Dello stesso è l’ultimo componimento dei Canti: «dello stesso» vuol dire «dello stesso Simonide», perché è la seconda traduzione da Simonide di Amorgo, dopo Dal greco di Simonide. Come quella, ha una data incerta (1823 per Pieretti, tra il 1825 e il 1835 per Mestica) e fu stampata nel 1835. Dice che la vita è breve, che i giovani non ci pensano e che conviene godere il presente. Conviene leggerlo subito dopo l’altro.
Il testo di Dello stesso
Umana cosa picciol tempo dura,
e, certissimo detto
disse il veglio di Chio,
conforme ebber natura
le foglie e l’uman seme. 5
Ma questa voce in petto
raccolgon pochi. All’inquieta speme,
figlia di giovin core,
tutti prestiam ricetto.
Mentre è vermiglio il fiore 10
di nostra etade acerba,
l’alma vòta e superba
cento dolci pensieri educa invano,
né morte aspetta né vecchiezza; e nulla
cura di morbi ha l’uom gagliardo e sano. 15
Ma stolto è chi non vede
la giovinezza come ha ratte l’ale.
E siccome alla culla
poco il rogo è lontano.
Tu presso a porre il piede 20
in sul varco fatale
della plutonia sede,
ai presenti diletti
la breve etá commetti.
Testo: Wikisource, Canti a cura di Alessandro Donati (Bari, Laterza, 1917), licenza CC BY-SA 4.0.
Parafrasi di Dello stesso
Ogni sequenza si apre con un clic. Nel titolo trovi i versi a cui si riferisce, così segui sul testo.
Versi 1-9: la vita è breve
Le cose umane durano poco tempo; e il vecchio di Chio disse una verità certissima: le foglie e la stirpe degli uomini hanno la stessa natura. Ma pochi accolgono nel cuore questa frase. Tutti diamo ospitalità alla speranza inquieta, figlia del cuore giovane.
Parole e passaggi difficili. Il «veglio di Chio» è Omero (Chio era una delle città che si contendevano la sua nascita). Il paragone tra le generazioni degli uomini e le foglie è nel VI libro dell’Iliade. «Uman seme» = la stirpe umana. «Inquieta speme» = la speranza che toglie la pace. «Prestiam ricetto» = diamo rifugio.
Versi 10-17: la giovinezza non pensa alla morte
Finché è rosso il fiore della nostra giovinezza, l’anima, vuota e orgogliosa, nutre invano cento dolci pensieri; non aspetta né la morte né la vecchiaia, e l’uomo forte e sano non si preoccupa delle malattie. Ma è stolto chi non vede quanto sono veloci le ali della giovinezza.
Parole e passaggi difficili. «Etade acerba» = la giovinezza. «Vòta e superba» = vuota di affanni e piena di sé. «Educa» = nutre, coltiva. «Nulla cura» = nessuna preoccupazione. «Ratte» = rapide.
Versi 18-24: godi il presente
E quanto poco dista il rogo dalla culla! Tu, che stai per mettere piede sulla soglia fatale del regno di Plutone, affida la tua breve vita ai piaceri presenti.
Parole e passaggi difficili. «Il rogo» = la pira funebre, la morte. «Varco fatale» = il passaggio della morte. «Plutonia sede» = il regno di Plutone, l’oltretomba. «Commetti» = affida. La chiusa ricorda il carpe diem: godi oggi, senza pensare al domani.
Da ricordare
- Ultimo testo dei Canti: seconda traduzione da Simonide di Amorgo.
- Cita Omero («il veglio di Chio»): gli uomini sono come le foglie.
- La giovinezza vive di speranze e non pensa alla morte, ma fugge veloce.
- La conclusione è un invito a godere il presente.
- Si legge bene insieme a Imitazione, che usa la stessa immagine della foglia.
Collegamenti utili
- Dello stesso nell’indice dei Canti
- Dal greco di Simonide: parafrasi
- Imitazione: parafrasi
- I Canti di Leopardi: l’opera
Fonti e approfondimenti
- Giacomo Leopardi, Dello stesso, in Canti, a cura di Alessandro Donati, Laterza, Bari 1917 (Wikisource).
- Giacomo Leopardi, Canti, con introduzione e commento di Antonio Marenduzzo, Raffaello Giusti, Livorno 1910: copia digitale su Internet Archive.
- I canti di Giacomo Leopardi commentati da Alfredo Straccali, terza edizione corretta e accresciuta da Oreste Antognoni, G. C. Sansoni, Firenze 1919: copia digitale su Internet Archive.
- «LEOPARDI, Giacomo», in Dizionario Biografico degli Italiani, Istituto della Enciclopedia Italiana (Treccani).
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