Repubblica di Platone

Il dialogo cerca di definire la giustizia nell’individuo e nella città. Per farlo costruisce una comunità ideale e affronta educazione, potere, conoscenza,.

Antonio Garofano Antonio Garofano 5 min di lettura

La Repubblica (Politeia) è il grande dialogo in dieci libri in cui Platone si chiede che cosa sia la giustizia e se l’uomo giusto sia più felice dell’ingiusto. Per rispondere, Socrate costruisce a parole una città ideale, divisa in tre classi e governata dai filosofi, e mostra che la giustizia nella città corrisponde all’armonia delle tre parti dell’anima. Nell’opera si trovano alcune delle pagine più famose della filosofia occidentale: l’anello di Gige, i re filosofi, l’analogia del sole, il mito della caverna, la condanna della poesia imitativa, il mito di Er. Qui trovi il contenuto libro per libro, i concetti chiave e le principali interpretazioni.

Dati essenziali

  • Autore: Platone.
  • Genere: dialogo filosofico raccontato in prima persona da Socrate.
  • Libri: dieci.
  • Composizione: nel periodo della maturità, probabilmente intorno al 375 a.C.
  • Ambientazione: il Pireo, nella casa del vecchio Cefalo.
  • Interlocutori: Cefalo, Polemarco, il sofista Trasimaco, e soprattutto Glaucone e Adimanto, fratelli di Platone.

Il contenuto

Libro I: che cos’è la giustizia?

Il vecchio Cefalo dice che la giustizia è dire la verità e restituire ciò che si è ricevuto; il figlio Polemarco che è fare del bene agli amici e del male ai nemici. Socrate confuta entrambi. Interviene con violenza Trasimaco: la giustizia è l’utile del più forte, perché chi comanda fa leggi a proprio vantaggio. Socrate lo mette in difficoltà, ma la questione resta aperta.

Libro II: l’anello di Gige e la città

Glaucone rilancia la sfida: se un uomo avesse un anello che lo rende invisibile, come il pastore Gige, si comporterebbe ingiustamente; si è giusti solo per paura. Socrate propone di guardare la giustizia in grande, nella città, per poi riconoscerla nell’individuo. Nasce così la costruzione della città ideale.

Libri II-IV: le classi e l’anima

La città ha tre classi: i produttori, i guardiani (guerrieri) e i governanti. Grande spazio è dato all’educazione dei guardiani, con musica e ginnastica, e al controllo dei poeti che rappresentano gli dèi in modo indegno. Anche l’anima ha tre parti: razionale, irascibile e concupiscibile. La giustizia consiste nel fatto che ogni parte, nella città come nell’anima, svolga il proprio compito sotto la guida della ragione.

Libro V: le tre ondate

Socrate affronta tre proposte scandalose: le donne possono essere guardiane come gli uomini; tra i guardiani non esistono famiglie né proprietà private; i governanti devono essere filosofi, oppure i re devono diventare filosofi.

Libri VI-VII: il sole, la linea, la caverna

Il filosofo conosce le idee, e l’idea suprema è il Bene, che Socrate paragona al sole: come il sole rende visibili le cose, il Bene le rende conoscibili. Segue la linea divisa, che distingue i gradi della conoscenza. Nel libro VII c’è il mito della caverna: prigionieri incatenati vedono solo ombre proiettate sul fondo e le credono la realtà; uno di loro viene liberato, sale faticosamente alla luce e vede il sole. Tornato giù per liberare gli altri, viene deriso e rischia di essere ucciso. È l’immagine dell’educazione filosofica e del destino del filosofo.

Libri VIII-IX: la decadenza delle costituzioni

La città ideale può degenerare: prima in timocrazia (governo dei guerrieri ambiziosi), poi in oligarchia (dei ricchi), in democrazia (della libertà senza limiti) e infine in tirannide. A ogni costituzione corrisponde un tipo d’uomo. Il tiranno, schiavo dei propri desideri, è il più infelice.

Libro X: la poesia e il mito di Er

La poesia imitativa è condannata, perché imita le apparenze, copie di copie, e alimenta le passioni. L’opera si chiude con il mito di Er, un guerriero che, risvegliatosi sul rogo, racconta il destino delle anime dopo la morte e la scelta delle nuove vite.

Concetti chiave

  • Giustizia: armonia fra le parti della città e dell’anima.
  • Idee e Bene: la realtà vera, conosciuta dalla ragione.
  • Re filosofi: solo chi conosce il Bene può governare bene.
  • Educazione: il vero centro del progetto politico.

Interpretazioni

La Repubblica è stata letta come un’utopia, come un modello politico da applicare, come un’allegoria dell’anima. Nel Novecento Karl Popper vi vide le radici del totalitarismo, per il controllo sulla vita privata e sulla cultura; altri hanno sottolineato che per Platone il governo deve servire al bene comune e non al potere. Aristotele, nella Politica, fu il primo a criticarne la comunanza dei beni.

Come studiarla

Parti da tre immagini: l’anello di Gige, la caverna, il mito di Er. Poi collega le tre classi alle tre parti dell’anima e alla definizione di giustizia. Per la condanna della poesia confronta la risposta di Aristotele nella Poetica.

Il contesto biografico

Platone aveva visto la democrazia ateniese condannare Socrate e il governo oligarchico dei Trenta commettere violenze. Nella Lettera VII, la cui autenticità è discussa, racconta di essersi convinto che i mali delle città non sarebbero finiti finché i filosofi non avessero governato. I suoi viaggi a Siracusa, presso i tiranni Dionisio I e Dionisio II, furono tentativi falliti di mettere in pratica queste idee.

Domande frequenti

Che cos’è la giustizia nella Repubblica?

Il fatto che ogni parte della città e dell’anima svolga il proprio compito, sotto la guida della ragione.

Che cosa rappresenta il mito della caverna?

Il passaggio dall’ignoranza alla conoscenza e il compito del filosofo di tornare a liberare gli altri.

Perché Platone condanna i poeti?

Perché imitano le apparenze e alimentano le passioni, allontanando dalla verità.

Per lo studio

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