“Istituzioni” è una parola antica: nel latino dei giuristi e dei maestri di retorica, le institutiones erano i fondamenti di una disciplina, ciò che bisogna sapere prima di tutto. Le Institutiones di Gaio e di Giustiniano erano manuali di base del diritto romano; l’Institutio oratoria di Quintiliano era la formazione completa dell’oratore. Un esame di Istituzioni di storia della filosofia, quindi, non ti chiede di diventare specialista di un autore, ma di costruire le basi: conoscere i periodi, gli autori principali, il lessico tecnico, i generi in cui la filosofia è stata scritta, e imparare a leggere un testo filosofico.
L’esame si trova soprattutto al primo anno dei corsi di Filosofia, ma anche in Lettere, Scienze dell’educazione e Beni culturali, e vale di solito tra 6 e 12 crediti. Il programma comprende in genere un manuale che copre l’intera storia della filosofia occidentale o una sua parte, la lettura integrale di uno o due classici e talvolta un’introduzione al lessico. All’orale ti chiedono di esporre il pensiero degli autori, di definire i concetti e di commentare un passo del classico letto.
| Esame | Istituzioni di storia della filosofia |
|---|---|
| Corsi di laurea | Filosofia, Lettere, Scienze dell’educazione, Beni culturali |
| Crediti | di solito 6-12 CFU |
| SSD | PHIL-05/A (ex M-FIL/06, Storia della filosofia) |
| Prova | orale, spesso con lettura di un classico |
Programmi, docenti e appelli variano da ateneo ad ateneo: fa fede il sito della tua università.
Come usare questi appunti
Questa pagina è pensata come un attrezzo da lavoro, complementare a un manuale. Non ripete in dettaglio la storia della filosofia autore per autore (per questo trovi gli appunti di Storia della filosofia e di Storia della filosofia antica), ma ti dà gli strumenti di base: che cosa significa studiare la storia della filosofia, come si divide in periodi, quali sono i concetti chiave, come si legge un classico, come si prepara l’orale.
Un consiglio: tieni accanto al manuale un quaderno diviso in tre parti. Nella prima annota le date e gli autori, nella seconda il lessico con definizioni brevi, nella terza le domande che ti vengono leggendo. Alla fine del semestre quel quaderno sarà il tuo strumento di ripasso più efficace.
Che cos’è la storia della filosofia
Filosofia e storia della filosofia
La filosofia ha un rapporto particolare con la propria storia. Un fisico può fare ricerca senza leggere Newton; un filosofo difficilmente può fare filosofia senza leggere Platone, Aristotele, Kant. I problemi filosofici (che cosa esiste, che cosa possiamo conoscere, che cosa dobbiamo fare) non si risolvono una volta per tutte: vengono ripresi, riformulati, criticati. Studiare la storia della filosofia significa quindi entrare in una conversazione che dura da venticinque secoli.
Aristotele, nel primo libro della Metafisica, fa qualcosa di molto simile a ciò che fa un manuale di storia della filosofia: passa in rassegna le opinioni dei predecessori per capire quali cause abbiano individuato. La Metafisica si apre con una frase che è anche una buona definizione dell’impulso filosofico:
πάντες ἄνθρωποι τοῦ εἰδέναι ὀρέγονται φύσει (Arist. Met. 980a21)
Tutti gli uomini per natura desiderano sapere. Platone, nel Teeteto, indica l’origine della filosofia nella meraviglia:
μάλα γὰρ φιλοσόφου τοῦτο τὸ πάθος, τὸ θαυμάζειν: οὐ γὰρ ἄλλη ἀρχὴ φιλοσοφίας ἢ αὕτη (Plat. Theaet. 155d)
Questo stato d’animo, la meraviglia, è proprio del filosofo, e la filosofia non ha altro principio che questo.
La storiografia filosofica
Anche la storia della filosofia ha una storia. Nell’antichità la scrivono i dossografi, che raccolgono le opinioni dei filosofi per argomenti (sulla scia di Teofrasto, allievo di Aristotele), e i biografi, come Diogene Laerzio (III secolo d.C.), autore delle Vite dei filosofi, ordinate per scuole. Nel Rinascimento e nel Seicento nascono le prime storie generali; nel Settecento Johann Jakob Brucker pubblica la Historia critica philosophiae (1742-1744), la prima grande storia sistematica, che influenza l’Encyclopédie.
Con Hegel, nelle Lezioni sulla storia della filosofia (pubblicate postume), la storia della filosofia diventa parte della filosofia stessa: ogni sistema è un momento necessario dello sviluppo dello Spirito, e la storia della filosofia è il cammino della ragione verso la piena consapevolezza di sé. Contro questa visione, l’Ottocento positivista e filologico sviluppa una storia della filosofia attenta ai testi, alle fonti e ai contesti (Eduard Zeller per la filosofia greca, Wilhelm Windelband con una storia organizzata per problemi). Nel Novecento, in Italia, Eugenio Garin ha insistito sul legame tra filosofia e storia della cultura, studiando l’Umanesimo e il Rinascimento come epoche di rinnovamento civile; nel mondo anglosassone si discute se la storia della filosofia debba ricostruire gli argomenti degli autori come se fossero nostri contemporanei (ricostruzione razionale) o comprenderli nel loro contesto storico (ricostruzione storica). Il dibattito tra queste due prospettive, formulato con chiarezza da Richard Rorty in un saggio del 1984, è un buon tema da conoscere.
Testo, contesto, problema
Ogni lettura storica di un filosofo tiene insieme tre elementi. Il testo: che cosa dice esattamente l’autore, in quale opera, con quali parole. Il contesto: in quale situazione storica, politica, culturale e scientifica scrive, con chi polemizza, per quale pubblico. Il problema: quale domanda cerca di risolvere, e perché quella domanda ci riguarda ancora. Un’esposizione che dimentica il testo diventa generica; una che dimentica il contesto rischia l’anacronismo; una che dimentica il problema diventa erudizione senza senso. All’orale cerca sempre di toccare tutti e tre.
La periodizzazione
Le grandi epoche
La storia della filosofia occidentale si divide tradizionalmente in quattro grandi epoche:
- filosofia antica: dal VI secolo a.C. (Talete) al VI secolo d.C. (chiusura della scuola neoplatonica di Atene nel 529);
- filosofia medievale: dalla patristica (Agostino, IV-V secolo) alla crisi della scolastica (Ockham, XIV secolo);
- filosofia moderna: dall’Umanesimo e dalla rivoluzione scientifica a Hegel, con Descartes come inizio convenzionale della filosofia moderna in senso stretto;
- filosofia contemporanea: dalla crisi dell’hegelismo, a metà Ottocento, a oggi.
Ogni periodizzazione è una convenzione, e le date di passaggio sono discusse: per esempio, è il Rinascimento ancora medievale o già moderno? Conviene usare i periodi come strumenti di orientamento, non come compartimenti chiusi.
La filosofia antica in sintesi
La filosofia antica nasce nelle colonie greche dell’Asia Minore con la ricerca di un principio (archḗ) della natura: i Milesi, Pitagora, Eraclito, Parmenide, i pluralisti, gli atomisti. Nel V secolo, ad Atene, l’attenzione si sposta sull’uomo e sulla città con i sofisti e con Socrate, che nell’Apologia di Platone afferma:
ὁ δὲ ἀνεξέταστος βίος οὐ βιωτὸς ἀνθρώπῳ (Plat. Apol. 38a)
La vita senza ricerca non è degna di essere vissuta dall’uomo. Seguono i grandi sistemi di Platone (teoria delle idee) e di Aristotele (sostanza, potenza e atto, logica, etica delle virtù), poi le scuole ellenistiche (epicureismo, stoicismo, scetticismo) centrate sulla serenità individuale, e infine il neoplatonismo di Plotino.
La filosofia medievale in sintesi
La filosofia medievale è dominata dal rapporto tra ragione e fede. Agostino unisce platonismo e cristianesimo; Boezio trasmette la logica aristotelica; la scolastica (Anselmo, Abelardo, Tommaso d’Aquino) usa la ragione per comprendere e difendere la fede, nel quadro delle università. Il contributo dei filosofi arabi ed ebrei (Avicenna, Averroè, Maimonide) è decisivo per la riscoperta di Aristotele. Con Duns Scoto e Ockham si apre una crisi che separa progressivamente filosofia e teologia.
La filosofia moderna in sintesi
La filosofia moderna nasce dall’incontro tra la riscoperta dell’antico (Umanesimo), la nuova scienza (Galileo, Bacone, Newton) e la crisi dell’autorità religiosa. Al centro c’è il problema della conoscenza: i razionalisti (Descartes, Spinoza, Leibniz) la fondano sulla ragione, gli empiristi (Locke, Berkeley, Hume) sull’esperienza, e Kant tenta una sintesi critica. Accanto, la filosofia politica moderna (Machiavelli, Hobbes, Locke, Rousseau) ripensa la legittimità del potere. Il percorso culmina nell’idealismo tedesco e in Hegel.
La filosofia contemporanea in sintesi
Dopo Hegel la filosofia si frammenta in molte direzioni: critica della religione e della società (Feuerbach, Marx), irrazionalismo ed esistenza (Schopenhauer, Kierkegaard, Nietzsche), positivismo (Comte), e nel Novecento fenomenologia (Husserl, Heidegger), esistenzialismo (Sartre), filosofia analitica (Frege, Russell, Wittgenstein), epistemologia (Popper, Kuhn), teoria critica (Adorno, Horkheimer, Habermas), ermeneutica (Gadamer, Ricœur), filosofia politica (Arendt, Rawls). La distinzione tra filosofia “analitica” e “continentale” ha segnato il secondo Novecento, anche se oggi è sempre più sfumata.
Cosa ti chiedono all’orale (storia e periodi)
Perché la filosofia ha bisogno della propria storia? Perché i suoi problemi non si risolvono una volta per tutte, ma vengono ripresi e riformulati: fare filosofia significa entrare in dialogo con chi ci ha preceduto.
Chi scrisse la prima grande storia sistematica della filosofia? Johann Jakob Brucker, con la Historia critica philosophiae (1742-1744); prima di lui c’erano dossografie e biografie come quelle di Diogene Laerzio.
Come concepisce Hegel la storia della filosofia? Come sviluppo necessario della ragione, in cui ogni sistema è un momento del cammino dello Spirito verso la consapevolezza di sé.
Che differenza c’è tra ricostruzione razionale e ricostruzione storica? La prima tratta gli argomenti dei filosofi come contributi a un dibattito attuale; la seconda li comprende nel loro contesto. Rorty ne ha discusso in un saggio del 1984.
Quali sono le quattro epoche della filosofia occidentale? Antica, medievale, moderna e contemporanea, con confini convenzionali e discussi.
Il lessico della filosofia
Il lessico filosofico è il primo ostacolo e il primo strumento. Molte parole che usiamo ogni giorno (idea, sostanza, soggetto, oggetto, natura) hanno in filosofia un significato tecnico, che cambia da un autore all’altro. Qui trovi i concetti di base, con l’origine e l’autore di riferimento.
Essere e realtà
- Ontologia: lo studio dell’essere in quanto tale. Il termine è moderno (XVII secolo), ma il problema risale a Parmenide e Aristotele.
- Metafisica: in origine il titolo dato da Andronico di Rodi ai libri di Aristotele che venivano “dopo la fisica”; poi la disciplina che studia i principi primi, Dio, l’anima, il mondo come totalità.
- Sostanza (greco ousía, latino substantia): ciò che esiste in sé e non in altro, sostrato delle qualità. Per Aristotele l’individuo concreto o la forma; per Descartes ciò che non ha bisogno d’altro per esistere; per Spinoza solo Dio.
- Essenza ed esistenza: che cosa una cosa è e il fatto che sia. Tommaso le distingue in tutte le creature e le identifica solo in Dio; Sartre afferma che nell’uomo l’esistenza precede l’essenza.
- Accidente: ciò che appartiene a una sostanza senza farne parte essenziale (il colore della pelle di Socrate rispetto al suo essere uomo).
- Potenza e atto: per Aristotele la possibilità di essere qualcosa e la sua realizzazione.
- Immanente e trascendente: ciò che resta all’interno di una realtà e ciò che la oltrepassa. Il Dio di Spinoza è immanente alla natura; il Dio della tradizione cristiana è trascendente.
- Monismo, dualismo, pluralismo: le dottrine che riconducono la realtà a uno, a due o a molti principi.
Conoscenza
- Gnoseologia o epistemologia: la teoria della conoscenza. In italiano “epistemologia” indica spesso più precisamente la filosofia della scienza.
- A priori e a posteriori: conoscenze indipendenti dall’esperienza (le verità matematiche, secondo molti) o derivate dall’esperienza.
- Analitico e sintetico: in Kant, un giudizio analitico esplicita ciò che è già contenuto nel soggetto (“i corpi sono estesi”), uno sintetico aggiunge qualcosa di nuovo (“i corpi sono pesanti”). Il problema della Critica della ragion pura è come siano possibili giudizi sintetici a priori.
- Razionalismo ed empirismo: la tesi che la fonte principale della conoscenza sia la ragione, o l’esperienza.
- Idee innate: idee presenti nella mente prima di ogni esperienza; ammesse da Descartes, negate da Locke.
- Scetticismo: la posizione che dubita della possibilità di una conoscenza certa.
- Trascendentale: in Kant, ciò che riguarda le condizioni di possibilità della conoscenza, non gli oggetti stessi.
- Fenomeno e noumeno: in Kant, la cosa come ci appare e la cosa in sé, pensabile ma non conoscibile.
Logica e argomentazione
- Deduzione: ragionamento in cui la conclusione segue necessariamente dalle premesse.
- Induzione: ragionamento che dal particolare risale al generale, con una conclusione solo probabile; Hume ne mette in discussione il fondamento.
- Sillogismo: in Aristotele, ragionamento con due premesse e una conclusione.
- Principio di non contraddizione: è impossibile che la stessa cosa sia e non sia, nello stesso tempo e sotto lo stesso rispetto.
- Aporia: difficoltà, vicolo cieco del ragionamento; tipica dei dialoghi socratici.
- Dialettica: in Platone l’arte del dialogo che conduce alle idee; in Aristotele il ragionamento da premesse probabili; in Hegel il movimento della realtà attraverso la contraddizione.
- Argomento per assurdo (reductio ad absurdum): si dimostra una tesi mostrando che la sua negazione porta a una contraddizione. Lo usano Zenone, Socrate, i matematici.
Etica e politica
- Etica: la riflessione sul bene e sull’agire; da êthos, costume, carattere.
- Eudemonismo: etica che pone il fine dell’azione nella felicità (Aristotele, gli ellenistici).
- Deontologia: etica del dovere, come quella di Kant, in cui il valore dell’azione dipende dalla regola, non dalle conseguenze.
- Utilitarismo: etica che giudica le azioni dalle conseguenze, cercando la massima felicità per il maggior numero (Bentham, Mill).
- Libero arbitrio e determinismo: la capacità di scegliere e la tesi che tutto sia determinato da cause.
- Giusnaturalismo: la dottrina dei diritti naturali, precedenti allo Stato (Locke).
- Contrattualismo: la tesi che lo Stato nasca da un patto (Hobbes, Locke, Rousseau, e nel Novecento Rawls).
Soggetto e storia
- Soggetto e oggetto: chi conosce e ciò che è conosciuto. Nel latino medievale subiectum indicava il sostrato, quasi il contrario del senso moderno.
- Coscienza e autocoscienza: la consapevolezza del mondo e di sé.
- Alienazione: in Hegel e in Marx, il diventare estraneo a sé stesso.
- Storicismo: la tesi che ogni realtà umana vada compresa nella sua storicità.
- Nichilismo: in Nietzsche, la svalutazione dei valori supremi.
- Ermeneutica: la teoria dell’interpretazione, dall’esegesi biblica a Schleiermacher, Dilthey, Gadamer.
Come usare il lessico
All’orale la precisione lessicale conta moltissimo. Quando usi un termine tecnico, chiediti sempre “in quale autore?”. “Idea” non significa la stessa cosa in Platone (realtà intelligibile), in Descartes (contenuto della mente), in Locke (qualunque oggetto del pensiero) e in Kant (concetto della ragione senza oggetto corrispondente nell’esperienza). Un buon esercizio è costruire, per i dieci termini più importanti del tuo programma, una tabella con le definizioni nei diversi autori.
I generi della scrittura filosofica
La filosofia non si è scritta sempre nello stesso modo. Il genere letterario influenza il contenuto, e riconoscerlo ti aiuta a leggere.
Il poema
I primi filosofi scrivono spesso in versi: Parmenide ed Empedocle compongono poemi in esametri, sulla scia di Omero ed Esiodo. A Roma Lucrezio espone la filosofia di Epicuro nel De rerum natura. La forma poetica dà alla dottrina autorità e memorabilità.
Il dialogo
Il dialogo è la forma di Platone: la filosofia appare come ricerca comune, domanda e risposta, con personaggi, ambientazione, ironia. Nei dialoghi platonici l’autore non parla mai in prima persona, e questo rende difficile stabilire che cosa pensasse davvero. Il dialogo è ripreso da Cicerone, da Agostino, nel Rinascimento (Galileo nel Dialogo sopra i due massimi sistemi, Bruno), da Berkeley e da Hume (Dialoghi sulla religione naturale).
Il trattato
Il trattato espone una dottrina in modo sistematico. Gli scritti di Aristotele che ci sono giunti sono trattati, nati come materiale di scuola. Il trattato diventa la forma dominante nella filosofia moderna: il Trattato sulla natura umana di Hume, il Trattato teologico-politico di Spinoza, le tre Critiche di Kant. Una variante è l’esposizione secondo l’ordine geometrico, con definizioni, assiomi, proposizioni e dimostrazioni, usata da Spinoza nell’Etica.
Il commento e la quaestio
Nel medioevo la filosofia si fa soprattutto commentando testi autorevoli (Aristotele, la Bibbia, le Sentenze di Pietro Lombardo). La forma tipica dell’insegnamento universitario è la quaestio: si pone una domanda (“se Dio esista”), si elencano gli argomenti contrari, si cita un’autorità a favore (“in senso contrario”), si dà la risposta del maestro e infine si risponde alle obiezioni iniziali. La Summa theologiae di Tommaso è costruita interamente così. Conoscere questa struttura è indispensabile per leggere un testo scolastico.
La meditazione, il saggio, la lettera
Descartes sceglie la forma delle meditazioni, sei giornate di riflessione in prima persona, che coinvolgono il lettore in un percorso personale. Montaigne inventa il saggio, un tentativo libero, personale, non sistematico. La lettera è la forma di Epicuro, di Seneca nelle Lettere a Lucilio, e di molte discussioni filosofiche moderne (il carteggio tra Leibniz e Clarke, le lettere di Spinoza).
L’aforisma e il frammento
Nietzsche scrive spesso per aforismi, brevi testi fulminanti che rifiutano il sistema. Wittgenstein, nel Tractatus, numera le proposizioni secondo una struttura gerarchica; nelle Ricerche filosofiche procede per osservazioni. Pascal lascia i Pensieri, frammenti di un’opera mai completata. La forma frammentaria esprime una diffidenza verso la pretesa di un sapere completo.
Il sistema e l’enciclopedia
Hegel organizza il proprio pensiero in un sistema esposto nell’Enciclopedia delle scienze filosofiche, dove ogni parte trova il suo posto in un tutto. L’Encyclopédie di Diderot e d’Alembert, invece, è un’opera collettiva ordinata alfabeticamente, che vuole diffondere il sapere. Nel Novecento l’articolo scientifico, breve e specialistico, diventa la forma dominante nella filosofia analitica.
Cosa ti chiedono all’orale (lessico e generi)
Che differenza c’è tra giudizio analitico e sintetico? In Kant, l’analitico esplicita ciò che è già contenuto nel concetto del soggetto, il sintetico aggiunge un’informazione nuova; il problema della prima Critica è la possibilità dei giudizi sintetici a priori.
Che cosa significa trascendentale in Kant? Ciò che riguarda le condizioni di possibilità della conoscenza, non gli oggetti conosciuti.
Com’è costruita una quaestio scolastica? Domanda, argomenti contrari, autorità in senso opposto, risposta del maestro, replica alle obiezioni.
Perché Platone scrive dialoghi? Perché la filosofia è per lui ricerca comune attraverso domanda e risposta, sul modello di Socrate; la forma dialogica rende però difficile attribuirgli direttamente le tesi dei personaggi.
Che cosa significa “secondo l’ordine geometrico”? Un’esposizione per definizioni, assiomi, proposizioni e dimostrazioni, come nell’Etica di Spinoza.
Come si legge un classico
Prima della lettura
Prima di aprire un classico, informati sul contesto: quando è stato scritto, in quale fase della vita dell’autore, contro chi polemizza, come è strutturato. Leggi l’introduzione dell’edizione che usi, ma non lasciare che sostituisca il testo. Scegli un’edizione con testo affidabile, buone note e possibilmente testo originale a fronte: anche se non conosci il greco o il tedesco, poter controllare una parola chiave è prezioso.
Durante la lettura
Leggi con una matita in mano. Per ogni capitolo o sezione annota in margine la tesi principale in una frase. Sottolinea le definizioni e i passaggi argomentativi (“dunque”, “ne segue”, “ma”, “infatti”). Segna con un punto interrogativo ciò che non capisci, e torna sui passi difficili dopo aver letto il resto: spesso un concetto si chiarisce più avanti. Non cercare di ricordare tutto: cerca di capire la struttura.
Ricostruire un argomento
Il cuore della lettura filosofica è la ricostruzione degli argomenti. Prova a scrivere un argomento come una sequenza numerata di premesse e conclusione. Per esempio, il “penso dunque sono” di Descartes si può ricostruire così: 1) posso dubitare di tutto ciò che credo di sapere; 2) per dubitare devo pensare; 3) per pensare devo esistere; 4) quindi, finché dubito, esisto come cosa che pensa. Poi chiediti: le premesse sono vere? La conclusione segue davvero? Quali obiezioni sono state fatte? (Per esempio: il pensiero dimostra l’esistenza di un “io”, o solo che “c’è pensiero”?) Questo esercizio, ripetuto, ti renderà sicuro all’orale.
Dopo la lettura
Scrivi un riassunto di una o due pagine, organizzato per tesi e argomenti, non per capitoli. Poi scegli tre passi che ti sembrano centrali e preparati a commentarli: sono quasi sempre quelli che il docente ti proporrà. Infine leggi uno o due saggi critici sul classico, per conoscere le principali interpretazioni.
Come si citano i classici
Nei manuali e nei saggi i classici si citano con sistemi standard, indipendenti dall’edizione. Conoscerli ti permette di ritrovare un passo in qualunque traduzione.
- Platone: si cita con la numerazione di Stephanus, cioè le pagine e le sezioni (a-e) dell’edizione di Henri Estienne del 1578. “Apologia 38a” indica la pagina 38, sezione a.
- Aristotele: si cita con la numerazione di Bekker, cioè pagina, colonna (a o b) e riga dell’edizione berlinese di Immanuel Bekker (1831). “Metafisica 980a21″ indica pagina 980, colonna a, riga 21.
- Presocratici: con la numerazione Diels-Kranz (DK), autore, tipo (A testimonianza, B frammento) e numero.
- Agostino e Tommaso: per libro, capitolo, paragrafo; la Summa theologiae per parte, questione e articolo (per esempio I, q. 2, a. 3 per le cinque vie).
- Descartes: con l’edizione Adam-Tannery (AT), volume e pagina.
- Kant: con l’edizione dell’Accademia delle Scienze di Berlino (Ak), volume e pagina; la Critica della ragion pura con la paginazione delle due edizioni originali, A (1781) e B (1787).
- Hegel, Nietzsche, Wittgenstein: secondo le edizioni critiche di riferimento, o per paragrafi e aforismi numerati.
I classici più assegnati
Ecco alcune schede sui classici che compaiono più spesso nei programmi di Istituzioni.
Platone, Apologia di Socrate
È il discorso di difesa di Socrate al processo del 399 a.C., riscritto da Platone. Socrate risponde alle accuse di empietà e di corruzione dei giovani, racconta il responso dell’oracolo di Delfi e la sua missione di interrogare i concittadini, e spiega che la sua sapienza consiste nel sapere di non sapere. Condannato, non chiede pietà e rifiuta di smettere di filosofare. È un testo breve, ideale per entrare nella filosofia: pone il problema del rapporto tra il filosofo e la città, tra coscienza e legge, e contiene la celebre frase sulla vita senza ricerca. Spesso viene letto insieme al Critone e al Fedone.
Platone, Fedone
Il dialogo racconta l’ultimo giorno di Socrate in carcere, fino alla cicuta. Con i discepoli Simmia e Cebete, pitagorici, Socrate discute l’immortalità dell’anima e spiega perché il filosofo non teme la morte: la filosofia è “esercizio di morire”, cioè di separare l’anima dal corpo per conoscere le realtà in sé. Gli argomenti principali sono quattro: dei contrari (la vita nasce dalla morte come la morte dalla vita), della reminiscenza, dell’affinità (l’anima è simile alle idee, invisibili e immutabili) e infine quello fondato sull’idea di vita, che l’anima porta con sé e non può accogliere il suo contrario. Il dialogo contiene anche la “seconda navigazione”, il racconto con cui Socrate spiega il passaggio dalle cause fisiche alle idee. La scena finale della morte è una delle pagine più celebri della letteratura greca.
Hume, Ricerca sull’intelletto umano
Pubblicata nel 1748, la Ricerca rielabora in forma più accessibile la prima parte del Trattato sulla natura umana. Hume distingue impressioni (percezioni vivaci) e idee (copie più deboli delle impressioni), e le relazioni di idee (matematica) dalle questioni di fatto. Tutti i ragionamenti sulle questioni di fatto si fondano sulla relazione di causa ed effetto, ma questa non si conosce a priori: nasce dall’esperienza di una congiunzione costante, e la necessità che le attribuiamo è un prodotto dell’abitudine. Hume ne trae uno scetticismo moderato, che invita alla prudenza intellettuale. La sezione sui miracoli e quella finale, che invita a dare alle fiamme i libri di metafisica scolastica che non contengono né ragionamenti matematici né ragionamenti sperimentali, sono tra le più discusse. Kant dirà che Hume lo risvegliò dal “sonno dogmatico”.
Aristotele, Etica Nicomachea
Il trattato, in dieci libri, parte dalla domanda sul fine dell’agire umano: tutti cercano la felicità, ma in che cosa consiste? Aristotele risponde che la felicità è l’attività dell’anima secondo virtù, in una vita compiuta. Distingue virtù etiche (giusto mezzo tra eccessi, acquisite con l’abitudine) e dianoetiche (dell’intelletto), dedica il libro V alla giustizia, il VI alla saggezza pratica, l’VIII e il IX all’amicizia, e il X alla vita contemplativa come forma più alta di felicità. All’orale ti chiederanno quasi sempre la definizione di virtù e il rapporto tra virtù etiche e phrónēsis.
Descartes, Discorso sul metodo
Pubblicato nel 1637 in francese, come prefazione a tre saggi scientifici, il Discorso è insieme un’autobiografia intellettuale e un manifesto. Descartes racconta la delusione per il sapere ricevuto a scuola, formula quattro regole del metodo (evidenza, analisi, sintesi, enumerazione), propone una morale provvisoria e, nella quarta parte, espone il dubbio, il cogito e le prove dell’esistenza di Dio. È più accessibile delle Meditazioni e per questo spesso scelto al primo anno.
Kant, Che cos’è l’Illuminismo?
Breve articolo del 1784, pubblicato nella Berlinische Monatsschrift. Kant definisce l’Illuminismo come l’uscita dell’uomo dallo stato di minorità che deve imputare a sé stesso: l’incapacità di servirsi del proprio intelletto senza la direzione di un altro, dovuta non a mancanza di intelligenza ma a mancanza di decisione e di coraggio. Il motto dei Lumi, scrive, è:
Sapere aude! Habe Muth dich deines eigenen Verstandes zu bedienen!
Abbi il coraggio di servirti del tuo proprio intelletto. Kant distingue poi l’uso pubblico della ragione, che deve essere libero, dall’uso privato, legato a un ufficio o a una carica. Il testo è ideale per un primo incontro con Kant, e per discutere il rapporto tra libertà di pensiero e autorità.
Kant, Fondazione della metafisica dei costumi
Pubblicata nel 1785, è l’introduzione più leggibile all’etica kantiana. Kant parte dall’idea che solo la buona volontà è buona senza limitazioni, e che un’azione ha valore morale solo se compiuta per dovere. Formula l’imperativo categorico, distinto dagli imperativi ipotetici (che comandano un mezzo in vista di un fine), in diverse formule: agisci secondo una massima che tu possa volere come legge universale; tratta l’umanità, in te e negli altri, sempre anche come fine e mai solo come mezzo; agisci come membro di un regno dei fini. Al centro c’è l’autonomia: la volontà morale dà legge a sé stessa.
Nietzsche, Genealogia della morale
Pubblicata nel 1887, in tre dissertazioni, la Genealogia indaga l’origine dei valori morali. Nietzsche distingue una morale dei signori, che chiama “buono” ciò che è nobile e forte, e una morale degli schiavi, nata dal risentimento, che chiama “buono” il debole e “malvagio” il forte. Analizza poi la nascita della coscienza morale e del senso di colpa dal rapporto tra creditore e debitore, e infine il significato degli ideali ascetici. È un testo che mostra il metodo genealogico: comprendere un valore significa ricostruirne la storia, spesso poco nobile.
Gli strumenti
Per studiare la storia della filosofia hai a disposizione strumenti preziosi: il Dizionario di filosofia di Nicola Abbagnano, per il lessico; l’Enciclopedia filosofica (Bompiani); in inglese la Stanford Encyclopedia of Philosophy, consultabile gratuitamente online, con voci scritte da specialisti e aggiornate. Per i testi, molte opere classiche sono disponibili in rete nelle lingue originali (Perseus per i greci e i latini, Wikisource, i progetti delle edizioni critiche). Quando consulti una voce enciclopedica, guarda sempre la bibliografia finale: ti indica gli studi di riferimento e le edizioni più affidabili, e ti aiuta a orientarti se devi preparare una tesina, una relazione scritta o un approfondimento per l’orale, anche su un singolo autore del programma. Usa questi strumenti per verificare, non per sostituire la lettura del manuale e del classico.
Le grandi domande
Un modo efficace per ripassare è attraversare la storia della filosofia seguendo alcune domande. Eccone cinque, con le tappe principali.
Che cosa c’è?
I presocratici cercano un principio unico della natura (acqua, aria, illimitato, numero, atomi). Parmenide nega il divenire; Platone distingue mondo sensibile e mondo delle idee; Aristotele riporta le forme nelle cose. Nel medioevo la domanda diventa quella sul rapporto tra Dio e le creature e sugli universali. Descartes divide la realtà in pensiero ed estensione, Spinoza la riunifica in una sola sostanza, Leibniz la moltiplica in infinite monadi. Kant sostiene che possiamo conoscere solo i fenomeni. Nel Novecento Heidegger riapre la “questione dell’essere”, mentre i neopositivisti considerano la metafisica priva di senso.
Come conosciamo?
Platone distingue opinione e scienza; Aristotele mostra come dai dati dei sensi si arrivi ai concetti universali; gli scettici dubitano di entrambi. I moderni fanno della conoscenza il problema centrale: razionalisti contro empiristi, fino alla sintesi di Kant. Nel Novecento il problema diventa quello della conoscenza scientifica: verificazione (Circolo di Vienna), falsificazione (Popper), paradigmi e rivoluzioni scientifiche (Kuhn).
Chi sono io?
Per Platone l’io è l’anima immortale, per Aristotele la forma del corpo vivente. Agostino scopre l’interiorità e la memoria; Descartes fa del soggetto pensante il fondamento del sapere; Locke lega l’identità personale alla memoria; Hume riduce l’io a un fascio di percezioni; Kant parla di un “io penso” che accompagna tutte le rappresentazioni. Marx, Nietzsche e Freud mostrano che il soggetto è condizionato da forze che non controlla.
Come devo vivere?
Socrate identifica virtù e conoscenza; Aristotele lega la virtù alla felicità; epicurei e stoici cercano la serenità; la morale cristiana pone il fine nell’amore di Dio e del prossimo. Nell’età moderna Kant fonda la morale sul dovere, gli utilitaristi sulle conseguenze; Nietzsche mette in discussione i valori stessi; Sartre fa della libertà responsabile il centro dell’esistenza.
Che cosa rende giusto il potere?
Per Platone il governo dei sapienti, per Aristotele una costituzione orientata al bene comune. Nel medioevo il potere viene da Dio; Machiavelli lo studia come tecnica autonoma dalla morale; Hobbes, Locke e Rousseau lo fondano su un contratto; Hegel sullo Stato come realizzazione dell’eticità; Marx lo vede come strumento di dominio di classe. Nel Novecento Arendt studia il totalitarismo, Rawls ripensa la giustizia come equità.
La filosofia in Italia
Molti programmi italiani dedicano attenzione anche alla tradizione filosofica del nostro paese. Nel medioevo Tommaso d’Aquino e Bonaventura da Bagnoregio, nel Rinascimento Marsilio Ficino, Pico della Mirandola, Pietro Pomponazzi, Bernardino Telesio, Giordano Bruno e Tommaso Campanella, nell’età moderna Galileo e Giambattista Vico, nell’Ottocento Antonio Rosmini e Vincenzo Gioberti, nel Novecento Benedetto Croce, Giovanni Gentile e Antonio Gramsci. Vico, con la Scienza nuova, sostiene contro Descartes che l’uomo può conoscere con certezza ciò che ha fatto egli stesso, cioè la storia, e propone una teoria del corso e ricorso delle nazioni. Croce e Gentile, nel primo Novecento, rinnovano l’idealismo hegeliano e dominano la cultura italiana; Gramsci, nei Quaderni del carcere, ripensa il marxismo attraverso il concetto di egemonia culturale. Nel secondo Novecento la filosofia italiana si apre alle correnti internazionali, dalla fenomenologia alla filosofia analitica, con figure come Norberto Bobbio, Enzo Paci, Luigi Pareyson, Umberto Eco, Gianni Vattimo.
La filosofia e le altre discipline
Per secoli “filosofia” ha indicato l’insieme del sapere razionale: la fisica di Newton si intitolava Philosophiae naturalis principia mathematica. Dal Seicento in poi le scienze si sono progressivamente rese autonome: prima la fisica, poi la chimica, la biologia, nell’Ottocento la psicologia e la sociologia. La filosofia ha mantenuto il compito di riflettere sui fondamenti, sui concetti e sui valori di questi saperi. Per questo esistono la filosofia della scienza, del linguaggio, della mente, del diritto, della politica, l’estetica, la filosofia della religione. Se studi Lettere, ti interesseranno soprattutto i rapporti tra filosofia e letteratura (Platone e i poeti, l’estetica, l’ermeneutica); se studi Scienze dell’educazione, i rapporti tra filosofia e pedagogia (Rousseau, Dewey).
Come preparare l’esame
Il programma tipo
I programmi di Istituzioni variano molto. Alcuni coprono l’intera storia della filosofia in un semestre con un manuale di base; altri si concentrano su un periodo (dall’antichità a Descartes, o da Descartes a Kant). Quasi sempre è prevista la lettura di uno o due classici, scelti tra quelli presentati sopra o tra altri testi brevi (il Fedone, il Proslogion, le Meditazioni, l’Indagine sull’intelletto umano di Hume).
Un piano in otto settimane
- Settimana 1: introduzione, storiografia filosofica, periodizzazione; inizio della lettura del classico.
- Settimana 2: filosofia antica fino a Socrate.
- Settimana 3: Platone, Aristotele, scuole ellenistiche.
- Settimana 4: filosofia medievale.
- Settimana 5: Umanesimo, rivoluzione scientifica, Descartes e i razionalisti.
- Settimana 6: empiristi, filosofia politica moderna, Illuminismo, Kant.
- Settimana 7: Hegel e la filosofia contemporanea.
- Settimana 8: ripasso del lessico e delle cinque domande, commento dei passi del classico.
Un’ultima indicazione pratica riguarda il tempo. Dedica al classico almeno un terzo dello studio complessivo: è la parte che distingue una preparazione superficiale da una solida. E lascia gli ultimi tre giorni al solo ripasso, senza aggiungere argomenti nuovi, rileggendo il quaderno di lessico e le schede di confronto. La sera prima dell’esame, invece di studiare ancora, ripeti a voce alta le risposte alle domande principali e poi riposati: la lucidità conta quanto la memoria, soprattutto in un esame che premia il ragionamento più dell’accumulo di nozioni.
Errori da evitare
Non ridurre gli autori a formule. Non usare i termini tecnici in modo vago. Non confondere i periodi e le scuole. Non studiare il classico solo dal riassunto del manuale: il docente se ne accorge subito. E non avere paura di dire “su questo punto gli interpreti sono divisi”: è una risposta seria, se sai spiegare le posizioni in campo.
Tre esercizi utili
Il primo esercizio è la definizione in tre righe: scegli un concetto (sostanza, cogito, imperativo categorico) e prova a definirlo in tre righe, citando l’autore e l’opera. Se non ci riesci, non l’hai ancora capito. Il secondo è il confronto a coppie: prendi due autori che rispondono alla stessa domanda (Platone e Aristotele sulle forme, Descartes e Locke sulle idee innate, Hobbes e Rousseau sullo stato di natura) e scrivi mezza pagina sulle somiglianze e sulle differenze. Il terzo è la spiegazione a voce alta: esponi un argomento come se dovessi spiegarlo a un amico che non studia filosofia, senza leggere gli appunti. È l’allenamento più vicino alla situazione d’esame, e ti mostra subito dove le tue idee sono ancora confuse. Bastano venti minuti al giorno per due settimane per notare una grande differenza nella sicurezza con cui parli. Se studi in gruppo, potete interrogarvi a vicenda con le domande riportate in questa pagina, alternando il ruolo di chi chiede e di chi risponde.
All’orale
Le domande d’esame di Istituzioni sono di solito di tre tipi: domande di inquadramento (“che cosa caratterizza la filosofia medievale?”), domande su un autore (“esponi la teoria delle idee”) e domande sul classico (“commenta questo passo”). Per le prime prepara sintesi di periodo; per le seconde lo schema problema, tesi, argomenti, obiezioni; per le terze la ricostruzione degli argomenti. Parla con calma, definisci i termini, fai esempi. Se non ricordi un dettaglio, collega l’argomento a ciò che sai: il docente valuta anche la capacità di ragionare.
Cosa ti chiedono all’orale (classici e metodo)
Come si cita un passo di Platone? Con la numerazione di Stephanus, pagina e sezione dell’edizione del 1578: per esempio Apologia 38a.
Come si cita un passo di Aristotele? Con la numerazione di Bekker, pagina, colonna e riga dell’edizione berlinese del 1831: per esempio Metafisica 980a21.
Come definisce Kant l’Illuminismo? Come uscita dell’uomo dallo stato di minorità di cui è egli stesso colpevole, con il motto Sapere aude!.
Che cos’è l’imperativo categorico? Il comando morale incondizionato: agire secondo una massima universalizzabile e trattare l’umanità sempre anche come fine e mai solo come mezzo.
Che cosa significa ricostruire un argomento? Esplicitarne premesse e conclusione in forma ordinata, per valutarne la validità e discuterne le obiezioni.
Fonti e approfondimenti
Manuali e strumenti
- Nicola Abbagnano, Giovanni Fornero, Protagonisti e testi della filosofia, Paravia.
- Enrico Berti, Franco Volpi, Storia della filosofia dall’antichità a oggi, Laterza.
- Anthony Kenny, Nuova storia della filosofia occidentale, Einaudi.
- Nicola Abbagnano, Dizionario di filosofia, UTET.
- Eugenio Garin, La filosofia come sapere storico, Laterza.
- Stanford Encyclopedia of Philosophy, consultabile online.
Testi citati
I passi di Aristotele (Metafisica 980a21) e di Platone (Teeteto 155d, Apologia 38a) sono riportati secondo il testo greco del Perseus Digital Library; il motto di Kant secondo il testo del 1784 pubblicato su Wikisource in tedesco. Le altre dottrine sono rese in parafrasi.
Per approfondire trovi gli appunti di Storia della filosofia, Storia della filosofia antica, Estetica, Storia del pensiero politico antico e Storia della storiografia.