I Pensieri di Giacomo Leopardi sono una raccolta di 111 riflessioni in prosa sulla società, sui comportamenti umani e sulla condizione morale del proprio tempo. Pubblicati postumi nel 1845 dall’amico Antonio Ranieri, rappresentano il Leopardi “moralista”: brevi testi, spesso taglienti, che osservano gli uomini nella vita sociale più che l’uomo davanti alla natura. Qui trovi il contenuto, i temi principali e le differenze rispetto allo Zibaldone, con cui vengono spesso confusi.
Riassunto dei Pensieri
Sono 111 brevi prose, scritte negli ultimi anni e pubblicate postume nel 1845 da Antonio Ranieri. Molte rielaborano annotazioni dello Zibaldone, ma qui Leopardi non ragiona più sulla natura o sul piacere: guarda gli uomini in società.
Il primo pensiero dà il tono di tutto: il mondo è una lega di malvagi contro gli uomini dabbene. Da lì la raccolta procede come un manuale amaro di osservazione. La gente perdona più facilmente un delitto che un difetto ridicolo. I giovani imparano a loro spese che la virtù non viene premiata. Chi parla molto di sé annoia, chi tace passa per superbo. Il successo dipende dalla sicurezza con cui ci si presenta più che dal merito. Ci sono pagine sulla noia, sulla vecchiaia, sull’amicizia, sulla derisione.
Il modello sono i moralisti francesi, La Rochefoucauld e La Bruyère, ma il tono di Leopardi è meno brillante e più ferito. Per lo studio conviene leggerli insieme a La ginestra: lì la stessa lucidità diventa invito alla solidarietà tra gli uomini.
Dati essenziali
- Autore: Giacomo Leopardi (Recanati 1798 - Napoli 1837).
- Genere: raccolta di pensieri morali in prosa, sul modello dei moralisti francesi.
- Numero: 111 pensieri, numerati con cifre romane.
- Composizione: negli ultimi anni di vita, riprendendo e riscrivendo in larga parte appunti dello Zibaldone.
- Pubblicazione: postuma, nel 1845, nell’edizione fiorentina delle opere curata da Ranieri per Le Monnier.
Di che cosa parlano i Pensieri
Il libro non ha una trama ma un oggetto preciso: il “mondo”, cioè la società umana con le sue regole non scritte. Leopardi osserva come si comportano gli uomini nelle conversazioni, negli affari, nell’amicizia, nel desiderio di successo; e conclude che la vita sociale premia l’astuzia e punisce la sincerità. Il primo pensiero lo dichiara con una frase diventata celebre: «Dico che il mondo è una lega di birbanti contro gli uomini da bene, e di vili contro i generosi».
Seguono riflessioni su molti argomenti: la giovinezza e la vecchiaia, la speranza, la reputazione, l’arte di parlare di sé, la vanità, la derisione, i rapporti fra genitori e figli, le donne e l’amore, il carattere degli italiani e dei popoli moderni. Ogni pensiero è autonomo, di lunghezza variabile da poche righe a una pagina, e può essere letto separatamente.
I temi principali
- La malvagità sociale: i “birbanti” si riconoscono e si alleano, mentre gli onesti restano isolati.
- L’ipocrisia: il mondo non perdona chi dice la verità su sé stesso o sugli altri; conta l’apparenza.
- La giovinezza illusa: i giovani entrano nella società credendo alla virtù e ne escono delusi; Leopardi rimprovera l’educazione che nasconde loro la realtà.
- La noia: nel pensiero LXVIII Leopardi scrive che «La noia è in qualche modo il più sublime dei sentimenti umani», perché nasce dall’incapacità dell’animo di essere soddisfatto da qualsiasi cosa finita.
- Il coraggio di ridere: il riso e la derisione sono armi potenti nella vita sociale.
Pensieri e Zibaldone: la differenza
Lo Zibaldone di pensieri è un enorme diario intellettuale di oltre quattromila pagine, scritto per uso privato fra il 1817 e il 1832, con appunti di filologia, filosofia, linguistica e poetica. I Pensieri sono invece un’opera pensata per la pubblicazione, breve e selezionata. Molti testi nascono da passi dello Zibaldone, ma vengono riscritti, resi più incisivi e orientati quasi tutti su un solo tema: il comportamento degli uomini in società. In breve: lo Zibaldone è il laboratorio, i Pensieri sono un libro finito, anche se Leopardi non fece in tempo a pubblicarlo.
Stile
La prosa è limpida, classica, ragionativa. Molti pensieri si aprono con un’affermazione generale e la dimostrano con esempi ed esperienze personali («Io ho veduto più volte…»). Il tono è spesso ironico e amaro, a tratti sarcastico. La brevità e la forma sentenziosa collegano l’opera alla tradizione dei moralisti francesi del Seicento e del Settecento, come La Rochefoucauld, La Bruyère e Chamfort, che Leopardi conosceva e che rappresentavano il modello europeo del genere.
Contesto biografico
Gli ultimi anni di Leopardi trascorrono fra Firenze e Napoli, in compagnia di Ranieri. Sono gli anni del “ciclo di Aspasia”, della delusione amorosa, della polemica contro l’ottimismo progressista dei liberali, che culminerà nella Ginestra. Il poeta che in gioventù aveva meditato sulla Natura e sull’infelicità umana guarda ora con disincanto anche la società contemporanea, i salotti, i giornali, le reputazioni costruite sul nulla. I Pensieri sono il frutto di questa esperienza diretta del mondo, dopo la lunga reclusione recanatese.
Un filo con il pessimismo leopardiano
Il pessimismo dei Pensieri non contraddice quello dei Canti e delle Operette, ma lo sposta su un altro piano. Se la natura è indifferente all’uomo, anche la società degli uomini non offre riparo: invece di unirsi contro il male comune, gli uomini si ingannano a vicenda. Per ricostruire le tappe del pensiero leopardiano, dal pessimismo storico a quello cosmico, può essere utile la guida su Leopardi e il pessimismo cosmico.
Come studiarli
Scegli tre o quattro pensieri su temi diversi (il primo, quello sulla noia, uno sulla giovinezza). Per ciascuno individua la tesi, gli argomenti e l’esempio concreto; poi cerca nello Zibaldone o nelle Operette morali un testo che affronti lo stesso tema. Il confronto mostra come Leopardi riscrivesse le proprie idee cambiando forma e destinatario.
Un’opera attuale
Molti lettori trovano i Pensieri sorprendentemente moderni. Le osservazioni sulla vanità, sul bisogno di essere ammirati, sulla facilità con cui i mediocri fanno carriera e sull’isolamento di chi non accetta compromessi si applicano bene anche alla vita sociale di oggi. Per questo sono spesso proposti come tracce di riflessione o di argomentazione: offrono una tesi forte, da discutere e magari da contestare con esempi propri.
Domande frequenti
Quanti sono i Pensieri di Leopardi?
Sono 111, numerati in cifre romane.
Quando furono pubblicati?
Nel 1845, postumi, a cura di Antonio Ranieri nell’edizione Le Monnier delle opere.
Qual è il pensiero più famoso?
Il primo, sul mondo come «lega di birbanti», e il LXVIII sulla noia come sentimento sublime.
Join the discussion
Ask questions, share your stack, or drop feedback for the next article.