La moneta in Grecia e a Roma: appunti per l’esame

Appunti di numismatica antica: nascita della moneta, dracma, civette, monete di Magna Grecia, denario, aureo, solido. Con domande d’orale e risposte.

Antonio Garofano Antonio Garofano

Una moneta è un oggetto minuscolo che dice moltissimo. Pesa pochi grammi, ma porta un’immagine scelta da un potere, una scritta, un valore garantito, e magari il segno della zecca e del magistrato che l’ha fatta battere. E dura: molte delle monete che studierai sono arrivate a noi intatte, dopo duemila anni sotto terra in un vaso di coccio.

L’insegnamento dedicato alla moneta greca e romana è un corso di numismatica antica. Si trova nei corsi di Lettere classiche, Archeologia e Beni culturali e vale di solito 6 crediti. Il programma copre la nascita della moneta, i principali sistemi monetari greci, la monetazione di Roma dalla repubblica al tardo impero, e i metodi della disciplina. All’orale ti mettono spesso davanti alla fotografia di una moneta e ti chiedono di descriverla e di collocarla.

Esame La moneta in Grecia e a Roma
Area numismatica antica
Corsi di laurea Lettere classiche, Archeologia, Beni culturali
Crediti di solito 6 CFU
Prova orale, spesso con riconoscimento e descrizione di monete

Programmi, docenti e appelli variano da ateneo ad ateneo: fa fede il sito della tua università.

Come usare questi appunti

Non si studia numismatica senza guardare monete. Mentre leggi, apri le schede dei grandi musei (molte collezioni pubbliche hanno cataloghi in rete) e cerca le monete che nomino: le civette di Atene, le tartarughe di Egina, i decadrammi di Siracusa, i denari di Cesare. Imparerai molto più in fretta. E se il tuo dipartimento o un museo della tua città ha un medagliere, chiedi di vedere qualche moneta dal vero: tenere in mano un sesterzio, sentirne il peso e vedere come la luce radente fa emergere il ritratto è un’esperienza che nessuna fotografia sostituisce. Molti studenti scoprono lì che la materia gli piace davvero.

All’inizio ti do il vocabolario tecnico, che è la parte che gli studenti trascurano e i docenti no. Poi segue la storia, in ordine cronologico.

Il vocabolario della numismatica

Le parti di una moneta

  • Dritto (D/): il lato principale, di solito quello con la testa di una divinità o del sovrano. In origine era il lato battuto dal conio fisso, quello d’incudine.
  • Rovescio (R/): l’altro lato.
  • Tipo: l’immagine rappresentata.
  • Legenda: la scritta. Si legge di solito in senso orario, e va trascritta indicando le interruzioni.
  • Campo: lo spazio libero intorno al tipo, dove possono comparire simboli o lettere.
  • Esergo: lo spazio sotto la linea di base del tipo del rovescio, dove si trovano spesso il nome della zecca o una data.
  • Tondello: il disco di metallo su cui si batte la moneta.
  • Modulo: il diametro.
  • Asse di conio: l’orientamento reciproco di dritto e rovescio, indicato con le ore di un orologio.

Coniare e fondere

Le monete antiche si producono in due modi. La maggior parte è coniata a martello: il tondello, preparato e riscaldato, viene posto tra due conii (quello d’incudine, fisso, e quello di martello, mobile) e colpito. I conii erano incisi in negativo dagli incisori; si consumavano e dovevano essere sostituiti spesso. Alcune serie invece sono fuse, colando il metallo in stampi: è il caso del primo bronzo romano, l’aes grave.

Metrologia e metalli

La moneta antica vale in gran parte per il suo metallo. Per questo il peso è fondamentale. Le monete si organizzano in sistemi ponderali (o piedi monetari), che stabiliscono il peso dell’unità e dei suoi multipli e sottomultipli. I metalli sono l’oro, l’argento, l’elettro (lega naturale di oro e argento) e il bronzo, insieme al rame e, in età romana, all’oricalco, una lega simile all’ottone.

Ripostigli e conii

Il ripostiglio (o tesoretto) è un insieme di monete nascoste insieme e non più recuperate. È una fonte preziosa: la moneta più recente fornisce un termine dopo il quale il ripostiglio è stato chiuso. Lo studio dei conii (die study) consiste nel confrontare le monete per individuare quelle battute con gli stessi conii: permette di ricostruire la sequenza delle emissioni e, con molta cautela, di stimarne il volume.

Cosa ti chiedono all’orale (vocabolario)

Che cosa sono il dritto, il rovescio e l’esergo? Il dritto è il lato principale della moneta, che in origine corrispondeva al conio d’incudine e porta in genere una testa divina o del sovrano. Il rovescio è il lato opposto, battuto dal conio di martello. L’esergo è lo spazio sotto la linea di terra del tipo, spesso sul rovescio, dove si trovano scritte o segni di zecca. Descrivere una moneta significa indicare per ciascun lato tipo, legenda, simboli nel campo ed esergo.

Perché i ripostigli sono importanti? Perché sono insiemi chiusi di monete, nascosti in un momento preciso e non recuperati. La moneta più recente indica il momento dopo il quale il ripostiglio fu sepolto, e la composizione dice quali monete circolavano insieme. Spesso i ripostigli si concentrano in periodi di guerra o crisi, quando chi li nascondeva non poté tornare a riprenderli.

La nascita della moneta

Lidia e Ionia

La moneta nasce in Asia Minore, tra Lidia e città greche della Ionia, tra la fine del VII e l’inizio del VI secolo a.C. Le più antiche monete sono in elettro, pezzi di metallo di peso controllato con un segno impresso su un lato e un punzone incuso sull’altro. Un ritrovamento fondamentale per la datazione è il deposito di fondazione dell’Artemision di Efeso, scavato all’inizio del Novecento, che conteneva monete di elettro tra le più antiche conosciute. La cronologia precisa resta discussa.

Erodoto (I, 94) dice che i Lidi furono i primi a coniare e usare moneta d’oro e d’argento. Al re lidio Creso (metà del VI secolo) la tradizione attribuisce la prima coniazione separata di oro puro e argento puro, il cosiddetto sistema bimetallico. Le monete chiamate “creseidi” hanno come tipo protomi di leone e toro affrontate.

Perché nasce la moneta

Prima della moneta esistevano già forme di valore: metalli a peso, spiedi di ferro (gli obeloi, da cui il nome dell’obolo), bestiame. La moneta aggiunge una garanzia, il segno di un’autorità che certifica peso e lega. Perché questa invenzione? Le spiegazioni sono diverse: pagare mercenari, riscuotere tasse e multe, favorire gli scambi. Gli studiosi oggi danno molto peso alle funzioni pubbliche e fiscali più che al commercio a lunga distanza. Tieni presente anche l’idea, sviluppata in vari studi, della moneta come espressione della comunità politica: la polis che batte moneta afferma se stessa.

Cosa ti chiedono all’orale (origini)

Dove e quando nasce la moneta? In Asia Minore, tra il regno di Lidia e le città greche della Ionia, tra la fine del VII e l’inizio del VI secolo. Le prime monete sono in elettro, con un tipo su un lato e un punzone incuso sull’altro. Il deposito dell’Artemision di Efeso ha fornito un contesto importante per la datazione, anche se la cronologia esatta è dibattuta. Erodoto attribuisce ai Lidi l’invenzione.

Da dove viene il nome “obolo”? Dagli obeloi, spiedi di metallo usati come forma di valore prima della moneta. La tradizione antica collega a questo uso anche il nome della dracma, interpretata come “manciata” di spiedi: sei oboli formavano una dracma. È un esempio di come la terminologia monetaria conservi la memoria di forme premonetali.

La monetazione greca arcaica e classica

I sistemi ponderali

Il mondo greco non ha un solo sistema. I due da sapere sono:

  • il sistema eginetico, con una dracma di circa 6 grammi, diffuso nel Peloponneso e in gran parte della Grecia continentale;
  • il sistema euboico-attico, con una dracma di circa 4,3 grammi e un tetradramma di circa 17,2 grammi, usato da Atene e poi dalla monetazione di Alessandro, che lo diffuse ovunque.

Le relazioni tra le unità sono queste: 6 oboli fanno una dracma, 100 dracme una mina, 60 mine (cioè 6000 dracme) un talento. Mina e talento sono unità di conto, non monete coniate.

Egina, Atene, Corinto

Le “tartarughe” di Egina sono tra le prime monete d’argento della Grecia continentale (VI secolo): uno statere con una tartaruga marina al dritto e un quadrato incuso al rovescio. Più tardi la tartaruga marina diventa terrestre.

Le “civette” di Atene sono la moneta più famosa del mondo antico. Il tetradramma attico porta al dritto la testa di Atena con elmo, al rovescio la civetta con un ramo d’olivo e la legenda ΑΘΕ. Il tipo nasce nel VI secolo e resta quasi invariato per secoli, proprio per la sua affidabilità: era una moneta riconosciuta ovunque. L’argento proveniva in gran parte dalle miniere del Laurio, in Attica. Aristofane, negli Uccelli, scherza sulle civette del Laurio. Un decreto ateniese, il cosiddetto decreto sulle monete (o “decreto degli standard”), imponeva agli alleati della lega l’uso di monete, pesi e misure ateniesi; la sua datazione, nel V secolo, è molto discussa.

Corinto batte stateri con il Pegaso al dritto e la testa di Atena al rovescio, i cosiddetti “puledri”, che circolano molto in Occidente.

Magna Grecia e Sicilia

Le città greche d’Italia producono alcune delle serie più originali. Nel VI secolo città come Sibari, Metaponto, Crotone e Caulonia battono monete incuse: il tipo del dritto compare in rilievo e lo stesso tipo, in negativo, sul rovescio. Metaponto ha la spiga d’orzo, Sibari il toro retrospiciente, Crotone il tripode. La tecnica è difficile e non ha confronti nel resto del mondo greco. Si è discusso molto sulle sue ragioni, senza conclusioni sicure.

In Sicilia spicca Siracusa. I suoi tetradrammi hanno al dritto una quadriga e al rovescio la testa della ninfa Aretusa circondata da delfini. Alla fine del V secolo compaiono i grandi decadrammi, capolavori dell’incisione, alcuni dei quali firmati dagli incisori, come Euainetos e Kimon. È uno dei pochi casi in cui conosciamo il nome degli artisti.

Cosa ti chiedono all’orale (monete greche)

Descrivi un tetradramma ateniese di età classica. Al dritto c’è la testa di Atena volta a destra, con elmo attico ornato. Al rovescio c’è la civetta stante, con un ramo d’olivo e una piccola falce di luna, e la legenda ΑΘΕ. Il peso è di circa 17,2 grammi d’argento, secondo il sistema attico. L’argento veniva in gran parte dalle miniere del Laurio. Il tipo rimase stabile per secoli perché garantiva riconoscibilità e fiducia.

Che cosa sono le monete incuse della Magna Grecia? Sono monete d’argento battute nel VI secolo da città come Sibari, Metaponto e Crotone, in cui il tipo del dritto, in rilievo, si ripete sul rovescio in incavo. La tecnica richiedeva conii accuratamente allineati ed è tipica di quest’area. Le ragioni della scelta sono discusse; restano un tratto distintivo delle prime monetazioni italiote.

Alessandro e l’età ellenistica

Filippo II di Macedonia aveva già battuto in grande quantità monete d’oro, gli stateri con la testa di Apollo e la biga, e tetradrammi con Zeus e un cavaliere. Il figlio Alessandro adotta per tutto il suo impero il sistema attico. I suoi tetradrammi hanno al dritto la testa di Eracle con la pelle di leone e al rovescio Zeus seduto in trono con l’aquila, con la legenda ΑΛΕΞΑΝΔΡΟΥ (“di Alessandro”). Vengono battuti in molte zecche dell’impero e continuano a essere prodotti per secoli dopo la sua morte.

La grande novità ellenistica è il ritratto. Dopo la morte di Alessandro, i diadochi mettono sulle monete prima l’immagine di Alessandro divinizzato, poi la propria. Lisimaco di Tracia batte tetradrammi con il ritratto di Alessandro con le corna di Ammone. Tolemeo I in Egitto finisce per mettere sulle monete il proprio volto. Da quel momento il ritratto del sovrano diventa il tipo principale del dritto, e lo resterà per secoli, con Roma e oltre.

Nell’Egitto tolemaico si crea anche un sistema monetario chiuso, con un peso più leggero di quello attico, che obbligava chi entrava nel regno a cambiare le monete straniere.

Cosa ti chiedono all’orale (ellenismo)

Che caratteristiche hanno le monete di Alessandro? Adottano il sistema attico e diventano la moneta internazionale del mondo ellenistico. Il tetradramma ha al dritto la testa di Eracle con la leonté, al rovescio Zeus in trono con l’aquila e la legenda col nome di Alessandro al genitivo. Fu battuto in molte zecche e continuò a essere coniato anche dopo la morte del re, per la sua accettazione generale.

Perché il ritratto sulle monete è una novità dell’età ellenistica? Nella Grecia classica il dritto era riservato alle divinità o ai simboli della città. Con i diadochi, prima Alessandro divinizzato e poi i sovrani viventi compaiono sulle monete. È una forma di propaganda e di legittimazione del potere personale, che Roma riprenderà dalla tarda repubblica.

Roma prima del denario

Aes rude, aes signatum, aes grave

Roma arriva tardi alla moneta. Per secoli si usa il bronzo a peso, l’aes rude, pezzi irregolari senza segni. Poi compaiono i lingotti con un’immagine, detti aes signatum, come quelli con il ramo secco o con il toro. Infine la moneta fusa, l’aes grave, che comincia nel III secolo. L’unità è l’asse, che in origine pesava una libbra romana (circa 327 grammi secondo la stima più diffusa). È il cosiddetto asse librale. I sottomultipli hanno nomi da conoscere: semisse (1/2), triente (1/3), quadrante (1/4), sestante (1/6), oncia (1/12). Ognuno è segnato da globetti che indicano il numero di once.

L’asse ha spesso al dritto la testa di Giano bifronte e al rovescio la prora di nave, un tipo che resterà per secoli.

Le prime monete d’argento

Le prime monete d’argento di Roma sono didrammi di tipo greco, battuti nel III secolo, in parte probabilmente in zecche della Campania, con la legenda ROMANO e poi ROMA. Per questo si parla di monete “romano-campane”. Le date precise di inizio di queste serie sono discusse. Una serie successiva è quella dei quadrigati, con Giano al dritto e Giove in quadriga al rovescio.

Cosa ti chiedono all’orale (Roma arcaica)

Che differenza c’è tra aes rude, aes signatum e aes grave? L’aes rude è bronzo grezzo in pezzi irregolari, valutato a peso, senza alcun segno di autorità. L’aes signatum è formato da lingotti con un’immagine impressa, ma ancora valutati a peso. L’aes grave è vera moneta, fusa, con valore nominale e segni di valore, organizzata in un sistema con l’asse come unità e i suoi sottomultipli.

Quali sono i sottomultipli dell’asse e come si riconoscono? Semisse, triente, quadrante, sestante e oncia, cioè metà, un terzo, un quarto, un sesto e un dodicesimo dell’asse. Sulle monete il valore è indicato da globetti corrispondenti al numero di once: quattro per il triente, tre per il quadrante, due per il sestante, uno per l’oncia, mentre il semisse ha la lettera S.

Il denario e la monetazione repubblicana

L’introduzione del denario

Il denario d’argento è la grande moneta di Roma. Fu introdotto durante la seconda guerra punica. Per lungo tempo la data fu discussa; gli scavi di Morgantina, in Sicilia, hanno trovato denari in un contesto distrutto intorno al 211 a.C., e oggi la datazione intorno al 211 è la più accettata. Il denario valeva 10 assi, da cui il nome (deni) e il segno X. Accanto a esso c’erano il quinario (5 assi) e il sesterzio (2 assi e mezzo, segno IIS).

Il tipo più antico ha al dritto la testa elmata di Roma e al rovescio i Dioscuri a cavallo, con la legenda ROMA. Verso la metà del II secolo il denario viene ritariffato a 16 assi; l’asse, intanto, aveva perso peso più volte.

Magistrati monetari e tipi

Le monete sono prodotte da magistrati, i tresviri monetales, giovani della nobiltà all’inizio della carriera. Dal II secolo i loro nomi compaiono sulle monete, e poco a poco i tipi cambiano: non più solo Roma e i Dioscuri, ma scene che ricordano gli antenati del magistrato, miti di fondazione, imprese di famiglia. Il denario diventa un piccolo manifesto politico. La zecca si trovava probabilmente presso il tempio di Giunone Moneta sul Campidoglio, da cui viene la nostra parola “moneta”.

Lo strumento di riferimento per questa monetazione è il catalogo di Michael Crawford, Roman Republican Coinage (1974): le monete repubblicane si citano con il suo numero (RRC).

La tarda repubblica

Con le guerre civili compaiono le monete degli imperatores, battute per pagare gli eserciti. Nel 44 a.C., poco prima della sua morte, Cesare è il primo romano vivente a comparire con il proprio ritratto sui denari, un fatto di forte valore politico. Dopo le idi di marzo Bruto fa battere il famoso denario con il pileo, il berretto dei liberti, tra due pugnali e la legenda EID MAR.

Cosa ti chiedono all’orale (denario)

Quando e perché nasce il denario? Durante la seconda guerra punica, con ogni probabilità intorno al 211 a.C., come mostrano i ritrovamenti di Morgantina. Il denario d’argento sostituisce le serie precedenti di tipo greco e diventa la moneta principale di Roma. Valeva 10 assi, da cui il nome e il segno X, e fu ritariffato a 16 assi verso la metà del II secolo.

Perché i tipi dei denari repubblicani cambiano nel II secolo? Perché i magistrati monetari, i tresviri monetales, cominciano a firmare le monete e a scegliere tipi che celebrano la propria famiglia, antenati illustri e miti legati alla gens. La moneta diventa uno strumento di propaganda personale e familiare. Questo processo prepara le monete dei grandi comandanti e il ritratto di Cesare nel 44.

La moneta imperiale

Il sistema di Augusto

Augusto riorganizza il sistema monetario. Al vertice c’è l’aureo, in oro, che vale 25 denari. Poi il denario d’argento. Il sesterzio diventa una grande moneta di oricalco, del valore di 4 assi. Seguono il dupondio (2 assi, in oricalco), l’asse (in rame) e il quadrante. La relazione da sapere: 1 aureo = 25 denari = 100 sesterzi = 400 assi. Le monete di bronzo portano spesso la sigla SC, senatus consulto, il cui significato preciso è discusso.

Sul dritto c’è quasi sempre il ritratto dell’imperatore con titoli abbreviati nella legenda; sul rovescio divinità, personificazioni (Pax, Concordia, Victoria), edifici, eventi. Le monete imperiali sono una fonte di prima mano per l’ideologia del potere. Il catalogo di riferimento è il Roman Imperial Coinage (RIC).

Svalutazioni e riforme

Nel 64 d.C. Nerone riduce il peso dell’aureo e del denario e abbassa il titolo dell’argento di quest’ultimo. Nel corso del II secolo il fino del denario continua a scendere. Nel 215 Caracalla introduce una nuova moneta d’argento, l’antoniniano, riconoscibile dal ritratto con la corona radiata; probabilmente valeva due denari, ma pesava meno del doppio.

Durante la crisi del III secolo l’antoniniano diventa una moneta di bronzo appena argentata. Aureliano tenta una riforma intorno al 274. Diocleziano, negli anni Novanta del III secolo, riorganizza il sistema con nuove monete d’oro, d’argento e un grande nominale di bronzo, e con l’editto sui prezzi del 301 cerca di fermare l’inflazione fissando prezzi massimi, senza successo.

Il solido

La riforma che dura è quella di Costantino, che all’inizio del IV secolo introduce il solido (solidus), moneta d’oro di 1/72 di libbra, circa 4,5 grammi. Il solido resta stabile per secoli nell’impero d’Oriente, ed è la moneta di riferimento dell’economia mediterranea fino all’età medievale.

Cosa ti chiedono all’orale (età imperiale)

Descrivi il sistema monetario di Augusto. Al vertice c’è l’aureo d’oro, pari a 25 denari d’argento. Il sesterzio, grande moneta di oricalco, vale 4 assi, il dupondio 2 assi, l’asse è di rame, e c’è il quadrante come frazione. Quindi un aureo vale 100 sesterzi e 400 assi. Il sistema resta in vigore, con modifiche di peso e lega, fino al III secolo.

Che cos’è il solido e perché è importante? È la moneta d’oro introdotta da Costantino all’inizio del IV secolo, con un peso di 1/72 di libbra romana, circa 4,5 grammi. A differenza delle monete d’argento e di bronzo, svalutate durante la crisi del III secolo, il solido mantiene peso e purezza per secoli nell’impero d’Oriente e diventa la moneta forte del Mediterraneo tardoantico e altomedievale.

Moneta e storia: come si usa la fonte numismatica

Iconografia e propaganda

Le monete sono un mezzo di comunicazione di massa. Ogni cittadino dell’impero le teneva in mano. Per questo sono una fonte per studiare l’immagine che il potere voleva dare di sé. Un rovescio con la Victoria e una legenda che celebra la conquista di un territorio, o la serie di Vespasiano con la Giudea in lutto e la legenda IVDAEA CAPTA, ci dicono come l’imperatore voleva essere ricordato. Ma attenzione: si discute molto su quanto il pubblico leggesse davvero questi messaggi, e su chi sceglieva i tipi.

Circolazione ed economia

Il secondo uso riguarda l’economia. I ritrovamenti di monete in un’area ci dicono quali monete circolavano, da dove venivano, in che quantità. Le analisi metallografiche ci dicono quanto argento c’era nel denario in un dato periodo. Gli studi sui conii permettono di stimare il volume delle emissioni. Su questi dati si fondano le ricostruzioni della crescita e delle crisi dell’economia antica.

Datazione e archeologia

Il terzo uso è archeologico. Una moneta in uno strato di scavo fornisce un termine post quem: lo strato non può essere più antico della moneta più recente che contiene. Ma una moneta può circolare a lungo, quindi il dato va interpretato. Morgantina, con la datazione del denario, è il caso esemplare di come archeologia e numismatica si aiutino a vicenda.

Cosa ti chiedono all’orale (fonte numismatica)

In che senso le monete sono uno strumento di propaganda? Perché il potere sceglieva immagini e legende da far circolare in grandi quantità tra la popolazione. Nella tarda repubblica i magistrati celebrano le proprie famiglie; in età imperiale i rovesci annunciano vittorie, virtù dell’imperatore, opere pubbliche, come la serie IVDAEA CAPTA di Vespasiano. Gli studiosi discutono però sul grado di attenzione che il pubblico dedicava a questi messaggi.

Come si usa una moneta per datare uno strato archeologico? La moneta più recente presente nello strato fornisce un termine post quem: lo strato si è formato dopo la sua emissione. Bisogna però considerare che le monete potevano circolare per decenni, quindi la data di deposizione può essere anche molto più tarda. Per questo si valuta l’usura della moneta e l’insieme dei materiali.

Monete provinciali, falsi e suberati

La monetazione provinciale romana

Sotto l’impero non tutte le monete erano battute a Roma o nelle zecche imperiali. Nella parte orientale dell’impero centinaia di città continuarono a produrre monete proprie, soprattutto di bronzo, con legende in greco. Sono le cosiddette monete provinciali romane (un tempo chiamate “greche imperiali”). Al dritto portano di solito il ritratto dell’imperatore, al rovescio divinità locali, templi, giochi, fondatori mitici. Per uno storico sono una fonte straordinaria per le identità civiche: una città dell’Asia Minore che mette sul rovescio il suo santuario, o il fiume che la attraversa personificato, ci dice come voleva presentarsi. Il repertorio di riferimento è il Roman Provincial Coinage (RPC).

Alcune province avevano sistemi speciali. Ad Alessandria d’Egitto si continuarono a battere tetradrammi di lega povera, validi solo in Egitto, fino alla fine del III secolo. È la prosecuzione del sistema chiuso tolemaico.

Falsi antichi e suberati

Non tutte le monete antiche sono quello che sembrano. Già nell’antichità circolavano falsi. I più comuni sono i suberati: monete con un’anima di rame o bronzo ricoperta da una sottile lamina d’argento o d’oro, battuta con conii che imitavano quelli ufficiali. Si riconoscono dove la lamina si è rotta e lascia vedere il nucleo. Alcuni suberati potrebbero essere stati prodotti dalle stesse zecche ufficiali in periodi di crisi, ma la questione è discussa.

C’erano poi le monete fuse in stampi ricavati da monete autentiche, e le imitazioni prodotte da popolazioni esterne all’impero. Le monete con tacche sul bordo, come certi denari repubblicani detti serrati, sono state spiegate in passato come una difesa contro i suberati, perché mostravano il metallo interno; la spiegazione è possibile ma non dimostrata.

Infine, i falsi moderni, prodotti per il mercato del collezionismo a partire dal Rinascimento. Uno dei falsari più famosi fu Carl Wilhelm Becker, nell’Ottocento, che incise conii di monete antiche di grande qualità. Per questo, quando si studiano monete di collezioni antiche, la verifica dell’autenticità è il primo passo.

Cosa ti chiedono all’orale (provinciali e falsi)

Che cosa sono le monete provinciali romane? Monete, soprattutto di bronzo, battute dalle città dell’impero, in particolare in Oriente, con il ritratto imperiale al dritto e tipi locali al rovescio, spesso con legende in greco. Mostrano la sopravvivenza delle identità civiche dentro l’impero: templi, divinità e giochi locali compaiono accanto al volto del principe. Il repertorio di riferimento è il Roman Provincial Coinage.

Che cos’è una moneta suberata? Una moneta con un’anima di metallo vile, rame o bronzo, rivestita di una sottile lamina di metallo prezioso e battuta con conii che imitano quelli ufficiali. Si riconosce dove la lamina è rotta e affiora il nucleo. È una forma di falsificazione antica, ma alcuni studiosi pensano che in certi casi le stesse zecche ufficiali ne abbiano prodotte.

Descrivere una moneta: un esempio completo

All’orale, quando ti mostrano una moneta, segui sempre lo stesso schema. Prima autorità e zecca, se le riconosci; poi metallo e nominale; poi la descrizione del dritto e del rovescio; infine datazione e riferimento al repertorio. Facciamo un esempio con un denario di Cesare del 44 a.C.

“Si tratta di un denario d’argento della repubblica romana, battuto a Roma nel 44 a.C. Al dritto, testa laureata di Giulio Cesare volta a destra; la legenda, che corre intorno, indica Cesare come dittatore. Al rovescio, una figura divina stante, con il nome del magistrato monetario nella legenda. È una delle prime monete romane con il ritratto di un uomo vivente. Va citata con il numero del catalogo di Crawford.”

Nota come procedo. Non ho dichiarato particolari che non posso vedere con certezza (le serie di Cesare del 44 sono numerose e i dettagli del rovescio cambiano), e ho dato la cornice storica in una frase. All’esame vale lo stesso principio: descrivi quello che vedi, nell’ordine giusto, con il lessico tecnico, e solo dopo interpreta.

Alcuni errori da evitare. Non confondere dritto e rovescio solo in base a quale lato ti sembra più bello. Non chiamare “moneta” un lingotto di aes signatum senza spiegare la differenza. Non dimenticare il metallo: un sesterzio non è “una moneta di bronzo” qualsiasi, è oricalco. E non dare il peso a occhio: se non lo conosci, dì che va misurato.

Lettura delle legende imperiali

Le legende imperiali sono piene di abbreviazioni. Ecco quelle che incontri più spesso: IMP (imperator), CAES (Caesar), AVG (Augustus), PM o P M (pontifex maximus), TR P o TR POT (tribunicia potestate, spesso seguita da un numero), COS (consul, con il numero dei consolati), PP (pater patriae), DIVI F (divi filius). Il numero della tribunicia potestas e dei consolati permette spesso di datare la moneta all’anno. Esercitati a sciogliere le legende su qualche sesterzio di Traiano o di Adriano, che sono lunghe e complete.

Cosa ti chiedono all’orale (descrizione)

Con quale ordine si descrive una moneta? Si indicano autorità emittente, zecca, metallo e nominale; poi si descrive il dritto, con tipo, direzione del volto, attributi e legenda; poi il rovescio, con tipo, legenda, simboli nel campo ed esergo; infine la datazione e il riferimento al repertorio, come RRC per la repubblica o RIC per l’impero. Peso, diametro e asse di conio si aggiungono quando si ha la moneta in mano.

Come si usano le titolature per datare una moneta imperiale? Le legende riportano spesso il numero della tribunicia potestas, rinnovata ogni anno, e il numero dei consolati. Conoscendo la cronologia di questi titoli per ogni imperatore, si può datare la moneta a un anno preciso o a un intervallo breve. Altri elementi, come il titolo di pater patriae o i titoli di vittoria, aiutano a restringere la datazione.

Le parole della moneta

Chiudo con una curiosità che è anche un buon ripasso. Molte parole che usi ogni giorno vengono dalla storia che hai appena studiato. “Moneta” viene dal tempio di Giunone Moneta sul Campidoglio, vicino al quale si batteva la moneta di Roma. “Denaro” viene dal denarius, la moneta d’argento della repubblica. “Soldo” e “soldato” vengono dal solidus di Costantino: il soldato è chi riceve il soldo, la paga. “Pecunia” e “peculio” i Romani stessi li collegavano a pecus, il bestiame, ricordo di un’economia in cui la ricchezza si misurava in capi di bestiame; Varrone e Plinio ne parlano. “Talento” è passato dal peso e dall’unità di conto greca alla parabola evangelica dei talenti, e da lì al senso di “dote naturale”.

Anche “obolo” ha fatto strada: l’obolo di Caronte era la monetina che, secondo una credenza greca, si metteva in bocca al defunto per pagare il traghettatore dell’Ade. Gli archeologi trovano davvero monete nelle tombe, anche se il loro significato rituale non è sempre lo stesso. Quando all’orale ti resta un minuto, un collegamento del genere fa capire che la materia l’hai digerita.

Fonti e approfondimenti

Manuali

  • Franco Panvini Rosati, La moneta greca e romana, L’Erma di Bretschneider.
  • Fiorenzo Catalli, Numismatica greca e romana, Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato.
  • Adriano Savio, Monete romane, Jouvence.

Repertori

  • Michael H. Crawford, Roman Republican Coinage, Cambridge University Press.
  • The Roman Imperial Coinage (RIC), Spink.
  • Roman Provincial Coinage (RPC), British Museum Press.

Fonti antiche

  • Erodoto, Storie, I, 94, sui Lidi; Aristofane, Uccelli; Plinio il Vecchio, Naturalis historia, libro XXXIII, sui metalli e la moneta a Roma.

Per il contesto storico delle monete trovi gli appunti di Istituzioni di storia greca e Istituzioni di storia romana; per i materiali da scavo, quelli di Archeologia e storia dell’arte greca e romana.

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Antonio Garofano

Insegno letteratura italiana e latina e ho creato Aula di Letteratura per dare una mano agli studenti che preparano un'interrogazione o la maturità: spiegazioni chiare, parafrasi, analisi e riassunti dei testi che si studiano davvero a scuola, da Francesco d'Assisi a Montale. Mi appassiona l'intelligenza artificiale e da tempo provo a capire come usarla bene nello studio dei classici: come un supporto per orientarsi, ripassare e farsi domande, mai come scorciatoia al posto della lettura. I testi vanno letti, con calma, magari ad alta voce. Il resto viene dopo, e qui cerco di renderlo un po' più semplice.

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