Storia della filosofia antica: appunti per l’esame

Appunti di Storia della filosofia antica: presocratici, sofisti, Socrate, Platone, Aristotele, scuole ellenistiche, neoplatonismo. Con domande d’esame.

Antonio Garofano Antonio Garofano

La filosofia antica copre più di mille anni: dalle prime domande di Talete sul principio delle cose, nel VI secolo a.C., alla chiusura della scuola neoplatonica di Atene nel 529 d.C. In questo arco nascono quasi tutti i problemi che la filosofia discuterà in seguito: l’essere e il divenire, la conoscenza e l’opinione, l’anima e il corpo, la virtù e la felicità, la giustizia e la città, il linguaggio e la logica. Studiare la filosofia antica vuol dire risalire alle radici di tutto questo, leggendo testi che hanno ancora una forza argomentativa sorprendente.

L’esame si trova nei corsi di Filosofia, Lettere classiche e Scienze dell’antichità, e vale di solito tra 6 e 12 crediti. Il programma comprende in genere un manuale, la lettura integrale di uno o più dialoghi di Platone o di un trattato di Aristotele, e una scelta di frammenti dei presocratici. All’orale ti chiedono di ricostruire le dottrine, di spiegare gli argomenti e di commentare i testi; nei corsi di area classica può esserti chiesto di leggere qualche riga in greco.

Esame Storia della filosofia antica
Corsi di laurea Filosofia, Lettere classiche, Scienze dell’antichità
Crediti di solito 6-12 CFU
SSD PHIL-05/B (ex M-FIL/07, Storia della filosofia antica)
Prova orale, con lettura e commento di testi in traduzione o in greco

Programmi, docenti e appelli variano da ateneo ad ateneo: fa fede il sito della tua università.

Come usare questi appunti

L’ordine è cronologico, ma ogni autore è presentato a partire dai problemi. Per i presocratici troverai anche una nota sulle fonti, perché li conosciamo solo da frammenti e testimonianze. Per Platone e Aristotele, che occupano la parte maggiore dei programmi, la presentazione è più ampia, con le opere principali e i concetti chiave. Le scuole ellenistiche e il neoplatonismo, spesso trascurati, sono invece sempre più presenti negli esami.

Un consiglio di metodo: leggi i testi con una matita in mano. Per ogni passo chiediti quale tesi viene sostenuta, con quali premesse, con quale argomento, e quali obiezioni si possono fare. La filosofia antica è un’immensa palestra di argomentazione: il modo migliore per prepararla è allenarsi a ricostruire gli argomenti.

Fonti e metodo

Come conosciamo i presocratici

Dei filosofi prima di Socrate non abbiamo opere complete. Li conosciamo attraverso due tipi di materiali: i frammenti, cioè citazioni letterali delle loro parole conservate da autori successivi (Aristotele, Plutarco, Sesto Empirico, Clemente Alessandrino, Simplicio), e le testimonianze, cioè resoconti delle loro dottrine. La raccolta di riferimento è quella di Hermann Diels, rivista da Walther Kranz, Die Fragmente der Vorsokratiker (prima edizione 1903): ogni autore ha un numero, e la sigla A indica le testimonianze, B i frammenti. Così “DK 22 B 30” indica il frammento 30 di Eraclito.

La dossografia

Gran parte delle testimonianze deriva da una tradizione di resoconti sistematici delle opinioni dei filosofi, la dossografia. Aristotele, nel primo libro della Metafisica, ripercorre le dottrine dei predecessori per mostrare come abbiano intravisto le sue quattro cause; il suo allievo Teofrasto scrisse delle Opinioni dei fisici, perdute ma alla base di raccolte successive. Questo significa che spesso vediamo i presocratici attraverso le lenti di Aristotele, con il rischio di attribuire loro concetti (come quello di causa materiale) che non avevano. Il filologo Harold Cherniss ha insistito su questo problema, che puoi citare all’orale come esempio di consapevolezza critica.

Diogene Laerzio

Un’altra fonte fondamentale è Diogene Laerzio (III secolo d.C.), autore delle Vite e dottrine dei filosofi illustri in dieci libri. È una compilazione di aneddoti, notizie biografiche, elenchi di opere e riassunti delle dottrine, di valore diseguale; ma senza di essa sapremmo molto meno di molti filosofi. Il libro X, dedicato a Epicuro, conserva tre lettere e le Massime capitali, cioè quasi tutto ciò che ci resta direttamente di lui.

I presocratici

La meraviglia e il principio

La filosofia nasce dalla meraviglia. Lo dice Platone nel Teeteto, per bocca di Socrate:

μάλα γὰρ φιλοσόφου τοῦτο τὸ πάθος, τὸ θαυμάζειν: οὐ γὰρ ἄλλη ἀρχὴ φιλοσοφίας ἢ αὕτη (Plat. Theaet. 155d)

Questo stato d’animo, la meraviglia, è proprio del filosofo: non c’è altro principio della filosofia che questo. Aristotele riprende l’idea all’inizio della Metafisica, che si apre con la frase:

πάντες ἄνθρωποι τοῦ εἰδέναι ὀρέγονται φύσει (Arist. Met. 980a21)

Tutti gli uomini per natura desiderano sapere.

I Milesi

I primi filosofi vivono a Mileto, nella Ionia, nel VI secolo a.C. Talete, secondo Aristotele, pone l’acqua come principio (archḗ) di tutte le cose; dice anche, secondo la tradizione, che tutto è pieno di dèi e che la calamita ha un’anima, perché muove il ferro. Anassimandro pone come principio l’ápeiron, l’illimitato e indeterminato, da cui si separano i contrari (caldo e freddo, secco e umido). Di lui resta il frammento più antico della filosofia occidentale: le cose pagano l’una all’altra la pena dell’ingiustizia secondo l’ordine del tempo. È un’immagine giuridica del cosmo come equilibrio di forze. Anassimene pone come principio l’aria, che per rarefazione diventa fuoco e per condensazione vento, nuvola, acqua, terra, pietra: è il primo tentativo di spiegare le trasformazioni qualitative con un processo quantitativo.

Pitagora e i pitagorici

Pitagora di Samo, emigrato a Crotone intorno al 530 a.C., fonda una comunità filosofica e religiosa con regole di vita severe. Non scrive nulla, e già nell’antichità le sue dottrine si confondono con quelle dei discepoli. I pitagorici sostengono che il numero è il principio delle cose: scoprono i rapporti numerici degli intervalli musicali (l’ottava come rapporto 2:1, la quinta 3:2, la quarta 4:3) e ne deducono che tutto l’universo è ordinato secondo proporzioni, un kósmos. Credono nella trasmigrazione delle anime (metempsýchōsis) e nella purificazione attraverso la filosofia e la musica. La scoperta delle grandezze incommensurabili (come la diagonale del quadrato rispetto al lato) mette in crisi l’idea che tutto sia esprimibile con numeri interi.

Senofane

Senofane di Colofone, poeta e filosofo errante, critica l’antropomorfismo degli dèi omerici: se i buoi e i cavalli avessero mani e sapessero dipingere, raffigurerebbero gli dèi simili a buoi e a cavalli. A questa critica contrappone l’idea di un dio unico, che vede, pensa e ode tutto, e muove ogni cosa con la mente senza fatica. È un passaggio decisivo dalla religione tradizionale a una teologia razionale.

Eraclito

Eraclito di Efeso (circa 500 a.C.) scrive in uno stile oracolare, che già gli antichi trovavano oscuro. Al centro del suo pensiero c’è il lógos, la legge comune che governa tutte le cose, che gli uomini non comprendono pur avendolo sotto gli occhi. La realtà è unità dei contrari: il giorno e la notte, la vita e la morte, la guerra e la pace sono aspetti di un’unica realtà, tenuta insieme da una tensione come quella dell’arco e della lira. La guerra (pólemos) è padre di tutte le cose. Il cosmo è un fuoco sempre vivo, che si accende e si spegne secondo misura. L’immagine del fiume, in cui non si può entrare due volte nelle stesse acque, è diventata il simbolo del divenire, anche se la formula “tutto scorre” (pánta rheî) non si trova nei frammenti ed è probabilmente una sintesi successiva.

Parmenide e gli Eleati

Parmenide di Elea, all’inizio del V secolo, scrive un poema in esametri, Sulla natura, in cui una dea gli rivela due vie: la via della verità, secondo cui l’essere è e non può non essere, e la via dell’opinione dei mortali, che credono nel divenire e nella molteplicità. Il non essere non può essere né pensato né detto; ne segue che l’essere è ingenerato, incorruttibile, uno, continuo, immobile, come una sfera ben rotonda. Il divenire implicherebbe che qualcosa passi dal non essere all’essere, e questo è impossibile. Parmenide è il primo a costruire un’argomentazione deduttiva rigorosa, e il suo problema, come salvare il divenire senza ammettere il non essere, condiziona tutta la filosofia successiva fino a Platone e Aristotele.

Il suo allievo Zenone difende le tesi del maestro con argomenti per assurdo: se il movimento esistesse, Achille non potrebbe mai raggiungere la tartaruga, perché dovrebbe prima raggiungere il punto da cui la tartaruga è partita, e intanto essa sarebbe avanzata, e così all’infinito; la freccia in volo, in ogni istante, occupa uno spazio uguale a sé stessa, quindi è ferma. I paradossi di Zenone hanno stimolato la riflessione sull’infinito e sul continuo fino alla matematica moderna. Melisso di Samo, l’ultimo eleate, sostiene che l’essere è infinito.

I fisici pluralisti

Dopo Parmenide, i filosofi accettano che nulla nasca dal nulla e nulla finisca nel nulla, ma cercano di spiegare il divenire come mescolanza e separazione di elementi eterni. Empedocle di Agrigento parla di quattro “radici” (terra, acqua, aria, fuoco), mosse da due forze opposte, Amore (Philía) che unisce e Contesa (Neîkos) che separa, in un ciclo cosmico. Nel 1999 la pubblicazione del papiro di Strasburgo, che conserva nuovi versi di Empedocle, ha riaperto la discussione sul rapporto tra la sua fisica e la sua dottrina religiosa della purificazione. Anassagora di Clazomene, amico di Pericle, sostiene che in ogni cosa c’è una parte di ogni cosa, in semi infinitamente divisibili, e che l’ordine del cosmo è prodotto da un Intelletto (Noûs). Fu processato ad Atene per empietà, perché affermava che il sole era una pietra incandescente.

Gli atomisti

Leucippo e Democrito di Abdera rispondono a Parmenide in modo radicale: esistono l’essere e il non essere, cioè gli atomi e il vuoto. Gli atomi sono infiniti, indivisibili, eterni, diversi solo per forma, ordine e posizione; si muovono nel vuoto e, urtandosi, formano i corpi e i mondi, infiniti anch’essi. Le qualità sensibili (dolce, amaro, caldo, colore) esistono solo per convenzione; in realtà esistono solo atomi e vuoto. Democrito scrisse anche di etica, raccomandando la serenità d’animo (euthymía). L’atomismo sarà ripreso da Epicuro e da Lucrezio, e poi dalla scienza moderna.

Cosa ti chiedono all’orale (i presocratici)

Che cosa indica la sigla DK 22 B 30? Il frammento 30 di Eraclito (autore numero 22) nella raccolta Diels-Kranz; la lettera B indica un frammento, la lettera A una testimonianza.

Perché le testimonianze di Aristotele sui presocratici vanno usate con cautela? Perché Aristotele li legge alla luce della propria teoria delle cause, attribuendo loro concetti che forse non avevano.

Che cos’è l’ápeiron di Anassimandro? L’illimitato e indeterminato da cui si separano i contrari, principio di tutte le cose.

Come risponde l’atomismo a Parmenide? Ammettendo il vuoto come non essere che esiste, e spiegando il divenire con il movimento e la combinazione di atomi eterni e immutabili.

Che cosa vuole dimostrare il paradosso di Achille e la tartaruga? L’impossibilità del movimento, a difesa della tesi parmenidea dell’essere immobile.

Sofisti e Socrate

I sofisti

Nel V secolo Atene diventa il centro della cultura greca. La democrazia richiede la capacità di parlare in assemblea e in tribunale, e i sofisti, maestri itineranti, insegnano a pagamento la retorica e la cultura generale. Platone li descrive come venditori di sapere apparente, e questa immagine ha pesato a lungo; la storiografia moderna, a partire da Hegel e poi con studiosi come Mario Untersteiner, li ha rivalutati come pensatori originali.

Protagora di Abdera afferma che l’uomo è misura di tutte le cose, di quelle che sono in quanto sono e di quelle che non sono in quanto non sono: la verità è relativa a chi percepisce e giudica. Sugli dèi dichiara di non poter sapere né se esistono né come sono. Sostiene che su ogni questione si possono fare due discorsi contrapposti, e che il compito del sofista è rendere più forte il discorso più debole. Gorgia di Leontini, nel trattato Sul non essere, sostiene che nulla esiste, che se anche esistesse non sarebbe conoscibile, e che se anche fosse conoscibile non sarebbe comunicabile; nell’Encomio di Elena esalta la potenza della parola, che agisce sull’anima come i farmaci sul corpo. Altri sofisti, come Antifonte e Trasimaco, discutono il rapporto tra natura e legge (phýsis e nómos): la legge è una convenzione che limita la natura, o il diritto del più forte è conforme a natura?

Socrate

Socrate (469-399 a.C.) non scrisse nulla. Lo conosciamo da quattro fonti diverse: Aristofane, che nelle Nuvole lo ridicolizza come un sofista; Senofonte, che lo presenta come un saggio maestro di morale; Platone, che lo fa protagonista dei suoi dialoghi; Aristotele, che gli attribuisce la ricerca delle definizioni e il ragionamento induttivo. Ricostruire il Socrate storico è difficile: è la cosiddetta questione socratica.

Il metodo di Socrate è il dialogo. Davanti all’interlocutore che crede di sapere che cosa sia il coraggio o la giustizia, Socrate si dichiara ignorante (l’ironia) e, con domande successive, lo porta a contraddirsi (l’élenchos, la confutazione). Il risultato è spesso l’aporia, la consapevolezza di non sapere; ma è una consapevolezza feconda, perché apre la ricerca. Socrate paragona la sua arte a quella della madre, levatrice: la maieutica aiuta l’anima a partorire la verità che porta in sé. La domanda tipica di Socrate è “che cos’è?” (tí esti): che cos’è la virtù, non quali sono le virtù.

Tra le tesi attribuite a Socrate ci sono l’intellettualismo etico (la virtù è conoscenza, e nessuno fa il male volontariamente, ma solo per ignoranza del bene) e la cura dell’anima come compito principale dell’uomo. Socrate parla anche di un daimónion, una voce divina che lo trattiene dal compiere certe azioni.

Il processo

Nel 399 Socrate viene accusato di non riconoscere gli dèi della città, di introdurre nuove divinità e di corrompere i giovani. Nell’Apologia di Platone si difende rivendicando la propria missione: l’oracolo di Delfi lo ha dichiarato il più sapiente degli uomini, ed egli ha capito che la sua sapienza consiste nel sapere di non sapere. Condannato, rifiuta di proporre una pena alternativa seria, perché non può smettere di filosofare:

ὁ δὲ ἀνεξέταστος βίος οὐ βιωτὸς ἀνθρώπῳ (Plat. Apol. 38a)

La vita senza esame non è degna di essere vissuta dall’uomo. Nel Critone rifiuta di fuggire dal carcere, per rispetto delle leggi della città; nel Fedone Platone ne racconta la morte, dopo una discussione sull’immortalità dell’anima.

Le scuole socratiche minori

Accanto a Platone, altri discepoli fondano scuole: i cinici (Antistene, poi Diogene di Sinope), che predicano una vita secondo natura, libera da convenzioni e bisogni artificiali; i cirenaici (Aristippo), che pongono il fine nel piacere del momento; i megarici (Euclide di Megara), che uniscono l’eredità socratica con quella eleatica e sviluppano la dialettica. Le loro posizioni anticipano le scuole ellenistiche.

Platone

Vita e opere

Platone (427-347 a.C.), di famiglia aristocratica ateniese, frequenta Socrate in gioventù. Dopo la morte del maestro viaggia, forse in Egitto, certamente in Magna Grecia, dove conosce i pitagorici, e in Sicilia, dove tenta per tre volte di influire sulla politica di Siracusa, con esiti disastrosi. Nel 387 circa fonda ad Atene l’Accademia, una scuola che durerà, con trasformazioni, per secoli.

Di Platone ci sono giunti tutti i dialoghi, più alcune lettere (la più importante è la Settima, di autenticità discussa). I dialoghi si dividono tradizionalmente in tre gruppi:

  • giovanili o socratici: Apologia, Critone, Eutifrone, Lachete, Carmide, Ione, Protagora, Gorgia;
  • della maturità: Menone, Fedone, Simposio, Repubblica, Fedro;
  • della vecchiaia: Teeteto, Parmenide, Sofista, Politico, Filebo, Timeo, Crizia, Leggi.

La cronologia si fonda su criteri stilistici (la stilometria, avviata nell’Ottocento da Lewis Campbell) e sullo sviluppo delle dottrine.

La teoria delle idee

Il nucleo del pensiero di Platone è la teoria delle idee (o forme). Le cose sensibili sono molteplici, mutevoli, imperfette: nessun oggetto bello è perfettamente bello, nessuna azione giusta è perfettamente giusta. Eppure noi sappiamo che cosa sono il bello e il giusto, e giudichiamo le cose in base a questa conoscenza. Ne segue che esistono, al di là del mondo sensibile, realtà intelligibili, eterne, immutabili e perfette: le idee. Le cose sensibili “partecipano” delle idee o le “imitano”. La conoscenza vera (epistḗmē) è conoscenza delle idee; i sensi danno solo opinione (dóxa).

Nel Menone Platone mostra, con l’esempio dello schiavo che, interrogato da Socrate, arriva a risolvere un problema di geometria senza averlo mai studiato, che la conoscenza è reminiscenza (anámnēsis): l’anima ha contemplato le idee prima di nascere e le ricorda grazie agli stimoli dell’esperienza. Nel Fedone offre argomenti per l’immortalità dell’anima; nel Fedro la rappresenta come un carro alato guidato da un auriga che deve governare due cavalli, uno docile e uno ribelle.

La Repubblica

La Repubblica si apre con la domanda “che cos’è la giustizia?”. Per rispondere, Socrate costruisce una città ideale, perché la giustizia si veda “in grande”. La città è divisa in tre classi: i governanti filosofi, i guardiani o guerrieri, i produttori. A ciascuna corrisponde una virtù (sapienza, coraggio, temperanza), e la giustizia consiste nel fatto che ciascuno faccia il proprio compito. Lo stesso vale per l’anima, divisa in parte razionale, irascibile e concupiscibile. Per i guardiani Platone propone la comunanza dei beni, delle donne e dei figli, e l’accesso delle donne alle stesse funzioni degli uomini.

Nei libri VI e VII, tre immagini illustrano la teoria della conoscenza: il sole, che rappresenta l’idea del Bene, fonte della verità e dell’essere delle idee come il sole è fonte della luce e della vita; la linea divisa, che distingue i gradi della conoscenza (immaginazione, credenza, pensiero matematico, intellezione); la caverna, in cui gli uomini incatenati scambiano le ombre per la realtà, finché uno di loro, liberato, sale verso la luce e torna giù per liberare gli altri. Nel libro X Platone condanna la poesia imitativa, che è imitazione di imitazione e alimenta le passioni.

Gli ultimi dialoghi

Nel Parmenide Platone sottopone la teoria delle idee a obiezioni serie, come l’argomento del “terzo uomo”: se per spiegare la somiglianza tra gli uomini serve l’idea di uomo, per spiegare la somiglianza tra gli uomini e l’idea serve un’altra idea, e così all’infinito. Nel Sofista compie il “parricidio” di Parmenide, ammettendo che il non essere, inteso come diverso, in qualche modo è, e individua cinque generi sommi (essere, quiete, movimento, identico, diverso). Nel Timeo racconta la formazione del cosmo da parte di un divino artigiano, il Demiurgo, che plasma la materia guardando alle idee. Nelle Leggi, l’opera più lunga, propone un modello di città più realistico, fondato sulle leggi e su una costituzione mista.

Le dottrine non scritte

Aristotele e altre fonti parlano di “dottrine non scritte” (ágrapha dógmata) che Platone avrebbe insegnato nell’Accademia, centrate su due principi, l’Uno e la Diade indefinita di grande e piccolo. La cosiddetta scuola di Tubinga-Milano (Hans Krämer, Konrad Gaiser, Giovanni Reale) ha sostenuto che queste dottrine siano la chiave per comprendere i dialoghi; altri studiosi ritengono che i dialoghi vadano letti in sé. È un dibattito che può esserti chiesto all’orale, soprattutto nei corsi di area italiana.

Cosa ti chiedono all’orale (sofisti, Socrate, Platone)

Che cosa significa che l’uomo è misura di tutte le cose? È la tesi di Protagora: la verità è relativa a chi percepisce e giudica; Platone la discute e la critica nel Teeteto.

Che cos’è la questione socratica? Il problema di ricostruire il Socrate storico da fonti diverse e contrastanti: Aristofane, Senofonte, Platone, Aristotele.

Che cos’è l’intellettualismo etico? La tesi socratica secondo cui la virtù è conoscenza e nessuno fa il male volontariamente.

Che cosa rappresenta il mito della caverna? La condizione umana e il percorso della conoscenza, dalle ombre del sensibile alla visione dell’idea del Bene, e il compito del filosofo di tornare a liberare gli altri.

Che cos’è l’argomento del terzo uomo? L’obiezione, formulata nel Parmenide, secondo cui la partecipazione delle cose alle idee genera un regresso all’infinito.

Aristotele

Vita e opere

Aristotele nasce a Stagira, in Calcidica, nel 384 a.C. A diciassette anni entra nell’Accademia, dove resta vent’anni, fino alla morte di Platone. Dopo un periodo ad Asso e a Lesbo, dove compie ricerche di biologia, diventa precettore del giovane Alessandro di Macedonia. Nel 335 torna ad Atene e fonda il Liceo, detto anche Peripato. Alla morte di Alessandro (323) lascia Atene per evitare un processo per empietà e muore l’anno dopo a Calcide.

Le opere che ci sono giunte non sono quelle pubblicate da Aristotele (i dialoghi, oggi perduti, lodati da Cicerone per lo stile), ma gli scritti di scuola, appunti di lezione e trattati, raccolti e ordinati nel I secolo a.C. da Andronico di Rodi. Questo spiega lo stile asciutto, le ripetizioni, le tensioni interne. Il corpus comprende: le opere di logica (Organon: Categorie, Sull’interpretazione, Analitici primi e secondi, Topici, Confutazioni sofistiche); le opere di fisica e biologia (Fisica, Sul cielo, Sulla generazione e la corruzione, Sull’anima, i trattati sugli animali); la Metafisica; le opere di etica e politica (Etica Nicomachea, Etica Eudemia, Politica); la Retorica e la Poetica. Il titolo Metafisica significa probabilmente “i libri dopo la fisica”, nell’ordine di Andronico.

La logica

Aristotele è il fondatore della logica formale. Nelle Categorie distingue i modi in cui l’essere si dice: sostanza, quantità, qualità, relazione, luogo, tempo, posizione, stato, agire, patire. Negli Analitici primi elabora la teoria del sillogismo, un ragionamento in cui, poste alcune premesse, segue necessariamente una conclusione: se ogni uomo è mortale e ogni greco è uomo, allora ogni greco è mortale. Negli Analitici secondi descrive la scienza come conoscenza dimostrativa a partire da principi primi, che non si dimostrano ma si colgono con l’intelletto. Formula il principio di non contraddizione: è impossibile che la stessa cosa appartenga e non appartenga alla stessa cosa, nello stesso tempo e sotto lo stesso rispetto.

La fisica

La Fisica studia gli enti soggetti al movimento. Per spiegare il divenire senza cadere nelle difficoltà di Parmenide, Aristotele introduce le coppie materia e forma, potenza e atto: il divenire è il passaggio dalla potenza all’atto, come il seme che diventa albero. Ogni cosa si spiega con quattro cause: materiale (ciò di cui è fatta), formale (ciò che è), efficiente (ciò che la produce), finale (ciò per cui è). La natura agisce in vista di un fine: è la visione teleologica. Il cosmo è finito, eterno, diviso in un mondo sublunare, fatto dei quattro elementi e soggetto a generazione e corruzione, e in un mondo celeste, fatto di un quinto elemento, l’etere, che si muove di moto circolare eterno.

La metafisica

La Metafisica è la scienza delle cause prime, dell’essere in quanto essere, della sostanza, di Dio. Aristotele afferma che l’essere si dice in molti sensi, ma tutti in riferimento a uno, la sostanza (ousía). Che cos’è la sostanza? Nelle Categorie è l’individuo concreto, questo uomo o questo cavallo; nella Metafisica (libro VII) la ricerca si sposta sulla forma, l’essenza (tò tí ên eînai). Nel libro XII Aristotele dimostra l’esistenza di un motore immobile: poiché il movimento è eterno, deve esistere una causa prima che muove senza essere mossa, atto puro senza potenza, che muove come oggetto d’amore, come causa finale. Questo motore è pensiero che pensa sé stesso (nóēsis noḗseōs).

L’anima

Nel trattato Sull’anima Aristotele definisce l’anima come forma del corpo naturale che ha la vita in potenza: l’anima non è separata dal corpo, ma ne è l’atto, come la vista è l’atto dell’occhio. Distingue tre funzioni: vegetativa (nutrizione e riproduzione, propria di tutti i viventi), sensitiva (propria degli animali), intellettiva (propria dell’uomo). Nel libro III distingue un intelletto che riceve le forme e uno che le rende attuali, “separato, impassibile e non mescolato”: un passo oscuro che darà luogo a secoli di interpretazioni, da Alessandro di Afrodisia ad Averroè e Tommaso.

L’etica e la politica

Nell’Etica Nicomachea Aristotele afferma che tutti gli uomini cercano la felicità (eudaimonía), e che la felicità consiste nell’attività dell’anima secondo virtù, in una vita compiuta. Distingue le virtù etiche (coraggio, temperanza, generosità, giustizia), che si acquistano con l’abitudine e consistono nel giusto mezzo tra due eccessi (il coraggio tra la viltà e la temerarietà), e le virtù dianoetiche, dell’intelletto, tra cui la saggezza pratica (phrónēsis) e la sapienza (sophía). La vita più felice è quella contemplativa. I libri VIII e IX sono dedicati all’amicizia, considerata necessaria alla vita buona.

Nella Politica Aristotele afferma che l’uomo è per natura un animale politico, che si realizza solo nella città (pólis), e che chi vive fuori dalla città è o una bestia o un dio. Classifica le costituzioni secondo il numero dei governanti e il fine (il bene comune o l’interesse di chi governa): monarchia, aristocrazia e politéia sono le forme rette; tirannide, oligarchia e democrazia le forme degenerate. La migliore costituzione realizzabile è una mescolanza di oligarchia e democrazia, fondata sul ceto medio. Aristotele giustifica la schiavitù “per natura”, una tesi che la critica moderna ha discusso a lungo.

La poetica e la retorica

Nella Poetica Aristotele definisce la tragedia con una formula celebre:

ἔστιν οὖν τραγῳδία μίμησις πράξεως σπουδαίας καὶ τελείας μέγεθος ἐχούσης, ἡδυσμένῳ λόγῳ χωρὶς ἑκάστῳ τῶν εἰδῶν ἐν τοῖς μορίοις, δρώντων καὶ οὐ δι᾽ ἀπαγγελίας, δι᾽ ἐλέου καὶ φόβου περαίνουσα τὴν τῶν τοιούτων παθημάτων κάθαρσιν (Arist. Poet. 1449b24-28)

Cioè: imitazione di un’azione seria e compiuta, di una certa grandezza, in un linguaggio reso piacevole, con personaggi che agiscono e non attraverso un racconto, che attraverso pietà e paura porta a compimento la purificazione (kátharsis) di tali emozioni. Aristotele ne analizza le parti (racconto, caratteri, linguaggio, pensiero, spettacolo, musica) e afferma che la poesia è più filosofica della storia, perché dice l’universale. Nella Retorica studia i mezzi di persuasione: l’êthos dell’oratore, il páthos del pubblico, il lógos del discorso. Puoi approfondire questi temi negli appunti di Retorica greca e latina.

L’età ellenistica

Il nuovo contesto

Dopo la morte di Alessandro il mondo greco cambia: le città perdono l’indipendenza, inglobate in grandi regni. La filosofia si concentra sull’individuo e sulla ricerca della serenità interiore, e si organizza in scuole con sede ad Atene, ciascuna con un fondatore e una dottrina. Le divisioni tradizionali della filosofia in queste scuole sono tre: logica, fisica ed etica. Gli stoici le paragonavano a un uovo: la logica è il guscio, la fisica l’albume, l’etica il tuorlo.

Epicuro

Epicuro (341-270 a.C.) fonda ad Atene il Giardino, una comunità aperta anche a donne e schiavi. La sua fisica riprende l’atomismo di Democrito, con una correzione importante: gli atomi, cadendo nel vuoto, deviano talvolta in modo imprevedibile (il clinamen, nel termine di Lucrezio), e questo permette di salvare la libertà umana. Gli dèi esistono, ma vivono beati negli intermundi e non si occupano del mondo. La morte non è nulla per noi: quando ci siamo noi non c’è lei, quando c’è lei non ci siamo noi.

L’etica di Epicuro pone il fine della vita nel piacere, inteso non come godimento sfrenato, ma come assenza di dolore nel corpo (aponía) e di turbamento nell’anima (ataraxía). Distingue i desideri naturali e necessari, naturali e non necessari, e né naturali né necessari. Propone un quadrifarmaco contro le paure umane: gli dèi non vanno temuti, la morte non va temuta, il bene è facile da procurarsi, il male è facile da sopportare. A Roma Lucrezio espone la dottrina nel poema De rerum natura; a Ercolano la villa dei Papiri ha restituito molti testi dell’epicureo Filodemo.

Lo stoicismo

La Stoa prende il nome dal portico dipinto (Stoà poikílē) di Atene dove insegnava il fondatore, Zenone di Cizio (circa 334-262 a.C.). La scuola ha tre fasi: antica (Zenone, Cleante, Crisippo, che ne sistematizza la dottrina), media (Panezio e Posidonio, che la diffondono a Roma), nuova o romana (Seneca, Epitteto, Marco Aurelio).

Per gli stoici il mondo è un unico corpo vivente, permeato da un principio razionale e divino, il lógos, che coincide con il fuoco artefice e con il destino (heimarménē). Tutto avviene secondo ragione e necessità; il cosmo attraversa cicli che terminano in una conflagrazione universale e ricominciano identici. La logica stoica, con Crisippo, sviluppa una logica delle proposizioni diversa da quella aristotelica dei termini.

Nell’etica, il fine è vivere secondo natura, cioè secondo ragione. L’unico bene è la virtù, l’unico male il vizio; tutto il resto (salute, ricchezza, fama) è indifferente, anche se alcune cose sono “preferibili”. Le passioni sono giudizi sbagliati e vanno estirpate: l’ideale è l’apátheia. Epitteto, nel Manuale, insegna a distinguere ciò che dipende da noi (giudizi, desideri, azioni) da ciò che non dipende da noi (corpo, beni, reputazione). Gli stoici elaborano anche l’idea di cosmopolitismo: tutti gli uomini, partecipi della ragione, sono cittadini di un’unica città del mondo.

Lo scetticismo

Pirrone di Elide (circa 360-270 a.C.), che aveva seguito Alessandro in India, insegna che le cose sono indifferenti e indeterminabili, e che occorre sospendere il giudizio (epochḗ) per raggiungere l’imperturbabilità. Nel III e II secolo lo scetticismo si diffonde nell’Accademia platonica, con Arcesilao e Carneade, che criticano il criterio di verità stoico. Carneade, venuto a Roma in ambasceria nel 155 a.C., tenne in due giorni consecutivi due discorsi, uno a favore della giustizia e uno contro, scandalizzando Catone. Nel II secolo d.C. Sesto Empirico raccoglie gli argomenti scettici nei Lineamenti pirroniani, che, riscoperti nel Cinquecento, influenzeranno Montaigne e la filosofia moderna.

Cosa ti chiedono all’orale (Aristotele e l’età ellenistica)

Che cosa sono potenza e atto? Le nozioni con cui Aristotele spiega il divenire: passaggio da ciò che una cosa può essere a ciò che effettivamente è, come il seme che diventa albero.

Che cos’è il motore immobile? La causa prima del movimento eterno del cosmo, atto puro, che muove come oggetto d’amore senza essere mosso; è pensiero di pensiero.

Che cos’è il giusto mezzo? Nell’etica aristotelica, la virtù etica come medietà tra due vizi opposti, per eccesso e per difetto, determinata dalla saggezza pratica.

Che cos’è il quadrifarmaco? I quattro rimedi di Epicuro: non temere gli dèi, non temere la morte, il bene è facile da procurarsi, il male è facile da sopportare.

Che cosa distingue Epitteto tra ciò che dipende e ciò che non dipende da noi? Dipendono da noi giudizi, desideri, azioni; non dipendono da noi corpo, beni, reputazione. La serenità nasce dal concentrarsi sui primi.

Roma e la filosofia

Cicerone e l’eclettismo

A Roma la filosofia arriva dalla Grecia nel II secolo a.C., inizialmente con diffidenza: nel 155 a.C. l’ambasceria dei filosofi ateniesi (lo stoico Diogene, l’accademico Carneade, il peripatetico Critolao) suscitò entusiasmo nei giovani e allarme in Catone. Nel I secolo a.C. Cicerone traduce e rielabora in latino le dottrine delle scuole greche, nei dialoghi Academica, De finibus bonorum et malorum, Tusculanae disputationes, De natura deorum, De officiis. Vicino all’Accademia scettica, sceglie di volta in volta la posizione più probabile: un atteggiamento che i moderni hanno chiamato eclettismo. Il suo merito maggiore è la creazione di un lessico filosofico latino, che arriverà a tutta la tradizione europea.

Seneca, Epitteto, Marco Aurelio

Lo stoicismo romano è soprattutto un’etica pratica. Seneca (circa 4 a.C.-65 d.C.), precettore e consigliere di Nerone, scrive dialoghi morali (De brevitate vitae, De tranquillitate animi, De ira) e le Lettere a Lucilio, un percorso di formazione interiore. Epitteto, schiavo liberato, insegna a Nicopoli; le sue lezioni sono trascritte da Arriano nelle Diatribe e riassunte nel Manuale. L’imperatore Marco Aurelio scrive in greco i Pensieri (o A sé stesso), un diario di esercizi spirituali. Pierre Hadot ha mostrato che per gli antichi la filosofia era prima di tutto un modo di vivere, fatto di esercizi spirituali, più che un sistema di dottrine.

Il neoplatonismo

Il medioplatonismo

Tra il I secolo a.C. e il II d.C. la filosofia platonica conosce un rinnovamento, detto medioplatonismo (Plutarco, Alcinoo, Numenio), che interpreta Platone in senso teologico, collocando le idee nella mente di Dio e distinguendo un dio supremo da un demiurgo. Nello stesso periodo Filone di Alessandria, ebreo, interpreta la Bibbia alla luce della filosofia platonica, aprendo la strada alla teologia cristiana.

Plotino

Plotino (204-270 d.C.), nato in Egitto, allievo di Ammonio Sacca ad Alessandria, insegna a Roma dal 244. Le sue lezioni sono raccolte dal discepolo Porfirio in sei gruppi di nove trattati, le Enneadi. Al vertice della realtà c’è l’Uno, principio assolutamente semplice, al di là dell’essere e del pensiero, di cui non si può dire nulla. Dall’Uno procede, come la luce dal sole, senza che esso diminuisca, l’Intelletto (Noûs), che contiene le idee; dall’Intelletto procede l’Anima, che anima il mondo; dall’Anima il mondo sensibile e infine la materia, ultimo grado, privazione e principio del male. Il processo è detto emanazione o processione. L’uomo, la cui anima appartiene al mondo intelligibile, può compiere il cammino inverso, di conversione e ritorno all’Uno, attraverso la virtù, la dialettica e infine l’unione mistica (l’estasi), che Plotino, secondo Porfirio, raggiunse quattro volte.

Gli ultimi platonici

Dopo Plotino il neoplatonismo si sviluppa in varie scuole. Porfirio scrive l’Isagoge, un’introduzione alle Categorie di Aristotele che sarà letta per tutto il medioevo e da cui nasce la disputa sugli universali, e un trattato Contro i cristiani, poi bruciato. Giamblico dà importanza alla teurgia, le pratiche rituali per unirsi agli dèi. Ad Atene Proclo (412-485) costruisce un sistema rigoroso negli Elementi di teologia. Ad Alessandria la filosofa Ipazia, matematica e astronoma, viene uccisa nel 415 da un gruppo di cristiani: la sua figura è diventata il simbolo della fine della filosofia antica. Nel 529 l’imperatore Giustiniano vieta ai pagani l’insegnamento, e la scuola di Atene chiude; alcuni filosofi, tra cui Damascio e Simplicio, si rifugiano per un periodo alla corte persiana. Simplicio scrive commenti ad Aristotele che conservano molti frammenti dei presocratici.

Filosofia antica e cristianesimo

Il rapporto tra filosofia greca e cristianesimo è complesso. Alcuni autori cristiani, come Tertulliano, rifiutano la filosofia (“che cosa hanno in comune Atene e Gerusalemme?”); altri, come Giustino, Clemente Alessandrino e Origene, la considerano una preparazione al Vangelo. Agostino legge i “libri dei platonici” e vi trova una via verso Dio. Attraverso Agostino, Boezio e lo Pseudo-Dionigi, il neoplatonismo diventa una componente essenziale della teologia medievale. Per i secoli successivi puoi vedere gli appunti di Storia della filosofia.

Come preparare l’esame

Il programma tipo

Il programma prevede di solito un manuale di storia della filosofia antica, la lettura integrale di un classico (un dialogo di Platone come Fedone, Simposio, Teeteto, oppure un libro della Repubblica, un libro della Metafisica o dell’Etica Nicomachea) e una scelta di frammenti dei presocratici o di testi ellenistici. Nei corsi monografici trovi spesso un tema specifico: la teoria dell’anima, il piacere, il linguaggio, la giustizia.

Un piano in sei settimane

  • Settimana 1: fonti, Milesi, pitagorici, Senofane, Eraclito.
  • Settimana 2: Parmenide, Zenone, pluralisti, atomisti, sofisti.
  • Settimana 3: Socrate e Platone (dialoghi giovanili e della maturità).
  • Settimana 4: Platone (ultimi dialoghi, dottrine non scritte) e Aristotele (logica, fisica, metafisica).
  • Settimana 5: Aristotele (anima, etica, politica, poetica); epicureismo, stoicismo, scetticismo.
  • Settimana 6: Roma, medioplatonismo, Plotino e ultimi neoplatonici; ripasso e lettura del classico.

Errori da evitare

Non attribuire a Eraclito la formula “tutto scorre” come se fosse un frammento: è una sintesi successiva. Non confondere l’Accademia platonica con il Liceo aristotelico, né il Giardino di Epicuro con la Stoa. Non presentare Epicuro come un edonista volgare. Non dimenticare che dei presocratici abbiamo solo frammenti e testimonianze: dillo sempre quando ne citi uno.

Commentare un testo

Quando commenti un passo, procedi così: colloca il passo nell’opera e nel contesto argomentativo; spiega i termini chiave, possibilmente con il termine greco; ricostruisci l’argomento; confrontalo con altri autori. Se il corso prevede il greco, preparati a tradurre e a spiegare la sintassi dei passi più noti, come l’inizio della Metafisica o il passo del Teeteto sulla meraviglia.

Cosa ti chiedono all’orale (Roma e neoplatonismo)

Qual è il contributo di Cicerone alla filosofia? La divulgazione delle dottrine greche in latino e la creazione di un lessico filosofico latino; il suo atteggiamento è stato definito eclettico.

Che cosa intende Pierre Hadot per esercizi spirituali? Le pratiche con cui gli antichi trasformavano il proprio modo di vivere, perché la filosofia era per loro prima di tutto una scelta di vita.

Quali sono le ipostasi di Plotino? L’Uno, l’Intelletto e l’Anima, da cui procede il mondo sensibile.

Perché il 529 è una data simbolica? Perché Giustiniano vietò ai pagani l’insegnamento e la scuola neoplatonica di Atene chiuse.

Che cos’è l’Isagoge di Porfirio? Un’introduzione alle Categorie di Aristotele, base dell’insegnamento logico medievale e punto di partenza della disputa sugli universali.

Glossario rapido

  • Archḗ: principio, origine.
  • Lógos: ragione, discorso, legge razionale.
  • Élenchos: confutazione socratica.
  • Anámnēsis: reminiscenza.
  • Ousía: sostanza, essenza.
  • Eudaimonía: felicità, vita compiuta.
  • Phrónēsis: saggezza pratica.
  • Ataraxía / apátheia: assenza di turbamento / di passioni.
  • Epochḗ: sospensione del giudizio.

Fonti e approfondimenti

Manuali e raccolte

  • Giovanni Reale, Storia della filosofia greca e romana, Bompiani.
  • Enrico Berti, Profilo di Aristotele, Studium.
  • Hermann Diels, Walther Kranz, I presocratici, a cura di Giovanni Reale, Bompiani.
  • Pierre Hadot, Che cos’è la filosofia antica?, Einaudi.
  • Anthony A. Long, La filosofia ellenistica, il Mulino.

Testi citati

I passi di Platone (Teeteto 155d, Apologia 38a) e di Aristotele (Metafisica 980a21, Poetica 1449b24-28) sono riportati secondo il testo greco del Perseus Digital Library. Le altre dottrine sono rese in parafrasi.

Per approfondire trovi gli appunti di Storia della filosofia, Storia del pensiero politico antico, Retorica greca e latina, Letteratura greca e Istituzioni di storia della filosofia.

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Antonio Garofano

Insegno letteratura italiana e latina e ho creato Aula di Letteratura per dare una mano agli studenti che preparano un'interrogazione o la maturità: spiegazioni chiare, parafrasi, analisi e riassunti dei testi che si studiano davvero a scuola, da Francesco d'Assisi a Montale. Mi appassiona l'intelligenza artificiale e da tempo provo a capire come usarla bene nello studio dei classici: come un supporto per orientarsi, ripassare e farsi domande, mai come scorciatoia al posto della lettura. I testi vanno letti, con calma, magari ad alta voce. Il resto viene dopo, e qui cerco di renderlo un po' più semplice.

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