Il lupo e l’agnello è la favola che apre il primo libro di Fedro, e non a caso: in quindici versi c’è già tutta la sua idea del mondo. Due animali allo stesso ruscello, uno forte e uno debole, e un processo finto in cui l’accusa cambia ogni volta che viene smontata. È anche una delle prime versioni che si fanno al primo anno, perché il lessico è semplice e la storia si capisce subito. Qui trovate il testo completo, la traduzione e le note di grammatica.
Il testo latino (Fedro, Fabulae I, 1)
Ad rivum eundem lupus et agnus venerant,
siti compulsi. Superior stabat lupus,
longeque inferior agnus. Tunc fauce improba
latro incitatus iurgii causam intulit;
«Cur» inquit «turbulentam fecisti mihi
aquam bibenti?» Laniger contra timens:
«Qui possum, quaeso, facere quod quereris, lupe?
A te decurrit ad meos haustus liquor».
Repulsus ille veritatis viribus
«Ante hos sex menses male» ait «dixisti mihi».
Respondit agnus: «Equidem natus non eram».
«Pater hercle tuus» ille inquit «male dixit mihi»;
atque ita correptum lacerat iniusta nece.
Haec propter illos scripta est homines fabula
qui fictis causis innocentes opprimunt.
Traduzione
Allo stesso ruscello erano arrivati un lupo e un agnello, spinti dalla sete. Più in alto stava il lupo, molto più in basso l’agnello. Allora il predone, spinto dalla sua fame insaziabile, cercò un pretesto per litigare. «Perché», disse, «mi hai intorbidito l’acqua mentre bevo?» E il lanoso, tremando: «Come posso, scusa, fare ciò di cui ti lamenti, lupo? L’acqua scende da te fino a dove bevo io». Respinto dalla forza della verità, il lupo disse: «Sei mesi fa hai parlato male di me». L’agnello rispose: «Ma io non ero ancora nato». «Allora, per Ercole, è stato tuo padre a parlare male di me». E così lo afferra e lo sbrana, con una morte ingiusta. Questa favola è scritta per quegli uomini che opprimono gli innocenti con falsi pretesti.
Come è fatta la favola
Guardate lo schema delle accuse: sono due, e tutte e due cadono. La prima è smentita dalla fisica (l’acqua scorre verso il basso), la seconda dall’anagrafe (l’agnello non era nato). Il lupo allora sposta la colpa sul padre, cioè su qualcuno che non può difendersi, e passa ai fatti. Il processo non serviva a scoprire la verità, serviva a dare un’aria di legalità a una violenza già decisa. La morale finale, l’epimythium, lo dice chiaramente: fictis causis innocentes opprimunt.
Notate anche come Fedro chiama i personaggi. Il lupo è latro, «predone», parola del lessico criminale; l’agnello è laniger, «quello che porta la lana», un aggettivo poetico che ne sottolinea la mitezza.
Note di grammatica
- venerant: piuccheperfetto di venio, «erano giunti». Non è un imperfetto: l’azione è già compiuta quando comincia il racconto.
- siti compulsi: siti è ablativo di causa (da sitis, -is, che fa l’accusativo in -im e l’ablativo in -i); compulsi è participio perfetto di compello, riferito a entrambi gli animali.
- superior… inferior: comparativi usati come predicativi del soggetto con stabat; longe rafforza il comparativo («molto più in basso»).
- fauce improba… incitatus: fauce improba è un ablativo di causa retto dal participio incitatus: «spinto dalla gola ingorda». Non è un ablativo assoluto, perché incitatus si accorda con latro, il soggetto.
- iurgii causam intulit: «introdusse un motivo di lite», cioè cercò un pretesto. Iurgii è genitivo di specificazione.
- mihi… bibenti: dativo di svantaggio con il participio presente concordato: «a me che bevo». Un solo complemento, non due.
- qui possum: qui qui è un avverbio interrogativo arcaico, «come?». Non è il pronome relativo.
- quereris: 2ª persona singolare del deponente queror, «tu ti lamenti».
- veritatis viribus: ablativo di causa efficiente con repulsus, «respinto dalla forza della verità».
- correptum lacerat: il participio correptum (da corripio) sottintende agnum; in italiano lo rendiamo con due verbi coordinati: «lo afferra e lo sbrana».
Due consigli per la verifica
Il verso è il senario giambico, ma per tradurre non serve scandirlo: serve invece rimettere in ordine le parole, perché la poesia sposta i soggetti alla fine (superior stabat lupus). Prima trovate i verbi di ogni frase, poi chiedetevi chi parla nei dialoghi: inquit, ait, respondit sono i vostri segnali. E non lasciate «il lanoso» nella traduzione se suona strano: «l’agnello» va benissimo, purché in nota sappiate dire che cosa vuol dire laniger.
Testo latino: Wikisource, Fabulae, liber I.
Lupo e agnello
Questa favola fonda il tono di Fedro: il diritto del più forte mascherato da ragionamento. In traduzione non appiattite le accuse del lupo; lì si vede la retorica dell’ingiustizia.