Linguistica generale: appunti per l’esame

Appunti di Linguistica generale: Saussure, fonetica e fonologia, morfologia, sintassi, semantica, pragmatica e variazione, con esempi ed esercizi d’orale.

Antonio Garofano Antonio Garofano

Linguistica generale è l’esame che ti insegna a guardare la lingua che parli ogni giorno come un oggetto di studio. Non si tratta di imparare la grammatica normativa, quella che dice che cosa è giusto e che cosa è sbagliato, ma di capire come funziona il linguaggio: come si organizzano i suoni, come si costruiscono le parole e le frasi, come si produce il significato, come la lingua cambia a seconda di chi parla e in quale situazione.

È un esame con una parte teorica e una parte molto pratica: quasi sempre ti chiedono esercizi di trascrizione fonetica, di segmentazione in morfemi, di analisi della frase. Questi appunti seguono l’ordine dei livelli di analisi, dal suono al discorso, con esempi soprattutto dall’italiano. La dimensione storica, cioè il mutamento e la parentela fra lingue, è negli appunti di Glottologia; le strutture specifiche dell’italiano sono negli appunti di Linguistica italiana.

Esame Linguistica generale
Corsi di laurea Lettere (L-10), Lingue (L-11), Scienze della comunicazione (L-20), Filosofia (L-5)
Crediti in genere 6-12 CFU
SSD GLOT-01/A (ex L-LIN/01)
Prova spesso scritto con esercizi (trascrizione fonetica, analisi morfologica e sintattica), poi orale sulla teoria

Programmi, docenti e appelli variano da ateneo ad ateneo: fa fede il sito della tua università.

Che cos’è il linguaggio umano

Lingua e linguaggio

Conviene distinguere subito fra linguaggio, cioè la facoltà umana di comunicare con un sistema di segni verbali, e lingua, cioè ciascuna delle realizzazioni storiche di questa facoltà: l’italiano, il giapponese, lo swahili. Tutte le comunità umane conosciute hanno una lingua, e tutte le lingue sono ugualmente complesse sul piano strutturale, anche se in modi diversi. Non esistono lingue “primitive”.

Le proprietà del linguaggio verbale

Il linguista americano Charles Hockett, in un articolo del 1960, elencò una serie di caratteristiche che distinguono il linguaggio umano dalla comunicazione animale. Alcune sono diventate centrali in ogni manuale.

  • Arbitrarietà: non c’è un legame naturale fra la forma di una parola e il suo significato. Lo stesso animale si chiama cane, dog, Hund, chien.
  • Doppia articolazione: il messaggio si scompone in unità dotate di significato, i morfemi, che a loro volta si scompongono in unità prive di significato, i fonemi. Il concetto fu formulato in particolare da André Martinet. Con poche decine di fonemi si costruiscono decine di migliaia di parole.
  • Produttività o creatività: con un numero finito di elementi e di regole possiamo produrre e capire un numero potenzialmente infinito di frasi mai sentite prima.
  • Dislocazione: possiamo parlare di cose lontane nello spazio e nel tempo, o inesistenti.
  • Riflessività: la lingua può parlare di se stessa, come stiamo facendo ora. Si parla anche di funzione metalinguistica.
  • Trasmissione culturale: la lingua si impara dall’ambiente, non si eredita geneticamente, anche se la capacità di impararla è biologica.

La comunicazione delle api, studiata da Karl von Frisch, ha la dislocazione, perché indica la posizione del cibo lontano, ma non la doppia articolazione né la creatività. I richiami delle scimmie hanno segnali distinti per diversi predatori, ma non si combinano in frasi nuove.

Cosa ti chiedono all’orale (proprietà del linguaggio)

Che cos’è la doppia articolazione? La proprietà per cui gli enunciati si scompongono in unità con significato, i morfemi (prima articolazione), e queste in unità senza significato, i fonemi (seconda articolazione). Permette di formare infinite parole con pochi elementi.

Perché si dice che il segno linguistico è arbitrario? Perché non c’è un rapporto naturale fra il suono di una parola e il concetto che indica: lo dimostra il fatto che lingue diverse usano forme diverse per lo stesso concetto. Le onomatopee sono solo parzialmente motivate, e anch’esse variano da lingua a lingua.

Ferdinand de Saussure e la linguistica moderna

Il Corso di linguistica generale

Ferdinand de Saussure insegnò linguistica generale a Ginevra in tre corsi fra il 1907 e il 1911. Morì nel 1913 senza aver pubblicato le sue lezioni. Il Cours de linguistique générale uscì nel 1916, a cura di due suoi colleghi, Charles Bally e Albert Sechehaye, che lo ricostruirono soprattutto dagli appunti degli studenti. È un dettaglio importante: il libro che conosciamo non è stato scritto da Saussure, e la scoperta di manoscritti autografi, come quelli ritrovati a Ginevra nel 1996, ha mostrato un pensiero in parte diverso e più problematico. In Italia l’edizione di riferimento è quella tradotta e commentata da Tullio De Mauro (Laterza, 1967).

Il segno linguistico

Per Saussure il segno linguistico unisce non una cosa e un nome, ma un concetto e un’immagine acustica, che chiama significato e significante. Il segno ha due caratteri fondamentali. Il primo è l’arbitrarietà: il legame fra significante e significato non è motivato. Il secondo è la linearità del significante: i suoni si dispongono uno dopo l’altro nel tempo, in una catena.

Saussure parla anche di arbitrarietà relativa: dix-neuf, “diciannove”, è relativamente motivato, perché si capisce a partire da dix e neuf, mentre vingt, “venti”, è del tutto arbitrario.

Langue, parole, langage

Saussure distingue tre concetti. Il langage è la facoltà generale del linguaggio. La langue è il sistema sociale di segni e di regole condiviso da una comunità, che l’individuo non può cambiare da solo. La parole è l’atto individuale con cui un parlante usa la lingua. Oggetto della linguistica, per Saussure, è soprattutto la langue.

Sincronia e diacronia

Un’altra distinzione fondamentale è quella fra sincronia, lo studio di una lingua in un momento dato, come un sistema, e diacronia, lo studio della sua evoluzione nel tempo. Saussure usa il paragone con il gioco degli scacchi: per capire una posizione sulla scacchiera non serve sapere come ci si è arrivati; ogni posizione è un sistema in sé. La linguistica dell’Ottocento era quasi solo diacronica; Saussure afferma la priorità dello studio sincronico.

Il valore e le relazioni

Nella lingua, dice Saussure, non ci sono che differenze. Il valore di un segno dipende dai rapporti con gli altri segni del sistema. Il suo esempio è l’inglese sheep e mutton accanto al francese mouton: il francese ha una sola parola per l’animale e per la carne, l’inglese due, e quindi il valore di mouton non coincide con quello di sheep, anche se il significato in parte si sovrappone.

Le relazioni fra i segni sono di due tipi. I rapporti sintagmatici legano elementi presenti uno accanto all’altro nella catena: in il gatto dorme, l’articolo, il nome e il verbo. I rapporti che Saussure chiamava associativi, e che oggi chiamiamo paradigmatici, legano un elemento ad altri che potrebbero sostituirlo nello stesso punto: gatto, cane, bambino.

Cosa ti chiedono all’orale (Saussure)

Chi ha scritto il Corso di linguistica generale? Non direttamente Saussure: fu pubblicato nel 1916, dopo la sua morte, da Charles Bally e Albert Sechehaye sulla base degli appunti degli studenti dei corsi ginevrini del 1907-1911.

Che differenza c’è fra langue e parole? La langue è il sistema sociale e condiviso della lingua; la parole è l’uso individuale e concreto che ogni parlante ne fa.

Che cosa intende Saussure per valore? Il significato di un segno determinato dai rapporti con gli altri segni del sistema. Esempio: il francese mouton copre ciò che l’inglese divide fra sheep e mutton.

Fonetica: i suoni del linguaggio

Tre fonetiche

La fonetica studia i suoni linguistici nella loro realtà fisica. Si distinguono la fonetica articolatoria, che studia come i suoni vengono prodotti dagli organi della fonazione; la fonetica acustica, che ne analizza le proprietà fisiche, come frequenza e intensità, con strumenti come lo spettrogramma; la fonetica uditiva o percettiva, che studia come vengono percepiti. All’esame di linguistica generale conta soprattutto la prima.

L’alfabeto fonetico internazionale

Per trascrivere i suoni in modo univoco si usa l’Alfabeto fonetico internazionale, IPA, elaborato dall’Associazione fonetica internazionale fondata a Parigi nel 1886. Ogni simbolo corrisponde a un solo suono. La trascrizione fonetica si scrive fra parentesi quadre, quella fonologica fra barre oblique. L’italiano gatto si trascrive [ˈgatto]; scena [ˈʃɛːna]; gnocco [ˈɲɔkko]; figlio [ˈfiʎʎo].

Le consonanti

Le consonanti si classificano secondo tre parametri.

  • Il modo di articolazione: occlusive, come [p t k b d g], prodotte con una chiusura completa seguita da un rilascio; fricative, come [f v s z ʃ], con un restringimento che produce frizione; affricate, come [ts dz tʃ dʒ], che combinano occlusione e frizione; nasali, come [m n ɲ]; laterali, come [l ʎ]; vibranti, come [r].
  • Il luogo di articolazione: bilabiali [p b m], labiodentali [f v], dentali o alveolari [t d s n l r], postalveolari [ʃ tʃ dʒ], palatali [ɲ ʎ j], velari [k g].
  • La sonorità: le consonanti sonore sono prodotte con vibrazione delle corde vocali, come [b d g v z], le sorde senza, come [p t k f s].

Così [p] è un’occlusiva bilabiale sorda, [d] un’occlusiva dentale sonora, [ʃ] una fricativa postalveolare sorda.

Le vocali

Le vocali si classificano secondo l’altezza della lingua (alte, medie, basse), la posizione avanti o indietro, e l’arrotondamento delle labbra. L’italiano standard ha sette vocali toniche: [i e ɛ a ɔ o u]. La distinzione fra e aperta ed e chiusa, come in pèsca (il frutto) e pésca (l’azione di pescare), è distintiva nell’italiano di base toscana, ma non in molte varietà regionali.

La sillaba e i tratti prosodici

Oltre ai segmenti, la fonetica studia i fenomeni soprasegmentali o prosodici: accento, durata, intonazione. In italiano l’accento è libero e distintivo: àncora e ancóra sono parole diverse. L’intonazione distingue un’affermazione da una domanda: vieni domani. e vieni domani? L’italiano ha anche consonanti lunghe, o geminate, distintive: fato e fatto, caro e carro.

Fonologia: i suoni come sistema

Il fonema

La fonologia studia i suoni non nella loro realtà fisica, ma nella loro funzione all’interno di un sistema linguistico. L’unità minima è il fonema, cioè il suono che, in una data lingua, serve a distinguere significati. Per individuarlo si usano le coppie minime: due parole che differiscono per un solo suono e hanno significati diversi. In italiano pane e cane dimostrano che /p/ e /k/ sono fonemi distinti; caro e carro che la lunghezza consonantica è distintiva.

Allofoni

Lo stesso fonema può realizzarsi in modi diversi a seconda del contesto, senza cambiare il significato: queste varianti si chiamano allofoni. In italiano la nasale davanti a una velare si pronuncia velare, [ŋ], come in banca [ˈbaŋka], ma non esiste una coppia minima che opponga [n] e [ŋ]: sono allofoni dello stesso fonema /n/. Ciò che in una lingua è allofono può essere fonema in un’altra: in inglese sin e sing si distinguono proprio per [n] e [ŋ].

La scuola di Praga e i tratti distintivi

La fonologia come disciplina autonoma nasce negli anni Venti e Trenta con il Circolo linguistico di Praga. Nikolaj Trubeckoj, nei Fondamenti di fonologia (Grundzüge der Phonologie), usciti postumi nel 1939, sistematizzò il concetto di opposizione fonologica. Roman Jakobson sviluppò l’idea che i fonemi non siano unità indivisibili, ma fasci di tratti distintivi binari, come sonoro/sordo, nasale/orale. /b/ e /p/, per esempio, condividono tutti i tratti tranne la sonorità.

Processi fonologici

Le regole fonologiche descrivono come i fonemi cambiano nel contesto. In italiano la s davanti a consonante sonora diventa sonora: sbaglio si pronuncia [ˈzbaʎʎo]. Il raddoppiamento fonosintattico, tipico dell’italiano centro-meridionale e toscano, allunga la consonante iniziale di una parola dopo certe parole: a casa si pronuncia [akˈkaːsa].

Cosa ti chiedono all’orale (fonetica e fonologia)

Che differenza c’è fra fonetica e fonologia? La fonetica studia i suoni nella loro realtà fisica e articolatoria; la fonologia li studia come elementi di un sistema, in base alla loro capacità di distinguere significati.

Come si dimostra che due suoni sono fonemi diversi? Con una coppia minima, cioè due parole che differiscono solo per quei suoni e hanno significati diversi, come pane e cane.

Che cos’è un allofono? Una variante di un fonema che dipende dal contesto e non distingue significati. In italiano [ŋ] in banca è un allofono di /n/.

Descrivi il suono [ʎ]. È una consonante laterale palatale sonora, come in figlio.

Morfologia: la struttura delle parole

Morfemi e allomorfi

La morfologia studia la struttura interna delle parole. L’unità minima dotata di significato è il morfema. La parola gattini si scompone in gatt-, morfema lessicale o radice, -in-, morfema derivativo diminutivo, e -i, morfema flessivo che indica il plurale maschile. Un morfema può avere forme diverse, gli allomorfi: il prefisso negativo italiano si realizza come in- in inutile, im- in impossibile, il- in illegale, ir- in irregolare.

Si distinguono morfemi liberi, che possono stare da soli, come per o oggi, e morfemi legati, che devono unirsi ad altri, come le desinenze. In italiano molte radici sono legate: gatt- non esiste da sola.

Flessione, derivazione, composizione

La flessione produce le diverse forme di una stessa parola, secondo categorie grammaticali come genere, numero, persona, tempo, modo: parlo, parli, parlava. La derivazione produce parole nuove attraverso affissi: prefissi, come ri- in rifare; suffissi, come -zione in costruzione. La composizione unisce due parole: capostazione, portacenere, lavastoviglie.

La derivazione può cambiare la categoria della parola, come da verbo a nome in costruire / costruzione, mentre la flessione non la cambia. È un criterio utile negli esercizi. Un altro criterio è l’ordine: in italiano i suffissi derivativi stanno sempre più vicini alla radice rispetto alle desinenze flessive, come mostra gatt-in-i, dove il diminutivo precede il plurale. Anche la produttività conta: alcuni suffissi, come -mente o -ista, formano liberamente parole nuove, altri sono ormai fossilizzati.

La tipologia morfologica

Già nell’Ottocento, con Friedrich e August Wilhelm Schlegel e poi Wilhelm von Humboldt, si cominciò a classificare le lingue secondo la loro struttura morfologica. La classificazione tradizionale distingue quattro tipi.

  • Lingue isolanti: le parole sono per lo più invariabili e i rapporti grammaticali sono espressi dall’ordine delle parole e da parole separate. Il cinese mandarino e il vietnamita sono gli esempi classici.
  • Lingue agglutinanti: le parole sono formate da una radice a cui si aggiungono affissi ben distinguibili, ciascuno con una sola funzione. Il turco evlerimde, “nelle mie case”, si analizza in ev “casa”, -ler plurale, -im “mio”, -de locativo.
  • Lingue flessive o fusive: un solo morfema esprime più categorie insieme. Nel latino rosārum, la desinenza -ārum indica insieme genitivo e plurale.
  • Lingue polisintetiche: una sola parola può contenere un’intera frase, incorporando soggetto, oggetto e verbo. Molte lingue native americane e l’inuktitut, la lingua inuit del Canada, sono di questo tipo.

Nessuna lingua appartiene in modo puro a un tipo: l’italiano è prevalentemente flessivo, ma l’inglese ha caratteri sia flessivi sia isolanti.

Cosa ti chiedono all’orale (morfologia)

Scomponi la parola “riletture”. ri- prefisso derivativo iterativo, lett- radice (allomorfo di legg-), -ur- suffisso derivativo che forma nomi d’azione, -e desinenza flessiva di femminile plurale.

Che differenza c’è fra flessione e derivazione? La flessione produce forme diverse della stessa parola senza cambiarne categoria e significato lessicale; la derivazione crea parole nuove e può cambiarne la categoria grammaticale.

Che cos’è una lingua agglutinante? Una lingua in cui le parole si formano aggiungendo alla radice affissi distinti, ciascuno con una sola funzione, come il turco.

Sintassi: la struttura della frase

I costituenti

La sintassi studia come le parole si combinano in frasi. Il primo concetto è quello di costituente: un gruppo di parole che si comporta come un’unità. Nella frase il vicino di casa ha comprato una macchina nuova, il vicino di casa e una macchina nuova sono costituenti, mentre casa ha comprato non lo è.

Per riconoscere i costituenti si usano dei test. Il test della sostituzione: un costituente può essere sostituito da un pronome (lui l’ha comprata). Il test dello spostamento: un costituente può essere spostato, per esempio con una frase scissa (è una macchina nuova che il vicino ha comprato). Il test della risposta: un costituente può essere la risposta a una domanda (che cosa ha comprato? Una macchina nuova).

I costituenti si organizzano in sintagmi, che prendono il nome dalla loro testa: sintagma nominale, con testa un nome; sintagma verbale, con testa un verbo; sintagma preposizionale, con testa una preposizione. La struttura si rappresenta con diagrammi ad albero o con parentesi etichettate.

La valenza

Un modello molto usato nelle scuole e nelle università italiane è quello della valenza, elaborato dal francese Lucien Tesnière negli Éléments de syntaxe structurale, pubblicati postumi nel 1959. Il verbo è il centro della frase e ha bisogno di un certo numero di argomenti per formare una frase completa. Ci sono verbi zerovalenti, come piove; monovalenti, come Luca dorme; bivalenti, come Luca mangia una mela; trivalenti, come Luca regala un libro a Marta. Gli elementi non richiesti dal verbo sono circostanti o espansioni.

Chomsky e la grammatica generativa

Nel 1957 Noam Chomsky pubblicò Syntactic Structures, che cambiò la linguistica del Novecento. Sostenne che la grammatica di una lingua è un sistema di regole che genera tutte e sole le frasi ben formate di quella lingua. La sua celebre frase Colorless green ideas sleep furiously, “Idee verdi senza colore dormono furiosamente”, è grammaticale ma priva di senso: dimostra che grammaticalità e significato sono due cose distinte.

In Aspects of the Theory of Syntax (1965) Chomsky distinse fra competenza, la conoscenza implicita che il parlante ha della propria lingua, ed esecuzione, l’uso concreto, soggetto a errori, distrazioni, limiti di memoria. Oggetto della linguistica è la competenza. Chomsky propose anche l’esistenza di una grammatica universale innata, un insieme di principi comuni a tutte le lingue che spiegherebbe la rapidità con cui i bambini imparano a parlare. È una tesi molto discussa, che ha ricevuto critiche soprattutto dagli approcci funzionalisti e cognitivi.

L’ordine delle parole e gli universali

Joseph Greenberg, in un saggio del 1963, studiò un campione di trenta lingue e formulò una serie di universali implicazionali: se una lingua ha una certa caratteristica, allora tende ad averne anche un’altra. Per esempio, le lingue con ordine verbo-oggetto tendono ad avere preposizioni, quelle con ordine oggetto-verbo postposizioni. Sulla base dell’ordine di soggetto, verbo e oggetto, le lingue si classificano in tipi: SOV, come il giapponese, il turco e il latino nella sua tendenza di base; SVO, come l’italiano, l’inglese, il cinese; VSO, come l’irlandese e l’arabo classico. Gli ordini SOV e SVO sono i più diffusi nelle lingue del mondo.

Cosa ti chiedono all’orale (sintassi)

Come riconosci un costituente? Con i test di sostituzione con un pronome, di spostamento e di risposta a una domanda: se un gruppo di parole li supera, è un costituente.

Che cos’è la valenza di un verbo? Il numero di argomenti necessari perché il verbo formi una frase completa. Dormire è monovalente, regalare trivalente.

Che differenza c’è fra competenza ed esecuzione? La competenza è la conoscenza implicita della lingua da parte del parlante; l’esecuzione è l’uso concreto, condizionato da fattori esterni. Per Chomsky la linguistica deve studiare la competenza.

Che cosa sono gli universali implicazionali? Generalizzazioni del tipo “se una lingua ha X, allora ha anche Y”, come quelle formulate da Greenberg sull’ordine delle parole.

Semantica: il significato

Senso e riferimento

La semantica studia il significato delle parole e delle frasi. Una distinzione fondamentale viene dal filosofo tedesco Gottlob Frege, che nel 1892 distinse fra senso (Sinn) e riferimento (Bedeutung). Il suo esempio è quello della “stella del mattino” e della “stella della sera”: le due espressioni hanno lo stesso riferimento, il pianeta Venere, ma un senso diverso, cioè un diverso modo di presentare l’oggetto.

C.K. Ogden e I.A. Richards, in The Meaning of Meaning (1923), rappresentarono il rapporto fra parola, concetto e cosa con un triangolo semiotico: la parola non si collega direttamente alla cosa, ma attraverso il concetto.

Le relazioni lessicali

Il lessico di una lingua è organizzato da relazioni di significato. La sinonimia lega parole con significato uguale o molto simile, come viso e volto; i sinonimi perfetti sono rarissimi, perché quasi sempre cambiano il registro o le combinazioni possibili. L’antonimia lega parole di significato opposto: si distinguono antonimi graduabili, come caldo e freddo, e complementari, come vivo e morto. L’iponimia lega un termine specifico a uno più generale: rosa è iponimo di fiore, che ne è l’iperonimo. La polisemia indica una parola con più significati collegati, come collo della persona e della bottiglia; l’omonimia due parole diverse con la stessa forma, come riso cereale e riso del ridere.

Componenti e prototipi

L’analisi componenziale scompone il significato delle parole in tratti semantici: uomo sarebbe [+umano, +adulto, +maschio], bambina [+umano, −adulto, −maschio]. Il metodo funziona bene per alcuni campi del lessico, ma meno per altri. La psicologa Eleanor Rosch, negli anni Settanta, mostrò con esperimenti che le categorie mentali sono organizzate intorno a prototipi: per molti parlanti il passero è un uccello più tipico del pinguino. Le categorie hanno confini sfumati, e l’appartenenza è una questione di grado. Questa idea è alla base della semantica cognitiva.

Cosa ti chiedono all’orale (semantica)

Che differenza c’è fra senso e riferimento? Il riferimento è l’oggetto indicato da un’espressione; il senso è il modo in cui l’espressione lo presenta. Stella del mattino e stella della sera hanno lo stesso riferimento e un senso diverso.

Che differenza c’è fra polisemia e omonimia? La polisemia è una sola parola con più significati collegati; l’omonimia sono due parole diverse che hanno per caso la stessa forma.

Che cos’è un prototipo? L’esemplare più rappresentativo di una categoria, intorno al quale gli altri membri si dispongono per somiglianza.

Pragmatica: la lingua in uso

Gli atti linguistici

La pragmatica studia la lingua in rapporto al contesto e ai parlanti. John L. Austin, nelle lezioni raccolte in How to Do Things with Words (1962), osservò che molti enunciati non descrivono, ma fanno qualcosa: vi dichiaro marito e moglie, prometto di venire, scommetto dieci euro. Li chiamò performativi. Distinse poi in ogni atto linguistico tre livelli: l’atto locutorio, cioè il dire qualcosa con un certo significato; l’atto illocutorio, cioè la forza dell’enunciato (promessa, ordine, domanda); l’atto perlocutorio, cioè l’effetto sull’ascoltatore. John Searle, nel 1969, sistematizzò la teoria e propose una classificazione degli atti illocutori.

Una domanda come puoi passarmi il sale? è formalmente una domanda sulla capacità dell’ascoltatore, ma la sua forza è una richiesta: è un atto linguistico indiretto.

Grice e le implicature

Il filosofo Paul Grice, nella conferenza Logic and Conversation (pubblicata nel 1975), formulò il principio di cooperazione: i partecipanti a una conversazione contribuiscono in modo adeguato agli scopi dello scambio. Il principio si articola in quattro massime: quantità (dai l’informazione necessaria, non di più né di meno), qualità (non dire ciò che credi falso o per cui non hai prove), relazione (sii pertinente), modo (sii chiaro, ordinato, breve, evita ambiguità).

Quando una massima sembra violata, l’ascoltatore ricava un significato implicito, un’implicatura. Se alla domanda com’è il nuovo collega? rispondi è sempre puntuale, chi ascolta capisce che non hai molto altro di positivo da dire.

La deissi

La deissi riguarda le espressioni il cui significato dipende dal contesto dell’enunciazione: i pronomi io e tu (deissi personale), avverbi come qui e là, dimostrativi come questo e quello (deissi spaziale), avverbi come ora, ieri, domani e i tempi verbali (deissi temporale). La frase domani vengo qui non ha un significato completo finché non sappiamo chi parla, quando e dove.

Cosa ti chiedono all’orale (pragmatica)

Che cos’è un enunciato performativo? Un enunciato che non descrive un’azione ma la compie nel momento stesso in cui viene pronunciato, come prometto o battezzo.

Quali sono le massime di Grice? Quantità, qualità, relazione e modo, che specificano il principio di cooperazione nella conversazione.

Che cos’è un’implicatura? Un significato che l’ascoltatore ricava da ciò che viene detto, al di là del significato letterale, presupponendo che il parlante stia cooperando.

Le funzioni del linguaggio

Roman Jakobson, in un saggio del 1960 intitolato Linguistica e poetica, propose un modello della comunicazione con sei fattori, a ciascuno dei quali corrisponde una funzione del linguaggio. Un mittente invia un messaggio a un destinatario; il messaggio si riferisce a un contesto, usa un codice comune ed è trasmesso attraverso un contatto, cioè un canale fisico e una connessione psicologica.

  • La funzione emotiva o espressiva è centrata sul mittente: esprime il suo atteggiamento, come nelle interiezioni.
  • La funzione conativa è centrata sul destinatario: si manifesta negli imperativi e nei vocativi.
  • La funzione referenziale è centrata sul contesto: informa su qualcosa.
  • La funzione fàtica è centrata sul contatto: serve a stabilire o mantenere la comunicazione, come pronto? al telefono.
  • La funzione metalinguistica è centrata sul codice: si parla della lingua, come quando chiediamo che cosa significa una parola.
  • La funzione poetica è centrata sul messaggio stesso, sulla sua forma: è dominante nella poesia, ma presente anche negli slogan e nei giochi di parole.

Un messaggio ha quasi sempre più funzioni insieme, ma di solito una prevale.

Cosa ti chiedono all’orale (funzioni)

Quali sono le funzioni del linguaggio secondo Jakobson? Emotiva, conativa, referenziale, fàtica, metalinguistica e poetica, ciascuna centrata su uno dei sei fattori della comunicazione: mittente, destinatario, contesto, contatto, codice, messaggio.

Fai un esempio di funzione fàtica. “Pronto?” al telefono, o “mi senti?” durante una videochiamata: servono a verificare che il canale funzioni, non a trasmettere informazioni.

La variazione linguistica

Le dimensioni della variazione

Nessuna lingua è uniforme. La sociolinguistica distingue diverse dimensioni della variazione, secondo una terminologia elaborata in parte da Eugenio Coseriu e diffusa in Italia soprattutto da Gaetano Berruto.

  • Variazione diacronica: nel tempo. L’italiano di Manzoni non è quello di oggi.
  • Variazione diatopica: nello spazio geografico. Italiani regionali e dialetti.
  • Variazione diastratica: secondo lo strato sociale, l’età, il livello di istruzione dei parlanti.
  • Variazione diafasica: secondo la situazione comunicativa, il registro, il grado di formalità. Diciamo mi scusi a uno sconosciuto e scusa a un amico.
  • Variazione diamesica: secondo il mezzo, scritto o parlato, e oggi anche digitale.

Lingue e dialetti

Dal punto di vista linguistico non c’è differenza di natura fra una lingua e un dialetto: entrambi sono sistemi completi. La differenza è sociale e politica: una lingua ha di solito una norma codificata, un uso scritto e ufficiale, un prestigio maggiore. Una battuta celebre, resa famosa dal linguista Max Weinreich in un articolo in yiddish del 1945, dice che una lingua è un dialetto con un esercito e una marina; Weinreich stesso la attribuiva a un insegnante che aveva assistito a una sua lezione. I dialetti italiani, del resto, non derivano dall’italiano, ma sono sviluppi paralleli del latino parlato.

Bilinguismo e diglossia

Il bilinguismo indica la competenza in due lingue di un individuo o di una comunità. Charles Ferguson, nel 1959, definì diglossia la situazione in cui due varietà della stessa lingua sono usate in ambiti diversi: una varietà alta per gli usi formali e scritti, una bassa per la conversazione quotidiana, come l’arabo classico e i dialetti arabi, o il tedesco standard e lo svizzero tedesco. In Italia si parla spesso di dilalia, termine proposto da Berruto, per indicare una situazione in cui anche la varietà alta, l’italiano, è usata nella conversazione quotidiana accanto al dialetto.

Labov e la variazione sociale

William Labov, negli anni Sessanta, fondò la sociolinguistica variazionista. Nello studio sui grandi magazzini di New York, pubblicato nel 1966, chiese ai commessi di tre negozi di diverso prestigio l’indicazione di un reparto che si trovava al quarto piano, fourth floor, e registrò la pronuncia della r dopo vocale. La r era più frequente nel negozio più prestigioso e quando i commessi ripetevano con attenzione: un tratto fonetico si rivelava legato alla classe sociale e allo stile.

Cosa ti chiedono all’orale (variazione)

Quali sono le dimensioni della variazione? Diacronica, diatopica, diastratica, diafasica e diamesica: nel tempo, nello spazio, nello strato sociale, nella situazione comunicativa e nel mezzo.

Che differenza c’è fra lingua e dialetto? Non strutturale ma sociale: entrambi sono sistemi linguistici completi, ma la lingua ha di solito una norma codificata, usi ufficiali e maggior prestigio.

Che cos’è la diglossia? La coesistenza in una comunità di due varietà linguistiche con funzioni distinte, una alta per gli usi formali e una bassa per quelli quotidiani.

Lingua, mente, società

L’acquisizione del linguaggio

I bambini imparano la lingua materna in pochi anni, senza istruzione esplicita, passando per tappe simili in tutte le culture: la lallazione intorno ai sei mesi, le prime parole intorno all’anno, le combinazioni di due parole verso i diciotto-ventiquattro mesi, poi una rapida esplosione del lessico e della grammatica. Gli errori dei bambini, come aprito al posto di aperto, mostrano che non si limitano a imitare, ma costruiscono regole e le generalizzano.

Il dibattito oppone le posizioni innatiste, legate a Chomsky, che sostengono l’esistenza di una predisposizione biologica specifica per il linguaggio, a quelle costruttiviste e basate sull’uso, come quella di Michael Tomasello, che insistono sul ruolo dell’interazione sociale e dei meccanismi cognitivi generali. L’ipotesi del periodo critico, formulata da Eric Lenneberg nel 1967, sostiene che esista un’età oltre la quale l’acquisizione della prima lingua diventa molto più difficile.

L’ipotesi Sapir-Whorf

La lingua che parliamo influenza il modo in cui pensiamo? L’ipotesi associata ai nomi di Edward Sapir e Benjamin Lee Whorf, nella sua versione forte, sosteneva che la lingua determina il pensiero. Whorf, per esempio, affermava che la lingua hopi non avesse espressioni per il tempo simili a quelle europee, e che questo implicasse una diversa concezione del tempo; le sue analisi sono state contestate da studi successivi. La versione forte è oggi abbandonata, ma una versione debole, secondo cui la lingua può influenzare alcuni aspetti della percezione e della memoria, ha trovato sostegno sperimentale, per esempio negli studi sui termini di colore e sull’orientamento spaziale.

Un caso noto è quello dei termini di colore: Brent Berlin e Paul Kay, nel 1969, mostrarono che le lingue del mondo hanno da due a undici termini di base per i colori, e che li acquisiscono in un ordine abbastanza regolare. Il russo distingue con due parole diverse l’azzurro chiaro, goluboj, e il blu scuro, sinij, e alcuni esperimenti hanno mostrato che i parlanti russi distinguono queste sfumature un po’ più rapidamente degli anglofoni.

Cosa ti chiedono all’orale (lingua e mente)

Che cosa mostrano errori come “aprito”? Che i bambini non imitano soltanto, ma ricavano regole dalla lingua che sentono e le applicano anche dove non valgono, per analogia.

Che cosa sostiene l’ipotesi Sapir-Whorf? Nella versione forte, che la lingua determina il pensiero; nella versione debole, che lo influenza in alcuni ambiti. La prima è oggi respinta, la seconda trova alcune conferme sperimentali.

Oltre la frase: il testo

La linguistica testuale studia le unità più ampie della frase. Robert-Alain de Beaugrande e Wolfgang Dressler, nell’Introduzione alla linguistica testuale (1981), indicarono sette requisiti perché una sequenza di frasi sia un testo: coesione, coerenza, intenzionalità, accettabilità, informatività, situazionalità, intertestualità. I primi due sono i più citati all’esame.

La coesione riguarda i legami formali fra le frasi: i pronomi che riprendono un nome già citato (anafora), i connettivi come quindi, però, infatti, la ripetizione o la sostituzione con sinonimi, l’ellissi. La coerenza riguarda invece la continuità del senso: un testo può essere coeso e incoerente, come Ho comprato una bicicletta. La bicicletta è un mezzo ecologico. L’ecologia è una scienza recente, dove i legami formali ci sono, ma manca un filo del discorso. Può anche succedere il contrario: Squilla il telefono. Sono sotto la doccia non ha connettivi, ma chiunque capisce la relazione fra le due frasi.

Il linguaggio fra i segni: la semiotica

La lingua è un sistema di segni fra gli altri. Saussure immaginava una scienza generale dei segni, che chiamò semiologia; negli Stati Uniti il filosofo Charles Sanders Peirce, indipendentemente, elaborò una semiotica con una tripartizione diventata classica. L’icona è un segno che somiglia a ciò che rappresenta, come un ritratto o il simbolo di un aereo in aeroporto. L’indice è un segno legato al suo oggetto da un rapporto di contiguità o di causa, come il fumo per il fuoco o un’impronta. Il simbolo è un segno legato al suo oggetto per convenzione, come la maggior parte delle parole.

In questa prospettiva le parole sono soprattutto simboli, ma il linguaggio contiene anche elementi iconici, come le onomatopee o l’ordine delle frasi che riflette l’ordine degli eventi (venni, vidi, vinsi), ed elementi indicali, come i deittici. In Italia la semiotica ha avuto in Umberto Eco uno dei suoi maggiori teorici, con il Trattato di semiotica generale (1975).

Cosa ti chiedono all’orale (testo e segni)

Che differenza c’è fra coesione e coerenza? La coesione è l’insieme dei legami formali fra le frasi, come pronomi, connettivi e ripetizioni; la coerenza è la continuità logica e di senso. Un testo può essere coeso ma incoerente, o coerente senza connettivi espliciti.

Quali sono i tipi di segno secondo Peirce? Icona, che rappresenta per somiglianza; indice, legato all’oggetto da contiguità o causalità; simbolo, legato all’oggetto per convenzione. Le parole sono in gran parte simboli.

Che cos’è un’anafora in linguistica testuale? La ripresa di un elemento già citato nel testo, di solito con un pronome o un sinonimo: in Ho visto Marta e le ho parlato, le riprende Marta. Se il pronome anticipa l’elemento invece di riprenderlo, si parla di catafora.

Esercizi tipici dello scritto

Lo scritto di linguistica generale propone spesso esercizi standard. Ecco come affrontare i più comuni.

Trascrizione fonetica. Trascrivi chiesa: [ˈkjɛːsa] in pronuncia toscana, con la s sorda; nelle varietà settentrionali la s intervocalica è sonora in quasi tutte le parole, e si avrà [ˈkjeːza] o [ˈkjɛːza]. Ricordati di segnare l’accento prima della sillaba tonica e, se richiesto, la lunghezza della vocale tonica in sillaba aperta.

Segmentazione morfologica. Scomponi incredibilmente: in- prefisso negativo, cred- radice, -ibil- suffisso aggettivale, -mente suffisso avverbiale.

Analisi della valenza. In Marco ha spedito una lettera a sua sorella ieri sera, il verbo spedire è trivalente: soggetto Marco, oggetto una lettera, complemento indiretto a sua sorella; ieri sera è un circostante.

Individuazione di coppie minime. Trova coppie minime per l’opposizione /t/ ~ /d/: tetto e detto, tue e due, torre e dorre… attenzione: l’ultima coppia non funziona, perché dorre non è una parola italiana. Verifica sempre che entrambe le forme esistano.

Come prepararti

Alterna teoria ed esercizi fin dal primo giorno. La teoria si capisce davvero solo applicandola: dopo aver studiato il fonema, cerca dieci coppie minime; dopo la valenza, analizza dieci frasi. Impara a memoria la tabella IPA delle consonanti e delle vocali dell’italiano.

Per la parte teorica, costruisci schede sui grandi autori: Saussure, Trubeckoj, Jakobson, Chomsky, Greenberg, Austin, Grice, Labov. Per ciascuno, una data, un’opera e un concetto chiave, con un esempio. Quando citi un autore all’orale, aggiungi sempre un esempio linguistico concreto, meglio se in italiano: è la prova più semplice che hai capito il concetto e non solo memorizzato il nome. Allo stesso modo, negli esercizi scritti, motiva sempre le tue scelte con il test o il criterio che hai usato.

Esami collegati

La dimensione storica è negli appunti di Glottologia. Le strutture dell’italiano sono in Linguistica italiana, la loro storia in Storia della lingua italiana, e il passaggio dal latino alle lingue romanze in Filologia e linguistica romanza. Tutti gli altri esami sono nell’indice degli esami.

Fonti e approfondimenti

  • Gaetano Berruto, Massimo Cerruti, La linguistica. Un corso introduttivo, UTET Università.
  • Giorgio Graffi, Sergio Scalise, Le lingue e il linguaggio. Introduzione alla linguistica, il Mulino.
  • Ferdinand de Saussure, Corso di linguistica generale, introduzione, traduzione e commento di Tullio De Mauro, Laterza (1967).
  • Roman Jakobson, Saggi di linguistica generale, Feltrinelli.
  • Noam Chomsky, Le strutture della sintassi, Laterza (ed. orig. 1957).
  • John L. Austin, Come fare cose con le parole, Marietti (ed. orig. 1962).
  • Gaetano Berruto, Sociolinguistica dell’italiano contemporaneo, Carocci.

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Author

Antonio Garofano

Insegno letteratura italiana e latina e ho creato Aula di Letteratura per dare una mano agli studenti che preparano un'interrogazione o la maturità: spiegazioni chiare, parafrasi, analisi e riassunti dei testi che si studiano davvero a scuola, da Francesco d'Assisi a Montale. Mi appassiona l'intelligenza artificiale e da tempo provo a capire come usarla bene nello studio dei classici: come un supporto per orientarsi, ripassare e farsi domande, mai come scorciatoia al posto della lettura. I testi vanno letti, con calma, magari ad alta voce. Il resto viene dopo, e qui cerco di renderlo un po' più semplice.

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