Dialogo della Natura e di un Islandese: riassunto e analisi

Dialogo della Natura e di un Islandese di Leopardi: riassunto, la Natura indifferente, il finale dei leoni, analisi e critica dell’operetta del 1824.

Antonio Garofano Antonio Garofano 7 min di lettura



Indice della pagina

Che cosa trovi in ogni sezione

  1. 1. Scheda dell’opera
  2. 2. Contenuto
  3. 3. Temi
  4. 4. Stile e lingua
  5. 5. Contesto
  6. 6. Poetica e pensiero
  7. 7. Analisi stilistica
  8. 8. Critica letteraria
  9. 9. Domande frequenti


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Testo e parafrasi dei passi chiave

In breve: da ricordare

  • Operetta morale del 1824, uno dei testi centrali del pensiero di Leopardi.
  • Un Islandese che ha fuggito la Natura per tutta la vita la incontra nel cuore dell’Africa.
  • La Natura risponde che non ha fatto il mondo per gli uomini e che non si accorgerebbe nemmeno se la loro specie si estinguesse.

Il passo chiave

E finalmente, se anche mi avvenisse di estinguere tutta la vostra specie, io non me ne avvedrei.

Dialogo della Natura e di un Islandese

Spiegazione

Spiegazione. Le parole della Natura chiudono la sua risposta all’Islandese: perfino la scomparsa di tutto il genere umano passerebbe per lei inosservata. Non è cattiveria, è indifferenza.

Il Dialogo della Natura e di un Islandese è l’operetta in cui Leopardi mette in scena l’incontro fra un uomo e la Natura in persona. L’Islandese ha passato la vita a fuggirla, cercando un luogo dove vivere tranquillo; lei gli appare come una donna gigantesca, seduta in terra nel cuore dell’Africa, e lo ascolta senza commuoversi.

Fa parte delle Operette morali. Per l’autore vedi Giacomo Leopardi: biografia e opere.

Scheda dell’opera

Autore Giacomo Leopardi (Recanati 1798-Napoli 1837)
Raccolta Operette morali
Composizione 1824
Forma Prosa
Testo Pubblico dominio, su Wikisource

Contenuto

Un Islandese che ha girato quasi tutto il mondo, attraversando l’interno dell’Africa sotto l’equatore, vede da lontano un busto enorme. Avvicinandosi scopre una donna smisurata, viva, dal volto «mezzo tra bello e terribile»: è la Natura. L’Islandese racconta la sua vita. In patria lo tormentavano le tempeste, il monte Ecla, gli incendi delle case di legno; altrove il caldo, il freddo, le bestie feroci, i serpenti, gli insetti, le malattie. Ovunque è andato ha trovato sofferenza. La Natura risponde che il mondo non è fatto per gli uomini: se li offende non se ne accorge, se li beneficia non lo sa. L’Islandese chiede allora a chi giovi questa vita dell’universo, conservata con la morte di tutte le cose. La risposta non arriva: sopraggiungono due leoni sfiniti dalla fame che lo divorano. Secondo un’altra versione un vento lo copre di sabbia e ne fa una mummia, poi esposta in un museo europeo.

Temi

I temi sono la Natura indifferente, il dolore come condizione universale e l’inutilità della fuga.

Stile e lingua

Il dialogo alterna lunghe confessioni dell’Islandese a risposte secche della Natura; il finale ha un tono ironico e quasi favolistico.

Contesto

Il Dizionario Biografico degli Italiani ricorda che venti operette, il corpo dell’opera, furono scritte fra il gennaio e il dicembre 1824; altre seguirono nel 1825, nel 1827 e nel 1832. La prima edizione uscì a Milano presso Stella nel 1827. La seconda edizione fiorentina del 1834 accolse i due dialoghi del 1832, il venditore d’almanacchi e Tristano, mentre Leopardi decise di non pubblicare il Copernico e il Dialogo di Plotino e di Porfirio, del 1827; la stampa napoletana del 1835 che li prevedeva fu bloccata dalla censura.

Poetica e pensiero

Il Dizionario Biografico degli Italiani spiega che proprio con questo dialogo, nel 1824, Leopardi corresse la sua idea della natura: non più madre benigna ma una donna «mostruosa e smisurata», indifferente alla sorte delle sue creature e unica responsabile delle loro sofferenze.

La domanda finale dell’Islandese resta senza risposta, ed è questo silenzio a dare forza al testo: i filosofi ripetono il ciclo di produzione e distruzione, nessuno spiega a chi serva.

Analisi stilistica

La frase della Natura è costruita su un’ipotesi estrema introdotta da «se anche» e su una conclusione minima, «io non me ne avvedrei». Lo squilibrio fra l’enormità del fatto e la reazione nulla produce l’effetto di gelo. Il finale, con i leoni «rifiniti e maceri dall’inedia» che appena hanno forza di mangiarlo, abbassa la tragedia a cronaca ironica.

Critica letteraria

La voce dell’Enciclopedia Treccani online osserva che le Operette impostano un’interrogazione radicale sull’infelicità umana e che Leopardi vi fa «sibilare lo staffile del suo sarcasmo» contro gli uomini che rifiutano di guardare in faccia il vero. Il dialogo dell’Islandese è l’esempio più netto di questa interrogazione.

Domande frequenti

Dove avviene l’incontro?

Nell’interno dell’Africa, sotto l’equatore, in un luogo mai raggiunto da uomini.

Che cosa risponde la Natura?

Che non ha fatto il mondo per gli uomini e non si accorge del loro dolore.

Come finisce?

Due leoni affamati divorano l’Islandese; secondo un’altra versione un vento lo seppellisce nella sabbia.

Vedi anche: Operette morali · Giacomo Leopardi: biografia e opere · tutte le opere italiane



Fonti e approfondimenti

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L'autore

Antonio Garofano

Insegno letteratura italiana e latina e ho creato Aula di Letteratura per dare una mano agli studenti che preparano un'interrogazione o la maturità: spiegazioni chiare, parafrasi, analisi e riassunti dei testi che si studiano davvero a scuola, da Francesco d'Assisi a Montale. Mi appassiona l'intelligenza artificiale e da tempo provo a capire come usarla bene nello studio dei classici: come un supporto per orientarsi, ripassare e farsi domande, mai come scorciatoia al posto della lettura. I testi vanno letti, con calma, magari ad alta voce. Il resto viene dopo, e qui cerco di renderlo un po' più semplice.

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