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Tutta Alla stazione in una mattina d’autunno in una pagina: Che cos’è, la situazione, lidia, il treno, il ricordo e il finale. Clicca sull’immagine per ingrandirla.

Testo e parafrasi dei passi chiave
In breve: da ricordare
- Ode barbara di Giosuè Carducci in strofe alcaiche.
- Il poeta accompagna alla stazione Lidia, la donna amata, che parte in treno.
- Il treno diventa un «empio mostro» e l’autunno un’immagine del tedio.
Testo e parafrasi
accidïosi là dietro gli alberi,
tra i rami stillanti di pioggia
sbadigliando la luce su ’l fango!
Alla stazione in una mattina d’autunno, vv. 1-4
Parafrasi
Prima strofa. Come si rincorrono pigri, laggiù dietro gli alberi, quei lampioni, che fra i rami gocciolanti di pioggia sbadigliano la loro luce sul fango!
RIASSUNTO
In breve
Ode barbara di Giosuè Carducci in strofe alcaiche.
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TESTO INTEGRALE
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Alla stazione in una mattina d’autunno è una delle Odi barbare più famose. Una mattina di pioggia il poeta accompagna alla stazione la donna amata, Lidia, che parte. Il treno la porta via e lui resta solo nella nebbia, con un senso di tedio che sembra non finire.
Per l’autore vedi Giosuè Carducci: biografia e opere.
Scheda dell’opera
| Autore | Giosuè Carducci |
|---|---|
| Raccolta | Odi barbare, libro II |
| Metro | Strofe di tipo alcaico |
| Destinataria | Lidia, cioè Carolina Cristofori Piva |
| Testo | Pubblico dominio, su Wikisource |
Contenuto
È l’alba, piove. I fanali sbadigliano la luce sul fango, la locomotiva fischia, il cielo è di piombo. Una folla silenziosa si affretta verso i vagoni. Anche Lidia porge il biglietto al controllore. Lungo il convoglio passano i ferrovieri incappucciati con lanterne e mazze di ferro; i freni battuti danno un suono lugubre. Gli sportelli sbattono come oltraggi. Il treno, «empio mostro», sbuffa e parte portando via gli amori del poeta; il viso pallido e il bel velo di Lidia scompaiono nel buio. Il poeta ricorda l’estate in cui l’aveva conosciuta, il sole di giugno sulla sua guancia. Ora torna sotto la pioggia, barcolla come un ubriaco, si tocca per capire se non sia diventato anche lui un fantasma. Sente cadere foglie sull’anima: gli pare che nel mondo sia sempre novembre. Vorrebbe adagiarsi in un tedio infinito.
Temi
I temi sono la separazione, il tedio, il contrasto fra il ricordo luminoso e il presente grigio.
Stile e lingua
Metro barbaro che imita la strofe alcaica; lessico concreto e moderno (vaporiera, tessera, convoglio) accanto a parole auliche.
Contesto
Il Dizionario Biografico degli Italiani ricorda che le Odi barbare uscirono da Zanichelli a Bologna nel 1877 con quattordici liriche; seguirono le Nuove Odi barbare nel 1882 e le Terze nel 1889. Le tre raccolte furono fuse nel 1893 in due libri, passati poi nelle Poesie definitive.
Il Dizionario Biografico spiega che Lidia è il nome con cui Carducci chiamò nei versi e nelle lettere Carolina Cristofori Piva, mantovana, al cui amore si lega la stagione più felice della sua poesia.
Poetica e pensiero
L’ode rovescia l’entusiasmo di A Satana: il treno, che lì era il «Carro del foco» benefico, qui è un «empio mostro» che porta via gli affetti. La modernità non è più promessa ma minaccia. Il paesaggio d’autunno diventa specchio dell’anima, e la chiusa nel tedio infinito avvicina Carducci alla sensibilità decadente.
Analisi stilistica
La prima strofa personifica i fanali: «s’inseguono», sono «accidïosi», «sbadigliano». L’autunno contagia gli oggetti, che sembrano stanchi come il poeta. La lunga esclamazione apre l’ode con un’immagine visiva prima ancora che emotiva.
Critica letteraria
Il Dizionario Biografico ricorda il vivace dibattito suscitato dalla metrica barbara, documentato dal saggio di Giuseppe Chiarini premesso alla seconda edizione del 1878 delle Odi barbare. Per la critica quest’ode è un esempio del Carducci più moderno, capace di trasformare la cronaca di una partenza in meditazione sul tempo.
Domande frequenti
Chi è Lidia?
Carolina Cristofori Piva, la donna amata da Carducci.
Che cosa rappresenta il treno?
Un «empio mostro» che porta via gli affetti.
Come finisce l’ode?
Con il desiderio di adagiarsi in un tedio infinito.
Vedi anche: Odi barbare · Giosuè Carducci: biografia e opere · tutte le opere italiane
Fonti e approfondimenti
- Testo: Alla stazione in una mattina d’autunno, su Wikisource (pubblico dominio; pagina con licenza CC BY-SA).
- «CARDUCCI, Giosuè», in Dizionario Biografico degli Italiani, Treccani.
- «Carducci, Giosuè», voce dell’Enciclopedia Treccani online.
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