Il Simposio è il dialogo di Platone dedicato ad Eros, l’amore. Durante un banchetto a casa del poeta tragico Agatone, che festeggia la sua prima vittoria teatrale, i convitati decidono di pronunciare a turno un elogio del dio. Ne nascono sette discorsi molto diversi: dal mito degli esseri dimezzati raccontato da Aristofane alla lezione di Diotima riferita da Socrate, che descrive l’amore come desiderio di bellezza e lo trasforma in una scala che porta fino alla Bellezza in sé. Chiude la serata l’irruzione di Alcibiade, ubriaco, con un elogio appassionato di Socrate. Qui trovi la cornice, i discorsi uno per uno, i concetti chiave e la fortuna dell’opera.
Dati essenziali
- Autore: Platone.
- Genere: dialogo filosofico, della maturità.
- Data fittizia del banchetto: 416 a.C., dopo la vittoria di Agatone alle Lenee.
- Narratore: Apollodoro, che ha saputo tutto da Aristodemo, presente alla festa.
- Oratori: Fedro, Pausania, Erissimaco, Aristofane, Agatone, Socrate, Alcibiade.
La cornice
Anni dopo il banchetto, Apollodoro racconta a un amico ciò che gli ha riferito Aristodemo, seguace di Socrate. La serata inizia in modo sobrio: i convitati, ancora provati dai festeggiamenti del giorno prima, decidono di bere poco e di dedicarsi ai discorsi. Il medico Erissimaco propone il tema, suggerito da Fedro: un elogio di Eros.
I discorsi
Fedro
Eros è il più antico degli dèi e il più utile agli uomini, perché ispira vergogna per le azioni turpi e desiderio di quelle belle. Gli amanti sono pronti a morire l’uno per l’altro, come Alcesti per il marito e Achille per Patroclo.
Pausania
Non esiste un solo Eros: c’è quello volgare, legato al corpo, e quello celeste, che ama l’anima e la virtù. Solo il secondo è degno di lode.
Erissimaco
Il medico allarga il discorso: Eros è una forza cosmica che regola l’armonia in tutto, nella medicina, nella musica, nelle stagioni.
Aristofane
Il poeta comico, a cui prima era venuto il singhiozzo, racconta un mito indimenticabile. In origine gli uomini erano esseri doppi, rotondi, con quattro braccia, quattro gambe e due volti; c’erano tre generi, maschile, femminile e androgino. Essendo forti e superbi, sfidarono gli dèi, e Zeus li tagliò a metà. Da allora ciascuno cerca la propria metà perduta: l’amore è il desiderio di tornare interi.
Agatone
Il padrone di casa pronuncia un discorso elegante e retorico: Eros è il più giovane, bello e delicato degli dèi, fonte di ogni virtù.
Socrate e Diotima
Socrate mette in difficoltà Agatone: se Eros desidera la bellezza, significa che non la possiede. Poi riferisce ciò che gli insegnò una sacerdotessa, Diotima di Mantinea. Eros non è un dio ma un demone, intermediario tra umano e divino, figlio di Poros (Espediente) e Penia (Povertà): è sempre bisognoso, ma sempre in cerca. Per questo è filosofo, a metà tra sapienza e ignoranza. L’amore è desiderio di possedere il bene per sempre, e si esprime generando nella bellezza, nel corpo con i figli e nell’anima con le opere e le virtù. Diotima descrive infine una scala: dall’amore per un corpo bello a quello per tutti i corpi belli, poi per le anime, le leggi, le conoscenze, fino alla contemplazione improvvisa della Bellezza in sé, eterna e pura.
Alcibiade
Entra Alcibiade, ubriaco e incoronato, e invece di Eros elogia Socrate. Lo paragona alle statuette dei sileni, brutte fuori ma piene di immagini divine dentro. Racconta di aver cercato di sedurlo senza successo, e ricorda il suo coraggio e la sua resistenza in guerra, a Potidea e a Delio.
La fine
Arrivano altri festaioli e la serata degenera. All’alba restano svegli solo Socrate, Agatone e Aristofane; Socrate sta sostenendo che lo stesso autore dovrebbe saper scrivere tragedie e commedie. Poi anche gli altri due si addormentano e Socrate se ne va, per trascorrere la giornata come sempre.
Concetti chiave
- Eros come mancanza: si desidera ciò che non si ha.
- Eros come demone: intermediario fra uomini e dèi.
- La scala d’amore: dal corpo alla Bellezza in sé.
- Il filosofo: amante della sapienza, sempre in ricerca.
Come studiarlo
Ricorda i sette oratori in ordine e un’idea per ciascuno; approfondisci il mito di Aristofane e la scala di Diotima. Collega il ritratto di Socrate fatto da Alcibiade a quello dell’Apologia; per la figura di Aristofane vedi le Nuvole.
La fortuna
Il Simposio ha dato origine all’espressione “amore platonico”, nata nel Rinascimento grazie a Marsilio Ficino, che commentò il dialogo. Il mito degli androgini e la scala d’amore hanno ispirato poeti, filosofi e artisti fino ad oggi.
Il banchetto greco
Il simposio era la seconda parte del banchetto, dedicata al bere insieme dopo la cena. Un simposiarca stabiliva quanto vino mescolare con l’acqua e quali intrattenimenti proporre: canti, giochi, musica, discorsi. Platone trasforma questa istituzione della vita aristocratica in una scena filosofica, in cui la conversazione diventa ricerca della verità.
Domande frequenti
Di che cosa parla il Simposio?
Dell’amore: i partecipanti a un banchetto pronunciano a turno un elogio di Eros.
Che cosa racconta il mito di Aristofane?
Che gli uomini erano esseri doppi, divisi da Zeus, e che l’amore è la ricerca della metà perduta.
Chi è Diotima?
Una sacerdotessa di Mantinea da cui Socrate dice di aver appreso la dottrina dell’amore.
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