“Estoy embarazada” non vuol dire “sono imbarazzata”. Lo scopre, prima o poi, ogni studente italiano, di solito nel modo peggiore. Lo spagnolo è vicinissimo all’italiano, e proprio per questo è pieno di trappole: parole che sembrano uguali e non lo sono, verbi che noi abbiamo e loro usano in un altro modo, come ser ed estar.
L’insegnamento di primo anno di lingua spagnola unisce lingua (esercitazioni con i lettori, scritto), linguistica (descrizione scientifica dello spagnolo) e cultura (storia della lingua, Spagna e mondo ispanico). Si sostiene nei corsi di Lettere e Lingue, vale tra 6 e 9 crediti, e prevede di solito uno scritto e un orale, almeno in parte in spagnolo.
| Esame | Lengua, lingüística y cultura española I |
|---|---|
| Corsi di laurea | Lettere, Lingue e letterature straniere, Mediazione linguistica |
| Crediti | di solito 6-9 CFU |
| SSD | area di lingua e traduzione spagnola (ex L-LIN/07) |
| Prova | scritto di lingua (spesso livello B1-B2) e orale, anche in spagnolo |
Programmi, docenti e appelli variano da ateneo ad ateneo: fa fede il sito della tua università.
Come usare questi appunti
Gli appunti sono in italiano e gli esempi in spagnolo, con attenzione costante al confronto con l’italiano: è lì che si nascondono quasi tutti gli errori. Quando trovi un’opposizione (ser/estar, perfecto/indefinido) costruisci tu dieci frasi di esempio. Le regole lette si dimenticano, le frasi inventate no. E leggi ad alta voce, anche se ti senti ridicolo: la pronuncia spagnola si impara con la bocca, e chi si abitua presto alla jota e alla zeta non ci pensa più.
Le norme che cito sono quelle della Real Academia Española e dell’Asociación de Academias de la Lengua Española (ASALE), che oggi pubblicano insieme grammatica, ortografia e dizionario. È lo standard che usano i docenti.
Fonetica e fonologia
Le vocali
Lo spagnolo ha cinque vocali: /a/, /e/, /i/, /o/, /u/. Rispetto all’italiano manca la distinzione tra e aperta e chiusa, o aperta e chiusa. Per un italiano le vocali sono quindi facili. La difficoltà vera è non “italianizzarle” allungandole nelle sillabe accentate: le vocali spagnole hanno durata più uniforme.
Le consonanti
Qui le differenze sono molte.
- B e V si pronunciano allo stesso modo: /b/. “Vaca” e “baca” sono omofone. Il fonema /b/ ha due realizzazioni: occlusiva [b] dopo pausa e dopo nasale (“un vaso” [umˈbaso]), e approssimante [β] tra vocali (“la vaca” [laˈβaka]). Lo stesso succede con /d/ ([d]/[ð]) e /g/ ([g]/[ɣ]). È uno dei tratti che più distinguono la pronuncia spagnola.
- La jota /x/, fricativa velare sorda, si scrive j o g davanti a e, i: “jamón”, “gente”. Non esiste in italiano.
- La zeta /θ/, interdentale sorda, si scrive z o c davanti a e, i: “zapato”, “cielo”. La pronunciano così la maggior parte degli spagnoli del Centro e del Nord.
- La ñ /ɲ/ corrisponde al nostro “gn”.
- Le vibranti sono due: la semplice [ɾ] (“pero”, ma) e la multipla [r] (“perro”, cane), scritta rr tra vocali e r a inizio parola (“rosa”). È una delle poche opposizioni consonantiche vere che l’italiano conosce in forma diversa.
- La h è sempre muta: “hola” [ˈola].
- Non ci sono consonanti doppie distintive: “fato” e “fatto” in spagnolo non si oppongono.
Seseo, ceceo, yeísmo
Tre fenomeni di variazione da sapere. Il seseo è la pronuncia di /θ/ come [s]: “cielo” [ˈsjelo]. È generale in America e nelle Canarie, e diffuso in parte dell’Andalusia. La norma accetta pienamente sia la distinzione sia il seseo. Il ceceo, invece, è il fenomeno opposto, la pronuncia di /s/ come [θ], limitato ad alcune zone andaluse. Lo yeísmo è la perdita della distinzione tra ll /ʎ/ e y /ʝ/: “pollo” e “poyo” suonano uguali. Oggi è maggioritario in quasi tutto il mondo ispanico.
Cosa ti chiedono all’orale (fonetica)
Come si pronunciano b, d, g in spagnolo? Ognuno di questi fonemi ha due realizzazioni principali. Dopo pausa e dopo consonante nasale (per la d anche dopo l) sono occlusive, [b], [d], [g]. Negli altri contesti, soprattutto tra vocali, sono approssimanti, [β], [ð], [ɣ], cioè pronunciate senza chiusura completa. Per questo “vaca” all’inizio di frase e in “la vaca” suona diverso. La distinzione è allofonica, non cambia il significato.
Che cosa sono il seseo e lo yeísmo? Il seseo è la pronuncia come [s] del suono che nello spagnolo del Centro-Nord è interdentale [θ], scritto z o c davanti a e, i. È generale in America e nelle Canarie e diffuso in parte dell’Andalusia, ed è pienamente accettato dalla norma. Lo yeísmo è la neutralizzazione dell’opposizione tra ll e y, che si pronunciano allo stesso modo; oggi è maggioritario in quasi tutto il mondo ispanico.
Accento e tilde
Le regole
L’accento spagnolo è libero, come in italiano, e distintivo: “término” (fine), “termino” (finisco), “terminó” (finì). Le parole si dividono in:
- agudas (tronche), accentate sull’ultima sillaba: “canción”, “reloj”;
- llanas o graves (piane), sulla penultima: “casa”, “árbol”;
- esdrújulas (sdrucciole), sulla terzultima: “música”;
- sobresdrújulas, sulla quartultima, solo con pronomi enclitici: “dígamelo”.
La tilde, cioè l’accento scritto, segue regole precise, molto più sistematiche che in italiano:
- le agudas portano la tilde se finiscono in vocale, -n o -s (“café”, “canción”, “compás”), non negli altri casi (“reloj”, “pared”);
- le llanas portano la tilde se non finiscono in vocale, -n o -s (“árbol”, “lápiz”, “cárcel”);
- le esdrújulas e sobresdrújulas la portano sempre.
Basta questo, con un po’ d’esercizio, per mettere correttamente la tilde su quasi tutte le parole.
Iato e dittongo
La tilde serve anche a segnalare uno iato tra una vocale chiusa tonica (i, u) e una aperta: “día”, “país”, “río”, “baúl”. Senza tilde, “dia” si leggerebbe come una sola sillaba.
La tilde diacritica
Alcune parole monosillabiche portano la tilde per distinguersi da omografi: “tú” (pronome) e “tu” (possessivo), “él” e “el”, “mí” e “mi”, “sí” (affermazione, pronome) e “si” (congiunzione), “más” (avverbio) e “mas” (congiunzione letteraria), “té” (la bevanda) e “te”. Anche gli interrogativi ed esclamativi la portano: “¿Qué quieres?”, “¡Cómo llueve!”, “No sé dónde está”.
Le novità dell’Ortografía del 2010
L’Ortografía de la lengua española della RAE e dell’ASALE (2010) ha introdotto alcune novità da conoscere:
- l’avverbio “solo” e i pronomi dimostrativi (“este”, “ese”, “aquel”) si scrivono senza tilde anche quando ci potrebbe essere ambiguità;
- “guion”, “truhan”, “fie” e simili, che sono monosillabi ortografici, si scrivono senza tilde;
- la congiunzione “o” tra cifre non porta più la tilde;
- “ch” e “ll” non sono considerate lettere autonome dell’alfabeto, che ha quindi 27 lettere;
- la lettera y si chiama “ye”.
Ricorda anche i segni di apertura ¿ e ¡, obbligatori in spagnolo: dimenticarli in uno scritto d’esame è un errore.
Cosa ti chiedono all’orale (accento)
Spiega le regole generali della tilde. Le parole acute portano la tilde se terminano in vocale, n o s, come “canción”. Le piane la portano se non terminano in vocale, n o s, come “árbol”. Le sdrucciole e le bisdrucciole la portano sempre. Inoltre la tilde segnala lo iato con vocale chiusa tonica (“país”) e distingue alcuni omografi (tilde diacritica: “tú”/”tu”), oltre agli interrogativi ed esclamativi.
Quali novità ha introdotto l’Ortografía del 2010? Tra le principali: l’eliminazione della tilde sull’avverbio “solo” e sui dimostrativi, anche in caso di ambiguità; l’eliminazione della tilde su monosillabi come “guion” e “truhan”; l’esclusione di “ch” e “ll” dall’alfabeto come lettere autonome, che porta il totale a 27; il nome “ye” per la y. Sono norme panispaniche, condivise da tutte le accademie.
Ser, estar e haber
Ser ed estar
È il problema numero uno per gli italiani. Semplificando, ser si usa per l’identità e le caratteristiche che definiscono qualcosa, estar per gli stati, le condizioni e la localizzazione.
- Con i nomi si usa sempre ser: “Es médico”, “Es mi hermano”.
- Per la localizzazione di cose e persone si usa estar: “Madrid está en España”, “Estoy en casa”. Ma per gli eventi si usa ser: “La fiesta es en mi casa”.
- Con gli aggettivi la scelta cambia il senso: “es aburrido” (è noioso), “está aburrido” (è annoiato); “es listo” (è intelligente), “está listo” (è pronto); “es rico” (è ricco), “está rico” (è buono, di un cibo). Non è una questione di permanente contro temporaneo, come si dice spesso: “está muerto” è ben permanente. È piuttosto la differenza tra classificare il soggetto e descriverne uno stato.
- La forma passiva si fa con ser (“La carta fue escrita por Juan”), il risultato con estar (“La carta está escrita”).
Haber e tener
Haber è l’ausiliare di tutti i tempi composti, anche con i verbi che in italiano prendono “essere”: “he ido” (sono andato), “se ha caído” (è caduto). Il participio non si accorda mai: “las cartas que he escrito”. È una semplificazione rispetto all’italiano e al francese.
Come verbo di esistenza, haber è impersonale: “hay un libro”, “hay muchos libros”. Al passato, “había muchas personas”, al singolare; il plurale “habían muchas personas”, diffuso in vari paesi, è considerato non standard dalla norma.
Tener significa avere nel senso di possesso: “tengo dos hermanos”. Con “que” esprime obbligo: “tengo que estudiar”. E si usa in molte espressioni dove l’italiano usa “avere”: “tengo hambre”, “tengo frío”, “tengo veinte años”.
Cosa ti chiedono all’orale (ser/estar)
Come si sceglie tra ser ed estar con un aggettivo? Con ser l’aggettivo classifica il soggetto, indicandone una caratteristica che lo definisce; con estar descrive uno stato o una condizione in cui il soggetto si trova, spesso come risultato di un cambiamento o come impressione del parlante. Per questo alcuni aggettivi cambiano significato: “es listo” (è intelligente) e “está listo” (è pronto), “es malo” (è cattivo) e “está malo” (è malato). Il criterio permanente/temporaneo è utile ma impreciso.
Perché in spagnolo si dice “he ido” e non “soy ido”? Perché lo spagnolo moderno usa haber come unico ausiliare dei tempi composti, per tutti i verbi, compresi quelli di movimento e i riflessivi. In spagnolo antico esistevano anche forme con ser con verbi intransitivi, come in italiano, ma sono scomparse. Ne consegue anche che il participio dei tempi composti è sempre invariabile.
Il sistema verbale
Perfecto e indefinido
Lo spagnolo ha due tempi per il passato compiuto: il pretérito perfecto compuesto (“he comido”) e il pretérito perfecto simple o indefinido (“comí”). Nello spagnolo peninsulare standard la distinzione è soprattutto temporale. Si usa il perfecto per azioni avvenute in un periodo che include il presente (“hoy he comido paella”, “este año he viajado mucho”) e l’indefinido per un periodo concluso (“ayer comí paella”, “en 2010 viajé a México”).
In gran parte dell’America e in alcune zone della Spagna (Galizia, Asturie, Canarie) l’indefinido è molto più esteso e si usa anche dove in Spagna si userebbe il perfecto: “hoy comí paella”. Per un italiano del Nord, abituato al passato prossimo per tutto, l’indefinido è il tempo da imparare a usare con naturalezza.
Imperfecto e indefinido
Come in italiano, l’imperfecto presenta l’azione in svolgimento o abituale, l’indefinido l’azione conclusa: “cuando era niño, iba a la playa todos los veranos” (abitudine), “un verano fui a Cádiz” (evento).
Il congiuntivo
Il subjuntivo è vivissimo in spagnolo, più che in italiano parlato. Si usa:
- dopo verbi di volontà, desiderio, emozione: “quiero que vengas”, “me alegra que estés aquí”;
- dopo espressioni impersonali di valutazione: “es importante que estudies”;
- con verbi di opinione negati: “no creo que venga” (ma “creo que viene”, con l’indicativo, a differenza dell’italiano);
- nelle temporali riferite al futuro: “cuando llegues, llámame”. Questo è un errore classico degli italiani, che dicono “cuando llegarás” ricalcando “quando arriverai”;
- con “ojalá”: “ojalá llueva”.
Il congiuntivo imperfetto ha due forme, in -ra e in -se (“cantara”, “cantase”), quasi intercambiabili. Il futuro del congiuntivo (“cantare”) sopravvive solo nel linguaggio giuridico e in alcune espressioni fisse.
Il periodo ipotetico
“Si tuviera dinero, compraría una casa”: congiuntivo imperfetto nella protasi, condizionale nell’apodosi, come in italiano. Mai il condizionale dopo “si”. Per l’irrealtà nel passato: “si hubiera sabido, habría venido” (o “hubiera venido”).
Le perifrasi
Lo spagnolo usa moltissime perifrasi verbali. Da sapere almeno: “ir a + infinito” (futuro vicino: “voy a estudiar”), “estar + gerundio” (azione in corso: “estoy estudiando”), “acabar de + infinito” (passato recente: “acabo de llegar”, sono appena arrivato), “llevar + gerundio” (durata: “llevo dos años estudiando español”, studio spagnolo da due anni), “volver a + infinito” (ripetizione: “volvió a llamar”, richiamò), “seguir + gerundio” (continuità).
Cosa ti chiedono all’orale (verbi)
Quando si usa il pretérito perfecto e quando l’indefinido? Nello spagnolo peninsulare il perfecto si usa per azioni compiute in un periodo di tempo che il parlante sente come ancora aperto e collegato al presente (“esta mañana he desayunado”), l’indefinido per azioni collocate in un passato concluso (“ayer desayuné”). In buona parte dell’America e in alcune regioni spagnole l’indefinido copre anche molti usi del perfecto. La differenza è quindi in parte geografica.
Perché “cuando llegarás” è un errore? Perché in spagnolo le subordinate temporali riferite al futuro richiedono il congiuntivo presente: “cuando llegues”. L’italiano usa invece l’indicativo futuro (“quando arriverai”) e da qui nasce il calco. La stessa regola vale con altre congiunzioni temporali come “en cuanto”, “hasta que”, “antes de que” (quest’ultima sempre con il congiuntivo).
Pronomi e sintassi
Tú, usted, vosotros, ustedes, vos
Lo spagnolo distingue tra il trattamento confidenziale (tú, vosotros) e quello di cortesia (usted, ustedes), che si coniuga alla terza persona. In Spagna il tuteo è molto diffuso, più che in Italia. In America vosotros non si usa: al plurale c’è solo ustedes, anche in contesti confidenziali. In Argentina, Uruguay e in altre zone si usa il voseo, cioè vos al posto di tú, con forme verbali proprie: “vos tenés”, “vos sabés”, “vení”.
Il soggetto e la “a” personale
Come l’italiano, lo spagnolo è una lingua a soggetto nullo: “como” (mangio), senza pronome. Il pronome soggetto si usa per enfasi o contrasto.
Una differenza importante è la “a” personale: il complemento oggetto che indica una persona determinata è preceduto da “a”. “Veo a Juan”, “busco a mi hermana”, ma “veo la casa”, “busco una secretaria” (indeterminata). È uno dei primi errori che i lettori correggono.
Leísmo, laísmo, loísmo
I pronomi atoni di terza persona sono lo, la, los, las per il complemento oggetto e le, les per il complemento di termine. Ma l’uso reale varia:
- il leísmo è l’uso di le come complemento oggetto maschile: “le vi” per “lo vi” (lo vidi). Il leísmo riferito a una persona maschile singolare è accettato dalla norma; gli altri tipi no;
- il laísmo è l’uso di la come complemento di termine femminile: “la dije” per “le dije”. È considerato scorretto;
- il loísmo, più raro, è l’uso di lo per il complemento di termine. È considerato scorretto.
Leísmo e laísmo sono diffusi soprattutto nel centro della penisola, compresa Madrid.
Pronomi combinati e gustar
Quando le o les si combinano con lo, la, los, las, diventano se: “se lo di” (glielo diedi), mai “le lo di”. Verbi come gustar funzionano come l’italiano “piacere”: “me gusta el chocolate”, “me gustan los libros”. La persona a cui piace è complemento di termine, spesso raddoppiato: “a mí me gusta”, “a Juan le gusta”.
Cosa ti chiedono all’orale (pronomi)
Che cos’è il leísmo e quale è accettato dalla norma? È l’uso del pronome le, che sarebbe di complemento di termine, al posto di lo come complemento oggetto. La norma della RAE accetta il leísmo riferito a una persona di genere maschile singolare (“a Juan le vi ayer”), molto diffuso in Spagna, ma considera scorretto il leísmo riferito a cose e, di solito, quello al plurale. Laísmo e loísmo sono invece considerati scorretti.
Quando si usa la “a” davanti al complemento oggetto? Quando il complemento oggetto è una persona o un essere animato determinato, o una cosa personificata: “conozco a Pedro”, “llamo a mi madre”. Non si usa con oggetti inanimati (“conozco Madrid” è comunque possibile, anche se con i nomi di luogo l’uso varia) né, di solito, con persone indeterminate (“busco un médico”). Con il verbo tener si omette generalmente: “tengo dos hermanos”.
Nome, articolo e il neutro “lo”
Genere: le differenze con l’italiano
Lo spagnolo ha due generi, come l’italiano, e la maggior parte delle parole lo conserva. Ma un buon numero di nomi cambia genere passando da una lingua all’altra, ed è un errore che all’orale si sente subito. Femminili in spagnolo e maschili in italiano: “la leche” (il latte), “la sangre” (il sangue), “la miel” (il miele), “la sal” (il sale), “la nariz” (il naso), “la costumbre” (il costume, l’abitudine), “la señal” (il segnale). Maschili in spagnolo e femminili in italiano: “el análisis” (l’analisi), “el origen” (l’origine), “el fraude” (la frode). Ti consiglio di costruirti la lista da solo, man mano che incontri le parole nei testi, e di verificare ogni voce sul dizionario: le liste copiate e mai controllate sono il modo migliore per imparare errori. Una lista breve e sicura vale più di una lunga e approssimativa, e scrivere ogni parola con il suo articolo (“la leche”, non solo “leche”) ti aiuta a fissare il genere senza sforzo.
Un caso particolare è quello dei nomi femminili che cominciano con a tonica: per ragioni fonetiche prendono l’articolo el al singolare, pur restando femminili. “El agua fría”, “el águila”, “el hambre”, ma “las aguas”, “la fría agua”. L’aggettivo resta femminile: dire “el agua frío” è un errore.
Il plurale
Il plurale si forma con -s dopo vocale (“casa, casas”) e con -es dopo consonante (“ciudad, ciudades”, “árbol, árboles”). Le parole in -z cambiano in -ces (“lápiz, lápices”, “luz, luces”). Le parole llanas o esdrújulas che terminano in -s restano invariate (“la crisis, las crisis”, “el lunes, los lunes”). Attenzione agli spostamenti della tilde: “canción, canciones” (la parola diventa piana e finisce in -s, quindi perde la tilde), “joven, jóvenes” (diventa sdrucciola e la acquista).
Il neutro “lo”
Lo spagnolo ha un articolo neutro, lo, che non ha equivalente diretto in italiano. Si usa davanti ad aggettivi e participi per creare un’espressione astratta: “lo bueno” (il bello, ciò che è buono), “lo importante es participar” (la cosa importante è partecipare), “lo dicho” (quanto detto). Si usa anche con “que”: “lo que quieres” (quello che vuoi). E ha un uso enfatico: “no sabes lo difícil que es” (non sai quanto è difficile).
Accanto all’articolo c’è il pronome neutro lo, che riprende un’intera frase o un predicato: “¿Sabes que se ha casado? — Sí, lo sé.” “Parece cansado, pero no lo está.” In italiano usiamo “lo” in modo simile (“lo so”), ma lo spagnolo lo usa con più regolarità.
Cosa ti chiedono all’orale (nome e articolo)
Perché si dice “el agua” se agua è femminile? Perché i nomi femminili che iniziano con a tonica (scritta a o ha) prendono al singolare l’articolo el, che in questo caso è una forma etimologica dell’articolo femminile, per evitare l’incontro di due a. Il nome resta femminile: l’aggettivo concorda al femminile (“el agua clara”) e al plurale si torna a “las aguas”. Se tra articolo e nome c’è un aggettivo, si usa la (“la clara agua”).
Come si usa l’articolo neutro lo? Davanti a un aggettivo o a un participio sostantivato indica un concetto astratto o una qualità: “lo bueno”, “lo mejor”, “lo ocurrido”. Con “que” forma relative senza antecedente (“lo que dices”). Con un aggettivo o un avverbio seguito da “que” ha valore enfatico (“no imaginas lo lejos que está”). Non ha un corrispondente esatto in italiano, che ricorre a “ciò che”, “la cosa”, “quanto”.
Lo spagnolo d’America
Più di nove ispanofoni su dieci vivono fuori dalla Spagna, e uno studente di spagnolo deve sapere che cosa distingue le varietà americane. Non c’è un solo “spagnolo d’America”: il Messico, i Caraibi, le Ande, il Río de la Plata hanno tratti propri. Ma alcuni elementi sono generali o molto diffusi.
Nella pronuncia: il seseo è generale; lo yeísmo è maggioritario, e nel Río de la Plata ha una forma particolare, lo yeísmo rehilado, in cui ll e y si pronunciano [ʒ] o [ʃ]: “calle” suona quasi “cashe”. Nei Caraibi e in molte zone costiere la -s finale di sillaba si aspira o cade: “los amigos” diventa qualcosa come [loh aˈmiɣoh].
Nella grammatica: l’assenza di vosotros, sostituito da ustedes; il voseo, in Argentina, Uruguay, Paraguay e in parte dell’America centrale; l’uso esteso dell’indefinido al posto del perfecto. Nel lessico le differenze sono moltissime: “carro” (Messico, Caraibi) o “auto” (Cono Sud) per l’automobile, che in Spagna si chiama “coche”; “computadora” contro lo spagnolo peninsulare “ordenador”; “celular” contro “móvil”; “manejar” per guidare, che in Spagna si dice “conducir”.
Una nota di prudenza: alcune parole innocue in Spagna sono volgari in certi paesi americani, e viceversa. Il verbo “coger”, che in Spagna significa semplicemente prendere, in Argentina e in Messico ha un significato sessuale. È il classico esempio che i docenti fanno a lezione, e che è meglio conoscere prima di partire per l’Erasmus.
Cosa ti chiedono all’orale (America)
Quali sono i tratti principali dello spagnolo d’America? Seseo generale, yeísmo maggioritario (con lo yeísmo rehilado nel Río de la Plata), aspirazione o caduta della -s finale in Caraibi e zone costiere; uso di ustedes anche in senso confidenziale al plurale, senza vosotros; voseo in diverse aree; maggiore estensione dell’indefinido. Nel lessico ci sono molte differenze, come carro o auto per coche, computadora per ordenador.
Che cos’è il voseo? L’uso del pronome vos al posto di tú come pronome confidenziale di seconda persona singolare, con forme verbali proprie, soprattutto nel presente e nell’imperativo: “vos tenés”, “vos sabés”, “vení”, “decime”. È la norma nello spagnolo di Argentina, Uruguay e Paraguay ed è diffuso anche in America centrale. Nel Río de la Plata ha pieno prestigio, anche nella lingua colta.
Lessico e falsi amici
Origine del lessico
Il lessico spagnolo è in gran parte di origine latina, con strati diversi. Come in francese, esistono dobletes: parole popolari e parole dotte dallo stesso etimo, come “llamar” e “clamar” (da clamare), “colgar” e “colocar” (da collocare), “delgado” e “delicado”.
L’apporto più caratteristico è quello arabo, per otto secoli di presenza musulmana nella penisola (711-1492). Gli arabismi sono alcune migliaia; molti si riconoscono dall’articolo arabo al- agglutinato: “alcalde”, “almohada”, “aceite”, “azúcar”, “algodón”, “álgebra”. Altri: “ojalá”, che risale a un’espressione araba che invoca la volontà di Dio. Poi le parole di origine germanica (dai Visigoti: “guerra”, “ropa”), gli americanismi entrati dopo il 1492 (“chocolate”, “tomate”, “patata”, “canoa”, “huracán”) e, oggi, gli anglicismi.
Falsi amici
Ecco una lista di base che conviene sapere a memoria:
- embarazada: incinta (imbarazzato è “avergonzado”);
- burro: asino (il burro è “mantequilla”);
- salir: uscire (salire è “subir”);
- largo: lungo (largo è “ancho”);
- guardar: conservare, mettere via (guardare è “mirar”);
- oficina: ufficio (l’officina è “taller”);
- exquisito: squisito, ma anche raffinato;
- esposas: mogli, ma anche manette;
- topo: talpa (il topo è “ratón”);
- camino: cammino, strada (il camino è “chimenea”);
- contestar: rispondere (contestare è “protestar”, “cuestionar”).
Cosa ti chiedono all’orale (lessico)
Qual è l’apporto arabo al lessico spagnolo? In seguito alla presenza araba nella penisola, dal 711 alla presa di Granada nel 1492, lo spagnolo ha accolto migliaia di arabismi, soprattutto in ambiti come agricoltura, amministrazione, edilizia, scienza. Molti conservano l’articolo arabo al- agglutinato: “alcalde”, “almohada”, “algodón”, “azúcar”. Anche espressioni come “ojalá” vengono dall’arabo.
Fai alcuni esempi di falsi amici tra spagnolo e italiano. “Embarazada” significa incinta, non imbarazzata; “burro” è l’asino; “salir” vuol dire uscire; “largo” vuol dire lungo; “guardar” significa conservare; “oficina” è l’ufficio; “topo” è la talpa. Sono parole simili per forma ma diverse per significato, e la vicinanza tra le due lingue le rende particolarmente insidiose.
Storia della lingua spagnola
Le origini
Lo spagnolo, o castellano, nasce dal latino parlato nella zona di Burgos e della Cantabria, nell’alto medioevo. Nella penisola si parlavano diverse varietà romanze: galego-portoghese, asturleonese, castigliano, navarro-aragonese, catalano, e il mozarabico nelle zone sotto dominio arabo. Il castigliano si espande verso sud con la Reconquista.
I primi testi con elementi romanzi sono le Glosas Emilianenses, annotazioni a un codice latino del monastero di San Millán de la Cogolla, datate di solito tra il X e l’XI secolo (la datazione è discussa), e le Glosas Silenses. Alcune glosse sono in basco, a riprova del contatto linguistico. Le jarchas, brevi strofe in mozarabico inserite alla fine di poemi arabi o ebraici, sono tra le più antiche testimonianze di lirica romanza.
Il Cantar de mio Cid, poema epico conservato in un manoscritto del XIV secolo che riproduce una copia datata 1207, è il grande testo delle origini; la sua data di composizione è discussa. Nel XIII secolo Alfonso X el Sabio fa del castigliano la lingua della cancelleria, della storiografia e della scienza, con le sue opere e le traduzioni della scuola di Toledo.
Dal Rinascimento a oggi
- 1492: Antonio de Nebrija pubblica la Gramática de la lengua castellana, la prima grammatica a stampa di una lingua romanza. Nel prologo, dedicato alla regina Isabella, scrive che la lingua è sempre stata compagna dell’impero. Nello stesso anno Colombo arriva in America e gli ebrei sono espulsi dalla Spagna: lo spagnolo dei sefarditi, il giudeo-spagnolo, sopravviverà nel Mediterraneo orientale.
- Tra Cinque e Seicento si compie il riassestamento consonantico che porta al sistema moderno, con la nascita di /x/ e /θ/.
- 1713: nasce la Real Academia Española, con il motto “Limpia, fija y da esplendor”. Pubblica il Diccionario de autoridades (1726-1739).
- 1951: nasce l’Asociación de Academias de la Lengua Española (ASALE), che riunisce le accademie di tutti i paesi ispanofoni.
- 2009: esce la Nueva gramática de la lengua española, opera congiunta di RAE e ASALE, che descrive la norma in prospettiva panispanica.
Lo spagnolo nel mondo
Lo spagnolo è oggi tra le lingue con più parlanti nativi al mondo, ed è lingua ufficiale in una ventina di paesi. Il maggior numero di parlanti vive in Messico. La politica linguistica delle accademie è oggi panispanica: non c’è un solo standard di Madrid, ma una norma policentrica che riconosce le varietà colte di ogni area.
Cosa ti chiedono all’orale (storia della lingua)
Che cosa sono le Glosas Emilianenses? Annotazioni scritte a margine e tra le righe di un codice latino del monastero di San Millán de la Cogolla, nella Rioja, per spiegare passi del testo. Datate in genere tra X e XI secolo, contengono parole e frasi in una varietà romanza e anche in basco. Sono considerate tra le prime testimonianze scritte del romanzo ispanico, anche se la loro datazione e la loro classificazione linguistica sono discusse.
Perché la Gramática di Nebrija è importante? Pubblicata nel 1492, è la prima grammatica a stampa di una lingua romanza. Nebrija descrive il castigliano con gli strumenti della grammatica latina, riconoscendogli dignità di lingua di cultura. Nel prologo collega la lingua al potere politico con la celebre idea della lingua come compagna dell’impero, che acquista un senso particolare nell’anno della scoperta dell’America.
La Spagna di oggi: istituzioni e territorio
La Costituzione del 1978
Dopo la morte di Francisco Franco, il 20 novembre 1975, la Spagna attraversa la Transición verso la democrazia. Il re Juan Carlos I nomina nel 1976 Adolfo Suárez, che avvia la riforma. Le prime elezioni democratiche si tengono nel giugno 1977. La Costituzione viene approvata con referendum il 6 dicembre 1978. Il 23 febbraio 1981 un tentativo di colpo di stato (il “23-F”), con l’irruzione del tenente colonnello Tejero nel Congresso, fallisce.
La Spagna è una monarchia parlamentare. Il re è capo dello stato; a capo del governo c’è il presidente del governo, che riceve la fiducia del Congresso. Il parlamento, le Cortes Generales, è formato dal Congreso de los Diputados e dal Senado. Dal 2014 il re è Felipe VI.
Le comunità autonome e le lingue
Lo stato è organizzato in 17 comunidades autónomas e due città autonome, Ceuta e Melilla. L’articolo 3 della Costituzione stabilisce che il castigliano è la lingua ufficiale dello stato, che tutti hanno il dovere di conoscere e il diritto di usare, e che le altre lingue spagnole sono ufficiali nelle rispettive comunità secondo i loro statuti. Così sono co-ufficiali il catalano (in Catalogna e Baleari, e come valenciano nella Comunità Valenciana), il galiziano in Galizia, il basco (euskera) nei Paesi Baschi e in parte della Navarra. La convivenza linguistica è un tema centrale del dibattito politico spagnolo.
Cosa ti chiedono all’orale (cultura)
Che cosa fu la Transición? Il passaggio dalla dittatura franchista alla democrazia, dopo la morte di Franco nel novembre 1975. Con il re Juan Carlos I e il primo ministro Adolfo Suárez si approvò la legge per la riforma politica, si legalizzarono i partiti, compreso il Partito comunista, e nel giugno 1977 si tennero le prime elezioni libere. La Costituzione del 1978 ne fu il punto d’arrivo; il fallito colpo di stato del 23 febbraio 1981 ne fu la prova più dura.
Che cosa dice l’articolo 3 della Costituzione sulle lingue? Stabilisce che il castigliano è la lingua ufficiale dello stato e che tutti gli spagnoli hanno il dovere di conoscerlo e il diritto di usarlo. Le altre lingue spagnole sono ufficiali nelle rispettive comunità autonome secondo i loro statuti, e la ricchezza delle diverse modalità linguistiche è riconosciuta come patrimonio culturale da proteggere. Su questa base sono co-ufficiali catalano, galiziano e basco.
Fonti e approfondimenti
Opere normative
- Real Academia Española, Asociación de Academias de la Lengua Española, Nueva gramática de la lengua española, Espasa.
- Real Academia Española, ASALE, Ortografía de la lengua española, Espasa.
- Diccionario de la lengua española (DLE), consultabile in rete sul sito della RAE.
Grammatiche e storia della lingua
- Emilio Alarcos Llorach, Gramática de la lengua española, Espasa.
- Rafael Lapesa, Historia de la lengua española, Gredos.
- Manuel Carrera Díaz, Grammatica spagnola, Laterza.
Se vuoi confrontare lo spagnolo con le altre lingue romanze, trovi gli appunti di Filologia e linguistica romanza e di Langue, linguistique et civilisation française I.