Per molti la geografia è la materia delle capitali e dei fiumi da imparare a memoria. All’università scoprirai che è un’altra cosa: lo studio del rapporto tra le società umane e lo spazio in cui vivono. Perché le città sorgono in certi luoghi e non in altri? Perché alcune regioni sono ricche e altre povere? Come si costruisce un paesaggio? Che cosa significa “territorio”? Come cambia lo spazio con la globalizzazione, le migrazioni, la crisi climatica? La geografia è una disciplina di frontiera tra scienze naturali e scienze sociali, e insegna a leggere il mondo attraverso le carte, i dati e l’osservazione diretta.
L’esame si trova nei corsi di Lettere, Storia, Beni culturali, Scienze della formazione primaria e Scienze del turismo, e vale di solito tra 6 e 12 crediti. Il programma comprende in genere un manuale di geografia umana, una parte di cartografia e talvolta un approfondimento regionale (l’Italia, l’Europa, il Mediterraneo) o tematico (le città, il paesaggio, le migrazioni). All’orale ti chiedono di definire concetti, di discutere esempi e, spesso, di leggere e interpretare una carta.
| Esame | Geografia |
|---|---|
| Corsi di laurea | Lettere, Storia, Beni culturali, Scienze della formazione primaria, Scienze del turismo |
| Crediti | di solito 6-12 CFU |
| SSD | GEOG-01/A (ex M-GGR/01, Geografia) |
| Prova | orale, a volte con prova scritta o lettura di carte |
Programmi, docenti e appelli variano da ateneo ad ateneo: fa fede il sito della tua università.
Come usare questi appunti
Gli appunti seguono l’ordine dei manuali di geografia umana più diffusi: prima la storia della disciplina e i concetti di base, poi la cartografia, quindi i grandi temi (popolazione, città, economia, cultura, politica, ambiente, paesaggio), infine la geografia dell’Italia e alcuni consigli per l’esame. Ogni sezione ha le definizioni essenziali, esempi e i nomi degli studiosi da conoscere.
Un consiglio: tieni sempre un atlante a portata di mano, cartaceo o digitale. Quando incontri un esempio (il delta del Nilo, la megalopoli giapponese, la Pianura Padana), cercalo sulla carta. La geografia si capisce con gli occhi, e all’orale saper localizzare ciò di cui parli fa un’ottima impressione.
Che cos’è la geografia
Una definizione
La parola “geografia” significa “descrizione della terra”. Il termine risale al greco geōgraphía, usato da Eratostene di Cirene nel III secolo a.C. Oggi la geografia si definisce come lo studio della differenziazione dello spazio terrestre e delle relazioni tra società e ambiente. Si divide tradizionalmente in geografia fisica (rilievo, clima, idrografia, suoli) e geografia umana (popolazione, insediamenti, economia, cultura, politica), ma la tendenza attuale è a superare questa divisione, perché i problemi reali, come i cambiamenti climatici o il dissesto idrogeologico, sono insieme fisici e umani.
I concetti di base
Alcuni concetti ricorrono in tutto il programma:
- spazio: l’estensione in cui si collocano i fenomeni, misurabile e rappresentabile;
- luogo: una porzione di spazio dotata di significato per chi la vive, con un nome, una storia, un’identità;
- territorio: lo spazio organizzato e controllato da una società, attraverso confini, infrastrutture, istituzioni; per lo svizzero Claude Raffestin il territorio è uno spazio in cui si è proiettato un lavoro umano;
- regione: un’area definita da caratteri omogenei (regione naturale, storica, economica) o da relazioni funzionali con un centro (regione funzionale o polarizzata);
- paesaggio: l’aspetto visibile di un territorio, risultato dell’interazione tra natura e storia;
- scala: il livello di osservazione (locale, regionale, nazionale, globale), ma anche il rapporto tra le dimensioni reali e quelle della carta;
- distanza e accessibilità: non solo chilometri, ma tempi e costi di spostamento.
La geografia tra le discipline
La geografia dialoga con molte altre discipline: con la storia (la geografia storica studia gli spazi del passato), con l’economia (localizzazione delle attività, sviluppo regionale), con la sociologia e l’antropologia (spazi della vita quotidiana, identità culturali), con l’urbanistica, con l’ecologia e con le scienze della terra. Per chi studia Lettere è particolarmente interessante il rapporto con la letteratura: la geografia letteraria studia gli spazi rappresentati nei romanzi e nelle poesie, e i luoghi che la letteratura ha contribuito a costruire.
La storia del pensiero geografico
L’antichità
La geografia nasce in Grecia. Anassimandro di Mileto, secondo la tradizione, disegnò la prima carta del mondo; Ecateo scrisse una descrizione della terra; Erodoto unì storia e geografia nelle sue digressioni etnografiche. Eratostene di Cirene (III secolo a.C.), direttore della biblioteca di Alessandria, misurò con sorprendente precisione la circonferenza terrestre, confrontando l’angolo dei raggi del sole a Siene e ad Alessandria nello stesso giorno. All’inizio dell’età imperiale Strabone di Amasea scrisse una Geografia in diciassette libri, che si apre affermando che la geografia è materia del filosofo:
τῆς τοῦ φιλοσόφου πραγματείας εἶναι νομίζομεν, εἴπερ ἄλλην τινά, καὶ τὴν γεωγραφικήν (Strab. I 1, 1)
Riteniamo che la geografia, come poche altre discipline, sia opera del filosofo. Per Strabone la geografia è utile ai governanti e richiede una cultura vasta. Nel II secolo d.C. Tolomeo di Alessandria, nella sua Geografia, elenca le coordinate di circa ottomila località e insegna a proiettare la superficie sferica della terra su un piano: la sua opera, riscoperta in Occidente all’inizio del Quattrocento, influenzerà la cartografia del Rinascimento.
Medioevo ed età delle esplorazioni
Nel medioevo latino prevalgono le carte simboliche, come le mappe “T in O”, in cui il mondo è un cerchio diviso in tre continenti, con Gerusalemme al centro. Più precisi sono i geografi arabi, come al-Idrisi, che nel XII secolo lavorò alla corte normanna di Palermo per Ruggero II, e le carte nautiche (portolani) dei navigatori mediterranei. Con le grandi esplorazioni tra Quattro e Cinquecento la conoscenza del mondo si allarga enormemente: nel 1507 il planisfero di Martin Waldseemüller usa per la prima volta il nome “America”; nel 1569 Gerardo Mercatore pubblica la proiezione che porta il suo nome, utile per la navigazione; nel 1570 Abramo Ortelio pubblica il Theatrum orbis terrarum, considerato il primo atlante moderno.
La geografia moderna
La geografia moderna come disciplina scientifica nasce in Germania nell’Ottocento con Alexander von Humboldt, esploratore e naturalista, che nel Kosmos cerca le connessioni tra tutti i fenomeni naturali, e con Carl Ritter, che studia le relazioni tra la terra e la storia dei popoli. Alla fine dell’Ottocento Friedrich Ratzel fonda l’antropogeografia, studiando l’influenza dell’ambiente sulle società: le sue idee saranno interpretate in senso deterministico (l’ambiente determina la società) e, deformate, alimenteranno la geopolitica nazionalista tedesca. In Francia Paul Vidal de la Blache propone invece il possibilismo: l’ambiente offre possibilità, ma sono le società a scegliere, secondo il proprio “genere di vita”. La geografia vidaliana si concentra sulle monografie regionali, descrizioni accurate di singole regioni francesi.
Il Novecento
Dopo la seconda guerra mondiale, negli Stati Uniti e in Svezia, nasce la geografia quantitativa (la “rivoluzione quantitativa” degli anni Cinquanta e Sessanta), che vuole fare della geografia una scienza esatta, con modelli matematici e leggi generali sulla localizzazione: la teoria delle località centrali di Walter Christaller (1933), i modelli di diffusione di Torsten Hägerstrand. Negli anni Settanta reagiscono due correnti: la geografia radicale, di ispirazione marxista (David Harvey), che studia le disuguaglianze e il ruolo del capitale nella produzione dello spazio; e la geografia umanistica (Yi-Fu Tuan, Edward Relph), che studia l’esperienza vissuta dei luoghi, i sentimenti di appartenenza, la percezione. Dagli anni Ottanta si afferma la nuova geografia culturale, attenta ai significati, alle rappresentazioni e alle identità, e poi le geografie femministe e postcoloniali. Oggi la disciplina è plurale, e convivono approcci quantitativi (rinnovati dai GIS e dai big data) e approcci critici e qualitativi.
La geografia in Italia
In Italia la geografia si consolida tra Otto e Novecento con figure come Giuseppe Dalla Vedova, Olinto Marinelli e Renato Biasutti. Nel secondo dopoguerra Lucio Gambi critica la geografia descrittiva e propone una geografia storica attenta all’azione umana sul territorio; in seguito studiosi come Giuseppe Dematteis (Le metafore della Terra, 1985) e Franco Farinelli (Geografia. Un’introduzione ai modelli del mondo, 2003) hanno riflettuto sul ruolo della rappresentazione cartografica nella costruzione del sapere geografico. Eugenio Turri ha dedicato studi importanti al paesaggio come “teatro” in cui la società è insieme attore e spettatrice.
Cosa ti chiedono all’orale (concetti e storia)
Che differenza c’è tra spazio, luogo e territorio? Lo spazio è l’estensione misurabile; il luogo è uno spazio dotato di significato per chi lo vive; il territorio è lo spazio organizzato e controllato da una società.
Come misurò Eratostene la circonferenza terrestre? Confrontando l’inclinazione dei raggi solari a Siene e ad Alessandria nello stesso giorno e conoscendo la distanza tra le due città.
Che differenza c’è tra determinismo e possibilismo? Il determinismo (associato a una lettura di Ratzel) sostiene che l’ambiente determina le società; il possibilismo di Vidal de la Blache che l’ambiente offre possibilità tra cui le società scelgono.
Che cos’è la teoria delle località centrali? Il modello di Walter Christaller (1933) che spiega la distribuzione e la gerarchia dei centri urbani in base ai servizi che offrono a un’area circostante.
Che cosa propone la geografia umanistica? Lo studio dell’esperienza vissuta dei luoghi e dei significati che le persone vi attribuiscono (Yi-Fu Tuan, Edward Relph).
La cartografia
Che cos’è una carta
Una carta geografica è una rappresentazione ridotta, approssimata e simbolica della superficie terrestre su un piano. Ridotta, perché usa una scala; approssimata, perché proiettare una superficie sferica su un piano comporta sempre deformazioni; simbolica, perché usa segni convenzionali per rappresentare la realtà. Ogni carta è il risultato di scelte: che cosa rappresentare, che cosa omettere, come classificare. Per questo la geografia critica insiste sul fatto che le carte non sono specchi neutri del mondo, ma strumenti di conoscenza e di potere. Lo hanno mostrato studiosi come John Brian Harley e, in Italia, Franco Farinelli.
La scala
La scala è il rapporto tra le distanze sulla carta e quelle reali. Una scala 1:25.000 significa che un centimetro sulla carta corrisponde a 25.000 centimetri, cioè 250 metri, nella realtà. Si parla di carte a grande scala quando il denominatore è piccolo (1:10.000, molto dettagliate, per aree ridotte: piante, mappe catastali, carte topografiche) e di carte a piccola scala quando il denominatore è grande (1:1.000.000 e oltre, per regioni, Stati, continenti: carte corografiche e geografiche). È una distinzione che confonde molti studenti: ricorda che “grande scala” significa grande dettaglio. La scala può essere numerica (1:50.000) o grafica (una barra con le distanze).
Le proiezioni
Non esiste un modo di rappresentare la sfera su un piano senza deformazioni. Ogni proiezione privilegia una proprietà a scapito di altre: le proiezioni conformi conservano gli angoli e le forme locali (come quella di Mercatore, che deforma però enormemente le aree vicino ai poli, facendo sembrare la Groenlandia grande quanto l’Africa, che è circa quattordici volte più estesa); le proiezioni equivalenti conservano le aree (come quella di Peters, proposta nel 1973 come alternativa “più giusta” verso i paesi del Sud del mondo, ma che deforma le forme); le proiezioni equidistanti conservano le distanze lungo certe linee. Esistono poi proiezioni di compromesso, come quella di Robinson o la Winkel Tripel, usate negli atlanti moderni. La scelta della proiezione dipende dallo scopo della carta.
Le coordinate
La posizione di un punto sulla terra si indica con le coordinate geografiche: la latitudine, distanza angolare dall’equatore verso nord o sud (da 0° a 90°), e la longitudine, distanza angolare dal meridiano di riferimento, quello di Greenwich, verso est o ovest (da 0° a 180°). I paralleli sono le linee di uguale latitudine, i meridiani quelle di uguale longitudine. Il meridiano di Greenwich fu adottato come riferimento internazionale nella conferenza di Washington del 1884. Il problema della longitudine in mare fu risolto solo nel Settecento, con il cronometro marino di John Harrison.
Le carte tematiche
Oltre alle carte topografiche, che rappresentano il terreno, esistono le carte tematiche, che rappresentano un fenomeno specifico: densità di popolazione, reddito, voto, uso del suolo, clima. Le tecniche principali sono le carte coropletiche (aree colorate secondo classi di valori), le carte a simboli proporzionali, le carte a punti, le carte di flusso (frecce di spessore proporzionale ai movimenti), le isolinee (come le isoipse, che uniscono punti di uguale altitudine, o le isoterme). Una carta coropletica può ingannare: le grandi aree poco popolate sembrano più importanti delle piccole aree densamente abitate. Per questo esistono i cartogrammi, che deformano le aree in proporzione al fenomeno rappresentato.
Cartografia digitale e GIS
Oggi la cartografia è in gran parte digitale. I GIS (Geographic Information Systems) sono sistemi che permettono di acquisire, archiviare, analizzare e rappresentare dati georeferenziati, cioè associati a coordinate. Si organizzano per livelli (strati di informazione sovrapponibili: strade, edifici, fiumi, confini) e usano due modelli di dati: vettoriale (punti, linee, poligoni) e raster (griglie di celle, come le immagini satellitari). Il telerilevamento raccoglie dati da satelliti e aerei; il GPS permette di localizzare un punto con precisione. Piattaforme come Google Maps e progetti collaborativi come OpenStreetMap, una carta del mondo libera costruita da volontari, hanno reso la cartografia accessibile a tutti, ponendo nuove questioni su chi produce le carte e con quali interessi. Puoi approfondire il tema negli appunti di Digital and public geography.
La popolazione
Distribuzione e densità
La popolazione mondiale ha superato gli otto miliardi nel novembre 2022, secondo le stime delle Nazioni Unite. È distribuita in modo molto disuguale: quasi metà vive in sei paesi (India, Cina, Stati Uniti, Indonesia, Pakistan, Nigeria), e grandi aree (deserti, regioni polari, alte montagne, foreste equatoriali) sono quasi disabitate. La densità si misura in abitanti per chilometro quadrato; si distingue la densità aritmetica (popolazione su superficie totale) da quella fisiologica (popolazione su superficie coltivabile), più significativa per paesi come l’Egitto, dove quasi tutti vivono lungo il Nilo.
La transizione demografica
Il modello della transizione demografica descrive il passaggio da un regime con alta natalità e alta mortalità (tipico delle società preindustriali) a un regime con bassa natalità e bassa mortalità (tipico delle società sviluppate). Nella fase intermedia la mortalità cala prima della natalità, grazie ai progressi della medicina e dell’alimentazione, e la popolazione cresce rapidamente. L’Europa ha compiuto la transizione tra Settecento e Novecento; molti paesi dell’Asia, dell’America Latina e dell’Africa la stanno compiendo o l’hanno compiuta più rapidamente nel secondo Novecento. Oggi alcuni paesi, tra cui l’Italia, hanno una fecondità molto inferiore al livello di sostituzione (circa 2,1 figli per donna) e un forte invecchiamento della popolazione, che si rappresenta con la piramide delle età: larga alla base nelle popolazioni giovani, a forma di urna in quelle anziane.
Le migrazioni
Le migrazioni sono uno dei grandi temi della geografia contemporanea. Si distinguono migrazioni interne (dalla campagna alla città, dal Sud al Nord, come in Italia negli anni Cinquanta e Sessanta) e internazionali, volontarie e forzate (profughi, rifugiati, sfollati). La teoria classica dei fattori di spinta (push) e di attrazione (pull) è stata integrata da approcci che considerano le reti sociali dei migranti, le politiche degli Stati, le catene migratorie. L’Italia è stata per oltre un secolo un paese di emigrazione (verso le Americhe, il Nord Europa, l’Australia) ed è diventata dagli anni Settanta-Ottanta anche un paese di immigrazione. Le migrazioni trasformano i luoghi di partenza e di arrivo, creano comunità transnazionali e pongono questioni di cittadinanza e integrazione.
Città e urbanizzazione
Il mondo urbano
Dal 2007, secondo le Nazioni Unite, più della metà della popolazione mondiale vive in aree urbane, e la quota è destinata a crescere fino a circa due terzi entro la metà del secolo. L’urbanizzazione è il processo di crescita della popolazione urbana rispetto a quella rurale. Nei paesi di antica industrializzazione è avvenuta tra Ottocento e Novecento; oggi è rapidissima in Africa e in Asia, spesso accompagnata dalla crescita di quartieri informali (slum, favelas, bidonvilles), privi di servizi essenziali. Definire che cosa sia una città non è semplice: i criteri cambiano da paese a paese (numero di abitanti, densità, funzioni, status amministrativo), e questo rende difficili i confronti internazionali.
Le forme della città
La geografia urbana usa diversi termini per le forme dell’insediamento. L’area metropolitana è l’insieme di una città principale e dei comuni legati a essa da flussi quotidiani di pendolarismo. La conurbazione è la saldatura di più città vicine in un unico tessuto edificato, come la Ruhr in Germania. La megalopoli, termine reso celebre dal geografo Jean Gottmann nel 1961, indica una regione urbana enorme e continua, come quella della costa nord-orientale degli Stati Uniti, da Boston a Washington. Le megacittà sono agglomerazioni con più di dieci milioni di abitanti, come Tokyo, Delhi, Shanghai, San Paolo, Città del Messico, Il Cairo, Lagos. Le città globali, nella definizione della sociologa Saskia Sassen, sono i nodi di comando dell’economia mondiale: New York, Londra, Tokyo, dove si concentrano finanza e servizi avanzati.
Modelli e processi urbani
La teoria delle località centrali di Walter Christaller (1933) spiega perché i centri urbani si distribuiscono secondo una gerarchia: pochi grandi centri offrono servizi rari a un’area vasta, molti piccoli centri offrono servizi frequenti a un’area ridotta. Il modello ipotizza una pianura uniforme e porta a una disposizione esagonale delle aree di mercato. La Scuola di Chicago, negli anni Venti, propose modelli della struttura interna della città, come quello a cerchi concentrici di Ernest Burgess. Oggi la geografia urbana studia processi come la suburbanizzazione (lo spostamento di abitanti verso le periferie), la periurbanizzazione e lo sprawl (la dispersione insediativa a bassa densità), la gentrificazione (la trasformazione di quartieri popolari con l’arrivo di ceti più abbienti e l’espulsione degli abitanti originari, termine coniato da Ruth Glass nel 1964), la turistificazione dei centri storici, come a Venezia o Firenze.
Geografia economica e globalizzazione
I settori economici
La geografia economica studia la localizzazione delle attività produttive e le relazioni economiche tra luoghi. Tradizionalmente si distinguono il settore primario (agricoltura, allevamento, pesca, estrazione), il secondario (industria), il terziario (servizi) e, secondo alcuni, il quaternario (servizi avanzati, ricerca, informazione). Nei paesi sviluppati la maggior parte degli occupati lavora nel terziario; il passaggio dalla società industriale a quella dei servizi si chiama terziarizzazione o deindustrializzazione, quando indica il declino delle vecchie regioni industriali.
Teorie della localizzazione
I modelli classici cercano di spiegare dove si collocano le attività. Johann Heinrich von Thünen (1826) mostrò, ipotizzando una città isolata in una pianura uniforme, che le colture si dispongono in anelli concentrici secondo il costo del trasporto verso il mercato. Alfred Weber (1909) studiò la localizzazione industriale come minimizzazione dei costi di trasporto delle materie prime e dei prodotti. Questi modelli sono astratti, ma insegnano a ragionare sui fattori di localizzazione: materie prime, energia, manodopera, mercato, infrastrutture, economie di agglomerazione. Più recentemente si è studiato il ruolo dei distretti industriali, concentrazioni di piccole e medie imprese specializzate in un settore, tipiche della “Terza Italia” (Veneto, Emilia, Toscana, Marche) descritta da Arnaldo Bagnasco e Giacomo Becattini.
La globalizzazione
La globalizzazione è l’intensificarsi delle relazioni economiche, culturali e politiche su scala mondiale. Si fonda sulla riduzione dei costi di trasporto (il container, standardizzato dagli anni Sessanta, ha rivoluzionato il commercio marittimo) e di comunicazione, sulla liberalizzazione dei commerci e dei capitali, sul ruolo delle imprese multinazionali. Le catene globali del valore frammentano la produzione di un bene tra molti paesi: un telefono può essere progettato in California, assemblato in Cina con componenti coreani e giapponesi, venduto in tutto il mondo. Il geografo David Harvey ha parlato di compressione spazio-temporale per indicare come le distanze si accorcino nell’esperienza. La globalizzazione non annulla la geografia: produce anzi nuove disuguaglianze tra centri e periferie, regioni vincenti e regioni marginalizzate. La crisi del 2008, la pandemia del 2020 e le tensioni geopolitiche recenti hanno mostrato la fragilità delle catene lunghe e riaperto il dibattito sul reshoring.
Sviluppo e disuguaglianze
Come si misura lo sviluppo? Il PIL pro capite è l’indicatore più usato, ma non dice nulla sulla distribuzione del reddito né sulla qualità della vita. Per questo il Programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo pubblica dal 1990 l’Indice di sviluppo umano (ISU), che combina reddito, speranza di vita e istruzione. Le categorie “Nord” e “Sud” del mondo, “paesi sviluppati” e “in via di sviluppo”, sono semplificazioni: esistono profonde disuguaglianze anche all’interno dei paesi, come il divario tra Nord e Sud in Italia. La teoria della dipendenza e quella del sistema-mondo di Immanuel Wallerstein hanno interpretato il sottosviluppo come prodotto delle relazioni tra centro e periferia, non come semplice ritardo.
Geografia culturale e politica
Lingue, religioni, identità
La geografia culturale studia la distribuzione e il significato dei fatti culturali nello spazio: lingue, religioni, tradizioni alimentari, forme dell’abitare. Le circa settemila lingue del mondo sono distribuite in modo diseguale e molte sono a rischio di scomparsa. Le grandi religioni hanno geografie riconoscibili, con luoghi sacri, pellegrinaggi, paesaggi religiosi. La “nuova geografia culturale” degli anni Ottanta, con autori come Denis Cosgrove e Peter Jackson, ha studiato il paesaggio come testo da interpretare e la cultura come campo di conflitto e negoziazione. Un concetto utile è quello di identità territoriale: il senso di appartenenza a un luogo, che può essere locale, regionale, nazionale, e che spesso viene costruito e mobilitato politicamente.
Stati e confini
La geografia politica studia l’organizzazione politica dello spazio. Lo Stato moderno si definisce per un territorio, una popolazione e una sovranità; il sistema degli Stati sovrani si fa risalire convenzionalmente alla pace di Vestfalia del 1648. I confini possono seguire elementi naturali (fiumi, crinali), linee geometriche (come molti confini africani tracciati dalle potenze coloniali alla conferenza di Berlino del 1884-1885) o divisioni etniche e linguistiche. Nessun confine è davvero “naturale”: tutti sono il risultato di storie politiche. La geografia ha studiato anche le diverse forme dello Stato (unitario, federale, regionale) e le divisioni amministrative interne, come regioni, province e comuni in Italia.
Geopolitica
La geopolitica studia le relazioni tra spazio e potere tra Stati. Nacque tra Ottocento e Novecento con autori come Rudolf Kjellén, che coniò il termine, Halford Mackinder, con la teoria dello Heartland (chi controlla il cuore dell’Eurasia controlla il mondo), e Alfred Mahan, sul potere marittimo. In Germania fu associata a Karl Haushofer e all’idea di “spazio vitale”, strumentalizzata dal nazismo, e per questo fu a lungo screditata. È rinata dagli anni Settanta, anche come geopolitica critica (Gearóid Ó Tuathail, John Agnew), che analizza i discorsi con cui gli Stati rappresentano il mondo. In Italia la rivista Limes, fondata nel 1993, ha diffuso la geopolitica nel dibattito pubblico.
Ambiente e Antropocene
Il rapporto tra società e natura
Il rapporto tra società e ambiente è da sempre al centro della geografia. Oggi è diventato urgente. Il cambiamento climatico, documentato dai rapporti dell’IPCC (il gruppo intergovernativo delle Nazioni Unite sul clima, istituito nel 1988), ha effetti diseguali: innalzamento del livello del mare, eventi estremi, desertificazione, perdita di biodiversità, migrazioni ambientali. La geografia studia sia le cause sia la vulnerabilità dei territori e le strategie di mitigazione (riduzione delle emissioni) e di adattamento. Il concetto di sviluppo sostenibile fu definito nel rapporto Brundtland del 1987 come uno sviluppo che soddisfa i bisogni del presente senza compromettere la possibilità delle generazioni future di soddisfare i propri; l’Agenda 2030 delle Nazioni Unite (2015) lo ha articolato in diciassette obiettivi.
L’Antropocene
Il termine Antropocene, diffuso dal chimico Paul Crutzen nel 2000, indica un’epoca in cui l’attività umana è diventata una forza geologica, capace di modificare il clima, i cicli biogeochimici, la superficie terrestre. Sulla data d’inizio si discute: la rivoluzione agricola, la colonizzazione delle Americhe, la rivoluzione industriale, la “grande accelerazione” del secondo dopoguerra. Nel 2024 la Sottocommissione sulla stratigrafia del Quaternario ha respinto la proposta di riconoscerlo formalmente come epoca geologica, ma il concetto resta centrale nelle scienze umane e sociali. Alcuni studiosi preferiscono parlare di Capitalocene, per sottolineare che la responsabilità non è dell’umanità in astratto, ma di un preciso sistema economico.
Rischi e territorio
L’Italia è un paese ad alto rischio sismico, vulcanico e idrogeologico. Il rischio si definisce come combinazione di pericolosità (la probabilità di un evento), vulnerabilità (la fragilità di ciò che è esposto) ed esposizione (il valore di persone e beni). Le frane e le alluvioni sono aggravate dal consumo di suolo, dall’abbandono delle aree interne, dall’urbanizzazione di aree fluviali. Terremoti come quelli del Friuli (1976), dell’Irpinia (1980), dell’Aquila (2009), dell’Emilia (2012), dell’Italia centrale (2016) hanno mostrato quanto la gestione del territorio sia decisiva. La geografia offre strumenti per leggere questi fenomeni non come “catastrofi naturali”, ma come esiti di relazioni tra società e ambiente.
Il paesaggio
Un concetto complesso
Il paesaggio è uno dei concetti più ricchi e discussi della geografia. Per Alexander von Humboldt era il “carattere totale di una regione della terra”; per la geografia tedesca dell’Ottocento (Landschaft) era l’insieme delle forme visibili; per la geografia culturale americana di Carl Sauer (1925) era il prodotto dell’azione di una cultura su un ambiente naturale. Oggi la definizione più citata è quella della Convenzione europea del paesaggio, firmata a Firenze il 20 ottobre 2000 nell’ambito del Consiglio d’Europa: il paesaggio designa una determinata parte di territorio, così come è percepita dalle popolazioni, il cui carattere deriva dall’azione di fattori naturali e/o umani e dalle loro interrelazioni. La novità sta nel ruolo della percezione delle popolazioni e nell’estensione a tutto il territorio, non solo ai paesaggi eccezionali, ma anche a quelli quotidiani e degradati.
Il paesaggio in Italia
L’Italia ha una lunga tradizione di tutela del paesaggio. L’articolo 9 della Costituzione affida alla Repubblica la tutela del paesaggio e del patrimonio storico e artistico della Nazione; la riforma costituzionale del 2022 vi ha aggiunto la tutela dell’ambiente, della biodiversità e degli ecosistemi, anche nell’interesse delle future generazioni. Il Codice dei beni culturali e del paesaggio (decreto legislativo 42/2004) disciplina la pianificazione paesaggistica. Nella riflessione geografica italiana hanno avuto grande importanza Emilio Sereni, con la Storia del paesaggio agrario italiano (1961), che legge il paesaggio come prodotto della storia delle società rurali, Lucio Gambi, critico verso le concezioni puramente estetiche, ed Eugenio Turri, che nel Paesaggio come teatro (1998) ha proposto di vedere il paesaggio come scena in cui gli uomini sono insieme attori e spettatori.
Leggere un paesaggio
Per leggere un paesaggio all’esame o sul campo, procedi per livelli. Osserva prima la morfologia (pianura, collina, montagna, costa) e l’idrografia. Poi la vegetazione e l’uso del suolo: boschi, colture, pascoli, aree incolte. Poi l’insediamento: case sparse o accentrate, borghi, città, periferie, zone industriali. Poi le infrastrutture: strade, ferrovie, porti, linee elettriche. Infine chiediti quali storie raccontano questi elementi: i terrazzamenti liguri, la piantata padana, le bonifiche dell’Agro Pontino, i capannoni del Nord-Est, i borghi spopolati dell’Appennino sono tutti segni di epoche e scelte diverse. Il paesaggio è un palinsesto, in cui le tracce del passato si sovrappongono a quelle del presente.
La geografia dell’Italia
Il quadro fisico
L’Italia ha una superficie di circa 302.000 chilometri quadrati e una forma allungata che si estende per oltre mille chilometri da nord a sud. Circa il 35% del territorio è montuoso, il 42% collinare e solo il 23% pianeggiante. Le Alpi chiudono la penisola a nord con un arco che va dalla Liguria al Friuli; gli Appennini la percorrono per tutta la lunghezza fino alla Calabria e proseguono in Sicilia. La Pianura Padana, formata dai depositi del Po e dei suoi affluenti, è la più vasta pianura del paese e il suo cuore agricolo e industriale. I fiumi più lunghi sono il Po, l’Adige e il Tevere. Il clima varia dal continentale della pianura padana al mediterraneo delle coste e delle isole, all’alpino delle montagne. L’Italia ha vulcani attivi (Etna, Vesuvio, Stromboli, Campi Flegrei) e un’alta sismicità, dovuta alla collisione tra la placca africana e quella euroasiatica.
Popolazione e divari
L’Italia ha circa 59 milioni di abitanti, in leggero calo da alcuni anni, con un’età media tra le più alte del mondo. La popolazione si concentra nelle pianure, lungo le coste e nelle aree metropolitane (Roma, Milano, Napoli, Torino), mentre le aree interne, soprattutto appenniniche e alpine, si spopolano. La Strategia nazionale per le aree interne, avviata nel 2014, ha cercato di contrastare questo fenomeno. La questione meridionale, il divario economico e sociale tra Nord e Sud, è uno dei temi classici della geografia italiana: nasce con l’unificazione e, pur con fasi di riduzione, non si è mai colmata. Oggi si parla anche di un divario tra città e aree interne, tra centri e periferie, che attraversa tutte le regioni.
Le regioni
L’Italia è divisa in venti regioni, cinque delle quali a statuto speciale (Valle d’Aosta, Trentino-Alto Adige, Friuli-Venezia Giulia, Sicilia, Sardegna). Le regioni a statuto ordinario sono state istituite solo nel 1970. La geografia distingue tra regioni amministrative e regioni geografiche, che possono non coincidere: la Lunigiana, il Salento, il Cilento, la Maremma sono regioni storiche e culturali senza confini amministrativi. Lucio Gambi criticò la divisione regionale italiana come poco aderente alla realtà geografica e propose una riflessione sulle “regioni funzionali”, definite dai flussi e dalle relazioni.
Come preparare l’esame
Studiare la geografia
Lo studio della geografia richiede due cose insieme: padronanza dei concetti e capacità di applicarli a casi concreti. Non basta ripetere le definizioni di territorio o di transizione demografica: devi saperle usare per spiegare un fenomeno. Per ogni concetto prepara almeno un esempio, possibilmente italiano. Per ogni autore ricorda l’idea principale, l’opera e il periodo. Per ogni modello (Christaller, von Thünen, transizione demografica) ricorda le ipotesi, il funzionamento e i limiti. Costruisci una linea del tempo del pensiero geografico, da Eratostene alla geografia critica: è una delle domande più frequenti.
Lavorare con le carte e i dati
Tieni sempre un atlante a portata di mano mentre studi. Quando il manuale nomina un luogo, cercalo. Esercitati a leggere carte topografiche (isoipse, simboli, scala) e carte tematiche (legenda, classi, fonte dei dati). All’esame potresti dover calcolare una distanza reale a partire dalla scala, riconoscere una proiezione, commentare una carta coropletica o una piramide delle età. Abituati anche a consultare fonti statistiche come l’ISTAT, Eurostat, la Banca mondiale e la Divisione popolazione delle Nazioni Unite: un dato aggiornato, citato con la fonte, fa sempre buona impressione.
Errori da evitare
- Confondere grande e piccola scala: grande scala significa grande dettaglio.
- Presentare la proiezione di Mercatore come “sbagliata”: è conforme ed era pensata per la navigazione, non per confrontare le aree.
- Ridurre la geografia a un elenco di capitali, fiumi e montagne: all’università conta il ragionamento sui processi.
- Usare “determinismo” e “possibilismo” senza saperli collegare ad autori e contesti.
- Considerare i confini come naturali o eterni.
- Citare dati demografici senza anno e fonte.
- Trattare il paesaggio solo come panorama da contemplare, dimenticando la definizione della Convenzione europea.
Come strutturare una risposta
All’orale una buona risposta di geografia ha una struttura riconoscibile. Parti dalla definizione del concetto, possibilmente con le parole di un autore o di un documento ufficiale. Poi collocalo nella storia della disciplina: chi l’ha proposto, in quale contesto, contro quali idee. Quindi applicalo a un esempio concreto, meglio se italiano o europeo, con qualche dato aggiornato. Infine indica i limiti o le critiche: ogni modello geografico semplifica la realtà, e saperlo dire mostra maturità. Se ti chiedono di commentare una carta, comincia sempre dal titolo, dalla fonte, dalla scala e dalla legenda, poi descrivi la distribuzione del fenomeno (dove è concentrato, dove è assente, quali contrasti emergono) e solo alla fine proponi un’interpretazione. Evita di saltare subito alle conclusioni: chi ti ascolta vuole vedere il ragionamento. Ricorda anche che la geografia è una disciplina di confine tra scienze naturali e scienze sociali: collegare un fenomeno fisico, come una frana o un’alluvione, alle scelte umane che ne hanno aumentato gli effetti è il modo migliore per mostrare di aver capito lo spirito della materia. Infine, allenati a parlare con un lessico preciso: territorio, luogo, regione, scala, rete, flusso sono parole tecniche, non sinonimi generici, e usarle bene fa la differenza.
Cosa ti chiedono all’orale (cartografia, popolazione, città)
Che differenza c’è tra una carta a grande scala e una a piccola scala? La carta a grande scala (es. 1:10.000) rappresenta un’area piccola con molto dettaglio; quella a piccola scala (es. 1:5.000.000) un’area vasta con poco dettaglio.
Quali proprietà può conservare una proiezione? Gli angoli (proiezioni conformi, come Mercatore), le aree (equivalenti, come Peters) o le distanze lungo certe linee (equidistanti). Nessuna può conservarle tutte.
Che cos’è un GIS? Un sistema per acquisire, gestire, analizzare e rappresentare dati georeferenziati, organizzati in livelli, con modelli vettoriali o raster.
Descrivi le fasi della transizione demografica. Alta natalità e mortalità; calo della mortalità con crescita rapida; calo della natalità; bassa natalità e mortalità, con crescita nulla o negativa e invecchiamento.
Che cos’è la gentrificazione? La trasformazione di un quartiere popolare con l’arrivo di residenti più abbienti, l’aumento dei prezzi e l’espulsione degli abitanti originari. Il termine è di Ruth Glass (1964).
Che cos’è una megalopoli? Una regione urbana continua formata da più metropoli saldate tra loro; il termine fu reso celebre da Jean Gottmann a proposito della costa nord-orientale degli Stati Uniti.
Cosa ti chiedono all’orale (economia, politica, ambiente, paesaggio)
Che cosa spiega il modello di von Thünen? La disposizione delle colture in anelli concentrici attorno a un mercato, in funzione del costo di trasporto e della rendita.
Che cos’è un distretto industriale? Una concentrazione territoriale di piccole e medie imprese specializzate, legate da relazioni di cooperazione e concorrenza, tipica della Terza Italia.
Che cos’è la teoria dello Heartland? La tesi di Halford Mackinder (1904) secondo cui il controllo del cuore continentale dell’Eurasia garantisce il dominio mondiale.
Come definisce il paesaggio la Convenzione europea? Una parte di territorio, così come è percepita dalle popolazioni, il cui carattere deriva dall’azione di fattori naturali e/o umani e dalle loro interrelazioni.
Che cos’è l’Antropocene? Il nome proposto per un’epoca in cui l’attività umana è diventata una forza geologica; diffuso da Paul Crutzen nel 2000, non è stato riconosciuto formalmente come epoca nel 2024.
Come si definisce il rischio? Come combinazione di pericolosità, vulnerabilità ed esposizione.
Glossario essenziale
- Cartogramma: carta in cui le aree sono deformate in proporzione a un fenomeno.
- Coropletica: carta tematica con aree colorate secondo classi di valori.
- Densità fisiologica: popolazione rapportata alla superficie coltivabile.
- Ecumene: l’insieme delle terre abitate stabilmente dall’uomo.
- Georeferenziazione: associazione di un dato a coordinate geografiche.
- Isoipsa: linea che unisce punti di uguale altitudine.
- Località centrale: centro che offre beni e servizi a un’area circostante.
- Pendolarismo: spostamento quotidiano tra residenza e luogo di lavoro o studio.
- Regione funzionale: area definita dai flussi che la organizzano attorno a un centro.
- Sprawl: dispersione insediativa a bassa densità.
- Transizione demografica: passaggio da alta a bassa natalità e mortalità, con una fase intermedia di forte crescita della popolazione.
- Telerilevamento: raccolta di informazioni sulla superficie terrestre da satelliti o aerei, senza contatto diretto con l’oggetto osservato.
- Territorialità: strategia di controllo di uno spazio da parte di individui o gruppi.
- Toponimo: nome proprio di un luogo.
Esami collegati
Se ti interessa la dimensione digitale della disciplina, leggi gli appunti di Digital and public geography e di Informatica umanistica. Se vuoi insegnare, ti saranno utili quelli di Didattica della geografia. Per il rapporto tra geografia e storia, vedi Storia della storiografia.
Fonti
- Strabone, Geografia, I 1,1, testo greco consultato su Perseus Digital Library (citazione verificata).
- Consiglio d’Europa, Convenzione europea del paesaggio, Firenze, 20 ottobre 2000.
- Costituzione della Repubblica italiana, art. 9; d.lgs. 22 gennaio 2004, n. 42.
- Nazioni Unite, Dipartimento degli affari economici e sociali, World Population Prospects e World Urbanization Prospects.
- W. Christaller, Die zentralen Orte in Süddeutschland, Jena 1933.
- J. Gottmann, Megalopolis, New York 1961.
- E. Sereni, Storia del paesaggio agrario italiano, Laterza 1961.
- E. Turri, Il paesaggio come teatro, Marsilio 1998.
- F. Farinelli, Geografia. Un’introduzione ai modelli del mondo, Einaudi 2003.
- D. Harvey, The Condition of Postmodernity, Blackwell 1989.
- Ministero dell’Università e della Ricerca, DM 639/2024, Allegato B (settore GEOG-01/A, ex M-GGR/01).