Simposio di Platone

Durante un banchetto, vari personaggi pronunciano discorsi sull’amore. La pluralità delle voci conduce alla riflessione di Socrate, che riferisce.

Antonio Garofano Antonio Garofano 5 min di lettura

Il Simposio è il dialogo di Platone dedicato ad Eros, l’amore. Durante un banchetto a casa del poeta tragico Agatone, che festeggia la sua prima vittoria teatrale, i convitati decidono di pronunciare a turno un elogio del dio. Ne nascono sette discorsi molto diversi: dal mito degli esseri dimezzati raccontato da Aristofane alla lezione di Diotima riferita da Socrate, che descrive l’amore come desiderio di bellezza e lo trasforma in una scala che porta fino alla Bellezza in sé. Chiude la serata l’irruzione di Alcibiade, ubriaco, con un elogio appassionato di Socrate. Qui trovi la cornice, i discorsi uno per uno, i concetti chiave e la fortuna dell’opera.

Dati essenziali

  • Autore: Platone.
  • Genere: dialogo filosofico, della maturità.
  • Data fittizia del banchetto: 416 a.C., dopo la vittoria di Agatone alle Lenee.
  • Narratore: Apollodoro, che ha saputo tutto da Aristodemo, presente alla festa.
  • Oratori: Fedro, Pausania, Erissimaco, Aristofane, Agatone, Socrate, Alcibiade.

La cornice

Anni dopo il banchetto, Apollodoro racconta a un amico ciò che gli ha riferito Aristodemo, seguace di Socrate. La serata inizia in modo sobrio: i convitati, ancora provati dai festeggiamenti del giorno prima, decidono di bere poco e di dedicarsi ai discorsi. Il medico Erissimaco propone il tema, suggerito da Fedro: un elogio di Eros.

I discorsi

Fedro

Eros è il più antico degli dèi e il più utile agli uomini, perché ispira vergogna per le azioni turpi e desiderio di quelle belle. Gli amanti sono pronti a morire l’uno per l’altro, come Alcesti per il marito e Achille per Patroclo.

Pausania

Non esiste un solo Eros: c’è quello volgare, legato al corpo, e quello celeste, che ama l’anima e la virtù. Solo il secondo è degno di lode.

Erissimaco

Il medico allarga il discorso: Eros è una forza cosmica che regola l’armonia in tutto, nella medicina, nella musica, nelle stagioni.

Aristofane

Il poeta comico, a cui prima era venuto il singhiozzo, racconta un mito indimenticabile. In origine gli uomini erano esseri doppi, rotondi, con quattro braccia, quattro gambe e due volti; c’erano tre generi, maschile, femminile e androgino. Essendo forti e superbi, sfidarono gli dèi, e Zeus li tagliò a metà. Da allora ciascuno cerca la propria metà perduta: l’amore è il desiderio di tornare interi.

Agatone

Il padrone di casa pronuncia un discorso elegante e retorico: Eros è il più giovane, bello e delicato degli dèi, fonte di ogni virtù.

Socrate e Diotima

Socrate mette in difficoltà Agatone: se Eros desidera la bellezza, significa che non la possiede. Poi riferisce ciò che gli insegnò una sacerdotessa, Diotima di Mantinea. Eros non è un dio ma un demone, intermediario tra umano e divino, figlio di Poros (Espediente) e Penia (Povertà): è sempre bisognoso, ma sempre in cerca. Per questo è filosofo, a metà tra sapienza e ignoranza. L’amore è desiderio di possedere il bene per sempre, e si esprime generando nella bellezza, nel corpo con i figli e nell’anima con le opere e le virtù. Diotima descrive infine una scala: dall’amore per un corpo bello a quello per tutti i corpi belli, poi per le anime, le leggi, le conoscenze, fino alla contemplazione improvvisa della Bellezza in sé, eterna e pura.

Alcibiade

Entra Alcibiade, ubriaco e incoronato, e invece di Eros elogia Socrate. Lo paragona alle statuette dei sileni, brutte fuori ma piene di immagini divine dentro. Racconta di aver cercato di sedurlo senza successo, e ricorda il suo coraggio e la sua resistenza in guerra, a Potidea e a Delio.

La fine

Arrivano altri festaioli e la serata degenera. All’alba restano svegli solo Socrate, Agatone e Aristofane; Socrate sta sostenendo che lo stesso autore dovrebbe saper scrivere tragedie e commedie. Poi anche gli altri due si addormentano e Socrate se ne va, per trascorrere la giornata come sempre.

Concetti chiave

  • Eros come mancanza: si desidera ciò che non si ha.
  • Eros come demone: intermediario fra uomini e dèi.
  • La scala d’amore: dal corpo alla Bellezza in sé.
  • Il filosofo: amante della sapienza, sempre in ricerca.

Come studiarlo

Ricorda i sette oratori in ordine e un’idea per ciascuno; approfondisci il mito di Aristofane e la scala di Diotima. Collega il ritratto di Socrate fatto da Alcibiade a quello dell’Apologia; per la figura di Aristofane vedi le Nuvole.

La fortuna

Il Simposio ha dato origine all’espressione “amore platonico”, nata nel Rinascimento grazie a Marsilio Ficino, che commentò il dialogo. Il mito degli androgini e la scala d’amore hanno ispirato poeti, filosofi e artisti fino ad oggi.

Il banchetto greco

Il simposio era la seconda parte del banchetto, dedicata al bere insieme dopo la cena. Un simposiarca stabiliva quanto vino mescolare con l’acqua e quali intrattenimenti proporre: canti, giochi, musica, discorsi. Platone trasforma questa istituzione della vita aristocratica in una scena filosofica, in cui la conversazione diventa ricerca della verità.

Domande frequenti

Di che cosa parla il Simposio?

Dell’amore: i partecipanti a un banchetto pronunciano a turno un elogio di Eros.

Che cosa racconta il mito di Aristofane?

Che gli uomini erano esseri doppi, divisi da Zeus, e che l’amore è la ricerca della metà perduta.

Chi è Diotima?

Una sacerdotessa di Mantinea da cui Socrate dice di aver appreso la dottrina dell’amore.

Per lo studio

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