Odi, Melisso è un frammento in endecasillabi sciolti, composto nel 1819 con gli idilli. Il senso, in breve: il pastore Alceta racconta all’amico un sogno, la luna che si stacca dal cielo e cade nel prato spegnendosi come un tizzone; Melisso lo prende in giro, perché la luna non cade, al massimo cadono le stelle.
Il frammento XXXVII dei Canti è un breve dialogo tra due pastori, Alceta e Melisso. Alceta racconta un sogno: la luna si è staccata dal cielo ed è caduta nel prato, spegnendosi come un tizzone nell’acqua. Melisso lo prende un po’ in giro. Leopardi lo compone nel 1819, insieme agli altri idilli, e lo pubblica nel Nuovo Ricoglitore del gennaio 1826 con il titolo Lo spavento notturno; nell’edizione del 1835 lo mette tra i frammenti.
Il testo di Odi, Melisso
Odi, Melisso: io vo’ contarti un sogno
di questa notte, che mi torna a mente
in riveder la luna. Io me ne stava
alla finestra che risponde al prato,
guardando in alto: ed ecco all’improvviso 5
distaccasi la luna; e mi parea
che quanto nel cader s’approssimava,
tanto crescesse al guardo; infin che venne
a dar di colpo in mezzo al prato; ed era
grande quanto una secchia, e di scintille 10
vomitava una nebbia, che stridea
sí forte come quando un carbon vivo
nell’acqua immergi e spegni. Anzi a quel modo
la luna, come ho detto, in mezzo al prato
si spegneva annerando a poco a poco, 15
e ne fumavan l’erbe intorno intorno.
Allor mirando in ciel, vidi rimaso
come un barlune, o un’orma, anzi una nicchia
ond’ella fosse svèlta; in cotal guisa,
ch’io n’agghiacciava; e ancor non m’assicuro. 20E ben hai che temer, ché agevol cosa
fôra cader la luna in sul tuo campo.Chi sa? non veggiam noi spesso di state
cader le stelle?Egli ci ha tante stelle, 25
che picciol danno è cader l’una o l’altra
di loro, e mille rimaner. Ma sola
ha questa luna in ciel, che da nessuno
cader fu vista mai se non in sogno.
Testo: Wikisource, Canti a cura di Alessandro Donati (Bari, Laterza, 1917), licenza CC BY-SA 4.0.
Parafrasi di Odi, Melisso
Ogni sequenza si apre con un clic. Nel titolo trovi i versi a cui si riferisce, così segui sul testo.
Versi 1-9: Alceta: la luna si stacca
Alceta. Ascolta, Melisso: voglio raccontarti un sogno di questa notte, che mi torna in mente rivedendo la luna. Stavo alla finestra che dà sul prato e guardavo in alto: ed ecco che all’improvviso la luna si stacca; e mi sembrava che, più si avvicinava cadendo, più diventasse grande ai miei occhi; finché venne a sbattere in mezzo al prato.
Parole e passaggi difficili. I nomi dei due pastori vengono dalla poesia bucolica greca: per Straccali e Marenduzzo il frammento è «di maniera greca» e risente di Mosco, che Leopardi aveva tradotto. «Vo’» = voglio. «In riveder» = rivedendo. «Risponde al prato» = dà sul prato. «Distaccasi» = si stacca dalla volta del cielo, a cui sembra attaccata.
Versi 9-20: Alceta: la luna si spegne nel prato
Era grande quanto un secchio e buttava fuori una nebbia di scintille, che sfrigolava forte come quando immergi e spegni nell’acqua un carbone acceso. Proprio così la luna, come ho detto, si spegneva in mezzo al prato diventando nera a poco a poco, e l’erba intorno fumava. Allora, guardando il cielo, vidi che era rimasto come un barlume, un’impronta, anzi una nicchia da cui era stata strappata; tanto che mi gelavo dalla paura, e non mi sono ancora calmato.
Parole e passaggi difficili. «Stridea» = sfrigolava: la stessa immagine delle stelle che «strideranno» cadendo in mare in All’Italia. «Annerando» = diventando nera. «Rimaso» = rimasto. «Barlume» = un debole chiarore. «Svèlta» = strappata via. «In cotal guisa» = in modo tale. «M’agghiacciava» = mi gelavo. «Non m’assicuro» = non mi sono ancora rassicurato. Tra le carte di Leopardi c’è un appunto: «Luna caduta secondo il mio sogno».
Versi 21-24: Melisso e Alceta
Melisso. E fai bene ad avere paura: sarebbe proprio facile che la luna cadesse nel tuo campo! Alceta. Chi lo sa? Non vediamo spesso, d’estate, cadere le stelle?
Parole e passaggi difficili. «Fôra» = sarebbe. Melisso è ironico. «Di state» = d’estate: Alceta pensa alle stelle cadenti.
Versi 25-29: Melisso: la luna è una sola
Melisso. Ci sono così tante stelle che è un piccolo danno se ne cade una o un’altra e ne restano mille. Ma il cielo ha soltanto questa luna, e nessuno l’ha mai vista cadere, se non in sogno.
Parole e passaggi difficili. «Egli ci ha» = ci sono («egli» è un pronome pleonastico, come nel parlato toscano). La battuta chiude il dialogo con un sorriso e riporta il sogno alla realtà.
Da ricordare
- Frammento XXXVII, noto come Odi, Melisso o Lo spavento notturno (titolo del 1826).
- Composto nel 1819 con gli idilli; endecasillabi sciolti.
- Dialogo tra due pastori, Alceta e Melisso, di gusto greco.
- Alceta racconta il sogno della luna caduta e spenta nel prato; Melisso lo rassicura in tono scherzoso.
- Nato probabilmente da un sogno vero del poeta.
Collegamenti utili
- Il frammento XXXVII nell’indice dei Canti
- Alla luna: parafrasi
- La vita solitaria: parafrasi
- I Canti di Leopardi: l’opera
Fonti e approfondimenti
- Giacomo Leopardi, XXXVII. Frammento, in Canti, a cura di Alessandro Donati, Laterza, Bari 1917 (Wikisource).
- Giacomo Leopardi, Canti, con introduzione e commento di Antonio Marenduzzo, Raffaello Giusti, Livorno 1910: copia digitale su Internet Archive.
- I canti di Giacomo Leopardi commentati da Alfredo Straccali, terza edizione corretta e accresciuta da Oreste Antognoni, G. C. Sansoni, Firenze 1919: copia digitale su Internet Archive.
- «LEOPARDI, Giacomo», in Dizionario Biografico degli Italiani, Istituto della Enciclopedia Italiana (Treccani).
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