Storia dell’arte medievale: appunti per l’esame

Appunti di Storia dell’arte medievale: arte paleocristiana, Bisanzio, Ravenna, carolingi, romanico, gotico, Giotto, Duccio, Trecento. Con domande.

Antonio Garofano Antonio Garofano

Mille anni di arte, dalla fine dell’Impero romano all’inizio del Quattrocento: mosaici d’oro a Ravenna, codici miniati irlandesi, abbazie romaniche, cattedrali gotiche con vetrate immense, gli affreschi di Giotto ad Assisi e a Padova. L’arte medievale è stata a lungo considerata un intervallo buio tra l’antichità e il Rinascimento, e il nome stesso, “medio” evo, lo suggerisce. Oggi sappiamo che è un periodo di straordinaria inventiva, con linguaggi diversi da quello classico, ma non meno ricchi.

L’esame di Storia dell’arte medievale si trova nei corsi di Lettere, Beni culturali, Storia dell’arte e Storia, e vale tra 6 e 12 crediti. Il programma comprende un manuale, un saggio monografico e un elenco di opere e monumenti da riconoscere. All’orale ti mostrano immagini e ti chiedono di identificarle e commentarle: architettura, scultura, pittura, mosaico, miniatura, oreficeria. È fondamentale saper collocare le opere nel loro contesto religioso, politico e sociale.

Esame Storia dell’arte medievale
Corsi di laurea Lettere, Beni culturali, Storia dell’arte, Storia
Crediti di solito 6-12 CFU
SSD ARTE-01/A (ex L-ART/01)
Prova orale, con riconoscimento e commento di opere e monumenti

Programmi, docenti e appelli variano da ateneo ad ateneo: fa fede il sito della tua università.

Come usare questi appunti

Il percorso è cronologico, dal IV secolo al Trecento, con attenzione particolare all’Italia, ma senza dimenticare Bisanzio, la Francia, la Germania e l’Inghilterra, perché l’arte medievale è un fenomeno europeo e mediterraneo. Per ogni periodo trovi i monumenti principali, le tecniche e i concetti chiave. Alla fine c’è un metodo per commentare un monumento o un’opera all’orale.

Un consiglio: nell’arte medievale l’architettura ha un peso molto maggiore che nell’arte moderna. Impara a leggere una pianta (basilica, pianta centrale, croce latina), a riconoscere gli elementi strutturali (arco a tutto sesto e a sesto acuto, volta a botte, a crociera, costolonata, contrafforte, archi rampanti) e a usare il lessico giusto (navata, transetto, abside, deambulatorio, cripta, matroneo, cleristorio). Un glossario architettonico ben fatto è il miglior investimento per questo esame. Disegna a mano, anche in modo approssimativo, le piante dei monumenti principali (San Vitale, Sant’Ambrogio, il Duomo di Modena, Saint-Denis, Chartres, San Francesco ad Assisi): disegnare ti obbliga a capire come è fatto un edificio, e all’orale potrai descriverlo con sicurezza. Allo stesso modo, per ogni opera figurativa annota tecnica, supporto e collocazione originaria, perché molte opere medievali sono state spostate dal luogo per cui erano nate e capire dove si trovavano cambia il modo di leggerle.

Che cos’è l’arte medievale

Un’arte funzionale

Quasi tutta l’arte medievale che conosciamo è legata alla religione: chiese, arredi liturgici, libri sacri, reliquiari, immagini di culto. L’opera d’arte non è pensata per un museo né, in genere, per il godimento estetico autonomo, ma ha una funzione: celebrare la liturgia, istruire i fedeli, onorare i santi, affermare il potere di un vescovo, di un abate, di un sovrano, di una città.

L’immagine come scrittura

Uno dei testi più citati sulla funzione delle immagini è una lettera di papa Gregorio Magno al vescovo Sereno di Marsiglia, del 600, che aveva fatto distruggere le immagini sacre della sua città per paura che fossero adorate. Gregorio lo rimprovera e scrive:

Nam quod legentibus scriptura, hoc idiotis praestat pictura cernentibus, quia in ipsa ignorantes vident quod sequi debeant, in ipsa legunt qui litteras nesciunt (Greg. M., Ep. XI 10)

Ciò che la scrittura offre a chi sa leggere, la pittura lo offre agli illetterati che la guardano: in essa gli ignoranti vedono che cosa devono seguire, in essa leggono quelli che non conoscono le lettere. L’idea della pittura come “Bibbia dei poveri” accompagnerà tutto il medioevo occidentale. Gli studiosi oggi la usano con cautela, perché molte immagini medievali erano complesse e destinate anche a pubblici colti.

Artisti senza nome?

Si dice spesso che l’arte medievale sia anonima. Non è del tutto vero: molti artisti firmano le loro opere, come lo scultore Wiligelmo sulla facciata del Duomo di Modena, o l’orafo Nicola di Verdun. Ma l’idea moderna dell’artista come genio individuale si afferma solo tra Trecento e Quattrocento. Nel medioevo il lavoro è spesso collettivo, organizzato in cantieri e botteghe, e le arti che noi chiamiamo “minori” (oreficeria, avorio, tessuti) erano spesso considerate le più preziose.

L’arte paleocristiana

Dalle catacombe alla basilica

Le prime testimonianze di arte cristiana sono del III secolo: pitture nelle catacombe romane (Priscilla, Callisto, Domitilla) e sarcofagi scolpiti, con simboli (il pesce, l’àncora, la colomba) e scene come il Buon Pastore, Giona, Daniele nella fossa dei leoni. Molte immagini riprendono modelli dell’arte romana, reinterpretati in senso cristiano.

Con l’editto di Milano del 313, Costantino concede la libertà di culto ai cristiani, e la Chiesa può costruire grandi edifici. Il modello è la basilica, un edificio civile romano adattato al culto: pianta rettangolare, navata centrale più alta e illuminata da finestre, navate laterali, abside sul fondo. A Roma Costantino fa costruire la basilica del Laterano e la prima basilica di San Pietro, poi distrutta nel Cinquecento. Accanto alla basilica c’è l’edificio a pianta centrale, usato per battisteri e mausolei: il mausoleo di Santa Costanza a Roma, con mosaici di soggetto in parte profano.

Roma nel V secolo

Nel V secolo Roma vede una grande stagione di costruzioni e di mosaici. Santa Maria Maggiore, costruita sotto papa Sisto III (432-440), conserva i mosaici dell’arco trionfale e della navata, con storie dell’Antico Testamento e dell’infanzia di Cristo: sono tra i più antichi cicli narrativi cristiani conservati. Santa Sabina sull’Aventino ha la struttura basilicale meglio conservata e una porta lignea scolpita con una delle più antiche rappresentazioni della Crocifissione.

Ravenna e Bisanzio

Ravenna, capitale

Ravenna diventa capitale dell’Impero d’Occidente nel 402, poi del regno ostrogoto di Teodorico, poi centro del dominio bizantino in Italia dopo la riconquista di Giustiniano. È per questo il luogo in cui si conservano alcuni dei mosaici più belli del mondo, oggi patrimonio UNESCO.

Le tappe principali sono: il mausoleo di Galla Placidia (V secolo), piccolo edificio a croce con una volta stellata e la lunetta del Buon Pastore; il battistero degli Ortodossi o Neoniano e il battistero degli Ariani, con il Battesimo di Cristo nella cupola; Sant’Apollinare Nuovo, costruita da Teodorico come chiesa ariana, con le processioni di martiri e vergini aggiunte in età bizantina dopo la “purificazione” dall’arianesimo; San Vitale (consacrata nel 547), a pianta ottagonale, con i celebri pannelli di Giustiniano e Teodora con i loro cortei, immagini del potere imperiale; Sant’Apollinare in Classe, con la Trasfigurazione simbolica nell’abside.

Costantinopoli e Santa Sofia

A Costantinopoli, capitale dell’Impero d’Oriente, Giustiniano fa costruire la basilica di Santa Sofia (532-537), opera degli architetti Antemio di Tralle e Isidoro di Mileto. Una cupola immensa, di circa 31 metri di diametro, sembra sospesa su una corona di finestre, sostenuta da pennacchi e semicupole. È uno dei capolavori dell’architettura di tutti i tempi. Dopo la conquista ottomana del 1453 fu trasformata in moschea.

L’iconoclastia e l’icona

Tra il 726 e l’843, con un’interruzione, l’Impero bizantino attraversa la crisi dell’iconoclastia: alcuni imperatori proibiscono le immagini sacre, considerate idolatriche, e molte vengono distrutte. Il secondo concilio di Nicea (787) ristabilisce il culto delle immagini, distinguendo tra venerazione (dovuta alle immagini) e adorazione (dovuta solo a Dio); la vittoria definitiva dei sostenitori delle immagini arriva nell’843. Dopo l’iconoclastia si consolida la tradizione dell’icona, l’immagine sacra su tavola, che segue modelli fissi perché si considera legata al suo prototipo. L’arte bizantina, con la sua eleganza astratta e i fondi d’oro, influenzerà profondamente l’Italia fino al Duecento, attraverso Venezia, la Sicilia normanna e i mosaicisti chiamati da Bisanzio.

Cosa ti chiedono all’orale (tarda antichità e Bisanzio)

Che cos’è una basilica paleocristiana? Un edificio di culto derivato dalla basilica civile romana: pianta rettangolare, navata centrale più alta con finestre, navate laterali e abside sul fondo.

Che cosa rappresentano i pannelli di San Vitale? Giustiniano e Teodora con i loro cortei che portano doni all’altare: sono immagini del potere imperiale bizantino e del suo legame con la Chiesa, a Ravenna appena riconquistata.

Che cos’è l’iconoclastia? La crisi bizantina dell’VIII e IX secolo in cui alcuni imperatori proibirono e distrussero le immagini sacre; si concluse nell’843 con la vittoria dei sostenitori delle immagini.

Che cosa dice Gregorio Magno sulle immagini? Nella lettera a Sereno di Marsiglia (Ep. XI 10) afferma che le pitture servono agli illetterati come la scrittura a chi sa leggere: non vanno adorate, ma non vanno distrutte.

L’alto medioevo in Occidente

Longobardi

In Italia i Longobardi, arrivati nel 568, lasciano opere importanti, soprattutto di oreficeria e scultura. Il Tempietto longobardo di Cividale del Friuli (VIII secolo), con le figure di sante in stucco, l’altare del duca Ratchis (Cividale) e la croce di Desiderio (Brescia) mostrano la sintesi tra tradizione germanica e cultura mediterranea. Il complesso di San Salvatore e Santa Giulia a Brescia e altri luoghi longobardi sono oggi patrimonio UNESCO.

Irlanda e Inghilterra

Nelle isole britanniche i monasteri producono codici miniati straordinari, con decorazioni astratte, intrecci e animali stilizzati. Il Libro di Kells (fine VIII-inizio IX secolo, Trinity College, Dublino) e i Vangeli di Lindisfarne (British Library) sono i più famosi. Le “pagine tappeto”, interamente decorate, sono un esempio di come la miniatura insulare trasformi il libro in un oggetto prezioso.

L’arte carolingia

Con Carlo Magno, incoronato imperatore a Roma nell’800, l’arte diventa uno strumento politico: si vuole far rinascere l’Impero romano cristiano. La Cappella Palatina di Aquisgrana, consacrata nel 805, a pianta ottagonale, si ispira a San Vitale di Ravenna. Nelle botteghe di corte e nei monasteri si producono manoscritti miniati, come i Vangeli di Godescalco, e avori. L’abbazia di San Gallo conserva una famosa pianta, disegnata intorno all’820, che mostra il progetto ideale di un monastero benedettino. In Italia, a Milano, l’altare d’oro di Sant’Ambrogio, opera dell’orafo Vuolvinio (IX secolo), è uno dei capolavori dell’oreficeria carolingia.

L’arte ottoniana

Nel X e XI secolo la dinastia sassone degli Ottoni riprende il progetto imperiale. In Germania si costruiscono grandi chiese, come San Michele a Hildesheim, dove il vescovo Bernoardo fa realizzare porte di bronzo con storie della Genesi e di Cristo e una colonna istoriata ispirata alle colonne coclidi romane. I manoscritti miniati ottoniani, prodotti soprattutto a Reichenau, hanno figure intense e fondi d’oro.

Il romanico

Una nuova Europa

Intorno all’anno Mille l’Europa conosce una ripresa economica e demografica. Il monaco Rodolfo il Glabro scrive che sembrava che il mondo si rivestisse di un “candido manto di chiese”. Nasce lo stile che dall’Ottocento si chiama romanico, per la sua somiglianza con l’architettura romana: murature spesse, archi a tutto sesto, volte in pietra (a botte o a crociera), pilastri robusti, poche finestre, decorazione scultorea su portali e capitelli.

I pellegrinaggi e Cluny

Il romanico è legato ai monasteri, in particolare all’abbazia di Cluny in Borgogna, capo di una rete di centinaia di monasteri; la sua terza chiesa (Cluny III), iniziata nel 1088, era la più grande della cristianità prima della nuova San Pietro, ma è stata quasi completamente distrutta dopo la Rivoluzione francese. È legato anche ai pellegrinaggi, soprattutto a Santiago de Compostela: lungo le vie dei pellegrini sorgono grandi chiese “di pellegrinaggio”, con deambulatorio e cappelle radiali per accogliere i fedeli intorno alle reliquie (Sainte-Foy a Conques, Saint-Sernin a Tolosa, la cattedrale di Santiago).

La scultura romanica

Dopo secoli, la grande scultura in pietra torna sulle facciate. I portali delle chiese francesi presentano grandi timpani con il Giudizio universale o Cristo in maestà: Moissac, Vézelay, Autun, dove lo scultore Gislebertus firma il timpano del Giudizio. I capitelli istoriati raccontano storie sacre e popolano le chiese di mostri e animali. Bernardo di Chiaravalle, nell’Apologia a Guglielmo di Saint-Thierry, critica proprio questa decorazione fantastica dei chiostri cluniacensi, che distrarrebbe i monaci dalla preghiera; l’ordine cistercense, da lui promosso, sceglierà un’architettura spoglia e severa.

Il romanico in Italia

In Italia il romanico ha caratteri regionali molto diversi. In Lombardia e in Emilia: la basilica di Sant’Ambrogio a Milano, con l’atrio e le volte a crociera costolonate; il Duomo di Modena, iniziato nel 1099 dall’architetto Lanfranco, con i rilievi della Genesi di Wiligelmo sulla facciata; il Duomo di Parma e il battistero, con le sculture di Benedetto Antelami (fine XII-inizio XIII secolo), di cui la Deposizione del Duomo è firmata e datata 1178. In Toscana: il complesso della piazza dei Miracoli a Pisa (Duomo iniziato nel 1063-1064 da Buscheto, Battistero, Torre pendente), con il caratteristico rivestimento a fasce e le loggette; a Firenze il Battistero di San Giovanni e San Miniato al Monte, con le geometrie in marmo bianco e verde. A Venezia: la basilica di San Marco, a pianta a croce greca con cinque cupole, modellata sulla chiesa dei Santi Apostoli di Costantinopoli e rivestita di mosaici. Nel Sud e in Sicilia, dominati dai Normanni, si fondono elementi latini, bizantini e islamici: la Cappella Palatina di Palermo, con il soffitto ligneo a muqarnas di tradizione islamica e i mosaici bizantini, il Duomo di Monreale (dal 1174) e la cattedrale di Cefalù, con il Cristo Pantocratore nell’abside.

Cosa ti chiedono all’orale (alto medioevo e romanico)

Perché la Cappella Palatina di Aquisgrana si ispira a San Vitale? Perché Carlo Magno voleva presentarsi come erede degli imperatori romani cristiani; il modello ravennate, legato a Giustiniano, esprimeva questa continuità.

Quali sono i caratteri dell’architettura romanica? Murature spesse, archi a tutto sesto, volte in pietra a botte o a crociera, pilastri robusti, finestre piccole, decorazione scultorea su portali e capitelli.

Che cosa sono le chiese di pellegrinaggio? Grandi chiese romaniche sulle vie dei pellegrini, soprattutto verso Santiago, con deambulatorio e cappelle radiali per far circolare i fedeli intorno alle reliquie.

Che cosa rappresentano i rilievi di Wiligelmo a Modena? Storie della Genesi, dalla creazione all’arca di Noè, in quattro grandi lastre sulla facciata del Duomo, iniziato nel 1099.

Perché l’arte della Sicilia normanna è particolare? Perché unisce elementi latini, bizantini e islamici: mosaici bizantini, soffitti di tradizione islamica e strutture latine, come nella Cappella Palatina di Palermo e a Monreale.

Il gotico

Saint-Denis e l’abate Suger

Lo stile che dal Rinascimento si chiama, con intento spregiativo, gotico nasce in Francia, nell’Île-de-France, intorno al 1140. Il luogo simbolico della sua nascita è il coro dell’abbazia di Saint-Denis, presso Parigi, ricostruito per volontà dell’abate Suger e consacrato nel 1144. Suger, consigliere dei re di Francia, voleva una chiesa piena di luce, che attraverso le vetrate e gli oggetti preziosi elevasse l’anima verso Dio; nei suoi scritti sull’amministrazione dell’abbazia spiega le sue scelte. Lo storico dell’arte Erwin Panofsky ha collegato queste idee alla teologia della luce dello Pseudo-Dionigi.

La struttura gotica

L’architettura gotica si basa su un sistema di elementi: l’arco a sesto acuto, che scarica il peso più in verticale e permette di coprire spazi di diversa forma; la volta a crociera costolonata, in cui le nervature concentrano le spinte in pochi punti; i pilastri a fascio; gli archi rampanti e i contrafforti esterni, che contrastano le spinte laterali. Le pareti non hanno più funzione portante e possono aprirsi in grandi finestre con vetrate colorate e rosoni. Il risultato è un edificio altissimo, luminoso, verticale, che sembra quasi uno scheletro di pietra.

Le cattedrali francesi

Le grandi cattedrali francesi sono le tappe dello sviluppo gotico: Notre-Dame di Parigi (iniziata nel 1163, gravemente danneggiata dall’incendio del 2019 e riaperta nel dicembre 2024), Chartres (ricostruita dopo l’incendio del 1194, con il più ricco complesso di vetrate medievali conservato), Reims, luogo dell’incoronazione dei re, con le sue statue di facciata, Amiens, la più vasta, e la Sainte-Chapelle di Parigi (consacrata nel 1248), costruita da Luigi IX per custodire la corona di spine, quasi interamente fatta di vetro. La cattedrale gotica è il centro della città e il prodotto di un cantiere che dura spesso decenni o secoli, finanziato dal vescovo, dal capitolo, dal re, dai cittadini.

La scultura gotica

La scultura gotica si sviluppa soprattutto nei portali. A Chartres, nel Portale Reale (metà del XII secolo), le statue-colonna dei re e delle regine dell’Antico Testamento sono ancora allungate e legate all’architettura; nei portali del Duecento, a Reims e Amiens, le figure acquistano volume, movimento e naturalezza, come nel celebre gruppo della Visitazione di Reims, che rivela una conoscenza della statuaria antica.

Il gotico in Italia

In Italia il gotico arriva soprattutto attraverso i Cistercensi (abbazie di Fossanova e Casamari) e gli ordini mendicanti, francescani e domenicani, che costruiscono grandi chiese per la predicazione: la basilica di San Francesco ad Assisi (iniziata nel 1228), a due livelli; Santa Croce e Santa Maria Novella a Firenze; i Frari e Santi Giovanni e Paolo a Venezia. Il gotico italiano è meno verticale di quello francese, con pareti ampie adatte agli affreschi. Le grandi cattedrali civiche sono il Duomo di Siena, il Duomo di Orvieto (dal 1290), con la facciata di Lorenzo Maitani, e Santa Maria del Fiore a Firenze, iniziata nel 1296 su progetto di Arnolfo di Cambio. Il Duomo di Milano, iniziato nel 1386, è il più vicino al gotico d’Oltralpe. Accanto alle chiese, il gotico civile: il Palazzo Pubblico di Siena e il Palazzo Vecchio di Firenze.

I Pisano e Arnolfo

La scultura italiana del Duecento ha come protagonisti Nicola Pisano, autore del pulpito del Battistero di Pisa (firmato nel 1260), che riprende le forme dei sarcofagi romani, e del pulpito del Duomo di Siena; suo figlio Giovanni Pisano, più drammatico e gotico, autore della facciata del Duomo di Siena e dei pulpiti di Sant’Andrea a Pistoia e del Duomo di Pisa; e Arnolfo di Cambio, scultore e architetto, autore della statua di Carlo d’Angiò e di monumenti funebri a Roma.

La pittura in Italia tra Duecento e Trecento

La “maniera greca” e Cimabue

Nel Duecento la pittura italiana è dominata dalla maniera greca, cioè dai modelli bizantini: croci dipinte, Madonne in trono su fondo oro, con linee eleganti e figure stilizzate. Il pittore che comincia a superare questi modelli è Cimabue, attivo nella seconda metà del secolo: il Crocifisso di Santa Croce (gravemente danneggiato dall’alluvione del 1966), la Maestà di Santa Trinita (Uffizi), gli affreschi del transetto della basilica superiore di Assisi, oggi molto rovinati.

Giotto

Il vero rinnovamento è di Giotto di Bondone (circa 1267-1337). Già Dante, nel Purgatorio, registra il cambiamento:

Credette Cimabue ne la pittura / tener lo campo, e ora ha Giotto il grido, / sì che la fama di colui è scura (Purg. XI 94-96)

Le opere fondamentali da conoscere sono: le Storie di san Francesco nella basilica superiore di Assisi (la cui attribuzione a Giotto è discussa da una parte degli studiosi); gli affreschi della Cappella degli Scrovegni a Padova (circa 1303-1305), con le storie di Gioacchino e Anna, della Vergine e di Cristo e il Giudizio universale, commissionati da Enrico Scrovegni; il Crocifisso di Santa Maria Novella; la Maestà di Ognissanti (Uffizi); le cappelle Bardi e Peruzzi in Santa Croce. Giotto fu anche architetto del campanile del Duomo di Firenze.

Che cosa cambia con Giotto? Le figure hanno volume e peso, occupano uno spazio credibile, costruito con architetture e paesaggi in scorcio; i personaggi esprimono emozioni e comunicano con sguardi e gesti, come nel Compianto su Cristo morto degli Scrovegni o nel Bacio di Giuda. Il cielo azzurro sostituisce spesso il fondo oro. Giotto apre la strada a tutta la pittura occidentale successiva.

Roma nel Duecento

Mentre Firenze e Siena rinnovano la pittura, anche Roma vive una stagione importante, spesso trascurata. Tra la fine del Duecento e l’inizio del Trecento lavorano a Roma Pietro Cavallini, autore dei mosaici con le storie della Vergine in Santa Maria in Trastevere e del Giudizio universale affrescato in Santa Cecilia in Trastevere (circa 1293), con figure di apostoli dal volume solido e dal colore morbido; e Jacopo Torriti, autore dei mosaici absidali di San Giovanni in Laterano e di Santa Maria Maggiore, con l’Incoronazione della Vergine. Molti studiosi pensano che l’esperienza romana sia stata decisiva per la formazione di Giotto. A Roma e nel Lazio è attiva anche la scuola dei Cosmati, marmorari che realizzano pavimenti, recinti presbiteriali, amboni e candelabri con intarsi geometrici di marmi colorati recuperati dagli edifici antichi. Il chiostro di San Giovanni in Laterano e quello di San Paolo fuori le mura, dei Vassalletto, sono esempi splendidi di questa arte decorativa.

Siena: Duccio, Simone, i Lorenzetti

Siena sviluppa una pittura diversa, più legata alla tradizione bizantina ma aperta all’eleganza del gotico francese. Duccio di Buoninsegna dipinge la Madonna Rucellai (1285, Uffizi) e la grande Maestà per l’altare maggiore del Duomo (1308-1311), portata in processione dalla bottega al Duomo, con le storie di Cristo sul retro (Museo dell’Opera del Duomo). Simone Martini affresca la Maestà nel Palazzo Pubblico (1315), dipinge il Guidoriccio da Fogliano (la cui attribuzione è stata discussa) e l’Annunciazione (1333, Uffizi), con le sue linee preziose; lavorò ad Avignone, dove fu amico di Petrarca. I fratelli Pietro e Ambrogio Lorenzetti uniscono la tradizione senese con le novità giottesche: di Ambrogio è il ciclo dell’Allegoria ed effetti del Buono e del Cattivo Governo nella Sala dei Nove del Palazzo Pubblico (1338-1339), una delle prime grandi rappresentazioni di una città e di un paesaggio reali, con un preciso messaggio politico.

Dopo la peste

La peste nera del 1348 uccide forse un terzo della popolazione europea, compresi molti artisti (probabilmente i Lorenzetti). Lo storico dell’arte Millard Meiss, nel libro Pittura a Firenze e Siena dopo la Morte Nera (1951), sostenne che dopo la peste la pittura fosse tornata a forme più ieratiche e severe, come reazione religiosa alla catastrofe. La tesi è stata molto discussa. Tra i pittori della seconda metà del secolo ci sono Andrea Orcagna, autore del polittico Strozzi in Santa Maria Novella, e Andrea di Bonaiuto, autore degli affreschi del Cappellone degli Spagnoli. Il Trionfo della Morte del Camposanto di Pisa, attribuito a Buonamico Buffalmacco, è una delle immagini più impressionanti del tema della morte.

Il Trecento fuori dalla Toscana

Il Trecento italiano non è solo Firenze e Siena. A Padova, dopo Giotto, lavorano Guariento, Giusto de’ Menabuoi, che affresca il battistero della cattedrale con un grande Paradiso nella cupola, e Altichiero, autore degli affreschi dell’oratorio di San Giorgio. A Napoli, alla corte angioina, lavorano Giotto (le sue opere napoletane sono quasi tutte perdute), Simone Martini, che dipinge il San Ludovico di Tolosa che incorona il fratello Roberto d’Angiò (Capodimonte), un’immagine di legittimazione dinastica, e Pietro Cavallini. Nella chiesa di Santa Chiara si trova la tomba di Roberto d’Angiò, opera di scultori fiorentini. A Milano, con i Visconti, si sviluppa una cultura figurativa raffinata, con Giovannino de’ Grassi e una produzione di manoscritti miniati di altissima qualità, che prepara il gotico internazionale lombardo. Ad Avignone, dove il papato risiede dal 1309 al 1377, il Palazzo dei Papi diventa un cantiere internazionale: Simone Martini vi dipinge negli ultimi anni, e il pittore viterbese Matteo Giovannetti affresca le cappelle. Avignone è un luogo di incontro tra pittura italiana e cultura francese, decisivo per la nascita dello stile cortese europeo.

Il gotico internazionale

Tra la fine del Trecento e l’inizio del Quattrocento si diffonde in tutta Europa il gotico internazionale o “cortese”: eleganza, linee fluide, colori preziosi, dettagli naturalistici minuti, temi cavallereschi. Le Très Riches Heures del duca di Berry, miniate dai fratelli Limbourg (Chantilly, Musée Condé), il Dittico Wilton (National Gallery), l’Adorazione dei Magi di Gentile da Fabriano (1423, Uffizi) e le opere di Pisanello sono gli esempi più noti. È lo stile con cui convivono, a Firenze, i primi protagonisti del Rinascimento.

Cosa ti chiedono all’orale (gotico e Trecento)

Quali sono gli elementi strutturali del gotico? Arco a sesto acuto, volta a crociera costolonata, pilastri a fascio, archi rampanti e contrafforti esterni; le pareti si alleggeriscono e si aprono in grandi vetrate.

Perché Saint-Denis è considerata la nascita del gotico? Perché il coro ricostruito dall’abate Suger, consacrato nel 1144, unisce per la prima volta in modo coerente gli elementi strutturali gotici con l’obiettivo di una chiesa piena di luce.

Che cosa cambia con Giotto? Figure con volume e peso, spazio credibile costruito con architetture e paesaggi, personaggi che esprimono emozioni e comunicano tra loro; il cielo azzurro sostituisce spesso il fondo oro. Esempio, la Cappella degli Scrovegni.

Che cosa rappresenta l’Allegoria del Buono e del Cattivo Governo? Gli effetti di un governo giusto e di uno tirannico sulla città e sulla campagna; dipinta da Ambrogio Lorenzetti nel Palazzo Pubblico di Siena, è un manifesto politico del governo dei Nove.

Che cos’è il gotico internazionale? Lo stile cortese diffuso in Europa tra fine Trecento e inizio Quattrocento, con eleganza lineare, colori preziosi e dettagli naturalistici; esempio, l’Adorazione dei Magi di Gentile da Fabriano.

Il Mediterraneo e l’arte islamica

Per capire l’arte medievale europea non bisogna dimenticare il mondo islamico, che dall’VIII secolo si estende dalla Spagna all’Asia centrale. Le prime grandi architetture islamiche sono la Cupola della Roccia a Gerusalemme (691-692), a pianta ottagonale, con mosaici di tradizione bizantina, e la Grande moschea degli Omayyadi a Damasco. In Spagna, la moschea di Cordova, ampliata più volte tra VIII e X secolo, con la sua foresta di colonne e archi bicolori, e più tardi l’Alhambra di Granada (XIII-XIV secolo), con le decorazioni in stucco e i muqarnas, sono capolavori conosciuti in tutto il mondo. L’arte islamica, che nella sfera religiosa evita in genere le immagini figurate, sviluppa una straordinaria decorazione geometrica, vegetale e calligrafica.

Gli scambi con l’Europa sono continui: attraverso la Spagna, la Sicilia, le crociate, i commerci delle repubbliche marinare. Tessuti, ceramiche, avori, metalli islamici arrivano nei tesori delle chiese europee. Archi polilobati, decorazioni geometriche e motivi orientali compaiono nell’architettura romanica della Sicilia, della Campania (Amalfi, Ravello), della Puglia e della Spagna. Il mantello dell’incoronazione dei re normanni di Sicilia, ricamato a Palermo nel 1133-1134 con un’iscrizione in arabo (oggi a Vienna), è un esempio perfetto di questa cultura mista.

Le “arti minori” e la miniatura

Oreficeria, avori, tessuti

Nel medioevo le arti che oggi chiamiamo minori erano spesso le più preziose e costose. I reliquiari in oro, argento, pietre preziose e smalti custodivano i resti dei santi: il reliquiario dei Re Magi nella cattedrale di Colonia, opera di Nicola di Verdun e della sua bottega, è uno dei capolavori dell’oreficeria medievale. Gli avori scolpiti (dittici consolari, coperte di libri, cofanetti) erano oggetti di lusso. I tessuti, come la cosiddetta Arazzo di Bayeux (in realtà un ricamo su lino, XI secolo), che racconta la conquista normanna dell’Inghilterra del 1066, sono documenti storici e artistici insieme.

La miniatura

La miniatura, cioè la decorazione dei manoscritti, accompagna tutta la storia medievale: dai codici tardoantichi come il Virgilio Vaticano ai codici insulari, carolingi e ottoniani, dalle Bibbie romaniche ai libri d’ore gotici. Il termine deriva dal “minio”, il pigmento rosso usato per le iniziali. Nel Duecento e Trecento, con le università, si diffondono botteghe laiche di miniatori, a Parigi e a Bologna. Per l’esame è utile ricordare che molte opere di pittura monumentale perdute si conoscono anche attraverso la miniatura, e che la miniatura è stata un luogo di sperimentazione per la rappresentazione dello spazio e del paesaggio.

Le vetrate

Le vetrate sono la “pittura” della cattedrale gotica. Si realizzano con pezzi di vetro colorato in pasta, tenuti insieme da listelli di piombo, e dipinti con la grisaglia per i dettagli. A Chartres, a Bourges, alla Sainte-Chapelle raccontano storie bibliche, vite di santi, e a volte mostrano i mestieri delle corporazioni che le avevano donate. La loro luce colorata trasforma lo spazio interno della chiesa.

Tecniche e cantieri

Il mosaico

Il mosaico parietale è la tecnica più prestigiosa dell’arte tardoantica e bizantina. Si realizza con piccoli pezzi (le tessere) di pietra, pasta vitrea colorata e vetro con foglia d’oro, fissati su un letto di malta fresca. Le tessere sono spesso inclinate in modo diverso, così che la luce si rifletta in modo irregolare e la superficie sembri vibrare: è l’effetto che rende così intensi i mosaici di Ravenna, di Santa Sofia o di Monreale, soprattutto alla luce delle candele. Il fondo oro non rappresenta un luogo reale, ma uno spazio sacro, fuori dal tempo.

Affresco e tempera

L’affresco, già noto ai Romani, diventa nel Duecento e Trecento la tecnica principale della pittura murale italiana: si dipinge su intonaco fresco, per porzioni giornaliere, e i colori si fissano asciugando. La tempera su tavola è la tecnica delle croci dipinte, delle Madonne, dei polittici: la tavola di legno viene preparata con tela, gesso e colla, il fondo viene dorato con foglia d’oro brunita e spesso decorato a punzone, e i colori sono stemperati nel tuorlo d’uovo. Il trattato di Cennino Cennini, il Libro dell’arte (fine Trecento), descrive in dettaglio queste tecniche e la tradizione di bottega che risaliva a Giotto: è una fonte preziosa e una lettura consigliata.

Il cantiere

Le grandi chiese medievali sono il risultato di cantieri che durano decenni, a volte secoli. Il cantiere è diretto da un maestro (in latino magister operis), che coordina scalpellini, muratori, carpentieri, vetrai, fabbri. Le città italiane affidano spesso la gestione dei lavori a un’istituzione apposita, l’Opera (l’Opera del Duomo di Firenze, di Siena, di Orvieto), che amministra i fondi, assume i maestri, conserva i progetti. I disegni architettonici medievali sono rari, ma alcuni sono conservati, come il taccuino del francese Villard de Honnecourt (XIII secolo), con piante, alzati, macchine e figure. La lentezza dei cantieri spiega perché molti edifici mescolano fasi e stili diversi: una chiesa iniziata in forme romaniche può essere completata in forme gotiche, e una facciata può restare incompiuta per secoli, come quella di Santa Maria del Fiore, completata solo nell’Ottocento.

Il reimpiego dell’antico

Un tema trasversale che conviene conoscere è il reimpiego (o spolia): l’uso, negli edifici medievali, di colonne, capitelli, marmi, sarcofagi e rilievi provenienti da monumenti antichi. A Roma molte basiliche hanno colonne di spoglio diverse tra loro; l’arco di Costantino (315) riutilizza già rilievi di monumenti di Traiano, Adriano e Marco Aurelio. Nel medioevo il reimpiego ha motivi pratici (il materiale era disponibile e prezioso), ma anche ideologici: inserire un pezzo antico in una chiesa o in un palazzo significava richiamarsi alla grandezza di Roma. A Pisa, per esempio, sulla facciata e sui fianchi del Duomo sono murati frammenti antichi, e alcuni sarcofagi romani furono riutilizzati come tombe per i cittadini illustri. Il reimpiego mostra che il medioevo non ignorava l’antichità, ma la usava in modo diverso dal Rinascimento: come materiale vivo da integrare, più che come modello da imitare. È un ottimo argomento per rispondere a una domanda sul rapporto tra medioevo e antico.

Come commentare un’opera o un monumento

Un metodo in sei passi

1. Identifica: nome, luogo, data o periodo, autore se noto, committente. 2. Descrivi: per un edificio, pianta, alzato, materiali, facciata, interno; per un’opera figurativa, soggetto, composizione, tecnica. 3. Analizza: elementi strutturali e stilistici, rapporto tra architettura e decorazione, uso della luce e dello spazio. 4. Interpreta: iconografia (la Bibbia, i Vangeli apocrifi, la Legenda aurea di Iacopo da Varazze), funzione liturgica, messaggio politico o religioso. 5. Contestualizza: chi l’ha voluta, per chi, in quale momento storico. 6. Collega: con modelli precedenti, opere contemporanee, sviluppi successivi.

Un esempio di commento: il Compianto degli Scrovegni

Proviamo ad applicare il metodo. Identificazione: Giotto, Compianto su Cristo morto, affresco, circa 1303-1305, Padova, Cappella degli Scrovegni, parete sinistra, registro inferiore delle storie di Cristo. Committenza: la cappella fu fatta costruire da Enrico Scrovegni, figlio di un usuraio che Dante colloca nell’Inferno, e dedicata alla Vergine dell’Annunciazione; per molti studiosi aveva anche una funzione espiatoria per la famiglia. Descrizione: il corpo di Cristo, deposto dalla croce, giace in basso a sinistra, sorretto dalla Madre che ne avvicina il volto; intorno, le pie donne, Giovanni con le braccia spalancate all’indietro, Maddalena ai piedi, due figure viste di spalle in primo piano; in alto, angeli disperati volano nel cielo azzurro. Forma: la composizione è costruita sulla diagonale della roccia che scende verso il volto di Cristo, e conduce lo sguardo verso il centro emotivo della scena. Le figure di spalle, che coprono parzialmente la vista, sono una novità straordinaria: lo spettatore si trova come dentro la scena. I volumi sono solidi, le vesti cadono con peso, i gesti sono diversi per ciascun personaggio. Iconografia: il tema, di origine bizantina (il threnos), è reinterpretato con una forte carica umana; l’albero secco sulla roccia è stato letto come allusione all’albero della conoscenza o alla croce. Collegamenti: con il Bacio di Giuda nella stessa cappella, con i compianti bizantini, con la pittura successiva che riprenderà le figure di spalle.

In pochi minuti hai mostrato che sai riconoscere l’opera, guardarla con attenzione e collocarla nel suo contesto. È quello che si chiede all’orale. Prepara commenti simili per almeno otto o dieci opere chiave del programma, dalla lunetta del Buon Pastore di Galla Placidia alla Maestà di Duccio, e ripetili a voce alta cronometrandoti: tre o quattro minuti per opera sono la misura giusta.

Errori da evitare

Non giudicare l’arte medievale con i criteri del Rinascimento (“non sapevano fare la prospettiva”): i medievali non volevano imitare la natura allo stesso modo. Non confondere romanico e gotico per la sola presenza di un arco acuto: guarda il sistema strutturale. Non dimenticare che molti edifici sono stati restaurati, a volte pesantemente, nell’Ottocento, come Notre-Dame da Eugène Viollet-le-Duc. E impara le date di consacrazione e i committenti principali: sono domande frequenti.

Come preparare l’esame

Il programma tipo

Il programma comprende un manuale (in Italia sono usati, tra gli altri, il De Vecchi-Cerchiari, il Bertelli-Briganti-Giuliano e la sezione medievale del Settis-Montanari), un saggio monografico (su Giotto, sulle cattedrali, sui mosaici di Ravenna, sulla scultura romanica) e l’elenco delle opere. Spesso si consiglia la visita a un monumento.

Un piano in sei settimane

1. Prima settimana: arte paleocristiana, Roma, Ravenna. 2. Seconda settimana: Bisanzio, iconoclastia, Longobardi, arte insulare, carolingi e ottoniani. 3. Terza settimana: romanico in Europa e in Italia. 4. Quarta settimana: gotico in Francia e in Italia, scultura dei Pisano e di Arnolfo. 5. Quinta settimana: pittura del Duecento e del Trecento, Giotto, Siena, gotico internazionale. 6. Sesta settimana: arti minori, miniatura, ripasso delle opere con le immagini.

Glossario rapido

  • Abside: la parte terminale, semicircolare o poligonale, della chiesa, dietro l’altare.
  • Ambulacro o deambulatorio: corridoio che gira intorno al coro.
  • Arco rampante: arco esterno che trasmette la spinta della volta al contrafforte.
  • Cleristorio: la fascia di finestre nella parte alta della navata centrale.
  • Matroneo: galleria sopra le navate laterali.
  • Pantocratore: Cristo “signore di tutto”, raffigurato benedicente con il libro.
  • Polittico: dipinto su tavola composto da più pannelli.
  • Timpano: lo spazio semicircolare sopra il portale, spesso scolpito.
  • Transetto: il braccio trasversale della chiesa a croce latina.

Fonti e approfondimenti

Manuali

  • Pierluigi De Vecchi ed Elda Cerchiari, Arte nel tempo, Bompiani.
  • Salvatore Settis e Tomaso Montanari, Arte. Una storia naturale e civile, Einaudi Scuola.
  • Ernst H. Gombrich, La storia dell’arte, Phaidon.

Studi

  • Erwin Panofsky, Architettura gotica e filosofia scolastica, Liguori.
  • Georges Duby, L’arte e la società medievale, Laterza.
  • Millard Meiss, Pittura a Firenze e Siena dopo la Morte Nera, Einaudi.
  • Henri Focillon, Arte d’Occidente, Einaudi.

Testi citati

Il passo di Gregorio Magno (Ep. XI 10) è riportato secondo il testo latino delle Epistolae su Wikisource; il passo di Dante (Purg. XI 94-96) secondo il testo della Commedia su Wikisource.

Per il periodo successivo trovi gli appunti di Storia dell’arte moderna; per il contesto storico, quelli di Storia medievale e di Storia bizantina; per i manoscritti, quelli di Paleografia latina; per la cultura scritta, quelli di Letteratura latina medievale.

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Antonio Garofano

Insegno letteratura italiana e latina e ho creato Aula di Letteratura per dare una mano agli studenti che preparano un'interrogazione o la maturità: spiegazioni chiare, parafrasi, analisi e riassunti dei testi che si studiano davvero a scuola, da Francesco d'Assisi a Montale. Mi appassiona l'intelligenza artificiale e da tempo provo a capire come usarla bene nello studio dei classici: come un supporto per orientarsi, ripassare e farsi domande, mai come scorciatoia al posto della lettura. I testi vanno letti, con calma, magari ad alta voce. Il resto viene dopo, e qui cerco di renderlo un po' più semplice.

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