Il tramonto della luna di Leopardi: testo e parafrasi

Antonio Garofano Antonio Garofano 11 min di lettura

Il tramonto della luna è uno degli ultimi canti di Leopardi: quattro strofe libere di endecasillabi e settenari, con rime anche al mezzo. Il senso, in breve: quando la luna tramonta, la campagna resta al buio ma la mattina torna la luce; quando finisce la giovinezza, la vita resta al buio per sempre, fino alla morte.

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Il tramonto della luna è uno degli ultimi canti di Leopardi, scritto a Torre del Greco, vicino a Napoli, negli ultimi mesi di vita; uscì solo dopo la sua morte, nell’edizione del 1845. Il disegno è semplice. La luna tramonta e la campagna resta al buio; così se ne va la giovinezza e la vita resta senza luce. Ma il paesaggio, la mattina dopo, vedrà l’alba. La vita no.

Il testo di Il tramonto della luna

Quale in notte solinga,
sovra campagne inargentate ed acque,
lá ’ve zefiro aleggia,
e mille vaghi aspetti
e ingannevoli obbietti 5
fingon l’ombre lontane
infra l’onde tranquille
e rami e siepi e collinette e ville;
giunta al confin del cielo,
dietro Apennino od Alpe, o del Tirreno 10
nell’infinito seno
scende la luna; e si scolora il mondo;
spariscon l’ombre, ed una
oscuritá la valle e il monte imbruna;
orba la notte resta, 15
e cantando, con mesta melodia,
l’estremo albor della fuggente luce,
che dianzi gli fu duce,
saluta il carrettier dalla sua via;

tal si dilegua, e tale 20
lascia l’etá mortale
la giovinezza. In fuga
van l’ombre e le sembianze
dei dilettosi inganni; e vengon meno
le lontane speranze, 25
ove s’appoggia la mortal natura.
Abbandonata, oscura
resta la vita. In lei porgendo il guardo,
cerca il confuso viatore invano
del cammin lungo che avanzar si sente 30
meta o ragione; e vede
ch’a sé l’umana sede,
esso a lei veramente è fatto estrano.

Troppo felice e lieta
nostra misera sorte 35
parve lassú, se il giovanile stato,
dove ogni ben di mille pene è frutto
durasse tutto della vita il corso.
Troppo mite decreto
quel che sentenzia ogni animale a morte, 40
s’anco mezza la via
lor non si desse in pria,
della terribil morte assai piú dura.
D’intelletti immortali
degno trovato, estremo 45
di tutti i mali, ritrovâr gli eterni
la vecchiezza, ove fosse
incolume il desio, la speme estinta,
secche le fonti del piacer, le pene
maggiori sempre, e non piú dato il bene. 50

Voi, collinette e piagge,
caduto lo splendor che all’occidente
inargentava della notte il velo,
orfane ancor gran tempo
non resterete, che dall’altra parte 55
tosto vedrete il cielo
imbiancar novamente, e sorger l’alba:
alla qual poscia seguitando il sole,
e folgorando intorno
con sue fiamme possenti, 60
di lucidi torrenti
inonderá con voi gli eterei campi.
Ma la vita mortal, poi che la bella
giovinezza sparí, non si colora
d’altra luce giammai, né d’altra aurora. 65
Vedova è insino al fine; ed alla notte
che l’altre etadi oscura,
segno poser gli dèi la sepoltura.

Testo: Wikisource, Canti a cura di Alessandro Donati (Bari, Laterza, 1917), licenza CC BY-SA 4.0. Al v. 63 il testo è stato corretto in «mortal» secondo le edizioni commentate di Fornaciari (1889) e Marenduzzo (1910); la trascrizione di Wikisource porta «immortal».

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Parafrasi di Il tramonto della luna

Ogni sequenza si apre con un clic. Nel titolo trovi i versi a cui si riferisce, così segui sul testo.

Versi 1-19: la luna scende e il mondo si scolora

Come in una notte solitaria, sopra campagne e acque illuminate d’argento, là dove soffia la brezza, e le ombre lontane, tra le onde tranquille, i rami, le siepi, le colline e i casolari, creano mille immagini indefinite e figure ingannevoli; arrivata all’orizzonte, dietro l’Appennino o le Alpi, o nel seno infinito del mar Tirreno, la luna scende; e il mondo perde i colori; le ombre spariscono, e un’unica oscurità copre la valle e il monte; la notte resta cieca, e il carrettiere, dalla sua strada, saluta cantando, con una melodia malinconica, l’ultimo chiarore della luce che fugge, che fino a poco prima gli aveva fatto da guida.

Parole e passaggi difficili. Tutta la prima strofa è il primo termine di un paragone: «Quale… scende la luna» (v. 1 e v. 12) avrà la sua risposta in «tal si dilegua» (v. 20). «Solinga» = solitaria. «Zefiro aleggia» = soffia la brezza. «Fingon» = formano, creano (latino fingunt). «Ville» = casolari. «Una oscuritá» = un buio uguale dappertutto. «Orba» = cieca, senza luce. «Duce» = guida: la luna accompagnava il viaggiatore.

Versi 20-33: così fugge la giovinezza

Allo stesso modo svanisce la giovinezza, e allo stesso modo abbandona l’età mortale. Fuggono le ombre e le immagini delle illusioni piacevoli; e vengono meno le speranze lontane, su cui si appoggia la natura umana. La vita resta abbandonata e buia. Volgendo lo sguardo verso di lei, il viaggiatore smarrito cerca invano una meta o una ragione del lungo cammino che sente ancora davanti a sé; e vede che la terra, dimora degli uomini, è diventata estranea a lui, e lui a lei.

Parole e passaggi difficili. «L’etá mortale» = la vita umana. «Dilettosi inganni» = le illusioni care della giovinezza. «Le lontane speranze» = le speranze nel futuro. «Il confuso viatore» è l’uomo, smarrito come il carrettiere nel buio: ma per lui il buio è dentro. «Avanzar» = restare. «L’umana sede» = la terra.

Versi 34-50: la vecchiezza inventata dagli dèi

Lassù, agli dèi, la nostra misera sorte sarebbe sembrata troppo felice e lieta se la giovinezza, nella quale ogni bene è frutto di mille dolori, fosse durata per tutta la vita. Sarebbe stata una condanna troppo mite quella che condanna a morte ogni essere vivente, se prima non gli si desse anche metà della vita molto più dura della terribile morte. Gli dèi immortali trovarono, invenzione degna delle loro menti, il peggiore di tutti i mali: la vecchiaia, in cui il desiderio resta intatto e la speranza è spenta, le fonti del piacere sono secche, i dolori sempre più grandi e il bene non è più concesso.

Parole e passaggi difficili. «Lassú» = in cielo, presso gli dèi. «Giovanile stato» = la giovinezza; anche lì il bene costa fatica e dolore. «Sentenzia» = condanna. «S’anco mezza la via…» = se non si desse prima agli uomini anche la metà del cammino della vita (la vecchiaia) più dura della morte. «Trovato» = invenzione. «Incolume» = intatto. Il tono è amaramente ironico: la vecchiaia sarebbe un’invenzione crudele degli dèi.

Versi 51-68: la natura rinasce, la vita no

Voi, colline e pianure, quando sarà sparito lo splendore che a occidente imbiancava d’argento il velo della notte, non resterete orfane a lungo, perché presto dall’altra parte vedrete il cielo schiarire di nuovo e nascere l’alba; e poi, dopo di lei, il sole, sfolgorando tutt’intorno con le sue fiamme potenti, inonderà di torrenti di luce, insieme a voi, le distese del cielo. Ma la vita umana, dopo che la bella giovinezza è sparita, non si colora più di nessun’altra luce né di nessun’altra aurora. Resta vedova fino alla fine; e alla notte che oscura le altre età gli dèi hanno messo come termine la tomba.

Parole e passaggi difficili. «Piagge» = pendii, pianure. «Orfane» riprende «orba» del v. 15: ma la notte della natura finisce. «Dall’altra parte» = a oriente. «Eterei campi» = gli spazi del cielo. «Vedova» = privata per sempre della sua luce. «Segno» = termine, confine. Il confronto finale ricorda quello tra il passero e il poeta nel Passero solitario: la natura si rinnova, l’uomo no.

Da ricordare

  • Composto intorno al 1836 a Torre del Greco, nella villa dove Leopardi passò gli ultimi tempi; pubblicato postumo nell’edizione del 1845.
  • Quattro strofe libere di endecasillabi e settenari, con rime anche al mezzo.
  • È costruito su un paragone: come la luna tramonta (prima strofa), così finisce la giovinezza (seconda strofa).
  • Il punto più duro è la terza strofa: la vecchiaia come «estremo di tutti i mali», con il desiderio intatto e la speranza spenta.
  • Il finale capovolge il paragone: la natura vedrà l’alba, la vita umana arriva solo alla sepoltura.
  • Al v. 63 si legge «la vita mortal»: alcune trascrizioni online riportano per errore «immortal».

Tracce di Maturità su Leopardi

Leopardi è uno degli autori più presenti nell’analisi del testo. Per allenarvi su una prova vera, con domande e svolgimento, partite da queste:

Tutte le altre sono raccolte nella pagina Tipologia A svolte.

Collegamenti utili

Fonti e approfondimenti

Glossario: le parole difficili del canto

Le parole e le espressioni che più spesso mettono in difficoltà, spiegate in breve. Tenetele sotto mano mentre rileggete il testo.

  • solinga: solitaria (v. 1).
  • zefiro aleggia: soffia la brezza (v. 3).
  • fingon: formano, creano, dal latino fingunt (v. 6).
  • ville: casolari (v. 8).
  • orba: cieca, senza luce (v. 15).
  • duce: guida: la luna accompagnava il viaggiatore (v. 18).
  • l’età mortale: la vita umana (v. 21).
  • dilettosi inganni: le illusioni care della giovinezza (v. 24).
  • avanzar: restare (v. 30).
  • sentenzia: condanna (v. 40).
  • trovato: invenzione (v. 45).
  • incolume: intatto (v. 48).
  • piagge: pendii, pianure (v. 51).
  • eterei campi: gli spazi del cielo (v. 62).


Quiz di verifica: Il tramonto della luna

Otto domande per controllare se avete fissato i punti essenziali. Rispondete senza guardare il testo, poi aprite le soluzioni.

  1. Dove fu scritto il canto?

    A) A Torre del Greco   B) A Recanati   C) A Firenze

  2. Quando fu pubblicato?

    A) Nel 1824   B) Postumo, nell’edizione del 1845   C) Nel 1831

  3. Su quale paragone è costruito?

    A) Come cade una foglia, così muore l’uomo   B) Come tramonta la luna, così finisce la giovinezza   C) Come passa l’inverno, così passa il dolore

  4. Quante strofe ha?

    A) Due strofe   B) Quattro strofe libere   C) Sei strofe regolari

  5. Che cosa è la vecchiaia nella terza strofa?

    A) L’«estremo di tutti i mali»   B) Un riposo meritato   C) Il tempo della saggezza

  6. Chi saluta l’ultimo chiarore della luna?

    A) Il carrettiere   B) Il pastore   C) Il pescatore

  7. Come si capovolge il paragone nel finale?

    A) La giovinezza ritorna   B) La luna non tornerà più   C) La natura vedrà l’alba, la vita umana no

  8. Che cosa si legge al v. 63?

    A) «la vita fatal»   B) «la vita mortal»   C) «la vita immortal»

Soluzioni del quiz
  1. A) A Torre del Greco. Nella villa degli ultimi tempi.
  2. B) Postumo, nell’edizione del 1845. Uscì solo dopo la morte di Leopardi.
  3. B) Come tramonta la luna, così finisce la giovinezza. Prima strofa la luna, seconda la giovinezza.
  4. B) Quattro strofe libere. Endecasillabi e settenari, con rime anche al mezzo.
  5. A) L’«estremo di tutti i mali». Desiderio intatto, speranza spenta.
  6. A) Il carrettiere. «Saluta il carrettier dalla sua via».
  7. C) La natura vedrà l’alba, la vita umana no. La vita non si colora d’altra aurora.
  8. B) «la vita mortal». Alcune trascrizioni online sbagliano.

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L'autore

Antonio Garofano

Insegno letteratura italiana e latina e ho creato Aula di Letteratura per dare una mano agli studenti che preparano un'interrogazione o la maturità: spiegazioni chiare, parafrasi, analisi e riassunti dei testi che si studiano davvero a scuola, da Francesco d'Assisi a Montale. Mi appassiona l'intelligenza artificiale e da tempo provo a capire come usarla bene nello studio dei classici: come un supporto per orientarsi, ripassare e farsi domande, mai come scorciatoia al posto della lettura. I testi vanno letti, con calma, magari ad alta voce. Il resto viene dopo, e qui cerco di renderlo un po' più semplice.

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