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Testo e parafrasi dei passi chiave
In breve: da ricordare
- Bozzetto siciliano scritto da Verga a Milano nel febbraio-marzo 1874.
- Nedda è una povera raccoglitrice di olive alle falde dell’Etna.
- Perde la madre, l’uomo che ama e infine la figlia neonata.
Il passo chiave
Nedda, finale
Spiegazione
Spiegazione. Nedda pronuncia queste parole davanti al corpo della figlia, morta di fame. Nel grido si mescolano disperazione e una fede rassegnata: subito dopo ringrazia la Vergine di aver tolto alla bambina la sofferenza che lei conosce.
RIASSUNTO
La novella in breve
Bozzetto siciliano scritto da Verga a Milano nel febbraio-marzo 1874.
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TESTO INTEGRALE
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Nedda è il racconto con cui Verga, per la prima volta, mette al centro una contadina siciliana. Lo stesso autore lo chiamò «bozzetto siciliano».
Per l’autore vedi Giovanni Verga: biografia e opere; per il movimento Verga e il Verismo.
Scheda dell’opera
| Autore | Giovanni Verga (Catania 1840-1922) |
|---|---|
| Genere | Novella («bozzetto siciliano») |
| Composizione | Milano, febbraio-marzo 1874 |
| Ambientazione | Le falde dell’Etna |
| Testo | Pubblico dominio, su Wikisource |
Contenuto
Il racconto si apre con il narratore che, davanti al caminetto, lascia correre la fantasia fino a un altro focolare: quello della fattoria del Pino, alle falde dell’Etna, dove una ventina di donne asciugano le vesti dopo la raccolta delle olive. Fra loro c’è Nedda, di Viagrande, che sta a Ravanusa, povera e silenziosa, che lavora per curare la madre malata. La madre muore. Nedda si lega a Janu, un giovane contadino, e i due pensano di sposarsi; Janu, indebolito dalle febbri prese nella Piana, cade da un’alta cima mentre lavora e muore il giorno dopo. Nedda aspetta un figlio: le comari la chiamano sfacciata, ma lei rifiuta di abbandonare la bambina alla Ruota. Senza latte e senza pane, la bambina muore in una sera d’inverno.
Temi
I temi sono la miseria, il lavoro stagionale, la maternità, la condanna sociale.
Stile e lingua
Cornice del narratore borghese davanti al caminetto, poi racconto in terza persona; lessico ancora sentimentale accanto ai primi modi della lingua parlata.
Contesto
Il Dizionario Biografico degli Italiani racconta che nel gennaio 1874 Verga, scoraggiato, pensava di tornare in Sicilia e di lasciare la letteratura; la crisi fu superata proprio con Nedda, scritta negli intervalli delle feste del carnevale milanese. Il successo del bozzetto lo convinse a riprendere la narrazione breve.
Poetica e pensiero
Il Dizionario Biografico osserva che Nedda, che Verga considerava quasi una sciocchezza, segna invece l’inizio dell’analisi di una realtà regionale ma di significato universale. In Nedda, aggiunge la stessa voce, prevalgono l’idillio e i sentimenti primitivi che torneranno in Vita dei campi.
Analisi stilistica
Il grido finale ripete la parola «benedetta» in due direzioni, verso le morte e verso la Vergine. Il rovesciamento è amaro: la morte diventa una benedizione perché la vita è solo sofferenza.
Critica letteraria
La voce Treccani online esclude Nedda dal vero inizio della seconda maniera: la protagonista è una povera contadina, ma il tono è spesso quello di una «pietosa istoria» raccontata da un borghese di buon cuore. Il verismo pieno comincia con Vita dei campi.
Domande frequenti
Che lavoro fa Nedda?
Raccoglie le olive nei poderi alle falde dell’Etna.
Chi è Janu?
Il giovane contadino che Nedda ama; muore cadendo da un albero.
Perché Nedda non porta la figlia alla Ruota?
Perché non vuole abbandonarla, anche se le comari la chiamano sfacciata.
Vedi anche: Vita dei campi · Opere di Verga in ordine cronologico · Giovanni Verga: biografia e opere · tutte le opere italiane
Fonti e approfondimenti
- Testo: Nedda di Verga, su Wikisource (pubblico dominio; pagina con licenza CC BY-SA).
- «VERGA, Giovanni», in Dizionario Biografico degli Italiani, Treccani.
- «Verga, Giovanni», voce dell’Enciclopedia Treccani online.
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