Pinocchio capitolo 31: riassunto e personaggi

Antonio Garofano Antonio Garofano

Le avventure di Pinocchio, capitolo xxxi. Cinque mesi di cuccagna.

Pinocchio e Lucignolo arrivano al Paese dei balocchi sul carro dell’Omino, tirato da dodici coppie di ciuchini. Lì non c’è scuola, non ci sono maestri e si gioca dalla mattina alla sera: passano così cinque mesi.

Riassunto: Capitolo XXXI

Il carro arriva senza far rumore, con le ruote fasciate di stoppa e di cenci. Lo guida un Omino più largo che lungo, dolce come una palla di burro, e lo tirano dodici pariglie di ciuchini. Pinocchio sale, e durante il viaggio sente una vocina: un ciuchino gli sussurra che se ne pentirà. Poi il burattino si accorge che il ciuchino piange, proprio come un ragazzo. Nel Paese dei balocchi tutto è gioco e chiasso. Pinocchio e Lucignolo passano lì cinque mesi senza vedere in faccia né un libro né una scuola. Poi, una mattina, Pinocchio si sveglia con una gran brutta sorpresa.

Il carro è pieno di ragazzi stipati come acciughe, tra gli otto e i quattordici anni. L'Omino invita Lucignolo, che salta sulle stanghe perché dentro non c'è posto. Poi chiede a Pinocchio se viene anche lui. Il burattino esita, pensa alla Fata, ma alla fine monta in groppa a uno dei ciuchini. Il ciuchino, con una sgropponata, lo butta a terra. L'Omino lo rimette su e, come castigo, morde un orecchio all'animale. Durante il viaggio Pinocchio sente una voce bassa: è il ciuchino che piange e lo avverte che i ragazzi che smettono di studiare finiscono male. Il burattino si spaventa, ma nessuno gli crede e il viaggio continua. All'alba arrivano. Il Paese dei balocchi è un chiasso continuo: giochi con le noci, con le palle, con i cerchi, pagliacci, carrozze, teatrini, e scritte sui muri con gli errori di ortografia. Pinocchio e Lucignolo si abbracciano felici. Passano cinque mesi di cuccagna.

Da ricordare

Il ciuchino che piange è un piccolo avviso, come il merlo bianco e il Grillo: Collodi semina gli avvertimenti e li fa ignorare. I cinque mesi passano in poche righe, la caduta arriva in una mattina.

Personaggi

  • Pinocchio
  • Lucignolo
  • l'Omino
  • il ciuchino del carro

Testo del capitolo XXXI

Dopo cinque mesi di cuccagna, Pinocchio, con sua grande maraviglia, sente spuntarsi un bel paio d’orecchie asinine e diventa un ciuchino, con la coda e tutto.

Finalmente il carro arrivò: e arrivò senza fare il più piccolo rumore, perchè le sue ruote erano fasciate di stoppa e di cenci.

Lo tiravano dodici pariglie di ciuchini, tutti della medesima grandezza, ma di diverso pelame.

Alcuni erano bigi, altri bianchi, altri brizzolati a uso pepe e sale, e altri rigati a grandi strisce gialle e turchine.

Ma la cosa più singolare era questa: che quelle dodici pariglie, ossia quei ventiquattro ciuchini, invece di essere ferrati come tutte le altre bestie da tiro o da soma, avevano ai piedi degli stivali da uomo di vacchetta bianca.

E il conduttore del carro?…

Figuratevi un omino più largo che lungo, tenero e untuoso come una palla di burro, con un visino di melarosa, una bocchina che rideva sempre e una voce sottile e carezzevole, come quella d’un gatto, che si raccomanda al buon cuore della padrona di casa. Tutti i ragazzi, appena lo vedevano, ne restavano innamorati e facevano a gara nel montare sul suo carro, per essere condotti da lui in quella vera cuccagna, conosciuta nella carta geografica col seducente nome di «Paese de’ balocchi.»

Difatti il carro era già tutto pieno di ragazzetti fra gli otto e i dodici anni, ammonticchiati gli uni sugli altri come tante acciughe nella salamoia. Stavano male, stavano pigiati, non potevano quasi respirare: ma nessuno diceva ohi! nessuno si lamentava. La consolazione di sapere che fra poche ore sarebbero giunti in un paese, dove non c’erano nè libri, nè scuole, nè maestri, li rendeva così contenti e rassegnati, che non sentivano nè i disagi, nè gli strapazzi, nè la fame, nè la sete, nè il sonno.

Appena che il carro si fu fermato, l’omino si volse a Lucignolo, e con mille smorfie e mille manierine, gli domandò sorridendo:

— Dimmi, mio bel ragazzo, vuoi venire anche tu, in quel fortunato paese?

— Sicuro, che ci voglio venire!

— Ma ti avverto, carino mio, che nel carro non c’è più posto. Come vedi, è tutto pieno!…

— Pazienza! — replicò Lucignolo, — se non c’è posto dentro, mi adatterò a star seduto sulle stanghe del carro. — E spiccato un salto, montò a cavalcioni sulle stanghe.

— E tu amor mio, — disse l’ omino volgendosi tutto complimentoso a Pinocchio — che intendi fare? Vieni con noi o rimani?…

— Io rimango — rispose Pinocchio. — Io voglio tornarmene a casa mia: voglio studiare e voglio farmi onore alla scuola, come fanno tutti i ragazzi perbene.

— Buon pro ti faccia!

— Pinocchio, — disse allora Lucignolo — dai retta a me: vieni con noi e staremo allegri!

— No, no, no!

— Vieni con noi e staremo allegri! — gridarono altre quattro voci di dentro al carro.

— Vieni con noi e staremo allegri! — urlarono tutte insieme un centinaio di voci.

— E se vengo con voi, che cosa dirà la mia buona Fata? — disse il burattino, che cominciava a intenerirsi e a ciurlare nel manico.

— Non ti fasciare il capo con tante melanconie. Pensa che andiamo in un paese dove saremo padroni di fare il chiasso dalla mattina alla sera! —

Pinocchio non rispose, ma fece un sospiro; poi fece un altro sospiro: poi un terzo sospiro: finalmente disse:

— Fatemi un po’ di posto: voglio venire anch’io!…

— I posti son tutti pieni; — replicò l’omino, — ma per mostrarti quanto sei gradito, posso cederti il mio posto a cassetta.

— E voi?

— E io farò la strada a piedi.

— No davvero, che non lo permetto. Preferisco piuttosto di salire in groppa a qualcuno di questi ciuchini! — gridò Pinocchio.

Detto fatto, si avvicinò al ciuchino manritto della prima pariglia, e fece l’atto di volerlo cavalcare: ma la bestiuola, voltandosi a secco, gli dètte una gran musata nello stomaco e lo gettò a gambe all’aria.

Figuratevi la risatona impertinente e sgangherata di tutti quei ragazzi presenti alla scena.

Ma l’omino non rise. Si accostò pieno di amorevolezza al ciuchino ribelle, e, facendo finta di dargli un bacio, gli staccò con un morso la metà dell’orecchio destro.

Intanto Pinocchio, rizzatosi da terra tutto infuriato, , schizzò con un salto sulla groppa di quel povero animale. E il salto fu così bello, che i ragazzi, smesso di ridere, cominciarono a urlare: viva Pinocchio! e a fare una smanacciata di applausi, che non finivano più.

Quand’ecco che all’improvviso il ciuchino alzò tutt’e due le gambe di dietro, e dando una fortissima sgropponata, scaraventò il povero burattino in mezzo alla strada, sopra un monte di ghiaia.

Allora grandi risate daccapo: ma l’omino, invece di ridere, si sentì preso da tanto amore per quell’irrequieto asinello che, con un bacio, gli portò via di netto la metà di quell’altro orecchio. Poi disse al burattino:

— Rimonta pure a cavallo, e non aver paura. Quel ciuchino aveva qualche grillo per il capo: ma io gli ho detto due paroline negli orecchi, e spero di averlo reso mansueto e ragionevole. —

Pinocchio montò, e il carro cominciò a muoversi: ma nel tempo che i ciuchini galoppavano e che il carro correva sui ciottoli della via maestra, gli parve al burattino di sentire una voce sommessa e appena intelligibile, che gli disse:

— Povero gonzo! Hai voluto fare a modo tuo, ma te ne pentirai! —

Pinocchio, quasi impaurito, guardò di qua e di là, per conoscere da qual parte venissero queste parole; ma non vide nessuno: i ciuchini galoppavano, il carro correva, i ragazzi dentro al carro dormivano, Lucignolo russava come un ghiro e l’omino seduto a cassetta canterellava fra i denti:

Tutti la notte dormono
E io non dormo mai….

Fatto un altro mezzo chilometro, Pinocchio sentì la vocina fioca che gli disse:

— Tienlo a mente, grullerello! I ragazzi che smettono di studiare e voltano le spalle ai libri, alle scuole e ai maestri, per darsi interamente ai balocchi e ai divertimenti, non possono far altro che una fine disgraziata! Io lo so per prova, e te lo posso dire!… Verrà un giorno che piangerai anche tu, come oggi piango io…. ma allora sarà tardi!… ―

A queste parole bisbigliate sommessamente, il burattino, spaventato più che mai, saltò giù dalla groppa della cavalcatura, e andò a prendere il suo ciuchino per il muso.

E immaginatevi come restò, quando s’accòrse che il suo ciuchino piangeva…. e piangeva proprio come un ragazzo!

— Ehi, signor omino, — gridò allora Pinocchio al padrone del carro — sapete che cosa c’è di nuovo? Questo ciuchino piange.

— Lascialo piangere: riderà quando sarà sposo!

— Ma che forse gli avete insegnato anche a parlare?

— No: ha imparato da sè a borbottare qualche parola, essendo stato tre anni in una compagnia di cani ammaestrati.

— Povera bestia!…

— Via, via…. — disse l’omino — non perdiamo il nostro tempo a veder piangere un ciuco. Rimonta a cavallo, e andiamo: la nottata è fresca, e la strada è lunga. ―

Pinocchio obbedì senza rifiatare. Il carro riprese la sua corsa: e la mattina sul far dell’alba arrivarono felicemente nel «Paese dei Balocchi.»

Questo paese non somigliava a nessun altro paese del mondo. La sua popolazione era tutta composta di ragazzi. I più vecchi avevano 14 anni: i più giovani ne avevano 8 appena. Nelle strade, un’allegria, un chiasso, uno strillìo da levar di cervello! Branchi di monelli da per tutto: chi giocava alle noci, chi alle piastrelle, chi alla palla, chi andava in velocipede, chi sopra a un cavallino di legno: questi facevano a moscacieca; quegli altri si rincorrevano: altri, vestiti da pagliacci, mangiavano la stoppa accesa: chi recitava, chi cantava, chi faceva i salti mortali, chi si divertiva a camminare colle mani in terra e colle gambe in aria: chi mandava il cerchio, chi passeggiava vestito da generale coll’elmo di foglio e lo squadrone di cartapesta: chi rideva, chi urlava, chi chiamava, chi batteva le mani, chi fischiava, chi rifaceva il verso alla gallina quando ha fatto l’ovo: insomma un tal pandemonio, un tal passeraio, un tal baccano indiavolato, da doversi mettere il cotone negli orecchi per non rimanere assorditi. Su tutte le piazze si vedevano teatrini di tela, affollati di ragazzi dalla mattina alla sera, e su tutti i muri delle case si leggevano scritte col carbone delle bellissime cose come queste: viva i balocci! (invece di balocchi): non voglamo più schole (invece di non vogliamo più scuole): abbasso Larin Metica (invece di aritmetica) e altri fiori consimili.

Pinocchio, Lucignolo e tutti gli altri ragazzi, che avevano fatto il viaggio coll’omino, appena ebbero messo il piede dentro la città, si ficcarono subito in mezzo alla gran baraonda, e in pochi minuti, com’è facile immaginarselo, diventarono gli amici di tutti. Chi più felice, chi più contento di loro? In mezzo ai continui spassi e agli svariati divertimenti, le ore, i giorni, le settimane, passavano come tanti baleni.

— Oh! che bella vita! — diceva Pinocchio tutte le volte che per caso s’imbatteva in Lucignolo.

— Vedi, dunque, se avevo ragione? — ripigliava quest’ultimo. — E dire che tu non volevi partire! E pensare che t’eri messo in capo di tornartene a casa dalla tua Fata, per perdere il tempo a studiare! Se oggi ti sei liberato dalla noia dei libri e delle scuole, lo devi a me, ai miei consigli, alle mie premure, ne convieni? Non vi sono che i veri amici, che sappiano rendere di questi grandi favori.

— È vero, Lucignolo! Se oggi io sono un ragazzo veramente contento, è tutto merito tuo. E il maestro, invece, sai che cosa mi diceva, parlando di te? Mi diceva sempre: «Non praticare quella birba di Lucignolo, perchè Lucignolo è un cattivo compagno, e non può consigliarti altro che a far del male!…»

— Povero maestro! — replicò l’altro tentennando il capo. — Lo so pur troppo che mi aveva a noia, e che si divertiva sempre a calunniarmi; ma io sono generoso e gli perdono! — Anima grande! — disse Pinocchio abbracciando affettuosamente l’amico, e dandogli un bacio in mezzo agli occhi.

Intanto era già da cinque mesi che durava questa bella cuccagna di baloccarsi e di divertirsi le giornate intere, senza mai vedere in faccia nè un libro nè una scuola; quando una mattina Pinocchio, svegliandosi, ebbe, come si suol dire, una gran brutta sorpresa, che lo messe proprio di malumore.

Testo tratto da Le avventure di Pinocchio di Carlo Collodi (1881-1883), edizione di Wikisource, disponibile con licenza CC BY-SA 4.0. L’opera di Collodi è in pubblico dominio.

I passi da rileggere

Tre frasi del capitolo, copiate dal testo di Collodi, con una lettura da vicino: come sono costruite e che cosa ci dicono. Prova a rileggerle ad alta voce prima del commento.

«Finalmente il carro arrivò: e arrivò senza fare il più piccolo rumore, perchè le sue ruote erano fasciate di stoppa e di cenci.»

Il dettaglio delle ruote fasciate è inquietante: un carro che arriva in silenzio, di notte, per portare via i bambini. Il lettore adulto capisce che è un rapimento. Collodi lo presenta come un'avventura, ma lascia indizi chiari per chi sa guardare.

«Preferisco piuttosto di salire in groppa a qualcuno di questi ciuchini!»

Pinocchio cede, ma vuole stare comodo. La frase mostra che la scelta è fatta: non è stato trascinato, è salito. La scelta del ciuchino come cavalcatura è anche un presagio crudele, perché presto sarà lui a portare la sella.

«E se vengo con voi, che cosa dirà la mia buona Fata?»

Il dubbio c'è, ed è sincero. Ma è formulato come una domanda, e chi fa domande alla tentazione ha già cominciato a cedere. È il momento in cui Pinocchio potrebbe ancora tornare indietro.

Appunti per lo studio

Arriva il carro, tirato da dodici pariglie di ciuchini che ai piedi portano stivali da uomo di vacchetta bianca, e guidato da un Omino tutto latte e miele. Pinocchio sale dopo un'ultima esitazione. Un ciuchino gli dice di non andare, ma lui non capisce l'avvertimento. Nel paese passano cinque mesi di giochi e di chiasso, senza libri né scuole. Il narratore descrive la cuccagna con un elenco vivace, come chi guarda da lontano e sa già come andrà a finire. Per lo studio nota gli stivali dei ciuchini, un indizio che il lettore capirà dopo. L'Omino è il truffatore più pericoloso del libro: gentile, sorridente e senza pietà.

Parole da capire

  • stanghe: le due aste di legno a cui si attacca l'animale che tira il carro.
  • sgropponata: scossa violenta della groppa, per buttare giù chi sta in sella.
  • stoppa: fibra grezza di canapa o di lino.

I temi del capitolo

L'inganno travestito da gentilezza. L'Omino, dolce come una palla di burro, è il più pericoloso dei personaggi del libro perché sorride sempre. Il ciuchino che piange è un avvertimento non ascoltato. Il Paese dei balocchi è la libertà senza regole, e i cinque mesi passano in un attimo.

Domande per ripassare

Prova a rispondere a voce, poi apri la risposta per controllare.

  1. Com'è il carro dell'Omino?
    Risposta

    Arriva senza fare rumore, perché le ruote sono fasciate di stoppa e di cenci. Lo tirano dodici pariglie di ciuchini.

  2. Che cosa fa l'Omino all'orecchio del ciuchino?
    Risposta

    Glielo morde, per punirlo della sgroppata che ha buttato a terra il burattino.

  3. Quanto tempo passa Pinocchio nel Paese dei balocchi?
    Risposta

    Cinque mesi, che passano in un attimo tra giochi e divertimenti.

Una traccia per scrivere

Il carro arriva in silenzio. Racconta la stessa scena dal punto di vista del ciuchino che piange e avverte Pinocchio. Bastano una ventina di righe, ma con almeno una citazione dal capitolo.

Il capitolo viene dopo Capitolo XXX (Lucignolo e il Paese dei balocchi) e prepara Capitolo XXXII (Diventa un ciuchino). Se devi ripassare una sequenza, leggi i tre capitoli di fila: i fatti si capiscono meglio quando si vede da dove nascono e dove portano.

Il testo integrale del capitolo si legge su Wikisource (testo in pubblico dominio; pagina Wikisource con licenza CC BY-SA). Le citazioni sono controllate anche su Project Gutenberg (ebook 52484) e su un’edizione del 1899 digitalizzata su archive.org. Per tornare alla scheda completa, con trama, temi e stile, apri Le avventure di Pinocchio.

Domande frequenti

Com’è il carro che parte per il Paese dei balocchi?

Ha le ruote fasciate di stoppa e di cenci, per non fare rumore, ed è tirato da dodici pariglie di ciuchini che portano stivali da uomo di vacchetta bianca. Dentro, pigiati come acciughe, i ragazzi stanno così contenti che non sentono né fame né sete.

Com’è l’omino che lo guida?

Più largo che lungo, tenero e untuoso come una palla di burro, con un visino di melarosa e una voce sottile e carezzevole di gatto. Quando un ciuchino lo disturba, finge di dargli un bacio e gli stacca mezzo orecchio con un morso.

Chi avverte Pinocchio durante il viaggio?

Una voce fioca: «Povero gonzo! Hai voluto fare a modo tuo, ma te ne pentirai!». Pinocchio scopre che a parlare è il ciuchino su cui sta, e che piange come un ragazzo. Poi passano cinque mesi di cuccagna, e arriva la brutta sorpresa.

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Author

Antonio Garofano

Insegno letteratura italiana e latina e ho creato Aula di Letteratura per dare una mano agli studenti che preparano un'interrogazione o la maturità: spiegazioni chiare, parafrasi, analisi e riassunti dei testi che si studiano davvero a scuola, da Francesco d'Assisi a Montale. Mi appassiona l'intelligenza artificiale e da tempo provo a capire come usarla bene nello studio dei classici: come un supporto per orientarsi, ripassare e farsi domande, mai come scorciatoia al posto della lettura. I testi vanno letti, con calma, magari ad alta voce. Il resto viene dopo, e qui cerco di renderlo un po' più semplice.

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