Il barone rampante di Italo Calvino

Analisi approfondita de Il barone rampante di Italo Calvino: scheda, trama, guida alla lettura, temi, stile e strumenti didattici per studenti e insegnanti

Antonio Garofano Antonio Garofano 8 min di lettura

Il barone rampante è il secondo romanzo della trilogia I nostri antenati, uscito nel 1957. Il 15 giugno 1767 il dodicenne Cosimo Piovasco di Rondò si rifiuta di mangiare un piatto di lumache, sale su un albero e decide che non scenderà mai più. E così sarà: vivrà tutta la vita sugli alberi, senza mai smettere di occuparsi del mondo.

Collegamenti utili: biografia di Calvino, la narrativa del secondo Novecento.

Scheda dell’opera

AutoreItalo Calvino
Composizione1956 e 1957
Prima edizioneTorino, Einaudi, 1957
GenereRomanzo fantastico e filosofico
AmbientazioneOmbrosa, paese immaginario della Liguria, dal 1767 ai primi anni dell’Ottocento
StrutturaTrenta capitoli; narratore il fratello Biagio
Dove leggerlaMondadori (diritti dell’editore); in biblioteca tramite il catalogo SBN

Trama

Cosimo è il figlio maggiore del barone Arminio Piovasco di Rondò. Durante un pranzo si ribella al padre, che vuole costringerlo a mangiare le lumache cucinate dalla sorella Battista, e sale sul leccio del giardino. Da quel giorno vive sugli alberi, passando da un ramo all’altro per tutta la valle di Ombrosa.

Sugli alberi Cosimo non si isola: studia, legge Rousseau e Voltaire, aiuta i contadini contro gli incendi, combatte i pirati, organizza una società segreta, corrisponde con i filosofi. Si innamora di Viola, la vicina, capricciosa e appassionata, che poi se ne va. Vive la Rivoluzione francese e l’arrivo di Napoleone, che lo incontra. Da vecchio, malato, quando passa una mongolfiera si aggrappa all’ancora e scompare nel mare. Non ha mai toccato terra.

Riassunto di Il barone rampante di Italo Calvino per tappe

Il barone rampante segue tutta la vita di Cosimo.

Il pranzo delle lumache

Il 15 giugno 1767 Cosimo, dodici anni, rifiuta le lumache della sorella e sale sul leccio. Il padre lo minaccia, ma lui non scende. Comincia a muoversi da un albero all’altro.

Viola e i primi anni

Sugli alberi incontra Viola, la bambina della villa accanto. Impara a cacciare, a vestirsi di pelli, a costruirsi rifugi. Legge moltissimo, grazie a un brigante, Gian dei Brughi, a cui presta libri.

La vita sociale

Cosimo organizza i contadini contro gli incendi, combatte i pirati, scrive progetti di costituzione, corrisponde con Diderot. Non è un eremita: è un cittadino che vive in alto.

L’amore

Viola torna, ormai vedova. Lei e Cosimo vivono un amore intenso tra gli alberi, pieno di gelosie e capricci. Poi Viola parte, e Cosimo sembra impazzire per il dolore.

Rivoluzione e Napoleone

Arrivano le idee della Rivoluzione francese, poi le truppe. Cosimo incontra Napoleone, che lo cita a sproposito. La storia passa, il barone resta sugli alberi.

La fine

Vecchio e malato, Cosimo vive su un noce. Quando passa una mongolfiera, si aggrappa alla sua ancora e vola via, scomparendo sul mare. Biagio chiude il racconto dicendo che Ombrosa, ormai, non c’è più.

Personaggi

  • Cosimo Piovasco di Rondò. Il barone rampante, ribelle, curioso, coerente con la scelta fatta a dodici anni.
  • Biagio. Il fratello minore, narratore, uomo prudente e normale, che ammira Cosimo senza capirlo del tutto.
  • Viola. La marchesina d’Ondariva, vicina di casa, amore di Cosimo, bella e imprevedibile.
  • Il barone Arminio. Il padre, nobile all’antica, ossessionato dalle genealogie.
  • Battista. La sorella, cuoca di piatti mostruosi.
  • Gian dei Brughi. Brigante che Cosimo converte alla lettura.

Stile e lingua

Il romanzo ha il tono di un racconto settecentesco: elegante, ironico, pieno di avventure. Calvino si ispira a Voltaire e a Diderot, ai romanzi filosofici dell’Illuminismo. Ma la storia è anche una fiaba, con un principio assurdo sviluppato con logica rigorosa.

Il narratore Biagio dà al racconto un tono di cronaca familiare, affettuoso e un po’ perplesso. La prosa è limpida, precisa, piena di dettagli botanici e storici.

Contesto

Calvino scrive il romanzo nel 1956 e 1957, gli anni della crisi del comunismo italiano dopo la rivolta d’Ungheria. Nel 1957 lascia il Partito comunista. Il barone rampante è stato letto anche come una riflessione sul ruolo dell’intellettuale: stare in alto, a distanza, ma senza smettere di impegnarsi. Con Il visconte dimezzato (1952) e Il cavaliere inesistente (1959) forma la trilogia I nostri antenati, raccolta in volume nel 1960.

Gli episodi da conoscere

Il romanzo racconta una vita intera, quella di Cosimo Piovasco di Rondò, ma alcuni episodi sono rimasti nella memoria dei lettori più di altri.

Il pranzo delle lumache. Il 15 giugno 1767, a Ombrosa, il dodicenne Cosimo rifiuta di mangiare il piatto di lumache preparato dalla sorella Battista. Il padre lo caccia da tavola, e lui sale su un elce del giardino dicendo che non scenderà più. Manterrà la promessa per tutta la vita.

Viola. Sugli alberi del giardino vicino Cosimo incontra Viola d’Ondariva, una bambina capricciosa e altezzosa. Da adulti vivranno un amore intenso e tempestoso, fatto di sfide e gelosie, che finirà con la partenza di lei.

Gian dei Brughi. Cosimo diventa amico di un temuto brigante, Gian dei Brughi, e gli presta dei romanzi. Il brigante si appassiona alla lettura al punto da non voler più rubare, e per questo finisce catturato e impiccato. L’episodio, ironico e un po’ malinconico, parla del potere dei libri.

Gli incontri con la storia. Dall’alto degli alberi Cosimo partecipa a modo suo agli avvenimenti del secolo: corrisponde con Diderot, organizza i cittadini contro gli incendi e contro i pirati, accoglie le idee della Rivoluzione francese e incontra Napoleone, che gli rivolge un complimento citando Alessandro e Diogene.

La morte. Ormai vecchio e malato, Cosimo si aggrappa alla corda di una mongolfiera che passa sopra Ombrosa e scompare oltre il mare. Non tocca terra nemmeno da morto. Sulla sua tomba di famiglia, racconta Biagio, c’è scritto che «visse sugli alberi, amò sempre la terra, salì in cielo».

Il narratore e la trilogia

A raccontare è il fratello minore Biagio, che è rimasto a terra e ha vissuto una vita normale. È un narratore affettuoso ma limitato, che osserva Cosimo con ammirazione e un po’ di incomprensione. Questa distanza rende il racconto più ironico. Il barone rampante, uscito nel 1957, fa parte della trilogia I nostri antenati, con Il visconte dimezzato (1952) e Il cavaliere inesistente (1959). Calvino stesso spiegò che i tre libri raccontano tre modi di essere incompleti, e tre tentativi di realizzarsi come persone.

Per l’interrogazione

La domanda tipica è: che cosa significa la scelta di Cosimo? La risposta migliore parte da un’idea di Calvino: per vedere bene la terra bisogna tenersi alla giusta distanza. Cosimo non fugge dal mondo, lo osserva da un punto diverso e continua a impegnarsi per gli altri. Si può collegare il romanzo all’Illuminismo, il secolo in cui è ambientato, e al tema dell’intellettuale che non rinuncia alla propria libertà.

Collegamenti

Il romanzo si collega bene alle Lezioni americane, dove Calvino parla di «leggerezza» come capacità di guardare il mondo da un’altra prospettiva, senza esserne schiacciati: Cosimo sugli alberi è quasi un’immagine di quell’idea. Si può citare anche il Perseo del mito, che Calvino stesso ricorda in quelle pagine, capace di vincere la Medusa guardandola solo riflessa.

Errori da evitare

Non dite che Cosimo fugge dal mondo: dagli alberi lavora, ama, combatte, legge, aiuta la comunità. E non confondete il narratore con il protagonista: racconta Biagio, il fratello rimasto a terra. Ricordate infine che il romanzo è ambientato nel Settecento, non nel Medioevo come Il cavaliere inesistente.

Ripasso veloce. Uscito nel 1957, secondo romanzo pubblicato della trilogia I nostri antenati. Cosimo sale sugli alberi il 15 giugno 1767 e non scende più; narra il fratello Biagio. Episodi chiave: le lumache, Viola, Gian dei Brughi, Napoleone, la mongolfiera. Parole chiave: distanza, libertà, impegno, Illuminismo, leggerezza. È un libro che si legge in pochi giorni, e conviene leggerlo intero: i riassunti perdono quasi tutta la sua ironia, che è la parte migliore. Calvino lo scrisse a trentaquattro anni, e lo considerava il più vicino a sé dei tre romanzi della trilogia. Si sente, perché Cosimo è leggero ma testardo, ironico ma fedele alle proprie scelte fino alla fine.

Perché leggerla

Perché è uno dei libri più divertenti e intelligenti del Novecento. L’idea di vivere sugli alberi piace subito ai ragazzi, e dietro c’è una domanda seria: si può essere coerenti con una scelta per tutta la vita? E come si sta nel mondo senza confondersi con esso?

Domande frequenti

Perché Cosimo sale sugli alberi?

Per ribellarsi al padre, che vuole costringerlo a mangiare un piatto di lumache. Poi la ribellione diventa una scelta di vita.

Chi racconta la storia?

Il fratello minore Biagio.

Che cos’è la trilogia I nostri antenati?

L’insieme di tre romanzi fantastici di Calvino: Il visconte dimezzato, Il barone rampante, Il cavaliere inesistente.

Cosimo scende mai dagli alberi?

No. Cosimo, vecchio e malato, si aggrappa all’ancora di una mongolfiera e scompare sul mare, senza aver mai toccato terra.

Vedi anche: Il sentiero dei nidi di ragno · Le città invisibili · Lezioni americane · tutte le opere italiane

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