Il passero solitario di Leopardi: testo e parafrasi

Antonio Garofano Antonio Garofano 19 min di lettura

Il passero solitario è un canto di tre strofe libere, endecasillabi e settenari alternati senza schema fisso. Il senso, in breve: il poeta si paragona al passero che canta da solo mentre il paese fa festa; ma il passero segue la sua natura e non se ne pentirà, lui invece da vecchio rimpiangerà la giovinezza buttata via.

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Il passero solitario apre la serie degli idilli nei Canti, ma è più tardo di loro. L’idea risale al 1819, quando Leopardi la annota tra i progetti di idilli; la stesura vera, secondo Marenduzzo, venne «molto più tardi, sembra nel 1829», e Straccali-Antognoni indicano il 15 giugno 1829, a Recanati. Carducci pensava addirittura che fosse stato finito dopo il 1830. Leopardi guarda un uccello che canta da solo in cima a un campanile mentre tutto intorno è festa, e si riconosce in lui. Poi arriva la differenza, ed è lì che la poesia fa male.

In sintesi

  • Che cos’è: il canto di Giacomo Leopardi che apre la serie degli idilli nei Canti: l’idea è del 1819, la stesura probabilmente del 1829.
  • Il tema: il poeta si paragona a un passero che canta solo mentre tutto intorno è festa, ma scopre una differenza decisiva.
  • Perché si studia: unisce il paesaggio di Recanati, il tema della giovinezza perduta e il pensiero leopardiano sulla natura.

Contesto: Recanati, gli anni dei grandi idilli. Tempo di lettura: circa 14 minuti.

Il testo di Il passero solitario

D’in su la vetta della torre antica,
passero solitario, alla campagna
cantando vai finché non more il giorno;
ed erra l’armonia per questa valle.
Primavera d’intorno 5
brilla nell’aria, e per li campi esulta,
sí ch’a mirarla intenerisce il core.
Odi greggi belar, muggire armenti;
gli altri augelli contenti, a gara insieme
per lo libero ciel fan mille giri, 10
pur festeggiando il lor tempo migliore:
tu pensoso in disparte il tutto miri;
non compagni, non voli,
non ti cal d’allegria, schivi gli spassi;
canti, e cosí trapassi 15
dell’anno e di tua vita il piú bel fiore.

Oimè, quanto somiglia
al tuo costume il mio! Sollazzo e riso,
della novella etá dolce famiglia,
e te, german di giovinezza, amore, 20
sospiro acerbo de’ provetti giorni,
non curo, io non so come; anzi da loro
quasi fuggo lontano;
quasi romito, e strano
al mio loco natio, 25
passo del viver mio la primavera.
Questo giorno, ch’omai cede alla sera,
festeggiar si costuma al nostro borgo.
Odi per lo sereno un suon di squilla,
odi spesso un tonar di ferree canne, 30
che rimbomba lontan di villa in villa.
Tutta vestita a festa
la gioventú del loco
lascia le case, e per le vie si spande;
e mira ed è mirata, e in cor s’allegra. 35
Io, solitario in questa
rimota parte alla campagna uscendo,
ogni diletto e gioco
indugio in altro tempo; e intanto il guardo
steso nell’aria aprica 40
mi fère il sol, che tra lontani monti,
dopo il giorno sereno,
cadendo si dilegua, e par che dica
che la beata gioventú vien meno.

Tu, solingo augellin, venuto a sera 45
del viver che daranno a te le stelle,
certo del tuo costume
non ti dorrai; ché di natura è frutto
ogni vostra vaghezza.
A me, se di vecchiezza 50
la detestata soglia
evitar non impetro,
quando muti questi occhi all’altrui core,
e lor fia vòto il mondo, e il dí futuro
del dí presente piú noioso e tetro, 55
che parrá di tal voglia?
che di quest’anni miei? che di me stesso?
Ahi! pentirommi, e spesso,
ma sconsolato, volgerommi indietro.

Testo: Wikisource, Canti a cura di Alessandro Donati (Bari, Laterza, 1917), licenza CC BY-SA 4.0.

Parafrasi di Il passero solitario

Tieni il testo sott’occhio e apri una sequenza per volta: i numeri nel titolo rimandano ai versi.

Versi 1-4: il passero sulla torre

Dalla cima della vecchia torre, passero solitario, vai cantando verso la campagna finché il giorno non finisce, e la tua melodia si sparge per questa valle.

Parole e passaggi difficili. «D’in su la vetta» = dalla cima. La «torre antica» è il campanile della chiesa di Sant’Agostino a Recanati. «Alla campagna» va unito a «cantando»: il canto si diffonde verso la campagna. «Finché non more il giorno» riprende un’immagine di Dante (Purgatorio VIII, «il giorno pianger che si more»).

Versi 5-11: la primavera e gli altri uccelli

Tutt’intorno la primavera brilla nell’aria ed esulta nei campi, tanto che a guardarla il cuore si intenerisce. Senti belare le greggi e muggire le mandrie; gli altri uccelli, contenti, fanno a gara mille giri nel cielo aperto, pensando solo a festeggiare la stagione più bella.

Parole e passaggi difficili. «Armenti» sono le mandrie di buoi. «Pur festeggiando» = intenti soltanto a festeggiare. Il «tempo migliore» è la primavera, la stagione degli amori.

Versi 12-16: il passero in disparte

Tu invece, pensoso e in disparte, osservi ogni cosa. Non cerchi compagni né voli, non ti importa dell’allegria, eviti i divertimenti; ti limiti a cantare, e così lasci passare il fiore più bello dell’anno e della tua vita.

Parole e passaggi difficili. «Non compagni, non voli» è una frase senza verbo: sottintendi «non cerchi». «Non ti cal» = non ti importa. «Canti», messo così in apertura di verso, vuol dire «canti soltanto».

Versi 17-26: il poeta si riconosce nel passero

Ahimè, quanto somiglia il mio modo di vivere al tuo! Il divertimento e il riso, dolci compagni della giovinezza, e te, amore, fratello della giovinezza e rimpianto amaro dell’età matura, non li cerco, non so nemmeno io perché; anzi, quasi li fuggo. Quasi come un eremita, estraneo al mio paese natale, passo la primavera della mia vita.

Parole e passaggi difficili. «Famiglia» qui significa compagnia. «German di giovinezza» = fratello della giovinezza, nato insieme a lei. «Provetti giorni» sono gli anni avanzati. «Romito» = eremita; «strano» = estraneo.

Versi 27-35: la festa del paese

Questo giorno, che ormai lascia il posto alla sera, nel nostro borgo si usa festeggiarlo. Nel cielo sereno senti suonare una campana, senti spesso colpi di fucile che rimbombano lontano, da un casolare all’altro. Tutta vestita a festa, la gioventù del paese esce di casa e si sparge per le strade: guarda, si fa guardare e ha il cuore in festa.

Parole e passaggi difficili. La festa, secondo il Mestica citato da Marenduzzo e da Straccali, è quella di San Vito, protettore di Recanati, il 15 giugno. Straccali ricorda una lettera da Bologna al fratello Carlo, scritta proprio il 15 giugno: «Oggi è il nostro San Vito». «Squilla» = campana. Le «ferree canne» sono le canne dei fucili sparati per festa. «Villa» qui è il casale di campagna. «Borgo» è Recanati, nel senso di piccola città: Marenduzzo e Straccali, seguendo il Mestica, escludono che la parola sia spregiativa (anche Petrarca chiama «picciol borgo» Avignone). Il disprezzo arriva quando Leopardi scrive «borgo selvaggio», nelle Ricordanze.

Versi 36-44: il poeta solo e il tramonto

Io, uscendo da solo verso la campagna, in questo luogo appartato, rimando ogni piacere e ogni svago a un altro momento. E intanto il sole, che dopo la giornata serena tramonta e sparisce tra monti lontani, mi ferisce lo sguardo che si allunga nell’aria luminosa, e sembra dire che la giovinezza felice sta finendo.

Parole e passaggi difficili. «Indugio in altro tempo» = rimando a più tardi. «Aprica» = luminosa, piena di sole. «Mi fère» = mi ferisce: il soggetto è «il sol», il complemento è «il guardo». Il tramonto diventa il segno della giovinezza che se ne va.

Versi 45-49: la differenza: il passero non si pentirà

Tu, uccellino solitario, quando arriverai alla sera della vita che il destino ti concederà, non soffrirai certo per il tuo modo di vivere, perché ogni vostro desiderio è frutto della natura.

Parole e passaggi difficili. «Venuto a sera del viver» = giunto alla vecchiaia. «Le stelle» stanno per il destino, secondo l’idea antica che gli astri decidano la sorte. «Vaghezza» = desiderio, istinto. Il passero vive da solo per natura, senza scegliere: per questo non avrà rimpianti.

Versi 50-59: il rimpianto del poeta

Io invece, se non otterrò di evitare la soglia odiata della vecchiaia, quando i miei occhi non diranno più nulla al cuore degli altri, e il mondo sarà vuoto per loro, e il giorno dopo sarà più noioso e cupo di quello presente, che cosa penserò di questo mio desiderio di solitudine? Che cosa di questi miei anni? Che cosa di me stesso? Ah, me ne pentirò, e spesso mi volterò indietro, ma senza conforto.

Parole e passaggi difficili. «Evitar non impetro» = non ottengo, pur chiedendolo, di evitare: il poeta vorrebbe morire prima di invecchiare. «Muti all’altrui core» = incapaci di parlare al cuore degli altri. «Fia» = sarà. «Tal voglia» è la scelta di stare in disparte.

Da ricordare

  • La data è incerta: l’idea è del 1819, la stesura probabilmente del 1829. Il canto fu stampato per la prima volta solo nell’edizione napoletana del 1835, dove Leopardi lo mise in testa agli idilli.
  • Tre strofe di versi liberi, endecasillabi e settenari, di 16, 28 e 15 versi. Le rime sono poche, compensate da quelle al mezzo del verso: «contenti» (v. 9) rima con «armenti» del verso prima.
  • Tutto è costruito per confronti: il passero e gli altri uccelli, il poeta e i giovani del paese, il passero e il poeta.
  • La differenza finale è il cuore del testo: il passero vive solo per natura e non avrà rimpianti; l’uomo sceglie, sa di sbagliare e si pentirà.
  • La «torre antica» è il campanile di Sant’Agostino a Recanati; la festa è probabilmente quella di San Vito.

A che punto sei? Fai il quiz di verifica e controlla le soluzioni.

Il passero solitario: testo e parafrasi a fronte

A sinistra il testo, a destra la parafrasi degli stessi versi. Conviene leggere prima la colonna di sinistra ad alta voce, poi controllare a destra solo i punti in cui ci si è fermati.

TestoParafrasi
vv. 1-4
D’in su la vetta della torre antica,
passero solitario, alla campagna
cantando vai finché non more il giorno;
ed erra l’armonia per questa valle.
Dalla cima della vecchia torre, passero solitario, vai cantando verso la campagna finché il giorno muore, e la melodia si diffonde per questa valle.
vv. 5-16
Primavera d’intorno
brilla nell’aria, e per li campi esulta,
sì ch’a mirarla intenerisce il core.
Odi greggi belar, muggire armenti;
gli altri augelli contenti, a gara insieme
per lo libero ciel fan mille giri,
pur festeggiando il lor tempo migliore:
tu pensoso in disparte il tutto miri;
non compagni, non voli,
non ti cal d’allegria, schivi gli spassi;
canti, e così trapassi
dell’anno e di tua vita il più bel fiore.
Intorno la primavera brilla nell'aria ed esulta nei campi, tanto che guardarla commuove il cuore. Senti le greggi belare e le mandrie muggire; gli altri uccelli, contenti, fanno a gara mille giri nel cielo aperto, festeggiando la loro stagione migliore. Tu, pensieroso e in disparte, guardi tutto; non cerchi compagni né voli, non ti importa dell'allegria, eviti i divertimenti; canti, e così passi il fiore più bello dell'anno e della tua vita.
vv. 17-26
Oimè, quanto somiglia
al tuo costume il mio! Sollazzo e riso,
della novella età dolce famiglia,
e te, german di giovinezza, amore,
sospiro acerbo de’ provetti giorni,
non curo, io non so come; anzi da loro
quasi fuggo lontano;
quasi romito, e strano
al mio loco natio,
passo del viver mio la primavera.
Ahimè, quanto il mio modo di vivere somiglia al tuo! Il divertimento e il riso, dolce compagnia della giovinezza, e te, amore, fratello della giovinezza, rimpianto amaro dell'età matura, non li cerco, non so perché; anzi quasi ne fuggo lontano; quasi solitario ed estraneo al mio paese natale, passo la primavera della mia vita.
vv. 27-35
Questo giorno, ch’omai cede alla sera,
festeggiar si costuma al nostro borgo.
Odi per lo sereno un suon di squilla,
odi spesso un tonar di ferree canne,
che rimbomba lontan di villa in villa.
Tutta vestita a festa
la gioventù del loco
lascia le case, e per le vie si spande;
e mira ed è mirata, e in cor s’allegra.
Questo giorno, che ormai lascia il posto alla sera, al nostro paese si usa festeggiarlo. Senti nel cielo sereno il suono della campana, senti spesso spari di fucile che rimbombano lontano di casolare in casolare. I giovani del luogo, vestiti a festa, lasciano le case e si spargono per le strade; guardano e sono guardati, e sono felici.
vv. 36-44
Io, solitario in questa
rimota parte alla campagna uscendo,
ogni diletto e gioco
indugio in altro tempo; e intanto il guardo
steso nell’aria aprica
mi fère il sol, che tra lontani monti,
dopo il giorno sereno,
cadendo si dilegua, e par che dica
che la beata gioventù vien meno.
Io, uscendo da solo verso la campagna in questo luogo appartato, rimando ogni piacere e ogni gioco a un altro tempo; e intanto il mio sguardo, che spazia nell'aria luminosa, è ferito dal sole che, dopo la giornata serena, tramonta tra monti lontani e sembra dire che la giovinezza felice sta finendo.
vv. 45-49
Tu, solingo augellin, venuto a sera
del viver che daranno a te le stelle,
certo del tuo costume
non ti dorrai; ché di natura è frutto
ogni vostra vaghezza.
Tu, uccellino solitario, giunto alla sera della vita che il destino ti concederà, non ti pentirai certo del tuo modo di vivere, perché ogni vostro desiderio è frutto della natura.
vv. 50-59
A me, se di vecchiezza
la detestata soglia
evitar non impetro,
quando muti questi occhi all’altrui core,
e lor fia vòto il mondo, e il dì futuro
del dì presente più noioso e tetro,
che parrà di tal voglia?
che di quest’anni miei? che di me stesso?
Ahi! pentirommi, e spesso,
ma sconsolato, volgerommi indietro.
A me, se non otterrò di evitare la soglia odiosa della vecchiaia, quando questi occhi non diranno più nulla al cuore degli altri, e il mondo sarà vuoto per loro, e il giorno futuro sarà più noioso e cupo di quello presente, che cosa sembrerà questo mio desiderio di solitudine? Che cosa sembreranno questi miei anni? Che cosa io stesso? Ahi, me ne pentirò, e spesso, ma senza conforto, mi volterò indietro.

Il passero solitario: tabella delle figure retoriche

FiguraDoveChe cosa fa
Apostrofev. 2 «passero solitario»Il poeta parla all'uccello come a un compagno.
Anastrofev. 1 «D'in su la vetta della torre antica»Il complemento apre la poesia e mette subito in alto la scena.
Metaforav. 3 «finché non more il giorno»Il tramonto è la morte del giorno.
Personificazionevv. 5-6 «Primavera… brilla… esulta»La stagione si comporta come una persona felice.
Chiasmov. 8 «greggi belar, muggire armenti»Nome e verbo, verbo e nome: costruzione incrociata.
Metaforav. 16 «il più bel fiore»La giovinezza è il fiore della vita.
Similitudinevv. 17-18 «quanto somiglia / al tuo costume il mio»Il paragone tra passero e poeta regge tutta la poesia.
Anaforavv. 29-30 «Odi… odi»Il richiamo ai suoni della festa.
Poliptotov. 35 «e mira ed è mirata»Lo stesso verbo in forma attiva e passiva.
Personificazionevv. 41-44 «il sol… par che dica»Il sole che tramonta parla della fine della giovinezza.
Interrogative retorichevv. 56-57 «che parrà… che di me stesso?»Le domande senza risposta anticipano il rimpianto.

Testo secondo l’edizione di Wikisource, confrontato con una seconda edizione.

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Collegamenti utili

Analisi del testo per livelli

Il passero solitario è costruito su un confronto, e i livelli aiutano a vederlo con chiarezza.

Livello della forma

Tre strofe di endecasillabi e settenari liberamente alternati. La prima descrive il passero, la seconda il poeta, la terza mette a confronto i due destini.

Livello dello stile

Lessico pieno di luce e suoni: la primavera brilla, i campi esultano, le campane suonano. Il tono si fa più cupo verso la fine.

Livello delle idee

Il passero vive la solitudine per natura e non ne soffrirà. Il poeta la sceglie, ma da vecchio rimpiangerà la giovinezza non vissuta.

Livello del contesto

Il canto riflette la vita di Leopardi a Recanati, isolato dai coetanei e dalle loro feste, e il suo pensiero sulla natura che non consola.

Collegamenti per l’orale

  • Leopardi: la vita e le opere.
  • Letteratura: il Romanticismo e il tema della giovinezza.
  • Confronto: la festa e l’attesa nel Sabato del villaggio, la solitudine nell’Infinito.

Bibliografia essenziale

  • Giacomo Leopardi, Canti, a cura di Giuseppe e Domenico De Robertis, Mondadori, Milano 1978.
  • Luigi Blasucci, I tempi dei «Canti», Einaudi, Torino 1996.

Approfondimento: la differenza tra il passero e il poeta

Tutto il canto si regge su un paragone che sembra perfetto e poi si rompe. All’orale conviene spiegare con precisione dove si rompe.

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Fonti e approfondimenti

Glossario: parole da capire

Le parole e le espressioni che più spesso mettono in difficoltà, spiegate in breve. Tenetele sotto mano mentre rileggete il testo.

  • Idillio: breve componimento lirico in cui un paesaggio fa nascere una riflessione.
  • Squilla: campana.
  • Romito: solitario, come un eremita.
  • Borgo: piccolo paese, qui Recanati.

Quiz di verifica: Il passero solitario

Otto domande per controllare se avete fissato i punti essenziali. Rispondete senza guardare il testo, poi aprite le soluzioni.

  1. Dove canta il passero?

    A) Sulla vetta della torre antica   B) Su un albero del giardino   C) In un bosco

  2. Come sono costruite le strofe?

    A) Terzine a rima incatenata   B) Strofe libere di endecasillabi e settenari   C) Quartine di ottonari

  3. A che cosa si paragona il poeta?

    A) Ai giovani del borgo   B) Agli altri uccelli in festa   C) Al passero che canta da solo

  4. Quando nasce l’idea del canto?

    A) Nel 1819   B) Nel 1836   C) Nel 1798

  5. Che cosa fanno gli altri uccelli?

    A) Restano in disparte   B) Fanno mille giri nel cielo   C) Dormono

  6. Che cosa si sente nel borgo in festa?

    A) Il mare   B) Un suono di squilla e un tonar di ferree canne   C) Il silenzio

  7. Qual è la differenza decisiva tra poeta e passero?

    A) Il passero è più triste   B) Il passero segue la natura e non si pentirà   C) Il poeta non ama la primavera

  8. Dove apre il canto nei Canti?

    A) La serie degli idilli   B) La serie delle canzoni civili   C) Il ciclo di Aspasia

Soluzioni del quiz
  1. A) Sulla vetta della torre antica. «D’in su la vetta della torre antica».
  2. B) Strofe libere di endecasillabi e settenari. Senza schema fisso.
  3. C) Al passero che canta da solo. «Oimè, quanto somiglia al tuo costume il mio!».
  4. A) Nel 1819. La stesura è probabilmente del 1829.
  5. B) Fanno mille giri nel cielo. Festeggiano il loro tempo migliore.
  6. B) Un suono di squilla e un tonar di ferree canne. Campane e spari a salve.
  7. B) Il passero segue la natura e non si pentirà. Il poeta rimpiangerà la giovinezza.
  8. A) La serie degli idilli. Anche se è più tardo degli idilli.
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L'autore

Antonio Garofano

Insegno letteratura italiana e latina e ho creato Aula di Letteratura per dare una mano agli studenti che preparano un'interrogazione o la maturità: spiegazioni chiare, parafrasi, analisi e riassunti dei testi che si studiano davvero a scuola, da Francesco d'Assisi a Montale. Mi appassiona l'intelligenza artificiale e da tempo provo a capire come usarla bene nello studio dei classici: come un supporto per orientarsi, ripassare e farsi domande, mai come scorciatoia al posto della lettura. I testi vanno letti, con calma, magari ad alta voce. Il resto viene dopo, e qui cerco di renderlo un po' più semplice.

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