria de’ Medici (Louvre). Il suo allievo Antoon van Dyck diventa il ritrattista della corte inglese. Nelle Province Unite, una repubblica protestante e borghese, si sviluppa una pittura di generi (ritratto, paesaggio, natura morta, scena di genere) destinata al mercato: Rembrandt (la Ronda di notte, 1642, Rijksmuseum, e una lunga serie di autoritratti) e Johannes Vermeer (la Ragazza con l’orecchino di perla, Mauritshuis, e la Veduta di Delft) ne sono i vertici. In Spagna Diego Velázquez, pittore di corte di Filippo IV, dipinge Las Meninas (1656, Prado), un’opera che è anche una riflessione sulla pittura e sullo sguardo. In Francia Nicolas Poussin, che visse a lungo a Roma, e Claude Lorrain sviluppano un classicismo severo e un paesaggio ideale; a Versailles si afferma l’arte della monarchia assoluta di Luigi XIV.

Lombardia e Genova

Il Seicento lombardo è segnato dalla figura del cardinale Federico Borromeo, cugino di san Carlo, fondatore della Biblioteca e della Pinacoteca Ambrosiana (1618), e dalla peste del 1630, raccontata da Manzoni. I pittori principali sono il Cerano, Giulio Cesare Procaccini e il Morazzone, che dipinsero insieme il cosiddetto “quadro delle tre mani” (Brera), e una pittura devota e drammatica legata alla spiritualità borromaica. Il Sacro Monte di Varallo, con le sue cappelle popolate di statue e affreschi, è un esempio straordinario di arte per la devozione popolare. A Genova, città di banchieri legati alla Spagna, lavorano Rubens e Van Dyck, che vi lascia una serie di ritratti dell’aristocrazia, e una scuola locale con Bernardo Strozzi e Giovanni Benedetto Castiglione, detto il Grechetto.

Napoli nel Seicento

Napoli, la città più popolosa d’Italia, è un centro artistico di primo piano. Dopo il passaggio di Caravaggio, vi lavorano Battistello Caracciolo, Jusepe de Ribera, Massimo Stanzione, e più tardi Luca Giordano, pittore velocissimo e richiesto in tutta Europa, e Mattia Preti. Nella seconda metà del secolo e nel Settecento si sviluppa una grande tradizione di decorazione delle chiese e dei palazzi, e la produzione del presepe napoletano.

Cosa ti chiedono all’orale (Seicento)

Quali sono i caratteri della pittura di Caravaggio? Naturalismo, con modelli presi dalla realtà anche umile, e chiaroscuro violento, con figure che emergono dal buio colpite da una luce radente; esempio, la Vocazione di san Matteo.

Che differenza c’è tra Caravaggio e i Carracci? Entrambi rinnovano la pittura alla fine del Cinquecento partendo dal vero, ma Caravaggio punta su un naturalismo drammatico, i Carracci su una sintesi tra studio dal vero e modelli classici, da cui nasce il classicismo seicentesco.

Che cos’è il “bel composto” berniniano? L’unione di architettura, scultura, pittura e luce in un’unica opera, come nella cappella Cornaro con l’Estasi di santa Teresa.

Che differenza c’è tra Bernini e Borromini? Bernini crea spazi teatrali e accoglienti, con un’unione spettacolare delle arti; Borromini lavora su una complessa invenzione geometrica, con piante e facciate ondulate e inquiete.

Perché Las Meninas è un’opera così discussa? Perché mette in scena il pittore al lavoro, l’infanta e la corte, e riflette i sovrani in uno specchio sul fondo, creando un gioco complesso di sguardi tra dipinto, soggetti e spettatore.

Il Settecento

Rococò

Nei primi decenni del Settecento, soprattutto in Francia, si afferma il Rococò, uno stile leggero, elegante, decorativo, adatto agli spazi privati dell’aristocrazia: colori chiari, curve, conchiglie (la rocaille da cui viene il nome), temi galanti. I pittori principali sono Antoine Watteau, inventore delle “feste galanti” (l’Imbarco per Citera, Louvre), François Boucher e Jean-Honoré Fragonard (l’Altalena, Wallace Collection).

Venezia: Tiepolo e i vedutisti

L’ultimo grande decoratore europeo è il veneziano Giambattista Tiepolo (1696-1770), che affresca soffitti luminosi e ariosi a Venezia, a Udine, a Würzburg (la Residenza del principe vescovo, con lo scalone che rappresenta i quattro continenti) e a Madrid. Venezia è anche la capitale della veduta: Canaletto dipinge vedute precise e luminose della città, molto richieste dai viaggiatori inglesi del Grand Tour, anche con l’aiuto della camera ottica; suo nipote Bernardo Bellotto porta la veduta a Dresda e a Varsavia; Francesco Guardi dipinge una Venezia più vibrante e malinconica. Rosalba Carriera è celebre per i ritratti a pastello.

Il Grand Tour e l’antico

Nel Settecento l’Italia è la meta del Grand Tour, il viaggio di formazione dei giovani aristocratici europei. Le scoperte di Ercolano (scavi dal 1738) e Pompei (dal 1748) suscitano un nuovo entusiasmo per l’antichità. A Roma Giovanni Battista Piranesi incide vedute e fantasie archeologiche, come le Carceri, e Pompeo Batoni ritrae i viaggiatori inglesi tra le rovine.

Il Neoclassicismo

Nella seconda metà del secolo si afferma il Neoclassicismo, che reagisce al Rococò proponendo il ritorno alla semplicità e alla nobiltà dell’arte antica. Il teorico principale è Johann Joachim Winckelmann, che nei Pensieri sull’imitazione (1755) e nella Storia dell’arte nell’antichità (1764) definisce l’arte greca come modello di “nobile semplicità e quieta grandezza”. In pittura il protagonista è il francese Jacques-Louis David, con il Giuramento degli Orazi (1784, Louvre), dipinto a Roma. In scultura Antonio Canova (1757-1822) realizza opere di una purezza levigata: Amore e Psiche (Louvre), Paolina Borghese come Venere vincitrice (Galleria Borghese), il monumento funebre a Maria Cristina d’Austria (Vienna). Con il Neoclassicismo si chiude il periodo “moderno” e si apre quello contemporaneo.

Le tecniche: un ripasso necessario

Pittura murale

L’affresco è la tecnica principale della pittura murale italiana. Si stende un primo intonaco grezzo (arriccio), su cui si disegna la composizione con la sinopia, un pigmento rossastro; poi, ogni giorno, si stende uno strato di intonaco fine solo sulla porzione che si riesce a dipingere prima che asciughi: è la giornata, i cui contorni sono ancora visibili e permettono di ricostruire i tempi di lavoro. Dal Quattrocento si diffonde l’uso dei cartoni, disegni a grandezza naturale trasferiti sull’intonaco per spolvero (forando i contorni e battendo un sacchetto di polvere di carbone) o per incisione indiretta. Le finiture aggiunte a secco, su intonaco asciutto, sono più fragili e spesso si sono perse.

Tavola e tela

Fino al Quattrocento i dipinti mobili sono quasi sempre su tavola di legno, preparata con gesso e colla, dipinti a tempera (pigmenti legati con tuorlo d’uovo) e spesso con fondo oro. Dal Quattrocento si diffonde la pittura a olio, che permette velature trasparenti, sfumature morbide e tempi di lavoro più lunghi. Nel Cinquecento, soprattutto a Venezia, la tela sostituisce progressivamente la tavola: è più leggera, si arrotola, resiste meglio all’umidità della laguna. La pennellata dei veneziani, da Tiziano a Tintoretto, sfrutta proprio la trama della tela.

Scultura e incisione

In scultura le tecniche principali sono la lavorazione del marmo per sottrazione, con scalpelli e trapani, e la fusione del bronzo a cera persa, un procedimento lungo e rischioso. Michelangelo scolpiva direttamente dal blocco, “liberando” la figura, e alcune sue opere non finite (i Prigioni dell’Accademia di Firenze) mostrano bene il processo. L’incisione (xilografia su legno, bulino e acquaforte su metallo) ha un ruolo fondamentale nella diffusione delle immagini: le stampe di Albrecht Dürer, quelle di Marcantonio Raimondi da opere di Raffaello, le acqueforti di Rembrandt e di Piranesi fecero circolare modelli e invenzioni in tutta Europa.

Perché le tecniche contano all’esame

Conoscere le tecniche non è un dettaglio da specialisti. Spiega perché l’Ultima cena di Leonardo si è deteriorata così presto (fu dipinta a secco con una tecnica sperimentale, non a fresco), perché le pale veneziane hanno una luce diversa da quelle fiorentine, perché i restauri possono cambiare profondamente il modo in cui vediamo un’opera, come accadde con il discusso restauro della volta Sistina negli anni Ottanta e Novanta del Novecento. Un accenno tecnico preciso, durante il commento di un’opera, è sempre apprezzato.

Committenza, mercato, istituzioni

Chi pagava l’arte

Nell’arte moderna quasi tutte le opere nascono su commissione. I committenti sono la Chiesa (papi, vescovi, ordini religiosi, confraternite), i sovrani e le corti, le famiglie aristocratiche e mercantili (Medici, Strozzi, Gonzaga, Este, Farnese, Barberini), le istituzioni civiche e le corporazioni. Il contratto stabiliva soggetto, dimensioni, materiali (spesso la quantità di oro e di blu oltremare), tempi e prezzo. Lo storico dell’arte Michael Baxandall, in Pittura ed esperienza sociale nell’Italia del Quattrocento (1972), ha mostrato come leggere le opere alla luce di queste condizioni e dell'”occhio dell’epoca”, cioè delle abitudini visive del pubblico del tempo.

Bottega e accademia

Fino al Cinquecento l’artista si forma nella bottega, sotto un maestro, imparando un mestiere. Con il Cinquecento nascono le accademie: l’Accademia del Disegno a Firenze (1563), voluta da Vasari, l’Accademia di San Luca a Roma, l’Académie royale de peinture et de sculpture a Parigi (1648). L’artista rivendica uno statuto intellettuale, non più artigianale: la pittura diventa un'”arte liberale”.

Collezioni e musei

Nel corso dei secoli moderni nascono le grandi collezioni. I Medici raccolgono opere che formeranno la Galleria degli Uffizi, aperta regolarmente al pubblico nella seconda metà del Settecento, e lasciate alla città di Firenze da Anna Maria Luisa de’ Medici con il “Patto di famiglia” del 1737. A Roma i Musei Capitolini sono aperti al pubblico nel 1734 e il Museo Pio-Clementino in Vaticano viene fondato negli anni Settanta del Settecento. Il Louvre diventa museo pubblico nel 1793, durante la Rivoluzione. È la nascita dell’idea moderna di patrimonio artistico.

Come commentare un’opera all’orale

Un metodo in sei passi

1. Identifica: autore, titolo, data (anche approssimativa), luogo di conservazione. 2. Descrivi: che cosa si vede? Soggetto, personaggi, ambientazione, composizione. 3. Analizza la forma: spazio (prospettiva, profondità), luce, colore, linea, rapporti tra le figure. 4. Interpreta l’iconografia: che storia racconta, quali simboli contiene? Per l’iconografia sacra servono i Vangeli e la Legenda aurea, per quella mitologica Ovidio. 5. Contestualizza: chi l’ha commissionata, per quale luogo, in quale momento della carriera dell’artista e della storia? 6. Collega: con quali opere dello stesso artista o di altri la puoi confrontare?

Iconografia e iconologia

Due termini da conoscere sono iconografia e iconologia, resi celebri da Erwin Panofsky negli Studi di iconologia (1939). Panofsky distingue tre livelli di lettura: il livello pre-iconografico (riconoscere forme e azioni: un uomo con un coltello), quello iconografico (riconoscere il soggetto convenzionale: Abramo che sta per sacrificare Isacco), quello iconologico (capire il significato profondo dell’opera come espressione di una cultura e di una mentalità). È uno strumento molto utile per organizzare il commento.

Un esempio di commento: la Vocazione di san Matteo

Proviamo ad applicare il metodo. Identificazione: Caravaggio, Vocazione di san Matteo, olio su tela, 1599-1600, Roma, chiesa di San Luigi dei Francesi, cappella Contarelli. Descrizione: in una stanza spoglia, attorno a un tavolo, alcuni uomini vestiti alla moda del tempo stanno contando denaro; da destra entrano Cristo e Pietro, e Cristo tende il braccio verso il gruppo. Forma: una luce forte entra dall’alto a destra, parallela al braccio di Cristo, e colpisce i volti degli uomini seduti, mentre il resto della scena resta in ombra; la finestra sul fondo è quasi buia, quindi la luce non è naturale ma ha un valore simbolico. Il gesto di Cristo richiama quello di Dio che crea Adamo nella volta Sistina di Michelangelo. Iconografia: è l’episodio del Vangelo di Matteo (9, 9) in cui Gesù chiama il pubblicano Matteo, esattore delle tasse; quale dei personaggi seduti sia Matteo è stato oggetto di un dibattito tra gli studiosi, tra l’uomo barbuto che indica se stesso e il giovane chino sulle monete a capo del tavolo. Contesto: la commissione nasce dal lascito del cardinale francese Matteu Cointrel (Contarelli), e la tela, insieme al Martirio, segna la prima grande commissione pubblica di Caravaggio e il suo successo a Roma. Collegamenti: il Martirio di san Matteo sulla parete di fronte, la Conversione di san Paolo in Santa Maria del Popolo, i caravaggeschi che riprenderanno le scene di taverna.

In pochi minuti hai mostrato di saper riconoscere l’opera, guardarla, interpretarla e collocarla. È esattamente quello che si chiede all’orale. Prepara almeno dieci commenti di questo tipo sulle opere principali del programma, e ripetili a voce alta.

Errori da evitare

Non limitarti alla biografia dell’artista. Non dire “bello” o “realistico” senza spiegare perché. Non confondere tecnica a fresco, tempera e olio, né tavola e tela. Non sbagliare il luogo di conservazione: è una domanda frequente. E non dimenticare la committenza: quasi ogni opera di questo periodo risponde a una richiesta precisa.

Come preparare l’esame

Il programma tipo

Il programma comprende un manuale (in Italia sono molto usati il Bertelli-Briganti-Giuliano, il De Vecchi-Cerchiari, il Settis-Montanari), un saggio monografico e l’elenco di opere da riconoscere. A volte si chiede la visita a un museo o a un monumento, con una relazione.

Un piano in sei settimane

1. Prima settimana: il Quattrocento a Firenze. 2. Seconda settimana: il Quattrocento nelle corti, a Venezia, nelle Fiandre. 3. Terza settimana: il Rinascimento maturo: Leonardo, Michelangelo, Raffaello, Bramante, Giorgione, Tiziano. 4. Quarta settimana: Manierismo, Controriforma, Vasari, Palladio. 5. Quinta settimana: Seicento, Caravaggio, Carracci, Barocco, Europa. 6. Sesta settimana: Settecento, istituzioni, ripasso delle opere con le immagini.

Glossario rapido

  • Affresco: pittura su intonaco ancora fresco, con i colori che si fissano asciugando.
  • Chiaroscuro: uso dei contrasti di luce e ombra per dare volume e drammaticità.
  • Pala d’altare: dipinto collocato sopra l’altare di una chiesa o di una cappella.
  • Prospettiva lineare: metodo per rappresentare lo spazio tridimensionale su una superficie, con linee che convergono in un punto di fuga.
  • Quadratura: pittura di architetture illusionistiche su pareti e soffitti.
  • Scorcio: rappresentazione di una figura o di un oggetto visto obliquamente, con accorciamento prospettico.
  • Sfumato: passaggio graduale tra luci e ombre senza contorni netti.
  • Veduta: dipinto che rappresenta in modo preciso un luogo reale, tipico del Settecento veneziano.

Fonti e approfondimenti

Manuali e fonti

  • Giorgio Vasari, Le vite de’ più eccellenti pittori, scultori e architettori, edizioni varie.
  • Leon Battista Alberti, De pictura, edizioni varie (testo volgare disponibile su Wikisource).
  • Salvatore Settis e Tomaso Montanari, Arte. Una storia naturale e civile, Einaudi Scuola.

Studi

  • Michael Baxandall, Pittura ed esperienza sociale nell’Italia del Quattrocento, Einaudi.
  • Erwin Panofsky, Studi di iconologia, Einaudi.
  • Ernst H. Gombrich, La storia dell’arte, Phaidon.
  • Roberto Longhi, Caravaggio, Editori Riuniti.

Testi citati

Il passo di Alberti (De pictura, I 19) è riportato secondo il testo volgare pubblicato su Wikisource (Opere volgari, vol. III).

Per il periodo precedente trovi gli appunti di Storia dell’arte medievale; per il contesto storico, quelli di Storia moderna; per il rapporto con la letteratura, quelli di Letteratura italiana dalle origini al ‘500 e di Letteratura italiana dal ‘500 all’800; per la mitologia nelle immagini, quelli di Mitologia classica, letterature e media.

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Author

Antonio Garofano

Insegno letteratura italiana e latina e ho creato Aula di Letteratura per dare una mano agli studenti che preparano un'interrogazione o la maturità: spiegazioni chiare, parafrasi, analisi e riassunti dei testi che si studiano davvero a scuola, da Francesco d'Assisi a Montale. Mi appassiona l'intelligenza artificiale e da tempo provo a capire come usarla bene nello studio dei classici: come un supporto per orientarsi, ripassare e farsi domande, mai come scorciatoia al posto della lettura. I testi vanno letti, con calma, magari ad alta voce. Il resto viene dopo, e qui cerco di renderlo un po' più semplice.

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