Aduggiare: significato e uso di una parola quasi perduta

Antonio Garofano Antonio Garofano 5 min di lettura

Aduggiare · Pronuncia: /adudˈdʒaːre/ · Sillabazione: a-dug-già-re

Aduggiare è un verbo transitivo letterario, oggi quasi scomparso dall’uso, che significa in senso proprio coprire con un’ombra dannosa, cioè togliere luce a una pianta impedendole di crescere, e in senso figurato opprimere, intristire, soffocare. È una parola di grande forza espressiva, e se la ricordiamo lo dobbiamo soprattutto a Dante. Vale la pena conoscerla per due ragioni: vi aiuta a leggere i classici e vi mostra come il lessico della campagna possa diventare metafora morale e politica.

Significato

Partiamo dal senso letterale, che viene dal mondo delle piante: un grande albero aduggia quelle che crescono sotto di lui quando, con la sua chioma, le priva del sole e le fa intristire. Da qui nasce il significato figurato: aduggiare vuol dire esercitare un’influenza negativa, deprimente, che impedisce a qualcosa o a qualcuno di svilupparsi. Si può dire, in stile letterario, che un potere oppressivo aduggia un paese, o che una tristezza persistente aduggia l’animo.

  • Categoria: verbo transitivo, prima coniugazione
  • Coniugazione: io aduggio, tu aduggi, egli aduggia; come gli altri verbi in -giare perde la i davanti a e: si scrive aduggerò, non aduggierò (e la g resta doppia)
  • Registro: letterario, arcaico
  • Forma pronominale: aduggiarsi, «intristire, deperire», rara

Etimologia

Il verbo è formato con il prefisso ad- sul sostantivo uggia, che in italiano antico indicava proprio l’ombra nociva alle piante e, per estensione, un senso di fastidio, noia, malinconia. L’origine di uggia non è del tutto chiara e i dizionari etimologici propongono ipotesi diverse. Dalla stessa base derivano parole ancora in uso, come uggioso («una giornata uggiosa», cioè grigia, umida e malinconica) e l’espressione venire in uggia, «venire a noia». Il legame tra l’ombra che fa appassire le piante e il grigiore che rattrista l’animo lo vedete da soli: aduggiare conserva entrambi i significati.

Aduggiare in Dante

L’attestazione più celebre è nel canto XX del Purgatorio. Tra gli avari Dante incontra Ugo Capeto, capostipite della dinastia dei re di Francia, che si presenta così: «Io fui radice de la mala pianta / che la terra cristiana tutta aduggia, / sì che buon frutto rado se ne schianta». La dinastia capetingia è paragonata a un albero malvagio che, con la sua ombra, soffoca tutta la cristianità, al punto che raramente vi si può cogliere un frutto buono. La metafora agricola diventa un durissimo giudizio politico sulla corona francese, accusata di avidità e di sopraffazione.

Osservate come lavora Dante: con parole concrete costruisce un’immagine morale, e l’albero, la radice, il frutto e l’ombra formano una rete coerente. Per un’introduzione alla seconda cantica c’è la guida al Purgatorio.

Come si usa oggi

Nell’italiano contemporaneo aduggiare è rarissimo e si incontra quasi solo in citazioni, in testi di critica letteraria o in scritture volutamente ricercate. Se lo usate, ottenete un effetto di forte letterarietà, spesso con un’eco dantesca riconoscibile. In un saggio o in una recensione può funzionare; in un testo quotidiano risulterebbe oscuro. Più vivi restano i derivati: uggioso è comune per il tempo atmosferico, e venire in uggia si sente ancora in alcune aree d’Italia.

Esempi d’uso

  • «Il vecchio noce aduggiava l’orto, e sotto la sua chioma non cresceva più nulla.»
  • «Un clima di sospetto aduggiava la piccola comunità, spegnendo ogni iniziativa.»
  • «Il critico scrisse che la fama del padre aveva aduggiato per anni il talento del figlio.»

Sinonimi e contrari

Nel senso proprio, i sinonimi sono ombreggiare, adombrare, oscurare; nel senso figurato, opprimere, soffocare, intristire, deprimere, mortificare. Nessuno però conserva la doppia immagine dell’ombra e dell’appassimento. Tra i contrari si possono indicare illuminare, rallegrare, ravvivare, favorire, incoraggiare.

Dal lessico agricolo alla metafora

Molte parole italiane di uso figurato nascono dal mondo della campagna: coltivare un interesse, seminare discordia, raccogliere i frutti, sradicare un vizio. Aduggiare appartiene a questa famiglia, ma è rimasto legato alla lingua letteraria. Studiare queste metafore vi fa vedere come la lingua trasformi esperienze concrete in concetti astratti, e vi servirà anche nell’analisi del testo poetico. Sul funzionamento della metafora c’è la scheda metafora: esempi in letteratura.

Esercizio

Riscrivete in italiano corrente le frasi seguenti, sostituendo aduggiare con un sinonimo adatto al contesto: 1) «La burocrazia aduggia ogni progetto innovativo»; 2) «Il muro alto aduggiava le rose del giardino». Possibili soluzioni: soffoca; toglieva luce a.

Aduggiare nell’analisi del testo

Se incontrate aduggiare, o una sua forma, in un testo da analizzare, segnalate prima di tutto il registro: è una scelta arcaizzante e letteraria. Poi chiedetevi se il verbo è usato in senso proprio, come nelle descrizioni di paesaggio, o in senso figurato, dentro una metafora. Nel secondo caso ricostruite la rete di immagini in cui è inserito, come nel passo di Ugo Capeto: individuare il campo metaforico (piante, ombra, frutti) permette di spiegare con precisione il significato complessivo del brano e di mostrare la coerenza delle scelte dell’autore.

Domande frequenti

Che cosa significa «la mala pianta che la terra cristiana tutta aduggia»?

Che la dinastia dei Capetingi, come un albero malvagio, stende la sua ombra dannosa su tutta la cristianità.

Aduggiare e uggioso hanno la stessa origine?

Sì, entrambi derivano da uggia, che indicava l’ombra nociva e, per estensione, la noia e la malinconia.

Si usa ancora aduggiare?

Molto raramente, quasi solo in testi letterari o in citazioni dantesche.

Come si coniuga aduggiare?

È un verbo regolare della prima coniugazione: io aduggio, tu aduggi, egli aduggia; all’imperfetto aduggiava, al futuro aduggerà. Un esempio da tenere a mente: «I vecchi pini aduggiavano l’orto, e sotto la loro ombra non cresceva più nulla».

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