Pinocchio capitolo 17: riassunto e personaggi

Antonio Garofano Antonio Garofano

Le avventure di Pinocchio, capitolo xvii. La medicina e il naso che cresce.

Nel capitolo 17 Pinocchio è malato in casa della Fata e rifiuta la medicina finché non vede i conigli neri con la bara. Subito dopo arrivano le bugie sulle monete, e il naso comincia ad allungarsi: è la scena che tutti ricordano.

Riassunto: Capitolo XVII

Pinocchio ha la febbre e la Fata gli porta una medicina amara. Lui la rifiuta, la vuole con lo zucchero, poi trova mille scuse. Si apre la porta ed entrano quattro conigli neri come l'inchiostro, con una piccola bara sulle spalle: sono venuti a prenderlo. Il burattino tracanna la medicina in un fiato e guarisce. Poi racconta alla Fata le sue avventure. Quando lei chiede dove siano le monete, dice tre bugie una dopo l'altra, e a ogni bugia il naso si allunga, finché non può più voltarsi nella stanza. La Fata lo lascia piangere per una mezz'ora buona: deve imparare.

La febbre è alta e la Fata porta un bicchiere con una polverina bianca. Pinocchio storce la bocca: è amara. Vuole prima una pallina di zucchero, poi un'altra; il guanciale gli dà noia ai piedi, la porta della camera è socchiusa, ogni scusa è buona. La Fata chiude la porta, e lui chiede ancora tempo. A quel punto la porta si spalanca ed entrano quattro conigli neri come l'inchiostro, con una piccola bara sulle spalle: sono venuti a prenderlo. Il burattino beve la medicina tutta d'un fiato e salta giù dal letto guarito. Poi racconta la sua storia alla Fata, ma quando lei gli chiede delle monete risponde che le ha perse. Il naso cresce. Dice di averle inghiottite con la medicina, e il naso cresce ancora. Alla terza bugia non può più girarsi nella stanza, e la Fata ride: le bugie, gli spiega, si riconoscono subito, perché ce ne sono di quelle con le gambe corte e di quelle con il naso lungo.

Da ricordare

È il capitolo del naso: le bugie hanno le gambe corte oppure il naso lungo, spiega la Fata. Ricorda anche la paura dei conigli neri, una delle scene più famose.

Personaggi

  • Pinocchio
  • la Fata
  • i quattro conigli neri

A che punto sei? Fai il quiz di verifica e controlla le soluzioni.

Testo del capitolo XVII

Pinocchio mangia lo zucchero, ma non vuol purgarsi: Però quando vede i becchini che vengono a portarlo via, allora si purga. Poi dice una bugia e per gastigo gli cresce il naso.

Appena i tre medici furono usciti di camera, la Fata si accostò a Pinocchio, e, dopo averlo toccato sulla fronte, si accòrse che era travagliato da un febbrone da non si dire.

Allora sciolse una certa polverina bianca in un mezzo bicchier d’acqua, e porgendolo al burattino, gli disse amorosamente:

— Bevila, e in pochi giorni sarai guarito. —

Pinocchio guardò il bicchiere, storse un po’ la bocca, e poi dimanda con voce di piagnisteo:

— È dolce o amara?

— È amara, ma ti farà bene.

— Se è amara non la voglio.

— Da’ retta a me: bevila.

— A me l’amaro non mi piace.

— Bevila: e quando l’avrai bevuta, ti darò una pallina di zucchero, per rifarti la bocca.

— Dov’è la pallina di zucchero?

— Eccola qui — disse la Fata, tirandola fuori da una zuccheriera d’oro.

— Prima voglio la pallina di zucchero, e poi beverò quell’acquaccia amara….

— Me lo prometti?

— Sì…. —

La fata gli dette la pallina, e Pinocchio, dopo averla sgranocchiata e ingoiata in un attimo, disse leccandosi i labbri:

— Bella cosa se anche lo zucchero fosse una medicina!… Mi purgherei tutt’ i giorni.

— Ora mantieni la promessa e bevi queste poche gocciole d’acqua, che ti renderanno la salute. —

Pinocchio prese di mala voglia il bicchiere in mano e vi ficcò dentro la punta del naso: poi se l’accostò alla bocca: poi tornò a ficcarci la punta del naso: finalmente disse:

— È troppo amara! troppo amara! Io non la posso bere.

— Come fai a dirlo, se non l’hai nemmeno assaggiata?

— Me lo figuro! L’ho sentita all’odore. Voglio prima un’altra pallina di zucchero… e poi la beverò! —

Allora la Fata, con tutta la pazienza di una buona mamma, gli pose in bocca un altro po’ di zucchero; e dopo gli presentò daccapo il bicchiere.

— Così non lo posso bere! — disse il burattino, facendo mille smorfie.

— Perchè?

— Perchè mi dà noia quel guanciale che ho laggiù sui piedi. —

La Fata gli levò il guanciale.

— È inutile! Nemmeno così la posso bere…

— Che cos’altro ti dà noia?

— Mi dà noia l’uscio di camera, che è mezzo aperto.

La Fata andò, e chiuse l’uscio di camera.

— Insomma, — gridò Pinocchio dando in uno scoppio di pianto — quest’acquaccia amara, non la voglio bere, no, no, no!…

— Ragazzo mio, te ne pentirai…

— Non me n’importa…

— La tua malattia è grave.

— Non me n’importa…

— La febbre ti porterà in poche ore all’altro mondo…

— Non me n’importa…

— Non hai paura della morte?

— Punto paura! Piuttosto morire, che bevere quella medicina cattiva. —

A questo punto, la porta della camera si spalancò, ed entrarono dentro quattro conigli neri come l’inchiostro, che portavano sulle spalle una piccola bara da morto.

— Che cosa volete da me? — gridò Pinocchio, rizzandosi tutto impaurito a sedere sul letto.

— Siamo venuti a prenderti — rispose il coniglio più grosso. — A prendermi? Ma io non sono ancora morto!…

— Ancora no: ma ti restano pochi momenti di vita, avendo tu ricusato di bevere la medicina, che ti avrebbe guarito dalla febbre!

— O Fata mia, o Fata mia! — cominciò allora a strillare il burattino — datemi subito quel bicchiere… Spicciatevi, per carità, perchè non voglio morire, no… non voglio morire. —

E preso il bicchiere con tutt’e due le mani, lo votò in un fiato.

— Pazienza! — dissero i conigli. — Per questa volta abbiamo fatto il viaggio a ufo. — E tiratisi di nuovo la piccola bara sulle spalle, uscirono di camera bofonchiando e mormorando fra i denti.

Fatto sta che di lì a pochi minuti, Pinocchio saltò giù dal letto, bell’e guarito; perchè bisogna sapere che i burattini di legno hanno il privilegio di ammalarsi di rado e di guarire prestissimo.

E la Fata, vedendolo correre e ruzzare per la camera, vispo e allegro come un gallettino di primo canto, gli disse:

— Dunque la mia medicina t’ha fatto bene davvero?

— Altro che bene! Mi ha rimesso al mondo!

— E allora come mai ti sei fatto tanto pregare a beverla? ― Egli è che noi ragazzi siamo tutti così! Abbiamo più paura delle medicine che del male.

― Vergogna! I ragazzi dovrebbero sapere che un buon medicamento preso a tempo, può salvarli da una grave malattia e fors’anche dalla morte….

— Oh! ma un’altra volta non mi farò tanto pregare! Mi rammenterò di quei conigli neri, con la bara sulle spalle…. e allora piglierò subito il bicchiere in mano e giù….

— Ora vieni un po’ qui da me, e raccontami come andò che ti trovasti fra le mani degli assassini.

— Gli andò, che il burattinaio Mangiafoco, mi dette cinque monete d’oro, e mi disse: — To’, portale al tuo babbo! — e io, invece, per la strada trovai una Volpe e un Gatto, due persone molto per bene, che mi dissero: — Vuoi che codeste monete diventino mille e duemila? Vieni con noi, e ti condurremo al Campo dei Miracoli. — E io dissi, andiamo; — e loro dissero: — Fermiamoci qui all’osteria del Gambero Rosso, e dopo la mezzanotte ripartiremo. — E io quando mi svegliai, non c’erano più, perchè erano partiti. Allora io cominciai a camminare di notte, che era un buio che pareva impossibile, per cui trovai per la strada due assassini dentro due sacchi da carbone, che mi dissero: — Metti fuori i quattrini; — e io dissi: — non ce n’ho; — perchè le monete d’oro me l’ero nascoste in bocca, e uno degli assassini si provò a mettermi le mani in bocca, e io con un morso gli staccai la mano e poi la sputai, ma invece di una mano sputai uno zampetto di gatto. E gli assassini a corrermi dietro, e io corri che ti corri, finchè mi raggiunsero, e mi legarono per il collo a un albero di questo bosco col dire: — Domani torneremo qui, e allora sarai morto e colla bocca aperta, e così ti porteremo via le monete d’oro che hai nascoste sotto la lingua. —

— E ora le quattro monete dove le hai messe? — gli domandò la Fata.

— Le ho perdute! — rispose Pinocchio; ma disse una bugia, perchè invece le aveva in tasca.

Appena detta la bugia il suo naso, che era già lungo, gli crebbe subito due dita di più.

— E dove le hai perdute?

— Nel bosco qui vicino. —

A questa seconda bugia, il naso seguitò a crescere.

— Se le hai perdute nel bosco vicino — disse la Fata — le cercheremo e le ritroveremo: perchè tutto quello che si perde nel vicino bosco, si ritrova sempre. — Ah! ora che mi rammento bene — replicò il burattino imbrogliandosi — le quattro monete non le ho perdute, ma senza avvedermene, le ho inghiottite mentre bevevo la vostra medicina. —

A questa terza bugia, il naso gli si allungò in un modo così straordinario, che il povero Pinocchio non poteva più girarsi da nessuna parte. Se si voltava di qui, batteva il naso nel letto o nei vetri della finestra, se si voltava di là, lo batteva nelle pareti o nella porta di camera, se alzava un po’ di più il capo, correva il rischio di ficcarlo in un occhio alla Fata.

E la Fata lo guardava e rideva.

— Perchè ridete? — gli domandò il burattino, tutto confuso e impensierito di quel suo naso che cresceva a occhiate.

— Rido della bugia che hai detto.

— Come mai sapete che ho detto una bugia?

— Le bugie, ragazzo mio, si riconoscono subito, perchè ve ne sono di due specie: vi sono le bugie che hanno le gambe corte, e le bugie che hanno il naso lungo: la tua per l’appunto è di quelle che hanno il naso lungo. ―

Pinocchio, non sapendo più dove nascondersi per la vergogna, si provò a fuggire di camera, ma non gli riuscì. Il suo naso era cresciuto tanto, che non passava più dalla porta.

Testo tratto da Le avventure di Pinocchio di Carlo Collodi (1881-1883), edizione di Wikisource, disponibile con licenza CC BY-SA 4.0. L’opera di Collodi è in pubblico dominio.

I passi da rileggere

Tre frasi del capitolo, copiate dal testo di Collodi, con una lettura da vicino: come sono costruite e che cosa ci dicono. Prova a rileggerle ad alta voce prima del commento.

«Entrarono dentro quattro conigli neri come l’inchiostro.»

I conigli becchini sono un'invenzione macabra e comica nello stesso tempo. Il colore nero, l'inchiostro, la bara piccola: tutto parla di morte, ma con la grazia di una fiaba. Basta questa visita perché il capriccio finisca. Collodi ottiene con la paura quello che la Fata non otteneva con le buone.

«Appena detta la bugia il suo naso, che era già lungo, gli crebbe subito due dita di più.»

Qui nasce il legame famoso tra naso e bugia. Prima il naso cresceva da solo; ora risponde alla menzogna. Nota la precisione della misura, «due dita»: Collodi descrive il prodigio come un fatto qualunque, ed è per questo che ci crediamo.

«E la Fata, vedendolo correre e ruzzare per la camera, vispo e allegro come un gallettino di primo canto, gli disse:»

Pinocchio è guarito in un attimo, e il paragone con il galletto dice la sua vitalità. Ma la Fata osserva e ricorda: la medicina ha funzionato solo per paura. Il gioco tra la sua calma e l'agitazione del burattino attraversa tutto il capitolo.

Appunti per lo studio

La Fata offre una medicina amara e Pinocchio rifiuta, chiedendo zucchero prima e dopo. Solo quando entrano quattro conigli neri con una bara pronta per lui accetta di bere, e guarisce subito. Poi racconta la sua storia, e alle bugie sulle monete il naso cresce, tanto da non passare più dalla porta. È qui che nasce l'immagine più famosa del libro. La Fata spiega che ci sono bugie con le gambe corte e bugie con il naso lungo. Per lo studio ricorda la scena dei conigli e la definizione delle bugie. Il capitolo mostra un'educazione fatta di paura e di sorriso insieme, come spesso accade nelle fiabe dell'Ottocento.

Parole da capire

  • purgarsi: prendere una medicina che libera l'intestino.
  • ruzzare: giocare, saltellare con allegria.
  • becchini: chi porta i morti al cimitero.

I temi del capitolo

Il capriccio, la paura della morte, la bugia. Questo capitolo contiene l'immagine più conosciuta del libro, e conviene leggerla nel testo originale. La Fata non grida: ride, e lascia che il naso faccia la lezione. Le bugie diventano visibili, come succede sempre, prima o poi.

Domande per ripassare

Prova a rispondere a voce, poi apri la risposta per controllare.

  1. Che scuse trova Pinocchio per non bere la medicina?
    Risposta

    La medicina è amara, vuole lo zucchero, gli dà noia il guanciale sui piedi, la porta è aperta: ogni momento ne inventa una.

  2. Chi entra nella stanza con la bara?
    Risposta

    Quattro conigli neri come l'inchiostro, con una piccola bara sulle spalle.

  3. Che cosa succede al naso alla terza bugia?
    Risposta

    Cresce tanto che il burattino non riesce più a girarsi nella stanza.

Una traccia per scrivere

Le bugie si riconoscono subito, dice la Fata. Racconta una bugia scoperta e come si è capito che era una bugia. Bastano una ventina di righe, ma con almeno una citazione dal capitolo.

Il capitolo viene dopo Capitolo XVI (I tre medici) e prepara Capitolo XVIII (Il Campo dei miracoli). Se devi ripassare una sequenza, leggi i tre capitoli di fila: i fatti si capiscono meglio quando si vede da dove nascono e dove portano.

Il testo integrale del capitolo si legge su Wikisource (testo in pubblico dominio; pagina Wikisource con licenza CC BY-SA). Le citazioni sono controllate anche su Project Gutenberg (ebook 52484) e su un’edizione del 1899 digitalizzata su archive.org. Per tornare alla scheda completa, con trama, temi e stile, apri Le avventure di Pinocchio.

Domande frequenti

Perché Pinocchio non vuol bere la medicina?

Perché è amara. Prima chiede se sia dolce o amara, poi pretende un’altra pallina di zucchero, poi ficca il naso nel bicchiere e dice «È troppo amara!» senza averla assaggiata. La beve solo quando entrano quattro conigli neri con una piccola bara.

Quanto è lunga la storia delle bugie?

Pinocchio ne dice tre di seguito: ha perduto le monete, le ha perdute nel bosco, le ha inghiottite con la medicina. A ogni bugia il naso si allunga, finché non passa più dalla porta.

Quali due specie di bugie descrive la Fata?

Le bugie che hanno le gambe corte e quelle che hanno il naso lungo. Quella di Pinocchio è di quelle che hanno il naso lungo, e infatti la Fata lo sa subito.

Fonti e approfondimenti

Quiz di verifica: Pinocchio, capitolo XVII

Otto domande per controllare se avete fissato i punti essenziali. Rispondete senza guardare il testo, poi aprite le soluzioni.

  1. Perché Pinocchio è a letto all'inizio del capitolo?

    A) Ha la febbre   B) È stato punito   C) Si è rotto le gambe

  2. Perché rifiuta la medicina?

    A) È amara   B) È troppo calda   C) Ha paura del bicchiere

  3. Chi entra nella stanza con una piccola bara?

    A) Tre medici   B) Due carabinieri   C) Quattro conigli neri

  4. Che cosa fa Pinocchio appena li vede?

    A) Beve la medicina in un fiato   B) Si nasconde sotto il letto   C) Scappa dalla finestra

  5. Su che cosa mente alla Fata?

    A) Su Geppetto   B) Sulle monete d'oro   C) Sul suo nome

  6. Che cosa succede a ogni bugia?

    A) Perde la voce   B) Gli cresce il naso   C) Gli crescono le orecchie

  7. Secondo la Fata, quali sono i due tipi di bugie?

    A) Con le gambe corte e con il naso lungo   B) Piccole e grandi   C) Buone e cattive

  8. Perché la Fata lo lascia piangere a lungo?

    A) Perché deve imparare la lezione   B) Perché è arrabbiata con Geppetto   C) Perché non sa come aiutarlo

Soluzioni del quiz
  1. A) Ha la febbre. La Fata gli porta una medicina.
  2. A) È amara. Chiede prima lo zucchero.
  3. C) Quattro conigli neri. Sono venuti a prenderlo.
  4. A) Beve la medicina in un fiato. E salta giù dal letto guarito.
  5. B) Sulle monete d'oro. Dice di averle perse e poi inghiottite.
  6. B) Gli cresce il naso. Finché non può più girarsi nella stanza.
  7. A) Con le gambe corte e con il naso lungo. Così si riconoscono subito.
  8. A) Perché deve imparare la lezione. Lo fa per una mezz'ora buona.

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Author

Antonio Garofano

Insegno letteratura italiana e latina e ho creato Aula di Letteratura per dare una mano agli studenti che preparano un'interrogazione o la maturità: spiegazioni chiare, parafrasi, analisi e riassunti dei testi che si studiano davvero a scuola, da Francesco d'Assisi a Montale. Mi appassiona l'intelligenza artificiale e da tempo provo a capire come usarla bene nello studio dei classici: come un supporto per orientarsi, ripassare e farsi domande, mai come scorciatoia al posto della lettura. I testi vanno letti, con calma, magari ad alta voce. Il resto viene dopo, e qui cerco di renderlo un po' più semplice.

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