Chiedi a un adulto che cosa ricorda della geografia a scuola e, molto spesso, ti risponderà con un elenco: i capoluoghi di regione, i fiumi d’Italia, le catene montuose dell’Asia. È l’immagine di una materia fatta di nomi da imparare a memoria. Didattica della geografia nasce in buona parte per smontare questa immagine e mostrare che la geografia è un modo di ragionare sullo spazio: perché le cose sono dove sono, come le società trasformano i luoghi, come si legge e si costruisce una carta.
In questi appunti trovi i temi che i programmi del corso propongono più spesso: i concetti fondamentali della disciplina, la storia della geografia scolastica, la cartografia e il problema della rappresentazione, il paesaggio, il quadro normativo italiano, le metodologie attive, le tecnologie e la valutazione. Ogni sezione si chiude con due domande d’orale e una risposta modello.
| Esame | Didattica della geografia |
|---|---|
| Corsi di laurea | Scienze della formazione primaria, lauree in Geografia, Lettere e affini |
| Crediti | di solito 6-8 CFU |
| SSD | M-GGR/01 (Geografia) |
Programmi, docenti e appelli variano da ateneo ad ateneo: fa fede il sito della tua università.
Come studiare per questo esame
Didattica della geografia si trova soprattutto nel corso di laurea in Scienze della formazione primaria, dove prepara chi insegnerà nella scuola dell’infanzia e nella primaria, e nelle lauree che portano all’insegnamento nella secondaria. In entrambi i casi l’esame chiede due cose: conoscere i contenuti della geografia a un livello solido, e saperli trasformare in attività per una classe.
Il consiglio è studiare sempre con una carta davanti. Ogni concetto, la scala, la regione, il paesaggio, va verificato su un esempio reale. E per ogni argomento prova a immaginare un’attività concreta: che cosa faresti fare a una classe di terza primaria o di prima media per capirlo? All’orale questi esempi valgono più di una definizione recitata.
Che cos’è la geografia
Una definizione
La geografia studia lo spazio terrestre come spazio organizzato dalle società umane, nei suoi rapporti con l’ambiente fisico. Non è una semplice descrizione della Terra, come suggerirebbe l’etimologia (dal greco “scrittura della Terra”), ma una disciplina che si chiede perché i fenomeni si distribuiscono in un certo modo, quali relazioni esistono fra di essi, come cambiano nel tempo.
Tradizionalmente la si divide in geografia fisica, che studia i fenomeni naturali (rilievo, clima, idrografia, vegetazione), e geografia umana, che studia la popolazione, gli insediamenti, l’economia, la politica, la cultura. Ma la sua specificità sta proprio nel tenere insieme le due dimensioni: un paesaggio agrario, una città, un porto sono il risultato dell’interazione fra natura e società.
Le grandi tradizioni
Per orientarti nella storia della disciplina basta ricordare qualche nome. Nell’antichità Eratostene, nel III secolo a.C., calcolò la circonferenza terrestre con un metodo geometrico basato sull’ombra del sole a Siene e ad Alessandria; Tolomeo, nel II secolo d.C., scrisse una Geografia con le coordinate di migliaia di luoghi. Nell’Ottocento la geografia moderna nasce con Alexander von Humboldt e Carl Ritter.
Nella seconda metà dell’Ottocento si contrappongono due modi di intendere il rapporto fra uomo e ambiente. Il determinismo, associato al tedesco Friedrich Ratzel, tende a spiegare le società a partire dalle condizioni naturali. Il possibilismo, associato al francese Paul Vidal de la Blache, sostiene che l’ambiente offre possibilità, e che le società scelgono fra queste in base alla loro storia e cultura. Nel Novecento seguono la geografia quantitativa, che usa modelli e statistiche, e la geografia umanistica, che si interessa all’esperienza vissuta dei luoghi.
Cosa ti chiedono all’orale (la disciplina)
Che differenza c’è fra determinismo e possibilismo? Il determinismo, associato a Friedrich Ratzel, spiega le caratteristiche delle società a partire dall’ambiente naturale, che le condizionerebbe in modo decisivo. Il possibilismo, associato a Paul Vidal de la Blache, sostiene invece che l’ambiente offre un ventaglio di possibilità e che le società scelgono fra di esse in base alla loro storia, cultura e tecnica. In didattica il possibilismo è più utile, perché fa ragionare sulle scelte umane e non solo sui vincoli naturali.
Come spiegheresti a una classe che cosa studia la geografia? Partirei da un luogo che conoscono, per esempio la loro città, e chiederei perché è sorta lì, come è organizzata, come è cambiata. Mostrerei che per rispondere servono sia la geografia fisica, il fiume, il rilievo, il clima, sia quella umana, la storia, l’economia, le scelte politiche. La geografia è lo studio di come le società organizzano lo spazio in rapporto all’ambiente.
I concetti fondamentali
Ogni disciplina ha i suoi concetti chiave, e la didattica deve partire da lì. Per la geografia i concetti più citati sono spazio, luogo, territorio, paesaggio, regione, scala, e i rapporti fra società e ambiente.
Spazio e luogo
Lo spazio è la dimensione in cui si collocano i fenomeni, descrivibile con coordinate, distanze, posizioni. Il luogo è uno spazio carico di significati, legato all’esperienza delle persone. Il geografo Yi-Fu Tuan ha dedicato a questa distinzione il libro Space and Place (1977), e aveva già parlato di “topofilia”, il legame affettivo con i luoghi, in un libro del 1974. Per la didattica la distinzione è preziosa: i bambini partono dai luoghi vissuti (la casa, la scuola, il quartiere) e solo poco a poco costruiscono una rappresentazione astratta dello spazio.
Territorio
Il territorio è uno spazio delimitato, appropriato e organizzato da un gruppo sociale, spesso con un’autorità politica che lo controlla. Ogni territorio ha confini, risorse, reti di collegamento, centri e periferie. Studiare un territorio significa chiedersi chi lo governa, come è usato, quali conflitti lo attraversano.
Paesaggio
Il paesaggio è l’aspetto visibile del territorio, ma non è una semplice veduta: è il risultato della storia, il deposito delle trasformazioni operate dalle società. La Convenzione europea del paesaggio, firmata a Firenze nel 2000, lo definisce come una parte di territorio così come è percepita dalle popolazioni, il cui carattere deriva dall’azione di fattori naturali e umani e dalle loro interrelazioni. È una definizione che mette al centro sia la percezione sia l’interazione fra natura e uomo.
Regione
La regione è una porzione di spazio che si distingue da ciò che la circonda per una o più caratteristiche. Esistono regioni naturali (definite da clima, rilievo, vegetazione), regioni amministrative (come le regioni italiane), regioni funzionali (definite dai flussi intorno a un centro, come l’area metropolitana di una città). Insegnare il concetto di regione significa insegnare che i confini dipendono dal criterio che si sceglie.
Scala
La scala è forse il concetto più importante e più difficile. In senso cartografico è il rapporto fra le distanze sulla carta e quelle reali: una scala 1:100.000 significa che un centimetro sulla carta corrisponde a 100.000 centimetri, cioè un chilometro, nella realtà. Attenzione a un dettaglio che confonde molti: una carta a grande scala (per esempio 1:5.000) rappresenta un’area piccola con molti dettagli, una carta a piccola scala (1:1.000.000) rappresenta un’area grande con pochi dettagli.
In senso più ampio, la scala è il livello di osservazione: locale, regionale, nazionale, globale. Molti fenomeni cambiano aspetto a seconda della scala: la migrazione, il cambiamento climatico, la globalizzazione. Insegnare a “cambiare scala” è una delle competenze geografiche fondamentali.
Cosa ti chiedono all’orale (concetti)
Che differenza c’è fra una carta a grande scala e una a piccola scala? La scala è un rapporto: 1:5.000 è una frazione più grande di 1:1.000.000. Quindi una carta a grande scala, come 1:5.000, rappresenta un’area piccola con molti dettagli, per esempio una pianta di quartiere; una carta a piccola scala, come 1:1.000.000, rappresenta un’area vasta con pochi dettagli, per esempio una carta d’Italia. È un punto su cui gli studenti sbagliano spesso, perché associano “grande” all’area rappresentata.
Come definisce il paesaggio la Convenzione europea del paesaggio? La Convenzione, firmata a Firenze nel 2000, definisce il paesaggio come una parte di territorio così come è percepita dalle popolazioni, il cui carattere deriva dall’azione di fattori naturali e umani e dalle loro interrelazioni. La definizione sottolinea due aspetti: la percezione delle persone e l’interazione fra natura e società. Per la didattica significa che il paesaggio si studia sia osservandolo sia chiedendo come lo vivono gli abitanti.
La geografia nella scuola: storia e problemi
La geografia “nomenclatura”
Per gran parte del Novecento la geografia scolastica italiana è stata soprattutto descrittiva: si studiavano i continenti e gli stati uno per uno, con un elenco ricorrente di voci (posizione, confini, rilievo, idrografia, clima, popolazione, economia, città). Questo modello, che i didatti chiamano spesso “geografia nomenclatura” o “geografia dell’elenco”, ha prodotto la cattiva fama della materia. Il problema non è conoscere i nomi, che sono indispensabili, ma limitarsi a essi senza ragionare sulle relazioni.
Il rinnovamento
Dagli anni Settanta in poi la riflessione didattica ha spinto verso una geografia dei problemi e dei processi: non più “l’Italia, i fiumi”, ma “perché le città italiane sono cresciute lungo le coste e le pianure”, “come cambia un paesaggio quando arriva un’autostrada”. In questo rinnovamento ha avuto un ruolo importante l’Associazione Italiana Insegnanti di Geografia (AIIG), che riunisce docenti di tutti i livelli e pubblica la rivista Ambiente Società Territorio.
A livello internazionale un riferimento è la Carta internazionale sull’educazione geografica, elaborata dalla Commissione per l’educazione geografica dell’Unione Geografica Internazionale nel 1992 e aggiornata nel 2016. Il documento sostiene che l’educazione geografica è necessaria per formare cittadini capaci di comprendere il mondo e di agire in modo responsabile, e indica i concetti chiave e le competenze da sviluppare.
La riduzione delle ore
Un problema concreto, che all’orale puoi citare, è la riduzione delle ore di geografia nella scuola secondaria di secondo grado. Con il riordino dei licei del 2010, nel primo biennio di molti indirizzi la geografia è stata accorpata alla storia nella “geostoria”, con un monte ore complessivo ridotto. La scelta è stata molto discussa: da un lato può favorire collegamenti fra le due discipline, dall’altro rischia di ridurre la geografia a un contorno della storia.
Cosa ti chiedono all’orale (storia della disciplina scolastica)
Che cosa si intende per “geografia nomenclatura” e perché è criticata? È il modello di insegnamento che riduce la geografia a un elenco di nomi e dati, stato per stato, senza indagare relazioni e processi. È criticata perché produce una conoscenza mnemonica e frammentata, che si dimentica presto e non aiuta a capire il mondo. I nomi restano necessari, ma devono servire a ragionare su problemi: perché una città è lì, come cambia un territorio, quali relazioni legano luoghi lontani.
Che cos’è la Carta internazionale sull’educazione geografica? È un documento elaborato dalla Commissione per l’educazione geografica dell’Unione Geografica Internazionale nel 1992 e aggiornato nel 2016. Sostiene che l’educazione geografica è indispensabile per formare cittadini capaci di comprendere il mondo e di agire in modo responsabile, e indica i concetti chiave e le competenze che la scuola dovrebbe sviluppare.
Il quadro normativo italiano
Le Indicazioni nazionali per il primo ciclo
Per la scuola dell’infanzia, la primaria e la secondaria di primo grado il riferimento sono le Indicazioni nazionali per il curricolo del 2012. Per la geografia gli obiettivi di apprendimento sono organizzati in quattro nuclei: orientamento; linguaggio della geo-graficità; paesaggio; regione e sistema territoriale. Ognuno di questi nuclei sviluppa una competenza diversa. L’orientamento riguarda la capacità di muoversi nello spazio e di collocarsi usando punti di riferimento e punti cardinali. Il linguaggio della geo-graficità riguarda la lettura e la costruzione di carte, grafici, immagini. Il paesaggio riguarda l’osservazione e l’interpretazione degli elementi fisici e antropici. Regione e sistema territoriale riguarda la comprensione dello spazio come sistema organizzato.
Le Indicazioni fissano anche i traguardi per lo sviluppo delle competenze al termine della primaria e della secondaria di primo grado. Non sono un programma da svolgere, ma un quadro entro cui ogni scuola costruisce il proprio curricolo.
I licei e gli istituti
Per i licei le Indicazioni nazionali del 2010 prevedono, nel primo biennio, la geografia integrata con la storia; per gli istituti tecnici e professionali le Linee di riferimento prevedono la geografia in alcuni indirizzi. In vari indirizzi, come quelli turistici, la geografia ha un ruolo più ampio.
Educazione civica e Agenda 2030
La legge 92 del 2019 ha reintrodotto l’insegnamento trasversale dell’educazione civica, articolato in tre nuclei: Costituzione, sviluppo sostenibile, cittadinanza digitale. La geografia ha un ruolo naturale soprattutto nel secondo nucleo, perché lo sviluppo sostenibile riguarda il rapporto fra società e ambiente, i cambiamenti climatici, l’uso delle risorse. Un riferimento collegato è l’Agenda 2030 delle Nazioni Unite, adottata nel 2015, con i suoi 17 obiettivi di sviluppo sostenibile.
Cosa ti chiedono all’orale (normativa)
Quali sono i nuclei della geografia nelle Indicazioni nazionali del 2012? Sono quattro: orientamento, linguaggio della geo-graficità, paesaggio, regione e sistema territoriale. L’orientamento riguarda il muoversi e collocarsi nello spazio; il linguaggio della geo-graficità la lettura e la produzione di carte e rappresentazioni; il paesaggio l’osservazione e l’interpretazione degli elementi naturali e umani; la regione e il sistema territoriale la comprensione dello spazio come insieme organizzato. Le Indicazioni sono un quadro per il curricolo, non un programma.
Che rapporto c’è fra geografia ed educazione civica? La legge 92 del 2019 ha introdotto l’educazione civica come insegnamento trasversale, con tre nuclei: Costituzione, sviluppo sostenibile e cittadinanza digitale. La geografia contribuisce soprattutto allo sviluppo sostenibile, perché studia il rapporto fra società e ambiente, l’uso delle risorse, il cambiamento climatico. L’Agenda 2030 delle Nazioni Unite, con i suoi 17 obiettivi, offre un quadro utile per progettare attività.
Orientamento e spazio vissuto nella scuola primaria
Come i bambini costruiscono lo spazio
Lo psicologo svizzero Jean Piaget ha studiato a lungo la costruzione dello spazio nel bambino, mostrando che la capacità di rappresentare lo spazio da un punto di vista diverso dal proprio si sviluppa gradualmente. Il celebre esperimento delle tre montagne, condotto con Bärbel Inhelder, chiedeva ai bambini di descrivere come un pupazzo avrebbe visto un plastico da un’altra posizione: i più piccoli tendevano a descrivere la propria visione. La ricerca successiva ha mostrato che, con compiti più familiari, anche bambini più piccoli riescono a cambiare prospettiva, ma l’idea di uno sviluppo graduale resta utile per la didattica.
Dal corpo alla carta
La didattica dell’orientamento nella primaria segue un percorso che parte dal corpo e arriva alla carta. Prima si lavora sui concetti topologici (sopra, sotto, davanti, dietro, vicino, lontano, dentro, fuori) con il corpo e con gli oggetti dell’aula. Poi si introducono la destra e la sinistra, prima riferite a sé e poi agli altri. Quindi si passa alla rappresentazione: il disegno dell’aula vista dall’alto, la pianta della scuola, il percorso casa-scuola. Solo a questo punto si introducono i punti cardinali, la rosa dei venti, la bussola, il reticolato geografico.
Le mappe mentali
Un’attività molto usata è la mappa mentale del quartiere o del percorso casa-scuola: i bambini disegnano lo spazio come lo ricordano, e il confronto fra i disegni e la carta reale fa emergere che cosa notano, che cosa dimenticano, come deformano le distanze. L’urbanista Kevin Lynch, in The Image of the City (1960), studiò le mappe mentali degli abitanti di alcune città americane e individuò cinque elementi ricorrenti: percorsi, margini, quartieri, nodi e riferimenti. Sono categorie che si possono usare anche con i bambini per analizzare i loro disegni.
Cosa ti chiedono all’orale (orientamento)
Come imposteresti un percorso sull’orientamento in una classe di primaria? Partirei dal corpo, con i concetti topologici e con la destra e la sinistra, usando giochi e movimenti nell’aula. Poi passerei alla rappresentazione: la pianta dell’aula vista dall’alto, la pianta della scuola, il percorso casa-scuola. Solo dopo introdurrei i punti cardinali e la bussola, e infine le carte del territorio. Il principio è andare dallo spazio vissuto allo spazio rappresentato.
Chi era Kevin Lynch e perché è utile per la didattica? Era un urbanista americano che in The Image of the City (1960) studiò le mappe mentali degli abitanti di alcune città. Individuò cinque elementi con cui le persone organizzano l’immagine di una città: percorsi, margini, quartieri, nodi e riferimenti. In didattica queste categorie aiutano ad analizzare i disegni dei bambini sul loro quartiere e a passare dallo spazio percepito alla carta.
La cartografia e il problema della rappresentazione
Ogni carta è una scelta
Una carta geografica è una rappresentazione ridotta, simbolica e approssimata della superficie terrestre. Ridotta, perché usa una scala. Simbolica, perché usa segni convenzionali. Approssimata, perché non si può rappresentare una superficie sferica su un piano senza deformazioni. Questo terzo punto è fondamentale per la didattica: ogni carta sceglie che cosa deformare e che cosa conservare.
Le proiezioni
La proiezione di Mercatore, pubblicata dal cartografo fiammingo Gerardo Mercatore nel 1569, è una proiezione cilindrica conforme: conserva gli angoli, ed è quindi utilissima per la navigazione, perché una rotta con direzione costante appare come una linea retta. Il prezzo è una forte deformazione delle aree alle alte latitudini: la Groenlandia appare grande quanto l’Africa, che in realtà è circa quattordici volte più estesa.
Negli anni Settanta lo storico tedesco Arno Peters propose una proiezione equivalente, che conserva le aree, presentandola come più giusta verso i paesi del Sud del mondo. La proiezione era stata già descritta nell’Ottocento dal religioso scozzese James Gall, ed è per questo chiamata spesso proiezione di Gall-Peters. Conserva le aree, ma deforma vistosamente le forme dei continenti. Il dibattito che ne seguì è un ottimo esempio da portare in classe: non esiste una carta neutra, ogni proiezione è un compromesso.
Leggere e costruire carte
La didattica della cartografia ha due direzioni. La prima è la lettura: riconoscere i simboli, usare la legenda, calcolare distanze con la scala, leggere le curve di livello in una carta topografica, interpretare una carta tematica. La seconda è la costruzione: disegnare una pianta, realizzare una carta tematica con dati raccolti dalla classe, scegliere i colori e i simboli. Costruire una carta è il modo migliore per capire che ogni carta è il risultato di scelte.
Le carte tematiche meritano un’attenzione particolare. Una carta che rappresenta la densità di popolazione con i colori, per esempio, dipende dalle classi scelte: cambiando gli intervalli si può far apparire una regione più o meno popolata. Insegnare a leggere criticamente le carte è anche educazione alla cittadinanza, perché le carte sono usate spesso nei media e nella comunicazione politica.
Cosa ti chiedono all’orale (cartografia)
Perché la proiezione di Mercatore deforma la Groenlandia? Perché è una proiezione cilindrica conforme, che conserva gli angoli a prezzo di un ingrandimento delle aree che cresce allontanandosi dall’equatore. La Groenlandia, vicina al polo, appare enorme, paragonabile all’Africa, che invece è circa quattordici volte più estesa. La proiezione resta utile per la navigazione, perché le rotte a direzione costante sono linee rette.
Che cosa insegna il dibattito sulla proiezione di Gall-Peters? Insegna che nessuna carta è neutra. La proiezione di Gall-Peters, descritta da James Gall nell’Ottocento e rilanciata da Arno Peters negli anni Settanta, conserva le aree e mostra le reali dimensioni dei continenti del Sud, ma deforma le forme. Mercatore conserva le forme locali e gli angoli, ma ingrandisce le aree alle alte latitudini. Ogni proiezione è un compromesso, e la scelta dipende dallo scopo.
Il paesaggio come strumento didattico
Leggere un paesaggio
Il paesaggio è uno degli strumenti didattici più ricchi, perché è visibile, concreto e stratificato. Leggere un paesaggio significa osservarne gli elementi (rilievo, acque, vegetazione, campi, edifici, strade), distinguere quelli naturali da quelli antropici, e soprattutto chiedersi come e perché si sono formati. Un paesaggio di terrazzamenti, per esempio, racconta un lavoro secolare per coltivare pendii ripidi; una pianura con campi regolari può conservare le tracce della centuriazione romana.
Il metodo
Una lettura del paesaggio in classe può seguire alcune fasi. L’osservazione, dal vero o su fotografie, con una descrizione degli elementi. La classificazione degli elementi in naturali e antropici. L’interpretazione: quali attività umane hanno prodotto quegli elementi, in quali periodi. Il confronto con fonti diverse: carte storiche, foto d’epoca, testimonianze. La riflessione sul cambiamento e sul futuro: che cosa sta cambiando, che cosa si dovrebbe conservare.
Paesaggio e letteratura
Il paesaggio permette collegamenti con altre discipline. La letteratura italiana è piena di paesaggi: il ramo del lago di Como all’inizio dei Promessi sposi, i paesaggi siciliani di Verga, la campagna di Pascoli. Un’attività interdisciplinare può confrontare la descrizione letteraria con il paesaggio reale di oggi. Se vuoi ripassare l’incipit manzoniano, puoi partire dagli appunti sui Promessi sposi.
Cosa ti chiedono all’orale (paesaggio)
Come condurresti una lettura del paesaggio in classe? Seguirei alcune fasi: osservazione degli elementi, dal vero o su foto; classificazione in elementi naturali e antropici; interpretazione delle attività umane che li hanno prodotti; confronto con carte e foto storiche; riflessione sul cambiamento. L’obiettivo è che gli studenti capiscano che il paesaggio è il risultato di una storia e che continua a trasformarsi.
Fai un esempio di collegamento fra geografia e letteratura attraverso il paesaggio. L’incipit dei Promessi sposi descrive con grande precisione il ramo del lago di Como verso Lecco, con i monti, il fiume, le strade. In classe si può leggere il testo, individuare gli elementi geografici e confrontarli con una carta e con immagini di oggi, per vedere che cosa è cambiato. È un modo per unire lettura, osservazione e cartografia.
Metodologie attive
L’uscita sul terreno
L’uscita sul terreno, o escursione didattica, è lo strumento più tipico della geografia. Non è una gita: va preparata in classe, con obiettivi precisi, carte, schede di osservazione; svolta con attività concrete, come rilevare, fotografare, intervistare, disegnare; e ripresa in classe, con l’elaborazione dei dati raccolti. Anche un’uscita nel quartiere della scuola, se ben preparata, può insegnare molto.
La didattica per problemi
La didattica per problemi parte da una domanda reale: perché il centro storico si svuota? Dove conviene costruire una nuova scuola? Perché in quella zona si verificano spesso alluvioni? Gli studenti raccolgono informazioni, consultano carte e dati, formulano ipotesi e propongono soluzioni. È un approccio che sviluppa competenze e mostra l’utilità della geografia.
Il gioco di ruolo e il dibattito
Il gioco di ruolo è utile per i temi conflittuali: la costruzione di una grande opera, la gestione di un’area protetta, l’uso dell’acqua. Ogni gruppo rappresenta un attore (abitanti, amministrazione, imprese, associazioni ambientaliste) e deve argomentare la propria posizione. L’attività fa capire che le scelte territoriali coinvolgono interessi diversi e che la geografia è anche geografia politica.
Lo studio di caso
Lo studio di caso approfondisce un luogo o un fenomeno specifico, per esempio una città, un fiume, un distretto industriale, un flusso migratorio, per ricavarne concetti generali. Ha il vantaggio di essere concreto e di permettere confronti; il rischio è che lo studente non riesca a generalizzare, e per questo va sempre collegato a un quadro più ampio.
Cosa ti chiedono all’orale (metodologie)
Come prepareresti un’uscita sul terreno? In tre fasi. Prima, in classe, definirei gli obiettivi, presenterei il luogo con carte e immagini, preparerei schede di osservazione e domande. Durante l’uscita gli studenti osservano, fotografano, disegnano, raccolgono dati, magari intervistano qualcuno. Dopo, in classe, si elaborano i dati, si costruisce una carta o una presentazione, si discutono i risultati. Senza le fasi prima e dopo, l’uscita resta una gita.
Che cos’è la didattica per problemi in geografia? È un approccio che parte da una domanda reale legata al territorio, per esempio perché un’area è soggetta ad alluvioni o dove collocare un servizio. Gli studenti raccolgono informazioni, usano carte e dati, formulano ipotesi e propongono soluzioni. Sviluppa competenze di ricerca e di ragionamento, e mostra che la geografia serve a capire e a decidere.
Tecnologie per la geografia
I sistemi informativi geografici
I GIS, sistemi informativi geografici, sono programmi che permettono di raccogliere, gestire, analizzare e rappresentare dati riferiti a luoghi. Sono lo strumento professionale della geografia contemporanea e sono usati in pianificazione, protezione civile, ambiente, commercio. Esistono software liberi, come QGIS, che si possono usare anche a scuola per costruire carte tematiche con dati reali.
Globi virtuali e cartografia libera
I globi virtuali, come Google Earth, permettono di esplorare la Terra con immagini satellitari, cambiare scala, confrontare immagini di anni diversi. OpenStreetMap, un progetto nato nel 2004, è una carta del mondo costruita da volontari e distribuita con licenza libera: gli studenti possono non solo consultarla, ma anche contribuire, mappando elementi del loro quartiere. È un modo concreto per capire come si produce una carta.
Dati e statistiche
La geografia lavora con i dati: popolazione, economia, clima, ambiente. In Italia i dati demografici ed economici sono pubblicati dall’Istat; a livello europeo da Eurostat; a livello mondiale da organismi come la Banca Mondiale e le agenzie delle Nazioni Unite. Insegnare a cercare dati affidabili, leggerli, rappresentarli con grafici e carte è una competenza preziosa anche fuori dalla scuola.
Rischi e attenzioni
Le tecnologie non sostituiscono il ragionamento geografico. Un globo virtuale può diventare un passatempo se non è accompagnato da domande precise. Le carte digitali di navigazione, inoltre, mostrano lo spazio sempre centrato su chi le usa, e possono indebolire la capacità di orientarsi con una visione d’insieme. Per questo conviene alternare strumenti digitali e carte tradizionali.
Cosa ti chiedono all’orale (tecnologie)
Che cos’è un GIS e come lo useresti a scuola? È un sistema informativo geografico, cioè un software che gestisce e analizza dati riferiti a luoghi e li rappresenta su carte. A scuola userei un software libero come QGIS per costruire una carta tematica con dati reali, per esempio sulla popolazione dei comuni della provincia, scaricati dall’Istat. Gli studenti imparano così come si costruisce una carta e come le scelte di rappresentazione influenzano il risultato.
Che cos’è OpenStreetMap e che valore didattico ha? È un progetto nato nel 2004 che costruisce una carta del mondo grazie al contributo di volontari, con licenza libera. Il suo valore didattico sta nel fatto che gli studenti possono contribuire, mappando elementi del loro territorio. In questo modo capiscono come si producono i dati geografici e sviluppano competenze di osservazione e di cittadinanza attiva.
Grandi temi della geografia contemporanea a scuola
Popolazione e migrazioni
La popolazione mondiale ha superato gli otto miliardi nel 2022, secondo le Nazioni Unite. Studiare la popolazione significa studiarne la distribuzione, la crescita, la struttura per età, i movimenti. Il modello della transizione demografica, che descrive il passaggio da alti tassi di natalità e mortalità a bassi tassi di entrambi, è uno strumento semplice ed efficace per confrontare paesi diversi. Le migrazioni sono un tema da affrontare con dati e con attenzione, evitando stereotipi e mostrando la complessità delle cause.
Città e urbanizzazione
Dal 2007 circa, secondo le stime delle Nazioni Unite, più della metà della popolazione mondiale vive in aree urbane. Le città sono un ottimo terreno per la didattica: la loro forma, la loro crescita, i problemi di traffico, casa, servizi, ambiente. La città in cui si trova la scuola è il primo caso di studio.
Ambiente e cambiamento climatico
Il cambiamento climatico è un tema geografico per eccellenza, perché riguarda il rapporto fra società e ambiente a tutte le scale. Didatticamente va affrontato con dati affidabili, come quelli dei rapporti dell’IPCC, il gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico, e con un’attenzione sia alle cause sia alle conseguenze territoriali, come l’innalzamento del livello del mare, gli eventi estremi, i cambiamenti nell’agricoltura.
Globalizzazione
La globalizzazione è l’intensificarsi delle relazioni economiche, culturali e politiche su scala mondiale. Un esercizio semplice ed efficace è ricostruire la “geografia” di un oggetto quotidiano, come uno smartphone o una maglietta: dove sono prodotte le materie prime, dove si assembla, dove si vende. Gli studenti scoprono così le catene globali del valore e il legame fra il loro quotidiano e luoghi lontani.
Cosa ti chiedono all’orale (temi)
Che cos’è la transizione demografica? È un modello che descrive il passaggio di una popolazione da una fase con alti tassi di natalità e mortalità a una fase con bassi tassi di entrambi. Nella fase intermedia la mortalità cala prima della natalità, e la popolazione cresce rapidamente. Il modello è utile in didattica per confrontare paesi in fasi diverse e per collegare la demografia allo sviluppo economico e sociale.
Come affronteresti la globalizzazione con una classe? Partirei da un oggetto quotidiano, come uno smartphone, e farei ricostruire agli studenti dove si estraggono le materie prime, dove si producono i componenti, dove si assembla, dove si vende. Rappresenterei il percorso su una carta del mondo. Così la globalizzazione diventa concreta e si possono discutere temi come il lavoro, l’ambiente e le disuguaglianze.
Insegnare la geografia dell’Italia
L’Italia è il primo grande oggetto di studio della geografia scolastica, e anche quello in cui il rischio della nomenclatura è più forte. Il modo per evitarlo è partire da alcune grandi chiavi di lettura e usare i nomi come esempi, non come fine.
Le chiavi di lettura
La prima chiave è il rilievo. Circa tre quarti del territorio italiano è montuoso o collinare, e le pianure sono relativamente poche: la più estesa è la Pianura Padana. Questo dato spiega molte cose, dalla concentrazione della popolazione e delle industrie in pianura e lungo le coste allo spopolamento di tante aree interne. La seconda chiave è la posizione: una penisola allungata al centro del Mediterraneo, con più di settemila chilometri di coste, aperta ai traffici e alle migrazioni. La terza chiave è la storia: l’Italia è stata unificata solo nel 1861, e la sua organizzazione territoriale porta ancora i segni di stati diversi, con differenze regionali forti.
Il divario territoriale
Un tema che non può mancare è quello delle differenze fra Nord e Sud, e più in generale fra aree forti e aree deboli. In didattica conviene affrontarlo con dati (reddito, occupazione, servizi, emigrazione giovanile) e con attenzione alle cause storiche ed economiche, evitando spiegazioni semplicistiche o stereotipi. Accanto al divario Nord-Sud, la riflessione recente insiste sulle “aree interne”, cioè i territori lontani dai centri che offrono servizi essenziali come scuola, sanità e trasporti, che esistono in tutte le regioni.
Il rischio naturale
L’Italia è un paese esposto a rischi naturali: sismico, vulcanico, idrogeologico. Insegnare la geografia del rischio significa spiegare perché certi fenomeni si verificano in certe aree (la posizione al contatto fra placche, i vulcani attivi come l’Etna e il Vesuvio, i versanti instabili), ma anche come il rischio dipenda dall’azione umana, per esempio dall’urbanizzazione in zone esposte. È anche un tema di educazione civica e di protezione civile, che coinvolge direttamente la sicurezza degli studenti.
Cosa ti chiedono all’orale (Italia)
Quali chiavi di lettura useresti per presentare la geografia dell’Italia? Il rilievo, con la prevalenza di montagne e colline e la concentrazione della popolazione nelle pianure e lungo le coste; la posizione al centro del Mediterraneo, con migliaia di chilometri di coste; la storia, con un’unificazione recente, del 1861, che spiega molte differenze regionali. I nomi di fiumi, monti e città diventano esempi di queste chiavi, non elenchi da memorizzare.
Come affronteresti il tema del rischio naturale in Italia? Spiegherei le cause geologiche e geografiche, come la posizione al contatto fra placche, i vulcani attivi e i versanti instabili, e mostrerei che il rischio dipende anche dalle scelte umane, come costruire in zone esposte. Collegherei il tema alla protezione civile e ai comportamenti da tenere in caso di emergenza, con un’attenzione concreta alla sicurezza della scuola e del territorio degli studenti.
Geografia e storia: la geostoria
Che cos’è
Con il riordino dei licei del 2010, nel primo biennio di molti indirizzi la geografia è insegnata insieme alla storia in un’unica disciplina, la geostoria, affidata allo stesso docente. L’idea è che lo spazio e il tempo siano dimensioni inseparabili: le civiltà antiche si capiscono meglio se si conoscono i fiumi, i climi, le vie di comunicazione su cui sono sorte, e i territori di oggi portano i segni del passato.
Opportunità e rischi
L’opportunità è reale. Studiare la Mesopotamia o l’Egitto con una carta fisica davanti, o leggere la diffusione dell’Impero romano attraverso la rete delle strade, rende la storia più concreta. Allo stesso modo, studiare una città di oggi chiedendosi come è cresciuta nel tempo mostra che la geografia ha una profondità storica.
Il rischio, segnalato da molti geografi, è che la geografia diventi un contorno della storia, ridotta a carte di supporto e a qualche nozione sul mondo antico, perdendo i suoi temi contemporanei, come la popolazione, la città, l’ambiente, la globalizzazione. Un buon docente di geostoria lavora in due direzioni: usa la geografia per capire la storia, e usa la storia per capire i problemi geografici di oggi.
Un esempio di percorso
Un percorso efficace può partire da un tema come l’acqua. Dal punto di vista storico si studiano le civiltà fluviali, le grandi opere idrauliche romane, gli acquedotti. Dal punto di vista geografico si studiano la distribuzione delle risorse idriche oggi, i conflitti per l’acqua, il cambiamento climatico e la siccità. Il collegamento fra passato e presente diventa il filo che tiene insieme le due discipline.
Cosa ti chiedono all’orale (geostoria)
Quali sono i vantaggi e i rischi della geostoria? Il vantaggio è collegare spazio e tempo: la storia diventa più concreta se si conoscono i territori, e la geografia acquista profondità se si conosce il passato. Il rischio è che la geografia si riduca a un supporto della storia, con poche carte e nessun tema contemporaneo. Per evitarlo bisogna dare spazio anche ai problemi geografici di oggi, collegandoli al passato.
Proponi un percorso di geostoria su un tema. Sceglierei l’acqua: dal lato storico le civiltà fluviali, le opere idrauliche e gli acquedotti romani; dal lato geografico la distribuzione delle risorse idriche oggi, la siccità, i conflitti e il cambiamento climatico. Userei carte storiche e attuali e chiederei agli studenti di confrontare come le società hanno gestito l’acqua nel passato e come la gestiscono oggi.
La valutazione in geografia
Che cosa valutare
In geografia si valutano conoscenze (nomi, dati, concetti), abilità (leggere e costruire carte, usare la scala, interpretare grafici) e competenze (usare le conoscenze per affrontare un problema reale). Le competenze sono le più difficili da valutare, perché richiedono compiti complessi e non domande a risposta chiusa.
I compiti di realtà
Il compito di realtà è una prova che chiede allo studente di usare ciò che ha imparato in una situazione simile a quelle della vita reale: progettare un itinerario turistico, proporre la collocazione di un nuovo parco, preparare una presentazione sul proprio comune per una classe gemellata straniera. Si valuta con una rubrica, cioè una tabella che descrive i livelli di prestazione per ogni dimensione del compito.
Le carte come verifica
Anche le carte sono strumenti di verifica. Si può chiedere di completare una carta muta, di costruire una carta tematica a partire da dati, di commentare una carta data. Questi esercizi mostrano se lo studente ha davvero acquisito il linguaggio della geo-graficità.
Cosa ti chiedono all’orale (valutazione)
Che cos’è un compito di realtà? Fai un esempio in geografia. È una prova che chiede di usare conoscenze e abilità in una situazione simile a quelle reali, producendo qualcosa di concreto. Un esempio è progettare un itinerario di visita del proprio territorio per una classe straniera, con carta, tempi, punti di interesse e spiegazioni. Si valuta con una rubrica che descrive i livelli di prestazione nelle diverse dimensioni: correttezza dei contenuti, uso delle carte, chiarezza, originalità.
Che differenza c’è fra conoscenze, abilità e competenze? Le conoscenze sono ciò che si sa, come nomi, dati e concetti. Le abilità sono ciò che si sa fare, come leggere una carta o calcolare una distanza con la scala. Le competenze sono la capacità di usare conoscenze e abilità per affrontare situazioni nuove e problemi reali. In geografia la competenza si vede, per esempio, quando lo studente usa carte e dati per spiegare un fenomeno del proprio territorio.
Fonti e approfondimenti
Studi
- Yi-Fu Tuan, Space and Place. The Perspective of Experience, University of Minnesota Press, 1977.
- Kevin Lynch, The Image of the City, MIT Press, 1960.
- Consiglio d’Europa, Convenzione europea del paesaggio, Firenze, 2000.
Documenti per la scuola
- Ministero dell’Istruzione, Indicazioni nazionali per il curricolo della scuola dell’infanzia e del primo ciclo d’istruzione (2012).
- Legge 20 agosto 2019, n. 92, sull’insegnamento dell’educazione civica.
- International Geographical Union, Commission on Geographical Education, International Charter on Geographical Education (1992, aggiornata nel 2016).
Risorse
- Associazione Italiana Insegnanti di Geografia (AIIG), rivista Ambiente Società Territorio.
- Istat, dati demografici ed economici.
- OpenStreetMap; QGIS.
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