Storia della filosofia: appunti per l’esame

Appunti di Storia della filosofia: dai presocratici a Platone e Aristotele, medioevo, Descartes, Kant, Hegel, Nietzsche, Novecento. Con domande d’esame.

Antonio Garofano Antonio Garofano

La storia della filosofia non è un elenco di opinioni strane di uomini morti. È il racconto di come, per venticinque secoli, alcune persone hanno provato a rispondere in modo argomentato a domande che ti fai anche tu: che cosa esiste davvero? Come posso sapere se qualcosa è vero? Che cosa devo fare? Che cos’è una società giusta? Ogni filosofo risponde ai suoi predecessori, ne critica le risposte, ne riprende i problemi. Studiare questa materia vuol dire imparare a seguire il filo di un argomento attraverso i secoli.

L’esame si trova nei corsi di Filosofia, Lettere, Scienze dell’educazione e della formazione, e vale di solito tra 6 e 12 crediti. Il programma comprende in genere un manuale che copre un ampio arco cronologico (spesso dall’antichità a oggi, oppure un periodo specifico: antica e medievale, moderna, contemporanea) e la lettura integrale di uno o più classici. All’orale ti chiedono di esporre il pensiero degli autori, di confrontarli e di commentare passi dei testi letti.

Esame Storia della filosofia
Corsi di laurea Filosofia, Lettere, Scienze dell’educazione, Scienze della formazione
Crediti di solito 6-12 CFU
SSD PHIL-05/A (ex M-FIL/06, Storia della filosofia)
Prova orale, spesso con lettura e commento di classici

Programmi, docenti e appelli variano da ateneo ad ateneo: fa fede il sito della tua università.

Come usare questi appunti

L’ordine è cronologico. Per ogni autore trovi i problemi principali, le opere da conoscere e i concetti chiave. Non è possibile, in una pagina, dire tutto su tutti: ho scelto gli autori e i temi che ricorrono più spesso nei programmi, e ho cercato di mostrare i collegamenti.

Un consiglio di metodo: per ogni filosofo chiediti qual è il problema da cui parte, quale tesi sostiene, con quali argomenti la difende e quali obiezioni ha ricevuto. Un’esposizione che segue questo schema è sempre più convincente di un elenco di dottrine. E leggi i testi: il manuale ti dà la mappa, ma il territorio sono i classici.

La filosofia antica

La nascita della filosofia

La filosofia nasce nelle colonie greche dell’Asia Minore, a Mileto, nel VI secolo a.C. Aristotele, nel primo libro della Metafisica, indica come primo filosofo Talete, che poneva come principio (archḗ) di tutte le cose l’acqua. Dopo di lui Anassimandro parla dell’ápeiron, l’illimitato, da cui le cose nascono e in cui ritornano “secondo necessità”, e Anassimene dell’aria. La novità non sta nelle risposte, ma nel tipo di domanda: cercare un principio unico e naturale che spieghi la varietà del mondo, senza ricorrere al mito.

La stessa Metafisica si apre con una frase che spiega l’origine della filosofia:

πάντες ἄνθρωποι τοῦ εἰδέναι ὀρέγονται φύσει (Arist. Met. 980a21)

Tutti gli uomini per natura desiderano sapere. Aristotele aggiunge che è attraverso la meraviglia (thaumázein) che gli uomini hanno cominciato a filosofare: prima stupiti davanti alle cose più semplici, poi davanti ai problemi più grandi, come i fenomeni della luna, del sole, degli astri e l’origine dell’universo.

Pitagora, Eraclito, Parmenide

Pitagora e la sua scuola, a Crotone, vedono nel numero il principio delle cose e fondano una comunità religiosa e filosofica che crede nella trasmigrazione delle anime. Eraclito di Efeso afferma che tutto scorre e che la realtà è unità di opposti in tensione, regolata da un lógos comune; il fuoco è il suo simbolo. Parmenide di Elea, nel poema Sulla natura, sostiene al contrario che l’essere è e non può non essere, che il non essere non è e non può essere pensato; ne segue che l’essere è uno, immobile, eterno, e che il divenire e la molteplicità sono illusioni dei sensi. Il suo allievo Zenone difende la tesi con paradossi celebri, come quello di Achille e la tartaruga.

I pluralisti e gli atomisti

Dopo Parmenide, i filosofi cercano di salvare il divenire senza ammettere che qualcosa nasca dal nulla. Empedocle parla di quattro radici (terra, acqua, aria, fuoco) che si uniscono e si separano per effetto di Amore e Contesa; Anassagora di infiniti semi mossi da un Intelletto (noûs). Leucippo e Democrito fondano l’atomismo: la realtà è fatta di atomi indivisibili che si muovono nel vuoto, e le qualità sensibili (colori, sapori) sono solo effetti delle combinazioni atomiche. È una delle intuizioni più feconde dell’antichità.

I sofisti e Socrate

Nel V secolo, ad Atene, l’attenzione si sposta dalla natura all’uomo. I sofisti, maestri itineranti di retorica e di cultura, insegnano a parlare e a convincere. Protagora afferma che l’uomo è misura di tutte le cose; Gorgia sostiene in un’opera paradossale che nulla esiste, che se esistesse non sarebbe conoscibile e che se fosse conoscibile non sarebbe comunicabile. I sofisti mettono in discussione la distinzione tra natura (phýsis) e convenzione (nómos) e aprono un dibattito su legge, giustizia e potere.

Socrate (469-399 a.C.) non scrive nulla; lo conosciamo da Platone, Senofonte, Aristofane. Interroga i suoi concittadini su che cosa siano il coraggio, la giustizia, la virtù, mostrando che non sanno ciò che credono di sapere. Il suo metodo è il dialogo, con l’ironia e la maieutica, l’arte di far “partorire” le idee. Accusato di empietà e di corrompere i giovani, fu condannato a morte. Nell’Apologia di Platone, al processo, dichiara che non smetterà di filosofare, perché

ὁ δὲ ἀνεξέταστος βίος οὐ βιωτὸς ἀνθρώπῳ (Plat. Apol. 38a)

una vita senza ricerca, che non si sottopone a esame, non è degna di essere vissuta da un uomo.

Platone

Platone (427-347 a.C.), allievo di Socrate, fonda ad Atene l’Accademia e scrive dialoghi in cui Socrate è quasi sempre il protagonista. Al centro del suo pensiero c’è la teoria delle idee: oltre alle cose sensibili, mutevoli e imperfette, esistono realtà intelligibili, eterne e perfette (il Bello in sé, il Giusto in sé, l’Uguale in sé), di cui le cose sono copie. La conoscenza vera è conoscenza delle idee; i sensi danno solo opinione (dóxa). L’anima, immortale, ha contemplato le idee prima di nascere, e conoscere è ricordare (anámnēsis), come mostra il Menone.

Nella Repubblica Platone costruisce lo Stato giusto, diviso in tre classi (governanti filosofi, guerrieri, produttori) corrispondenti alle tre parti dell’anima (razionale, irascibile, concupiscibile). Il celebre mito della caverna (libro VII) rappresenta la condizione umana: prigionieri che scambiano le ombre per la realtà, finché uno di loro si libera, sale alla luce, vede il sole (l’idea del Bene) e torna a liberare gli altri, rischiando di essere ucciso. Nei dialoghi della vecchiaia (Parmenide, Sofista, Timeo, Leggi) Platone sottopone a critica la propria teoria e affronta la cosmologia e la legislazione.

Aristotele

Aristotele (384-322 a.C.), allievo di Platone per vent’anni, fonda il Liceo. Critica la teoria delle idee: le forme non esistono separate dalle cose, ma nelle cose stesse. Ogni sostanza è un composto di materia e forma; il divenire è passaggio dalla potenza all’atto; ogni cosa si spiega con quattro cause (materiale, formale, efficiente, finale). La Metafisica studia l’essere in quanto essere e culmina nel motore immobile, pensiero che pensa sé stesso, causa finale del movimento del cosmo.

Aristotele organizza il sapere in discipline: la logica (gli scritti dell’Organon, con la teoria del sillogismo), la fisica, la biologia, la psicologia (De anima), l’etica (Etica Nicomachea, con la virtù come giusto mezzo e la felicità come attività dell’anima secondo virtù), la politica (l’uomo come animale politico), la retorica e la poetica. Per secoli sarà “il Filosofo” per antonomasia.

Le filosofie ellenistiche

Dopo Alessandro nascono nuove scuole, che pongono al centro la felicità individuale. L’epicureismo (Epicuro, poi Lucrezio a Roma) riprende l’atomismo, nega che gli dèi si occupino del mondo e indica nel piacere, inteso come assenza di dolore e turbamento (ataraxía), il fine della vita. Lo stoicismo (Zenone di Cizio, Crisippo, poi Seneca, Epitteto, Marco Aurelio) vede il mondo governato da un lógos razionale e divino, e insegna a vivere secondo natura, accettando ciò che non dipende da noi. Lo scetticismo (Pirrone, poi Sesto Empirico) invita a sospendere il giudizio. Nel III secolo d.C. Plotino fonda il neoplatonismo: dall’Uno, principio ineffabile, procedono l’Intelletto, l’Anima e il mondo sensibile, e l’anima può tornare all’Uno attraverso la contemplazione. Per l’antichità in modo più approfondito puoi vedere gli appunti di Storia della filosofia antica.

Cosa ti chiedono all’orale (filosofia antica)

Perché si dice che la filosofia nasce dalla meraviglia? Perché, secondo Aristotele (Met. 980a21 e seguenti), tutti gli uomini desiderano per natura sapere, e cominciano a filosofare stupendosi davanti ai fenomeni.

Qual è la tesi di Parmenide? L’essere è e il non essere non è; quindi l’essere è uno, immobile, eterno, e il divenire è apparenza.

Che cosa significa che conoscere è ricordare? Per Platone l’anima ha contemplato le idee prima della nascita; la conoscenza è reminiscenza (anámnēsis), come mostra il Menone.

Come critica Aristotele la teoria delle idee? Le forme non sono separate dalle cose ma immanenti; ogni sostanza è sinolo di materia e forma.

Che differenza c’è tra epicureismo e stoicismo? L’epicureismo è materialista e pone il fine nel piacere come assenza di turbamento; lo stoicismo vede il mondo governato da un lógos razionale e pone il fine nel vivere secondo natura e virtù.

La filosofia medievale

Agostino

Agostino d’Ippona (354-430) è il ponte tra antichità e medioevo. Nelle Confessioni racconta la sua conversione e riflette sul tempo, che non esiste fuori dall’anima: il passato è memoria, il presente attenzione, il futuro attesa. Contro lo scetticismo afferma che chi dubita sa almeno di esistere (un argomento che anticipa Descartes). Nel De civitate Dei, scritto dopo il sacco di Roma del 410, distingue la città terrena, fondata sull’amore di sé, e la città di Dio, fondata sull’amore di Dio: la storia è il loro intreccio. Agostino riflette sul rapporto tra fede e ragione con la formula “comprendi per credere, credi per comprendere”.

Boezio e la trasmissione dell’antico

Severino Boezio (circa 480-525), funzionario del re goto Teodorico, traduce e commenta in latino parte della logica aristotelica, che resterà per secoli la base dell’insegnamento logico in Occidente. In carcere, prima di essere giustiziato, scrive la Consolazione della filosofia, in cui la Filosofia personificata gli spiega che la vera felicità non dipende dai beni della fortuna. Con lui, con Cassiodoro e con Isidoro di Siviglia, una parte del sapere antico passa al medioevo latino.

La scolastica

Dall’XI secolo, nelle scuole cattedrali e poi nelle università, nasce la scolastica, cioè il metodo di insegnamento fondato sulla lettura di testi autorevoli e sulla discussione razionale delle questioni. Anselmo d’Aosta nel Proslogion formula l’argomento ontologico: Dio è “ciò di cui non si può pensare nulla di maggiore”; se esistesse solo nell’intelletto, si potrebbe pensare qualcosa di maggiore, cioè lo stesso essere esistente anche nella realtà; quindi Dio esiste. Pietro Abelardo, nel Sic et non, raccoglie citazioni contraddittorie dei Padri per stimolare la ricerca razionale, e partecipa alla disputa sugli universali: i concetti generali (uomo, animale) sono realtà, parole o concetti della mente?

La filosofia araba ed ebraica

Tra il IX e il XII secolo il centro della ricerca filosofica si trova nel mondo islamico. A Baghdad le opere di Aristotele, Platone, Galeno ed Euclide vengono tradotte in arabo, spesso attraverso il siriaco. al-Kindi e al-Farabi cercano di conciliare la filosofia greca con l’islam; Avicenna (980-1037), medico e filosofo persiano, elabora una metafisica che distingue tra l’essere necessario (Dio) e gli esseri possibili, e propone l’esperimento mentale dell'”uomo volante”, sospeso nell’aria senza percezioni, che sa comunque di esistere. Averroè (1126-1198), giudice a Cordova, scrive commenti ad Aristotele che saranno letti in tutta Europa e sostiene che la verità filosofica e quella religiosa non possono contraddirsi. Il suo pensiero, interpretato in Occidente come teoria della “doppia verità” e dell’unico intelletto per tutti gli uomini, suscita lunghe polemiche nelle università. Nel mondo ebraico Mosè Maimonide (1138-1204), nel suo trattato per i perplessi (Moreh Nevukhim), affronta lo stesso problema del rapporto tra ragione e rivelazione. Senza questi autori la scolastica latina non sarebbe comprensibile.

La riscoperta di Aristotele e Tommaso

Nel XII e XIII secolo l’Occidente latino recupera le opere di Aristotele, attraverso traduzioni dall’arabo e dal greco, insieme ai commenti dei filosofi arabi: Avicenna (Ibn Sina) e Averroè (Ibn Rushd), il “Commentatore” per eccellenza. Il confronto con Aristotele obbliga i teologi cristiani a ripensare il rapporto tra ragione e fede. Tommaso d’Aquino (1225-1274), domenicano, nella Summa theologiae costruisce una sintesi: la ragione e la fede non possono contraddirsi, perché vengono entrambe da Dio; la ragione può dimostrare alcune verità (l’esistenza di Dio, con le cinque vie che partono dal movimento, dalla causalità, dalla contingenza, dai gradi di perfezione, dall’ordine del mondo), mentre altre (la Trinità, l’incarnazione) sono accessibili solo alla fede. Tommaso distingue nell’ente l’essenza e l’esistenza: solo in Dio coincidono.

La crisi della scolastica

Nel XIV secolo i francescani Giovanni Duns Scoto e Guglielmo di Ockham mettono in discussione la sintesi tomista. Ockham sostiene che esistono solo individui e che gli universali sono segni; formula il principio di economia noto come “rasoio di Ockham” (non moltiplicare gli enti senza necessità); separa nettamente la teologia, fondata sulla fede, dalla filosofia. La sua critica apre la strada alla scienza moderna e alla filosofia politica laica.

Rinascimento e rivoluzione scientifica

L’Umanesimo e il platonismo

Nel Quattrocento gli umanisti riscoprono i testi antichi e mettono al centro la dignità dell’uomo. A Firenze Marsilio Ficino traduce in latino tutto Platone e Plotino; Giovanni Pico della Mirandola, nell’Oratio de hominis dignitate, presenta l’uomo come essere senza natura fissa, libero di plasmare sé stesso. Niccolò Cusano parla della “dotta ignoranza” e dell’infinità dell’universo.

Machiavelli

Niccolò Machiavelli (1469-1527), nel Principe e nei Discorsi sopra la prima deca di Tito Livio, fonda la scienza politica moderna: studia la politica come è, non come dovrebbe essere, con la “verità effettuale della cosa”. Il principe deve saper usare la forza e l’astuzia, essere “golpe e lione”, e la sua azione si gioca nel rapporto tra virtù e fortuna.

Bruno e la nuova scienza

Giordano Bruno sostiene l’infinità dell’universo e l’esistenza di infiniti mondi; condannato dall’Inquisizione, muore sul rogo a Roma nel 1600. Con Copernico, Keplero e soprattutto Galileo Galilei nasce la scienza moderna: la natura è scritta in lingua matematica, e la si interroga con “sensate esperienze e necessarie dimostrazioni”. Il processo a Galileo (1633) diventa il simbolo del conflitto tra scienza e autorità. Francesco Bacone, nel Novum Organum, propone un metodo induttivo e denuncia gli “idoli”, i pregiudizi che ostacolano la conoscenza: sapere è potere.

La filosofia moderna

Descartes

René Descartes (1596-1650), latinizzato Cartesio, è considerato il padre della filosofia moderna. Nel Discorso sul metodo (1637) e nelle Meditazioni metafisiche (1641) cerca un fondamento certo del sapere. Applica il dubbio metodico: dubita dei sensi, che a volte ingannano, delle verità matematiche, ipotizzando un genio maligno che lo inganni, perfino dell’esistenza del mondo. Ma mentre dubita, si accorge che non può dubitare di esistere come essere che pensa: è il celebre “penso, dunque sono”. Da questa certezza ricostruisce il sapere: dimostra l’esistenza di Dio, garante della verità delle idee chiare e distinte, e distingue due sostanze, la res cogitans (il pensiero) e la res extensa (la materia). Il dualismo pone il problema di come mente e corpo interagiscano, che attraverserà tutta la filosofia moderna.

Pascal

Contemporaneo di Descartes, Blaise Pascal (1623-1662), matematico e fisico, mette in discussione la fiducia cartesiana nella ragione. Nei Pensieri, pubblicati postumi, descrive l’uomo come una canna, la più fragile della natura, ma una canna che pensa; sospeso tra due infiniti, incapace di trovare da solo un fondamento. Distingue lo spirito di geometria, che procede per dimostrazioni, dallo spirito di finezza, che coglie intuitivamente la complessità delle situazioni umane, e afferma che il cuore ha le sue ragioni che la ragione non conosce. È celebre il suo argomento della scommessa: poiché la ragione non può decidere se Dio esista, conviene scommettere sulla sua esistenza, perché in caso di vittoria si guadagna tutto e in caso di sconfitta non si perde nulla.

Il razionalismo: Spinoza e Leibniz

Baruch Spinoza (1632-1677), nell’Etica dimostrata secondo l’ordine geometrico, risponde al dualismo cartesiano con un monismo: esiste una sola sostanza, Dio o la Natura (Deus sive Natura), di cui pensiero ed estensione sono attributi. Tutto avviene per necessità; la libertà consiste nel conoscere questa necessità. Nel Trattato teologico-politico difende la libertà di pensiero. Gottfried Wilhelm Leibniz (1646-1716) concepisce la realtà come composta di infinite sostanze semplici, le monadi, coordinate da un’armonia prestabilita; il nostro è il migliore dei mondi possibili, tesi che Voltaire metterà in ridicolo nel Candido.

L’empirismo: Locke, Berkeley, Hume

In Inghilterra si sviluppa l’empirismo, secondo cui ogni conoscenza deriva dall’esperienza. John Locke (1632-1704), nel Saggio sull’intelletto umano, nega le idee innate: la mente è come una tabula rasa, su cui l’esperienza scrive. Nei Due trattati sul governo fonda il liberalismo: gli uomini hanno diritti naturali (vita, libertà, proprietà) e il governo nasce da un contratto per tutelarli. George Berkeley spinge l’empirismo verso l’immaterialismo: essere è essere percepito. David Hume (1711-1776) critica il principio di causalità: non vediamo mai la connessione necessaria tra causa ed effetto, ma solo una successione costante, e l’idea di necessità nasce dall’abitudine. Critica anche l’idea di un io sostanziale, ridotto a un fascio di percezioni.

Il pensiero politico: Hobbes e Rousseau

Thomas Hobbes (1588-1679), nel Leviatano, descrive lo stato di natura come guerra di tutti contro tutti, in cui la vita umana è solitaria, misera e breve; per uscirne gli uomini cedono i loro diritti a un sovrano assoluto. Jean-Jacques Rousseau (1712-1778) rovescia la prospettiva: l’uomo è buono per natura, è la società a corromperlo. Nel Contratto sociale immagina una comunità fondata sulla volontà generale, in cui ciascuno, obbedendo alla legge, obbedisce a sé stesso.

L’Illuminismo

Il Settecento è il secolo dei Lumi. I filosofi francesi, Voltaire, Montesquieu (che nello Spirito delle leggi teorizza la separazione dei poteri), Diderot e d’Alembert (che dirigono l’Encyclopédie), combattono il pregiudizio, l’intolleranza e il dispotismo in nome della ragione. In Italia Cesare Beccaria, in Dei delitti e delle pene (1764), chiede l’abolizione della tortura e della pena di morte. Giambattista Vico, nella Scienza nuova, propone invece una filosofia della storia fondata sul principio che l’uomo può conoscere davvero ciò che egli stesso ha fatto.

Kant

Immanuel Kant (1724-1804) è il punto di svolta della filosofia moderna. Nel saggio Risposta alla domanda: che cos’è l’Illuminismo? (1784) definisce l’Illuminismo come l’uscita dell’uomo dallo stato di minorità di cui è egli stesso colpevole, cioè dall’incapacità di servirsi del proprio intelletto senza la direzione di un altro. Il motto dei Lumi, scrive, è:

Sapere aude! Habe Muth dich deines eigenen Verstandes zu bedienen!

Abbi il coraggio di servirti del tuo proprio intelletto.

Nella Critica della ragion pura (1781) Kant compie quella che chiama una rivoluzione copernicana: non è la conoscenza che si regola sugli oggetti, ma sono gli oggetti, così come ci appaiono, che si regolano sulle forme della nostra conoscenza. Lo spazio e il tempo sono forme a priori della sensibilità; le categorie (come la causalità) sono forme a priori dell’intelletto. Possiamo conoscere i fenomeni, non le cose in sé (noumeni). La metafisica tradizionale, che pretende di conoscere Dio, l’anima e il mondo come totalità, cade in contraddizioni (le antinomie) perché va oltre i limiti dell’esperienza.

Nella Critica della ragion pratica (1788) Kant fonda la morale sull’imperativo categorico: agisci in modo che la massima della tua azione possa valere come legge universale; tratta l’umanità, in te e negli altri, sempre anche come fine e mai solo come mezzo. La morale non dipende dalle conseguenze né dalla felicità, ma dalla buona volontà che agisce per dovere. Nella Critica del giudizio (1790) studia il bello, il sublime e la finalità della natura.

L’Ottocento

L’idealismo tedesco e Hegel

Dopo Kant, Fichte e Schelling eliminano la cosa in sé e fanno dell’Io o dell’Assoluto il principio di tutta la realtà. Georg Wilhelm Friedrich Hegel (1770-1831) porta l’idealismo al suo culmine. Per Hegel la realtà è lo sviluppo dello Spirito, che si realizza attraverso un movimento dialettico: ogni posizione genera la propria negazione, e la contraddizione si risolve in una sintesi superiore che conserva e supera entrambe (l’Aufhebung). “Ciò che è razionale è reale, e ciò che è reale è razionale”, scrive nella prefazione ai Lineamenti di filosofia del diritto. La Fenomenologia dello spirito (1807) racconta il cammino della coscienza dalla certezza sensibile al sapere assoluto, con figure celebri come la dialettica servo-padrone. Nell’Enciclopedia Hegel organizza il sistema in logica, filosofia della natura e filosofia dello spirito, che culmina nell’arte, nella religione e nella filosofia.

Schopenhauer e Kierkegaard

Contro Hegel reagiscono pensatori diversi. Arthur Schopenhauer (1788-1860), nel Mondo come volontà e rappresentazione, vede dietro i fenomeni una volontà cieca e irrazionale che condanna l’uomo al dolore; la liberazione passa per l’arte, la compassione e l’ascesi. Søren Kierkegaard (1813-1855) difende il singolo contro il sistema: l’esistenza è scelta, angoscia, rischio, e si articola in tre stadi (estetico, etico, religioso), irriducibili a una sintesi.

Feuerbach e Marx

La sinistra hegeliana trasforma la filosofia in critica della religione e della società. Ludwig Feuerbach sostiene che Dio è la proiezione dell’essenza umana: la teologia è antropologia. Karl Marx (1818-1883) rovescia l’idealismo hegeliano: non è la coscienza a determinare la vita, ma la vita materiale a determinare la coscienza. Il materialismo storico spiega la storia come successione di modi di produzione e di lotte di classe. Nel capitalismo l’operaio è alienato dal prodotto e dal proprio lavoro; il plusvalore è la fonte del profitto. Nelle Tesi su Feuerbach scrive che i filosofi hanno solo interpretato il mondo, mentre si tratta di trasformarlo. Con Engels pubblica il Manifesto del partito comunista (1848); la sua opera principale è Il capitale.

Il positivismo

Auguste Comte (1798-1857) formula la legge dei tre stadi: l’umanità passa da uno stadio teologico a uno metafisico e infine a uno positivo, in cui si limita a studiare le leggi dei fenomeni con il metodo delle scienze. Fonda la sociologia. Il positivismo, con John Stuart Mill e Herbert Spencer, accompagna il successo della scienza e dell’industria nella seconda metà dell’Ottocento, e si lega alla teoria dell’evoluzione di Darwin.

Nietzsche

Friedrich Nietzsche (1844-1900) è il critico più radicale della tradizione. Nella Nascita della tragedia (1872) contrappone lo spirito apollineo, misura e forma, a quello dionisiaco, ebbrezza e vita, e accusa Socrate di aver ucciso la tragedia con il razionalismo. Nella Gaia scienza annuncia la morte di Dio: la fine della fede nei valori assoluti, che apre la strada al nichilismo. In Così parlò Zarathustra propone l’oltreuomo (Übermensch), che crea nuovi valori, la volontà di potenza e l’eterno ritorno dell’uguale. Nella Genealogia della morale mostra come la morale cristiana sia nata dal risentimento dei deboli. Il suo pensiero, deformato dalla sorella e strumentalizzato dal nazismo, è stato riletto nel secondo Novecento come una critica della metafisica e del soggetto.

Il Novecento

Freud e la crisi del soggetto

All’inizio del Novecento l’idea di un soggetto razionale e trasparente a sé stesso entra in crisi. Sigmund Freud scopre l’inconscio e mostra che gran parte della nostra vita psichica sfugge alla coscienza. Insieme a Marx e Nietzsche, Freud è stato definito da Paul Ricœur uno dei “maestri del sospetto”.

Bergson e il pragmatismo

A cavallo tra Otto e Novecento, due correnti reagiscono al positivismo. In Francia Henri Bergson (1859-1941) distingue il tempo della fisica, misurabile e spazializzato, dalla durata vissuta della coscienza, continua e qualitativa; nell’Evoluzione creatrice descrive la vita come slancio vitale. Negli Stati Uniti nasce il pragmatismo di Charles S. Peirce, William James e John Dewey: il significato di un’idea consiste nelle sue conseguenze pratiche, e la verità è ciò che funziona nell’esperienza. Dewey applica questa prospettiva alla pedagogia e alla democrazia, con un’influenza enorme sulla scuola del Novecento: per questo è un autore importante anche nei corsi di Scienze dell’educazione.

Fenomenologia ed esistenzialismo

Edmund Husserl (1859-1938) fonda la fenomenologia, che vuole tornare “alle cose stesse”, descrivendo i fenomeni così come si danno alla coscienza, che è sempre coscienza di qualcosa (intenzionalità). Il suo allievo Martin Heidegger (1889-1976), in Essere e tempo (1927), pone la domanda sul senso dell’essere a partire dall’esserci (Dasein), l’uomo come essere-nel-mondo, gettato, finito, che può vivere in modo autentico solo assumendo il proprio essere-per-la-morte. L’adesione di Heidegger al nazismo è un problema ancora discusso. In Francia Jean-Paul Sartre sviluppa l’esistenzialismo: l’esistenza precede l’essenza, l’uomo è condannato a essere libero e responsabile di sé stesso. Simone de Beauvoir, nel Secondo sesso (1949), mostra che “donna non si nasce, lo si diventa”.

La filosofia analitica

Nel mondo anglosassone nasce la filosofia analitica, che vede nell’analisi del linguaggio il compito della filosofia. Gottlob Frege distingue senso e riferimento; Bertrand Russell lavora sui fondamenti della matematica e sulla logica. Ludwig Wittgenstein (1889-1951), nel Tractatus logico-philosophicus (1921), sostiene che il linguaggio raffigura i fatti del mondo e che su ciò di cui non si può parlare si deve tacere; nelle Ricerche filosofiche, pubblicate postume, abbandona questa posizione e parla di giochi linguistici e di significato come uso. Il Circolo di Vienna (Schlick, Carnap) propone il neopositivismo: sono sensati solo gli enunciati verificabili empiricamente. Karl Popper sostituisce la verificabilità con la falsificabilità come criterio della scientificità e, nella Società aperta e i suoi nemici, critica Platone, Hegel e Marx come ispiratori del totalitarismo.

La Scuola di Francoforte e la filosofia politica

Max Horkheimer e Theodor W. Adorno, nella Dialettica dell’illuminismo (1947), mostrano come la ragione strumentale possa rovesciarsi nel suo contrario, nel dominio e nella barbarie. Herbert Marcuse critica la società dei consumi; Jürgen Habermas elabora una teoria dell’agire comunicativo. Hannah Arendt studia le origini del totalitarismo e, nel resoconto del processo Eichmann, parla della “banalità del male”. John Rawls, nella Teoria della giustizia (1971), rinnova il contrattualismo con l’idea del velo d’ignoranza: principi giusti sono quelli che sceglieremmo senza sapere quale posto occuperemo nella società.

Ermeneutica, strutturalismo e oltre

Hans-Georg Gadamer, in Verità e metodo (1960), sviluppa l’ermeneutica filosofica: ogni comprensione avviene a partire da pregiudizi e da una tradizione, in una fusione di orizzonti. In Francia lo strutturalismo (Lévi-Strauss) e il post-strutturalismo (Foucault, Derrida, Deleuze) mettono in discussione il soggetto e studiano le strutture, i discorsi, i rapporti di potere. Michel Foucault analizza la nascita del manicomio, della clinica e della prigione, mostrando come il sapere e il potere si intreccino. In Italia la tradizione filosofica del Novecento comprende, tra gli altri, Benedetto Croce, Giovanni Gentile, Antonio Gramsci con i Quaderni del carcere, Norberto Bobbio e il “pensiero debole” di Gianni Vattimo.

Cosa ti chiedono all’orale (dal medioevo a Kant)

Che cos’è l’argomento ontologico? L’argomento di Anselmo: Dio è ciò di cui non si può pensare nulla di maggiore; se esistesse solo nel pensiero, se ne potrebbe pensare uno maggiore, esistente anche nella realtà; quindi Dio esiste. Kant lo criticherà sostenendo che l’esistenza non è un predicato.

Come concilia Tommaso fede e ragione? Le due non possono contraddirsi; la ragione dimostra alcune verità (le cinque vie), altre sono accessibili solo alla fede.

Che cosa significa “penso, dunque sono”? È la prima certezza di Descartes: anche dubitando di tutto, non può dubitare di esistere come essere pensante.

Che cosa critica Hume nella causalità? Che la connessione necessaria tra causa ed effetto non è osservata, ma deriva dall’abitudine prodotta dalla successione costante.

Che cos’è la rivoluzione copernicana di Kant? L’idea che gli oggetti, come fenomeni, si regolino sulle forme a priori della conoscenza, e non il contrario.

Grandi problemi attraverso i secoli

Oltre all’ordine cronologico, molti docenti apprezzano che tu sappia seguire un problema attraverso autori diversi. Ecco alcuni fili che puoi preparare.

Che cosa esiste davvero

Dalla domanda sul principio dei presocratici alla teoria delle idee di Platone, dalla sostanza di Aristotele alla disputa sugli universali, dal dualismo di Descartes al monismo di Spinoza, dalla cosa in sé di Kant allo Spirito di Hegel, fino alla critica della metafisica di Nietzsche, Heidegger e dei neopositivisti: il problema dell’essere è il filo più antico della filosofia. Puoi costruire una risposta mostrando come ogni autore risponde alla domanda “che cosa c’è al fondo della realtà?” e come i successivi criticano quella risposta.

Come conosciamo

Il problema della conoscenza attraversa Platone (opinione e scienza), Aristotele (dall’esperienza ai concetti), Agostino (illuminazione), Descartes (dubbio e idee chiare e distinte), gli empiristi (tutto viene dall’esperienza), Kant (forme a priori), fino a Popper (falsificabilità) e a Gadamer (precomprensione). Il confronto tra razionalismo ed empirismo e la sintesi kantiana sono tra le domande più frequenti agli esami.

Mente e corpo

Platone considera l’anima immortale e separabile dal corpo; Aristotele la intende come forma del corpo; Descartes separa res cogitans e res extensa, e si trova a dover spiegare come interagiscano (indicando la ghiandola pineale); Spinoza vede in mente e corpo due attributi della stessa sostanza; Leibniz parla di armonia prestabilita; la filosofia contemporanea discute il problema alla luce delle neuroscienze. È un filo che ti permette di collegare antichità e presente.

Libertà e necessità

Gli stoici e Spinoza vedono la libertà come accettazione della necessità; Agostino e i medievali discutono il libero arbitrio di fronte alla grazia e all’onniscienza divina; Kant fonda la morale sulla libertà come autonomia; Hegel la colloca nella storia e nello Stato; Sartre fa della libertà la condizione stessa dell’esistenza umana. Anche questo tema si presta a una risposta ampia e ben organizzata.

Lo Stato giusto

Da Platone e Aristotele a Machiavelli, da Hobbes, Locke e Rousseau a Hegel e Marx, fino a Arendt e Rawls: la filosofia politica è una delle parti più ricche dei programmi. Prepara una tabella con le diverse risposte alla domanda su che cosa giustifica il potere (la natura, Dio, il contratto, la storia, la giustizia) e sui modelli di Stato che ne derivano. Per approfondire puoi vedere gli appunti di Storia del pensiero politico antico.

Filosofia e scienze umane

Un ultimo filo, utile soprattutto nei corsi di Scienze dell’educazione e della formazione, riguarda il rapporto tra filosofia e scienze umane. Tra Otto e Novecento psicologia, sociologia, antropologia e pedagogia si separano dalla filosofia e diventano discipline autonome. Wilhelm Dilthey distingue le scienze della natura, che spiegano i fenomeni con leggi causali, dalle scienze dello spirito, che comprendono il significato delle azioni e delle opere umane. Max Weber riflette sulla neutralità dei valori nella ricerca sociale e, nell’Etica protestante e lo spirito del capitalismo, mostra come idee religiose possano influire sullo sviluppo economico. Émile Durkheim studia i fatti sociali come cose, cioè come realtà esterne agli individui. Conoscere questi autori ti aiuta a capire che molte domande nate nella filosofia (che cos’è l’uomo, come si forma una persona, che cosa tiene insieme una società) vivono oggi anche in altre discipline, e che il dialogo tra filosofia e scienze umane è ancora aperto.

Come preparare l’esame

Il programma tipo

I programmi variano molto. Alcuni corsi coprono tutta la storia della filosofia in un anno; altri sono divisi in moduli (antica e medievale, moderna, contemporanea). Quasi sempre c’è la lettura integrale di uno o più classici: l’Apologia o il Fedone di Platone, l’Etica Nicomachea di Aristotele, le Meditazioni di Descartes, la Fondazione della metafisica dei costumi di Kant, la Genealogia della morale di Nietzsche. Nei corsi di base trovi anche un’introduzione al lessico filosofico, che puoi approfondire negli appunti di Istituzioni di storia della filosofia.

Un piano in otto settimane

  • Settimana 1: presocratici, sofisti, Socrate.
  • Settimana 2: Platone e Aristotele.
  • Settimana 3: filosofie ellenistiche, Plotino, Agostino.
  • Settimana 4: scolastica, Tommaso, Ockham, Rinascimento e rivoluzione scientifica.
  • Settimana 5: Descartes, Spinoza, Leibniz, empiristi, Hobbes, Rousseau, Illuminismo.
  • Settimana 6: Kant e l’idealismo, Hegel.
  • Settimana 7: Schopenhauer, Kierkegaard, Marx, positivismo, Nietzsche.
  • Settimana 8: Novecento; ripasso con i fili tematici e lettura del classico.

Errori da evitare

Non ridurre un filosofo a una formula (“Eraclito: tutto scorre”, “Descartes: penso dunque sono”): la formula va spiegata, collocata e argomentata. Non attribuire a un autore idee dei suoi interpreti (per esempio il nazismo a Nietzsche). Non confondere i periodi: Spinoza e Leibniz sono razionalisti del Seicento, Hume è un empirista del Settecento. Non dimenticare il classico da leggere: molti docenti partono proprio da lì.

Commentare un passo

Quando ti viene proposto un passo, procedi in quattro passaggi: colloca il passo nell’opera e nel pensiero dell’autore; spiega il significato dei termini chiave; ricostruisci l’argomento (premesse e conclusione); collega il passo ad altri autori, per somiglianza o per contrasto. Per esempio, commentando l’inizio della Metafisica di Aristotele puoi richiamare la meraviglia del Teeteto di Platone, e spiegare la differenza tra esperienza, arte e sapienza.

Un ultimo suggerimento: quando esponi un autore, prova a chiudere sempre con una frase che dica perché è ancora importante oggi. Platone per la domanda sulla giustizia, Descartes per il problema mente-corpo, Kant per l’idea di dignità della persona, Marx per l’analisi dell’economia, Arendt per la riflessione sul totalitarismo, Popper per il metodo della scienza, Foucault per il rapporto tra sapere e potere. Bastano due righe, ma lasciano un’ottima impressione finale. È un modo semplice per mostrare che hai capito il senso della materia.

Il lessico

La filosofia ha un lessico tecnico, che devi usare con precisione: sostanza, essenza, esistenza, a priori e a posteriori, trascendentale, immanente e trascendente, dialettica, fenomeno e noumeno. Ti consiglio di tenere un quaderno di lessico con definizioni brevi, l’autore di riferimento e un esempio. È lo strumento che ti farà sembrare preparato anche quando la domanda ti coglie di sorpresa.

Cosa ti chiedono all’orale (Ottocento e Novecento)

Che cos’è la dialettica hegeliana? Il movimento per cui ogni posizione genera la propria negazione e la contraddizione si risolve in una sintesi superiore che conserva e supera i momenti precedenti (Aufhebung).

In che senso Marx rovescia Hegel? Per Marx non è la coscienza a determinare la vita, ma le condizioni materiali di produzione a determinare la coscienza; la storia è storia di lotte di classe.

Che cosa significa la morte di Dio in Nietzsche? La fine della fede nei valori assoluti e nei fondamenti metafisici, che apre al nichilismo e al compito di creare nuovi valori.

Che cos’è il criterio di falsificabilità? Il criterio di Popper: una teoria è scientifica se può essere smentita da un’osservazione possibile.

Che cosa intende Heidegger per essere-per-la-morte? La condizione dell’esserci che, assumendo la propria finitezza, può vivere in modo autentico.

Glossario rapido

  • Archḗ: principio, origine; ciò da cui tutto deriva per i presocratici.
  • Lógos: ragione, discorso, legge razionale del mondo.
  • Sostanza: ciò che esiste in sé, sostrato delle qualità.
  • A priori / a posteriori: indipendente dall’esperienza / derivato dall’esperienza.
  • Trascendentale: in Kant, ciò che riguarda le condizioni di possibilità della conoscenza.
  • Dialettica: in Platone arte del dialogo; in Hegel movimento della realtà attraverso la contraddizione.
  • Alienazione: in Marx, l’estraneazione dell’uomo dal proprio lavoro e da sé stesso.
  • Nichilismo: svalutazione dei valori supremi.
  • Intenzionalità: in Husserl, il carattere della coscienza di essere sempre coscienza di qualcosa.

Fonti e approfondimenti

Manuali

  • Nicola Abbagnano, Storia della filosofia, UTET.
  • Enrico Berti, Franco Volpi, Storia della filosofia dall’antichità a oggi, Laterza.
  • Anthony Kenny, Nuova storia della filosofia occidentale, Einaudi.
  • Nicola Abbagnano, Dizionario di filosofia, UTET.

Testi citati

Il passo di Aristotele (Metafisica 980a21) e quello di Platone (Apologia 38a) sono riportati secondo il testo greco del Perseus Digital Library; il motto di Kant secondo il testo del 1784 pubblicato su Wikisource in tedesco. Le altre espressioni sono rese in parafrasi o nella traduzione italiana corrente.

Per approfondire trovi gli appunti di Storia della filosofia antica, Istituzioni di storia della filosofia, Storia del pensiero politico antico, Storia della storiografia e Teoria e storia della critica letteraria.

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Antonio Garofano

Insegno letteratura italiana e latina e ho creato Aula di Letteratura per dare una mano agli studenti che preparano un'interrogazione o la maturità: spiegazioni chiare, parafrasi, analisi e riassunti dei testi che si studiano davvero a scuola, da Francesco d'Assisi a Montale. Mi appassiona l'intelligenza artificiale e da tempo provo a capire come usarla bene nello studio dei classici: come un supporto per orientarsi, ripassare e farsi domande, mai come scorciatoia al posto della lettura. I testi vanno letti, con calma, magari ad alta voce. Il resto viene dopo, e qui cerco di renderlo un po' più semplice.

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