Il visconte dimezzato: riassunto per capitoli, personaggi e analisi

Il visconte dimezzato di Italo Calvino: riassunto dei dieci capitoli, personaggi, temi, stile, la trilogia I nostri antenati e la Nota 1960.

Antonio Garofano Antonio Garofano 28 min di lettura

Il visconte dimezzato è il romanzo breve con cui Italo Calvino apre, nel 1952, la trilogia I nostri antenati. In guerra contro i Turchi il visconte Medardo di Terralba viene spaccato in due da una cannonata: torna a casa prima la metà cattiva, il Gramo, poi quella buona, il Buono. Le due metà si contendono la pastorella Pamela, si feriscono in duello e il dottor Trelawney le ricuce: Medardo torna intero, né tutto buono né tutto cattivo.

✔ Mettiti alla prova: quiz con soluzioni in fondo alla pagina

In sintesi

  • Che cos’è: un romanzo breve fantastico che Calvino scrive nel 1951. Esce da Einaudi nel 1952 ed è il primo della trilogia I nostri antenati.
  • La trama in due righe: in guerra contro i Turchi il visconte Medardo di Terralba è spaccato in due da una cannonata. Le due metà tornano a casa una alla volta, il Gramo e il Buono, si contendono Pamela e alla fine un duello le riunisce.
  • Perché si studia: è la fiaba filosofica con cui Calvino passa dal neorealismo al fantastico. L’uomo tagliato in due è l’immagine dell’uomo contemporaneo, incompleto.
  • Come studiarlo qui: si parte dal riassunto dei dieci capitoli, poi si passa a personaggi e temi. Più sotto trovi i livelli di lettura e i collegamenti per l’orale.

Contesto: la storia è ambientata nel 1716, ma Calvino la scrive negli anni della guerra fredda. Tempo di lettura: circa 23 minuti.

Indice della pagina

Che cosa trovi in ogni sezione

  1. 1. Scheda dell'opera
  2. 2. Il visconte dimezzato: riassunto capitolo per capitolo
  3. 3. Personaggi
  4. 4. Temi: il dimezzamento, l’uomo alienato, il bene e il male
  5. 5. Stile e genere
  6. 6. Contesto e la nota di Calvino del 1960
  7. 7. La trilogia «I nostri antenati»
  8. 8. Per l'interrogazione
  9. 9. Errori da evitare
  10. 10. Domande frequenti
  11. 11. Fonti e approfondimenti
Ripassi meglio su carta? Il riassunto di Il visconte dimezzato di Calvino, con i dieci capitoli, i personaggi e le domande da orale, è anche in PDF.Scarica riassunto + mappa (PDF)

Mappa concettuale

Tutta Il visconte dimezzato in una pagina: Che cos’è, l’inizio, il gramo, il buono, il finale e temi. Clicca sull’immagine per ingrandirla.

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In breve: trama, punti chiave, personaggi

Il visconte dimezzato in tre paragrafi

Medardo di Terralba parte per la guerra contro i Turchi e alla prima battaglia una cannonata lo divide in due. Torna a Terralba la metà destra, malvagia: il Gramo taglia a metà tutto ciò che incontra, condanna, incendia, perseguita il nipote e la balia.

Poi ricompare la metà sinistra, salvata da due eremiti: il Buono, che rimedia ai danni ma con una virtù così rigida da diventare anche lei insopportabile. Tutte e due si innamorano di Pamela.

Il giorno delle nozze le metà si sfidano a duello e si feriscono lungo la linea del vecchio taglio. Il dottor Trelawney le ricuce e Medardo torna un uomo intero.

Da ricordare

  • Uscito da Einaudi nel 1952, è il primo romanzo della trilogia I nostri antenati.
  • La metà destra è il Gramo, la sinistra il Buono. Torna prima il Gramo.
  • Chi racconta è il nipote del visconte, un ragazzo senza nome: non Medardo.

Personaggi e luoghi

Medardo (il Gramo e il Buono); il nipote narratore; Pamela; la balia Sebastiana; il padre Aiolfo; lo scudiero Curzio; il dottor Trelawney; mastro Pietrochiodo; gli ugonotti Ezechiele ed Esaù; il lebbroso Galateo.

La Boemia della guerra; Terralba, con il castello, il bosco e il cimitero; il villaggio dei lebbrosi di Pratofungo.

Una nota sul testo

Calvino è ancora sotto diritto d’autore, quindi qui trovate solo brevissime citazioni. Il romanzo si legge in un paio di sere: tenete accanto questa scheda per non perdere il filo dei capitoli.

Collegamenti utili: biografia di Italo Calvino, la narrativa del secondo Novecento, Calvino e Pasolini a confronto.

Scheda dell’opera

AutoreItalo Calvino
Composizione1951
Prima edizioneTorino, Einaudi, 1952, collana «I gettoni»
GenereRomanzo breve fantastico, fiaba filosofica
AmbientazioneLa Boemia della guerra contro i Turchi e Terralba, in Liguria; la quarta di copertina Mondadori colloca la vicenda nella guerra tra Austria e Turchia del 1716
StrutturaDieci capitoli; narratore in prima persona il nipote del visconte
TrilogiaI nostri antenati, con Il barone rampante (1957) e Il cavaliere inesistente (1959)
Dove leggerlaMondadori (diritti dell’editore); in biblioteca tramite il catalogo SBN

Il visconte dimezzato: riassunto capitolo per capitolo

Il libro è corto, poco più di cento pagine nelle edizioni di oggi, e i dieci capitoli hanno un ritmo regolare: i primi due sono la guerra, poi il paese visto con gli occhi del bambino, infine lo scontro tra le due metà. Ecco cosa succede, nell’ordine.

Capitolo 1. Il viaggio verso il campo

Il visconte Medardo di Terralba, giovane e inesperto, attraversa a cavallo la pianura della Boemia con lo scudiero Curzio per raggiungere l’accampamento cristiano: si combatte contro i Turchi. Il paesaggio è già una lezione sulla guerra, con carcasse di cavalli e corpi lasciati nei campi; Curzio gli spiega che le cicogne hanno preso a nutrirsi dei cadaveri. Al campo Medardo viene ricevuto dall’imperatore, che lo nomina subito tenente. La notte non riesce a dormire: pensa alla battaglia del giorno dopo e si sente, per l’ultima volta, un uomo intero.

Capitolo 2. La cannonata

La battaglia comincia al mattino. Medardo si getta nella mischia impaziente di vedere i Turchi da vicino. Un nemico gli squarcia il cavallo con la scimitarra, Curzio viene ferito, e lui, a piedi e senza alcuna esperienza, si lancia contro un cannone prendendolo di fronte. Il colpo lo raggiunge in pieno petto. A sera i carri raccolgono morti e feriti; nell’ospedale da campo i medici si accorgono che del visconte è rimasta solo la metà destra, e con molto impegno la tengono in vita.

Capitolo 3. Il ritorno a Terralba

Qui entra in scena il narratore, il nipote di Medardo, che allora era un bambino di sette o otto anni. A Terralba tutti aspettano il visconte; manca solo il vecchio padre, Aiolfo, che vive chiuso in una voliera con i suoi uccelli. Medardo arriva in lettiga, avvolto in un mantello nero, si regge su una stampella e paga ai portatori metà del compenso. Si chiude nelle sue stanze. Aiolfo, per avvicinarsi al figlio, gli manda il suo uccello preferito, un’averla: gli torna indietro morta e dimezzata. Il vecchio non si riprende e muore poco dopo.

Capitolo 4. Le cose tagliate a metà

Il visconte comincia a girare per le sue terre, e chi lo segue trova una scia di pere, rane e funghi tagliati a metà. Al nipote regala un cestino di funghi: sono solo le metà velenose, e per fortuna qualcuno se ne accorge prima che il ragazzo li mangi. Medardo deve giudicare dei briganti e li condanna tutti a morte, insieme alle loro vittime e alle guardie che non li hanno fermati in tempo. Le forche le costruisce mastro Pietrochiodo, il carpentiere, un uomo bravo nel suo mestiere che soffre per l’uso che si fa del suo lavoro.

Capitolo 5. Trelawney, i lebbrosi, gli ugonotti

È il capitolo più largo del libro, quello che allarga lo sguardo a tutta Terralba. Il nipote, che è figlio della sorella maggiore di Medardo e di un bracconiere e cresce senza che nessuno si occupi davvero di lui, passa le giornate con il dottor Trelawney, un medico inglese finito a Terralba dopo un naufragio. Trelawney non cura i malati: insegue i fuochi fatui di notte nel cimitero. Intanto la crudeltà del visconte, che ormai tutti chiamano il Gramo, cresce: incendi, nuove forche, attentati contro il nipote. Accusa la vecchia balia Sebastiana di avere la lebbra e la manda a Pratofungo, il villaggio dei lebbrosi, dove si vive tra musiche e feste. Il ragazzo frequenta anche una famiglia di ugonotti, profughi che coltivano una terra avara: il capofamiglia è il severo Ezechiele, il figlio è Esaù, un monello. Una notte di pioggia il visconte chiede ospitalità proprio a loro. Poco dopo spiega al nipote la sua filosofia: chi è intero non capisce niente, vive in una «ottusa interezza»; solo ciò che è dimezzato vede le cose come sono.

Capitolo 6. Pamela

Il Gramo si innamora di Pamela, una pastorella sveglia e per nulla timida. Corteggiarla, per lui, significa lasciarle messaggi fatti di cose tagliate a metà, fiori e animali compresi. Pamela non si fa impressionare: al castello non ci va, se mai sarà lui a venire nel bosco. Il visconte allora mette sotto pressione i genitori di lei, che sono pronti a consegnarla. Pamela scappa e va a vivere in una grotta che conosce solo lei; il narratore le porta da mangiare.

Capitolo 7. L’altra metà

Il nipote va a Pratofungo a cercare la balia e scopre il mondo dei lebbrosi, allegro e un po’ sinistro. Poco dopo un ragno velenoso lo morde e un uomo a metà, identico allo zio, lo libera e si fa mordere al posto suo. Il morso però è sulla mano sinistra, e il Gramo una mano sinistra non ce l’ha. In paese cominciano a circolare voci di un visconte che fa del bene, accanto a quello che fa del male. È Pamela a capire per prima, e glielo dice in faccia: lui è l’altra metà. La parte sinistra di Medardo, data per persa, era stata raccolta e curata da due eremiti, ed era tornata a casa dopo un lungo vagabondare. Anche il Buono si innamora di Pamela, e anche lui viene respinto.

Capitolo 8. Il Buono a Terralba

Con l’arrivo del Buono la vita del paese cambia. Lui aiuta i poveri, cura, consola, ripara quello che l’altra metà ha distrutto. Va anche dagli ugonotti, che lo aspettavano con sospetto, e chiede loro di abbassare il prezzo del grano per la povera gente di Terralba. La cosa non piace. È il primo segno di un problema che Calvino svilupperà fino in fondo: anche la bontà assoluta, se non tiene conto degli altri, diventa una forma di prepotenza.

Capitolo 9. Forche e opere di carità

Il Buono va di notte da Pietrochiodo e gli chiede macchine per fare del bene; il carpentiere ci prova, ma le sue invenzioni caritatevoli non funzionano mai, mentre gli ordigni del Gramo gli riescono benissimo. Il Gramo, intanto, gli fa costruire una forca per impiccare un uomo di profilo: vuole eliminare la sua metà. Le guardie, invece di obbedire, propongono al Buono di prendere il potere; lui rifiuta. A Pratofungo il Buono porta prediche e cure che i lebbrosi non volevano, gli ugonotti si chiudono in difesa, la balia Sebastiana sgrida l’uno per le colpe dell’altro. Alla fine il paese si sente schiacciato tra due estremi ugualmente disumani.

Capitolo 10. Il duello e il visconte intero

Entrambe le metà vogliono sposare Pamela e ciascuna trama con uno dei genitori. Lei fa finta di dire di sì a tutti e due. Il giorno delle nozze il Gramo arriva in ritardo, perché il suo cavallo si azzoppa, e il Buono sposa Pamela; ma quando il Gramo raggiunge la cappella del castello rivendica la sposa e sfida l’altro a duello. Si battono all’alba, appoggiati a gambe di legno a compasso preparate da Pietrochiodo, e alla fine si colpiscono proprio lungo la vecchia linea del taglio. Trelawney, che aspettava quel momento, cuce insieme le due metà. Medardo guarisce, torna intero, sposa Pamela e governa con saggezza. Il narratore chiude con un pensiero che vale tutto il libro: a volte uno si crede incompleto, ed è soltanto giovane. Poi Trelawney parte con le navi di Cook, e il ragazzo resta solo, alle soglie dell’adolescenza.

Personaggi

  • Medardo di Terralba. All’inizio è un giovane nobile senza esperienza, che parte per la guerra con entusiasmo. La cannonata lo trasforma in due personaggi, e da quel momento va studiato come due.
  • Il Gramo. La metà destra, la prima a tornare. Vestito di nero, a cavallo o sulla stampella, taglia in due ogni cosa: è crudele, ma anche lucido, e ha una sua teoria sul perché l’interezza sia stupida.
  • Il Buono. La metà sinistra, curata dagli eremiti. Gira su un mulo, aiuta tutti, predica. La sua bontà non conosce misura, e proprio per questo finisce per stancare e ferire chi ne è oggetto.
  • Pamela. Pastorella, sveglia e concreta, è l’unica che non si fa travolgere da nessuna delle due metà. Le rifiuta entrambe finché ciascuna resta un estremo.
  • Il nipote narratore. Figlio della sorella maggiore di Medardo e di un bracconiere, non porta il nome di famiglia e cresce libero, quasi senza educazione. Racconta da adulto la propria infanzia, e il suo sguardo di ragazzo rende la storia insieme comica e paurosa.
  • Mastro Pietrochiodo. Il carpentiere che costruisce le forche del Gramo. È un tecnico bravissimo che cerca di non pensare a cosa servono le sue macchine: quando il Buono gli chiede ordigni di carità, non gli riescono.
  • Il dottor Trelawney. Medico inglese approdato a Terralba dopo un naufragio, legato ai viaggi del capitano Cook. Della medicina non gli importa nulla, dei fuochi fatui moltissimo. Si risveglia come medico solo per ricucire Medardo. Nel nome c’è probabilmente un omaggio a Stevenson: Trelawney si chiama uno dei personaggi dell’Isola del tesoro.
  • Gli ugonotti. Una famiglia di profughi protestanti guidata dal severo Ezechiele, con il figlio Esaù. Hanno perso i libri sacri e ricordano a stento i loro riti, ma restano rigidissimi nella morale e attentissimi ai propri affari.
  • I lebbrosi di Pratofungo. Vivono isolati in un villaggio dove si suona, si canta, si fa festa. Uno di loro, Galateo, va in giro a chiedere offerte annunciandosi col corno. Lì il Gramo esilia la balia Sebastiana.
  • Gli altri. La balia Sebastiana, l’unica che sgrida senza paura tutte e due le metà; il padre Aiolfo con i suoi uccelli; lo scudiero Curzio, di cui dopo la battaglia non sapremo più nulla di preciso.

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Temi: il dimezzamento, l’uomo alienato, il bene e il male

Il dimezzamento

L’immagine viene prima di tutto il resto. Calvino lo raccontò agli studenti di Pesaro nel 1983: voleva scrivere una storia divertente, aveva in testa questa figura di un uomo tagliato in due e gli sembrò che avesse un significato contemporaneo, perché «tutti ci sentiamo in qualche modo incompleti». È la chiave più semplice e più giusta per partire.

L’uomo moderno alienato

Il libro non parla solo di Medardo. Intorno a lui ognuno è dimezzato a modo suo: Trelawney ha una scienza che trascura gli esseri umani, Pietrochiodo una tecnica separata dalla coscienza, gli ugonotti una morale astratta, i lebbrosi un piacere chiuso su se stesso. La quarta di copertina Mondadori pone la domanda in modo esplicito: è solo una fantasia piena di trovate o un’allegoria dell’uomo contemporaneo «alienato», mutilato, incapace di raggiungere la completezza? La risposta onesta è che è tutte e due le cose, ed è questo a renderlo un buon libro e non una predica.

Il bene e il male

La lettura più ovvia sarebbe: il male è brutto, il bene è bello, vince il bene. Calvino fa qualcosa di più interessante. Il Gramo è crudele, ma il Buono, con la sua virtù senza misura, diventa a sua volta un problema per tutti, e a un certo punto il paese non sa più quale delle due metà sia peggio. Il messaggio non è che la bontà sia inutile: è che una qualità umana, staccata dalle altre, smette di essere umana. Il Medardo finale non è un santo. È un uomo intero, e quindi misto.

Crescere

C’è anche un tema che spesso si dimentica: la crescita del narratore. La frase finale, quella per cui chi si crede incompleto a volte è solo giovane, sposta tutta la storia sul piano dell’adolescenza. Il ragazzo esce dalla favola e resta in un mondo, dice, pieno di responsabilità e di fuochi fatui.

Stile e genere

È una fiaba, e Calvino non lo nasconde: un signore e il suo castello, un bosco, una pastorella, un duello, un matrimonio. Ma è una fiaba scritta da un autore che arriva dal neorealismo e dalla guerra, e si vede. L’inizio è crudo, quasi macabro, con i campi di battaglia e le cicogne; Mondadori lo chiama un «truculento inizio» che apre «una fiaba cadenzata come un balletto».

La Treccani parla, per i tre libri dei Nostri antenati, di contes philosophiques, i racconti filosofici alla Voltaire: un’idea assurda presa sul serio e sviluppata con logica. È esattamente quello che succede qui. La prosa è rapida, precisa, piena di oggetti concreti (le pere tagliate, le forche, i funghi), e l’ironia tiene sempre a distanza l’orrore. Il punto di vista del bambino aiuta: vede cose terribili ma le racconta con la curiosità di chi le osserva per la prima volta.

Contesto e la nota di Calvino del 1960

Calvino scrive il libro nel 1951, dopo Il sentiero dei nidi di ragno (1947) e i racconti di Ultimo viene il corvo (1949). Lavora a Torino per Einaudi. Il romanzo esce nel 1952 nei «Gettoni», la collana che dirigeva Elio Vittorini: fu proprio Vittorini a convincerlo che il Visconte era un libro completo e non andava tenuto nel cassetto in attesa d’altro. Per un lettore di allora fu una sorpresa: lo scrittore della Resistenza passava al fantastico. Per capire da dove veniva conviene ripassare il neorealismo.

Nel 1960 i tre romanzi vengono raccolti nel volume I nostri antenati, e Calvino aggiunge in fondo una nota in cui ripensa i libri a distanza di anni. A proposito del Visconte scrive che il suo intento era «combattere tutti i dimidiamenti dell’uomo, auspicare l’uomo totale». Resta però un fatto che i lettori notano subito: il Medardo ricomposto ha poca personalità, mentre le due metà, con il loro estremismo, erano molto più vive. Il Gramo, del resto, aveva fatto un vero elogio del dimezzamento. Tenetelo presente in un tema: il lieto fine c’è, ma non è il centro del libro.

La trilogia «I nostri antenati»

Il Visconte è il primo dei tre romanzi. Seguono Il barone rampante (1957), con Cosimo Piovasco di Rondò che sale su un albero da ragazzo e non scende più, e Il cavaliere inesistente (1959), dove tra i paladini di Carlo Magno si aggira Agilulfo, un’armatura vuota; a raccontarlo è suor Teodora. Ogni libro sposta l’azione in un’epoca diversa e mette in scena un modo diverso di essere incompleti.

Lo studioso Claudio Milanini, citato dalla Treccani, ha scritto che il dimezzamento di Medardo, il rampare di Cosimo e l’inesistenza di Agilulfo sono esperienze da attraversare «per reagire all’opacità, all’inerzia, alla confusione circostanti». È una frase che si può portare quasi così com’è all’interrogazione.

RomanzoAnnoProtagonistaChe cosa gli manca
Il visconte dimezzato1952Medardo di Terralbametà di sé
Il barone rampante1957Cosimo Piovasco di Rondòla terra: vive sugli alberi
Il cavaliere inesistente1959Agilulfoil corpo

Come è costruito il romanzo: tre livelli di lettura

Il riassunto dice che cosa succede. Qui guardiamo come Calvino costruisce la storia. Per i temi vai alla sezione sul dimezzamento e l’alienazione. Per gli altri due romanzi vai alla trilogia.

Livello narrativo: una fiaba in tre tempi

La storia ha tre tempi. All’inizio Medardo è intero. Poi la cannonata lo divide, e per quasi tutto il libro Terralba vive con le due metà. Alla fine il duello riapre il vecchio taglio e Trelawney ricuce l’uomo.

Andrea Zucchi legge il romanzo come si legge una fiaba, con gli strumenti di Propp. L’ordine si rompe, arrivano i contrasti, c’è una prova decisiva e alla fine tutto torna a posto. La prova è il duello. Pamela fa la parte della principessa: gli altri si muovono per lei.

A raccontare è il nipote, che ha sette o otto anni. Il lettore guarda l’orrore con gli occhi di un bambino e non ne resta schiacciato. Quando poi il narratore dice che si può sentirsi incompleti ed essere solo giovani, la sua età diventa parte del tema. All’orale non dire che racconta Medardo.

Livello stilistico: il contrasto e lo specchio

Nella Nota del 1960 Calvino scrive di non aver pensato «neanche un minuto al bene e al male». Per lui è solo «un ben noto contrasto narrativo». Serve a mettere in evidenza il vero tema, il dimezzamento. Lo paragona al lavoro del pittore, che usa un contrasto di colore per far risaltare una forma.

I dettagli si rispondono come in uno specchio. Il Gramo lascia a Pamela fiori tagliati a metà. Le rondini che storpia con la balestra tornano a volare con le zampe steccate e le ali fasciate dal Buono. Zucchi ricorda che Emilio Cecchi parlava di «ribattute simmetriche», come negli stemmi.

Calvino dice anche come lavora. Vuole «uno scheletro che funzionasse come un ben connesso meccanismo», da riempire poi di fantasia. Per Zucchi lo stesso gusto sta nella forca di Pietrochiodo, «ramificata come un albero». Lo stile è semplice: frasi brevi, cose concrete, ironia. Ne parla la sezione su stile e genere.

Anche i personaggi nascono dal contrasto. Il nome di Trelawney viene dall’Isola del tesoro di Stevenson. Secondo Zucchi ha girato il mondo con il capitano Cook, ma stava sottocoperta a giocare a tressette. È un uomo di mare che non sa nuotare e un medico che non si avvicina ai malati.

Livello storico e allegorico: la guerra fredda dietro la fiaba

La storia è ambientata nel 1716. Calvino la scrive nel 1951. Nella Nota ricorda che «eravamo nel cuore della guerra fredda» e che nell’aria c’era «un dilaniamento sordo». Lo sentiva, dice, «pur senza rendermene ben conto». La guerra contro i Turchi non è storia: serve a mostrare un uomo diviso.

Nella stessa Nota scrive che «dimidiato, mutilato, incompleto, nemico a sé stesso è l’uomo contemporaneo». Poi ammette un fatto curioso. Il Medardo intero non ha personalità né volto. Del Medardo ricomposto non si sa più nulla. Vive nel racconto solo «in quanto metà di se stesso». Le due metà, scrive, risultavano più umane.

Il Buono dice a Pamela che il bene dell’essere dimezzato è capire «la pena che ognuno e ognuna ha per la propria incompletezza». Anche il Gramo aveva fatto un elogio del dimezzamento. Per Zucchi questo non nega l’uomo intero. Lo allontana, per farcelo desiderare di più. È una buona risposta se all’orale ti chiedono perché il finale non convince del tutto.

Per l’interrogazione

La domanda classica è: che cosa significa il dimezzamento? Partite dall’immagine, non dalla morale. Un uomo tagliato in due è un’idea comica e paurosa insieme; poi spiegate che Calvino la usa per parlare dell’uomo diviso del suo tempo, e che intorno a Medardo tutti sono dimezzati. Chiudete con la nota del 1960 e con il finale: l’uomo intero non è perfetto, è completo.

Se avete tempo per un collegamento, il più naturale è con le Lezioni americane e l’idea di leggerezza: Calvino affronta guerra, mutilazione e violenza senza farle pesare sul lettore.

Errori da evitare

Non invertite le metà: la destra è il Gramo, la sinistra il Buono, e torna prima il Gramo. Non dite che racconta Medardo: il narratore è il nipote. Non chiudete con «vince il bene»: il finale riunisce le due metà, non premia una delle due. E attenzione all’ordine della trilogia: il Visconte è il primo, del 1952. Il Barone è del 1957, il Cavaliere del 1959.

Tracce di Maturità per allenarsi

Per mettere alla prova quello che avete studiato, provate una di queste prove svolte, prima da soli e poi confrontando:

Altre prove sono raccolte nella pagina Tipologia A svolte.

Collegamenti per l’orale

  • Storia: la scheda Mondadori colloca il romanzo nella guerra tra Austria e Turchia del 1716. Eugenio di Savoia batte i Turchi a Petrovaradin e prende Belgrado nel 1717. La pace di Passarowitz, nel 1718, chiude la guerra. C’è poi la storia degli ugonotti. Nel 1598 l’Editto di Nantes aveva dato loro libertà di coscienza e, in luoghi determinati, di culto. Luigi XIV lo revoca con l’Editto di Fontainebleau, il 18 ottobre 1685. Molti protestanti lasciano la Francia. Nel romanzo una famiglia profuga vive a Terralba.
  • Letteratura: la Treccani chiama i tre romanzi dei Nostri antenati contes philosophiques, racconti filosofici alla maniera di Voltaire. Il doppio ricorda Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde di Stevenson. Nel Don Chisciotte (parte prima, capitolo 10) c’è un balsamo che ricomporrebbe un cavaliere tagliato in due. Lo ricorda Barenghi, curatore dei Meridiani. Nel 1956 Calvino pubblica le Fiabe italiane. In una di esse, Giovannin senza paura, un omone esce a pezzi dal camino, e Zucchi vi vede un’idea simile a quella di Medardo. Per il passaggio dal neorealismo al fantastico vedi la biografia di Calvino.
  • Arte: l’edizione Einaudi dei Nostri antenati (1960) ha sulla sovraccoperta un disegno di Picasso. Zucchi lo descrive così: pochi tratti rapidi e precisi, un cavaliere coronato e una dama nuda. Per lui è una scelta che richiama lo stile del romanzo, ridotto all’essenziale.
  • Educazione civica: il libro apre con la guerra, e l’articolo 11 dice che l’Italia «ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli». Il Gramo manda a morte briganti e vittime. L’articolo 27 dice che «non è ammessa la pena di morte». I lebbrosi di Pratofungo vivono isolati, mentre l’articolo 32 parla della salute come «diritto dell’individuo e interesse della collettività». Per gli ugonotti vale l’articolo 8: tutte le confessioni religiose sono «egualmente libere davanti alla legge». L’«uomo totale» di Calvino ricorda infine l’articolo 3, sul «pieno sviluppo della persona umana».

Domande frequenti

Chi racconta Il visconte dimezzato?

Il nipote del visconte Medardo, un ragazzo senza nome che all’inizio della storia ha sette o otto anni e la racconta da adulto.

Quale metà torna per prima a Terralba?

La metà destra, malvagia, detta il Gramo. La metà sinistra, il Buono, ricompare più tardi, dopo essere stata curata da due eremiti.

Come finisce Il visconte dimezzato?

Le due metà si sfidano a duello per Pamela e si feriscono lungo la linea del taglio. Il dottor Trelawney le ricuce, Medardo torna intero e sposa Pamela.

Quanti capitoli ha Il visconte dimezzato?

Dieci.

Che cos’è la trilogia I nostri antenati?

I tre romanzi fantastici di Calvino raccolti in volume nel 1960: Il visconte dimezzato (1952), Il barone rampante (1957) e Il cavaliere inesistente (1959).

Vedi anche: Il barone rampante · Il sentiero dei nidi di ragno · Le città invisibili · tutte le opere italiane

Bibliografia essenziale

  • Italo Calvino, Il visconte dimezzato, Einaudi, Torino 1952, collana «I gettoni».
  • Italo Calvino, I nostri antenati, Einaudi, Torino 1960, con la Nota dell’autore.
  • Italo Calvino, Romanzi e racconti, vol. I, a cura di Mario Barenghi e Bruno Falcetto, Mondadori, «I Meridiani», Milano 1991 (Il visconte dimezzato, Nota 1960 e note ai testi).
  • Andrea Zucchi, «Medardo il Semplice: sul modus operandi della scrittura di Calvino», saggio in PDF disponibile su augustoponzio.com.

Per le parti aggiunte: citazioni della Nota 1960 anche in Enrico Rovegno, «Italo Calvino fra brevità e divertimento», Piazza Levante, 27 aprile 2023; scheda Mondadori del Visconte dimezzato; Treccani, voci Calvino, Italo, Savòia, Eugenio di, Passarowitz e Nantes, Editto di; testo della Costituzione italiana (Corte costituzionale, articoli 3, 8, 11, 27 e 32).

Approfondimento per gli iscritti: Medardo e Uno, nessuno e centomila

Per un collegamento con il programma di quinta, il Visconte dimezzato si confronta molto bene con un romanzo di Pirandello, Uno, nessuno e centomila.

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Fonti e approfondimenti

  • Italo Calvino, Il visconte dimezzato, Mondadori, collana «Moderni»: scheda dell’editore.
  • Italo Calvino, I nostri antenati, con la Nota 1960 dell’autore, Mondadori, Milano 1996.
  • Italo Calvino, Romanzi e racconti, a cura di Mario Barenghi e Bruno Falcetto, Mondadori, «I Meridiani», Milano 1991-1994.
  • «Calvino, Italo», voce dell’Enciclopedia Treccani online.
  • «Italo Calvino», in Storia della civiltà europea a cura di Umberto Eco, Treccani, 2014.
  • Trifone Gargano, «Leggermente, Calvino», Treccani Magazine, 3 febbraio 2023.
Glossario: parole da capire

Le parole e le espressioni che più spesso mettono in difficoltà, spiegate in breve. Tenetele sotto mano mentre rileggete il testo.

  • dimezzato: diviso a metà.
  • gramo: misero, malvagio.
  • trilogia: serie di tre opere legate tra loro.
  • eremita: chi vive in solitudine per scelta.
  • fiaba filosofica: racconto fantastico che fa riflettere.

Quiz di verifica: Calvino, Il visconte dimezzato

Otto domande per controllare se avete fissato i punti essenziali. Rispondete senza guardare il testo, poi aprite le soluzioni.

  1. Quando esce il romanzo?

    A) Nel 1947   B) Nel 1952   C) Nel 1957

  2. Che posto ha nella trilogia I nostri antenati?

    A) È il secondo   B) È il terzo   C) È il primo

  3. Contro chi combatte Medardo?

    A) Contro i Francesi   B) Contro i Saraceni   C) Contro i Turchi

  4. Quale metà torna per prima?

    A) Tornano insieme   B) Il Buono, la metà sinistra   C) Il Gramo, la metà destra

  5. Chi salva la metà buona?

    A) Due eremiti   B) Pamela   C) Il dottor Trelawney

  6. Di chi si innamorano le due metà?

    A) Della pastorella Pamela   B) Della balia Sebastiana   C) Di Viola

  7. Chi ricuce Medardo?

    A) Il nipote   B) Il dottor Trelawney   C) Mastro Pietrochiodo

  8. Chi racconta la storia?

    A) Medardo   B) Il nipote del visconte   C) Pamela

Soluzioni del quiz
  1. B) Nel 1952. Da Einaudi.
  2. C) È il primo. Poi Il barone rampante e Il cavaliere inesistente.
  3. C) Contro i Turchi. Una cannonata lo divide in due.
  4. C) Il Gramo, la metà destra. Il Gramo taglia a metà tutto ciò che incontra.
  5. A) Due eremiti. Poi il Buono torna a Terralba.
  6. A) Della pastorella Pamela. Si sfidano a duello.
  7. B) Il dottor Trelawney. Torna un uomo intero.
  8. B) Il nipote del visconte. Un ragazzo senza nome.
Aggiornato il
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L'autore

Antonio Garofano

Insegno letteratura italiana e latina e ho creato Aula di Letteratura per dare una mano agli studenti che preparano un'interrogazione o la maturità: spiegazioni chiare, parafrasi, analisi e riassunti dei testi che si studiano davvero a scuola, da Francesco d'Assisi a Montale. Mi appassiona l'intelligenza artificiale e da tempo provo a capire come usarla bene nello studio dei classici: come un supporto per orientarsi, ripassare e farsi domande, mai come scorciatoia al posto della lettura. I testi vanno letti, con calma, magari ad alta voce. Il resto viene dopo, e qui cerco di renderlo un po' più semplice.

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